venerdì
08 Maggio 2026

Ubriaco, si masturba davanti al negozio di alimentari: denunciato dalla polizia

Nell’esercizio anche la figlia di solo 4 anni del titolare. L’esibizionista, 34enne, già con precedenti

Si è abbassato i pantaloni e ha iniziato a masturbarsi davanti alle vetrine di un negozio di generi alimentari, dove era presenta anche la figlia di 4 anni del titolare. L’episodio è avvenuto in via Tommaso Gulli e a porre fine alla vicenda è stata una volante della polizia, allertata da una passante.

A essere denunciato per atti osceni aggravati (oltre che per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato) è stato un tunisino di 34 anni senza fissa dimora, già noto agli agenti per i suoi numerosi precedenti. L’uomo è stato anche multato per ubriachezza molesta.

Improvvisazioni teatrali, letture dantesche e aperitivi in via Mazzini

Novità in centro a Ravenna, giovedì 26 e venerdì 27 luglio

ViamazziniIn occasione della rassegna estiva “Ravenna bella di sera” si anima anche via Mazzini, tra le strade del centro di Ravenna che negli ultimi anni ha registrato più fermento dal punto di vista imprenditoriale.

L’appuntamento è con “RidonDante”, incontri tra cibo, musica e cultura: giovedì 26 dalle 21.30 improvvisazione teatrale a cura di Officina della Musica; venerdì 27 letture dantesche alla libreria Momo, prima per bambini (dalle 17.30), poi in strada a cura di Andrea Treré (dalle 21.30).

In entrambe le serate aperitivi speciali con tagliere alla Luna di Pane “Food & Wine”; venerdì dalle 18.15 anche la merenda alla gelateria Il Divino.

200 biglietti gratuiti per assistere all’Italian Opera Academy di Muti

Gli ingressi a teatro, offerti dalla Fondazione Gardini, sono disponibili fino a esaurimento, dalle ore 8.30 di martedì 24 luglio, alla biglietteria dell’Alighieri

Polykov Muti Academy
Oleksandr Poliykov allievo del Maestro Muti all’Italian Opera Academy 2018 (foto Silvia Lelli)

Nei giorni scorsi ha preso il via l’Italian Opera Accademy 2018, promossa e guidata da Riccardo Muti a Ravenna per la formazione di giovani direttori d’orchestra e strumentisti assistenti d’orchestra, quest’anno dedicata allo studio del Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo il concerto del 23 luglio offerto alla città dal Maestro Muti all’amico Raul Gardini, in occasione della quarta giornata di stage, martedì 24 luglio, il pubblico avrà l’occasione di assistere alle prove di cantanti e orchestra, grazie a 200 biglietti d’ingresso gratuiti al Teatro Alighieri, offerti dalla Fondazione Gardini, sponsor principale della IV edizione di questa accademia di alta formazione musicale. I biglietti sono disponibili domani, martedì mattina dalle ore 8.30 (massimo due a persona fino a esaurimento posti) alla biglietteria del teatro.
Lo stage aperto al pubblico prenderà il via con la sala cantanti, dalle 9.30 alle 10.45, e le prove con l’orchestra, dalle 11 alle 13.30 e poi dalle 16 alle 19. Accanto al Maestro Muti sono impegnati nelle lezioni i giovani allievi selezionati: quattro direttori d’orchestra (sono nati rispettivamente a Hong Kong e in Germania Pak Lok Alvin Ho e John Lidfors, ma entrambi lavorano negli Stati Uniti; statunitense anche Wilbur Lin, mentre Oleksandr Poliykov è ucraino) e quattro pianisti (gli italiani Alessandro Boeri, Andrea Chinaglia, Luca Spinosa e la coreana Jeong Jieun).

 

Il pilota del Falcon 900 del Contadino: «In volo leggeva e pensava»

Parla Giambattista Morigi che ha lavorato per la flotta privata del gruppo Ferruzzi. Il giudice Di Pietro era convinto che avesse trasportato parte della maxi tangente Enimont

Raul Gardini Carlo Sma
Raul Gardini con il cognato Carlo Sama: il marito di Alessandra Ferruzzi era uno dei 16 dirigenti dell’impero che avevano a disposizione gli aerei per gli spostamenti di lavoro

Per quasi otto anni Giambattista Morigi è stato uno dei piloti dell’aereo che ha portato Raul Gardini nei cieli del mondo. Due volte è stato chiamato a testimoniare in tribunale a Milano al processo Enimont perché qualcuno in procura era convinto che a bordo avesse trasportato anche le valigette con i miliardi della maxi tangente. «Anni dopo incontrai Di Pietro al bar dell’aeroporto di Linate e gli ricordai chi ero. Quando gli dissi che avevo preso un podere di terra e facevo il contadino, lui si mise a ridere e mi disse “ecco dove era finita la valigetta che mancava”. Ma io gli ricordai che anche lui faceva l’agricoltore…».

In effetti il 74enne Morigi, originario di Bagnacavallo e noto ai più come Gianni, coltiva un appezzamento di otto ettari a Castiglione di Cervia da quando ancora volava: «A 60 anni la legge imponeva di smettere e con mia moglie avevamo già investito per avviare un’azienda agricola». Entrò nel gruppo Ferruzzi-Montedison perché affascinato da quel Contadino – soprannome poco amato da Gardini – che stava emergendo nell’imprenditoria italiana: «Lavoravo per la compagnia privata Gitanair del cavaliere Attilio Monti e cominciai a sentir voci su Gardini. Le sue idee mi piacevano, era in anticipo sui tempi: parlava di futuro e di agricoltura e di ambiente, temi vicini a me che sono laureato in Geologia». Una prima impressione poi confermata dalla conoscenza: «Prima degli anni ’90 mi disse che l’acqua sarebbe diventata l’oro del futuro».

Nel periodo di massima espansione la flotta privata del gruppo contava sei aerei, due elicotteri e uno staff di 49 persone: «Eravamo 19 piloti, poi gli amministrativi che facevano i turni per coprire le 24 ore, i tecnici e le hostess anche se Gardini non le gradiva molto a bordo». Base operativa e logistica all’aeroporto di Forlì. Reperibilità costante: «C’erano 16 dirigenti che potevano disporre degli aerei e qualcuno pronto a partire dove esserci sempre. A volte il preavviso era solo di un paio di ore quindi si viveva con una borsa in auto».

Falcon 900
Un jet Dessault Falcon 900, uno degli arei (erano 6) della flotta del Gruppo Ferruzzi  di stanza all’aereoporto di Forlì che Raul Gardini utilizzava per i suoi frequenti spostamenti in giro per il mondo

L’aereo usato da Gardini era un Falcon 900 che all’epoca costava 35-40 milioni di dollari: «Paragonato al mondo delle auto era l’equivalente di una Mercedes super accessoriata. Serviva per comodità di spostamenti ma anche come messaggio da mandare alla concorrenza». Di solito a bordo il tycoon passava il tempo impegnato nel lavoro: «Leggeva e pensava. È sempre stato un sognatore con la mente proiettata in avanti, mi affascinava vedere che era più attirato dal gusto dell’avventura che dai soldi». Sempre pronta la battuta in dialetto romagnolo «ma a volte facevo fatica a capire se scherzasse, come quella volta che mi disse che votava per i Verdi. Sarà stato vero? Non l’ho mai saputo».

Tra gli ospiti frequenti a bordo c’era il cane Tod – «Andammo in Scozia a prenderlo in aereo ma era di un dirigente dell’agricoltura e credo che oltre al cane fosse una scusa per parlare di affari» – ma anche colleghi o imprenditori: «In quel caso pranzi con ogni lusso. Se era da solo l’ho visto più di una volta prendere tagliere e coltello e affettare del salame o formaggio Grana». Solo uno dei tanti aneddoti vissuti da Morigi. Come quel giorno che «il dottore» – così lo chiamava a differenza dI altri colleghi più spacconi che osavano un confidenziale Raul – salì a bordo e ordinò di tornare a casa: «Ci dirigemmo a Forlì e solo all’arrivo mi disse che intendeva a casa a Venezia. Poco male, ci girammo e in 10 minuti eravamo a Venezia».

L’ultimo volo con I-Mtde – la targa che stava per Italia-Montedison e contrassegnava il jet – fu un rientro dalla Francia all’Italia, la settimana prima della morte: «Sul piazzale dell’aeroporto di Parigi lo vidi molto amareggiato ma non chiesi niente. Non l’ho più rivisto». Il 23 luglio di 25 anni fa Morigi era in Svizzera con uno degli avvocati di Gardini: «Stavano cercando di recuperare materiale per consentire al dottore di essere interrogato dai magistrati».

La tesi del suicidio per Morigi regge: «Non mi ha stupito. L’ho sempre visto come uno di quei romagnoli di una volta, orgoglioso e galantuomo, come l’aveva chiamato il cavaliere Monti, che non voleva farsi danneggiare da un’accusa grave. Ci sono però tanti modi per spingere qualcuno a spararsi».

Temporali, fulmini, grandine: allerta meteo per 24 ore nel comune di Ravenna

Fino alla mezzanotte di lunedì 23, vietato accedere a dighe e moli in caso di maltempo

Dalla mezzanotte di oggi, domenica 22 luglio, alla mezzanotte di domani, lunedì 23, sarà attiva nel territorio del comune di Ravenna l’allerta meteo numero 72, per criticità idrogeologica per temporali, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia Romagna. L’allerta è gialla.

L’allerta parla di “fenomeni temporaleschi ai quali si possono associare fulminazioni, eventi grandinigeni e un temporaneo rinforzo della ventilazione”, per questo motivo la Capitaneria di porto di Ravenna sensibilizza la cittadinanza al rispetto della propria Ordinanza n° 02/2014, che, tra l’altro, prevede il divieto di accesso alle dighe foranee e sui moli guardiani del porto di Ravenna, in caso di condizioni metereologiche avverse.

Il Moro di Venezia illuminato in modo speciale a 25 anni dalla morte di Gardini

E in Darsena Pop Up è stata allestita una mostra fotografica sull’epopea sportiva dell’imprenditore

Mostra Gardini In Darsena Pop UpIl 23 luglio cadranno i 25 anni dalla morte di Raul Gardini, l’imprenditore che più di ogni altro ha lasciato il segno a Ravenna e uno dei più importanti manager della storia italiana. Per celebrarlo Darsena Pop Up ha allestito una serie di fotografie che riprendono soprattutto la sua epopea sportiva, con il Moro di Venezia. La mostra è già visitabile in Darsena a Ravenna.

Ma non è tutto: in collaborazione con Autorità Portuale, un altro segno in ricordo di Gardini si terrà nella serata del 23 (quando è in programma anche il concerto del maestro Muti al teatro Alighieri): il Moro di Venezia – che si trova esposto nella sede di via Antico Squero, dall’altra parte del canale rispetto a Darsena Pop Up – sarà più visibile delle altre sere. La livrea, appositamente pulita e lucidata per l’occasione, sarà illuminata e Ap per favorirne la visione spegnerà le luci della sue sede. Il Moro brillerà quindi come una luce nel buio, riflettendosi nelle acque della Darsena di città.

Per il futuro è allo studio un progetto di Comune e Autorità portuale per portare il Moro in testata, per essere ancora più visibile.

Condannato in giugno per un furto del 2011: rintracciato un mese dopo e incarcerato

Un pregiudicato di 34 anni dovrà ora scontare la pena definitiva di nove mesi

Era stato condannato lo scorso 18 giugno per un furto commesso, insieme ad altri, nell’ormai lontano 2011, a Ravenna, tra via delle Industrie e il cimitero monumentale.

L’uomo, un pregiudicato ravennate di 34 anni, è stato rintracciato nella serata del 20 luglio dalla polizia che lo ha quindi arrestato e portato in carcere, dove dovrà scontare la pena definitiva di nove mesi di reclusione.

Sofia Collinelli convocata a un collegiale azzurro: Mondiali Juniores nel mirino

Ciclismo / Reduce dal ventesimo posto agli Europei di categoria, la ravennate classe 2001 vestirà la maglia azzurro a Livigno dal 24 al 31 luglio

Sofia Collinelli Vo2 Team Pink
Sofia Collinelli con la maglia della squadra piacentina Vo2 Team Pink

Prosegue il brillante periodo di Sofia Collinelli, che coglie importanti piazzamenti e soprattutto da martedì 24 luglio vestirà la maglia azzurra per un collegiale in altura a Livigno, in provincia di Sondrio, che durerà fino al 31 luglio. La ravennate classe 2001, figlia d’arte (papà Andrea è stato oro olimpico ad Atlanta 1996 nell’Inseguimento individuale), è stata infatti convocata nella nazionale Juniores dal coordinatore Davide Cassani, su indicazione del Commissario tecnico Edoardo Salvoldi. Oltre alla giovanissima atleta del team piacentino Vo2 Team Pink, nella squadra diretta dal collaboratore tecnico Paolo Sangalli sono comprese Camilla Alessio (Team Lady Zuliani), Giorgia Catarzi (Zhiraf Guerciotti Selle Italia), Arianna Corino (Vo2 Team Pink), Vittoria Guazzini (Zhiraf Guerciotti Selle Italia), Gloria Scarsi (Valcar Pbm), Matilde Vitillo (Racconigi Cycling Team) e Silvia Zanardi (Vo2 Team Pink).

Sofia è reduce da una buona quinta posizione nella sua categoria (sedicesima assoluta) a Sarcedo, in provincia di Vicenza, conquistata nel 3° Memorial Valeria Cappellotto (166 iscritte) e soprattutto dal ventesimo posto agli Europei su strada Juniores di Zilin, in Repubblica Ceca. «L’Europeo ha rappresentato un’esperienza bellissima – spiega – il percorso era molto duro, ho dato il massimo. La corsa è iniziata subito fortissimo e dopo il primo giro la fuga era già andata via. Ho tenuto fino alla fine e ho cercato di aiutare la squadra. Sono molto contenta per l’argento di Vittoria Guazzini. E’ stata un’emozione unica, questa esperienza mi ha insegnato a non mollare mai e a lottare fino alla fine. Inoltre, mi è piaciuto molto lo spirito di gruppo».

Nel mirino di Collinelli adesso già il bersaglio più grosso, quello del Mondiale Juniores in programma a Innsbruck, in Austria: la corsa su strada della sua categoria è prevista per il 27 settembre. Grazie alla convocazione per il collegiale azzurro, il cammino di Sofia verso la più importante competizione della stagionale è cominciato con il piede giusto.

Martedì 24 inizia la campagna abbonamenti di Porto Robur Costa e Olimpia Teodora

Volley / Fino a sabato 28 luglio ci sarà la prelazione per i vecchi abbonati, dal 31 luglio il tesseramento sarà libero. A un prezzo conveniente sarà possibile abbonarsi sia per la squadra maschile di Superlega, sia per quella femminile di A2

Infografica Abbonamenti 2018 2019
L’infografica della campagna abbonamenti di Porto Robue Costa e Olimpia Teodora

#uncampionatostRAordinario è lo slogan scelto dalle due società ravennati per il lancio della nuova campagna congiunta di abbonamenti. Da martedì prossimo, 24 luglio, sarà infatti possibile acquistare le tessere stagionali per le partite casalinghe di Porto Robur Costa e Olimpia Teodora. L’abbonamento di Superlega maschile comprende le partite di regular season, a esclusione della giornata giallorossa, che si giocherà il 3 marzo 2019 contro Sir Safety Perugia, e degli eventuali playoff. L’abbonamento di serie A2 femminile invece comprende sia le partite di regular season, sia gli eventuali playoff.

Si parte con la prelazione per i vecchi abbonati, da martedì 24 a venerdì 27 luglio, negli orari 10-13 e 17-19, e sabato 28 luglio, dalle 8.30 alle 12.00, nella sede di Via Trieste 86. Da martedì 31 luglio si aprirà invece la campagna per i nuovi abbonati, che si concluderà mercoledì 3 ottobre per quanto riguarda l’Olimpia Teodora e mercoledì 10 ottobre per il Porto Robur Costa. Gli orari saranno i seguenti: lunedì-venerdì 10-13 e 17-19, sabato 8.30-12.

La grande novità della stagione 2018/2019 è la possibilità di acquistare a un prezzo conveniente l’abbonamento “DOPPIO” che consente l’accesso stagionale sia alle partite della Porto Robur Costa, sia a quelle dell’Olimpia Teodora. Altra importante novità per il pubblico della Superlega sarà la tribuna unica sugli spalti del Pala De André: eliminando la divisione tra distinti e gradinata il pubblico avrà la possibilità di non perdersi neanche un pallone dai posti migliori al prezzo della gradinata. Infine, per i primi cinquanta abbonati (esclusa la prelazione) ci sarà un ulteriore sconto di 10 euro sul costo dell’abbonamento.

Questi i prezzi delle tessere stagionali

Assieme Porto Robur Costa (Superlega) e Olimpia Teodora (Serie A2 femminile):

Doppio Vip € 280,00
Doppio Vip Prelazione Vecchi Abbonati (Superlega, A2 F O Entrambi) € 250,00
Doppio Vip Gradinata Unica Prelazione Vecchi Abbonati € 150,00
Doppio Nuovi Abbonati € 180,00
Doppio Ridotto € 140,00
Doppio Young (Anno 2001-2006) € 70,00

Solo Porto Robur Costa (Superlega):

Superlega Vip € 200,00
Superlega Vip Prelazione Vecchi Abbonati € 180,00
Superlega Gradinata Unica € 100,00
Superlega Gradinata Unica Prelazione Vecchi Abbonati € 80,00
Superlega Gradinata Ravenna Volley Supporters € 80,00
Superlega Ridotto (Over 65) € 80,00
Superlega Young (Anno 2001-2006) € 50,00

Solo Olimpia Teodora (Serie A2 femminile):

A2F Vip € 100,00
A2F Vip Prelazione Vecchi Abbonati € 80,00
A2F Ridotto (Over 65) € 60,00
A2F Young (Anno 2001-2006) € 30,00

A Cervia tornano il corteo storico e la rievocazione della Rotta del Sale

Per l’occasione verrà presentato anche un nuovo prodotto turistico, un percorso ciclabile che unisce la città romagnola a Venezia

Rotta Del Sale 24 Lug 2018 Locandina 1Martedì 24 luglio dalle 21 dall’area dei Magazzini del Sale, a Cervia, torna l’appuntamento con “La rotta del Sale”, manifestazione che rievoca il periodo in cui l’influsso veneziano su Cervia vedeva la presenza in loco di un podestà che dipendeva dalla Signoria veneta. Uno spettacolo suggestivo che riporta indietro nel tempo con un corteo in costume che percorrerà le principali vie del centro storico.
Alla fine del percorso il corteo giungerà nel piazzale dei Salinari per assistere al carico del sale sulle barche storiche che partiranno alla volta della Repubblica di Venezia.

La serata partirà con il saluto delle autorità già dalle 18.30 in piazzale dei Salinari, dove verrà presentato anche il nuovo prodotto turistico (realizzato grazie al contributo di DigiBike-Cristina Merloni, Cna, Cerviaturismo, e che vede il coinvolgimento anche di Atlantide, Il Ciclonolo e Alcedo Italia) “Rotta del Sale Bike Trail – Cervia Venezia offroad”. Si tratta di un percorso ciclabile a tutta natura e fuori dal traffico che si sviluppa nell’area del Parco del Delta del Po. Transitando tra Riserve Naturali di grande pregio, il percorso tocca le città di Ravenna, Comacchio e Chioggia, prima di giungere alla Serenissima con un tragitto in bici e barca, toccando Cà Roman, Pellestrina e il Lido di Venezia.
Il percorso non prevede la costruzione di nuove infrastrutture, ma si basa su itinerari già esistenti messi a sistema per costruire un itinerario da Cervia a Venezia, fruibile a tappe, frazionabili e arricchibili a piacere con ulteriori sotto itinerari.

Riusi, turismo, mobilità: ne parlano in spiaggia senatori 5 Stelle e architetti

Appuntamento del Meetup grillino al bagno Kuta di Punta Marina

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Michela Montevecchi

Il Meetup “A riveder le stelle” di Ravenna organizza la conferenza dal titolo: “Gestire l’Italia: riusi, turismo, mobilità, amministrazione delle città”, riflessioni e spunti di discussione “con portavoce del Movimento 5 Stelle ed esperti”. L’appuntamento si terrà nel pomeriggio di lunedì 23 luglio a partire dalle 14.30 al bagno Kuta di Punta Marina.

Il primo momento di confronto, dal titolo “Riusare l’Italia col buon senso: una sfida di civile semplicità” vedrà la partecipazione della senatrice 5 Stelle bolognese Michela Montevecchi, vicepresidente della settima Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali), impegnata sin dalla scorsa legislatura nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale grazie anche alla “Mappa dell’abbandono dei luoghi culturali”, da lei ideata e promossa. A seguire l’architetto Roberto Tognetti, con l’intervento dal titolo “ “Nuovo di nuovo”: la piattaforma aperta per il riuso creativo degli spazi abbandonati”. Modererà Alice Cazzanti, architetto ravennate.

Sarà poi la volta di un altro senatore 5 Stelle, il riminese Marco Croatti, membro della 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), con l’intervento: “Il turismo per lo sviluppo dell’Italia: risorsa o sfruttamento incontrollato delle nostre bellezze?”.

Il terzo focus dell’incontro vedrà la relazione dell’architetto Francesco Re, progettista e docente, che interverrà su: “La gestione della mobilità urbana, l’ambiente, le infrastrutture e i sistemi di trasporto”.

Conclude la giornata Mariano Gennari, sindaco grillino di Cattolica.

Sarà poi possibile cenare allo stabilimento Kuta, con prenotazione obbligatoria al 3349470326 o direttamente allo stabilimento.

La storia dell’impero di Raul Gardini, vero erede di Serafino Ferruzzi

La vertiginosa parabola del Corsaro che da Ravenna fu protagonista dell’economia mondiale per tredici anni: il subentro al suocero, la scalata alla Montedison, l’inchiesta Mani Pulite, il declino e la morte 25 anni fa

La storia di Raul Gardini, dall’ascesa fino alla morte arrivata il 23 luglio di 25 anni fa, non è solo quella di un uomo, della sua famiglia e del suo gruppo industriale. È il romanzo di poco più di tredici anni del nostro Paese, in un periodo di enorme fermento dal punto di vista finanziario. Anni caratterizzati dal boom della Borsa di Milano che ha consentito la costruzione di una delle più grandi realtà private italiane. Anni che permisero la nascita di un sogno, per un breve spazio di tempo addirittura sfiorato con un dito. Un sogno che però non si avverò per l’opposizione di una parte della famiglia e di quasi tutto l’establishment politico ed economico italiano.

Gardini prende il timone da Serafino
Nato nel 1933 a Ravenna e sposato nel 1957 con Ida Ferruzzi – da cui ha avuto i figli Eleonora, Ivan Francesco e Maria Speranza – Gardini fu tra i primi industriali all’inizio degli anni Ottanta a prevedere e a sfruttare l’esplosione dei mercati azionari. Salì al timone del gruppo fondato da Serafino Ferruzzi (morto a Forlì il 10 dicembre del ’79 in un incidente aereo) superando sia la concorrenza esterna, con le “dimissioni” del dirigente genovese Giuseppe De André, sia quella interna, con il cognato Arturo che preferì defilarsi, concentrandosi su alcune attività agricole secondarie. Cominciò così a gestire il gruppo “a modo suo”, interrompendo l’opera diplomatica che il defunto suocero aveva avviato quando era venuto a conoscenza di essere gravemente malato (aveva un tumore alla gola). Spezzate le alleanze che Serafino stava intavolando con Gianni Agnelli e le Assicurazioni Generali e incassata la totale fiducia da parte dei familiari, con passo sicuro cambiò la strategia nel settore del trading, trasformando il gruppo da primo importatore europeo di derrate agricole a primo esportatore della CEE.

La “rivoluzione verde” e il controllo della Beghin-Say
Il suo primo grande successo fu la “rivoluzione verde”, l’introduzione della coltivazione della soia in Italia a larghissima scala nell’81, consentendo all’Italia di coprire nell’86 circa il 30 percento del fabbisogno. Nell’85, invece, partì il “progetto etanolo”, che prevedeva la produzione di benzina verde (bioetanolo) utilizzando le enormi eccedenze di cereali, ma l’opposizione delle compagnie petrolifere, tra cui l’Eni, nell’87 bloccarono l’iniziativa in Italia. Nel frattempo Gardini si tuffò a capofitto nel settore dello zucchero, riuscendo a conseguire nell’86 il controllo della francese Beghin-Say attraverso Eridania, facendo diventare il gruppo il primo produttore saccarifero di Europa. L’anno successivo fallì, per l’opposizione della Commissione antimonopoli inglese, l’acquisizione della British Sugar.

La scalata alla Montedison
GardiniProprio l’esperienza appresa nei complicati mercati finanziari e azionari gli consentì di attuare una clamorosa scalata alla Montedison. Approfittando delle operazioni in Borsa di Mario Schimberni, stringendo un accordo con l’imprenditore Carlo De Benedetti e “rastrellando” sul mercato una grande quota di azioni, nel giro di pochi mesi diventò il padrone del colosso chimico italiano, per una spesa di circa duemila miliardi di lire. A suggello di tutto ciò, il 4 dicembre dell’87 diventò presidente della Montedison. Il prezzo dell’operazione fu però molto alto, in quanto il gruppo dovette entrare nella sfera di influenza del sistema bancario italiano, subendo così il pesante condizionamento di Cuccia e di Mediobanca.

Il “progetto Enimont”
Gardini aveva in mente un grande piano, di cui la Montedison rappresentava solo il primo passo. La sua intenzione era quella di unire il colosso privato a quello statale, l’Eni, creando un polo unico con un fatturato di almeno 12mila miliardi di lire all’anno. Il progetto “Enimont”, considerato come l’ultima carta per rilanciare su scala mondiale l’industria chimica italiana, ricevette anche il placet del governo il 24 febbraio ’88 e nel gennaio dell’89 venne varata la fusione. Esasperato dalla lentezza dell’iter burocratico a riguardo degli sgravi fiscali promessi dal governo, manifestò la sua intenzione di prendere la maggioranza di Enimont: il 24 febbraio del ’90 Gardini dichiarò in un convegno a Padova la celebre frase «la chimica italiana sono io». Di contro, il presidente dell’Eni, Gabriele Cagliari, rifiutò la proposta di un aumento di capitale, aggravando lo scontro tra pubblico e privato. Le tensioni diventarono sempre più forti e il 9 novembre del ’90 la magistratura, accogliendo la richiesta dell’Eni, stabilì il sequestro delle azioni Enimont (nel corso delle inchieste della magistratura, nel ’93, verrà però fuori che sia il giudice Curtò, che ordinò il “fermo temporaneo”, sia il custode provvisorio nominato, Vincenzo Palladino, fecero entrambi il lavoro “sporco” a favore dell’ente statale). Pochi giorni dopo l’Eni fissò in 2.805 miliardi di lire il prezzo per acquisire l’intero colosso, un costo troppo alto per Gardini, che fu così costretto a cedere la sua quota. In realtà avrebbe voluto comprare, ma l’opposizione della famiglia e le “raccomandazioni” di Cuccia lo costrinsero a desistere dall’intento: deluso e arrabbiato, il giorno stesso della cessione (il 22 novembre ’90) lasciò tutte le cariche ricoperte in Italia nel gruppo Ferruzzi.

Il tradimento della famiglia
Il voltafaccia dei familiari si trasformò presto in “tradimento” nel ’91: Gardini era intenzionato a spostare dall’Italia alla Francia il centro degli interessi del gruppo, ma incontrò la resistenza in particolare di Alessandra Ferruzzi e del marito Carlo Sama. L’11 giugno, nel corso del consiglio di amministrazione della cassaforte di famiglia, la Serafino Ferruzzi, Gardini (che non si presentò) fu destituito da Arturo, che ne diventò presidente. Lo strappo era ormai inevitabile e portò alla separazione: il 1° agosto Arturo, Franca e Alessandra acquisirono la quota di Ida e “liquidarono” il cognato, il tutto al costo di 505 miliardi di lire.

Una nuova avventura di successo
Con i soldi di questa enorme buonuscita il “Contadino” mise in pratica da solo il progetto proposto ai familiari, quello di spostare i propri interessi in Francia, facendo entrare nell’agosto del ’91 la neonata società Gardini Srl nel capitale della Société Centrale d’Investissment. Non si fermò qui, però, fondando in breve tempo la Gea (holding nel settore agroalimentare), la San Diego (creata per allacciare accordi con gruppi industriali messicani), la Isa (servizi e consulenze per la piccola e media impresa) e la Garma (polo alimentare che diventa il maggiore produttore di acque minerali in Italia). In poco più di un anno e mezzo, così, Gardini costruì un nuovo grande gruppo con circa 2.700 miliardi di lire di fatturato.

Il crack del gruppo Ferruzzi
Le cose non andavano però altrettanto bene per il gruppo Ferruzzi, con Sama intenzionato a ridurre le dimensioni dell’azienda e il numero di attività industriali a causa delle enormi difficoltà economiche emerse nei conti a fine ’92. Nel maggio del ‘93, in due distinti incontri, Sama e Arturo Ferruzzi chiesero a Gardini di ritornare nell’azionariato della Serafino Ferruzzi, ricevendo però un rifiuto. Bocciato il progetto di ristrutturazione, il salvataggio del gruppo passò nelle mani delle banche creditrici, che fecero il loro ingresso anche nella Serafino Ferruzzi, diventandone azioniste di maggioranza. La famiglia di fatto venne estromessa dalla gestione operativa, con il riordino finanziario e strutturale attuato direttamente da Mediobanca: il 18 giugno ’93 la gestione del risanamento industriale fu assegnata a Enrico Bondi, mentre come garante fu posto Guido Rossi. Il 23 giugno Gardini fece pubblicare da Il Sole-24 Ore una lunga lettera in cui respingeva ogni responsabilità sul crack, mentre qualche giorno dopo manifestò la sua disponibilità a essere ricevuto dai magistrati per fornire le proprie conoscenze sui conti del gruppo.

La magistratura indaga
In quei mesi, inoltre, partì l’inchiesta delle procura di Roma e di Milano sui presunti illeciti avvenuti nel periodo compreso tra la costituzione e lo scioglimento dell’Enimont. Il 13 luglio venne arrestato a Ginevra l’ex presidente di Montedison, Giuseppe Garofano, che nel primo interrogatorio svelò ai magistrati tutti i meccanismi con cui venivano create le disponibilità extracontabili per pagare le tangenti a favore dei partiti di governo, coinvolgendo Gardini e Sama. I responsabili della realizzazione di queste ingenti somme di denaro erano Giuseppe Berlini e Sergio Cusani. Detenuto da più di quattro mesi nel carcere di San Vittore, il 20 luglio l’ex presidente dell’Eni, Cagliari, si suicida.

Il “suicidio” di Gardini
Nonostante le sue continue richieste, Gardini non era ancora stato ascoltato dai magistrati milanesi, fino a quando, il 22 luglio, il giudice per le indagini preliminari Italo Ghitti firmò l’ordine di arresto. La sera stessa l’imprenditore disse ai suoi avvocati di essere pronto a raccontare tante cose ai magistrati, ma la mattina seguente fu trovato morto nella sua stanza da letto della sua residenza milanese a Palazzo Belgioioso: la versione ufficiale fu quella del suicidio. Una versione che fin dal primo momento lasciò tanti dubbi e interrogativi ancora irrisolti: non è stata chiarita con esattezza l’ora del decesso, il cadavere fu rimosso prima dell’arrivo della polizia scientifica, nessuno sentì il rumore dello sparo della pistola, non è stato stabilito chi abbia spostato la pistola, trovata lontana dalla scena del suicidio, il bossolo fu rinvenuto sul pavimento a tre metri di distanza e la ricerca di eventuali impronte sull’arma in oggetto ha dato esito negativo.

La “maxitangente Enimont”
Seguirono giorni, settimane e mesi di fuoco, iniziati con l’arresto di Sama per passare con le rivelazioni di Giuseppe Berlini, uomo di fiducia del gruppo, e i conti che non tornano nei bilanci del gruppo Ferruzzi (scoperti altri “buchi”), finendo con la ricostruzione della cosiddetta “maxitangente Enimont”. Due i processi: il primo con Cusani unico imputato, che cominciò il 28 ottobre ’93, mentre il secondo (inizio il 24 maggio ’94) vide alla sbarra dirigenti del gruppo Ferruzzi e della Montedison (Garofano e Sama), intermediari (su tutti Bisignani), politici (tra gli altri Craxi, Forlani e Cirino Pomicino) e loro collaboratori. I reati di cui gli imputati vennero prima accusati e poi condannati erano false comunicazioni sociali, illeciti finanziamenti ai partiti, appropriazioni indebite (per un totale di oltre 152 miliardi).

La condanna di Cusani
Il primo dei due processi terminò il 28 aprile ’94 con la condanna di Cusani a otto anni di carcere. Nello stesso dispositivo di sentenza i giudici di Milano scrissero che Cusani spinse Gardini a delinquere e nel corso della requisitoria Di Pietro disse, riferendosi all’imputato: «Ai politici andarono solo il tozzo di pane, il malloppo è rimasto nelle sue tasche. Ha tradito i politici, Sama, il gruppo, la famiglia Ferruzzi. È stato traditore anche con Gardini, che quella sera, prima di uccidersi, voleva venire a parlare con noi ma era disperato perché lui gli aveva dato i rendiconti. Ha il dovere, nel rispetto di chi è morto suicida, di darci spiegazioni su dove sono finiti la gran parte di quei soldi».

Lo smembramento del gruppo
L’ultimo capitolo di quello che sembra un tragico romanzo, ma che invece è realtà vera, riguardò il “salvataggio” del gruppo Ferruzzi, che in definitiva si trattò di uno smembramento. Sotto la regia di Cuccia e delle banche creditrici il piano di risanamento attuato da Rossi e Bondi operò una manovra combinata su tre fronti: dismissioni, aumenti di capitale a cascata, riduzione dell’indebitamento. Tutto quello che era stato conquistato dalla famiglia ravennate tornò così ai “legittimi” proprietari, con i dovuti interessi. Fu un grande scippo, come confermato dopo qualche anno, nel ’97, in un documento redatto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato della Banca d’Italia, dal titolo “Indagine conoscitiva sui servizi di finanza aziendale”: il gruppo Ferruzzi era sì in difficoltà, ma poteva essere salvato grazie a una serie di dismissioni delle attività collaterali.

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