Bus ecologico, il sogno è finito: il ministero ferma l’esperimento metano-idrogeno

L’innovativo mezzo di Start prometteva emissioni di CO2 inferiori del 40 percento. Dal 2013 ha circolato sulle strade ravennati ma non avrà sviluppi: dubbi sulla legittimità del rilascio dell’omologazione

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L’Hydrobus si è fermato. Se non sapete cosa sia, forse avete qualche dimestichezza in più con lo slogan che, facendo omaggio al dialetto romagnolo, venne dato nell’ormai lontano 2008 a questo progetto di autobus ibrido a metano e idrogeno: “Dài de’ gas”. Così in effetti era scritto sulla fiancata del minibus urbano che circolava con un certo orgoglio e «impatto ambientale zero» per la città. Solo che ora il gas è finito, a interrompere il flusso è stato il ministero dei Trasporti, non più convinto del fatto che quall’autobus ibrido possa ancora girare. Così la Motorizzazione ha ritirato la carta di circolazione e l’Hydrobus (o Mhybus, come venne chiamato in seguito) si è fermato, così come i grandi progetti che lo riguardavano.

La spiegazione è messa nero su bianco nell’ultimo bilancio approvato da Start Romagna, l’azienda del trasporto pubblico locale. «Si è concluso il progetto idrometano con l’impossibilità di dare avvio alla progettazione esecutiva ed alla realizzazione dell’impianto di distribuzione con l’intervento economico di Ravenna Holding». Il ministero «ha infatti sospeso il permesso a circolare al prototipo impiegato per lo sviluppo del progetto europeo» così la Motorizzazione (il mezzo era registrato a quella di Bologna) «non ha potuto fare altro che non concedere il rinnovo della carta di circolazione». Il ministero ha anche «sollevato dubbi di legittimità in merito al processo di rilascio dei certificati di omologazione e conformità su eventuali trasformazioni di altri mezzi, rendendo di atto irrealizzabile l’estensione del progetto».

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45mila
I km percorsi dall’unico veicolo
Trasportati in tutto 10mila passeggeri

Va così in soffitta, senza troppo clamore, un’idea nella quale l’amministrazione regionale e l’azienda dei trasporti avevano creduto molto. Se esteso a tutta la flotta, il progetto Hydrobus avrebbe permesso, si disse nel 2008 ai tempi della presenazione, di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40 percento. Alimentato con una miscela composta da metano e per il 15 percento da idrogeno, il bus era stato acquistato con il contributo della Regione ed era stato testato al laboratorio Enea di Casaccia.Il bus a metano, unico esemplare quello di Ravenna, entrò poi in servizio nel 2013, dopo diversi test, percorrendo 45mila chilometri sulla linea 8 e trasportando – questi i dati diffusi – diecimila passeggeri in un anno. Secondo quanto certificato alla fine del 2013, il bus aveva emissioni ridotte del 15 percento e minori consumi per il 13 percento. Un «progetto che ha avuto valore di apripista», dichiarò l’allora assessore regionale Alfredo Peri, e già si ipotizzava di estendere l’esperimento ad altri dieci mezzi, con tanto di spesa preventivata (220mila euro) e di stima sulla riduzione delle emissioni di Co2: 60 tonnellate in meno all’anno. Un progetto mai realizzato, l’autobus ha continuato il suo giro in solitaria, fino allo stop del ministero, arrivato nel 2016.
Start Romagna, nelle sue politiche ambientali, virerà ora verso altre opportunità. L’elettrico, ad esempio. Al momento i mezzi alimentati in questo modo si trovano a Forlì-Cesena (7 autobus) e a Rimini (filoviaria per Riccione) ma – si legge sempre nel bilancio – «sta partecipando insieme ai Comuni di Cervia, Ravenna, Cesenatico ad un progetto che vede un innovativo impiego di mezzi elettrici».

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Gli autobus di Start in servizio nel bacino ravennate: 30 vanno a diesel

Sul bacino ravennate (dati al 31 dicembre 2016) circolano quasi un centinaio di bus. C’è il maggior numero di mezzi a metano (63) con un’età media di 8,92 anni. Sono trenta invece gli autobus alimentati a gasolio (11,87 anni l’età media). «L’indicatore dell’età – sottolinea Start – evidenzia la carenza ormai strutturale dei contributi per gli investimenti e la necessità di produrre dei margini di utile apprezzabile per favorire l’autofinanziamento». Libera traduzione: di fronte al venir meno dei finanziamenti pubblici l’azienda è costretta o a tagliare i costi o ad aumentare i prezzi. Una situazione che dovrebbe migliorare nei prossimi anni perché in tutta la Romagna entreranno, grazie ad un contributo regionale, 86 autobus a cui se ne aggiungo 17 pagati dall’azienda stessa. Un rinnovo quindi che riguarda quasi un quinto dell’intero parco veicoli, pari a 557 unità nei tre bacini romagnoli.

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