martedì
21 Aprile 2026

L’uomo che ha tolto il foraggio alle mafie

Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, scampato a un attentato. Ospite a Ravenna per “Il viaggio legale”: «Noi onesti siamo più di loro»

Per la mafia era un business facile e redditizio. Versando un canone irrisorio alla Regione Sicilia, le famiglie di Cosa Nostra ottenevano il rinnovo della concessione di pascoli sterminati nella riserva naturale da 86mila ettari del Parco dei Nebrodi garantendosi l’accesso a una pioggia di milioni di fondi europei. Poi nel 2013 il presidente della Regione, Rosario Crocetta, interrompe un decennio di commissariamento del parco e chiama Giuseppe Antoci alla presidenza: cambiano le regole per l’assegnazione delle terre e si chiudono i rubinetti per la mafia. Ma cambia anche la vita di Antoci: minacciato dalla malavita e sotto scorta. Sarà a Ravenna il 4 marzo in un incontro pubblico compreso nel calendario di iniziative chiamato “Il viaggio legale” (in fondo all’intervista il programma più dettagliato dei due giorni)

Presidente Antoci, a maggio del 2016 un commando armato ha bloccato per strada la vettura su cui lei viaggiava e ha cominciato a sparare. Cosa le ha lasciato quella notte?
«Mi sono salvato grazie all’auto blindata e all’intervento della scorta. Mi porterò dietro per sempre la grande riconoscenza nei loro confronti. Ma anche la voglia di non fermarmi. Il mio approccio non è cambiato».

Da molto tempo la malavita non premeva il grilletto contro un uomo delle istituzioni. Cosa può aver innescato un’azione così violenta?
«La mafia non attaccava un uomo delle istituzioni dalla stagione delle stragi. È accaduto perché ormai è chiaro che abbiamo messo le mani in tasca a Cosa Nostra, con la legalità abbiamo messo un freno a una delle fonti di finanziamento più importanti che da anni garantiva risorse e su cui nessuno aveva mai fatto ordine. Scoperchiare il pentolone ha scatenato una reazione forte da parte delle associazioni mafiose».

Il quadro di regole che ha riordinato l’accesso ai fondi europei per l’agricoltura è diventato il Protocollo Antoci. Abbassare da 150mila euro a zero la soglia per cui è necessario il certificato antimafia è stata una svolta importante.
«Il protocollo ha scompaginato i loro piani e sta dando risultati: le interditttive antimafia fioccano, le revoche arrivano e chi ha fatto ricorso in tribunale ha perso».

La normativa a disposizione è sufficiente per contrastare la mafia?
«La normativa del codice antimafia è evoluta ma forse necessita di un lifting per essere aggiornata. In un certo senso è già quello che abbiamo fatto in Sicilia con il protocollo oggi adottato da tutti i prefetti. Potrebbe diventare un modello da seguire su scala nazionale».

Nel corso di interviste in passato più volte ha ribadito che sta facendo solo il suo dovere. Ma nel suo caso richiede uno sforzo importante. Cosa la spinge?
«Abbiamo l’occasione per cambiare davvero la Sicilia. Sono convinto che siamo più noi onesti che loro. Non deve radicarsi la convinzione che fare il proprio dovere significhi poi finire sotto scorta: se tutti noi onesti facciamo il nostro dovere ci saranno sempre meno Antoci sotto scorta. Per questo quando capita di incontrare i ragazzi negli incontri pubblici non dico mai che loro sono il futuro perché è come allontanarli: i ragazzi sono il presente in cui devono essere protagonisti».

Viene a Ravenna, una provincia che dai giorni scorsi deve fare i conti con una sentenza di primo grado del tribunale che riconosce l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso i cui vertici vivevano nella Bassa Romagna. Come va letta questa sentenza?
«Dimostra che le mafie hanno necessità di coprire posizioni in territori vergini. E guai a fare del negazionismo perché si aprono zone grige dove le mafie si infilano. I territori vergini devono avere ancora più attenzione altrimenti ci si sveglia una mattina con una sentenza come Black Monkey».

Se in tribunale regge l’impianto del 416 bis, chi ha amministrato i territori finora deve farsi delle domande?
«La prima riflessione la deve fare chi sminuiva le segnalazioni e chi non ha fatto il proprio dovere nelle pubbiche amministrazioni. Ci tengo a ricordare una cosa precisa: fare l’amministratore non è una prescrizione del medico, se ci si dimette non succede niente, non ci si ammala».

Per un territorio dove la mafia è qualcosa di nuovo la parte difficile può essere anche riconoscere i segnali della sua presenza. A cosa bisogna stare attenti?
«A tutto. E denunciare. I cittadini devono denunciare al primo segnale. La denuncia è l’unica e prima tutela che una società civile può darsi. Basta abbassare gli occhi una volta e il problema nasce».

IL VIAGGIO LEGALE CON LA MEHARI DI SIANI
La Citroen Mehari verde di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra a Napoli nel 1985, prosegue il suo viaggio in Emilia Romagna e arriva a Ravenna. L’ultima tappa dell’iniziativa “Il viaggio legale” che gode dell’alto patrocinio del Parlamento Europeo: dal 3 al 5 marzo eventi e incontri dedicati alla legalità e al contrasto delle infiltrazioni mafiose. Il simbolo di questo percorso è appunto l’auto su cui venne barbaramente ucciso il giovane cronista de “Il Mattino”: giungerà in piazza del Popolo a Ravenna alle 9 di sabato 4 marzo. Si parte venerdì 3 marzo alle 9.30 al Consar di Ravenna in via Vicoli 97 con il convegno pubblico, organizzato dalla Filt-Cgil, “Infiltrazioni legali. Modificare la legge per tutelare i soci lavoratori e la cooperazione sana”. Dopo i saluti di Costantino Ricci, segretario generale della Cgil di Ravenna, e di Veniero Rosetti, presidente del Consar, interverranno Michele Miscione, avvocato e professore dell’Università di Trieste, Andrea Gentile, presidente nazionale di Assologistica, Roberto Riverso, consigliere delle Corte di Cassazione, Cinzia Franchini, presidente nazionale di Fita Cna, Giovanni Monti, presidente Legacoop Emilia Romagna, Donato Montibello, collaboratore ministero del Lavoro, e Giulia Guida, segretaria della Filt Cgil nazionale. Coordina Michele De Rose, segretario generale della Filt Cgil Emilia Romagna. Sabato 4 marzo è invece in programma l’incontro moderato dal giornalista Luca Pavoratti del Corriere Romagna: alla sala D’Attorre alle 10 “Storie di resistenza alla criminalità. Il prezzo dell’onestà” a cui prenderà parte Giuseppe Antoci. Il Viaggio Legale è promosso da Filt Cgil Emilia Romagna e Bologna, Caracò, Libera, Comitato IoLotto, Cgil Emilia Romagna, Cna Fita, Fondazione Polis.

Mercato coperto: un collage fotografico sul cantiere. La riapertura nel giugno 2018

Entrano nel vivo i lavori: la storica struttura diventerà un contenitore dedicato a cibo e cultura, aperto tutti i giorni fino a mezzanotte

Rallentato prima dalla burocrazia, poi da ritrovamenti archeologici (alcuni dei quali verranno valorizzati sul posto) e disposizioni della Soprintendenza, ora il cantiere del mercato coperto di Ravenna è entrato nel vivo, con l’obiettivo di riaprire la storica struttura nel giugno del 2018. Si tratta come noto di un investimento da oltre 7 milioni di euro di Coop Adriatica, ora in mano a Coop Alleanza 3.0 (nata a inizio anno dalla fusione tra la stessa Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense) che ne farà un grande contenitore di gastronomia e cultura, con tanto di birrificio e cioccolateria artigianale, su due piani, grazie alla collaborazione in particolare con il Molino Spadoni.

Ora per rendere più piacevoli le impalcature esterne che resteranno installate fino almeno a fine anno, lunedì 6 marzo alle 18 in via Ponte Marino verrà inaugurata una nuova opera realizzata sul cantiere. Si tratta di un collage fotografico di Saturno Carnoli ed Enzo Pezzi, realizzato da Coop Alleanza 3.0 con la collaborazione del Comune di Ravenna. Al taglio del nastro ci saranno Elio Gasperoni, vice presidente di Coop Alleanza 3.0, e Massimo Cameliani, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Ravenna.

L’opera fotografica, in bianco e nero, occupa un nastro di Pvc lungo 45 metri, e utilizza i particolari più belli e curiosi dei monumenti ravennati.
L’anno scorso, sempre con l’obiettivo di rendere viva l’area del mercato anche durante il cantiere, i pannelli di legno che circondano l’area dei lavori erano stati al centro di una performance dall’associazione ex-allievi e insegnanti delle Scuole d’Arte: un trompe l’oeil naturale, fatto di biciclette dipinte mescolate a quelle reali appoggiate sulle assi, e da una teoria di ciclisti. Personaggi famosi, ma anche figure minori, legati alla storia di Ravenna. «Iniziative culturali – sottolinea Elio Gasperoni – coerenti con il progetto del Mercato Coperto: vogliamo dare nuova centralità a questo importante spazio non solo commerciale, ma anche di aggregazione e di identità della nostra città».

Il progetto di recupero del mercato coperto, disegnato da Paolo Lucchetta, uno dei maggiori architetti italiani del settore, prevede il recupero degli esterni e la riqualificazione funzionale degli interni, «preservando le caratteristiche storiche ed artistiche dell’edificio», sottolinea in una nota Coop. Nel nuovo mercato il cibo sarà il fulcro di un luogo di incontro innovativo, da fruire in molti modi e aperto tutti i giorni tutto l’anno, fino a mezzanotte.

Mercato coperto: un collage fotografico sul cantiere. La riapertura nel giugno 2018

Entrano nel vivo i lavori: la storica struttura diventerà un contenitore dedicato a cibo e cultura, aperto tutti i giorni fino a mezzanotte

Rallentato prima dalla burocrazia, poi da ritrovamenti archeologici (alcuni dei quali verranno valorizzati sul posto) e disposizioni della Soprintendenza, ora il cantiere del mercato coperto di Ravenna è entrato nel vivo, con l’obiettivo di riaprire la storica struttura nel giugno del 2018. Si tratta come noto di un investimento da oltre 7 milioni di euro di Coop Adriatica, ora in mano a Coop Alleanza 3.0 (nata a inizio anno dalla fusione tra la stessa Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense) che ne farà un grande contenitore di gastronomia e cultura, con tanto di birrificio e cioccolateria artigianale, su due piani, grazie alla collaborazione in particolare con il Molino Spadoni.

Ora per rendere più piacevoli le impalcature esterne che resteranno installate fino almeno a fine anno, lunedì 6 marzo alle 18 in via Ponte Marino verrà inaugurata una nuova opera realizzata sul cantiere. Si tratta di un collage fotografico di Saturno Carnoli ed Enzo Pezzi, realizzato da Coop Alleanza 3.0 con la collaborazione del Comune di Ravenna. Al taglio del nastro ci saranno Elio Gasperoni, vice presidente di Coop Alleanza 3.0, e Massimo Cameliani, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Ravenna.

L’opera fotografica, in bianco e nero, occupa un nastro di Pvc lungo 45 metri, e utilizza i particolari più belli e curiosi dei monumenti ravennati.
L’anno scorso, sempre con l’obiettivo di rendere viva l’area del mercato anche durante il cantiere, i pannelli di legno che circondano l’area dei lavori erano stati al centro di una performance dall’associazione ex-allievi e insegnanti delle Scuole d’Arte: un trompe l’oeil naturale, fatto di biciclette dipinte mescolate a quelle reali appoggiate sulle assi, e da una teoria di ciclisti. Personaggi famosi, ma anche figure minori, legati alla storia di Ravenna. «Iniziative culturali – sottolinea Elio Gasperoni – coerenti con il progetto del Mercato Coperto: vogliamo dare nuova centralità a questo importante spazio non solo commerciale, ma anche di aggregazione e di identità della nostra città».

Il progetto di recupero del mercato coperto, disegnato da Paolo Lucchetta, uno dei maggiori architetti italiani del settore, prevede il recupero degli esterni e la riqualificazione funzionale degli interni, «preservando le caratteristiche storiche ed artistiche dell’edificio», sottolinea in una nota Coop. Nel nuovo mercato il cibo sarà il fulcro di un luogo di incontro innovativo, da fruire in molti modi e aperto tutti i giorni tutto l’anno, fino a mezzanotte.

Ravenna Festival, prevendite al via Atteso anche Greenwood dei Radiohead

Il chitarrista e compositore fa parte del progetto Junun, dedicato alla musica indiana, in arrivo al Pala De André il 2 giugno

Il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood sarà il 2 giugno al Pala De André nell’ambito del programma del Ravenna Festival. Greenwood è tra i protagonisti del progetto Junun in compagnia del compositore israelo-indiano Shye Ben Tzur e The Rajasthan Express, un’orchestra tradizionale indiana. Un sorprendente incontro fra culture, tra Oriente e Occidente, che si aggiunge al già ricco programma di Ravenna Festival 2017, a pochi giorni dall’apertura della prevendita (lunedì 6 marzo) per tutti gli spettacoli di questa XXVIII edizione.

«Lavorare con i musicisti indiani è meraviglioso – sono le parole di Greenwood in un’intervista al Guardian circa l’esperienza da cui è nato l’album Junun, registrato in uno studio improvvisato nell’antico forte Mehrangarh di Jodhpur, la “città blu” nel deserto del Rajasthan –. Qui la musica è parte della vita, piuttosto che soltanto un’occupazione. Quando stiamo suonando, registrando o provando, se facciamo una pausa finiscono per suonare un altro po’. Esiste un’urgenza, un desiderio di fare musica che è di grande ispirazione».

Accanto a Greenwood, tra i migliori musicisti avant-garde contemporanei, Shye Ben Tzur, vero deus ex machina del progetto: il compositore, musicista e poeta israeliano studia da anni la musica e cultura indiana e la tradizione musicale sufi Qawwali. Terzo protagonista è la band The Rajasthan Express, che porta in Junun tutta l’esuberanza degli strumenti a fiato, gli inaspettati ritmi dispari delle percussioni, la vibrante energia dei cori, ma soprattutto il piacere assoluto di suonare assieme.

Con Junun comincia il viaggio di Ravenna Festival 2017 sulla rotta che porta al cuore dell’India: proseguirà con la tre giorni del Darbar Festival, un’immersione nella musica classica indiana, e con le coreografie di Shobana Jeyasingh, per concludersi sulle note del sitar di Anoushka Shankar. Ma lo sguardo del Festival non si posa solo su orizzonti lontani: con la dedica a “Il rumore del tempo” nel centenario della Rivoluzione Russa, il fil rouge di questa edizione si dipana fra rivoluzioni musicali ed espressive. Spicca la prima italiana dell’opera futurista “Vittoria sul sole” di Aleksej Kručënych, con musiche di Matjusin e scene e costumi di Malevič, accanto agli appuntamenti di sinfonica (direttori quali Riccardo Muti, Yuri Temirkanov, Semyon Bychkov, Ottavio Dantone, Juraj Valčuha e solisti come Anne-Sophie Mutter, Jean-Yves Thibaudet, Denis Matsuev, David Fray e Giovanni Sollima) e danza (con Olivier Dubois e il Ballet Nacional de Cuba…). Il Festival si arricchisce inoltre di un tributo a Dante a partire dai 34 giorni di “Inferno” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari; di concerti nelle basiliche bizantine con omaggi ad Arcangelo Corelli e Claudio Monteverdi; di una sezione dedicata a musica e cinema.

Da lunedì 6 marzo sarà possibile acquistare in prevendita i biglietti per Junun e tutti gli altri spettacoli di Ravenna Festival 2017 (25 maggio – 11 luglio).
Alla biglietteria del Festival (Teatro Alighieri, via Mariani 2, tel. 0544 249244) e al sito www.ravennafestival.org per la vendita online si affiancherà la rete di prevendite ufficiali attiva presso tutte le filiali della Cassa di Risparmio di Ravenna e gli uffici IAT di Ravenna, Teodorico e Cervia.
Esclusivamente alla biglietteria continua la possibilità di sottoscrivere la vantaggiosa formula del Carnet Open (4, 6 oppure 8 spettacoli) che consente di risparmiare (gli sconti vanno dal 10 al 20%) sugli spettacoli preferiti scegliendo in assoluta libertà, anche in settori diversi, per costruire il proprio percorso nel variegato panorama di proposte della prossima edizione del Festival.

Ravenna Festival, prevendite al via Atteso anche Greenwood dei Radiohead

Il chitarrista e compositore fa parte del progetto Junun, dedicato alla musica indiana, in arrivo al Pala De André il 2 giugno

Il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood sarà il 2 giugno al Pala De André nell’ambito del programma del Ravenna Festival. Greenwood è tra i protagonisti del progetto Junun in compagnia del compositore israelo-indiano Shye Ben Tzur e The Rajasthan Express, un’orchestra tradizionale indiana. Un sorprendente incontro fra culture, tra Oriente e Occidente, che si aggiunge al già ricco programma di Ravenna Festival 2017, a pochi giorni dall’apertura della prevendita (lunedì 6 marzo) per tutti gli spettacoli di questa XXVIII edizione.

«Lavorare con i musicisti indiani è meraviglioso – sono le parole di Greenwood in un’intervista al Guardian circa l’esperienza da cui è nato l’album Junun, registrato in uno studio improvvisato nell’antico forte Mehrangarh di Jodhpur, la “città blu” nel deserto del Rajasthan –. Qui la musica è parte della vita, piuttosto che soltanto un’occupazione. Quando stiamo suonando, registrando o provando, se facciamo una pausa finiscono per suonare un altro po’. Esiste un’urgenza, un desiderio di fare musica che è di grande ispirazione».

Accanto a Greenwood, tra i migliori musicisti avant-garde contemporanei, Shye Ben Tzur, vero deus ex machina del progetto: il compositore, musicista e poeta israeliano studia da anni la musica e cultura indiana e la tradizione musicale sufi Qawwali. Terzo protagonista è la band The Rajasthan Express, che porta in Junun tutta l’esuberanza degli strumenti a fiato, gli inaspettati ritmi dispari delle percussioni, la vibrante energia dei cori, ma soprattutto il piacere assoluto di suonare assieme.

Con Junun comincia il viaggio di Ravenna Festival 2017 sulla rotta che porta al cuore dell’India: proseguirà con la tre giorni del Darbar Festival, un’immersione nella musica classica indiana, e con le coreografie di Shobana Jeyasingh, per concludersi sulle note del sitar di Anoushka Shankar. Ma lo sguardo del Festival non si posa solo su orizzonti lontani: con la dedica a “Il rumore del tempo” nel centenario della Rivoluzione Russa, il fil rouge di questa edizione si dipana fra rivoluzioni musicali ed espressive. Spicca la prima italiana dell’opera futurista “Vittoria sul sole” di Aleksej Kručënych, con musiche di Matjusin e scene e costumi di Malevič, accanto agli appuntamenti di sinfonica (direttori quali Riccardo Muti, Yuri Temirkanov, Semyon Bychkov, Ottavio Dantone, Juraj Valčuha e solisti come Anne-Sophie Mutter, Jean-Yves Thibaudet, Denis Matsuev, David Fray e Giovanni Sollima) e danza (con Olivier Dubois e il Ballet Nacional de Cuba…). Il Festival si arricchisce inoltre di un tributo a Dante a partire dai 34 giorni di “Inferno” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari; di concerti nelle basiliche bizantine con omaggi ad Arcangelo Corelli e Claudio Monteverdi; di una sezione dedicata a musica e cinema.

Da lunedì 6 marzo sarà possibile acquistare in prevendita i biglietti per Junun e tutti gli altri spettacoli di Ravenna Festival 2017 (25 maggio – 11 luglio).
Alla biglietteria del Festival (Teatro Alighieri, via Mariani 2, tel. 0544 249244) e al sito www.ravennafestival.org per la vendita online si affiancherà la rete di prevendite ufficiali attiva presso tutte le filiali della Cassa di Risparmio di Ravenna e gli uffici IAT di Ravenna, Teodorico e Cervia.
Esclusivamente alla biglietteria continua la possibilità di sottoscrivere la vantaggiosa formula del Carnet Open (4, 6 oppure 8 spettacoli) che consente di risparmiare (gli sconti vanno dal 10 al 20%) sugli spettacoli preferiti scegliendo in assoluta libertà, anche in settori diversi, per costruire il proprio percorso nel variegato panorama di proposte della prossima edizione del Festival.

Piazza Kennedy senza bagni ma c’è ancora il vano tecnico, sarà sostituito

Buona parte della stessa struttura ancora al centro del cantiere Il consigliere di Forza Italia Ancarani: «Una fregatura…»

Non ci sono più i bagni pubblici e la fermata del bus, smontati e portati via nella notte, ma in piazza Kennedy resta ancora una buona parte della stessa – tanto discussa – struttura.

Si tratta del cosiddetto vano tecnico, necessario per non disperdere il patrimonio di sottoservizi e garantire funzionalità in caso di eventi. Una «fregatura», per usare le parole del consigliere di Forza Italia Alberto Ancarani, in diretta su Facebook dalla piazza nella prima mattinata, che sottolinea come sia ancora ben presente «un container» al centro del cantiere.

Anche il locale tecnico, però, sarà rimosso, come promesso dal sindaco Michele de Pascale durante la commissione consiliare sul tema di inizio gennaio (in cui era stata annunciata anche la riapertura totale della piazza entro il mese di febbraio), in cui si era detto «già al lavoro» per trovare una soluzione efficace «in un tempo ragionevole».

Il vano – dichiarava De Pascale – sarà sostituito da un intervento «non impattante ma di qualità e funzionale».

Piazza Kennedy senza bagni ma c’è ancora il vano tecnico. Sarà sostituito

Buona parte della stessa struttura ancora al centro del cantiere Il consigliere di Forza Italia Ancarani: «Una fregatura…»

Non ci sono più i bagni pubblici e la fermata del bus, smontati e portati via nella notte, ma in piazza Kennedy resta ancora una buona parte della stessa – tanto discussa – struttura.

Si tratta del cosiddetto vano tecnico, necessario per non disperdere il patrimonio di sottoservizi e garantire funzionalità in caso di eventi. Una «fregatura», per usare le parole del consigliere di Forza Italia Alberto Ancarani, in diretta su Facebook dalla piazza nella prima mattinata, che sottolinea come sia ancora ben presente «un container» al centro del cantiere.

Anche il locale tecnico, però, sarà rimosso, come promesso dal sindaco Michele de Pascale durante la commissione consiliare sul tema di inizio gennaio (in cui era stata annunciata anche la riapertura totale della piazza entro il mese di febbraio), in cui si era detto «già al lavoro» per trovare una soluzione efficace «in un tempo ragionevole».

Il vano – dichiarava De Pascale – sarà sostituito da un intervento «non impattante ma di qualità e funzionale».

A quasi ottant’anni sorpreso in pineta con una prostituta all’ora di pranzo

Entrambi sono stati denunciati per atti contrari alla pubblica decenza

I carabinieri hanno sorpreso alle 13.30 di giovedì un anziano di quasi 80 anni e una prostituta rumena di 31 anni, seminudi, su un materasso nella pineta vicino alla terme di Cervia. I due sono stati denunciati per il reato di “atti contrari alla pubblica decenza”. La violazione della norma del codice penale, depenalizzata, prevede una multa di oltre 3mila euro.

Il controllo è scaturito dalle segnalazioni di uno strano viavai nell’area boschiva, raggiungibile comodamente a piedi da un sentiero sterrato.

Smontati e portati via su un camion: addio ai bagni pubblici in piazza Kennedy

Ora verranno installati in darsena. Ultimi ritocchi all’ex parcheggio

Come annunciato dall’Amministrazione, sono stati smontati e portati via nella tarda serata di giovedì i tanto discussi bagni pubblici di piazza Kennedy. Installati come da progetto nell’ormai ex parcheggio del centro di Ravenna nell’ambito della sua riqualificazione, sono stati eliminati a furor di popolo.

In diversi ne hanno approfittato per postare sui social network fotografie piuttosto surreali delle “Toilettes” ancora praticamente integre in giro per Ravenna trasportate su un camion (questa qui a fianco è stata scattata da Marco Miccoli di Bonobolabo in piazza Baracca), partito da piazza Kennedy in direzione darsena. La struttura infatti – così come annunciato dal sindaco Michele de Pascale in gennaio – verrà ora reinstallata in piazzale Aldo Moro, al posto dei bagni pubblici già presenti, che necessitavano un intervento di riqualificazione.

Ora l’attesa è tutta per gli ultimi ritocchi in piazza Kennedy, che verrà finalmente completata non oltre metà marzo, con circa 9 mesi di ritardo rispetto alle previsioni iniziali.

Arriva la fibra ottica a Sant’Alberto. Ancisi (Lpr) al veleno: «Un ringraziamento per la fedeltà al Pd alle elezioni»

Investimento pubblico-privato: cinque aziende hanno coperto parte dei costi. Cna soddisfatta

Una parte dei costi li ha sostenuti il Comune di Ravenna (44mila euro) e una parte l’hanno sostenuta cinque aziende (12mila euro): con un finaziamento pubblico-privato, definito dalla legge regionale 14 del 2014, è stato possibile portare la connessione internet a banda larga con fibra ottica nella zona artigianale di Sant’Alberto.

L’intervento è stato attuato attraverso una convenzione tra i soggetti coinvolti: il Comune, la Regione tramite l’azienda pubblica Lepida e le aziende stesse (Sefa, Stazione ecologica di Hera, Gardelli, Le Romagnole e Granfrutta Zani). Il Comune, una volta verificata l’assenza di offerte da parte del mercato di servizi in banda ultra larga, si è fatto carico di realizzare una dorsale dal punto più vicino della rete Lepida all’area produttiva con risorse proprie, le cinque aziende hanno finanziato i costi di fornitura e posa del cavo in fibra ottica, fornendo un contributo una tantum; la Regione, tramite Lepida, ha provveduto alla progettazione e alla direzione lavori e si farà carico della manutenzione. La rete è di proprietà del Comune, ma a tutti i soggetti contribuenti è stato dato un diritto di uso quindicennale, rinnovabile. Il 13 gennaio Lepida ha pubblicato una manifestazione di interesse a cui hanno risposto sei operatori di telecomunicazioni. In febbraio tutte le aziende sono state attivate ed è in corso la contrattualizzazione con uno degli operatori.

«In un territorio vasto come il nostro – affermano il sindaco Michele de Pascale e gli assessori Gianandrea Baroncini e Massimo Cameliani – superare il digital divide nel forese risulta una sfida molto importante, perché gli operatori privati non sono interessati a investire nella banda larga e ultralarga in zone con scarsa densità di popolazione. Ma portare questo servizio alle imprese del forese è fondamentale perché le rende competitive sul mercato e al passo con i tempi».

Il consigliere comunale di opposizione Alvaro Ancisi (Lpr) avanza il dubbio «che si tratti di una cerimonia di ringraziamento per l’incrollabile (ad oggi) fedeltà al Pd da par te dei santalbertesi, grazie esclusivamente ai quali e a quelli di pochi altri territori del forese (segnatamente le campagne di San Pietro in Vincoli e Castiglione) De Pascale ha fortunosamente salvato la pelle di sindaco». Il decano dell’opposizione non risparmia critiche all’amministrazione: «Gli utenti della nuova banda larga pubblica hanno generosamente contribuito al suo avvento di tasca propria, dopo otto anni di ininterrotti annunci a vuoto. Nel frattempo, le altre aziende e i liberi cittadini del posto si sono dovuti arrangiare alla meglio per comunicare via etere col resto del mondo totalmente a proprio carico, ricorrendo a fornitori privati».

Mario Petrosino, responsabile della Cna comunale di Ravenna, accoglie con soddisfazione l’intervento: ««Sappiamo bene che i motivi di esclusione dipendono dal non interesse per le grandi compagnie di intervenire in zone per loro poco appetibili. Proprio per questo è necessario l’intervento pubblico con un contributo determinante da parte delle imprese ivi insediate».

Arriva la fibra ottica a Sant’Alberto. Ancisi (Lpr) al veleno: «Un ringraziamento per la fedeltà al Pd alle elezioni»

Investimento pubblico-privato: cinque aziende hanno coperto parte dei costi. Cna soddisfatta

Una parte dei costi li ha sostenuti il Comune di Ravenna (44mila euro) e una parte l’hanno sostenuta cinque aziende (12mila euro): con un finaziamento pubblico-privato, definito dalla legge regionale 14 del 2014, è stato possibile portare la connessione internet a banda larga con fibra ottica nella zona artigianale di Sant’Alberto.

L’intervento è stato attuato attraverso una convenzione tra i soggetti coinvolti: il Comune, la Regione tramite l’azienda pubblica Lepida e le aziende stesse (Sefa, Stazione ecologica di Hera, Gardelli, Le Romagnole e Granfrutta Zani). Il Comune, una volta verificata l’assenza di offerte da parte del mercato di servizi in banda ultra larga, si è fatto carico di realizzare una dorsale dal punto più vicino della rete Lepida all’area produttiva con risorse proprie, le cinque aziende hanno finanziato i costi di fornitura e posa del cavo in fibra ottica, fornendo un contributo una tantum; la Regione, tramite Lepida, ha provveduto alla progettazione e alla direzione lavori e si farà carico della manutenzione. La rete è di proprietà del Comune, ma a tutti i soggetti contribuenti è stato dato un diritto di uso quindicennale, rinnovabile. Il 13 gennaio Lepida ha pubblicato una manifestazione di interesse a cui hanno risposto sei operatori di telecomunicazioni. In febbraio tutte le aziende sono state attivate ed è in corso la contrattualizzazione con uno degli operatori.

«In un territorio vasto come il nostro – affermano il sindaco Michele de Pascale e gli assessori Gianandrea Baroncini e Massimo Cameliani – superare il digital divide nel forese risulta una sfida molto importante, perché gli operatori privati non sono interessati a investire nella banda larga e ultralarga in zone con scarsa densità di popolazione. Ma portare questo servizio alle imprese del forese è fondamentale perché le rende competitive sul mercato e al passo con i tempi».

Il consigliere comunale di opposizione Alvaro Ancisi (Lpr) avanza il dubbio «che si tratti di una cerimonia di ringraziamento per l’incrollabile (ad oggi) fedeltà al Pd da par te dei santalbertesi, grazie esclusivamente ai quali e a quelli di pochi altri territori del forese (segnatamente le campagne di San Pietro in Vincoli e Castiglione) De Pascale ha fortunosamente salvato la pelle di sindaco». Il decano dell’opposizione non risparmia critiche all’amministrazione: «Gli utenti della nuova banda larga pubblica hanno generosamente contribuito al suo avvento di tasca propria, dopo otto anni di ininterrotti annunci a vuoto. Nel frattempo, le altre aziende e i liberi cittadini del posto si sono dovuti arrangiare alla meglio per comunicare via etere col resto del mondo totalmente a proprio carico, ricorrendo a fornitori privati».

Mario Petrosino, responsabile della Cna comunale di Ravenna, accoglie con soddisfazione l’intervento: ««Sappiamo bene che i motivi di esclusione dipendono dal non interesse per le grandi compagnie di intervenire in zone per loro poco appetibili. Proprio per questo è necessario l’intervento pubblico con un contributo determinante da parte delle imprese ivi insediate».

Caso Follonica, Maestri denuncia Salvini. La replica: «Da che pianeta viene?»

Il segretario del Carroccio ha difeso i dipendenti Lidl che hanno chiuso due rom in una gabbia. Ora l’esposto del deputato ravennate di Possibile

Il deputato ravennate di Possibile, l’avvocato Andrea Maestri, ha presentato un esposto alla procura di Ravenna contro Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Nord, per le sue posizioni espresse in merito alle note vicende accadute a Follonica dove due dipendenti di un supermercato Lidl hanno rinchiuso due rom nella gabbia dove vengono riposti rifiuti e merce fallata e dove le donne stavano frugando. I due hanno pubblicato sui social il filmato della scena. La replica del leghista arriva via Facebook: «Ma questo da che pienate viene?», rivolgendosi a Maestri.

«L’avevo detto e l’ho fatto – aveva annunciato in precedenza Maestri dalla sua pagina Fb –. Ho presentato un esposto contro Salvini perché non si può rimanere indifferenti di fronte a minacce sempre più violente contro i più deboli, al gioco politico populista sulla pelle delle persone più indifese, al sacrificio dei diritti umani fondamentali in nome di una politica barbara, xenofoba, discriminatoria. Salvini ha superato i limiti della legge ed è alla magistratura che a questo punto occorre rivolgersi per difendere Costituzione, diritti, umanità».

Salvini un paio di ore più tardi ha pubblicato la foto di Maestri corredata da questo post: «Roba da matti! Signore e signori, ecco a voi il deputato sinistro Andrea Maestri. Ha presentato un esposto contro di me al Tribunale di Ravenna per aver offerto sostegno ai lavoratori della Lidl che avevano colto sul fatto le signore “frugatrici”, scrivendo che “il signor Salvini Matteo ha fatto pubblica apologia di un reato e ha istigato all’odio razziale”, citando anche la “persecuzione dei rom perpetrata dal regime nazista”! Ma questo da che pianeta viene???».

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