Ferrovie, strade e aeroporti sono stati il filo conduttore degli interventi di chi ieri sera, 2 ottobre, ha preso parte all’incontro intitolato “Mobilità è uguaglianza, Ravenna fuori dall’isolamento”, organizzato dalla sezione locale del Partito socialista italiano (Psi) all’Hotel Cube di Ravenna. Tra i relatori, non appartenenti al Psi, Alessandro Barattoni, sindaco di Ravenna, Luca Cortesi, capo di gabinetto della Provincia di Ravenna e Luca Ortolani, assessore alla Mobilità di Faenza. Era atteso anche il presidente della Regione, Michele de Pascale, ma altri impegni istituzionali lo hanno trattenuto. Diverse le questioni prese in analisi.
Si inizia discutendo di alta velocità sulla dorsale adriatica: il progetto parte della manovra finanziaria del 2022 di Mario Draghi, il governo Meloni ha già però tagliato 600 milioni in due anni dai 5 miliardi originariamente allocati. Abbiamo in Italia linee in costruzione sulle tratte Brescia-Verona-Padova, Torino-Lione, Genova-Terzo valico, Verona-Brennero, Napoli-Foggia-Bari, Salerno-Reggio-Calabria e in Sicilia. Manca del tutto la costa Adriatica, e le ferrovie in questione saranno comunque attive tra non meno di 10-15 anni.
Si parla poi del tratto Castel Bolognese-Bologna: è un tappo logistico. Il progetto per l’alta velocità in Romagna vede stabilito un tracciato di 40 km, di cui 16 in affiancamento all’attuale linea sulla via Emilia e una biforcazione dopo Imola-Faenza da cui partiranno una linea per Ravenna e una linea per l’Adriatico. Si parla di 3,6 miliardi di investimento, ma anche di problemi realizzativi enormi per città, fiumi, terre da espropriare, non si ha ancora in mano il progetto di fattibilità tecnico-economica, forse verrà completato a fine anno.
Nasce quindi l’enorme punto di domanda della stazione, può Ravenna accogliere convogli dell’alta velocità? Occorrerà costruire un impianto simile alla MedioPadana di Calatrava a Reggio Emilia, nel mezzo della campagna?
I relatori concordano sulla necessità di un ampliamento delle capacità di trasporto locali romagnole, nonostante uno dei primi tentativi, un corridoio come pista ipotetica per binari non in affiancamento all’attuale linea, abbia già sollevato forti dubbi. La traccia si estenderebbe nelle terre tra l’imolese e il faentino, costruendo da zero un nuovo impianto ferroviario: la conseguenza è stata lo stop delle compravendite dei terreni. La questione ha mosso proprietari e cittadini a chiedere delucidazioni all’amministrazione comunale faentina sull’esatto punto di passaggio della futura linea; scaturisce la necessità di capire per chi abita e lavora nei territori interessati come si evolveranno i progetti.
Fumose e lente, difettano di concretezza le risposte alle interrogazioni a ministero delle Infrastrutture e Anas in materia di nuovi rinforzi stradali. Ferrovie dello Stato non apre il dibattito pubblico su come gestire la localizzazione dei futuri binari, le amministrazioni locali vorrebbero alternative perseguibili, chiedono che si prendano in considerazione tutti i problemi sul tavolo.
Il sindaco Barattoni comincia spiegando che l’aeroporto di Forlì, al centro del recente accordo che ha aggiunto “Ravenna” nella denominazione, non può essere valutato solo mediante il volume di voli commerciali. Il polo forlivese tiene insieme formazione (Istituto aeronautico e Enav), manutenzioni, cargo e anche voli commerciali. «La Regione ha messo in atto una manovra tariffaria regionale in aiuto gli aeroporti sotto 700mila passeggeri». E ancora: «Da qui al 2050 il traffico aereo continuerà a crescere, chi oggi viene in Romagna non atterra in Emilia-Romagna, Bologna nega i problemi che ha, dobbiamo fare meglio».
Il primo cittadino continua su Ravenna, sottolineando un problema di capacità insufficiente, derivante dai binari unici in uscita obsoleti e inadatti. Spiega che i soldi Pnrr non potevano essere spesi per le strutture viarie e ferroviarie. «Nessuno avrebbe fatto impianti sportivi se avessimo potuto fare altro. Abbiamo un territorio che rischia di perdere competitività. Portiamo avanti sollecitazioni su varianti Ss16 e Ravegnana, abbiamo in piano la quarta corsia Bologna-Diramazione per Ravenna».
Cortesi chiude sul porto: «Ricordiamoci che Ravenna è il primo porto d’Italia per autostrade del mare, imbarchiamo i rimorchi e li mandiamo fino in Sicilia, con grandi risparmi ambientali e in sicurezza stradale». Tutti concordano sulla necessità di dare infrastrutture adeguate agli investimenti al porto di Ravenna, che oggi rischia di non avere sistemi di trasporto adeguati ai numeri di merci e turisti che si prepara ad affrontare.


