Il Woodpecker di Milano Marittima tornerà a essere una discoteca, ma solo nel 2021

Burocrazia e problemi tecnici stanno rallentando il progetto di riqualificazione della suggestiva cupola ideata da Filippo Monti nel cuore della pineta

Woodpecker Cervia

Il progetto va avanti, ma ci vorrà più tempo del previsto per vedere rinascere il Woodpecker, la storica discoteca di Milano Marittima degli anni ‘60 dalla struttura avveneristica con la cupola in vetroresina, ideata dall’architetto Filippo Monti (e su cui ora campeggiano i murales del celebre street artist Blu). Non prima del 2021.

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A rivelarcelo è Riccardo Guerrini, titolare della ditta Balsera Costruzioni che si è aggiudicata il bando del Comune di Cervia per la riqualificazione e la rigenerazione del locale. «Il problema sono gli allacci, non essendoci in zona energia elettrica e dovendo richiedere per ogni intervento i permessi all’ente Parco (l’ex discoteca si trova nel cuore della pineta di Milano Marittima, vedi foto, ndr). Servirà un anno, credo, solo per risolvere questo problema». Nel frattempo l’area è stata ripulita e sono state smaltite le macerie presenti, ma i lavori veri e propri inizieranno quindi solo nel 2020.

«Tornerà a essere in primo luogo una discoteca», sottolinea poi Guerrini, che rivela come sia un investimento fatto in particolare per le due figlie, che lo gestiranno personalmente e che da anni stavano cercando un locale, tanto che hanno seguito appositamente anche tutto il percorso di partecipazione per la riqualificazione del Woodpecker, sperando poi in un bando comunale.

Non sarà solo una discoteca, però, ma un luogo aperto tutto l’anno in grado di unire al divertimento anche aspetti legati alla cultura e alla gastronomia. L’ idea progettuale infatti è quella di destinare il Woodpecker – citiamo dal testo inviato dal Comune – a «luogo multifunzionale e centro di esperienza dedicato all’espressione musicale, alla pratica artistica, allo svago culturale ed all’incontro informale con attività, iniziative, concerti e spettacoli, mostre ed esposizioni, degustazioni e tipicità, laboratori creativi, percorsi e natura». L’obiettivo del bando del Comune è infatti quello di creare un luogo «di socialità aperta e inclusiva in un contesto altamente suggestivo».

La durata della concessione è di 15 anni, con possibilità di rinnovo per ulteriori 10 anni. Il concessionario dovrà corrispondere al Comune un canone annuo non soggetto ad Iva (al quale andrà aggiunto l’adeguamento Istat a decorrere dalla seconda annualità contrattuale) di mille euro per la prima annualità; duemila per la seconda, tremila per la terza e le successive. L’impresa dovrà anche provvedere ad allestire l’immobile con arredi, attrezzature e quant’altro occorra per renderlo idoneo.

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