domenica
26 Aprile 2026

L’appello: «Riportate i nostri terreni a destinazione agricola»

Ad Alfonsine un comitato contro la zona potenzialmente industriale

Ad Alfonsine alcuni cittadini hanno dato vita ad un Comitato il cui scopo è quello di riportare i terreni che fanno parte della zona potenzialmente industriale (di interesse sovracomunale) compresa tra la via Reale, la via Storta e la Canalina alla loro originaria destinazione agricola.

«Nel lontano 2009 – esordisce Stefano Ricci, uno dei piccoli proprietari interessati dalla vicenda – il Comune di Alfonsine ha modificato la destinazione urbanistica dei nostri terreni da agricola a potenzialmente industriale. Questo cambio di destinazione non ci ha mai convinti, fin da subito: infatti, per chi di noi, come me, non è coltivatore diretto, ciò ha significato la triplicazione delle imposte patrimoniali (Ici prima e Imu adesso) senza alcuna contropartita in cambio, e oggi la situazione non è più sostenibile. Stessa sorte tocca anche a chi è coltivatore diretto ma per ragioni di età non è più in grado di provvedere alla coltivazione diretta e quindi dovrà concedere in affitto il proprio terreno a terzi».

“Destinazione agricola” si è rivolto all’assistenza dello studio legale dell’avvocato Claudio Fabbri, il quale spiega che il vincolo di interesse “potenzialmente industriale” di quei terreni siti in Alfonsine, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, visto che la relativa delibera risale all’aprile 2009, non ha più ragion d’essere, dal momento che in questo lasso di tempo non è partito nessun piano di iniziativa privata e la prospettiva economica non incoraggia certamente alcun tipo di attività industriale in questa zona.

«Il nodo cruciale della questione – afferma l’avvocato Fabbri – consiste nel fatto che chi è intenzionato ad alienare il proprio terreno non riuscirà mai a percepire il valore di mercato di area di interesse industriale, molto maggiore del valore agricolo (almeno il triplo, ndr), in quanto in realtà, su quelle aree, oltre all’attività agricola non è possibile svolgere altro. Il valore del terreno agricolo si aggira intorno ai 40.000 euro a ettaro circa: il vero e proprio dramma si consuma quando un proprietario dovrà vendere il terreno che risulta di interesse industriale al prezzo agricolo, laddove nel giro di poco tempo rischia di subire, anzi subirà, un accertamento dalla Agenzia delle Entrate che chiederà conto della differenza, con rischi di sanzioni elevatissime ed ingiuste».

Conclude poi Stefano Ricci: «Noi non chiediamo altro che il Comune di Alfonsine riporti i nostri terreni a quella che è la loro vocazione naturale, ovvero quella agricola. Non vi sono più giusti motivi tali da imporci un pesante carico fiscale per una potenzialità industriale che non c’è e che a quanto pare non ci sarà nemmeno in un futuro medio-lungo. Ci siamo rivolti già tempo fa, come singoli proprietari, anche al Sindaco di Alfonsine, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta concreta, se non la richiesta da parte dell’Amministrazione di prendere tempo con la promessa che la questione sarebbe arrivata sul tavolo dell’Unione dei Comuni. Ma di tempo ne abbiamo perso già abbastanza e se non si inizia mai il processo di conversione, non ne arriveremo mai a capo».

«In buona sostanza – chiude l’avvocato Fabbri – chiediamo a tutti i proprietari che abitano nella Bassa Romagna che si trovano ad affrontare queste condizioni a contattarci e ad unirsi al neonato gruppo di lavoro “Destinazione agricola” affinché i vari Sindaci dell’Unione prendano atto di questa situazione economica insostenibile ed inutilmente gravosa a carico di piccoli proprietari».

Per informazioni e adesioni contattare: destinazioneagricola@gmail.com.

Il Guidarello va in prestito al Quirinale Trasporto eccezionale con scorta armata

Il celebre monumento sepolcrale lascia Ravenna di nuovo dopo quasi novant’anni. Intanto la galleria del Mar sarà riallestita

Un trasporto eccezionale con scorta armata partirà il 7 dicembre dal museo d’arte della città di Ravenna per portare a Roma il celebre Guidarello, il monumento sepolcrale commissionato dagli eredi Rasponi Dal Sale a Tullio Lombardo che il vicelegato Lavinio de’ Medici Spada volle (1827) per dotare la nascente Accademia di Belle Arti (1829) di una raccolta esemplare. L’opera è stata concessa in prestito di nuovo dopo quasi novant’anni: il 17 dicembre apre una grande mostra alle Scuderie del Quirinale «che – si legge in una nota diffusa dal Mar – ripercorre le tappe di una vicenda storica e di un processo culturale che determinò per la prima volta il concetto di patrimonio artistico nazionale, inteso come strumento principe di educazione del cittadino e, insieme, perno di una possibile identità europea».

All’esposizione ideata da Carolina Brook, Valter Curzi e Claudio Parisi Presicce e realizzata in stretta collaborazione con i Musei Capitolini e i Musei Vaticani, la città di Ravenna è presente con quattro opere del Mar: oltre al Guidarello, la tavola di Nicolò Rondinelli, la Madonna con il Bambino in trono fra i santi Tommaso d’Aquino, Maria Maddalena, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista, con i sontuosi smalti riportati per l’occasione a nuova leggibilità, grazie ai restauri finanziati dalle Scuderie stesse in occasione della mostra, e le due tavolette con l’Annunciazione di Taddeo di Bartolo, un tempo tesoro del Museo di Classe. «Si tratta di un nucleo di straordinario pregio, oggi conservato presso il Museo d’Arte della Città, intorno al quale si organizza la nascita del patrimonio ravennate attraverso quell’istituto di quale fu l’Accademia di Belle Arti, con funzione formativa e di tutela. Arte e “storia patria”, dunque, come fondamenti su cui incardinare il patrimonio etico del cittadino».

Il prestito, assolutamente straordinario, è stato possibile grazie anche alla concomitanza del riconoscimento di un contributo regionale (Piani Museali 2016 – legge regionale 18/2000) per il progetto di riallestimento della Galleria Guidarello della collezione antica del Mar. Con la partenza delle opere da Ravenna a breve prenderà avvio anche il cantiere per il riallestimento con la chiusura di una parte delle collezioni che verranno restituite a nuova leggibilità nel corso del 2017.

Il governo approva il progetto da 20 milioni per rifare la Classicana

Annuncio di sindaco e assessore ai Lavori pubblici: «È il primo tassello di una riqualificazione che deve riguardare tutta la tangenziale»

Il comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha approvato il progetto da 20 milioni di euro per la riqualificazione della statale 67 Classicana da Classe al porto di Ravenna. Lo rendono noto il sindaco Michele de Pascale e l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani che esprimono tutta la loro soddisfazione: «È solo il primo tassello di una riqualificazione della viabilità della nostra città che deve riguardare tutta la tangenziale di Ravenna e un nuovo collegamento tra destra e sinistra Candiano, ma è anche il primo vero segnale di attenzione sulla viabilità dopo diverso tempo, un passo molto importante che dimostra un progresso positivo in questa direzione».

I due amministratori locali indirizzano un ringraziamento particolare al presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e all’assessore regionale Raffaele Donini «che si sono battuti insieme a noi per inserire questo progetto all’interno del piano operativo Fsc 2014-2020 approvato il primo dicembre: 11,5 miliardi di opere pubbliche di competenza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che dà attuazione con specifici interventi alla delibera del Cipe del 10 agosto».

Ancisi a Molducci: «Ti sparo in bocca» E Sinistra per Ravenna attacca il decano

L’associazione vuole le scuse del capogruppo Lpr dopo le parole rivolte alla presidente del consiglio. Lui dice che vanno intese «politicamente»

È Sinistra per Ravenna ad accendere il fuoco della polemica con una nota stampa in cui «condanna duramente l’episodio occorso e si augura che arrivino le scuse non sottoposte ad un’ingiustificata condizione di reciprocità». Il destinatario è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che durante l’ultima riunione dei capigruppo si sarebbe rivolto alla presidente del Consiglio comunale, Livia Molducci, dicendole «Ti sparo in bocca» durante una discussione sul fatto che nel consiglio comunale di oggi, 6 dicembre, ai consiglieri di opposizione non sarà consentito parlare della Liberazione ed è invece previsto l’intervento del teatro delle Albe sul progetto per Dante.

Il decano dell’opposizione ha voluto precisare come si sia trattato di una “sparata” metaforica da contestualizzare in un accesi scambio di battute. E in effetti, va detto, parole come queste da Alvaro Ancisi lasciano perlomeno stupefatti, essendo in genere il suo eloquio molto lontano da questi toni. Ancisi si dice anche pronto a rendere le proprio scuse, qualora la cosa fosse reciproca, anche da parte di Molducci che avrebbe, secondo lui, provocato la reazione.ù

È anche questo aspetto che viene messo sotto accusa proprio da Sinistra per Ravenna, l’associazione politica che fa parte della maggioranza rappresentata in consiglio comunale da Gianluca Rambelli, il primo, su Facebook, a denunciare l’accaduto senza fare nomi. Il nome lo fa appunto la Lista che scrive: «Il contesto non è rilevante (basta dire che da parte della Presidente Molducci non ci sono state offese che potessero scatenare reazioni inconsulte). Il peso specifico di quelle parole, gravissime, lascia il contesto in secondo piano. Sabato scorso duecentomila donne si sono riunite a Roma per manifestare contro la violenza: dopo 5 giorni, a Ravenna, una donna è stata oggetto di pesantissime ed inaccettabili minacce. Le raffazzonate scuse del decano Alvaro (“Le ho detto ti sparo in bocca politicamente”) non fanno che peggiorare la situazione. Questo episodio è intollerabile, inaccettabile e svilente. Non si possono tollerare aggressioni verbali di nessun genere nei confronti di qualsiasi persona, tantomeno nei confronti di coloro che ricoprono un ruolo istituzionale. L’aggravante è costituita dal fatto che Molducci è una donna, e questo è doppiamente intollerabile ed inaccettabile Un episodio di gravità inaudita come questo non può passare in sordina e chi si è macchiato di tali azioni non può passare indenne, nonostante si chiami Alvaro Ancisi».

Ancisi ricostruisce così i fatti: «La presidente, alzandosi in piedi e con voce alterata, mi ha minacciato di attaccarmi pubblicamente attribuendomi giudizi politicamente offensivi, estranei a come il dibattito si era svolto e lontani anche dal mio pensiero. Alla sparata vera, ho reagito con una sparata virtuale, accompagnandola subito con l’avverbio “politicamente”, che elimina in radice ogni sia pur lontana immaginazione sul rischio d’incolumità della presidente. L’espressione è peraltro entrata nel linguaggio comune in senso figurato, spesso usata ironicamente come per far tacere un amico che “la spara grossa” verso di te. Non ho nessuna difficoltà a riconoscere che è stata forte. La presidente, anziché vittimizzarsi su Facebook come perseguitata, riconosca di avere sbagliato, come ha già fatto con me pochi minuti dopo dicendo testualmente “me l’hai tirata fuori dalla bocca”. Sarò conseguente. Ma mi indigna ancora di più che Sinistra per Ravenna, la presenza più inutile di una lista civetta che si possa registrare in consiglio comunale a supporto del partito che lo umilia, mi abbia sollevato contro uno schiamazzo vergognoso sotto la bandierina (ché altre non può esibire) del femminismo. Non ho vocazione femminicida».

Sotto accusa anche Alberto Ancarani, che sempre nello stesso contesto, avrebbe invece apostrofato Molducci con un, decisamente meno esplicito, «lei non sa cosa le posso fare io» e che lui stesso dice va interpretato in senso meramente politico, e lo dimostra anche alla luce di ciò che ha poi annunciato alla stampa. Ancarani infatti dice voler comunque esprimere il proprio pensiero: «So già che mi verrà impedito di esprimere il mio pensiero in quanto la Presidente del Consiglio comunale, ottusamente rieletta per fortuna solo dalla maggioranza che governa questa città, è terrorizzata dal fatto che lo scrivente possa esprimere la propria opinione e dunque in occasione della conferenza dei capigruppo di giovedì 1 dicembre ha già annunciato il divieto di affrontare l’argomento nella prossima seduta di consiglio del 6. Non intendo piegarmi a un simile sopruso e dunque terrò il mio discorso a microfono spento, se necessario urlando in mezzo all’aula consiliare ed eventualmente anche sdraiandomi al centro della stessa se sarò costretto. Continuo a trovare intollerabile che di certi argomenti possa parlare solo la maggioranza, e intendo comportarmi allo stesso modo fino al termine della consiliatura qualora non venga modificato questo atteggiamento».

Contromano sulla E45: frontale sfiorato Caccia all’auto pirata, forse una Focus

All’altezza di Campiano un automobilista ha evitato l’impatto con una manovra all’ultimo minuto: danni alla fiancata e al semiasse

Viaggiava in corsia di sorpasso sulla E45 quando all’altezza di campiano si è trovato di fronte un’auto contromano, con una manovra è riuscito a evitare l’impatto danneggiando solo la fiancata e il semiasse: attimi di paura per un dirigente bancario ferrarese a bordo di una Bmw e ora i carabinieri di Campiano, località dove si è sfiorata la tragedia, sono alla ricerca del pirata che ha fatto perdere le sue tracce. Verosimilmente si tratta di una Ford Focus di colore grigio chiaro.

Referendum: il No vince in centro, al mare, a Piangipane e Castiglione

In città anche il quartiere Darsena volta le spalle alla riforma
Nel forese Mezzano e Sant’Alberto confermano l’anima piddina

I ravennati al referendum hanno votato in modo piuttosto variegato, pur se con pochi picchi per la verità, e quel 50,8 percento finale favorevole alla riforma costituzionale è la media tra molti seggi dove il Sì ha in realtà vinto con ampio margine rispetto a quelli in cui ha prevalso il no secondo una divisione territoriale come sempre piuttosto interessante da osservare e che rispecchia naturalmente anche gli esiti delle elezioni in termini di maggiore o minore adesione al Pd, con qualche sorpresa, questa volta, soprattutto nel forese.

Ecco allora che non sorprende come la prima circoscrizione, che comprende il centro storico, ha visto prevalere il No di pochissimo, al 50,4 percento. Ma il No, in città, vince anche nel quartiere Darsena e nella terza circoscrizione mentre perde solo in quella che viene chiamata Ravenna Sud con il 51, 5 percento, una zona storicamente più fedele al Pd.

Anche il forese riserva poche sorprese: con la circoscrizione del Mare che vede affermarsi il No al 54,3 percento con punte molto alte in particolare a Lido Adriano, ma anche a Savio. Fedeli invece alla propria appartenenza piddina aree come quella di Mezzano dove il Sì ha superato il 53 percento, a San Pietro in Vincoli (dove è storicamente forte il voto repubblicano, in questo caso diviso) il sì si è affermato con oltre il 54,6 percento mentre a Sant’Alberto si è arrivati al 55,7 ma non tutto il forese della campagna ha votato in maggioranza per il Sì. A Piangipane, per esempio, il No è arrivato al 50,5 percento e a Castiglione è arrivato al 50,4. Una curiosità: nell’ex circoscrizione di Roncalceci il Sì si è affermato per un voto: il no ha preso 1.055 voti, il Sì ha vinto con 1056.

Strangolata in cucina con una cintura Chiesto l’ergastolo per il figlio di 56 anni

Il pm: «Trovato solo il Dna dell’uomo». La difesa di Secondo Merendi: «Amava la donna che era la sua unica fonte di entrate economiche»

La richiesta del pubblico ministero per l’imputato Secondo Merendi è il massimo della pena, l’ergastolo: l’accusa è convinta che il 14 aprile del 2015 il 56enne abbia ucciso la madre 81enne Maria Pia Rossini strangolandola con la cintura di un accappatoio al termine di un litigio scoppiato quando l’anziana aveva deciso di chiarire i suoi dubbi sugli ammanchi dal conto corrente. La difesa respinge le accuse sostenendo che l’assassino vada cercato altrove perché le pensioni della donna erano l’unica entrata economica nella vita di Merendi che quindi non avrebbe avuto motivo di ucciderla. Per la prossima settimana è attesa la sentenza.

La richiesta del pm Stefano Stargiotti si basa sulla presenza di Dna di Merendi sulla cintura trovata attorno al collo della donna riversa sul pavimento della cucina nell’abitazione di Cotignola: quel disordine trovato nella stanza è considerato solo una messa in scena per fingere una rapina finita male. La difesa dice che le incertezze sull’orario della morte lasciano aperti scenari in cui non può stabilirsi la colpevolezza dell’uomo oltre ogni ragionevole dubbio.

Torna a Porta Adriana il mercatino agricolo natalizio della Coldiretti

In centro a Ravenna dall’8 al 24 dicembre, il sabato e la domenica

Dall’8 al 24 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano in centro a Ravenna con “Campagna Amica sotto l’albero”, mercato agricolo a km0 di Porta Adriana, ogni sabato e domenica, dalle ore 15 alle 19.

L’inaugurazione del mercato, giunto alla seconda edizione, è in programma giovedì, 8 dicembre, alle 15. In degustazione e vendita idee regalo «ad origine garantita», sottolinea la Coldiretti in una nota.

Protagoniste dell’evento le aziende ‘Agricola Ravagli (Ragone) con vini autoctoni, confetture e gelatine di vino proposte in confezioni regalo abbinate alle ceramiche artistiche di Anna Maria Tazzari ed Elisa Grillini; Cà ad Là (Brisighella) con salumi di Mora romagnola e olio extravergine; Dolcemiele di Faenza ed Elisa Rossi di Lugo, Agricola Ricciardelli di Riolo Terme con uova fresche da galline allevate a terra e Girondino Agribio (Forlì) con confetture artigianali.

Quest’anno al mercato saranno presenti anche gli artigiani: dalle bottiglie di vino in mosaico di Anna Fietta alle stampe romagnole di Egidio Miserocchi. Da ultimo, ci sarà la possibilità di degustare sul posto cibo da passeggio come le crepes artigianali della Gelateria Panna&fragola, guarnite con confetture, gelatine di vino e creme di marroni, rigorosamente km0.

Torna a Porta Adriana il mercatino agricolo natalizio della Coldiretti

In centro a Ravenna dall’8 al 24 dicembre, il sabato e la domenica

Dall’8 al 24 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano in centro a Ravenna con “Campagna Amica sotto l’albero”, mercato agricolo a km0 di Porta Adriana, ogni sabato e domenica, dalle ore 15 alle 19.

L’inaugurazione del mercato, giunto alla seconda edizione, è in programma giovedì, 8 dicembre, alle 15. In degustazione e vendita idee regalo «ad origine garantita», sottolinea la Coldiretti in una nota.

Protagoniste dell’evento le aziende ‘Agricola Ravagli (Ragone) con vini autoctoni, confetture e gelatine di vino proposte in confezioni regalo abbinate alle ceramiche artistiche di Anna Maria Tazzari ed Elisa Grillini; Cà ad Là (Brisighella) con salumi di Mora romagnola e olio extravergine; Dolcemiele di Faenza ed Elisa Rossi di Lugo, Agricola Ricciardelli di Riolo Terme con uova fresche da galline allevate a terra e Girondino Agribio (Forlì) con confetture artigianali.

Quest’anno al mercato saranno presenti anche gli artigiani: dalle bottiglie di vino in mosaico di Anna Fietta alle stampe romagnole di Egidio Miserocchi. Da ultimo, ci sarà la possibilità di degustare sul posto cibo da passeggio come le crepes artigianali della Gelateria Panna&fragola, guarnite con confetture, gelatine di vino e creme di marroni, rigorosamente km0.

Torna a Porta Adriana il mercatino agricolo natalizio della Coldiretti

In centro a Ravenna dall’8 al 24 dicembre, il sabato e la domenica

Dall’8 al 24 dicembre le eccellenze enogastronomiche della provincia sbarcano in centro a Ravenna con “Campagna Amica sotto l’albero”, mercato agricolo a km0 di Porta Adriana, ogni sabato e domenica, dalle ore 15 alle 19.

L’inaugurazione del mercato, giunto alla seconda edizione, è in programma giovedì, 8 dicembre, alle 15. In degustazione e vendita idee regalo «ad origine garantita», sottolinea la Coldiretti in una nota.

Protagoniste dell’evento le aziende ‘Agricola Ravagli (Ragone) con vini autoctoni, confetture e gelatine di vino proposte in confezioni regalo abbinate alle ceramiche artistiche di Anna Maria Tazzari ed Elisa Grillini; Cà ad Là (Brisighella) con salumi di Mora romagnola e olio extravergine; Dolcemiele di Faenza ed Elisa Rossi di Lugo, Agricola Ricciardelli di Riolo Terme con uova fresche da galline allevate a terra e Girondino Agribio (Forlì) con confetture artigianali.

Quest’anno al mercato saranno presenti anche gli artigiani: dalle bottiglie di vino in mosaico di Anna Fietta alle stampe romagnole di Egidio Miserocchi. Da ultimo, ci sarà la possibilità di degustare sul posto cibo da passeggio come le crepes artigianali della Gelateria Panna&fragola, guarnite con confetture, gelatine di vino e creme di marroni, rigorosamente km0.

Crisi Acmar: respinta la richiesta di cassa integrazione straordinaria

La coop edile in concordato occupa 230 lavoratori. Cgil lamenta il mancato rispetto di un accordo siglato il 24 ottobre in Regione

I commissari giudiziali dell’Acmar, cooperativa edile attualmente in concordato misto omologato a giugno di quest’anno, non hanno concesso l’autorizzazione per procedere con la richiesta di ulteriori nove mesi di cassa integrazione ministeriale per crisi sulla base del dispositivo del giudice che si è espresso sulla fattibilità e sostenibilità di quanto previsto nell’accordo. Lo fa sapere la Cgil che parla di decisione inaspettata: «Il 24 ottobre era stato raggiunto nella sede della Regione Emilia Romagna l’accordo per scongiurare i licenziamenti dei lavoratori. Tutti gli attori coinvolti erano presenti, per il ruolo di loro competenza, al tavolo regionale».

La situazione quindi si complica e la Fillea-Cgil vede avvicinarsi lo spettro dei licenziamenti. «La situazione che si è creata è esplosiva e inaspettata – dichiara Davide Conti, segretario generale della Fillea Cgil di Ravenna -. Eravamo riusciti con il ruolo determinante della Regione a evitare il dramma dei licenziamenti e avremmo traghettato la cooperativa avanti nel tempo perché si creassero le condizioni per assorbire gli esuberi; oggi questa decisione, non condivisa, getta nello sconforto noi e tutti i lavoratori. Abbiamo immediatamente richiesto una nuova convocazione in Regione per ricercare tutte le possibili soluzioni a questa grave situazione».

Acmar occupa attualmente 230 dipendenti e di questi più di un centinaio sono a casa senza lavoro: «La cassa integrazione straordinaria (Cigs) è scaduta il 29 ottobre scorso – continua Conti -; dal 24 ottobre, giorno in cui è stato raggiunto l’accordo, si è perso inspiegabilmente tempo e ora si torna al punto di partenza rendendo la situazione molto più complicata. Chi è stato artefice di questo teatro dell’assurdo ora non può pensare di scaricare il problema sul sindacato e sui lavoratori; tutti i soggetti coinvolti ora devono ricercare una soluzione che non comprometta la continuità della cooperativa e il mantenimento dei livelli occupazionali».

Intanto l’azienda ha rinnovato il suo vertice tecnico: da pochi giorni l’ingegnere Ruggero Rosetti è il nuovo direttore generale al posto di Giorgio Tani. Rosetti è entrato in Acmar nel novembre dell’86 arrivando fino alla direzione commerciale lasciata nel 2013. Rosetti ritorna in Acmar dopo due anni e mezzo trascorsi in alcune aziende private.

Il Pd sul no-referendum: «Ricominciamo Siamo il baluardo contro il populismo»

La segretaria provinciale Proni: «Persa un’occasione importante»

«Il risultato del voto di ieri ci consegna uno scenario particolarmente complesso e delicato». Sono le parole di Eleonora Proni, segretaria provinciale del Partito democratico.

«A fronte di una partecipazione straordinaria dei cittadini la sconfitta appare ancora più netta. Se a livello nazionale le percentuali di affluenza al referendum sono state alte, a Ravenna sono andate oltre ogni aspettativa. Questo dato testimonia la forza della responsabilità civile e della passione democratica dei ravennati che hanno partecipato oggi ad una scelta importantissima per il nostro Paese. I cittadini della provincia di Ravenna si sono espressi con un dato in controtendenza rispetto alla media nazionale e il sì, seppure di poco, si è affermato con il 52,8 dei consensi. Occorrono tempo e lucidità per fare le dovute analisi e assumerne il senso e la responsabilità».

«Gli scenari apocalittici – continua Proni – non mi appartengono, però credo sia importante assumere che è in gioco anche la scelta tra una democrazia balbettante, eternamente affidata a coalizioni instabili da una parte e dall’altra l’ipotesi di una democrazia che si assume la responsabilità di governare sulla base di un mandato dei cittadini. Resto convinta che si è persa un’occasione importante di modernizzazione delle istituzioni e che quella che si apre da oggi è una straordinaria stagione di incertezza istituzionale e politica. A noi tutti compete l’onere di gestire un’agenda politica diversa rispetto a quella di ieri, con al centro il tentativo di difendersi dai populismi, dalla demagogia, dall’instabilità. Abbiamo commesso molti errori: la riforma non era perfetta ed è stata impostata ma anche subita una battaglia dell’uno contro tutti. C’è un disagio diffuso dato dalla difficoltà del Paese, un ampio malessere per la perdita di competitività e per la bassa mobilità sociale che è reale e che ha trovato espressione in un no complessivo».

«Tutti – conclude Proni – cercheranno di intestarsi il risultato di ieri: Grillo, Salvini, Brunetta… Non nascondiamoci che anche al nostro interno il confronto ha avuto toni aspri e sarà certamente faticoso ricominciare a lavorare insieme anche con gli amici con i quali ci siamo trovati su fronti opposti in questa battaglia così faticosa ma non abbiamo alternativa ed è importante cercare le ragioni di una progettualità comune perché ce lo chiede la nostra ragione costitutiva, i nostri valori profondi. Siamo l’unico baluardo contro una politica regressiva, populista e antieuropea e dobbiamo essere all’altezza di questo compito come esercizio di responsabilità per il bene del paese. Dobbiamo ricominciare guardando con realismo e lungimiranza ad elaborare un progetto progressivo di uscita dalla difficoltà che viviamo, interpretare il disagio e il senso di esclusione con una risposta non populista (cioè non superficiale, banalizzante, di corto respiro, fondata sugli interessi particolari) ma ragionata e progressista (cioè intelligente, capace di farsi carico della complessità e capace di guardare al futuro, che punta ad un interesse generale, equo ed inclusivo). Voglio ringraziare tutti i militanti per la fatica e l’impegno di questi mesi. Ricominciamo a lavorare, a discutere a tutti i livelli e a fare del nostro meglio per essere all’altezza del ruolo che la storia ci chiama a ricoprire».

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