Quei cantieri che sfornano gioielli galleggianti da decenni

Le testimonianze dei titolari di Pier12 a Marina e De Cesari a Cervia, costruttori di barche: «Piccoli segnali di ripresa»

Pier12

Una vista dall’alto del cantiere nautico Pier12 di Giovanni Ballanti a Marina di Ravenna

«Siamo una penisola e non la Svizzera eppure la nautica viene bastonata in tutti i modi». Il 64enne Giovanni Ballanti è il titolare del cantiere Pier 12 a Marina di Ravenna fondato nel 1978 con il padre. «Da un paio di anni c’è un po’ di ripresa nel settore ma niente a che vedere con i livelli di otto-dieci anni fa. Però la gente sta ritrovando fiducia e per fortuna chi ha una barca non viene più considerato un delinquente che evade soldi». A danneggiare il settore infatti secondo Ballanti ha contribuito anche l’immagine che è stata creata da alcuni provvedimenti: il Governo Monti è stato un disastro totale e ha scatenato un fuggi-fuggi verso la Croazia di chiunque potesse spostare la barca, una caccia alle streghe ingiustificata». La crisi ha coinvolto un mondo di indotto vastissimo: «I produttori di vetroresine, i falegnami, i tappezzieri, i velai: forse non ci si rende conto quante competenze ci sono dietro una barca». Ma ora la crisi è alle spalle? «Si vede la ripresa perché i cantiere cominciano ad avere commesse per barche nuove ma chi faceva dieci barche all’anno ora ne fa tre».

E così il settore ha meno bisogno di forze fresche e si perdono competenze artigianali raffinate: «Trovare un bravo falegname per una barca non è facile, non è che si possa improvvisare uno che fa delle finestre». Nel cantiere di Ballanti, che tutti conosco semplicemente come Dondo, è stato in rimessaggio anche il Moro di Venezia dell’Autorità portuale. E lo stesso Ballanti è stato membro dell’equipaggio di Azzurra, la barca timonata da Cino Ricci nella Coppa America del 1983. Di quella barca oggi rimane solo lo scafo in alluminio esposto a Porto Cervo. Ma non è l’unica nostalgia di Dondo: «Quella che stanno facendo adesso non è Coppa America. Questi missili che corrono avanti e indietro per il mare non mi divertono. E non ho ancora capito se lo scopo di guardare le regate sia quello di vedere chi vince o sperare che qualcuno si ribalti e vada tutto a carte quarantotto. Mi limito a tifare per i neozelandesi perché se vincono hanno già detto che si torna al monoscafo».

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Il porto di Cervia

A Cervia c’è un cantiere nautico che sforna barche dal 1947, settant’anni di produzione che hanno messo in acqua 390 esemplari unici, nessuno uguale all’altro. Oggi al timone c’è Paolo De Cesari che ha 70 anni, ha ereditato dal padre e si prepara a passare il testimone alle figlie: «Il Comune di Cervia sembra poco interessato al nostro settore. Basta pensare alla telenovela per gli escavi dei fondali: troppo bassi i fondali, molti hanno spostato la barca a Rimini e qua non torneranno più». Come impresa però la De Cesari resiste: «Siamo cinque fissi e dieci stagionali per i momenti di produzione. Quest’anno stiamo facendo tutti otto ore al giorno e non solo mezza giornata come gli ultimi anni, è incoraggiante». Segnali di ripresa: «Nei prossimi giorni cominceremo la produzione di una barca da venti metri su commissione di due progettisti americani. All’estero conoscono le nostre capacità».

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