domenica
26 Aprile 2026

A Cervia lavori al via all’ex Cral Saline Dopo le feste un bando per il Woodpecker

Nel magazzino un centro con osteria, teatrino e libreria

Mentre è stato pubblicato nei giorni scorsi il bando per il Magazzino Darsena, a Cervia stanno per partire i lavori all’ex cral Saline, altro magazzino di pregio al centro di una riqualificazione, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 per lo sfruttamento delle saline.

L’obiettivo è riuscire ad aprire il nuovo centro polifunzionale, che vi dovrà nascere, entro la prossima primavera. Il nuovo “Officine del sale” seguirà le indicazioni scaturite dal laboratorio partecipativo di un anno fa: avrà una parte dedicata alle attività di socializzazione del “vecchio” Cral, con giochi da tavolo e sala soci, mentre ad impreziosire la parte culturale e di socialità ci sarà anche un piccolo teatrino. Nella navata più verso il mare invece è prevista l’osteria di pesce con cucina a vista e nella parte più ad est un caffè letterario in collaborazione con librerie Coop.

Altro luogo simbolo del litorale cervese, più a nord, è l’ex discoteca Woodpecker, che dopo aver ospitato eventi culturali in questi ultimi tempi è destinata a diventare (anche in questo caso dopo un percorso partecipativo) un “parco della musica e delle arti”, dove si potrà ascoltare musica, ma anche vivere la dimensione delle arti in generale, dal cinema, alle esposizioni, agli spettacoli. Un «polo culturale moderno» che nelle intenzioni del Comune avrà anche la possibilità di ospitare il pubblico per cene, aperitivi e degustazioni, tutto l’anno, con la possibilità di collocare vetri a protezione delle aperture delle cupole. Dopo le feste verrà pubblicato un bando per trovare un potenziale gestore e finanziatore, in grado di farsi carico anche di parte della ristrutturazione necessaria (servizi igienici compresi). E restando nel campo della vita notturna, il Comune di Cervia sta per mettere a bando la gestione dello storico dancing Kursaal, chiuso per fallimento, con l’obiettivo di riaprire il locale (di proprietà demaniale) in primavera.

A Cervia lavori al via all’ex Cral Saline Dopo le feste un bando per il Woodpecker

Nel magazzino un centro con osteria, teatrino e libreria

Mentre è stato pubblicato nei giorni scorsi il bando per il Magazzino Darsena, a Cervia stanno per partire i lavori all’ex cral Saline, altro magazzino di pregio al centro di una riqualificazione, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 per lo sfruttamento delle saline.

L’obiettivo è riuscire ad aprire il nuovo centro polifunzionale, che vi dovrà nascere, entro la prossima primavera. Il nuovo “Officine del sale” seguirà le indicazioni scaturite dal laboratorio partecipativo di un anno fa: avrà una parte dedicata alle attività di socializzazione del “vecchio” Cral, con giochi da tavolo e sala soci, mentre ad impreziosire la parte culturale e di socialità ci sarà anche un piccolo teatrino. Nella navata più verso il mare invece è prevista l’osteria di pesce con cucina a vista e nella parte più ad est un caffè letterario in collaborazione con librerie Coop.

Altro luogo simbolo del litorale cervese, più a nord, è l’ex discoteca Woodpecker, che dopo aver ospitato eventi culturali in questi ultimi tempi è destinata a diventare (anche in questo caso dopo un percorso partecipativo) un “parco della musica e delle arti”, dove si potrà ascoltare musica, ma anche vivere la dimensione delle arti in generale, dal cinema, alle esposizioni, agli spettacoli. Un «polo culturale moderno» che nelle intenzioni del Comune avrà anche la possibilità di ospitare il pubblico per cene, aperitivi e degustazioni, tutto l’anno, con la possibilità di collocare vetri a protezione delle aperture delle cupole. Dopo le feste verrà pubblicato un bando per trovare un potenziale gestore e finanziatore, in grado di farsi carico anche di parte della ristrutturazione necessaria (servizi igienici compresi). E restando nel campo della vita notturna, il Comune di Cervia sta per mettere a bando la gestione dello storico dancing Kursaal, chiuso per fallimento, con l’obiettivo di riaprire il locale (di proprietà demaniale) in primavera.

Parcheggi gratis dalle 16 per le feste Ecco gli eventi del centro di Ravenna

Sabato 10 si accende l’albero, dal 15 arrivano i capanni e dal 20
iniziative in piazza Kennedy. Polemiche dall’opposizione per i tempi

In una nota il Comune sintetizza i principali appuntamenti messi in campo in collaborazione con privati e associazioni per il Natale 2016, «una festa che si presenta con un volto nuovo a cittadini e turisti – si legge nella nota dell’Amministrazione –, con l’obiettivo di far vivere loro atmosfere “magiche” e coinvolgenti».

Non sono già mancate però le polemiche, con cittadini sui social network e in particolare Lista per Ravenna (vedi comunicato in fondo tra gli allegati) che si sono lamentati per il ritardo con cui prenderanno il via le varie iniziative.

Ecco le iniziative più nel dettaglio.

Accensione dell’albero di Natale, 10 dicembre
L’accensione dell’albero di Natale, alto 19 metri, donato dalla città di Andalo (si tratta di un esemplare comunque destinato all’abbattimento) e ornato da Pandora, è in programma sabato 10 dicembre alle 17.30 in piazza del Popolo e sarà seguita dal concerto dell’Orchestra dei Giovani Big Band.

I Capanni del Natale, 15 dicembre – 8 gennaio
Piazza del Popolo si trasformerà in un originale villaggio di Natale alla romagnola, con i 10 capanni del Natale dedicati ai prodotti tipici, al cibo di strada di qualità e alla solidarietà. Oltre ai capanni addobbati ci saranno le luci, le musiche, i festoni e tutto ciò che richiede l’atmosfera natalizia. Sono inoltre previsti tanti eventi tra i quali l’esibizione di artisti di strada e due tombole “umane” giganti che si svolgeranno il 23 dicembre dalle 18 alle 20 e il 7 gennaio dalle 15 alle 17. La vicina piazza Garibaldi negli stessi giorni diventerà “il centro della solidarietà”, con tante associazioni che la animeranno (info: icapannidelnatale.it).

ART X MAS, 20 dicembre – 8 gennaio
Bonobolabo, avvalendosi dell’esperienza maturata in anni di attività nel contesto artistico underground, propone un progetto che valorizzerà la parte della nuova piazza Kennedy di fronte a palazzo Rasponi dalle Teste e il piano terra del palazzo stesso, che saranno animati con eventi artistici, performance ed installazioni permanenti. Il comune denominatore sarà quello della street art, intesa come arte di aggregazione e di scambio interculturale. Gli artisti protagonisti di ART X MAS saranno Stefano Babini, Silvia Naddeo, Koko Mosaico, Daniele Nitti (Hope), Zed1, Camilla Falsini, Matteo Lucca, LRNZ, Davide Fabbri, Max Petrone. Previsti anche laboratori di mosaico per bambini, ragazzi e adulti a tema natalizio.

Visioni di Eterno, 23 dicembre – 8 gennaio
Installazioni video mapping 3D su Galla Placidia (“Galla Placidia Shines On”) e Battistero Neoniano (“Luce d’Oriente”) progettate da Andrea Bernabini.

Il Cielo di Ravenna, 31 dicembre – 1 gennaio
Videomapping protagonista anche dell’addio al vecchio anno e del benvenuto al nuovo, con l’evento “Il Cielo di Ravenna”, in programma il 31 dicembre e l’1 gennaio e che avrà come sfondo il Palazzetto Veneziano.

Capodanno con Radio Bruno, 31 dicembre
Il Capodanno, in piazza del Popolo a Ravenna, lo si festeggerà con Radio Bruno. Lo staff dell’emittente animerà la piazza con la musica dalle 22, accompagnando nel nuovo anno il pubblico che sarà a festeggiare. Durante la serata ci saranno diversi collegamenti in diretta per raccontare la festa. A Ravenna Radio Bruno si ascolta sulle frequenza 96.5 Fm.

Inoltre: dall’8 al 26 dicembre è in programma un nutrito calendario di concerti, per tutto il periodo delle feste saranno allestiti in tutto il territorio comunale circa 30 presepi, saranno proposte numerose mostre, visite guidate, allestiti mercati, organizzate feste. Per il dettaglio degli eventi: www.turismo.ra.it

Parcheggi gratuiti e incentivi all’utilizzo del trasporto pubblico
Dal 9 dicembre al 5 gennaio, dalle 16 in poi tutti i parcheggi nelle piazze e nelle vie contraddistinti dalle righe blu della città saranno gratuiti.
Domenica 11 e domenica 18 l’autobus Linea 1 diventa bus navetta per il centro storico con corse ogni 10 minuti dalle 9 alle 19.50 dai parcheggi esterni (Pala De Andrè, piazza Vacchi e CinemaCity) dove si potrà sostare gratuitamente. Dal CinemaCity si potrà raggiungere il centro storico al costo di 1 euro a persona andata e ritorno (fermata piazza Caduti). I biglietti per l’autobus potranno essere acquistati tramite le macchine emettitrici automatiche nei parcheggi del Cinemacity e del Pala de Andrè.
Nelle giornate di venerdì 23 e sabato 24 dicembre le linee urbane e del litorale di Ravenna saranno gratuite.
Per informazioni: tel. 199.199.558.

Parcheggi gratis dalle 16 per le feste Ecco gli eventi del centro di Ravenna

Sabato 10 si accende l’albero, dal 15 arrivano i capanni e dal 20 iniziative in piazza Kennedy. Polemiche dall’opposizione per i tempi

In una nota il Comune sintetizza i principali appuntamenti messi in campo in collaborazione con privati e associazioni per il Natale 2016, «una festa che si presenta con un volto nuovo a cittadini e turisti – si legge nella nota dell’Amministrazione –, con l’obiettivo di far vivere loro atmosfere “magiche” e coinvolgenti».

Non sono già mancate però le polemiche, con cittadini sui social network e in particolare Lista per Ravenna (vedi comunicato in fondo tra gli allegati) che si sono lamentati per il ritardo con cui prenderanno il via le varie iniziative.

Ecco le iniziative più nel dettaglio.

Accensione dell’albero di Natale, 10 dicembre
L’accensione dell’albero di Natale, alto 19 metri, donato dalla città di Andalo (si tratta di un esemplare comunque destinato all’abbattimento) e ornato da Pandora, è in programma sabato 10 dicembre alle 17.30 in piazza del Popolo e sarà seguita dal concerto dell’Orchestra dei Giovani Big Band.

I Capanni del Natale, 15 dicembre – 8 gennaio
Piazza del Popolo si trasformerà in un originale villaggio di Natale alla romagnola, con i 10 capanni del Natale dedicati ai prodotti tipici, al cibo di strada di qualità e alla solidarietà. Oltre ai capanni addobbati ci saranno le luci, le musiche, i festoni e tutto ciò che richiede l’atmosfera natalizia. Sono inoltre previsti tanti eventi tra i quali l’esibizione di artisti di strada e due tombole “umane” giganti che si svolgeranno il 23 dicembre dalle 18 alle 20 e il 7 gennaio dalle 15 alle 17. La vicina piazza Garibaldi negli stessi giorni diventerà “il centro della solidarietà”, con tante associazioni che la animeranno (info: icapannidelnatale.it).

ART X MAS, 20 dicembre – 8 gennaio
Bonobolabo, avvalendosi dell’esperienza maturata in anni di attività nel contesto artistico underground, propone un progetto che valorizzerà la parte della nuova piazza Kennedy di fronte a palazzo Rasponi dalle Teste e il piano terra del palazzo stesso, che saranno animati con eventi artistici, performance ed installazioni permanenti. Il comune denominatore sarà quello della street art, intesa come arte di aggregazione e di scambio interculturale. Gli artisti protagonisti di ART X MAS saranno Stefano Babini, Silvia Naddeo, Koko Mosaico, Daniele Nitti (Hope), Zed1, Camilla Falsini, Matteo Lucca, LRNZ, Davide Fabbri, Max Petrone. Previsti anche laboratori di mosaico per bambini, ragazzi e adulti a tema natalizio.

Visioni di Eterno, 23 dicembre – 8 gennaio
Installazioni video mapping 3D su Galla Placidia (“Galla Placidia Shines On”) e Battistero Neoniano (“Luce d’Oriente”) progettate da Andrea Bernabini.

Il Cielo di Ravenna, 31 dicembre – 1 gennaio
Videomapping protagonista anche dell’addio al vecchio anno e del benvenuto al nuovo, con l’evento “Il Cielo di Ravenna”, in programma il 31 dicembre e l’1 gennaio e che avrà come sfondo il Palazzetto Veneziano.

Capodanno con Radio Bruno, 31 dicembre
Il Capodanno, in piazza del Popolo a Ravenna, lo si festeggerà con Radio Bruno. Lo staff dell’emittente animerà la piazza con la musica dalle 22, accompagnando nel nuovo anno il pubblico che sarà a festeggiare. Durante la serata ci saranno diversi collegamenti in diretta per raccontare la festa. A Ravenna Radio Bruno si ascolta sulle frequenza 96.5 Fm.

Inoltre: dall’8 al 26 dicembre è in programma un nutrito calendario di concerti, per tutto il periodo delle feste saranno allestiti in tutto il territorio comunale circa 30 presepi, saranno proposte numerose mostre, visite guidate, allestiti mercati, organizzate feste. Per il dettaglio degli eventi: www.turismo.ra.it

Parcheggi gratuiti e incentivi all’utilizzo del trasporto pubblico
Dal 9 dicembre al 5 gennaio, dalle 16 in poi tutti i parcheggi nelle piazze e nelle vie contraddistinti dalle righe blu della città saranno gratuiti.
Domenica 11 e domenica 18 l’autobus Linea 1 diventa bus navetta per il centro storico con corse ogni 10 minuti dalle 9 alle 19.50 dai parcheggi esterni (Pala De Andrè, piazza Vacchi e CinemaCity) dove si potrà sostare gratuitamente. Dal CinemaCity si potrà raggiungere il centro storico al costo di 1 euro a persona andata e ritorno (fermata piazza Caduti). I biglietti per l’autobus potranno essere acquistati tramite le macchine emettitrici automatiche nei parcheggi del Cinemacity e del Pala de Andrè.
Nelle giornate di venerdì 23 e sabato 24 dicembre le linee urbane e del litorale di Ravenna saranno gratuite.
Per informazioni: tel. 199.199.558.

Darsena Pop Up cresce e inaugura una scuola di cucina

Il villaggio sociale sul Candiano, incentrato su sport e cultura del buon vivere si espande con spazi dedicati alla gastronomia di qualità

Un nuovo container – fra i tanti moduli installati per sviluppare il progetto di riuso di architetture e spazi nella parte terminale del Candiano, ormai nota come Darsena Pop-Up – è stato inaugurato all’insegna della gastronomia, quella buona, pulita e giusta. Si tratta di in un locale confortevole e superattrezzato quanto a fornelli e tecnologie culinarie che gode anche della splendida vista sulle acque del Candiano. Lo spazio accoglie i corsi di cucina dell’associazione “Saperi e Sapori”, che prenderanno il via da gennaio.

Presentazione Darsena Pop UpLa scuola di cucina, curata dalla maestra cuoca Rosella Mengozzi, insegnante Aici, si affianca ad altre due presenze in Darsena Pop Up: Akami Bistrot e bar Ristretto e insieme rappresentano i tre luoghi “gourmet” del villaggio che ha trasformato con originalità e innovazione in campo stilistico e ambientale la parte terminale della Darsena di città. L’iniziativa è stata inaugurata alla presenza del presidente dell’Associazione “Naviga In Darsena” Paolo Monduzzi e l’architetto Lara Bissi dello Studio Meme – che ha progettato e cura l’evoluzione della struttura modulare e polivalente – Fra gli ospiti dell’evento anche Cristina Mazzavillani Muti, madrina per il taglio del nastro del laboratorio di cucina, l’assessore comunale alla Rigenerazione Urbana e all’Urbanistica Federica Del Conte e Angela Schiavina,  presidente dell’Aici, per l’appunto, l’associazione insegnanti di cucina italiana, che ha sottolineato come quella di Rosella Mengozzi, sia la prima e vera scuola di cucina professionale, che nasce a Ravenna.

Il calendario dei corsi si aprirà con quello dal titolo “C’è di mezzo il mare” e si svolgerà il 15 e il 26 gennaio; il 12 e il 23 febbraio; il 5 e il 6 marzo dalle 9.30 alle 12.30, dedicato alla scoperta e riscoperta della tradizione locale dei prodotti e dei piatti della cucina di pesce.
Dare uno strumento in più alla soluzione dei disturbi dell’alimentazione è invece lo scopo del corso rivolto in particolare ai ragazzi intitolato “Buono, Pulito e Giusto” per stare bene a tavola. In quattro incontri (ogni venerdì dal 20 gennaio al 10 febbraio dalle 18.30 alle 21) si propone un ritorno ai fuochi domestici per l’equilibrio psicofisico dove il cibo verrà oltreché cucinato, arricchito nei suoi significati dai contributi di una nutrizionista e una psicologa. Le stesse lezioni saranno riproposte ogni venerdì dal 17 marzo fino al 7 aprile.

InaugurazioneLe ricette di Luca Maraldi per il corso “La Thailandia nel piatto”, daranno un sapore esotico e speziato alle giornate invernali del 17, 24 e 31 gennaio, dalle 19.30 alle 22.30.
Si passa quindi al cibo quotidiano con la riedizione di un progetto originale gia sperimentato con successo da Rosella Mengozzi. Si tratta di “7 menu per 7 giorni” e si rivolge a colf e badanti per fornire le conoscenze e le tecniche necessaria per la preparazione di piatti della tradizione italiana. Le lezioni sono previste l’8 e il 15 febbraio e l’1, l’8, il 15, il 22 e il 29 marzo, dalle 15 alle 18. D’altra parte è stato pensato per giovani e meno giovani che vivono soli il corso “Ragazzi, cosa c’è in dispensa? Il freddo, il fresco e il secco: organizzazione in cucina” per offrire un’alternativa ai cibi pronti imparando a gestire risorse alimentari anche limitate e trasformarle con metodo in piatti salutari, nutrienti e gustosi, da condividere con gli amici. Lezioni il 21,  28 gennaio e 4 febbraio, dalle 15 alle 18.

Nella stagione invernale zuppe e minestre rappresentano il confort food ideale: questi piatti di stagione è dedicata la lezione di domenica 29 gennaio dalle 10.30 alle 13.30, che è aperta anche a chi vuole solamente degustarli. Al brunch della domenica sono dedicate invece due date: il 19 e il 26 marzo dalle 10.30 alle 13.30 con degustazione finale.
Infine, sono tre i corsi curati dello chef Andrea Minghetti che offriranno l’occasione per sbizzarrirsi con le ricette di pesce del nostro mare (18 gennaio 19.30 – 22.30), con i cosiddetti “dolci da credenza“ (1 febbraio 19.30 – 22.30) e nella preparazione di aperitivi fra classivi e creativi.

Per prenotare i corsi ci si può rivolgere a: Rosella – 348 1539975, Rosella.mengozzi@hotmail.it; Licia – 393 5864414, l.altilia@libero.it. – www.facebook.com/saperiesaporiscuoladicucina.

Darsena Pop Up cresce e inaugura una scuola di cucina

Il villaggio sociale sul Candiano, incentrato su sport e cultura del buon vivere si espande con spazi dedicati alla gastronomia di qualità

Un nuovo container – fra i tanti moduli installati per sviluppare il progetto di riuso di architetture e spazi nella parte terminale del Candiano, ormai nota come Darsena Pop-Up – è stato inaugurato all’insegna della gastronomia, quella buona, pulita e giusta. Si tratta di in un locale confortevole e superattrezzato quanto a fornelli e tecnologie culinarie che gode anche della splendida vista sulle acque del Candiano. Lo spazio accoglie i corsi di cucina dell’associazione “Saperi e Sapori”, che prenderanno il via da gennaio.

Presentazione Darsena Pop UpLa scuola di cucina, curata dalla maestra cuoca Rosella Mengozzi, insegnante Aici, si affianca ad altre due presenze in Darsena Pop Up: Akami Bistrot e bar Ristretto e insieme rappresentano i tre luoghi “gourmet” del villaggio che ha trasformato con originalità e innovazione in campo stilistico e ambientale la parte terminale della Darsena di città. L’iniziativa è stata inaugurata alla presenza del presidente dell’Associazione “Naviga In Darsena” Paolo Monduzzi e l’architetto Lara Bissi dello Studio Meme – che ha progettato e cura l’evoluzione della struttura modulare e polivalente – Fra gli ospiti dell’evento anche Cristina Mazzavillani Muti, madrina per il taglio del nastro del laboratorio di cucina, l’assessore comunale alla Rigenerazione Urbana e all’Urbanistica Federica Del Conte e Angela Schiavina,  presidente dell’Aici, per l’appunto, l’associazione insegnanti di cucina italiana, che ha sottolineato come quella di Rosella Mengozzi, sia la prima e vera scuola di cucina professionale, che nasce a Ravenna.

Il calendario dei corsi si aprirà con quello dal titolo “C’è di mezzo il mare” e si svolgerà il 15 e il 26 gennaio; il 12 e il 23 febbraio; il 5 e il 6 marzo dalle 9.30 alle 12.30, dedicato alla scoperta e riscoperta della tradizione locale dei prodotti e dei piatti della cucina di pesce.
Dare uno strumento in più alla soluzione dei disturbi dell’alimentazione è invece lo scopo del corso rivolto in particolare ai ragazzi intitolato “Buono, Pulito e Giusto” per stare bene a tavola. In quattro incontri (ogni venerdì dal 20 gennaio al 10 febbraio dalle 18.30 alle 21) si propone un ritorno ai fuochi domestici per l’equilibrio psicofisico dove il cibo verrà oltreché cucinato, arricchito nei suoi significati dai contributi di una nutrizionista e una psicologa. Le stesse lezioni saranno riproposte ogni venerdì dal 17 marzo fino al 7 aprile.

InaugurazioneLe ricette di Luca Maraldi per il corso “La Thailandia nel piatto”, daranno un sapore esotico e speziato alle giornate invernali del 17, 24 e 31 gennaio, dalle 19.30 alle 22.30.
Si passa quindi al cibo quotidiano con la riedizione di un progetto originale gia sperimentato con successo da Rosella Mengozzi. Si tratta di “7 menu per 7 giorni” e si rivolge a colf e badanti per fornire le conoscenze e le tecniche necessaria per la preparazione di piatti della tradizione italiana. Le lezioni sono previste l’8 e il 15 febbraio e l’1, l’8, il 15, il 22 e il 29 marzo, dalle 15 alle 18. D’altra parte è stato pensato per giovani e meno giovani che vivono soli il corso “Ragazzi, cosa c’è in dispensa? Il freddo, il fresco e il secco: organizzazione in cucina” per offrire un’alternativa ai cibi pronti imparando a gestire risorse alimentari anche limitate e trasformarle con metodo in piatti salutari, nutrienti e gustosi, da condividere con gli amici. Lezioni il 21,  28 gennaio e 4 febbraio, dalle 15 alle 18.

Nella stagione invernale zuppe e minestre rappresentano il confort food ideale: questi piatti di stagione è dedicata la lezione di domenica 29 gennaio dalle 10.30 alle 13.30, che è aperta anche a chi vuole solamente degustarli. Al brunch della domenica sono dedicate invece due date: il 19 e il 26 marzo dalle 10.30 alle 13.30 con degustazione finale.
Infine, sono tre i corsi curati dello chef Andrea Minghetti che offriranno l’occasione per sbizzarrirsi con le ricette di pesce del nostro mare (18 gennaio 19.30 – 22.30), con i cosiddetti “dolci da credenza“ (1 febbraio 19.30 – 22.30) e nella preparazione di aperitivi fra classivi e creativi.

Per prenotare i corsi ci si può rivolgere a: Rosella – 348 1539975, Rosella.mengozzi@hotmail.it; Licia – 393 5864414, l.altilia@libero.it. – www.facebook.com/saperiesaporiscuoladicucina.

Darsena Pop Up cresce e inaugura una scuola di cucina

Il villaggio sociale sul Candiano, incentrato su sport e cultura del buon vivere si espande con spazi dedicati alla gastronomia di qualità

Un nuovo container – fra i tanti moduli installati per sviluppare il progetto di riuso di architetture e spazi nella parte terminale del Candiano, ormai nota come Darsena Pop-Up – è stato inaugurato all’insegna della gastronomia, quella buona, pulita e giusta. Si tratta di in un locale confortevole e superattrezzato quanto a fornelli e tecnologie culinarie che gode anche della splendida vista sulle acque del Candiano. Lo spazio accoglie i corsi di cucina dell’associazione “Saperi e Sapori”, che prenderanno il via da gennaio.

Presentazione Darsena Pop UpLa scuola di cucina, curata dalla maestra cuoca Rosella Mengozzi, insegnante Aici, si affianca ad altre due presenze in Darsena Pop Up: Akami Bistrot e bar Ristretto e insieme rappresentano i tre luoghi “gourmet” del villaggio che ha trasformato con originalità e innovazione in campo stilistico e ambientale la parte terminale della Darsena di città. L’iniziativa è stata inaugurata alla presenza del presidente dell’Associazione “Naviga In Darsena” Paolo Monduzzi e l’architetto Lara Bissi dello Studio Meme – che ha progettato e cura l’evoluzione della struttura modulare e polivalente – Fra gli ospiti dell’evento anche Cristina Mazzavillani Muti, madrina per il taglio del nastro del laboratorio di cucina, l’assessore comunale alla Rigenerazione Urbana e all’Urbanistica Federica Del Conte e Angela Schiavina,  presidente dell’Aici, per l’appunto, l’associazione insegnanti di cucina italiana, che ha sottolineato come quella di Rosella Mengozzi, sia la prima e vera scuola di cucina professionale, che nasce a Ravenna.

Il calendario dei corsi si aprirà con quello dal titolo “C’è di mezzo il mare” e si svolgerà il 15 e il 26 gennaio; il 12 e il 23 febbraio; il 5 e il 6 marzo dalle 9.30 alle 12.30, dedicato alla scoperta e riscoperta della tradizione locale dei prodotti e dei piatti della cucina di pesce.
Dare uno strumento in più alla soluzione dei disturbi dell’alimentazione è invece lo scopo del corso rivolto in particolare ai ragazzi intitolato “Buono, Pulito e Giusto” per stare bene a tavola. In quattro incontri (ogni venerdì dal 20 gennaio al 10 febbraio dalle 18.30 alle 21) si propone un ritorno ai fuochi domestici per l’equilibrio psicofisico dove il cibo verrà oltreché cucinato, arricchito nei suoi significati dai contributi di una nutrizionista e una psicologa. Le stesse lezioni saranno riproposte ogni venerdì dal 17 marzo fino al 7 aprile.

InaugurazioneLe ricette di Luca Maraldi per il corso “La Thailandia nel piatto”, daranno un sapore esotico e speziato alle giornate invernali del 17, 24 e 31 gennaio, dalle 19.30 alle 22.30.
Si passa quindi al cibo quotidiano con la riedizione di un progetto originale gia sperimentato con successo da Rosella Mengozzi. Si tratta di “7 menu per 7 giorni” e si rivolge a colf e badanti per fornire le conoscenze e le tecniche necessaria per la preparazione di piatti della tradizione italiana. Le lezioni sono previste l’8 e il 15 febbraio e l’1, l’8, il 15, il 22 e il 29 marzo, dalle 15 alle 18. D’altra parte è stato pensato per giovani e meno giovani che vivono soli il corso “Ragazzi, cosa c’è in dispensa? Il freddo, il fresco e il secco: organizzazione in cucina” per offrire un’alternativa ai cibi pronti imparando a gestire risorse alimentari anche limitate e trasformarle con metodo in piatti salutari, nutrienti e gustosi, da condividere con gli amici. Lezioni il 21,  28 gennaio e 4 febbraio, dalle 15 alle 18.

Nella stagione invernale zuppe e minestre rappresentano il confort food ideale: questi piatti di stagione è dedicata la lezione di domenica 29 gennaio dalle 10.30 alle 13.30, che è aperta anche a chi vuole solamente degustarli. Al brunch della domenica sono dedicate invece due date: il 19 e il 26 marzo dalle 10.30 alle 13.30 con degustazione finale.
Infine, sono tre i corsi curati dello chef Andrea Minghetti che offriranno l’occasione per sbizzarrirsi con le ricette di pesce del nostro mare (18 gennaio 19.30 – 22.30), con i cosiddetti “dolci da credenza“ (1 febbraio 19.30 – 22.30) e nella preparazione di aperitivi fra classivi e creativi.

Per prenotare i corsi ci si può rivolgere a: Rosella – 348 1539975, Rosella.mengozzi@hotmail.it; Licia – 393 5864414, l.altilia@libero.it. – www.facebook.com/saperiesaporiscuoladicucina.

È tornato a Marina il presepe di sabbia Resterà aperto fino al 22 gennaio

Ci hanno lavorato artisti provenienti anche da Ucraina e Russia

Ha aperto i battenti ieri, giovedì 8 dicembre, il Presepe di sabbia di Marina di Ravenna, giunto alla sua nona edizione, su iniziativa del bagno Obelix e dell’associazione Arte in Spiaggia.

Come tradizione, la grande tensostruttura è stata allestita nella spiaggia in concessione al circolo Marinai d’Italia nei pressi della diga foranea. A realizzare il presepe – in cui quest’anno è rappresentata anche una famiglia contemporanea nel proprio ambiente domestico – cinque artisti provenienti da Italia, Spagna, Ucraina e Russia, con l’utilizzo solo di sabbia umida e ben pressata (e un sottile strato di colla biologica spruzzata sulle superfici a lavoro finito, contro l’umidità).

Il presepe sarà visitabile fino a domenica 22 gennaio con l’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità cittadine prevista per sabato 10 dicembre alle 15.30.

Orari: sabato, domenica e festivi 10-13, 14-18. Dal 23 dicembre all’8 gennaio aperto anche nei giorni feriali.

La stanza dei giochi: all’Almagià il teatro ragazzi allo specchio

Vincitore di due premi, vede in scena due attori bambini

kjnjnoj«Uno spazio scenico affidato alla naturalezza di soli attori bambini, che ribalta la consuetudine del Teatro Ragazzi interpretato da adulti per riscoprire il nesso fondante tra gioco e teatro. I temi eterni della condizione umana rivelati in filigrana, in un tessuto di conflitti, complicità, piccoli egoismi e affermazioni di potere. Una drammaturgia sapiente che restituisce con limpidezza e semplicità di gesti e parole la dimensione profonda e poetica del mondo infantile».

Sono queste le motivazioni con cui la giuria del Premio Scenario Infanzia 2014 ha premiato lo spettacolo La stanza dei giochi che sarà per la prima volta a Ravenna domenica 11 dicembre alle 16.30 a chiudere la prima parte della stagione Le Arti della Marionetta.

La stanza dei giochi, che nel 2015 si è aggiudicato anche il premio Dallorso, è uno spettacolo inusuale dove protagonisti sono due bambini, giovanissimi attori di dieci anni, Sofia Ghiorsi e Francesco Cataldo Scavo, che lo abitano insieme ai loro tanti giocattoli creando un effeto di “gioco nel gioco del teatro”. Uno spettacolo basato sul binomio gioco/realtà tra i due bambini che, incrociando i loro sguardi, discutono, litigano, fanno pace, affrontano le mille reazioni alla vita quotidiana.

«Emma ed Elio – ha scritto su “D di Repubblica” la celeberrima Elasti – hanno dieci anni, poco più di mio figlio, che li sta a guardare, con i suoi occhi tondi e sgranati, ma anche con la pancia, la testa, le braccia e le gambe perché, a quell’età, quel che ti cattura può inghiottirti e possederti, poco importa che tu sia sopra o di fronte al palcoscenico. Emma ed Elio giocano, quel gioco di potere, complicità, ricatti, perfidia e mediazione che si impara da piccoli per essere usato e abusato da grandi. Emma può essere spietata e prevaricatrice ma anche vulnerabile e inquieta. Elio può essere vittima ma è astuto, silenziosamente ribelle e si trasforma in quello che vuole. È un gioco sottile e ipnotico perché quei due portentosi ragazzini recitano se stessi, la loro età di scoperte e conflitti, ma mettono anche in scena, con magistrale inconsapevolezza, le nostre miserie, la nostra fragilità e il nostro vitale bisogno gli uni degli altri. Ci sono poesia e ferocia nei loro dialoghi, ci sono incanto e brutalità nei loro gesti. Ci siamo noi allo specchio, insieme ai nostri figli».

Un lavoro unico e originale, frutto dell’esperienza e sensibilità dei due registi Marta Abate e Michelangelo Frola della compagnia Scena Madre. Lo spettacolo è adatto ai bambini a partire dai 6 anni.

Quel giro intorno alla memoria alla “Casa di Nostra Donna”

Al Mar fino all’8 gennaio la rassegna documentaria dedicata alla storia secolare della chiesa di Porto Fuori

fytcjfcjgCredo che la foto di don Mario Mazzotti fra le rovine di Santa Maria in Porto Fuori sia una delle immagini su cui si àncora parte della memoria dei ravennati sull’ultima guerra. Chi ama la storia della città ricorda questa icona perfettamente: in alto, si staglia quel che resta di un arco dell’antica basilica, crollata dopo i bombardamenti del 5 novembre 1944, che sovrasta un cumulo enorme di macerie. La nebbia appanna la visione rendendo imperscrutabile l’espressione di don Mazzotti, parroco della basilica, che a distanza guarda verso l’obiettivo. Nel suo abito nero sembra una figura rassegnata alla desolazione e alla perdita che lo segna due volte in questo contesto: quella della propria madre e di altri parrocchiani, morti sotto il crollo, e quella di una basilica a cui aveva dedicato lunghi studi importanti.
Nonostante la sua valenza memoriale, non è questa l’immagine di apertura della mostra allestita al Mar di Ravenna: potrebbe però essere introduttiva al senso dell’esposizione curata da Alessandro Volpe, docente di Arte Medievale al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna. “La casa di Nostra Donna”, questo il titolo della mostra, concentra il proprio interesse sulle immagini e i ricordi della Basilica di Santa Maria in Porto Fuori, articolando una riflessione sul rapporto fra complesso monumentale – l’insieme di edificio storico e apparati decorativi – e ricordo visivo, tradotto nelle immagini che dal ‘700 in poi si sono accumulate fino a oggi. Come a dire, una sorta di decalogo non solo dei supporti diversi che la pratica d’arte e poi la tecnologia hanno favorito, ma anche della qualità e dell’interesse dello sguardo che ha condotto la penna, la macchina fotografica o il mouse.
Partiamo dalla fine, ovvero dalla ricostruzione digitale della chiesa che permette ai visitatori di entrare dentro lo spazio ricostruito della basilica, in modo da comprendere la morfologia degli ambienti e il posizionamento dei cicli a fresco. Si tratta di ricostruzioni digitali – eseguite presso uno dei Laboratori del Dipartimento d Beni Culturali sotto la direzione del curatore e su base documentaria – che esprimono un preciso intento didattico. Superare i grafici e le ricostruzioni tecniche su cui hanno studiato in passato generazioni di studiosi è ormai una specie di imperativo: non solo per fronteggiare il disinteresse crescente delle nuove generazioni verso l’architettura antica e medievale ma anche per evitare quella dematerializzazione progressiva dell’architettura che i grafici hanno spesso favorito. A guardarli, ci si dimenticava quasi che materia, chiaroscuri, policromia e textures fossero parti costitutive delle architetture. Inutile poi sottolineare il cambiamento epocale nel campo della percezione che costringe oggi a porsi sul piano interattivo, digitale e virtuale a cui tutti sono legati. Sdrammatizzando l’implicita esca della spettacolarizzazione, si può affermare che la strada delle ricostruzioni tridimensionali può essere scientifica, gradevole, chiara, talvolta di supporto fondamentale alla ricerca.
Dalle immagini virtuali alla tecnica fotografica che le precede: in una sala, le fotografie degli affreschi scomparsi sotto i bombardamenti restituiscono la ricchezza tecnica e iconografica affrontata dalla scuola riminese del Trecento. Segue una sala in cui viene proiettato un documentario – a cura di Elena Pirazzoli e Fabrizio Varesco – che raccoglie le memorie delle persone contemporanee che videro la chiesa, la sua vita e distruzione. Di nuovo saltando indietro nel tempo, sulle pareti si delinea il percorso delle memorie fotografiche della basilica attraverso due secoli. L’insieme restituisce la problematicità delle riprese, talvolta schiacciate su una tradizione visiva che non accetta modifiche. Appare quasi più libera la serie dei disegni tratti dagli affreschi: fra cui gli appunti e gli schizzi finissimi di uno studioso ottocentesco come Cavalcaselle e le traduzioni  infedeli e bellissimenche nel Settecento ne diede un neoclassico come Felice Giani.
Come si diceva, al cuore di questo percorso espositivo sta lo sguardo attraverso il tempo: un giro intorno alla memoria e alle sue declinazioni. La mostra è aperta fino all’8 gennaio. Ingresso libero.

Fiammenghi (Pd): «Si tratta di un voto che esprime un disagio»

«Importante l’altissima partecipazione. Serve una profonda riflessione e un confronto nel partito. E un governo che possa dare risposte»

fiammenghiQualche settimana prima del referendum avevamo intervistato Miro Fiammenghi, ex consigliere regionale Pd e come noto molto vicino a Pierluigi Bersani, per parlare della situazione complicata all’interno del partito, tra la minoranza e la maggioranza renziana. Allora ci aveva detto che, non rassicurato dalla promessa di riformulare la legge elettorale, avrebbe votato no ma che era lungi da lui qualsisasi tentazione di lasciare il Pd. Lo abbiamo risentito dopo il risultato, per certi versi clamoroso, delle urne.

Fiammenghi, soddisfatto dunque del voto?
«Avendo deciso di votare no perché non ero convinto che si dovesse modificare in questo modo la Costituzione con quella legge elettorale, credo sia accaduta la cosa migliore. E credo sia importante l’altissima partecipazione al voto che testimonia ancora una volta il senso civico degli italiani».

E adesso? Dentro al partito? Bisogna andare al congresso subito?
«Come ho detto prima del voto, che vincesse il sì o il no, sarebbe stato importante confrontarci. E adesso aggiungo che prima del congresso, prima di tutto, sarebbe importante riflettere a lungo sul significato di questo voto, un significato importante e profondo che va analizzato e discusso e su cui bisogna prendere decisioni importanti perché il voto esprime un malessere, un disagio sociale che riguarda una grande parte del Paese, a partire, come dice l’Istituto Cattaneo, da molti giovani, il sud, ma anche imprenditori, famiglie, lavoratori. Non potrebbe essere il momento di chiederci per esempio se misure come la diffusione dei voucher e il jobs act, o riforme come quelle della Buona scuola, non abbiano bisogno di correzioni».

Quindi anche le elezioni possono aspettare?
«La risposta è la stessa: cosa ci dice questo voto? Quali disagi esprime? Mi chiedo anche se il Paese abbia bisogno di votare adesso e non di affrontare una serie di problematiche a partire da quella della legge elettorale, su cui pende una sentenza della Corte Costituzionale che non sappiamo cosa dirà. Mi pare che sia tutto prematuro e che tutto richieda una riflessione, un confronto».

Non la convince la teoria secondo cui Renzi ha comunque incassato 13milioni di voti da cui ripartire, preferisce il governo tecnico?
«Se ne discuterà in direzione, personalmente penso che ci vorrà un governo che sia in grado di dare risposte».

Ma il Parlamento è sempre lo stesso eletto nel 2013, se non c’è riuscito a oggi, perché mai dovrebbe farcela adesso?
«Il Parlamento deve fare i conti con quello che gli elettori hanno detto e con ciò che dirà la Corte Costituzionale».

Un commento sul voto locale? Qui il sì ha comunque vinto.
«Qui c’è stata partecipazione altissima e mi pare una situazione di sostanziale equilibrio tra le due posizioni. Bisogna discutere, capire e ragionare su un disagio sociale molto profondo e diffuso. Credo se ne dovrebbe discutere in ogni circolo».

Pensa di avere qualche merito nel fatto che proprio Cervia, il suo comune, sia uno di quelli in cui ha vinto il no?
«Assolutamente no. In tutta la campagna elettorale ho solo rilasciato un’intervista a lei e fatto un’assemblea nel mio circolo…»

Lei continua a ripetere il “mantra” del discutere e chiede una riflessione su temi importanti, ma io continuo a chiederle: chi potrebbe portare avanti queste istanze in un prossimo congresso?
«Non è un “mantra”, è ciò che fa una comunità quando deve affrontare un problema. E come posso sapere se prima non si discute? Magari ci potremmo accorgere che siamo d’accordo sull’analisi del voto e sulle misure da prendere insieme e l’intero scenario potrebbe cambiare».

Chi potrebbe essere il vostro candidato?  
«Non ho in mente nessun nome. Voglio ascoltare e solo quando avrò ascoltato valuterò chi sostenere».

Quanta sinistra c’era in questo no? Quanto Pd c’era?
«Del Pd non lo so, ma ritengo che il popolo della sinsitra sia ancora ampio e in questi anni abbia sofferto molto e credo che abbia avuto un peso importante in questo voto. Se si fa una bella e approfondita riflessione quel popolo della sinistra che in alcune occasioni ci ha abbandonato può tornare a votare Pd e incrementare molto quel 40 percento».

Matthieu Mantanus sul podio a Ravenna l’8 dicembre 

Il direttore d’orchestra si racconta 

MatausenGiovedì 8 dicembre, al Concerto di Natale della rassegna “Capire la Musica“ promossa da Emilia Romagna Cocerti nella Chiesa di San Giovanni Battista (ore 21), sarà Matthieu Mantanus a dirigere la Young Musicians European Orchestra. Intraprendente, carismatico e comunicativo, Mantanus nasce come strumentista, si trasforma in direttore d’orchestra e negli ultimi anni si fa conoscere al grande pubblico in qualità di fondatore della Jeans Symphony Orchestra e di divulgatore di musica accanto a Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa”. Recentemente è stato a Ravenna per presentare Beethoven e la ragazza coi capelli blu, il suo ultimo libro salito in poco tempo in cima alle classifiche.

La musica è una parte fondamentale della tua vita. Perché hai scelto proprio lei come principale modalità di espressione?
«Non è una vera e propria scelta. È nato tutto con grande naturalezza e semplicità: nei miei primi anni è emerso chiaramente che avevo una particolare facilità nel rapporto con la musica, più che con altre discipline. Crescendo il legame con i miei strumenti, allora al pianoforte affiancavo il violoncello, ha preso un posto preponderante nella mia vita al punto che quando ho dovuto fare una scelta professionale, ho capito che non sarei potuto vivere lontano da loro. Dopo il diploma di perfezione però il mio percorso artistico successivo è stato molto più erratico di quanto avessi pensato: mi sono poco a poco reso conto che sarebbe stato impossibile rientrare ad ogni costo in un ruolo predefinito, un “direttore d’orchestra” o “un pianista” così come uno se li immagina. E tutte le difficoltà sul mio percorso mi hanno portato a dover scoprire chi ero veramente, accettarlo io stesso e infine farlo accettare agli altri. E crearmi così uno spazio professionale “su misura”: direttore d’orchestra, pianista, divulgatore, scrittore, e conduttore televisivo».

La tua adolescenza l’hai trascorsa sui banchi del conservatorio di Losanna. Com’è stato per te quel periodo?
«I ricordi più lontani – e belli – che ho sono i momenti passati all’orchestra giovanile del conservatorio di Losanna nelle file dei violoncelli. Per questo raccomando sempre, a chi mi chiede consigli su come iniziare, di fare musica insieme ad altre persone, che siano gruppi, cori o orchestre. Questa è la chiave per vivere il rapporto con la musica pienamente. Ci saranno talmente tante ore passate in solitudine con il proprio strumento, in un corpo a corpo al contempo doloroso e gratificante, che la condivisione della propria musica con gli altri a un certo punto diventa fondamentale».

A 17 anni, dopo aver conseguito il diploma di perfezionamento, ti trasferisci a Roma e inizi direzione d’orchestra. Sarai allievo di importanti maestri, primo fra tutti Giuseppe Sinopoli, poi Jorma Panula, Gianluigi Gelmetti e Lorin Maazel. Perché hai scelto di diventare direttore d’orchestra? Cosa ami di più del tuo lavoro? 
«Ho fatto questa scelta proprio perché mi mancava il rapporto con gli altri: mi hanno parlato della direzione d’orchestra e mi sono buttato a capofitto in questa nuova via.
Pensavo sarebbe stato un proseguimento del mio percorso, invece è come se fossi tornato bambino: l’orchestra mi sovrastava, e non riuscivo a controllarla, né tanto meno a domarla. Così, come per gli altri strumenti, mi sono serviti quasi dieci anni per riuscire a fare la musica che volevo e che sentivo insieme all’orchestra. E quando finalmente ci sono riuscito, l’effetto è stato dirompente. Nella direzione d’orchestra, contrariamente al pianoforte, quello che conta di più è l’aspetto umano. Il rapporto che si crea tra un direttore e i professori dell’orchestra è come un incantesimo. Se funziona, la musica sgorga e si costruisce rapidamente. Se non funziona – e come nei rapporti umani, sono mille e impercettibili le ragioni per le quali può non funzionare – tutto è vano. Ogni incontro con un’orchestra è la porta aperta verso momenti di un’intensità unica, o verso un disappunto certo. Bisogna saperlo, accettarlo, e gestire entrambe le situazioni».

Matthieu MantanusNel corso della tua esperienza è scaturita in te un’importante riflessione a riguardo della musica, che ti ha portato a togliere il frac e fondare la Jeans Symphony Orchestra. Cosa ti ha spinto a farlo?
«È nata perché mi sono reso conto di due punti fondamentali. Il primo è che la musica che dirigevo era in grado di colpire con incredibile profondità persone completamente estranee al pubblico della classica. Il secondo è che queste stesse persone si sentivano respinte da tutto il contesto che caratterizza i nostri concerti: le regole, la sufficienza, l’iper-specializzazione, la lunghezza dei tempi, ecc… Iniziando dal frac, ho rimesso in discussione alcuni capisaldi della nostra tradizione per poter comunicare con un pubblico sempre più ampio».

L’inizio è stato facile?
Tutt’altro. All’epoca delle puntate di “Che Tempo Che Fa”, fui molto criticato per queste scelte; la paura era di svilire un’arte secolare rovinando le sue tradizioni. Anche la TV faceva paura: un mezzo identificato con il trash, con il quale un mondo profondamente intellettuale non voleva avere a che fare. Da allora, ho passato il tempo a spiegare che le cose non sono così scontate. Che la musica è molto di più del contesto nel quale viene suonata, che appartiene a tutti e che il nostro compito in quanto interpreti era proprio di portarla a tutti. E che per compiere quest’opera quasi missionaria, dobbiamo accettare a volte di lasciare la nostra “divisa” (intesa come l’insieme delle consuetudini che accompagnano la nostra vita) e lavorare partendo dal mondo al quale ci vogliamo rivolgere. Cosa cerca, e sopratutto come può la musica entrare nel “campo visivo” di un ventenne di oggi? O in quello di un abitante di una casa popolare? O di uno spettatore di Rai3? Queste sono le domande che mi pongo quando elaboro un nuovo progetto del JeansMusic lab».

Jeans SymphonyMusicista, direttore d’orchestra e anche scrittore: sei un’artista eclettico e versatile. Cosa ti ha spinto a sperimentare una forma di espressione così diversa dalla musica quale è la scrittura?
«Io non lo avrei mai immaginato. Sono stati gli editori a propormi di trasformare questo modo di raccontare la musica in libri, e ho accettato la sfida perché mi sono reso conto che poteva rappresentare un “canale” supplementare di comunicazione con il pubblico. Adoperando un linguaggio, quello della parola, più compreso del linguaggio musicale. Scrivere è stato un piacere incredibile».

Beethoven e la ragazza coi capelli blu, edito da Mondadori, è diventato in brevissimo tempo un best seller. Quali corde pensi di aver toccato nel lettore per essere riuscito ad arrivare a così tante persone?
«Best seller mi sembra un’appellativo esagerato! Sembra piacere, e questo mi riempie di gioia. Ecco una piccola storia che ben riassume l’effetto: un giorno una persona mi racconta che entra in camera di sua figlia tredicenne e la scopre sul letto ascoltando musica e leggendo un libro. Il libro era il mio e la musica era Schubert. Le ha detto che avrebbe scritto al nonno che tentava da anni di parlarle di musica classica per dirgli le emozioni che sentiva ascoltando questo compositore. Ecco, questo volevo ottenere: i pochi gesti sul palmare che la guidavano a questo repertorio, la curiosità di ascoltarlo e la libertà di trovare emozioni e sentimenti personali ascoltando. Sembra poco, ma è una rivoluzione».

Non è la prima volta che vieni in città: il tuo prossimo appuntamento sarà l’8 dicembre per il tradizionale Concerto di Natale. Cosa pensi di questa iniziativa e dei suoi riflessi nei piccoli teatri della Romagna?
«Innanzitutto per me tornare a Ravenna è un tuffo indietro negli anni… Pensa la mia prima scrittura da direttore, saran stati 15 o 16 anni fa, l’ho ottenuta proprio qui, e grazie al Maestro Olmi. Dunque ho un legame particolare con questa città. Poi ho subito accettato con enorme piacere la proposta del Maestro, proprio perché questa idea di girare per la provincia con delle prove aperte è straordinaria: una musica aperta verso la società. Vedi, il problema è che noi non vediamo ancora abbastanza la musica come uno strumento di valorizzazione e sviluppo sociale: in realtà permette di trasmettere valori importanti per la società, ascolto, rispetto, collaborazione. Questa è la musica. E a Ravenna questo aspetto emerge fortissimo. Non vedo l’ora…».

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