Caviro, la coop da un milione di fatturato al giorno, tra Tavernello e biometano

Il presidente Dalmone: «Produciamo oltre 200mila bottiglie di vino all’anno, ma dobbiamo cercare di esportarne di più»

Caviro Natale (1)

La casetta di Babbo Natale targata Caviro in piazza a Faenza

Il Natale, a Faenza, quest’anno è targato Caviro. Il gruppo cooperativo ha partecipato infatti alla sponsorizzazione per le luminarie, ha contribuito a riportare in piazza “La casetta degli Elfi di Babbo Natale” (aperta nei pomeriggi dei fine settimana di dicembre, per le letterine dei bambini) e ha inaugurato, novità di quest’anno, la “Temporary Caviroteca” in via Torricelli, un negozio del centro storico aperto soltanto in occasione di queste festività natalizie (chiuderà il 28 dicembre). Confermata anche quest’anno, inoltre, la promozione che permette a chi fa acquisti per almeno 20 euro nei negozi convenzionati con il Consorzio Faenza C’Entro, di richiedere una cartolina valida per sconti e omaggi alla Caviroteca di via Convertite.

Carlo Dalmonte (presidente Caviro) e l’onorevole Paolo De Castro

Ne abbiamo parlato con Carlo Dalmonte, presidente di quella che è la cooperativa vitivinicola più rappresentativa del territorio italiano, con 29 cantine sociali associate in rappresentanza di quasi 13mila viticoltori sparsi in sette regioni, in grado di fatturare praticamente un milione di euro al giorno (l’ultimo fatturato messo a bilancio, il più alto di sempre, si assesta a quota 330), nata oltre cinquant’anni fa a Faenza, dove mantiene la sede con oltre 200 dipendenti (sui 550 complessivi) e dove, tramite la società Caviro Extra, punta in particolare sulla “chimica verde” e ha da pochi mesi inaugurato il primo impianto di biometano da filiera agroindustriale in Italia. Ma dove non si produce il vino. Quello si fa a flusso continuo in particolare nella sede di Forlì. «Confezioniamo e vendiamo – ci racconta Dalmonte, presidente da sette anni – 1,9 milioni di ettolitri di vino all’anno, che sarebbero oltre 200 milioni di bottiglie, anche se oggi c’è più fantasia nelle confezioni, andando dal box da 5 litri fino alle bottiglie praticamente monodose. Passando, in una sorta di produzione piramidale, da eccellenze come l’Amarone o il Brunello di Montalcino, fino al vino che chiamiamo “daily”, per chi vuole berlo tutti i giorni, garantito, genuino e con un ottimo rapporto qualità prezzo». In una parola, Tavernello, «il marchio italiano più conosciuto al mondo», una geniale invenzione di 35 anni fa, che continua a fare le fortune di Cavi- ro. «Abbiamo appena superato 3 milioni e mezzo di visualizzazioni con il nostro video sui finti sommelier che non riescono a riconoscere il Tavernello nel corso di una degustazione al buio – sorride il presidente –: non abbiamo preso in giro nessuno, abbiamo solo voluto dire che nel vino, come in altri contesti, si consumano pregiudizi. Ovviamente si è scatenato di tutto sui social, ma siamo ben vaccinati sulle critiche sul “vino in cartone”. Io non faccio altro che sorridere, perché vedo i numeri di Tavernello, che continua ad avere 5 milioni di consumatori abituali in Italia, nonostante il consumo di vino qui continui a calare. E sarà sempre peggio, tra patente a punti, campagne di sensibilizzazione, diete. Credo invece che bisognerebbe evitare la demonizzazione e in questi casi me la cavo sempre con una battuta: nei Paesi dove si beve più vino, si vive anche di più…».

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Gruppo Caviro 3 Stabilimento ForlçL’obiettivo quindi, è quello di portare il vino anche in quei paesi dove “si vive di meno” e si sta invece iniziando a consumarlo di più ma dove al momento spesso si beve un prodotto di scarsa qualità. «Noi oggi esportiamo il 27/28 percento del nostro vino. Troppo poco. Anche se si considera che in Italia quasi la metà del vino prodotto viene esportato. Ecco perché ci stiamo attrezzando per andare sempre più verso l’estero, con progetti importanti come il nostro messo in campo in occasione dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci e che proseguirà anche nei prossimi anni, con cui vogliamo esportare l’italianità». Si tratta di una collezione di vini con il marchio Leonardo, che omaggiano anche il passaggio in Romagna del genio del Rinascimento. Il temporary shop aperto in centro a Faenza per le feste natalizie è per esempio tutto dedicato proprio al progetto Leonardo. «Abbiamo deciso di investire sul Natale a Faenza non certo per un ritorno economico, anche se stiamo ottenendo un ottimo riscontro in particolare per le cartoline promozionali in collaborazione con i commercianti – continua il presidente –, ma perché per noi è un modo per partecipare nel senso pieno del termine al nostro territorio, senza entrare in conflitto con i negozi del centro, per far conoscere alla gente quello che stiamo facendo, per farci conoscere sempre di più dai nostri concittadini e dai nostri soci».

Già, i soci: come fa a continuare a fare la cooperativa, un colosso da un milione di fatturato al giorno?«Non è facile, perché ti confronti con aziende in mano alla finanza, ma lo devi continuare a fare. È già scritto negli statuti, ma i manager che vengono in Caviro devono sapere che qui bisogna coniugare gli investimenti necessari con il bene dei tuoi soci. Devi sempre ricordarti che esisti per quello, non per i dividendi, che in Caviro praticamente sono il prezzo del vi- no. Guai a perdere l’anima. Questo abbiamo presentato il nostro primo bilancio di sostenibilità, in cui dimostriamo che il modello cooperativo può unire l’obiettivo della sostenibilità sociale ed economica a quello dell’impatto ambientale; diventare, come Caviro, un modello autentico e completo di economia circolare».

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