Anche a Ravenna un ponte di Morandi, l’ingegnere del cavalcavia crollato a Genova

È il viadotto della Romea sulla rotonda delle Bassette: lungo 300 metri, progettato nella seconda metà degli anni Ottanta, vent’anni dopo il Polcevera. E l’ingegnere Brini ricorda la gara vinta sul progetto del collega romano per il manufatto tra Anic e Zalamella

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Anche Ravenna ha un ponte progettato da Riccardo Morandi, l’ingegnere dell’ormai noto viadotto Polcevera dell’autostrada A10 a Genova crollato il 14 agosto causando 43 morti. Si tratta del cavalcavia della statale 309 Romea sopra alla rotonda degli Spedizionieri alle porte della zona artigianale Bassette, a nord della città.

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A scanso di equivoci lo diciamo subito per evitare scene di panico collettivo: il Morandi ravennate non ha nulla in comune con il Morandi ligure per quanto riguarda dimensioni e scelte strutturali. Quello della A10 era lungo 1,1 km con una altezza di 90 metri, quello della 309 è poco meno di trecento metri e alto qualche metro con travi prefabbricate. A separare i due manufatti ci sono anche vent’anni: il Polcevera è del 1967 mentre quello della Romea è della seconda metà degli Ottanta (Morandi morì nel 1989). Anas, l’ente che ha la competenza sulla strada statale, fa sapere che il ponte ravennate non è tra quelli sotto osservazione per lo stato di conservazione che dalle ultime verifiche risulta buono.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, la realizzazione dell’opera avvenne in buona sostanza con una sinergia tra Comune e Anas. Il primo finanziò la progettazione dell’ingegnere romano consegnando poi il malloppo delle carte all’Anas che a quel punto fece il bando di gara per la realizzazione delle opere partendo dal progetto ricevuto confezionato. «Ma non è da escludere che la società aggiudicatrice possa aver fatto alcune modifiche al progetto iniziale», fanno sapere da Anas.

Non fu quella la prima volta in cui la matita dell’ingegnere Morandi disegnò su carta un’infrastruttura per il territorio ravennate. Pochi anni prima infatti partecipò, come progettista per la Cervellati di Ferrara, alla gara di Palazzo Merlato per la realizzazione del ponte da 288 metri di via Teodora che scavalca la ferrovia e collega il quartiere San Giuseppe da viale Mattei al quartiere Zalamella in via Popilia Antica (inaugurato nel 1984). Ma ad aggiudicarsi quella gara fu invece la cordata della Cooperativa muratori cementisti manovali (Cmcm) di Sant’Alberto. In quel caso Morandi aveva proposto una soluzione molto più simile, come struttura, a quello che era stata adottata a Genova. Poco dopo al tecnico fu dato l’incarico per la Romea.

Il progetto della Cmcm che vinse l’appalto di via Teodora fu disegnato dall’ingegnere Ezio Fedele Brini. Che ricorda bene quella gara e quasi quarant’anni dopo è andato a cercare in archivio le carte: «Parliamo di un’opera da 1,7-1,8 miliardi di lire – comincia Brini –. Il disciplinare del Comune chiedeva come soluzione tre campate: quella centrale di 36 metri e le due a partire dalle spalle di 26 metri. Ma oltre a questa soluzione richiesta ognuno poteva proporne altre alternative. E così feci io: sette campate che a distanza di anni si sono rivelate una scelta vincente per consentire il passaggio del tracciato del circonvallazione nord sotto al ponte». Non è quella l’unica soddisfazione per Brini: «È stato necessario rifare l’asfalto solo dopo 25 anni…»

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