lunedì
29 Giugno 2026

Vigilia di Natale con 117 nuovi contagi e dieci morti in provincia

Aggiornamento quotidiano sulla diffusione del Covid

Per il territorio provinciale di Ravenna oggi, 24 dicembre, si sono registrati 117 nuovi casi di coronavirus: 43 asintomatici e 74 con sintomi, 110 in isolamento domiciliare e 7 ricoverati. Nel dettaglio sono stati così individuati: 66 da contact tracing; 43 per sintomi; 8 per test privati. I tamponi eseguiti sono stati 2.471. I casi complessivamente diagnosticati da inizio contagio nel Ravennate sono 11.694.

Oggi la Regione ha comunicato dieci decessi: si tratta di 4 pazienti di sesso maschile di 80, 91, 96 e 100 anni e 6 di sesso femminile di 80, 84, 88, 89, 93 e 96 anni. Sono state inoltre comunicate circa 380 guarigioni e quindi sono oltre il 60 percento gli infettati che hanno superato la malattia. I morti più di 400.

Invece nell’intera Emilia-Romagna dall’inizio dell’epidemia si sono registrati 161.163 casi di positività, 1.692 in più rispetto a ieri, su un totale di 15.906 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 10,6 percento. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45 anni.

Su 742 asintomatici, 382 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 75 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 12 con gli screening sierologici, 6 tramite i test pre-ricovero. Per 267 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 436 nuovi casi, poi Modena (291), Reggio Emilia (180), Piacenza (148), Ferrara (139), Rimini (134), Ravenna (117), Parma (85), l’area di Cesena (74), il circondario di Imola (46) e Forlì (42).

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.341 in più rispetto a ieri. Il totale dei guariti sale dunque a quota 96.529. I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi scendono a 57.299 (-725 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 54.380 (-634), il 94,9% del totale dei casi attivi.

Si registrano 76 nuovi decessi: in totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 7.335.

Calano i pazienti ricoverati in terapia intensiva, che sono 201 (-6 rispetto a ieri), e anche quelli negli altri reparti Covid, complessivamente2.718 (-85). Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 14 a Piacenza (invariato rispetto a ieri), 12 a Parma (-2 rispetto a ieri), 17 a Reggio Emilia (-1), 45 a Modena (invariato), 51 a Bologna (-2), 5 a Imola (invariato), 16 a Ferrara (invariato), 19 a Ravenna (invariato), 3 a Forlì (invariato), 1 a Cesena (-1) e 18 a Rimini (invariato).

Dalla bomba di Bologna alla pandemia Covid, 40 anni da medico tra 118 e Rianimazione

Elisoccorso, terapia intensiva e responsabile donazione organi: Alberto Garelli racconta una carriera vissuta in prima linea. Una ferma convinzione: «Sfruttare in modo indecoroso le tecniche moderne per prolungare sofferenze e agonie del paziente credo che sia una delle iatture più grandi nella medicina intensivistica»

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Il dottor Alberto Garelli a bordo dell’elicottero del 118

Alla vigilia del pensionamento gli ex colleghi già lo prendevano in giro dicendo che sarebbe finito a fare l’umarell davanti ai cantieri stradali, ma lui da pensionato parla ancora usando la prima persona plurale e non la terza: dice “noi del reparto” e non “loro dell’ospedale”. Perché quarant’anni passati tra Rianimazione e elisoccorso a Ravenna non si dimenticano in venti giorni. Il dottor Alberto Garelli, medico rianimatore originario di Bologna, è in pensione dall’1 dicembre e quando l’equipe di Terapia intensiva ci ha mandato due righe in redazione per un saluto a sorpresa tramite il nostro sito, ci siamo detti che la sua poteva essere una testimonianza che meritava di essere ascoltata. E gli abbiamo telefonato.

Dottor Garelli, da dove cominciamo?
«8 aprile 1981».

È stato il suo primo giorno di lavoro? Se lo ricorda?
«Me lo ricordo benissimo. Al reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Faenza dove sono rimasto fino al 1994 quando sono passato a Ravenna. Mi ero laureato nel 1979 e cominciai dopo aver fatto un tirocinio pratico di un anno al Sant’Orsola. A quel tempo non era richiesta la scuola di specialità di cinque anni».

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Garelli in turno in Rianimazione a Ravenna

Faenza era un ospedale a tutti gli effetti…
«C’erano tutte le specialità, addirittura due divisioni di chirugia generale. Però Tac e Risonanze non si facevano nemmeno a Ravenna: per un sospetto ictus bisognava andare al “Bellaria” di Bologna. A volte nelle chiacchierate nei turni di notte racconto quei tempi ai giovani specializzandi e non ci credono».

Hotel-Bravo, Hb, è invece la sigla con cui viene indicato l’elicottero del 118 nelle comunicazioni radio. Quando ha cominciato?
«Dal 1987 quando il servizio è stato introdotto in modo regolare dopo un anno di sperimentazione».

Chi c’è a bordo?
«L’equipaggio è composto da quattro persone: il pilota, un assistente di volo che è un infermiere ma si occupa principalmente della sicurezza a terra e delle comunicazioni sanitarie via radio, poi un infermiere e un medico rianimatore che fanno l’intervento vero e proprio. Il personale viene scelto su base volontaria: oggi i medici sono circa 15-20 che ruotano. Tutti fanno una formazione aggiuntiva».

Che lavoro è?
«Sei da solo con l’infermiere, non hai alle spalle il supporto di una struttura ospedaliera: devi prendere decisioni veloci, devi valutare le priorità quando ci sono più feriti e i rinforzi non sono ancora arrivati. La tua decisione può fare la differenza fra la vita e la morte di qualcuno».

RAVENNA 02/08/17. INFORTUNIO SUL LAVORO, OPERAIO CADUTO IN UNA VASCA DI SODA CAUSTICA

E le condizioni di intervento possono anche non essere agevoli…
«In spiaggia d’estate con 40 gradi, in inverno con la neve, in un fosso nel fango: puoi ritrovarti davvero nelle condizioni più difficili. E voli su un mezzo che ha anche qualche rischio. A volte ripenso a quando ho scelto di fare medicina: a chi mi chiedeva perché non facessi il dentista per le ragioni economiche rispondevo che non mi andava di mettere le mani in bocca alla gente…».

La paura di sbagliare un intervento può essere un freno? Il timore di una denuncia dai familiari di un paziente incide sulla serenità del professionista?
«Lei parla della cosiddetta medicina difensiva e tocca un tasto dolente. È innegabile che in certe situazioni i comportamenti di qualcuno siano stati dettati dalla paura di mettersi nei guai. Per una certa diagnosi possono bastare 5 esami? E qualcuno invece ne chiede dieci per stare sicuro. Il vero professionista non lo fa ma è chiaro che questo succede. Di sicuro la medicina d’emergenza vive meno questa situazione perché le decisioni vanno prese in pochi minuti: se aspetti può essere troppo tardi».

Tra i suoi incarichi c’è stato anche quello di referente territoriale per la donazione organi. È un tema di cui si parla poco: com’è la situazione?
«Se ne parla poco perché la gente fatica a parlare della propria morte. Posso dire che in provincia abbiamo sempre raggiunto i livelli previsti dal coordinamento nazionale».

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Il 2 agosto 1980 Alberto Garelli era al Sant’Orsola

Qual è la procedura?
«A parte le donazioni di fegato o di un rene che possono essere fatte da vivente, gli altri organi possono essere espiantati dopo il decesso: parliamo della morte del cervello certificata da criteri neurologici. Ma la morte deve avvenire in ospedale in modo che in Rianimazione si faccia proseguire l’attività del cuore per mantenere irrorati i tessuti il tempo necessario per andare in sala operatoria».

C’è disponibilità a donare?
«Purtroppo sono ancora molti i rifiuti, del soggetto in vita o dei parenti: sinceramente non capirò mai questa scelta. Possiamo solo cercare di fare sensibilizzazione, di fare propaganda a favore di questa procedura. Partendo dai giovani. Ma è un lavoro sul lungo periodo».

Quando è il momento opportuno per toccare l’argomento con gli interessati?
«Non fino a quando la persona è viva perché si potrebbe generare l’errata convinzione che ci sia l’interesse nel portarlo alla morte. E ovviamente non è così. Però dopo il decesso i tempi sono stretti: sei ore, il tempo in cui si può mantenere l’attività del cuore per verificare la conferma della morte cerebrale».

Quasi quarant’anni di carriera. Quali sono stati i momenti più critici?
«Ho cominciato presto: ero un imberbe medico in tirocinio al Sant’Orsola il 2 agosto 1980 quando scoppiò la bomba alla stazione di Bologna. E poi quella volta nel 1998 in cui mi trovai sull’Adriatica in un incidente stradale con tre carabinieri morti sul colpo. Ed ero in reparto a Ravenna nel 2003 quando ci fu l’incendio in Rianimazione».

Elisoccorso 118E poi è arrivata una pandemia. Gli ospedali erano pronti?
«Faccio questo esempio: non possiamo avere autostrade a otto corsie per affrontare gli esodi estivi. Cosa ce ne faremmo nel resto dell’anno? La stessa cosa vale per le dotazioni sanitarie. Purtroppo la gente ha la memoria corta e dimentica quanto è migliorata la tanto criticata sanità pubblica».

Forse ci sono stati troppi tagli?
«Non sono d’accordo. Dobbiamo anche pensare che in certi servizi l’offerta fa la domanda. Mi spiego. Il pronto soccorso di Ravenna quando si è ampliato ha visto aumentare gli accessi perché le persone sanno che c’è una disponibilità. Purtroppo è un reparto in grande sofferenza soprattutto per il mare magnun di accessi impropri».

Cosa succede a chi arriva in terapia intensiva con il Covid?
«Quando arrivano in un reparto così specifico abbiamo visto che nel 95 percento dei casi finiscono per aver bisogno di intubazione tracheale o sedazione e ventilazione meccanica. E la mortalità è alta perché si cerca di dare la ventilazione solo quando è davvero l’ultima possibilità. C’è una ragione. Non parliamo della panacea: la ventilazione meccanica, per come è fatta, può anche peggiorare la situazione di polmoni già compromessi: serve il tempo minimo indispensabile perché il paziente guarisca dall’infezione virale».

Ospedale RavennaNel salutarla, i colleghi di reparto hanno sottolineato la sua “capacità di riconoscere e rispettare la dignità umana anche in situazione critiche”. Da cosa pensa che venga questo apprezzamento?
«Mi fa molto piacere sentirlo dire. Credo si riferiscano a una cosa cui tengo molto: non mi sono mai permesso di accanirmi terapeuticamente su un paziente. Sfruttare in modo indecoroso le capacità che la tecnica moderna ci mette a disposizione per prolungare indebitamente sofferenze e agonie credo che sia una delle iatture più grandi nella medicina intensivistica. Ma non confondiamo questo con l’eutanasia che è tutt’altro. Tutti pazienti hanno diritto a essere curati, non esiste il malato incurabile, ma la cura va proporzionata a tanti aspetti: tipo di malattia, prognosi, età, comorbidità e anche situazioni socio-familiari. E non è una valutazione che può fare il singolo medico ma sempre una equipe: giungere a decisioni di desistenza vuol dire non curarlo in modo eccessivo».

 

Il Natale lascia anche rifiuti nelle case: ecco come smaltirli correttamente

Il filo di luci che non funziona, la carta regalo, l’olio della frittura della cena senza parenti, l’albero spelacchiato: i consigli di Hera per feste green

Pexels Any Lane 5728334Il Natale porta con sé nelle case anche tanti rifiuti da smaltire. Imballaggi in polistirolo, carta e nastri colorati, biglietti augurali, involucri in cartone e plastica, avanzi di cucina. Hera ricorda alcuni consigli per feste all’insegna della sostenibilità ambientale.

Luminarie casalinghe
Se non sono più utilizzabili, le luminarie casalinghe diventano Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e devono essere portate alla stazione ecologica. Lo stesso vale per cellulari, pc, palmari, televisori. Questi apparecchi, infatti, contengono metalli come piombo, cadmio, oro, cobalto, risorse esauribili in natura che, attraverso la raccolta differenziata, possono essere recuperate e riutilizzate.

Carta regalo
La carta regalo variopinta va, invece, nel contenitore grigio dell’indifferenziato, così come i nastri e i fiocchi che decorano i pacchi dono.

Alberi di Natale
Gli abeti senza radici, non più trapiantabili, possono essere trasformati in ottimo fertilizzante da riutilizzare in agricoltura. Hera invita, quindi, i cittadini a conferirli alla stazione ecologica. Nel caso sia attivo nel proprio comune il servizio di ritiro dei rifiuti verdi, è possibile anche chiederne il ritiro gratuito a domicilio chiamando il numero gratuito 800.999.500, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 22 e il sabato dalle 8 alle 18. Se presenti, possono essere conferiti anche nei cassonetti dei rifiuti vegetali (sfalci e potature), ovviamente ridotti in tronchetti per limitarne il volume. Gli alberi sintetici, se non più utilizzabili, devono essere portati alla stazione ecologica.

Rifiuti organici
Corrispondono a circa il 30% di tutti i rifiuti prodotti; dove è presente il servizio di raccolta, è necessario conferirli nel contenitore del rifiuto organico. In alternativa, possono essere riutilizzati attraverso l’uso della compostiera.

Oli esausti
Sono gli oli di frittura, quelli contenuti nei sottoli (verdure o tonno); devono essere raccolti a parte e conferiti negli appositi contenitori stradali oppure alla stazione ecologica. Gli oli vegetali esausti di uso domestico recuperati da Hera vengono inviati, previa lavorazione, alla bioraffineria Eni di Venezia, a Porto Marghera, dove sono convertiti nel biocarburante HVO, uno dei componenti per la produzione di Enidiesel+.

Cartone, vetro e plastica-lattine
Gli scatoloni e gli imballaggi in cartone devono essere ridotti di volume e gettati insieme alla carta. Gli imballaggi in plastica o polistirolo vanno invece inseriti nei contenitori gialli adibiti alla loro raccolta. Se si tratta di imballaggi di grandi dimensioni, la loro destinazione è la stazione ecologica. Nel caso in cui siano sporchi, invece, devono essere conferiti insieme all’indifferenziato. Le bottiglie di vetro vuote vanno conferite negli appositi contenitori: le campane stradali di colore verde. Le lattine e i barattoli che hanno contenuto bevande o cibi in scatola vanno, invece, sciacquati e gettati nel contenitore per la raccolta della plastica.

Per ogni dubbio, c’è il Rifiutologo
In caso di dubbi sul corretto conferimento dei rifiiuti è possibile consultare il Rifiutologo, all’indirizzo www.ilrifiutologo.it, la app scaricabile gratuitamente da tutti gli store oggi integrata con Alexa, l’intelligenza artificiale di Amazon che ora può dirci anche in quale contenitore gettare ogni singolo rifiuto o indicarci la stazione ecologica più vicina. Nel Rifiutologo sono riportate informazioni dettagliate sulla gestione di ogni materiale.

Il primo treno a idrogeno in Italia nel nome di Dante sulla linea Ravenna-Firenze

Si sta lavorando a una sperimentazione per un convoglio con alimentazione innovativa per collegare le due città sfruttando la spinta del 2021, settimo centenario della morte del poeta

FaentinaIl primo treno a idrogeno in Italia potrebbe nascere nel nome di Dante sulla linea tra Firenze e Ravenna. È la sperimentazione a cui stanno lavorando le autorità coinvolte, dalle pubbliche amministrazioni alle società che si occupano di trasporto pubblico. Lo rivela il sindaco Dario Nardella, durante i lavori del Consiglio metropolitano.

Intanto il primo cittadino fiorentino e il collega ravennate, Miche de Pascale, hanno inviato una lettera congiunta a Trenitalia, al ministro Franceschini (Cultura) e alla ministra De Micheli (Infrastrutture), per attivare un servizio di trasporto con un treno unico per legare meglio le città del Sommo Poeta. Perché la realtà dei fatti, al di là delle ambizioni a idrogeno, è che oggi non si riesce a muoversi da una città all’altra senza cambiare treno.

Il 2021 sarà l’anno dantesco con il settimo centenario della morte del poeta. Ma i collegamenti tra la città di nascita e quella di morte potrebbero non agevolare gli scambi. Nardella ha ricordato che le due città sono connesse da un sistema ferroviario abbastanza carente, perché la Faentina non è elettrificata e non c’è neanche un treno unico che le collega. La tratta Firenze-Faenza ha dei limiti strutturali e gallerie piccole che rendono praticamente impossibile elettrificare il percorso. Per questo si possono sperimentare sistemi di trasporto green, attraverso l’idrogeno.

Soddisfatto Giannantoni Mingozzi, presidente di Tcr: «L’alimentazione a idrogeno ha ormai superato la fase sperimentale in molti Paesi europei e può aprirsi anche alla logistica merci ed ai collegamenti ferroviari con i nostri porti, a partire proprio da Ravenna; quindi le convenienze sono di carattere turistico per il traffico passeggeri Firenze-Ravenna con tempi di collegamento più veloci, grande prestigio storico e culturale e condizioni di trasporto agevoli, moderne e “green”, ma possono anche espandersi al commercio ed ai poli produttivi che si trovano nell’orbita delle nostre due città, tra le più conosciute al mondo».

Il vescovo: «Rinunciamo a incontri, viaggi e divertimenti, leciti ma pericolosi»

Il messaggio di auguri di monsignor Lorenzo Ghizzoni ai fedeli della diocesi di Ravenna-Cervia e a tutti i concittadini: «Fratelli e sorelle con tutti, come ci ha ricordato Papa Francesco»

SUPPLICA MADONNA GRECA VESCOVO DI RAVENNA SAGRATO SANTA MARIA IN PORTO COVID RAVENNARiceviamo e pubblichiamo il messaggio di auguri per Natale inviato dal vescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni, a tutta la comunità locale

Cari fedeli della Diocesi di Ravenna Cervia, cari concittadini,

siamo giunti al Natale con tante fatiche e malumori. Il rischio di contagiarci è ancora presente e temiamo per le persone care.

Il male comune che ci rattrista e ci impaurisce in questi giorni, ci chiede di essere attenti al bene comune, al bene di tutti e di ciascuno, senza scartare nessuno, per nessun motivo.

Ma il messaggio del Natale, rappresentato visivamente nel presepio, è forte e ci riempie di speranza, nonostante tutto. Gesù a Betlemme è nato povero e ha voluto farsi piccolo per far sentire importanti i poveri e i piccoli. Si è fatto nostro fratello universale e ci ha dato tutto sé stesso per rivelarci che il nostro Dio è ricco di misericordia, ci ama e ci vuole salvare da tutti i mali, soprattutto dalla morte, vuole che ritorniamo ad essere suoi amici, che sperimentiamo la sua paternità e ci lasciamo riconciliare con lui e tra noi, ritornando ad essere fratelli. Fratelli e sorelle con tutti, come ci ha ricordato Papa Francesco.

Vorrei farvi un augurio concreto, che è anche un impegno: facciamo attenzione alla salute degli altri, prendiamoci cura della loro vita, soprattutto se sono più deboli e fragili di noi; diffondiamo il valore della solidarietà, anche rinunciando a incontri, viaggi, divertimenti, leciti ma pericolosi; alzeremo così il livello di umanità della nostra società, per costruire insieme una civiltà dell’amore che renda la Città dell’uomo sempre più simile alla Città di Dio.

Buon Natale di Gesù fra noi, e grazie a Maria che lo ha fatto nascere

Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo

Piccole startup crescono: ecco le 4 idee di impresa nell’incubatore Colabora

Selezionati i progetti che avranno il supporto della Fondazione Eni Enrico Mattei negli spazi della darsena messi a disposizione dal Comune

Spazio CoLABoRAUn noleggio bici a lungo termine, un nuovo materiale dal riciclo di fibre tessili, una piattaforma per servizi di assistenza agli anziani, l’uso di scarti industriali per mitigare l’inquinamento. Sono, in estrema sintesi, le quattro idee che beneficeranno del programma di incubazione di impresa “Colabora” promosso dal Comune di Ravenna con il supporto della Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem). Le startup potranno avere sei mesi di consulenza, formazione specialistica e una rete di relazioni per far decollare la propria idea imprenditoriale.

La selezione per il bando pubblico si è conclusa venerdì 18 dicembre. Delle quindici idee che hanno risposto alla gara della quarta edizione, dodici hanno ottenuto un punteggio che ha permesso loro di passare allo step successivo: la Startup School, cioè due giornate intense di formazione e lavoro guidate da Feem che hanno portato ad una ulteriore definizione delle idee d’impresa.

Il 18 dicembre i dodici protagonisti di quest’anno hanno presentato i loro progetti, in gergo i pitch, al comitato scientifico composto da Camera di Commercio Ravenna, Eni Joule – la scuola di Eni per l’impresa – e Comune di Ravenna.

Da gennaio a giugno 2021 i quattro team selezionati riceveranno supporto specialistico per la verifica della fattibilità e per lo sviluppo dell’idea di business: formazione manageriale, comunicazione e marketing, consulenza in materia societaria, legale e fiscale, postazioni di lavoro attrezzate, sala riunioni, etc negli spazi in darsena di città.

Economia circolare, nuove tecnologie digitali e sostenibilità sono il filo conduttore delle idee dell’edizione 2020.

Ecco le idee di impresa vincitrici.

Sylvalgae: nato nell’ambito di una tesi di dottorato, il progetto unisce i temi dell’economia circolare e dell’innovazione digitale (intelligenza artificiale ed Internet delle Cose) per mitigare l’inquinamento con l’impiego di scarti industriali e urbani.

Regenstech, il progetto propone la realizzazione di un materiale innovativo derivante dal riciclo di fibre tessili, pelle e affini (scarti di produzione e giacenze di magazzino e abbigliamento usato) e lo sviluppo di una linea produttiva basata sulla manifattura additiva, volta a realizzare una produzione flessibile, senza sprechi e altamente customizzata, partendo dagli scarti.

Naima Care, progetto di innovazione sociale che punta a sviluppare una piattaforma digitale per l’incontro di domanda/offerta di servizi qualificati per anziani o persone non autosufficienti.

La Biga, progetto che vuole incoraggiare la mobilità sostenibile tra i cittadini nelle città medio-grandi,  offrendo un noleggio di biciclette a lungo termine a un prezzo ridotto.

Anche famiglie ravennati nella richiesta danni al Governo per le vittime del Covid

Oltre 500 nuclei familiar assistite dal comitato “Noi Denunceremo” di Bergamo

Covid Casa Riposo AlfonsineSecondo quanto riportano diversi media nazionali, ci sono anche alcune famiglie della provincia di Ravenna tra le circa 500 di varie parti d’Italia che hanno avuto parenti deceduti per Covid e oggi, 23 dicembre, hanno depositato a Roma l’atto di citazione per una causa civile contro la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute. La richiesta di risarcimento danni supera i cento milioni di euro, con calcoli specifici per ogni singolo caso: l’impreparazione iniziale, il presunto ritardo con cui è stato dichiarato lo stato di emergenza, le fasi successive in cui il Comitato tecnico scientifico non è stato sempre ascoltato sarebbero le colpe delle istituzioni che hanno causato un danno ingiusto, cioè la morte delle persone che poteva essere evitata. Le famiglie sono passate alle vie legali, in sede civile, con il supporto del comitato “Noi Denunceremo” di Bergamo.

Cisa dona 40mila euro al Comune per aiutare le famiglie a fare la spesa

L’azienda controllata da Allegion ha voluto dare un contributo per l’acquisto di beni alimentari diprima necessità

Attachment (6)La Cisa di Faenza, controllata dalla multinazionale Allegion, ha donato 40mila euro al Comune per aiutare le famiglie più colpite dall’emergenza sanitaria nell’acquisto di beni alimentari di prima necessità tramite l’assessorato alle Politiche sociali.

«Ringraziamo Cisa – ha detto il sindaco Massimo Isola che questa mattina, assieme all’assessore ai servizi sociali, Davide Agresti, hanno fatto visita allo stabilimento – per questo grande gesto di solidarietà destinato a Faenza che sottolinea quanto l’azienda mantenga un profondo rapporto con l’anima e il cuore con la città dove da sempre ha svolto la sua attività malgrado oggi faccia parte di un colosso internazionale».

Covid in provincia: altri 162 casi ma il tasso di positività dei tamponi è in calo

Il totale dei contagli negli ultimi sette giorni è stato novecento. In terapia intensiva 19 ricoverati: il massimo

Person In Black Shirt Holding White Plastic Tube 3974140La provincia di Ravenna registra oggi, 23 dicembre, altri 162 casi di contagio da virus Sars-Cov-2 portando il totale dell’ultima settimana a novecento e quello da inizio pandemia a 11.577, ma il tasso di positività dei tamponi, cioè la percentuale di positivi sul totale effettuati, è in calo. Nella settimana 14-20 dicembre è stato 7,5: per trovare un dato più basso su base settimanale bisogna andare alla fine di ottobre.

Il dettaglio odierno dice che su 162 casi registrati, 79 avevano sintomi: 153 in isolamento domiciliare e 9 ricoverati. I tamponi eseguiti sono stati 2.055. La Regione ha comunicato quattro decessi: due uomini di 81 e 83 anni e due donne di 93 e 95 anni. In totale 422 morti. Sono state inoltre comunicate circa 500 guarigioni con il totale di chi ha superato la malattia che supera settemila.

Altro dato significativo è l’occupazione di posti letto in terapia intensiva: a oggi si è arrivati a 19 su 34 in provincia, il massimo mai toccato da due mesi.

Un riepilogo settimanale dell’Ausl dice anche che sta scendendo costantemente anche l’incidenza dei nuovi casi ogni diecimila abitanti. Nella stessa settimana citata (14-20 dicembre) sono stati 23,7: procedendo a ritroso erano 27,5 e prima ancora 31 e 33.

In Romagna la performance dei tempi di refertazione dei tamponi entro le 48 ore si attesta sul 78 per cento. Per quanto riguarda l’indicatore relativo alle persone ricoverate, a fine della scorsa settimana la quota di 574 ricoveri (più 30 rispetto alla settimana precedente) mantiene l’azienda oltre il livello rosso del Piano ospedaliero Covid; stazionarie in valore assoluto le terapie intensive mentre è in calo la loro percentuale rispetto al totale dei ricoveri, la percentuale dei ricoverati in terapia intensiva resta inferiore a quella media regionale.

A livello regionale, dall’inizio dell’epidemia da coronavirus si sono registrati 159.472 casi di positività: 1.129 in più rispetto a ieri, su un totale di 17.913 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 6,3 percento. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 47,3 anni.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 247 nuovi casi; a seguire Ravenna (162), Rimini (134), Modena (120), Piacenza (111), Ferrara (101), Reggio Emilia (75), Parma (60). Quindi Cesena e Forlì (entrambi 40) e Imola (39).

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.779 in più rispetto a ieri. Il totale dei guariti sale dunque a quota 94.188.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi scendono a 58.025 (-1.721 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 55.015 (-1.630), quasi il 95% del totale dei casi attivi.

Si registrano 71 nuovi decessi. In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 7.259.

Stabili i pazienti ricoverati in terapia intensiva, che sono 207 (-3 rispetto a ieri), mentre calano (-88) quelli negli altri reparti Covid, complessivamente 2.803. Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 14 a Piacenza (-2 rispetto a ieri), 14 a Parma (invariato), 18 a Reggio Emilia (-1), 45 a Modena (+5), 53 a Bologna (-2), 5 a Imola (-2), 16 a Ferrara (-1), 19 a Ravenna (+1), 3 a Forlì (invariato), 2 a Cesena (invariato) e 18 a Rimini (-1).

Un negozio da pesca e una bottega di ortaggi: storie di giovani che sfidano la crisi

Un 34enne e un 22enne hanno aperto le rispettive attività nel mezzo della pandemia a Bagnacavallo e Cervia con l’appoggio di Confesercenti e Coldiretti. Ecco le loro testimonianze

Nel bel mezzo di una pandemia c’è anche chi non molla i propri obiettivi e sfida la crisi con coraggio e sapendo di rischiare. Da Bagnacavallo e da Cervia arrivano due storie distinte ma accomunate, due giovani che hanno deciso di avviare la propria attività imprenditoriale: un negozio di articoli sportivi da pesca e una bottega per la vendita di ortaggi di propria produzione. Le loro storie le hanno rese note Coldiretti e Confesercenti che li hanno accompagnati nei rispettivi percorsi verso l’inaugurazione.

 

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il Direttore della Confesercenti di Lugo Giancarlo Melandri e Stefano Sberlati

A Bagnacavallo si pesca

«La passione per la pesca mi appartiene da sempre – racconta il 34enne Stefano Sberlati –. Da bambino andavo nei fiumi a pescare con mio padre e da adolescente con gli amici. L’idea del negozio l’avevo da qualche anno e durante il 2020 a causa delle innumerevoli restrizioni ho notato un incremento delle attività sportive tra le quali anche la pesca, così mi sono deciso a iniziare».

“L’Angolo del pescatore” è in via Vecchia Darsena e c’è tutto il materiale necessario per chi volesse approcciarsi al mondo della pesca: esche vive, pellet o mais, galleggianti, ami canne da pesca, lenze e varie attrezzature. I maggiori fornitori sono Ignesti, Tubertini, Maver e Colmic. «Il mio progetto è di risollevare l’interesse per la pesca nei giovanissimi e rigenerare la passione per questo sport. L’idea è di formare una squadra sportiva di giovani per partecipare alle competizioni locali». Confesercenti provinciale fa i migliori auguri a Stefano e lo affiancherà nell’avventura.

 

Attachment (3)A Cervia i sapori del Meridione

L’avventura di Federico Natale, 22enne cesenate residente a Cervia, è cominciata due anni fa: recuperare le antiche varietà di ortaggi tipici del Meridione coltivandoli nel cuore della Romagna. A Capannaguzzo ha sede l’azienda agricola “Podere Natale”, da un mese il giovane imprenditore vende in proprio frutta e ortaggi che produce: il 16 novembre scorso, in via Bologna a Cervia, ha aperto i battenti la bottega “Le Radici” dove «si respira l’amore per due terre, quella di Romagna e quella della Campania della mia nonna, e si valorizzano le nostre radici e le nostre produzioni tipiche».

Natale ha deciso di mettersi in propria dopo aver partecipato a diversi mercati contadini promossi da Coldiretti: «Ho scoperto quanto sia edificante poter raccontare direttamente ai consumatori come nascono i miei prodotti, dare consigli su come utilizzarli al meglio in cucina ed instaurare con il cliente un rapporto di fiducia basato su qualità, sicurezza e trasparenza». L’antico cece nero pugliese, la melanzana rossa, pomodorini vesuviani rossi e gialli, il peperone crusco, il cavolfiore di Modica e la cipolla ramata dell’Irpinia: tutto cresce nei campi cervesi. E grazie alla rete a km zero di Coldiretti, l’imprenditore ha anche allargato la gamma di prodotti presenti in negozio introducendo vino, farine, noci, tutte produzioni di aziende agricole della provincia di Forlì-Cesena e Ravenna, oltre agli agrumi provenienti da un’azienda agricola siciliana di Coldiretti.

Bambino frustato con il cavo del telefono: condannati i genitori e lo zio

Pena di due anni a testa. I fatti nella Bassa Romagna tra 2011 e 2014 su un piccolo in età di scuola elementare. Si attende il ricorso in appello perché la difesa respinge ogni accusa

Maltrattamenti Asilo Nido 2 780x405Per punirlo, anche per questioni di lieve gravita, lo prendevano a frustate con il cavo di ricarica del telefono o della televisione o una corda. I genitori e lo zio di un bambino in età di scuola elementare sono stati condannati in tribunale a Ravenna a due anni a testa per maltrattamenti. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 15mila euro per il curatore speciale del bambino costituitosi per conto dei servizio sociali che lo seguivano. La famiglia è residente nella Bassa Romagna. Gli episodi risalgono al periodo 2011-2014: acqua versata a terra sul pavimento appena pulito, spintoni fra fratelli e altre inezie, tutto era sufficiente per le vergate di punizione.

La notizia è riportata dalle edizioni odierne, 23 dicembre, dei quotidiani locali Corriere Romagna e Resto del Carlino. Si attende il ricorso in appello perché la difesa sostiene che i fatti non corrispondano al vero e lamenta la mancanza di una perizia per valutare l’attendibilità del piccolo.

 

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