martedì
30 Giugno 2026

Ravenna, in 8 con torta e prosecco festeggiavano un compleanno in un bar: multati

Gli agenti hanno anche imposto la chiusura del locale per cinque giorni

Bar Tabacchi Segnali Di Fumo RavennaLa polizia locale ha multato otto persone sorprese a festeggiare un compleanno in un locale pubblico. Si tratta del bar-tabaccheria Segnali di Fumo di via Ravegnana, a Ravenna, sanzionato con una chiusura di cinque giorni.

Gli agenti sono intervenuti attorno alle 20 di sabato sera in seguito alla segnalazione di un passante. E hanno scoperto che dentro il locale (chiuso regolarmente al pubblico alle 18) si stava svolgendo una festa privata. In particolare il titolare stava festeggiando il compleanno di un cliente 51enne insieme ad altre sei persone, tra amici e parenti.

Le otto persone sono state sorprese con torta e prosecco. Inevitabile la multa da 400 euro prevista dal decreto anti Covid.

È morto a 48 anni a causa del Covid lo storico leghista faentino David Savorani

A ricordarlo sui social anche il segretario Matteo Salvini

David SavoraniPolitica faentina in lutto per la scomparsa di David Savorani, storico volto della Lega morto al Bufalini di Cesena a causa delle conseguenze del Covid. Aveva 48 anni. Aveva contratto il virus un mese fa.

Tantissimi i messaggi di cordoglio da parte del mondo politico locale e non solo. Sui social a ricordarlo anche esponenti di spicco della Lega nazionale come gli ex ministri Salvini e Calderoli.

Tra i messaggi sui social anche quello della consigliera regionale del Pd, Manuela Rontini, che lo definisce «gigante buono», e del patron del Mei Giordano Sangiorgi, che ricorda la sua passione per Vasco Rossi.

Effetto Ballardini sul campionato di serie A: il suo Genoa ha una media da Europa

Con la vittoria contro il Cagliari l’allenatore ravennate si allontana dalla zona retrocessione

Ballardini2011L’allenatore ravennate Davide Ballardini è il grande protagonista di questo scorcio di stagione in serie A. Con il suo Genoa, infatti, ha ottenuto nella sfida salvezza contro il Cagliari la sua terza vittoria in sei partite, da quando è tornato sulla panchina rossoblù, volando fuori dalla zona più calda della classifica.

Il Genoa infatti è ora in 14esima posizione (a pari merito con Udinese e Spezia), con 4 punti di vantaggio sul terzultimo posto, che significa retrocessione.

Ballardini in 6 partite ha conquistato 11 punti, con una media da Europa League di 1,83 punti a partita.

Nelle precedenti 13 partite, sotto la guida di Maran, la squadra rossoblù aveva invece conquistato solo 7 punti, media da retrocessione assicurata.

Covid, a Ravenna 84 nuovi casi in un giorno. E altri 4 morti

 

84 nuovi casi, di cui 36 con sintomi, in 24 ore in provincia di Ravenna (su 1.807 tamponi). E altri 4 decessi. 105 le guarigioni in 24 ore. Sono i dati del bollettino Covid di oggi, 24 gennaio.

IL BOLLETTINO REGIONALE DEL 24 GENNAIO

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 210.442 casi di positività, 1.208 in più rispetto a ieri (548 asintomatici), su un totale di 21.825 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 5,5%.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 547 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 149.966.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 51.357 (+626 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 48.755 (+631), il 94,9 % del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 35 nuovi decessi: 4 a Piacenza (2 donne di 72 e 74 anni e 2 uomini di 79 e 87 anni); 2 in provincia di Parma (una donna di 95 e un uomo di 81 anni) ; 2 a Reggio Emilia (due uomini di 76 e 87 anni); 7 nella provincia di Modena (due donne di 80 e 93 anni; cinque uomini di 76, 86, 90, 91 e 99 anni); 1 in provincia di Bologna (una donna di 94 anni); 4 in provincia di Ravenna (tre donne di 77,79 e 93 anni; un uomo di 86 anni); 10 in provincia di Forlì-Cesena (otto donne: 2 di 75, 2 di 85, 1 di 92, 1 di 93, 1 di 100 e 1 di 101 anni; due uomini di 79 e 84 anni); 5 nel riminese (tre donne di 85, 88 e 90 anni, e due uomini di 75 e 85 anni). Nessun decesso in provincia di Ferrara.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.119.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 219 (+2 rispetto a ieri), 2.383 quelli negli altri reparti Covid (-7).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 18 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 15 a Parma (invariato), 20 a Reggio Emilia (+1), 46 a Modena (+4), 37 a Bologna (-4), 14 a Imola (+1), 26 a Ferrara (invariato),13 a Ravenna (+1), 1 a Forlì (invariato), 5 a Cesena (invariato) e 24 a Rimini (-2).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 17.947 a Piacenza (+69 rispetto a ieri, di cui 40 sintomatici), 14.867 a Parma (+58, di cui 39 sintomatici), 28.060 a Reggio Emilia (+167, di cui 69 sintomatici), 37.358 a Modena (+175, di cui 111 sintomatici), 41.581 a Bologna (+202, di cui 134 sintomatici), 6.612 casi a Imola (+33, di cui 14 sintomatici), 12.009 a Ferrara (+115, di cui 28 sintomatici), 16.032 a Ravenna (+84, di cui 36 sintomatici), 7.796 a Forlì (+81, di cui 57 sintomatici), 8.832 a Cesena (+72, di cui 54 sintomatici) e 19.348 a Rimini (+152, di cui 78 sintomatici)

Dopo 5 anni (e 6mila matite) Enrico Mazzone ha finito la Commedia lunga 100 metri

L’opera di ispirazione dantesca sarà inaugurata probabilmente a Torino, dopo gli ultimi mesi di lavoro al mercato coperto

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Gli ultimi minuti di lavorazione alla Divina Commedia illustrata da parte di Enrico Mazzone

Un vero e proprio viaggio, nella Divina Commedia e non solo, quello partito nell’ottobre del 2015 in Finlandia e terminato in queste ore al mercato coperto di Ravenna.

Si tratta della monumentale opera d’arte ispirata al capolavoro dantesco realizzata da Enrico Mazzone – artista torinese classe 1982 – su una bobina di carta lunga 97 metri e alta 4. Un lavoro che ha occupato cinque anni di vita dell’artista, che lo ha portato anche «alla deriva» – ci dice al telefono –, su cui ha lavorato 10, anche 14 ore al giorno, con grande sforzo fisico, oltre che concettuale.

Un lavoro completato in piena pandemia al mercato coperto di Ravenna (davanti agli occhi anche di tanti curiosi), grazie alla disponibilità di Leonardo Spadoni e Beatrice Bassi e all’intermediazione di Vittorio Sgarbi, fin dall’inizio fondamentale sostenitore del progetto.

«Un vero lusso, poter lavorare in questo periodo», commenta Mazzone, che si dice soddisfatto della sua opera, «anche se ancora lo devo davvero guardare, in questi anni non ho avuto tempo, ci sono stato sdraiato sopra, è stato tutto molto intenso. Ecco, credo di aver avuto il merito innanzitutto di non mollare mai».

QUI UNO DEI NOSTRI ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO SULL’OPERA DI MAZZONE

Enrico Mazzone Rai
Le telecamere della Rai al mercato coperto per un servizio su Enrico Mazzone

Ora il “viaggio” proseguirà con progetti che vedranno l’artista impegnato anche nelle scuole (in città si è attivato il liceo artistico), in progetti didattici e in altri legati alla fruibilità della sua opera, che andranno oltre il centenario dantesco.

Il primo passo sarà la digitalizzazione del suo lavoro, a cura del team Ch360, grazie al contributo anche del Comune di Ravenna, che verrà realizzata a inizio febbraio. Ma l’obiettivo è naturalmente anche quello di mostrare l’opera fisicamente nella sua interezza e non sarà semplice farlo, a Ravenna, non essendoci al momento spazi considerati adeguati. E così l’inaugurazione avverrà con tutta probabilità in primavera a Torino, città natale di Mazzone, che ha coinvolto l’artista nelle celebrazioni dantesche organizzate nel capoluogo piemontese. Tra le ipotesi, anche l’esposizione negli spazi del Lingotto. Per l’allestimento è stato realizzato un ciclorama a cura dell’architetto Mauricio Cardenas Laverde.

In luglio uscirà anche un libro sul progetto di Mazzone, a cura di Valeria Arnaldi, giornalista a cui nei giorni scorsi ha spiegato nel dettaglio la tecnica utilizzata nella realizzazione. «Ho iniziato disegnando su fogli alcune sequenze fino a costruire una cronostoria – dichiara Mazzone nell’articolo di Arnaldi pubblicato su Il Messaggero –. Poi l’ho realizzata sulla bobina. L’opera ha un taglio vagamente rinascimentale ed è disegnata in modo certosino, con la tecnica del puntinismo, a creare l’effetto di una incisione. Ho utilizzato oltre seimila matite, rappresentando le suggestioni per me più significative, usando le mie emozioni per rileggere la Divina Commedia anche con richiami alla quotidianità».

«San Patrignano è stata la mia famiglia. Ma quando esci devi rifarti una vita…»

Parla un’ex ospite della comunità tornata sotto i riflettori grazie a Netflix: «Mi drogavo girando l’Italia in autostop, a salvarmi è stata un’auto rubata… e l’imboscata di mia mamma. La serie tv? Mi ha fatto arrabbiare»

Giorgia Bulzacca
Giorgia in una foto scattata all’interno della comunità

«Usciti da San Patrignano in tanti, come me, si sono ritrovati con una nuova dipendenza, quella da viaggio. Con la necessità discoprire sempre cose nuove. Ritrovandosi senza più radici».

Giorgia Bulzacca, 41enne ravennate, vive in Spagna, dove è diventata mamma di tre bambini. A fine anni novanta è entrata a San Patrignano, dove è rimasta per quasi cinque anni. Abbiamo raccolto la sua testimonianza, in questo periodo in cui la comunità di recupero riminese è tornata alla ribalta delle cronache nazionali per il successo della docu-serie prodotta da Netflix. «L’ho vista e mi ha fatto venire una gran rabbia – ci dice Giorgia nel corso di una videochiamata –. Mi è sembrata una mancanza di rispetto per tutta la gente che ha lavorato per creare questa comunità e che tutt’ora ci lavora. Un modo per parlare solo di Muccioli e dei suoi metodi, arrivando perfino a ritirare fuori il tema della sua presunta omosessualità. Senza raccontare invece nulla su quello che è stato, anche dopo Vincenzo, San Patrignano».

Giorgia è entrata pochi anni dopo la morte di Muccioli, quando al comando c’era il figlio Andrea. «Con cui non ho nemmeno quasi mai parlato, non avendo avuto mai particolari problemi. È tutta San Patrignano – ricorda – a essere stata invece come la mia famiglia, verso cui non posso che provare un forte sentimento di amore, misto a rabbia, come in tutte le famiglie credo».

Ma la violenza di cui si parla nella serie (riferita comunque a un decennio prima) no, Giorgia non l’ha vissuta. «Mai visto catene o pestaggi. Se qualcuno veniva beccato a scappare, semplicemente, poteva venir chiuso nella propria camera per un po’, ma mi sembra normale. Nei primi dieci anni immagino possano essere stati fatti degli errori. Ma c’era anche una certa ignoranza sul tema, nessuno in quel periodo si occupava di quelle persone, che vivevano in strada. Muccioli può aver sbagliato, ma credo che sia stato anche calunniato e gli autori del documentario ne abbiano approfittato per cercare di fare audience, senza riuscire a raccontare davvero una realtà così grande».

Giorgia ricorda poi le sue esperienze estreme pre-comunità.«Diciamo che ho rappresentato quella sorta di ricambio generazionale nel mondo delle droghe avvenuto negli anni novanta, quando sono entrate in gioco altre sostanze, oltre l’eroina. A 19anni sono entrata in un giro di amicizie con cui frequentavo le discoteche della Riviera, i rave party: ho provato Lsd, Ecstasy, acidi. Per me era un po’ come il paese dei balocchi, in quel periodo. Dopo la maturità mi sono fatta prendere un po’ troppo la mano e insieme a un’amica “punkabbestia” sono andata via di casa, girando l’Italia in autostop. E ogni tanto ho provato anche l’eroina, sì, anche se non sapevo neppure fare a bucarmi, mi facevo aiutare da altri. La svolta un giorno, vicino a Trento, con un ubriaco che stava tentando i primi approcci: avremmo rischiato di essere violentate, ma siamo riuscite a rubargli l’auto e a scappare». Quell’auto –ancora non lo sapeva – che avrebbe rappresentato la sua salvezza. «Abbiamo pensato di venderla, trovando un acquirente a Milano. Lì, però, siamo state fermate dai carabinieri…». Con una denuncia di scomparsa pendente, Giorgia è stata raggiunta in caserma dai genitori. «Una volta uscita –ricorda – ho subìto una vera e propria imboscata: mia mamma mi ha fatto bloccare da due uomini che mi hanno messo su una macchina per Ravenna. Ricordo ancora che urlai e battei i pugni sui finestrini per tutto il viaggio. Poi, una volta a Ravenna, i miei hanno visto i buchi sulle braccia e mi hanno chiusa in casa, altro che i metodi di Muccioli –sorride –. Così ho accettato di buongrado di andare a fare il colloquio per entrare a San Patrignano, almeno lì avrei visto qualche persona…».

Persone con cui poi Giorgia ha legato al punto che ancora oggi, 15 anni dopo, ha una chat Whatsapp con loro e si telefonano per farsi gli auguri. «Sono come la mia famiglia».

«Il metodo San Patrignano? Vivere una vita normale –spiega –: alzarti presto, fare determinate mansioni, lavorare. Senza restare mai sola. C’è sempre il tuo “angelo custode” che ti controlla e ti aiuta. E dopo un anno-un anno e mezzo, quando tocca a te farlo per altre persone, è una grande gratificazione. È un percorso a scale: un altro obiettivo è quello di poter avere la chiave della tua stanza, che solitamente tiene solo il responsabile. E poi a un certo punto puoi muoverti da sola dentro San Patrignano, che è grande come una città. A quel punto il più è fatto, hai quasi completato il percorso». Dopo quattro anni e mezzo, anche perGiorgia è arrivato il momento di andarsene. «A San Patrignano era come vivere in una campana di vetro, protetta. Fuori ti ritrovi invece in una giungla. In quei primi mesi è stata dura. Devi trovarti un lavoro, nuovi amici. Devi rifarti una vita. E in tanti come me ne hanno approfittato per viaggiare». Per poi fermarsi, nel caso di Giorgia, in Spagna, dove ha messo su famiglia. «Se parlerò della mia “prima vita” ai miei figli? Sì, ma quando saranno più grandi (ora hanno 9 e 11 anni, ndr). Adesso quando mi chiedono dov’ero in quelle foto di San Patrignano che conservo ancora, rispondo che ero in un villaggio turistico. Che è quasi la verità…».

Allerta meteo arancione lunedì nei comuni della Bassa Romagna

“Solo” gialla a Ravenna, Cervia, Russi e Faenza, per criticità idraulica

L’impianto idrovoro Lama di San Marco

Dalla mezzanotte di oggi, domenica 24 gennaio, alla mezzanotte di domani, lunedì 25, sarà attiva in provincia di Ravenna l’allerta meteo numero 17 per criticità idraulica, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna.

L’allerta è gialla per i comuni di Ravenna, Cervia, Russi e Faenza. Non sono coinvolti i comuni di Castel Bolognese, Casola Valsenio, Riolo Terme e Brisighella, mentre per tutti gli altri della provincia (quelli della Bassa Romagna) l’allerta è arancione.

Le istituzioni raccomandano di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso: prestare particolare attenzione allo stato dei corsi d’acqua ed evitare di accedere ai capanni presenti lungo gli stessi (se si allaga la golena il capanno deve essere evacuato); prestare attenzione alle strade eventualmente allagate e non accedere ai sottopassi nel caso li si trovi allagati.

 

Ravenna 89esima in Europa per tasso di mortalità dovuta alle polveri sottili

Secondo uno studio potrebbero essere evitati 108 decessi all’anno se fossero rispettati gli standar dell’Oms

Polveri SottiliRavenna è tra le prime 100 città in Europa per tasso di mortalità dovuta alle polveri sottili, il Pm 2.5.

La città bizantina si trova per l’esattezza all’89esimo posto. Che se si considera solo le città italiane diventa 36esimo.

Lo rende noto uno studio pubblicato su “The Lancet Planetary Health”, condotto dai ricercatori dell’Institute for Global Health di Barcellona coadiuvati da altri istituti in Europa e negli Usa.

Secondo lo studio a Ravenna potrebbero essere evitati 108 decessi all’anno se fossero rispettati gli standard fissati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità. Decessi che salirebbero a 177 nel migliore scenario immaginabile con la concentrazione più bassa di polveri sottili inquinanti.

Al primo posto della classifica c’è Brescia, davanti a Bergamo. La prima città emiliano-romagnola in classifica è Piacenza alla posizione numero 25.

Covid, in Emilia-Romagna seconda dose assicurata per tutti i primi vaccinati

Restano sospese le nuove prenotazioni a causa della riduzione dei rifornimenti annunciati da Pfizer

CAMPAGNA VACCINALE PALA DE ANDRE' RAVENNAProsegue la campagna vaccinale in Emilia-Romagna, con i richiami, e cioè la somministrazione della seconda dose, assicurata a tutti coloro a cui è già stata fatta la prima. Si tratta sempre di personale che lavora nella sanità regionale, operatori e degenti delle case di riposo.

La prossima settimana arriveranno in regione 54.990 nuove dosi Pzifer-BioNtech, consegnate direttamente nei punti di raccolta indicati dalle aziende sanitarie: fra aziende ospedaliere e ospedaliere-universitarie, ne arriveranno 3.510 a Piacenza, 5.850 a Parma, 5.850 a Reggio Emilia, 10.530 a Modena, 10.530 a Bologna, 4.680 a Ferrara, 4.680 a Ravenna, 4.680 a Forlì-Cesena (al Centro servizi di Pievesestina), 3.510 a Rimini.

Sono oltre 127mila le somministrazioni eseguite in Emilia-Romagna. Di fronte alle recenti riduzioni decise unilateralmente da Pzifer e in attesa che la fornitura di dosi torni a pieno regime, restano sospese le nuove prenotazioni, proprio per assicurare i richiami a tutti e completare così la profilassi con la seconda inoculazione.

Covid: a Ravenna in un giorno 83 nuovi casi e 213 guarigioni. Altri 4 morti

 

Sono 83 i nuovi casi di positività al coronavirus registrati in 24 ore in provincia di Ravenna SU 1.607 tamponi. Quasi la metà sono asintomatici. Sono altri 4, inoltre, i decessi comunicati dalla Regione, residenti in provincia. Sono state inoltre comunicate circa 213 guarigioni.

IL BOLLETTINO REGIONALE DEL 23 GENNAIO

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 209.235 casi di positività, 1.310 in più rispetto a ieri (579 asintomatici), su un totale di 24.676 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 5,3%.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.756 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 149.419.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 50.732 (-479 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 48.125 (-464), il 94,9 % del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 33 nuovi decessi: 3 a Piacenza (tutte donne: una di 83 anni e due 90enni); 2 in provincia di Parma (entrambe donne, di 72 e 81 anni); 4 a Reggio Emilia (tre donne– di 84, 85, 86 anni – e un uomo di 89 anni); 8 nella provincia di Modena (due donne – di 73 e 92 anni – e 6 uomini, rispettivamente di 59, 61, 74, 77, 83 e 95 anni); 1 in provincia di Bologna (un uomo di 86 anni); 3 nel ferrarese (due donne – rispettivamente di 80 e 89 anni– e un uomo di 81 anni); 4 in provincia di Ravenna (tre donne – di 79, 80, e 93 anni – e un uomo di 67 anni); 5 in provincia di Forlì-Cesena (tre donne di 84, 89 e 90 anni; due uomini di 78 e 79 anni); 3 nel riminese (due donne di 80 e 83 anni, e un uomo di 88 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.084.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 217 (-3 rispetto a ieri), 2.390 quelli negli altri reparti Covid (-12).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 17 a Piacenza (+1), 15 a Parma (-1), 19 a Reggio Emilia (+1), 42 a Modena (-1), 41 a Bologna (numero invariato rispetto a ieri), 13 a Imola (-1), 26 a Ferrara (-1),12 a Ravenna (invariato), 1 a Forlì (invariato), 5 a Cesena (-1) e 26 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 17.878 a Piacenza (+82 rispetto a ieri, di cui 49 sintomatici), 14.809 a Parma (+70, di cui 41 sintomatici), 27.893 a Reggio Emilia (+176, di cui 59 sintomatici), 37.183 a Modena (+192, di cui 143 sintomatici), 41.380 a Bologna (+229, di cui 150 sintomatici), 6.579 casi a Imola (+26, di cui 16 sintomatici), 11.894 a Ferrara (+127, di cui 38 sintomatici), 15.948 a Ravenna (+83, di cui 42 sintomatici), 7.715 a Forlì (+64, di cui 46 sintomatici), 8.760 a Cesena (+73, di cui 50 sintomatici) e 19.196 a Rimini (+188, di cui 97 sintomatici)./

Il nuovo Museo Dante aprirà a Ravenna il 25 marzo: in mostra la cassetta delle ossa

Il direttore Tarantino: «Offriremo un’esperienza emozionale al pubblico internazionale»

Cassetta Ossa DanteAprirà i battenti il 25 marzo (il cosiddetto Dantedì) ai chiostri francescani il Museo Dante, come è stato ribattezzato, ossia il nuovo riallestimento del museo dantesco inaugurato originariamente cento anni fa a Ravenna.

Alcuni mesi di ritardo (avrebbe dovuto inaugurare in dicembre) dovuti anche all’emergenza Covid, con i musei che (almeno in zona arancione) continuano a essere chiusi, nell’ambito delle celebrazioni del settimo centenario della morte di Dante.

L’annuncio è del direttore del Mar e della biblioteca Classense, Maurizio Tarantino, in un’intervista pubblicata oggi nella sezione nazionale del Resto del Carlino (e nelle edizioni della Nazione del Giorno).

Tarantino ribadisce come con il nuovo museo l’intenzione sarà quella di offrire al pubblico internazionale un’esperienza emozionale, «con un uso ragionato dell’interattività e della multimedialità».

All’interno, anticipa il direttore, «una presenza significativa di reperti e oggetti di grande suggestione», come la cassetta in cui i frati nascosero le ossa di Dante e l’arca in cui furono esposte nel 1865, dopo il loro ritrovamento fortuito.

Emilia-Romagna prima in Italia per efficienza del sistema sanitario

Secondo la ricerca dell’Istituto Demoskopika. A seguire Trentino e Veneto

Medics

Emilia-Romagna in testa, tra le Regioni italiane, per efficienza del sistema sanitario, seguita da Trentino-Alto Adige e Veneto.

A stabilirlo è l’IPS 2020, l’Indice di Performance Sanitaria, realizzato per il quarto anno consecutivo dall’Istituto Demoskopika sulla base di otto indicatori: soddisfazione per i servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, risultato d’esercizio, disagio economico delle famiglie, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, democrazia sanitaria e speranza di vita.

Dalla “fotografia” scattata all’interno del panorama italiano emergono sei realtà regionali “sane”, nove “influenzate” e cinque “malate”. A guidare la classifica dell’Indice di Performance Sanitaria 2020 c’è dunque l’Emilia-Romagna, con un punteggio pari a 107,7, poi Trentino-Alto Adige (107,6 punti) e Veneto (105,6).

Tra gli otto indicatori considerati, la mobilità sanitaria.  Per quanto riguarda quella “attiva”, in numeri assoluti l’Emilia-Romagna è al secondo posto tra le regioni che attraggono più pazienti non residenti (109mila ricoveri extraregionali), dopo la Lombardia. E sulla mobilità “passiva”, con il 6,4%, registra uno tra i rapporti minori di ricoveri fuori regione dei residenti sul totale dei ricoveri, collocandosi al terzo posto, con un punteggio di 108,4.

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