mercoledì
25 Marzo 2026

Omicidio Minguzzi, appello: interrogate madre e sorella della vittima, parti civili chiedono 3 milioni

Fuori programma inatteso nell’ultima udienza – in corso oggi, 30 settembre – del processo d’appello per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, 21enne di Alfonsine trovato morto l’1 maggio 1987 a distanza di dieci giorni dal rapimento con la richiesta di 300 milioni di lire come riscatto.

Nel corso delle discussioni finali delle parti civili, il presidente della corte d’assise ha sospeso l’intervento dell’avvocata Elisa Fabbri (che rappresenta il fratello della vittima, Gian Carlo) per sentire Rosanna Liverani e Anna Maria Minguzzi, la madre 92enne e la sorella 68enne della vittima.

Poche domande a entrambe incentrate su un punto preciso: l’alibi di uno degli imputati, il 61enne Angelo Del Dotto di Ascoli Piceno, ex carabiniere nella stazione di Alfonsine. Gli altri due uomini alla sbarra sono il 60enne Orazio Tasca di Gela e il 69enne Alfredo Tarroni di Alfonsine. Anche Tasca era carabiniere nella stessa stazione, Tarroni era l’idraulico del paese e loro amico stretto.

Nel corso delle udienze di primo grado a Ravenna, Del Dotto aveva raccontato di aver passato la notte del rapimento in caserma a Alfonsine in turno come piantone e in quella notte avrebbe ricevuto quattro telefonate dalla madre di Pier Paolo. Se così fosse, non avrebbe potuto partecipare al sequestro del 21enne studente universitario di Agraria e carabiniere di leva alla stazione di Mesola (Ferrara).

La circostanza è riemersa nella requisitoria della procura generale e poi l’avvocata Fabbri ha sottolineato che quelle dichiarazioni di Del Dotto erano arrivate in primo grado solo dopo la deposizione del comandante della stazione di Alfonsine, Aurelio Toscano, e non era stato possibile un’ulteriore verifica perché nel frattempo Toscano è deceduto. 

Sul punto delle telefonate notturne Liverani era già stata interrogata in primo grado e oggi non ha fatto altro che ribadire quanto disse all’epoca: «Non ho chiamato i carabinieri quella notte. Mio figlio doveva rientrare verso mezzanotte e dopo ore di preoccupazione alle 5 decisi di chiamare mia figlia Anna Maria per informarla». Quest’ultima ha confermato che a quel punto il marito andò in caserma di persona.

I tre imputati, nuovamente assenti in aula, si sono sempre dichiarati innocenti, negando collegamenti con la vicenda di luglio 1987: l’omicidio di un altro carabiniere che portò a tutti condanne ultraventennali (già scontate). Tarroni, Del Dotto e Tasca furono arrestati in flagranza a Taglio Corelli, frazione di Alfonsine, dopo una sparatoria in cui rimase ucciso il 23enne Sebastiano Vetrano, raggiunto da un colpo sparato da Del Dotto con un revolver di Tarroni. Quello fu il tragico epilogo di un tentativo di estorsione ai danni di un’altra famiglia di Alfonsine, i Contarini.

L’avvocata Fabbri, nelle sue conclusioni, ha sottolineato anche un episodio raccontato dai fratelli della vittima nei loro interrogatori in primo grado: «Quando arrestarono gli autori della tentata estorsione a Contarini a luglio 1987, i familiari di Pier Paolo erano convinti che fosse arrivata la svolta anche per il loro caso, ricordando il sequestratore che si sbagliò e chiese di Contarini in una delle telefonate per il riscatto in aprile del 1987». E invece quando i due fratelli andarono a rendere omaggio alla salma del carabiniere Sebastiano Vetrano, morto nell’operazione Contarini che portò all’arresto dei tre odierni imputati, furono avvicinati dal pubblico ministero Gianluca Chiapponi che gli disse che i tre arrestati per Contarini non erano collegati al loro caso.

All’avvocato Luca Canella (parte civile Rosanna Liveranni) è toccato il compito di riepilogare gli esiti dell’autopsia sul corpo del 21enne per ricordare la tragica morte con cui finì la sua esistenza: strangolato e poi gettato in acqua.

Infine per i familiari ha preso la parola l’avvocato Paolo Cristoferi (parte civile Anna Maria Minguzzi). «La sentenza di primo grado parla di omicidio di mafia come esecuzione, con un tentativo di estorsione successivo messo in scena solo per massimizzare il profitto. Ma la mafia non fa errori quando decide di fare fuori qualcuno: i corpi degli ammazzati dalla mafia non si trovano, non vengono buttati in un corso d’acqua poco profondo con il rischio che affiori poco dopo. E la mafia non ha certo bisogno di inscenare un rapimento per soldi se il suo obiettivo è un’esecuzione».

Nel tentativo di quantificare il danno subìto, le tre parti hanno avanzato ognuna una richiesta di un milione di euro con una provvisionale di 250mila euro.

Quasi 500 atleti delle scuole elementari hanno gareggiato allo stadio Muccinelli

480 giovanissimi atleti nella mattinata di lunedì 29 settembre hanno gareggiato allo stadio Muccinelli di Lugo per l’undicesima edizione di «Corri salta lancia», evento sportivo riservato alle classi IV e V delle scuole primarie di Lugo. Nel corso della manifestazione, i ragazzi si sono cimentati in gare di corsa (sui 60 metri), salto in lungo, lancio del vortex e staffetta 4×200 mista.
L’evento, organizzato da Atletica Lugo e Gpa Lughesina, ha visto primeggiare i piccoli atleti della classe 4°B della scuola primaria «Garibaldi» e della 5°B dell’istituto San Giuseppe, che sono stati premiati con un riconoscimento, grazie al contributo del sindacato Panificatori Artigiani di Ravenna e all’Unione Nazionale Veterani dello Sport – Bassa Romagna.
La manifestazione «Corri salta lancia» è nata undici anni fa per ricordare Pietro Melandri, uno dei fondatori e a lungo dirigente dell’Atletica Lugo, che per tutta la vita ha avuto a cuore la promozione dello sport tra i giovani. A ricordarlo erano presenti i figli, Ivana e Maurizio Melandri, che hanno consegnato la targa del Memorial Pietro Melandri alla scuola primaria San Giuseppe, che ha ottenuto i migliori risultati tra gli istituti partecipanti.
«Il campo sportivo colorato e la tribuna affollata di bambini che tifano i loro compagni restituiscono un’immagine davvero gioiosa dello sport – commenta Daniela Geminiani, assessora all’Infanzia e ai Servizi educativi del Comune di Lugo –. Per questi momenti, che resteranno nei ricordi dei ragazzi, dobbiamo ringraziare gli organizzatori e i docenti che si sono impegnati nella preparazione e nell’accompagnamento degli alunni che hanno partecipato a questo evento sportivo, vissuto in un clima festoso. È stato bello anche ricordare Pietro Melandri, che ho conosciuto personalmente, e che è stato un grande promotore dello sport per le scuole a Lugo. Tra le altre cose, ha ideato il Trofeo Deggiovanni, che dal 1980 coinvolge ogni anno centinaia di ragazzi delle scuole medie del territorio».

I tifosi del Ravenna disertano la trasferta contro la Juventus Next Gen: «No alle squadre B»

I tifosi della Curva Nord del Ravenna annunciano che diserteranno per protesta la trasferta ad Alessandria contro la Juventus Next Gen, in programma domenica 5 ottobre (calcio d’inizio alle 12.30). Si tratta di una partita di cartello dell’ottava giornata del girone B del campionato di calcio nazionale di Serie C, con il Ravenna come noto in testa alla classifica con 18 punti, solo sette in più della Juventus Next Gen, quinta.

«No alle squadre B – si legge in un comunicato dei tifosi della curva -, no a un calcio malato che toglie spazio a città e tifoserie vere. Il calcio che vogliamo è quello fatto di passione, sacrificio, tradizione e rispetto delle piazze. Non quello delle multinazionali che inventano squadre artificiali per giocare sporco. Disertiamo perché il calcio deve essere sano, popolare. Invitiamo tutta la tifoseria a fare lo stesso. Per chi presenzierà pretendiamo che non vengano esposti vessilli giallorossi e non siano prese iniziative personali riguardo il tifo».

Intanto, sono invece già aperte le prevendite per la partita successiva (il Ravenna affronterà due trasferte consecutive), quella in casa della Sambenedettese in programma domenica 12 ottobre alle ore 20.30 allo stadio Riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto. I tagliandi sono già acquistabili in prevendita presso tutti i punti vendita Vivaticket oppure on line, anche su www.ussambenedettese.it.

Anche una fiaccolata per Gaza, da piazza del Popolo fino all’ospedale di Ravenna

Proseguono sul territorio le iniziative a sostegno del popolo palestinese e a favore della pace. Per giovedì 2 ottobre è stata organizzata la “Fiaccolata per la pace per Gaza” che partirà da piazza del Popolo, a Ravenna, e si concluderà di fronte all’ospedale. «Uniamo le nostre voci e i nostri passi – commentano gli organizzatori – per dire basta alla violenza e al massacro del popolo palestinese. Insieme per la pace, la solidarietà e la dignità umana».

La fiaccolata prenderà il via alle 20 in piazza del Popolo e proseguirà lungo il percorso che porta all’ospedale Santa Maria delle Croci, dove alle 21 i partecipanti si uniranno al flash mob nazionale “Luci sulla Palestina” (www.digiunogaza.it), organizzato dalla rete delle operatrici e degli operatori sanitari #DigiunoGaza che promuove un flash mob in 100 ospedali di tutta Italia per esprimere solidarietà al popolo palestinese, condannare il genocidio in corso e ricordare i 1.677 sanitari uccisi a Gaza.

I partecipanti sono invitati a portare una torcia, un lumino o una lampada per illuminare simbolicamente la notte di Gaza.

I promotori della fiaccolata sono: Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Arci, Auser, Casa delle Donne, Comitato per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata Ravenna, Comitato in difesa della Costituzione Ravenna, Comitato per la difesa e la valorizzazione della Costituzione Faenza, Comitato salviamo la Costituzione, Coordinamento per la pace Bagnacavallo, Coordinamento per la democrazia costituzionale prov. Ravenna, Dalla parte dei minori, Federconsumatori, Femminile maschile plurale, Educazione alla pace e alla nonviolenza, Legambiente, Libera, Libertà e giustizia, OverAll Faenza, Rete restiamo umani Bagnacavallo, Sunia, Udi Ravenna.

Omicidio Minguzzi, appello: l’accusa chiede tre ergastoli «per mettere fine a sequela di errori»

Ergastolo per tutti i tre imputati. È la richiesta della procura generale nel processo d’appello per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, un 21enne di Alfonsine, studente di Agraria e terzo genito di una facoltosa famiglia di imprenditori dell’ortofrutta, trovato morto l’1 maggio 1987 a distanza di dieci giorni dal rapimento con la richiesta di 300 milioni di lire come riscatto. L’accusa ha quindi confermato la richiesta di pena già presentata in primo grado in corte d’assise a Ravenna, ma la sentenza di giugno 2022 fu di piena assoluzione.

È in corso a Bologna dalle 10 di oggi, 30 settembre, l’ultima udienza del processo di secondo grado. La giornata si è aperta con la discussione della procura generale. A seguire la parola andrà alle tre parti civili (la madre 91enne, il fratello e la sorella della vittima, tutti presenti in aula come è stato nelle oltre venti udienze cominciate a maggio 2021 in primo grado a Ravenna) e poi alle difese. In serata i giudici potrebbero ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza.

Gli imputati sono il 60enne Orazio Tasca di Gela, il 61enne Angelo Del Dotto di Ascoli Piceno e il 69enne Alfredo Tarroni di Alfonsine. I primi due, all’epoca dei fatti, erano carabinieri in servizio alla stazione di Alfonsine. Il terzo era l’idraulico del paese e loro amico stretto. Nessuno di loro è presente in aula oggi (Del Dotto e Tarroni seguirono il procedimento di primo grado).

«La corte ha la possibilità storica di mettere fine a una sequela di errori», ha detto il pg Massimiliano Rossi al termine di un intervento durato un’ora. Rossi ha incentrato buona parte del suo ragionamento sul confronto con un altro omicidio per cui i tre odierni imputati sono stati condannati: un carabiniere, Sebastiano Vetrano, ammazzato a luglio 1987 al momento del ritiro di un riscatto di denaro estorto a un altro imprenditore di Alfonsine. Secondo le difese, i tre agirono perché vollero sfruttare l’ondata di paura in paese per la morte di Minguzzi.

«Sappiamo che i tre imputati a quel tempo avevano bisogno di soldi – afferma Rossi –. Ma qualcuno che non fosse coinvolto con la vicenda Minguzzi e avesse bisogno di soldi facili non avrebbe avuto alcun valido motivo per accostarsi a quel caso. A cominciare dal dettaglio che chi ha commesso il rapimento Minguzzi non aveva ricavato una lira». Rossi parla delle telefonate a Contarini che furono fatte da Tasca, per sua stessa ammissione: «Se il telefonista del rapimento Minguzzi era un siciliano, perché Tasca che era siciliano avrebbe dovuto mettersi in una posizione di rischio facendo le telefonate a Contarini se non era già l’autore delle telefonate ai Minguzzi?». E infine: «Se era passata la convinzione che l’omicidio di Minguzzi fu opera della mafia, quale persona innocente vorrebbe prendersi il credito di quella vicenda con il rischio di infastidire la mafia?».

Per l’accusa ha preso la parola anche Marilù Gattelli, pubblico ministero del processo di primo grado a Ravenna. Gattelli ha aperto il suo intervento facendo ascoltare un audio, la registrazione di una telefonata arriva alla famiglia Minguzzi il 27 aprile, sei giorni dopo il rapimento: si sente una voce dall’accento siciliano che inizialmente si sbaglia e chiede di Contarini anziché di Minguzzi. «L’estorsore si sbaglia – dice Gattelli – perché ormai Minguzzi era già morto e il rapitore, che aveva bisogno di soldi, già pensava al rapimento succcessivo».

La magistrata ripercorre dettagliatamente alcuni dei punti più controversi emersi nel dibattimento. Non è mai stata disposta una perizia fonica di comparazione tra le telefonate del caso Contarini e quelle del caso Minguzzi, ma si fecero perizia su altre voce; i carabinieri imputati erano frequentatori abituali, fino a quattro volte al giorno, del bar Agip vicino all’abitazione della famiglia Minguzzi per presunti sopralluoghi prima del rapimento; il bisogno di denaro dei tre accusati, che sarebbe il movente dell’azione, dimostrato dai tentativi di prestito respinti dalle banche; i due investigatori che hanno testimoniato di essere stati ostacolati nelle loro indagini.

Fortunale, oltre due anni dopo arrivano i rimborsi. In Bassa Romagna quasi 2 milioni di euro

La Regione Emilia-Romagna ha sbloccato i rimborsi legati al fortunale del 22 luglio 2023. L’Unione dei Comuni della Bassa Romagna provvederà al pagamento dei contributi in favore di cittadini e imprese nelle prossime settimane, una volta ricevute le risorse necessarie.

I risarcimenti ammontano fino a 5mila euro per i danni ai privati e fino a 20mila euro per quelli alle attività economiche e produttive che ne hanno fatto richiesta e che hanno rendicontato le spese sostenute nei tempi e nei modi previsti.

Con decreto del presidente della Regione numero 177 del 17 settembre 2025, nel suo ruolo di commissario delegato all’emergenza, è stato previsto il trasferimento di quasi 2 milioni di euro di risorse del fondo per le emergenze nazionali all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, per la liquidazione dei risarcimenti.

Entreranno così nelle casse dell’Unione, che ha svolto attività di istruttoria e controllo delle richieste di contributo da parte dei danneggiati residenti nei Comuni colpiti, complessivamente 1.639.936,22 milioni di euro, di cui 1.390.937,64 milioni per i danni subiti da soggetti privati e 248.998,58 da attività economiche e produttive.

Lo spettacolo, la cena sul palco e la chiacchierata: al Rasi arrivano i “Trebbi”

Un po’ spettatore e un po’ commensale, chi andrà al Rasi nelle serate dall’1 al 5 ottobre si troverà a vivere un’esperienza teatrale fuori dai soliti ruoli, a cominciare dagli spazi che saranno occupati.

Luigi Dadina, autore, attore e fondatore delle Albe, infatti, ha dato vita a questa serie di “Trebbi” che prevedono cinque appuntamenti, sempre dalle 19, divisi in tre parti: lo spettacolo, alle 20 la cena e poi la chiacchierata con un ospite in chiusura. Del resto, al Rasi e dintorni, da tempo sono state abbattute le tradizionali barriere tra palco e platea e in più di un modo.

Cominciamo dallo spettacolo, che sarà Saturno figlio di Anarchia, dedicato a Saturno Carnoli, intellettuale poliedrico ravennate scomparso per Covid durante la pandemia. «Lo spettacolo è nato come mai mi sarei aspettato – ci racconta Dadina –, dopo la pandemia la compagna di Carnoli, Elisabetta Notari, mi ha contattato chiedendomi se potessi fare qualcosa in memoria del compagno, io lo avevo incrociato dai tempi della militanza degli anni Settanta, sapevo chi era ma non eravamo amici, però mi era sempre piaciuto il fatto che, come me, non fosse mai stato politicamente tra gli “ortodossi”. Così accettai e ho subito chiesto aiuto a chi gli era stato più vicino. Per questo Cesare Albertano mi si è affiancato nella scrittura dello spettacolo, aiutandomi a districarmi tra la marea di cose che Carnoli aveva fatto durante la vita. Parliamo di oltre trenta pubblicazioni, di racconti dei suoi allievi nel periodo in cui fu docente all’Albe Steiner, di interessi e passioni che hanno incrociato la nostra città e la storia del mondo, la sua è stata una vita esemplare. Tra le tante cose di cui si è occupato, mi hanno colpito le storie di lavoratori dell’off-shore che lui ha raccolto nelle serate del Barnum. Da questi materiali abbiamo sviluppato un racconto in sette quadri che ora ripropongo in scena in un dialogo con Paolo Baldini, che è tecnico e musicista».

Dopo lo spettacolo la cena e poi la chiacchierata. «Sì, sulle otto tutti i quaranta spettatori si sposteranno dal ridotto al palco del Rasi, dove i tavoli saranno disposti a ferro di cavallo e dove tutti insieme ceneremo. Tre portate preparate dallo chef Pierpaolo Spadoni, con un menù vegetariano che rielabora la tradizione del territorio. È un’idea che è nata sulla scia dei trebbi che già abbiamo fatto in pineta. Poi, dopo la cena, una chiacchierata con un ospite diverso ogni sera, persone che in qualche modo si collegano ai temi toccati dai quadri dello spettacolo, che stanno facendo cose importanti in città e non sempre sono sufficientemente valorizzate e note».

Ed eccoli i cinque ospiti dell’after dinner: aprirà gli incontri Walter Costa di Tiratura, uno studio grafico che sta lavorando in particolare sull’archeologia industriale e progettando una pubblicazione d’arte sulle Torri Hamon per cui saranno raccolti fondi durante tutte le serate dei Trebbi al Rasi. Ci saranno poi lo scrittore Tahar Lamri, lo “straniero” con il suo sguardo amorevole ma critico sulla città; Luana Vacchi, attivista femminista e autrice, collegata al terzo quadro, ossia le donne di Ravenna così come cantate da Herman Hesse; Marcello Landi, che con l’associazione Disordine lavora da anni alla valorizzazione del mosaico contemporaneo. Infine, si chiude con Suor Anastasia di Gerusalemme, ospite del convento carmelitano, autrice di due libri, che in qualche modo chiuderà il ciclo con un afflato di spiritualità che si lega al settimo quadro, alla soglia tra vita e morte.

Lavori sulla Classicana, chiude uno svincolo in zona Porto Fuori

Proseguono i lavori Anas di ammodernamento della Ss 67 “Tosco Romagnola”, nel tratto da Classe al porto di Ravenna. Per poter eseguire il completamento degli interventi di adeguamento dello svincolo di Porto Fuori, dal 1° ottobre sarà necessario chiudere al traffico le rampe dello svincolo al km 221,800 circa. Fino al termine dei lavori sarà regolarmente fruibile lo svincolo di via Staggi, al km 222,450 della statale.

L’intervento complessivo, del valore di 43 milioni di euro, prevede l’ampliamento di un primo tratto della sezione stradale della Ss 67 “Tosco-Romagnola” per conformarla alla tipologia “B – Extraurbana Principale”, oltre che l’adeguamento degli svincoli esistenti e la razionalizzazione degli accessi, che verranno opportunamente convogliati in apposite controstrade. L’opera, cofinanziata nell’ambito del Piano Operativo Fondo Sviluppo e Coesione Infrastrutture 2014-2020, ha lo scopo di riqualificare e potenziare la funzionalità del nodo di interconnessione tra la viabilità statale ed autostradale con il porto di Ravenna.

Ospedali per Gaza: il 2 ottobre flash mob «contro il genocidio» anche a Ravenna e Faenza

Il 2 ottobre alle 21 si terrà in tutta Italia l’iniziativa “Luci sulla Palestina: 100 ospedali per Gaza”, «flash mob contro il genocidio palestinese a Gaza», promosso dal personale sanitario delle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza. Secondo appuntamento, dopo la Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio palestinese del 28 agosto alla quale avevano partecipato oltre 30 mila operatrici e operatori del Servizio Sanitario.

«Giovedì sera – spiega il comitato promotore – accenderemo insieme, in tutta Italia, torce, lampade, lumini, candele per illuminare simbolicamente la notte di Gaza e ricordare gli oltre 60 mila palestinesi uccisi in questi ultimi due anni dall’esercito israeliano, tra cui 1.677 sanitari i cui nomi ricorderemo durante il flash mob, in una lettura a staffetta tra le regioni».

Gli ospedali coinvolti al momento sono circa 180 (tra cui, in provincia, quelli di Ravenna e Faenza), sparsi su tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta e si stima che saranno decine di migliaia le lavoratrici e i lavoratori della sanità che parteciperanno. Lombardia, Toscana, Sardegna, Puglia, Lazio e Emilia Romagna le regioni che contano il numero di adesioni più alto. Molte anche le associazioni e i sindacati che saranno presenti al flash mob in tutta Italia.

Stava cercando di rivendere la merce appena rubata in negozio: arrestato un 28enne

Stava tentando di vendere in strada articoli di abbigliamento appena rubati in un negozio del centro. La polizia lo ha però bloccato e arrestato. È successo sabato scorso a Ravenna.

Gli agenti sono intervenuti grazia e una segnalazione alla sala operativa su movimenti considerati sospetti del ragazzo poi finito in manette per il reato di furto aggravato. Si tratta di un 28enne di nazionalità tunisina. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Ravenna.

La merce rubata è stata riconsegnata al negozio.

Il bilancio di sostenibilità della cooperativa Gemos. Recuperate oltre 56mila porzioni di cibo nel 2024

Gemos – cooperativa specializzata nella ristorazione collettiva e commerciale, attiva nell’erogazione di pasti per scuole, università, strutture sanitarie e aziende del settore pubblico e privato – ha presentato, oggi (29 settembre) al ridotto del teatro Masini di Faenza il nuovo bilancio di sostenibilità.

Il nilancio nasce da un ampio percorso di coinvolgimento degli stakeholder: 2.181 interlocutori hanno preso parte alla fase di consultazione, con 742 questionari compilati. Un’analisi che ha consentito di mappare priorità e aspettative in linea con gli standard europei e gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030.

Con 1.820 dipendenti, di cui l’86,7% donne, Gemos si conferma una realtà a forte presenza femminile. Nel 2024 sono state erogate oltre 11 mila ore di formazione a lavoratrici e lavoratori e sono stati attivati 49 progetti di tirocinio. Importante anche il sostegno ai giovani: 24 borse di studio sono state assegnate a studenti meritevoli. Alla solidarietà si affianca l’impegno contro lo spreco alimentare, con più di 56 mila porzioni di cibo recuperate e destinate a donazioni verso realtà sociali del territorio.

Nel corso del 2024 è stata condotta la prima indagine interna sulla percezione della parità di genere e sugli episodi di abuso. Dai risultati emerge che il 94% dei lavoratori non riscontra disparità di genere in azienda, mentre il 42% guarda con favore alle opportunità di crescita e inclusione. Un impegno che si inserisce nel piano triennale per la Parità di Genere già certificato secondo la norma Uni PdR 125:2022.

Sul fronte ambientale, il 25% dei prodotti alimentari è certificato BIO, DOP o IGP, mentre il 100% dell’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili. Nel 2024 sono state recuperate 5 tonnellate di olio vegetale esausto per la produzione di biocarburante grazie alla collaborazione con Hera Spa che è promotrice del progetto e, nell’ultimo triennio, le emissioni climalteranti si sono ridotte del 6,9%. L’energia complessiva consumata è stata pari a 3.654 TEP.

Dal documento «emerge chiaramente come il modello di business di Gemos sia solido e collaudato – si legge in una nota inviata alla stampa dalla cooperativa -, orientato a garantire un’occupazione stabile e di qualità, creando al tempo stesso valore per l’intera comunità. La presentazione del Bilancio di Sostenibilità ha sottolineato come la cooperativa, pur muovendosi in un contesto globale segnato da incertezze e ritardi rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030, continui a investire con coerenza nelle persone, nell’inclusione e nella tutela dell’ambiente, rafforzando così il proprio ruolo di motore di cambiamento positivo».

Mirella Paglierani, presidente di Gemos, ha sottolineato: «Il percorso che ci ha portato a festeggiare i nostri primi cinquant’anni è stato guidato da due valori imprescindibili: la crescita e l’attenzione agli aspetti sociali. Abbiamo saputo coniugare l’efficienza gestionale con la centralità delle persone, costruendo nel tempo un modello di cooperazione capace di guardare al futuro senza dimenticare le nostre radici e le persone che ogni giorno con il loro lavoro hanno contribuito e contribuiscono a costruire questo risultato».

Chiusa a Sant’Alberto una casa famiglia per anziani abusiva: multa di 400 euro per la titolare

La polizia locale, coadiuvata da un medico dell’Ausl di Ravenna, è intervenuta la scorsa settimana a Sant’Alberto a seguito di una segnalazione per la sospetta apertura di una “casa famiglia” per anziani in un’abitazione privata, rivelatasi poi essere effettivamente abusiva.

Gli agenti, infatti, hanno potuto constatare che una cittadina italiana di origine moldava, già titolare di un’altra struttura per anziani a Ravenna – la cui attività era nel frattempo cessata – aveva trasferito gli ospiti presso la propria abitazione, avviando attività socio-assistenziale per anziani in assenza dei titoli abilitativi. Alla donna è stata comminata una sanzione amministrativa di oltre 400 euro e il Comune di Ravenna ha disposto il divieto di prosecuzione dell’attività.

Gli anziani ospitati, in buone condizioni igienico-sanitarie, con l’ausilio dei servizi sociali, sono stati affidati ai loro familiari.

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