Lunedì 19 ottobre (ore 18.45) si presenta alla Libreria Longo di Ravenna il volume Nephesh. Proteggere l’ombra. Una polifonia in cammino nel varco tra i vivi e i morti (Cue Press), di Tahar Lamri e Alessandro Renda, che raccoglie la drammaturgia integrale del lavoro omonimo. Saranno presenti gli autori.
Dopo due anni di cammino attraverso i cimiteri di Ravenna, Cesena, Rimini, Lecce, Matera, Bologna e in attesa di Faenza, Ferrara, Udine, Nephesh. Proteggere l’ombra, ideato e diretto da Alessandro Renda/Teatro delle Albe con lo scrittore Tahar Lamri, diventa un libro. Sabato 10 ottobre esce per Cue Press Nephesh. Proteggere l’ombra. Una polifonia in cammino nel varco tra i vivi e i morti, un volume che raccoglie la drammaturgia integrale del lavoro insieme a scritti e immagini nati intorno a questa esperienza.
Il libro arriva dopo due anni di incontri con spettatrici e spettatori. Al termine delle camminate, una delle richieste più frequenti era quella di poter leggere il testo, ritrovare una frase ascoltata in cuffia, tornare con un altro tempo su parole e immagini che, nell’emozione del percorso, continuavano a riaffiorare nei giorni successivi.
«Una drammaturgia sonora pensata per essere ascoltata in cammino non era semplice da portare sulla pagina. Eppure, in questi due anni, molti spettatori ci hanno chiesto di poter leggere il testo, tornare su alcune parole ascoltate, ritrovare un’immagine che, nell’emozione del cammino, continuava a riaffiorare nei giorni successivi. Da qui è nata la necessità del libro: capire come depositare quella scrittura sulla carta senza violarla. Come restituire anche ciò che un lettore non può fare: camminare tra lapidi, edifici, fotografie, alberi, fiori di plastica. Il libro nasce da questo tentativo: dare un altro tempo a una scrittura nata per essere attraversata». Alessandro Renda e Tahar Lamri
Il volume non è dunque la semplice trascrizione della drammaturgia. Cerca una forma capace di conservare qualcosa dell’esperienza originaria: il rapporto tra parola e sguardo, tra ciò che arriva nelle cuffie e ciò che appare lungo il cammino, tra la voce che racconta e la memoria personale di chi ascolta. Per questo alle parole si affiancano le fotografie affidate appositamente per questa pubblicazione al fotografo Marco Parollo, tracce di quei luoghi e di quel paesaggio concreto – tombe, alberi, architetture, oggetti, iscrizioni – che entra continuamente nella scrittura. Il cimitero non è uno sfondo, ma una parte attiva della drammaturgia.
Che cosa accade quando entriamo in un cimitero? Che rapporto abbiamo con la nostra fine? Che cosa lascia una vita quando finisce? Da queste domande nasce Nephesh: non un’opera sulla morte, ma sulla vita osservata dal luogo in cui la sua assenza è più evidente. Il cimitero diventa uno spazio in cui passato, presente e futuro convivono, e nel quale è possibile sostare nelle domande senza dover trovare subito una risposta.
Nella prefazione Una sacra tristezza, che apre il volume, Rossella Menna parte dalla propria memoria delle veglie funebri e dei cimiteri frequentati da bambina per arrivare all’esperienza di Nephesh. Ne riconosce il carattere insieme intimo e collettivo, capace di convocare la memoria personale di chi attraversa il lavoro. «La vita tutta intera entra nello spettacolo», scrive Menna, individuando il paradosso più forte di Nephesh: dentro un cimitero si creano le condizioni per ascoltare la vita nella sua enorme ricchezza.
La drammaturgia sonora accompagna un piccolo gruppo di persone in una camminata in cuffia tra tombe, alberi, fotografie, iscrizioni e monumenti. Le voci di Gemma Hansson Carbone, Tahar Lamri e Alessandro Renda, insieme al paesaggio sonoro costruito da Francesco Tedde, intrecciano ricordi personali, testi poetici e filosofici, immagini provenienti da culture differenti. Ciò che si ascolta entra continuamente in relazione con ciò che si vede e con ciò che ciascuno porta con sé.
Il libro prova ora a compiere un movimento diverso: dall’ascolto alla lettura, dal tempo condiviso del cammino al tempo individuale della pagina. Accanto alla drammaturgia integrale e al testo di Rossella Menna, il volume contiene Respirare, in cui Alessandro Renda ripercorre le origini intime e artistiche dell’opera, e Il cimitero ogni giorno ci reclama, in cui Tahar Lamri intreccia memoria, migrazione, genealogia e silenzio.








