lunedì
15 Giugno 2026

Fermato in un controllo per il decreto anticoronavirus, aveva una busta di marijuana

Sequestrata l’auto e denunciato un 29enne ravennate

MarijuanaLo ha fermato una Volante della polizia mentre era alla guida della sua auto in via Romea, a Ravenna. In regola con le prescrizioni del decreto per il contenimento del coronavirus, ma ingiustificatamente nervoso.

Così i poliziotti hanno proceduto a perquisire auto e indumenti dell’uomo, un 29enne ravennate, trovando una busta in carta e cellophane con 24 grammi di marijuana.

Il giovane è stato quindi portato in questura e denunciato per detenzione ai fini di spaccio.

L’auto è stata sequestrata.

«Gli ostacoli alla ripresa post-virus saranno debito pubblico e burocrazia»

L’analisi dell’economista ravennate Sergio Lugaresi: «Il Covid-19 sta agendo su tre binari: il commercio mondiale, il clima di fiducia di famiglie e imprese, gli effetti delle misure di contenimento su domanda e offerta»

Economia E Finanza

Ravennate, classe 1957, laureato in Economia all’ Università di Modena, con dottorati di ricerca all’Università di Bologna, Washington University Saint Louis e Stockholm University, Sergio Lugaresi ha alle spalle una lunga carriera da economista come ricercatore Ispe, economist di International Monetary Fund, dirigente di ricerca Istat, chief economist di Banca di Roma, chief economist di Capitalia, senior vice president di Unicredit, fellow di Centro studi Luca D’Agliano. Fra gli attuali incarichi vannop segnalati: consulente di Abi e European Bank Authority, senior advisor di Oxera Consulting LLP e consigliere di amministrazione IGD spa.

Sergio Lugaresi Economista
L’economista Sergio Lugaresi

Quale saranno gli effetti economici della pandemia? Alcuni economisti hanno studiato cosa successe nel 1918-19 in occasione della famosa influenza “spagnola” (in realtà non originò in Spagna: un bellissimo libro che la racconta è 1918. L’influenza spagnola: La pandemia che cambiò il mondo, di Laura Spinney, Marsilio).
La spagnola colpì in varie ondate e fece tra i 40 e 100 milioni di morti in tutto il mondo. In molti paesi furono prese misure di contenimento simili a quelle che hanno preso in queste settimane l’Italia e poi via via molti altri governi. Purtroppo, però, a quel tempo le statistiche economiche non erano così sviluppate come oggi, sicché l’impatto si può ricavare solo da articoli di giornali dell’epoca e altri archivi disponibili, come quelli amministrativi o delle associazioni caritatevoli. Sia per la scarsa disponibilità di dati economici, sia perché in effetti il numero di vittime fu ingente, l’attenzione si è soffermata soprattutto sull’impatto che l’aumento della mortalità ebbe sulla forza lavoro.

Negli Usa l’impatto fu un aumento temporaneo dei salari. Inoltre, solo negli ultimi decenni si è potuto studiare l’impatto che quella epidemia ebbe sui bambini messi al mondo quell’anno da madri contagiate. L’impatto per queste persone fu in media un aumento delle disabilità fisiche e una diminuzione delle capacità cognitive e quindi un reddito nell’acro della vita inferiore alla media.
Tuttavia, questi effetti è improbabile si ripresentino con il Coronavirus, Infatti la Spagnola aveva caratteristiche molto diverse: 1) intanto scoppiò in un momento molto particolare: la fine della prima Guerra Mondiale, che aveva ridotto temporaneamente la forza lavoro attraverso la coscrizione e permanentemente a causa delle numerose vittime militari e in Europa anche civili; 2) le conoscenze e le tecnologie mediche a disposizione erano assai inferiori a quelle attuali; 3) la Spagnola colpì soprattutto la popolazione nella fascia d’età tra i 18 e 40 anni, mentre il Coronavirus, come sappiamo, colpisce soprattutto nella fascia di età sopra i 70 anni.

Forse più interessante il caso svedese, studiato da altri economisti: la Svezia infatti, durante la Prima Guerra Mondiale, rimase neutrale e non partecipò al conflitto: inoltre, la Svezia aveva già da alcuni decenni un Ufficio Nazionale di Statistica, anche se allora si rilevava il patrimonio (lo stock) ma non il reddito (il flusso annuale).
L’impatto della Spagnola in Svezia fu di aumentare la povertà nel medio periodo e ridurre immediatamente ma permanentemente i redditi da proprietà, ma non ebbe un impatto significativo sui redditi da lavoro, anche se le regioni più colpite soffrirono di più anche in termini di crescita economica.

Il Coronavirus sta agendo economicamente su tre binari che al tempo della Spagnola erano meno importanti o comunque non rilevati: 1) il commercio mondiale; 2) il clima di fiducia di famiglie e imprese; 3) gli effetti delle misure di contenimento sull’offerta e sulla domanda.

Il primo effetto del Coronavirus, manifestatosi inizialmente (e reso noto in ritardo) in Cina con l’isolamento del paese e le restrizioni di viaggio, fu l’inceppamento delle cosiddette “catene del valore”, ossia della fornitura di beni intermedi prodotti in Cina e forniti alle industrie manifatturiere del resto del Mondo: uno shock di offerta. Con il diffondersi delle immagini della gravità dell’epidemia in Cina e il primo manifestarsi del Virus in altri paesi l’impatto si è via via esteso sul clima di fiducia di famiglie e imprese: uno shock sulla domanda (investimenti e propensione al consumo).

Poi via via l’impatto maggiore è venuto dalle misure prese dai governi per contenere il contagio ed evitare il collasso del sistema sanitario nazionale. In un crescendo: proibizione di assembramenti, chiusura delle zone focolaio, chiusura dei luoghi pubblici (ristoranti, teatri, musei ecc.), lavoro a domicilio, quarantene, isolamento, proibizione degli spostamenti al di fuori del proprio comune, chiusura delle attività non essenziali. È uno shock sia sull’offerta che sulla domanda.

Ora l’incertezza maggiore riguarda la durata di e quali misure di contenimento del contagio. I problemi da risolvere sono due: un allentamento troppo repentino potrebbe riportare al riaccendersi di focolai di infezione, soprattutto di fronte all’evidente asincronia dell’infezione pandemica (è quello che successe a Denver all’inizio del 1919).
Il secondo è che finché non sarà disponibile l’antivirus (ossia testato e prodotto in quantità massicce) sono probabili varie ondate di diffusione, come successe con la Spagnola. Un autorevole studio dell’Imperial College, che ha determinato l’abbandono della rischiosa strategia di “immunizzazione di gregge” del governo britannico, stima che l’antivirus non possa essere disponibile prima di 12-18 mesi. Lo studio di Imperial ipotizza che isolamento dei casi e quarantene volontarie rimangano in vigore per tutto il periodo, ma che a seconda dell’andamento dei ricoveri attesi siano ripristinate a intermittenza le misure di distanziamento sociale e la chiusura di scuole e università.

Quale può essere l’impatto immediato di un tale scenario sul Pil italiano? È possibile farsene un’idea con una semplice e approssimativa simulazione sul Pil disaggregato per attività economica, facendo assunzioni sul grado di utilizzo della capacità produttiva di ogni settore (0 totale chiusura, 100 attività come nel 2019) nei mesi di misure più drastiche. Sulla base di evidenza aneddotica e giornalistica ho assunto il grado di capacità produttiva utilizzata in tali mesi variare dal 10% per alberghi e ristoranti, al 50% per industria, al 90% per energia e trasporti e magazzinaggio, le forniture di acqua e il trattamento dei rifiuti, mentre ho assunto invariata l’offerta di agricoltura, telecomunicazioni, finanza e i salari della pubblica amministrazione (che costituiscono il suo valore aggiunto, ossia il suo contributo al Pil).
Se i mesi di misure drastiche fossero 5 (3+1+1) nel 2020, come ipotizzato dallo studio di Imperial College, lo shock negativo sull’offerta sarebbe intorno al 15%. Sono calcoli approssimativi basati su ipotesi imprecise, ma danno una idea della dimensione dell’impatto.

Purtroppo, non è finita qui. Infatti, allo shock sull’offerta va aggiunto lo shock negativo sulla domanda. L’incertezza sul futuro, i timori di dover affrontare tempi duri, le restrizioni alla mobilità, la dimensione globale dell’emergenza e la chiusura dei confini determinano una riduzione degli investimenti, delle esportazioni e della propensione al consumo. Le misure esistenti per affrontare l’emergenza sanitaria (aumento della spesa sanitaria) e gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, reddito di cittadinanza, sussidio di disoccupazione) compensano solo parzialmente tale shock di domanda.

Corovirus Impatto Economia Grafico

Nel grafico (sopra), lo shock negativo di offerta è rappresentato dallo spostamento della curva di offerta da S a S1. A tale spostamento, a parità di domanda, corrisponde un livello di prodotto (il Pil) Q azzurro inferiore a Q nero. Lo spostamento della curva di domanda da D a D1 rappresenta lo shock negativo di domanda. L’equilibrio economico passa da B a C cui corrisponde un livello di prodotto Q rosso, inferiore a Q blu.

Tuttavia, lo scenario dell’Imperial College è pessimistico. Infatti, l’armamentario di misure e strumenti di contenimento della pandemia si sta arricchendo (test intensivi, misurazione di massa della temperatura, tracciamento dei casi) e non sembra necessaria un’alternanza di misure drastiche e lievi. Una volta finita l’emergenza, le misure più drastiche ed economicamente costose potranno essere gradualmente rimosse per essere reintrodotte localmente nel caso di recrudescenza della pandemia.
Nel frattempo, tali misure permetteranno di guadagnare tempo, mentre viene potenziato il sistema sanitario, progredisce la ricerca scientifica sul virus a vengono testati nuovi farmaci. L’immunizzazione di massa, soprattutto dei giovani, spesso portatori sani, dovrebbe aumentare, anche se non vi sono garanzie per ora che possa reggere a mutazioni importanti del virus. Infine, molte imprese stanno reagendo sperimentando nuovi metodi di organizzazione del lavoro, nuove tecnologie o riconvertendo la propria attività.

È perciò ipotizzabile che lo shock di offerta sia minore di quanto abbiamo sopra stimato. Ipotizziamo per esempio che la riduzione temporanea della capacità produttiva duri solo tre mesi (2 più l’alternarsi di varie misure equivalenti a 1 mese di misure drastiche): in questo caso lo shock negativo di offerta potrebbe essere intorno al 9% del PIL.

Ma cosa bisogna aspettarsi nel medio periodo, oltre il 2020-21?
Se gli shock di domanda e offerta fossero puramente temporanei e così i loro effetti, la curva d’offerta potrebbe tornare alla sua posizione iniziale (S) o anche spostata più a destra, poiché la capacità produttiva di alcuni settori sta aumentando (aspiratori, maschere ecc.); anche la curva di domanda potrebbe tornare al suo livello iniziale o anche oltre a sinistra, poiché imprese e famiglie potrebbero recuperare spese che hanno rinviato a causa dell’emergenza.
Questo però è uno scenario ottimistico, che potrebbe avverarsi solo nel caso in cui nessuna impresa fallisce a causa della sospensione delle attività e che nessun lavoratore o lavoratrice diventi disoccupato. I fallimenti di imprese e l’impoverimento delle famiglie metterebbe a dura prova il sistema finanziario.
Le banche centrali e i governi nazionali, incluso il governo italiano, hanno già adottato ingenti misure economiche, monetarie e di vigilanza bancaria a sostegno della liquidità e dei redditi. Le banche hanno annunciato una moratoria sui pagamenti di quest’anno.
Per ora l’intervento italiano non è inferiore a quello di altri paesi: a parità di metriche (cioè includendo le garanzie pubbliche e i crediti attivati), le misure prese dal governo italiano equivalgono al 18% del Pil, superiori a quelli del meno indebitato governo tedesco (15% del Pil).

Ma altri interventi saranno necessari. Tali interventi possono incontrare due ostacoli; 1) l’elevato debito pubblico; 2) la burocrazia. In Europa ora la discussione verte su se e come rimuovere gli ostacoli dell’elevato debito pubblico di alcuni paesi. L’intralcio della burocrazia è competenza dei governi nazionali. Come e in che misura tali ostacoli verranno rimossi determinerà gli effetti di lungo periodo della pandemia e l’intensità della ripresa post-virus.

 

 

 

La Regione recluta medici e infermieri dall’estero per affrontare l’emergenza virus

La manifestazione di interesse è rivolta a medici chirurghi e infermieri iscritti all’albo del Paese di provenienza

Coronavirus OspedaleMedici e infermieri dall’estero per rinforzare la schiera di personale impegnato a fronteggiare, in Emilia-Romagna, l’emergenza Coronavirus. La chiamata giunge dalla Regione, che ha aperto oggi un bando per reclutare operatori sanitari da destinare subito e temporaneamente alle strutture ospedaliere di tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini.

La manifestazione di interesse è rivolta a medici chirurghi e infermieri iscritti all’albo del Paese di provenienza (da qualsiasi parte del mondo), interessati ad esercitare sul territorio regionale la professione conseguita all’estero e regolata da specifiche direttive dell’Unione Europea.

Le Aziende sanitarie e gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico regionali che ne hanno necessità, potranno selezionare, tra i professionisti che manifesteranno interesse, quelli più idonei alle esigenze di cura della popolazione nell’attuale fase emergenziale Covid-19.

«Con questo nuovo bando si rafforza il piano straordinario di assunzioni, che come Regione abbiamo varato dall’inizio dell’emergenza sanitaria e che ci ha permesso di assumere già più di duemila operatori- sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute, Raffele Donini-.  Le Aziende sanitarie e gli Irccs, a partire dalle province più colpite, potranno avvalersi di professionalità provenienti da tutto il mondo, per affiancare e dare sollievo al nostro personale sanitario, già tanto provato in questo periodo critico. Si tratta di un arruolamento di medici temporaneamente in organico al nostro sistema sanitario- prosegue Donini- fermo restando il rapporto con la propria organizzazione di provenienza».

Tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo http://salute.regione.emilia-romagna.it/trasparenza/avvisi-pubblici/professionisti-sanitari-manifestazione-interesse-covid-19

Superluna in cielo: il Planetario spiega cos’è e lancia l’idea “Io osservo da casa”

Tra le 20.08 del 7 aprile e le 4.35 dell’8 il satellite sarà in fase piena nel punto più vicino alla Terra. L’associazione degli astrofili ravennati ha cancellato gli eventi ma la passione per le stelle e la divulgazione si sposta sui social con soci e appassionati

La Luna

Il cielo serale di oggi, 7 aprile, offrirà lo spettacolo della cosiddetta Superluna. Il satellite apparirà particolarmente grande e luminoso «perché – spiega il Planetario di Ravenna dalla sua pagina Fb – si troverà in fase piena e al tempo stesso nel punto più vicino alla Terra. È quello che viene chiamato pseudo-fenomeno astronomico» (a questo link alcune storie di ravennati che abbiamo raccolto in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna).

In tempi di isolamento forzato nelle proprie abitazioni per contrastare il coronavirus, gli astrofili dell’associazione Arar hanno dovuto annullare tutti gli appuntamenti in calendario ma si inventati qualcosa per mantenere i rapporti a distanza tra appassionati. E così è nata “Io osservo da casa”.

«Ci siamo trovati improvvisamente senza poter fare quello che ci riesce meglio e cioè insegnare, divulgare l’astronomia e condividere con altri le nostre osservazioni del cielo – spiega Paolo Alfieri, segretario dell’associazione –. Quelli di noi che hanno un balcone o un giardino hanno iniziato ad osservare il cielo da casa, in solitudine e riscoprendo sia la bellezza del cielo che la tecnologia che ce lo fa osservare e riprendere: telescopi, binocoli, webcam, macchine fotografice. Allora ci siamo detti: perché non condividiamo con tutti queste esperienze?».

E così la passione ha cominciato a viaggiare sui canali social: siti, pagine e gruppi Facebook, Instagram, Whatsapp: «Abbiamo pubblicato spunti, traiettorie di satelliti e della stazione spaziale, proposte di osservazione e ognuno ha postato le proprie foto e commenti. È una rubrica aperta a tutti, non solo ai soci, e tutti possono trarre ulteriori spunti e pubblicare le proprie immagini ed esperienze. È un po’ come essere tornati ad osservare tutti insieme…». Ma non solo: i tanti astrofili hanno realizzato filmati con brevi lezioni e chiacchierate su astronomia e scienza dedicati a chi vuole saperne di più e anche ai più piccoli.

A dare una bella spinta all’entusiasmo è stato quanto successo il 3 aprile. Lo racconta Marco Garoni, presidente dell’Arar: «Da pochissimo è stata attivata la possibilità di comandare a distanza il telescopio del nostro osservatorio, sostanzialmente per fare ricerca in collaborazione con l’Inaf-Osservatorio di Asiago. I lavori necessari, durati un anno, si sono conclusi proprio alla vigilia dello stop imposto dall’emergenza Covid-19. Un colpo di fortuna. E quindi, come ogni venerdì sera, ci siamo virtualmente ritrovati a scambiare due battute, a vedere quanto siamo ingrassati, ma soprattutto ad inaugurare questa nuova attività. Ci siamo trovati online in parecchi. Stefano Moretti era al comando del telescopio e dopo qualche minuto arriva la prima immagine: la cometa Atlas, C/2019 Y4 per gli amici, che in questi giorni si sta avvicinando al Sole. Scoperta il 28 dicembre scorso, forse sarà visibile ad occhio nudo da fine mese. Dopo questa prima foto si è riaccesa la nostra indole di divulgatori».

Poi visto che l’isolamento domiciliare per molti coincide con le interruzioni degli impegni lavorativi, c’è più tempo libero ed è nata un’altra “rubrica”: «Si intitola “Un libro a settimana” nella quale viene recensito e consigliato un libro scientifico da leggere».

La speranza è di riprendere prima possibile la regolare attività e così, per non essere impreparati, l’Arar sta pensando a un “Sun Party” per il 21 giugno: «Il 20 giugno cade il solstizio d’estate e ci piacerebbe, se le condizioni lo permetteranno, una sorta di festa ai giardini del planetario durante la quale, mantenendo rigorosamente tutte le cautele e le distanze che la situazione sanitaria impone, proietteremo su schermi il nostro Sole, lanceremo razzi ad acqua, racconteremo un po’ di astronomia, ci sarà un astro-quiz».

Canna fumaria in fiamme: pompiere cade dal tetto della casa, ricoverato

Il vigile del fuoco non ha mai perso conoscenza e non è in pericolo di vita. Nessun ferito nella famiglia residente

DSC 7622Durante un intervento a Sant’Antonio, per spegnere le fiamme divampate dalla canna fumaria di una casa, un vigile del fuoco è caduto dal tetto. L’incidente è accaduto nella frazione di Ravenna nella notte tra il 6 e il 7 aprile. L’uomo è stato trasportato all’ospedale di Cesena con diversi traumi: non ha mai perso conoscenza e non è in pericolo di vita. L’incendio è partito dalla canna fumaria e ha poi coinvolto il sottotetto in legno anche per via di una buona ventilazione nella zona che ha spinto le fiamme. L’abitazione non è agibile ma non ci sono feriti: sono stati gli stessi abitanti a chiamare il 115.

«A Norimberga quasi tutto chiuso ma le aziende lavorano e si può uscire all’aperto»

Il racconto del ravennate Carlo Vaglio, residente in Germania dalla fine degli anni ‘80. Al tempo della pandemia insegna italiano tramite video-lezioni. «Anche qua si teme recessione e disoccupazione ma c’è ancora un welfare molto efficiente»

Carlo Petra AnnaHa lasciato Ravenna nel 1983 per la Germania, e dopo un po’ di lavori intrapresi fra l’Alto Adige, la Francia e il Canada ha iniziato a risiedervi stabilmente. Oggi Carlo Vaglio, 66 anni, insegnate di italiano e linguistica in istituti superiori e universitari, vive a Altdorf, a una ventina di chilometri da Norimberga, in Baviera, con la compagna Petra che lavora in banca. La figlia Anna invece sta concludendo un master in Scienze sociali ed ha un impiego fisso a Magonza.

Lo abbiamo sentito al telefono di casa, di ritorno da una passeggiata nei boschi nei dintorni della cittadina dove abita.

Allora Carlo potete uscire voi lì in Germania…
«La disposizione delle autorità è quello di uscire il meno possibile da casa, però si può camminare e fare sport da soli oppure con la famiglia. Sono chiusi i parchi gioco per bambini ma le grandi aree verdi sono frequentabili. Ad esempio, il fiume Pegnitz, che pure passa attraverso il centro storico Norimberga, ha sponde verdi e boscose percorribili a piedi, coi pattini, in bicicletta… Anche in questo periodo è per così dire “affollato” di coppie e bambini. Grosso modo il divieto di assembramento viene rispettato anche se gli adolescenti e i più giovani tendono a fare gruppo…».

Ma delle imprese e delle attività commerciali e sociali cosa è stato chiuso?
«Gran parte dei cittadini lavorano. In linea di massima non c’è nessun settore della produzione industriale e dei servizi che sia stato chiuso, a parte le grandi industrie automobilistiche, Volkswagen, Bmw, Mercedes, che però hanno cessato l’attività in modo volontario, per ragioni di sicurezza ma anche di carenze nella filiera dei componenti e per la contrazione globale del mercato. A parte il commercio non alimentare, sono sbarrati negozi, ristoranti e bar, ma anche cinema, teatri, strutture sportive, e le scuole, ormai da tre settimane. Ma le restrizioni più importanti e consistenti sono avvenute con ritardo di almeno una decina di giorni rispetto all’Italia».

Anche le scuole sono chiuse, quindi come porti avanti il tuo lavoro di insegnate?
«A distanza ovviamente. Insegno italiano in una scuola superiore per interpreti e traduttori che è a Erlangen, 50 chilometri da dove abito, che di solito raggiungo con due treni. Adesso sono ben contento di non dovermi muovere. Faccio da casa le stesse ore di prima con video-lezioni al computer. Utilizziamo app tedesche, perché è sconsigliato l’uso di software di colossi dell’informatica come Microsoft e Google, ma non sono proprio efficientissime».

Ma come stanno andando le lezioni a distanza?
«Oggi navighiamo a vista, non possiamo fare compiti in classe, solo colloqui orali, senza vere e proprie valutazioni. Per ora non ci sono normative in merito da parte del Ministero della Cultura bavarese. Gli studenti sbuffano perché è aumentato il carico dei compiti, e anche per noi insegnanti è cresciuto l’impegno per questo incremento di esercizi. Per quanto mi riguarda ci limitiamo a leggere e tradurre testi quasi tutti dedicati alla linguistica e alla storia delle lingue. Non so come faremo con gli scrutini senza valutazioni in corso».

Che fine farà l’anno scolastico. È probabile che non si tornerà più fisicamente in classe?
«Per ora non se ne parla. Figurati che c’è un Land (le Regioni della Federazione Tedesca ndr) del Nord del Paese dove si va ancora a scuola fisicamente. Ogni Land decide le sue particolari regole di restrizione. C’è una forte autonomia decisionale e ogni governatore è sovrano nel campo della sanità e della scuola. In Baviera, ad esempio, ci sono restrizioni molto più estese e stringenti che in altre regioni. In alcuni Land si stanno cominciado a prepara gli esami di maturità, che si terranno normalmente, non a distanza. Ma va detto che le vacanze scolastiche in Germania, come le ferie di chi lavora, sono scaglionate per una lunga parte dell’anno che va da maggio a metà settembre, a seconda delle regioni».

Torniamo all’emergenza sanitaria, in Italia ci si chiede come mai, nonostante un notevole numero di contagi, in Germania si registrino così pochi morti da coronavirus…
«Se ne è discusso anche qua. Non sono molto informato della stampa ma seguo sempre i telegiornali. C’è chi dice che è una conseguenza della struttura della famiglia che vede i giovani andare via dalla casa natale subito dopo la fine delle scuole superiori o per iniziare a lavorare. Per cui le coppie mature e gli anziani tendenziamente vivono soli, non ci sono nuclei familiari affollati come in Italia. E questo potrebbe aver limitato i contagi. Insomma una questione di composizione e dinamica del tessuto sociale. Qualche esperto ha anche avanzato l’ipotesi che il coronavirus in Italia sia di un ceppo particolarmente letale. Ma anche che la Germania ha messo in campo subito un’azione molto efficace di protezione del personale sanitario impiegato nell’emergenza, imparando così dagli errori compiuti all’inizio dell’epidemia con il focolaio in Lombardia».

Parliamo di economia e lavoro, si teme un crisi delle imprese e dell’occupazione, una destabilizzazione sociale?
«C’è una notevole preoccupazione. Già si parla di una perdita di più di 100mila posti di lavoro nel campo automobilistico, nei prossimi anni. E così si parla ormai ufficialmente di recessione economica: se va avanti così si prevede una riduzione della produzione industriale di almeno il 18%, il clima di fiducia dei consumatori è crollato, e lo stesso vale anche per gli scambi di titoli in borsa. D’altra parte in Germania c’è un welfare molto più avanzato rispetto all’Italia per il sostegno delle persone meno abbienti. Da tempo esiste una sorta di quello che adesso in Italia si chiama reddito di cittadinanza che ammonta a oltre 800 euro al mese. Ma se questi soldi non bastano, a chi ne ha diritto, viene pagato anche l’affitto o le bollette. Oggi chi abita in una grande città tedesca ha il problema del caro affitti, non ci sono abbastanza case, spazi abitativi. Un tempo non era così, si tratta di una tendenza emersa una decina d’anni fa, che sta allargando il disagio sociale».

E come viene affrontata la precarietà del lavoro?
«Da molto tempo in Germania c’è molta gente che vive di “lavoretti”, di impieghi precari, senza garanzie. Si possono guadagnare fino a 450 euro al mese con notevoli sgravi fiscali sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. Di solito con due o tre di questi impieghi si riesce a costruire un reddito dignitoso. Anche se non c’è alcuna sicurezza di continuità, perché spesso sono incarichi temporanei, che riguardano principalmente il commercio e la ristorazione. È una zona grigia della società tedesca, un piccolo esercito che conta alcuni milioni di persone per cui la sopravvivenza dell’occupazione è a rischio. Peraltro si tratta di un sistema occupazionale in fase di contrazione perché negli ultimi tempi in Germania c’è sempre più richiesta di personale qualificato ed esperto».

Come è vista in Germania la questione delle coperture finanziarie e degli investimenti della Comunità Europea, della solidarietà economica, rispetto ai rischi di una dura fase di depressione?
«Qui si pensa sia una questione messa in campo e che preme molto a paesi come Italia, Spagna, Francia. E non se ne parla molto, non fa parte dell’attuale dibattito pubblico. Credo sia un atteggiamento della classe politica dominate, in particolare della Cdu, per non prestare il fianco alle critiche degli euroscettici, dei populisti. Dei “coronabond” non si discute proprio per ora, c’è sempre un po’ di allergia, di irritazione, anche nell’opinione pubblica, quando si sente parlare di supportare i paesi europei in difficoltà economica. In questo senso c’è una sintonia fra i governanti e i cittadini elettori, anche se credo che i politici tedeschi responsabili delle iniziative a livello europeo si stiano preparando a un compromesso rispetto alle richieste delle nazioni del sud del continente. Si cerca un equilibrio fra l’interesse dalla nazione e quello della Comunità Europea, perché anche qui si parla di recessione e avanza la paura di una crisi economica e non credo sia intenzione della Germania mettere in discussione la stabilità e le convenienze dell’Europa unita».

Quando pensi di tornare in Italia, dove vieni periodicamente in estate, a Natale, in primavera?
«Mi piacerebbe, come facevo di solito, tornare a Pentecoste, quest’anno cade a giugno. Chissà, lo spero proprio».

Camion fuori strada: il carico di carne finisce sul campo e l’autista in ospedale

Un 47enne in gravi condizioni trasportato in elicottero a Bologna dopo essere stato liberato dai vigili del fuoco

8935ad72 53d7 4fa8 96d1 484283f241fbUn camion frigo con un carico di animali macellati è finito fuori strada alle 6.30 di stamani, 7 aprile, mentre percorreva via Bastia all’altezza di Ca’ di Lugo. Il mezzo pesante non ha coinvolto altri veicoli nell’incidente e al momento non sono note le cause della sbandata. L’autista, un 47enne, è rimasto bloccato nella cabina del veicolo ed è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per estrarlo. L’uomo è in gravi condizioni: con l’elicottero del 118 è stato trasportato all’ospedale di Bologna. Nel violento impatto il cassone del camion si è aperto e il carico di carne è finito sparso sul campo.

L’ex senatore: «Fra poco dovremo capire come pagare pensioni e stipendi pubblici»

La ricetta di Mercatali per il rilancio: «Ho avuto il privilegio di lavorare in parlamento e so che il nostro sarà un Paese da ricostruire»

VIDMER MERCATALI
Vidmer Mercatali

«Fra qualche mese dovremo cominciare a capire come pagare pensioni, reddito di cittadinanza e stipendi pubblici». L’allarme non arriva da un cittadino qualunque, ma dall’ex sindaco di Ravenna ed ex senatore Vidmer Mercatali. «Ho avuto il privilegio di lavorare in parlamento e so che i nostri debiti quando questo maledetto virus mollerà la presa saranno aumentati del 20/30 percento e le entrate calate a picco come non era mai successo dal Dopoguerra. Il nostro sarà un paese in ginocchio, da ricostruire, rimettere in piedi».

Mercatali, su Facebook, chiede quindi di non «sparare stupidaggini» come secondo lui è la sorta di reddito universale richiesto da Grillo.

«Smettiamola con le polemiche, con la ricerca delle colpe del passato, ci si deve sedere oggi tutti attorno a un tavolo: partiti, esperti, imprenditori e lavoratori e mettere in campo tutto ciò che è possibile per ripartire, una vera e propria task force».

Mercatali lancia poi le sue idee: «Serve uno stato forte e autorevole che garantisca l’Europa e le imprese, nel Dopoguerra fu l’Iri con la Cassa del Mezzogiorno a svolgere questa funzione, oggi la deve fare la Cassa Depositi e Prestiti assieme alle banche e in accordo con l’Europa bisogna immettere liquidità e garanzie per chi vuole investire». E ancora: «Una moratoria sulla burocrazia per tre anni rivedendo tutti i meccanismi autorizzativi per le attività imprenditoriali con una grande operazione di modernizzazione tecnologica del paese; un piano Marshall per il turismo, ambiente, beni culturali, agricoltura e prodotti tipici cioè la nostra materia prima forse la più importante nel mondo. Far partire tutte le opere pubbliche già finanziate (oltre 100mld) in tre mesi».

Ritrovato morto lungo l’argine dei Fiumi Uniti il 47enne scomparso a Ponte Nuovo

Dopo due giorni di ricerche. Si tratterebbe di un suicidio

Morto Fiumi UnitiÈ stato ritrovato morto nel pomeriggio di ieri (lunedì 6 aprile) il 47enne scomparso sabato dalla propria abitazione di Ponte Nuovo, alle porte di Ravenna.

Il cadavere è stato ritrovato lungo l’argine dei Fiumi Uniti, dove si erano concentrate le ricerche.

Dai primi accertamenti pare si tratti di un suicidio.

Coronavirus, il decreto del Governo per la liquidità: «400 miliardi di prestiti»

E vengono sospesi i pagamenti fiscali di aprile e maggio

Conte, Non C'è Data Ma Già Programmiamo Fase 2«Con il decreto appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. È una potenza di fuoco». Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa per presentare l’atteso decreto per la liquidità, un pacchetto di norme che punta a garantire risorse alle imprese.

Al centro del provvedimento un Fondo centrale di garanzia, che offre una copertura pubblica ai finanziamenti concessi da banche, società di leasing e intermediari finanziari.

«Basterà dimostrare di avere i requisiti, di avere una partita Iva, l’ultima dichiarazione dei redditi, l’ultima dichiarazione di pagamento delle imposte per ottenere il prestito» perché la «garanzia diventa automatica». Questo meccanismo viene introdotto per aiuti fino ai 25 mila euro, per i quali la garanzia farà capo interamente allo Stato.

In generale, il Fondo centrale di garanzia viene rafforzato con una iniezione di liquidità di 1,5 miliardi di euro. In questo modo, la platea dei beneficiari includerà le aziende fino a 499 dipendenti. Prestiti (con scadenza fino a 6 anni) – per importi fino agli 800 mila euro – saranno garantiti al 100% (per il 90% dallo Stato e per il 10% da Confidi). Prestiti fino a 5 milioni di euro beneficeranno di una garanzia al 90%.

«Abbiamo inoltre deliberato – ha detto Conte – la sospensione di vari pagamenti fiscali e contributi e ritenute anche per i mesi di aprile e maggio». Lo Stato, per il momento, rinuncia a incassare 10 miliardi di euro, scrive Repubblica.it. In particolare, le ritenute sospese ammontano a circa 4,3 miliardi (2,536 miliardi per aprile, inclusi i 950 milioni già sospesi dal decreto Cura Italia, e 1,771 miliardi per maggio, inclusi i 79 milioni già sospesi). A questi importi, andrà aggiunta l’Iva per 4,48 miliardi (2 miliardi per aprile e 2,432 miliardi per maggio).

La scienziata nella Svezia anti-lockdown: «Teoria su basi incerte, io resto a casa»

Daria Dall’Olio si occupa di astrofisica e sta facendo il dottorato di ricerca a Goteborg: vive divisa a metà tra le cronache italiane e la linea del Paese scandinavo che si fida dei cittadini. Chiuse solo università e scuole superiori, palestre e ristoranti aperti, con il consiglio di stare distanti

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Una via del centro di Stoccolma, foto dal sito di Repubblica

La Svezia va avanti come se il coronavirus non esistesse e allora lei, 38enne di Ravenna che vive a Goteborg e legge le cronache italiane, si è fatta il suo lockdown personale. «Chiusa in casa con mio marito e nostro figlio che non ha ancora un anno – dice Daria Dall’Olio, astrofisica e ricercatrice universitaria –. Usciamo per due passi una volta al giorno per salvare la salute mentale e nient’altro. Anche la spesa la facciamo online con consegna a domicilio».

Il primo caso accertato di Covid-19 in Svezia risale all’1 febbraio. Da allora le positività sono diventate oltre seimila e i morti quasi quattrocento. Ma il Governo non ha imposto limitazioni stringenti ai suoi cittadini. Ristoranti, bar, negozi, attività, uffici, aziende, parchi, palestre, cinema: tutto aperto. «Sono chiuse solo università e superiori, cioè le scuole frequentate da chi può restare a casa senza bisogno di un genitore che quindi può continuare a lavorare, soprattutto se fa parte del personale sanitario».

Nelle ultime ore, mentre pubblichiamo questo articolo, sembra farsi largo l’ipotesi di introdurre alcune limitazioni. Finora il Governo, fiducioso nel senso civico dei suoi cittadini, ha ritenuto sufficiente invitare tutti a favorire il telelavoro, osservare le norme del distanziamento sociale tenendosi a 1,5 metri, non radunarsi in più di 50 persone, nei luoghi di ristorazione servizio solo al tavolo. «È vero che generalmente gli svedesi seguono i suggerimenti dalle autorità – dice la scienziata emigrata in Svezia cinque anni fa – ma non scadiamo nello stereotipo: anche qui c’è chi se ne frega. E quando usciamo per la nostra passeggiata si vedono le persone in giro. Autobus e tram sono meno affollati ma in altri contesti non c’è grande differenza rispetto alla situazione precedente al virus». E così per chi ha un orecchio rivolto alle vicende italiane, diventa ancora più difficile: «È straniante. Abbiamo una casa piccola ma abbiamo deciso che è meglio non uscire».

A dettare la linea dello Stato è Anders Tegnell, medico epidemiologo e direttore dell’agenzia di sanità pubblica: si cerca di rallentare l’epidemia perché si pensa che bloccarla sia impossibile e bisognerà conviverci fino al vaccino. Far circolare il virus lentamente per non intasare gli ospedali. «Potrebbe essere anche una posizione all’apparenza con una sua logica – riflette la ravennate – ma fatico ad avere fiducia da quando ho cercato maggiori informazioni sui fondamenti delle sue parole e ho trovato delle contraddizioni. E sono cose che si trovano sulle riviste scientifiche. Ad esempio si sostiene che gli asintomatici non sono un problema. La stessa Oms dice altro». Le voci dissidenti non mancano tra le fila del sistema sanitario svedese. Una lettera firmata da medici e infermieri ha raccolto duemila sottoscrizioni tra cui anche dai vertici della fondazione per il Nobel: «Hanno messo in luce i tagli ai posti letto e al personale».

E poi c’è pur sempre la matematica a cui aggrapparsi: «Non sono un medico ma le curve esponenziali le so leggere bene e quelle non mentono: i casi stanno crescendo come crescono altrove». Non solo la matematica, diventa questione di metodo scientifico: «Quando proponi una teoria nuova questa deve avere un vaglio dalla comunità scientifica. Se non ha nessun appoggio allora cosa stai proponendo?».

Per la ricercatrice si sono ribaltati i ruoli disegnati dagli stereotipi: è lei italiana a essere rigida mentre gli svedesi la prendono con più leggerezza. «Stavo lavorando part-time e ora lavoro da casa cercando di completare il mio dottorato ma non è facile con un bimbo piccolo ancora da allattare. Contavo di concludere a settembre ma forse dovrò rivedere i piani».

In provincia di Ravenna 128 guarigioni cliniche dall’inizio dell’emergenza Covid-19

I decessi sono 41, di cui nessuno registrato nelle ultime 24 ore. Nuovi 20 casi di positività

Tamponi Coronavirus 1280x720Non si sono registrati decessi nelle ultime 24 ore in provincia di Ravenna, dove alle 12 di oggi, 6 aprile, le persone morte con covid-19 sono 41 dall’inizio dell’emergenza.

Sono invece 728  i casi positivi, di cui 330 residenti nel comune capoluogo. Nelle ultime 24 ore sono 20 i nuovi contagiati, 11 donne e 9 uomini. Quindici sono in isolamento domiciliare, gli altri cinque sono ricoverati, nessuno in terapia intensiva. Sul fronte epidemiologico, si tratta principalmente di pazienti che hanno avuto contatti stretti con casi già accertati.

Sempre nelle ultime 24 ore ci sono state 15 guarigioni cliniche (10 uomini e 5 donne) per le quali sono programmati i tamponi di verifica attraverso il sistema drive through. Tra i residenti nel Ravennate dall’inizio dell’infezione si sono verificate 128 guarigioni cliniche, di cui 43 complete, cioè con doppio tampone negativo.

Restano 476 le persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi o rientrate in Italia dall’estero.

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