giovedì
25 Giugno 2026

Cannabis terapeutica, il Pd: «Bisogna attivare nuove produzioni in Emilia-Romagna»

Il consigliere regionale Mumolo invita la giunta a promuovere più formazione tra il personale medico del sistema sanitario

Cannabis Terapeutica Shu 301537862 1600x900«Dobbiamo sollecitare il Governo ad avviare misure per aumentare la produzione della cannabis terapeutica, potenziando i luoghi già autorizzati sul territorio italiano e attivando nuovi poli produttivi anche in Emilia-Romagna, in modo da garantire una maggiore copertura del fabbisogno dei pazienti emiliano-romagnoli che ne fanno uso». Lo dichiara Antonio Mumolo, consigliere del Partito Democratico a Bologna che oggi, 30 gennaio, ha depositato un’interrogazione all’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna per chiedere alla Giunta regionale chiarimenti sullo stato di attuazione della normativa regionale e statale sull’utilizzo dei farmaci cannabinoidi sul territorio regionale.

«Il fabbisogno di cannabis medica è in costante aumento, per gli usi per i quali è consentita la sua prescrizione. Seppure vi è un costante incremento della produzione, si registra da tempo una carenza della materia prima, una criticità che si ripresenta ciclicamente, con grosse ripercussioni soprattutto sui pazienti che in alcuni casi devono interrompere la terapia – continua Mumolo –. Ai pazienti manca inoltre un’adeguata conoscenza sull’argomento, circostanza che in alcuni casi si ravvisa anche per medici e farmacisti, la conoscenza si realizza in molti casi da notizie reperite sul web, frammentarie e il più delle volte non corrette».

Nell’atto depositato, il consigliere chiede in specifico alla Giunta di “promuovere una maggiore formazione sull’utilizzo dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche da parte del personale dipendente o convenzionato del sistema sanitario regionale, con priorità ai professionisti che operano nella rete delle cure palliative e nella rete per la terapia del dolore”.

La Cgil dell’Emilia-Romagna a congresso: chiusura dei lavori con Maurizio Landini

Dall’1 al 3 febbraio il sindacato regionale rinnova le cariche

Maurizio LandiniIl tredicesimo congresso della Cgil Emilia-Romagna si terrà all’hotel Dante di Cervia dall’1 al 3 febbraio. Nella giornata inaugurale sarà lo scrittore e drammaturgo Stefano Massini ad aprire i lavori, cui seguiranno i saluti del sindaco Massimo Medri e del presidente della Regione Stefano Bonaccini. Nella giornata conclusiva è previsto l’intervento del segretario nazionale Maurizio Landini.

Un 17enne ravennate agli Australian Open, fino alla semifinale del doppio

Si tratta di Federico Bondioli, per la prima volta in un Grande Slam Juniores

Federico Bondioli
Le foto pubblicate sui social dallo Sporting Club Sassuolo

Dopo aver ottenuto lo scorso giugno il suo primo punto Atp, il 17enne tennista ravennate Federico Bondioli ha partecipato per la prima volta a un Grande Slam Juniores.

Classe 2005, tesserato tra le file dello Sporting Club Sassuolo, Bondioli – che già l’estate scorsa era entrato a Wimbledon nel tabellone di qualificazioni – ha esordito nel tabellone principale degli Australian Open Jr.

Sconfitto al primo turno nel torneo di singolare contro il giocatore che ha poi vinto il torneo (il belga Alexander Blockx), nel doppio è arrivato fino alla semifinale (insieme allo sloveno Kriznik), perdendo anche qui con chi ha poi vinto la manifestazione, gli americani Tien e Williams.

«Un vero peccato per il singolo – sono le parole di Bondioli raccolte dall’ufficio stampa dello Sporting Club Sassuolo -, ero molto emozionato di giocare sullo stesso campo di campioni come Sinner e Berrettini; avrei potuto sfruttare qualche occasione in più ma rimane il fatto che Blockx è più forte di me e lo ha dimostrato vincendo lo Slam! Sono felice per la semifinale raggiunta in doppio, ma sono ancora più soddisfatto di essermi confrontato con tanti ragazzi e aver capito che devo lavorare moltissimo se voglio diventare un giocatore professionista!».

Inaugurato il ponte di Belricetto, inagibile dal 2019. Investiti 220mila euro

Grazie a fondi del Pnrr. La sua chiusura aveva provocato disagi tra gli agricoltori

Ponte RunziTaglio del nastro per il ponte che si trova sullo scolo tratturo Runzi a Belricetto di Lugo, demolito e ricostruito.

L’opera è stata progettata e finanziata dal Comune di Lugo con 260 mila euro del Pnrr e, nello stesso appalto, è rientrata la sistemazione di altri due ponticelli, quello su via Campanile e quello su via Bordocchio entrambi messi in sicurezza. Le risorse più cospicue, 220 mila euro, sono andate alla ricostruzione di questo ponte lungo quindici metri, in cemento armato precompresso ad una sola campata, inagibile dalla fine del 2019 con conseguenti disagi, in particolare per gli agricoltori, costretti a percorsi più lunghi per raggiungere i rispettivi fondi.

La durata dei lavori dal loro avvio è stata di sette mesi.

Bonaccini: «L’Italia dovrà ringraziarci per il rigassificatore, siamo dei patrioti»

Il presidente della Regione Emilia-Romagna e candidato alla segreteria dem ha concluso la convention programmatica a Milano ricordando il voto unanime del consiglio comunale di Ravenna, a differenza di Piombino dove amministra il centrodestra

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Stefano Bonaccini

«A Ravenna, dove amministriamo noi col sindaco De Pascale, il consiglio comunale si è espresso all’unanimità a favore del progetto del rigassificatore; mentre a Piombino, dove governano loro, l’amministrazione, guidata da un sindaco di Fratelli d’Italia, ha addirittura impugnato gli atti del governo davanti al giudice. Siamo più patrioti noi, siamo più patrioti noi». È un passaggio del discorso conclusivo di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e candidato alla segreteria del Pd, intervenendo dal palco di “Energia Popolare, per il Pd e per l’Italia”, la sua convention programmatica al Talent garden Calabiana di Milano. Bonaccini ha ricordato che «in 4 mesi io e Giani (omologo della Toscana, ndr) abbiamo autorizzato progetti che, ci dicono gli esperti, in genere richiedono dai 5 ai 10 anni. Ci dovranno ringraziare anche in Italia se avremo due nuovi rigassificatori: lo dovranno all’Emilia-Romagna e alla Toscana».

Tentano di appiccare un incendio in discoteca poco prima della chiusura

 

Vigili del fuoco al lavoro nella notte tra sabato e domenica alla discoteca Ca’ del Ballo (ex Ca’ del Liscio) di via Dismano, a Borgo Faina.

Alcune persone non ancora identificate, infatti, hanno tentato di appiccare un incendio all’interno del locale, quando ancora erano presenti degli avventori, attorno alle 4 di notte.

Lo scrivono i due quotidiani locali in edicola oggi, lunedì 30 gennaio.

A fare scattare l’allarme, il fumo proveniente da un piccolo ripostiglio dove ignoti hanno  dato fuoco a carta igienica e altro, in una piccola stanza dove era presente anche materiale altamente infiammabile utilizzato per le pulizie.

I vigili del fuoco sono intervenuti con due mezzi e i danni sono stati contenuti. Le fiamme, infatti, non si sono propagate fuori dal ripostiglio.

Sul posto anche i carabinieri per tentare di risalire all’identità dei piromani.

Omofobia: «Sfiducia e vergogna frenano le denunce di aggressione»

Parla Ciro Di Maio, presidente provinciale Arcigay: «Gli attacchi aumentano se il dibattito pubblico si anima». «Ma oggi i giovani se ne fregano delle etichette»

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Ciro Di Maio, presidente di Arcigay Ravenna, con una collaboratrice del centro anti discriminazioni

Quando a Ravenna venne annunciata l’apertura di un centro contro le discriminazioni a sfondo sessuale e di genere, a maggio 2022, la locale associazione Arcigay vide aumentare le richieste di consulto. «È stata la dimostrazione che quando si può contare su un riferimento c’è qualcuno in più che prende coraggio – dice Ciro Di Maio, presidente provinciale di Arcigay dal 2018 –. Ma non è stata una sorpresa perché anche qui ci sono tante situazioni che restano sommerse, perché c’è imbarazzo o perché c’è sfiducia e si pensa che tanto non cambierà nulla e sarà solo un ulteriore calvario da affrontare».

Una sfiducia che trova il suo fondamento in una questione legale: «Molte volte si tratta di torti subiti che non costituiscono reati e allora diventa più difficile ottenere una risposta. E così per molti la risposta diventa trasferirsi altrove, magari lasciando il piccolo paese per una città più grande o l’estero».

Di Maio ha 38 anni e se si guarda indietro non vede particolari cambiamenti nel corso del tempo: «Mi sono affacciato al mondo Lgbt circa 20 anni fa e le cose di allora sono simili a quelle di oggi: dalle micro aggressioni verbali alle violenze più gravi, passando per quelle situazioni in cui le discriminazioni che mettono a disagio sono frutto di ignoranza, di chi non sa che usare un pronome piuttosto che un altro fa la differenza per la persona coinvolta».

Nel corso del tempo, secondo la percezione di Di Maio, c’è stata una costante: «Le violenze di ogni tipo diventano più aspre in corrispondenza dell’inasprimento del dibattito pubblico. Ad esempio quando si discuteva tutti i giorni del Ddl Zan c’erano più episodi espliciti». Ma non solo a quel tempo: «Stiamo trattando una segnalazione di un’aggressione fisica con un pestaggio di un ragazzo. Stiamo cercando di capire meglio la vicenda per muoverci se la persona avrà bisogno».
Però c’è qualcosa che sta cambiando. I segnali arrivano dalle giovani generazioni. «La grande differenza rispetto al passato la fa la facilità con cui si possono accedere alle informazioni e a certi contenuti. La generazione dei 40enni di oggi, se cominciava a farsi domande sulla propria sessualità in età giovanile aveva poche strade per reperire informazioni. Internet era meno diffuso, si poteva andare in una grande città e magari qualche edicola aveva qualche rivista specializzata. Oppure ti avventuravi in un sexy shop sperando che il titolare ti consentisse l’ingresso anche se minorenne perché capiva la tua situazione».

Oggi è tutto diverso: «Dall’osservatorio delle nostre associazioni rileviamo un costante abbassamento dell’età delle persone che si identificano come trans, non binari, omosessuali. Ma al tempo stesso vediamo anche un rifiuto delle etichette: la mia generazione sentiva anche il bisogno di identificarsi, gli adolescenti di oggi se ne fregano. E forse è anche una strategia elaborata per sfuggire alle discriminazioni, è un po’ come dire che se nessuno ha un’etichetta ma tutti siamo uguali, allora nessuno va discriminato».

Una strategia che però chiama gli addetti ai lavori a rivedere gli approcci: «Rifiutare le etichette non significa che scompaiono i bisogni di assistenza, di supporto. Ma per chi deve fornirli diventa più difficile: se non so come ti percepisci, che aiuto posso darti?». Se si confronta la percentuale delle dichiarazioni di omosessualità di qualche anno fa con quelle di oggi, emerge un aumento: «Le ricerche dicono dal 3-4 percento a circa il dieci. E parliamo solo di chi si dichiara. Non è che sono diventati tutti gay oggi, è solo che c’è meno paura a esporsi».

In tutto questo scenario non si può trascurare la scuola. Le cosiddette “carriere alias” – la possibilità di essere identificato sui documenti scolastici con un nome e una identità di genere diverso rispetto a quello di nascita – sono un piccolo passo: «In alcuni casi è una vera e propria salvezza. Ma il mondo della scuola, se escludiamo qualche singolo preside illuminato, è ancora molto freddo su questi temi. Non tanto perché si neghi l’esistenza di una parità da garantire, ma soprattutto per i timori di polemiche e proteste da parte di alcune famiglie. È uno dei motivi per cui Arcigay non viene mai invitata a fare attività divulgativa. Spero che il nuovo centro anti discriminazioni, essendo nato dal Comune, abbia più spazio».

L’omosessualità e le questioni di identità di genere sono sempre più presenti anche nella fiction, televisiva o letteraria. Furbata di marketing o piuttosto una migliore capacità di leggere il reale? Di Maio non si pone il dubbio: «Nelle serie tv a un certo punto abbiamo messo le donne con ruoli di potere e abbiamo messo persone di colore perché esistono. Io credo che sia utile a normalizzare una rappresentazione più coerente. Si fa anche per marketing? Può darsi, ma credo sia uno di quei casi in cui il fine giustifica il mezzo».

Dopo Keith Haring, a Cervia arriva una mostra di Obey

Ai Magazzini del Sale 70 opere dell’artista americano noto per il manifesto a sostegno della campagna elettorale di Obama

Obama HopeDopo il successo della mostra “Made in New York. Keith Haring (subway drawings), Paolo Buggiani e la vera origine della street art”, i Magazzini del Sale -Torre si preparano ad ospitare un nuovo appuntamento patrocinato dal Comune di Cervia e prodotto e organizzato da MetaMorfosi Eventi.

Dal 17 febbraio, infatti, l’imponente edificio di archeologia industriale che si specchia sul canale delle saline, accoglierà l’esposizione curata da Roberto Mastroianni “OBEY Make Art Not War”, un percorso tra le opere più iconiche di Shepard Fairey, in arte Obey,

L’artista statunitense, nato a Charleston il 15 febbraio 1970 e cresciuto nella Carolina del Sud, è da sempre appassionato di skate e di tutto ciò che riguarda l’immaginario della cultura urban. Considerato da molti come uno dei massimi rappresentanti della street art declinata in guerrilla marketing e arte politica di strada, Obey è diventato famoso prima per il famosissimo manifesto in quadricromia a sostegno della campagna elettorale di Barack Obama, poi per i suoi manifesti pacifisti durante il conflitto tra Usa e Iraq e quindi per una nuova opera a supporto dell’Ucraina in guerra contro la Russia di Putin.

A Cervia arriveranno in mostra circa 70 opere dell’artista americano che indagheranno la sua ispirazione creativa a partire dalle grafiche sovietiche di inizi Novecento fino alle copertine di alcuni album musicali e all’arte di Mario Sironi.

Atteso a Ravenna Gurnah, premio Nobel per la Letteratura del 2021

Il 27 maggio nell’ambito del Festival delle Culture. Aperto un gruppo di lettura dei suoi romanzi in previsone dell’incontro

Abdulrazak Gurnah
Abdulrazak Gurnah

Lo scrittore Abdulrazak Gurnah, premio Nobel per la Letteratura nel 2021, sarà a Ravenna il 27 maggio nell’ambito del Festival delle Culture.

Scrittore tanzaniano, rifugiato, è docente di letteratura inglese e post-coloniale presso l’Università del Kent a Canterbury.

Gli organizzatori del festival invitano il pubblico a partecipare al gruppo di lettura dei suoi romanzi: Voci in fuga, Sulla riva del mare, Paradiso e Il disertore, in previsione dell’incontro con l’autore.

Per informazioni e iscrizioni: casadelleculture@comune.ra.it e 0544 591831.

All’Alighieri di Ravenna il cantante degli Spandau Ballet

Tony Hadley celebra 40 anni di carriera. Concerto sold out

Tony Hadley Ferrara
Tony Hadley con il suo gruppo al teatro di Ferrara

Mercoledì 1 febbraio arriva al teatro Alighieri di Ravenna il tour con cui Tony Hadley celebra 40 anni di carriera, prima come cantante degli Spandau Ballet e in seguito come solista, accompagnato da The Fabulous TH Band.

In questo viaggio per la penisola e nella propria carriera, Hadley eseguirà brani del periodo in cui era con gli Spandau Ballet, ma anche le sue canzoni da solista, senza tralasciare qualche iconica cover.

L’appuntamento è dalle 21, per un concerto già “sold out”.

Tavolini all’esterno delle attività artigianali, proroga fino al 30 giugno

Firmata un’ordinanza del Comune di Ravenna

Tavolini BarUn’ordinanza del Comune di Ravenna proroga fino al 30 giugno il provvedimento che, in seguito alla pandemia da Covid 19, aveva esteso alle attività artigianali e commerciali già autorizzate a far consumare sul posto i prodotti alimentari la possibilità di recuperare all’esterno i posti previsti per il consumo all’interno dei locali, qualora non utilizzabili, nonché di ampliare le superfici occupate all’esterno.

La medesima proroga è stata stabilita a livello nazionale per le attività di somministrazione di alimenti e bevande e il Comune l’ha estesa alle attività artigianali e commerciali autorizzate a far consumare sul posto i prodotti alimentari.

I titolari di attività commerciali e artigianali potranno quindi avvalersi di tale facoltà, previa comunicazione allo Sportello unico per le attività produttive ed economiche del Comune.

Ora è Greta anche all’Anagrafe: «Le terapie ormonali hanno salvato mia figlia»

Parla la mamma della giovane trans diventata un caso nazionale: «Abbiamo cercato di aiutare tutte le persone come lei. E condividere la nostra esperienza è servito a tanti genitori per diventare padroni delle proprie paure»

Cinzia Messina
Cinzia Messina

Difficile trovare un giornale o un’emittente televisiva che non abbia dedicato neppure un breve servizio a Greta, giovanissima transgender ravennate, e ai suoi genitori. «Forse per questa sovraesposizione mediatica ci ha rimesso un po’ nostra figlia – ci dice la madre, rispondendo a una nostra domanda –, ma credo che grazie anche a Greta moltissime altre persone come lei siano oggi un po’ più serene. No, quindi, non sono pentita di averci messo le nostre facce. È stato anche un modo per far vedere a Greta che non ci siamo mai vergognati di lei. Sono altri quelli che si dovrebbero vergognare…».

Cinzia Messina sulla storia di sua figlia ci ha scritto un libro (Io sono io, con la collaborazione di Francesca Mazzoni, edito nel 2020 dal Ponte Vecchio di Cesena) e sulla base di questa esperienza vissuta in prima persona ha fondato un’associazione, “Affetti oltre il genere”. «Sono due modi per cercare di promuovere in primis l’informazione su questo tema, che spesso manca. E per potersi confrontare con chi ci è già passato. Gli incontri promossi dall’associazione o le presentazioni del libro aiutano i genitori a capire che avere figli transessuali non è un problema, che i problemi al limite sono nelle persone che sono attorno a noi. C’è chi ha paura di perdere il proprio rapporto con i fratelli, i vicini di casa, i colleghi, ma poi capisce che così facendo si crea solo un altro carico che va solo a schiacciare i propri figli. Con la condivisione delle esperienze e delle informazioni è invece possibile diventare padroni delle proprie paure».

Io Sono IoCome è iniziata, con Greta?
«Già quando aveva 3 anni, mio figlio si sentiva una bambina. E non capiva perché fossimo così cattivi da non vestirlo da femmina, perché non lo assecondassimo. Noi genitori non sapevamo dare un nome a tutto questo. Sono stati anni di grande disagio per tutti. Era un bambino pieno di rabbia, con grosse problematiche. Lo diceva con tutti, che si sentiva una femmina, a volte era come impazzire, erano lotte continue su tutto e ovunque. A me non fregava nulla, sia chiaro, volevo solo che fosse felice. Ma con tutti gli altri dovevamo sempre giustificarci, che fosse per il palloncino con le principesse o lo zaino delle Winx».

Fino alle medie, quando arriva l’ufficiale coming out, a 12 anni.
«A quel punto ha smesso di dire “mi sento”, per passare più semplicemente a un “io sono”. Il mondo transgender era lontanissimo dal mio, non ne sapevo nulla. In quel periodo ho letto Mio figlio in rosa, libro di Camilla Vivian (madre che ha assecondato il figlio che a 10 anni diceva di voler essere una bambina, ndr) e dopo un’ora ero al telefono con lei. È stato un nuovo inizio per me, ho scoperto tante cose: che si nasce così, per esempio, che quella condizione aveva un nome. Era arrivato il momento che io capissi quello che potevo fare per aiutare mia figlia Greta, per farla vivere nel modo più sereno possibile».

Alle medie, però, immagino non sia stato facile.
«Per fortuna è arrivato il Covid, devo dire, e le lezioni in presenza sono finite: lei in quella situazione non sarebbe riuscita più ad andare a scuola. Nel frattempo io ho continuato a leggere decine di libri sull’argomento, mi sono documentata e mi sembrava impossibile che non si riuscisse a sfruttare invece il caso di Greta, anche a scuola, per parlare di orientamento sessuale, identità di genere, per fare informazione».

Le difficoltà, ora, per Greta, sono finite?
«No, e credo non finiranno mai. È molto sola, è cresciuta sola e adesso è difficile trovare amici. In più le istituzioni, la politica, riescono solo a creare ulteriore disagio. Con questo nuovo Governo la situazione sta già peggiorando. Si sta mettendo in discussione per esempio la Carriera Alias (la possibilità, per chi abbia iniziato un percorso di transizione di genere, di scegliere un nome di adozione, in ambito scolastico, introdotta a Ravenna dal liceo artistico, su spinta proprio di Greta e della sua famiglia, che già erano riusciti a ottenere lo stesso diritto per l’abbonamento del bus, ndr)…».

Qual è l’appello più grande che si sente di fare al mondo della politica?
«Quello di abrogare la 164 del 1982 e sostituirla con una nuova legge più adeguata (Greta e i suoi genitori hanno lanciato per questo anche una petizione, firmata da quasi 20mila persone, ndr) che preveda in primis la possibilità di effettuare la rettifica anagrafica attraverso una procedura più snella e meno onerosa di quella attuale. Per riconoscere l’identità delle persone transgender in ogni momento del proprio percorso di transizione. Senza il cambio anagrafico le persone si bloccano, quando il nome non corrisponde più all’aspetto smettono di lavorare, di andare a scuola, non prendono la patente… Molti si scoraggiano e credono non sia neppure possibile, soprattutto da minorenni, invece Greta ce l’ha fatta: ci abbiamo messo tanto, un anno e mezzo, tra mille difcoltà, notti insonni, ma adesso abbiamo ottenuto il cambio anagrafico e nostra figlia ha nuovi documenti».

Nella petizione si chiedeva anche di riconoscere le terapie necessarie nel percorso di transizione, tornate sotto accusa nelle ultime settimane, con la Società Psicoanalitica Italiana che parla dei rischi di danni fisici e psichici.
«Tutti i farmaci hanno anche effetti collaterali, ma di certo i “bloccanti” per Greta sono stati un salvavita. Impediscono lo sviluppo di caratteri secondari – dalla voce al pomo d’Adamo, fino alla barba – che avrebbero reso la sua vita impossibile. Chi sta sollevando polemiche in questi giorni sta strumentalizzando persone come Greta. Da genitore non ho mai avuto dubbi, d’altronde abbiamo seguito un percorso di protocolli ed esami preliminari come per qualsiasi trattamento. Senza quelle terapie, ora, semplicemente, non ci sarebbe più Greta».

Oltre alle difficoltà nel mondo reale, non deve essere stato facile neppure quello virtuale per voi.
«Ho visto persone adulte scrivere cose terricanti contro una bambina di 12-13 anni. Anche contro di me, ovviamente, sono arrivati gli insulti, ma con il tempo ho capito che bisogna ignorarli, fare finta che non esistano. Ho preferito utilizzare la mia energia per cercare di aiutare mia figlia e tutte le persone come lei, per aiutare i genitori a riconoscersi e ad accogliere i propri figli, a capire che dietro ogni pregiudizio ci sono delle persone, con il loro dolore».

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