Ad Alfonsine un comitato contro la zona potenzialmente industriale
Ad Alfonsine alcuni cittadini hanno dato vita ad un Comitato il cui scopo è quello di riportare i terreni che fanno parte della zona potenzialmente industriale (di interesse sovracomunale) compresa tra la via Reale, la via Storta e la Canalina alla loro originaria destinazione agricola.
«Nel lontano 2009 – esordisce Stefano Ricci, uno dei piccoli proprietari interessati dalla vicenda – il Comune di Alfonsine ha modificato la destinazione urbanistica dei nostri terreni da agricola a potenzialmente industriale. Questo cambio di destinazione non ci ha mai convinti, fin da subito: infatti, per chi di noi, come me, non è coltivatore diretto, ciò ha significato la triplicazione delle imposte patrimoniali (Ici prima e Imu adesso) senza alcuna contropartita in cambio, e oggi la situazione non è più sostenibile. Stessa sorte tocca anche a chi è coltivatore diretto ma per ragioni di età non è più in grado di provvedere alla coltivazione diretta e quindi dovrà concedere in affitto il proprio terreno a terzi».
“Destinazione agricola” si è rivolto all’assistenza dello studio legale dell’avvocato Claudio Fabbri, il quale spiega che il vincolo di interesse “potenzialmente industriale” di quei terreni siti in Alfonsine, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, visto che la relativa delibera risale all’aprile 2009, non ha più ragion d’essere, dal momento che in questo lasso di tempo non è partito nessun piano di iniziativa privata e la prospettiva economica non incoraggia certamente alcun tipo di attività industriale in questa zona.
«Il nodo cruciale della questione – afferma l’avvocato Fabbri – consiste nel fatto che chi è intenzionato ad alienare il proprio terreno non riuscirà mai a percepire il valore di mercato di area di interesse industriale, molto maggiore del valore agricolo (almeno il triplo, ndr), in quanto in realtà, su quelle aree, oltre all’attività agricola non è possibile svolgere altro. Il valore del terreno agricolo si aggira intorno ai 40.000 euro a ettaro circa: il vero e proprio dramma si consuma quando un proprietario dovrà vendere il terreno che risulta di interesse industriale al prezzo agricolo, laddove nel giro di poco tempo rischia di subire, anzi subirà, un accertamento dalla Agenzia delle Entrate che chiederà conto della differenza, con rischi di sanzioni elevatissime ed ingiuste».
Conclude poi Stefano Ricci: «Noi non chiediamo altro che il Comune di Alfonsine riporti i nostri terreni a quella che è la loro vocazione naturale, ovvero quella agricola. Non vi sono più giusti motivi tali da imporci un pesante carico fiscale per una potenzialità industriale che non c’è e che a quanto pare non ci sarà nemmeno in un futuro medio-lungo. Ci siamo rivolti già tempo fa, come singoli proprietari, anche al Sindaco di Alfonsine, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta concreta, se non la richiesta da parte dell’Amministrazione di prendere tempo con la promessa che la questione sarebbe arrivata sul tavolo dell’Unione dei Comuni. Ma di tempo ne abbiamo perso già abbastanza e se non si inizia mai il processo di conversione, non ne arriveremo mai a capo».
«In buona sostanza – chiude l’avvocato Fabbri – chiediamo a tutti i proprietari che abitano nella Bassa Romagna che si trovano ad affrontare queste condizioni a contattarci e ad unirsi al neonato gruppo di lavoro “Destinazione agricola” affinché i vari Sindaci dell’Unione prendano atto di questa situazione economica insostenibile ed inutilmente gravosa a carico di piccoli proprietari».
Per informazioni e adesioni contattare: destinazioneagricola@gmail.com.
Un trasporto eccezionale con scorta armata partirà il 7 dicembre dal museo d’arte della città di Ravenna per portare a Roma il celebre Guidarello, il monumento sepolcrale commissionato dagli eredi Rasponi Dal Sale a Tullio Lombardo che il vicelegato Lavinio de’ Medici Spada volle (1827) per dotare la nascente Accademia di Belle Arti (1829) di una raccolta esemplare. L’opera è stata concessa in prestito di nuovo dopo quasi novant’anni: il 17 dicembre apre una grande mostra alle Scuderie del Quirinale «che – si legge in una nota diffusa dal Mar – ripercorre le tappe di una vicenda storica e di un processo culturale che determinò per la prima volta il concetto di patrimonio artistico nazionale, inteso come strumento principe di educazione del cittadino e, insieme, perno di una possibile identità europea».
All’esposizione ideata da Carolina Brook, Valter Curzi e Claudio Parisi Presicce e realizzata in stretta collaborazione con i Musei Capitolini e i Musei Vaticani, la città di Ravenna è presente con quattro opere del Mar: oltre al Guidarello, la tavola di Nicolò Rondinelli, la Madonna con il Bambino in trono fra i santi Tommaso d’Aquino, Maria Maddalena, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista, con i sontuosi smalti riportati per l’occasione a nuova leggibilità, grazie ai restauri finanziati dalle Scuderie stesse in occasione della mostra, e le due tavolette con l’Annunciazione di Taddeo di Bartolo, un tempo tesoro del Museo di Classe. «Si tratta di un nucleo di straordinario pregio, oggi conservato presso il Museo d’Arte della Città, intorno al quale si organizza la nascita del patrimonio ravennate attraverso quell’istituto di quale fu l’Accademia di Belle Arti, con funzione formativa e di tutela. Arte e “storia patria”, dunque, come fondamenti su cui incardinare il patrimonio etico del cittadino».
Il comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha approvato il progetto da 20 milioni di euro per la riqualificazione della statale 67 Classicana da Classe al porto di Ravenna. Lo rendono noto il sindaco Michele de Pascale e l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani che esprimono tutta la loro soddisfazione: «È solo il primo tassello di una riqualificazione della viabilità della nostra città che deve riguardare tutta la tangenziale di Ravenna e un nuovo collegamento tra destra e sinistra Candiano, ma è anche il primo vero segnale di attenzione sulla viabilità dopo diverso tempo, un passo molto importante che dimostra un progresso positivo in questa direzione».
È Sinistra per Ravenna ad accendere il fuoco della polemica con una nota stampa in cui «condanna duramente l’episodio occorso e si augura che arrivino le scuse non sottoposte ad un’ingiustificata condizione di reciprocità». Il destinatario è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che durante l’ultima riunione dei capigruppo si sarebbe rivolto alla presidente del Consiglio comunale, Livia Molducci, dicendole «Ti sparo in bocca» durante una discussione sul fatto che nel consiglio comunale di oggi, 6 dicembre, ai consiglieri di opposizione non sarà consentito parlare della Liberazione ed è invece previsto l’intervento del teatro delle Albe sul progetto per Dante.
Viaggiava in corsia di sorpasso sulla E45 quando all’altezza di campiano si è trovato di fronte un’auto contromano, con una manovra è riuscito a evitare l’impatto danneggiando solo la fiancata e il semiasse: attimi di paura per un dirigente bancario ferrarese a bordo di una Bmw e ora i carabinieri di Campiano, località dove si è sfiorata la tragedia, sono alla ricerca del pirata che ha fatto perdere le sue tracce. Verosimilmente si tratta di una Ford Focus di colore grigio chiaro.
I ravennati al referendum hanno votato in modo piuttosto variegato, pur se con pochi picchi per la verità, e quel 50,8 percento finale favorevole alla riforma costituzionale è la media tra molti seggi dove il Sì ha in realtà vinto con ampio margine rispetto a quelli in cui ha prevalso il no secondo una divisione territoriale come sempre piuttosto interessante da osservare e che rispecchia naturalmente anche gli esiti delle elezioni in termini di maggiore o minore adesione al Pd, con qualche sorpresa, questa volta, soprattutto nel forese.
Dall’8 al 24 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano in centro a Ravenna con “Campagna Amica sotto l’albero”, mercato agricolo a km0 di Porta Adriana, ogni sabato e domenica, dalle ore 15 alle 19.
I commissari giudiziali dell’Acmar, cooperativa edile attualmente in concordato misto omologato a giugno di quest’anno, non hanno concesso l’autorizzazione per procedere con la richiesta di ulteriori nove mesi di cassa integrazione ministeriale per crisi sulla base del dispositivo del giudice che si è espresso sulla fattibilità e sostenibilità di quanto previsto nell’accordo. Lo fa sapere la Cgil che parla di decisione inaspettata: «Il 24 ottobre era stato raggiunto nella sede della Regione Emilia Romagna l’accordo per scongiurare i licenziamenti dei lavoratori. Tutti gli attori coinvolti erano presenti, per il ruolo di loro competenza, al tavolo regionale».
«Il risultato del voto di ieri ci consegna uno scenario particolarmente complesso e delicato». Sono le parole di Eleonora Proni, segretaria provinciale del Partito democratico.