lunedì
27 Aprile 2026

1,5 milioni per riqualificare la Rocca Ed è partita una raccolta fondi per i giochi

Il Comune inserisce nel piano degli investimenti 500mila euro all’anno dal 2017 al 2019. «Il sindaco si è innamorato del luogo…»

La giunta del Comune di Ravenna ha deciso di inserire nel piano degli investimenti triennali, dal 2017 al 2019, 500mila euro all’anno per la riqualificazione della Rocca Brancaleone. Una scelta attesa da anni, frutto anche della volontà diretta del sindaco Michele de Pascale «che si è innamorato di un luogo assolutamente da valorizzare», rivela l’assessore ai Lavori pubblici, Roberto Fagnani, che in futuro immagina anche una rievocazione di una partita di calcio fiorentino all’interno della Rocca, per proseguire nel solco delle iniziative “storiche” degli ultimi anni, magari nell’ambito delle celebrazioni dantesche.

Come strategia, il Comune ha in mente anche di coinvolgere i privati nella gestione del parco pubblico e nella programmazione di eventi alla Rocca, dando la possibilità di intervenire sul bar a chi si aggiudicherà il nuovo bando di gara: quello di mera gestione del locale è in scadenza a fine anno, quando la Rocca chiuderà anche i battenti per i mesi invernali.

Intanto è partito proprio in questi giorni un piccolo cantiere all’interno del parco per la messa in sicurezza di alcuni vialetti, nell’ambito dei lavori di manutenzione che il Comune ha finanziato negli ultimi tre anni con 150mila euro (50mila all’anno).

A necessitare interventi urgenti sono anche i giochi per i bambini, alcuni eliminati in quanto pericolosi o rotti, altri danneggiati o comunque non certo in ottime condizioni. Per questo motivo è stata aperta on line una raccolta fondi dal gruppo “L’Amata Brancaleone” con l’obiettivo di poter restaurare la fontana e i giochi, che verranno aggiustati, puliti e poi ridipinti per realizzare una sorta di parco tematico sulla storia e i personaggi di Ravenna. L’obiettivo è raccogliere 4mila euro entro il 31 dicembre; al momento la raccolta è ferma a circa 1.400 euro. Si può partecipare alla donazione e avere maggiori informazioni a questo link.

Referendum del 4 dicembre, ecco come richiedere il duplicato della tessera elettorale

In vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, il Comune di Ravenna ricorda che per essere ammessi al voto occorre esibire al seggio la tessera elettorale e la carta di identità o altro documento di identificazione munito di fotografia.

Se sulla tessera elettorale risultano esauriti tutti i 18 spazi per l’attestazione del voto, oppure la tessera è deteriorata, è stata smarrita o rubata, è necessario richiedere un duplicato. Il rilascio del duplicato avviene immediatamente, a Ravenna, all’ufficio elettorale di viale Berlinguer 54 o qualche giorno dopo se la richiesta viene presentata negli uffici decentrati.
Per evitare il possibile sovraffollamento degli ultimi giorni, è consigliabile verificare per tempo il possesso dei documenti necessari per l’espressione del voto.

Documentazione necessaria per ottenere una nuova tessera
Se allo sportello si presenta direttamente l’elettore che ha esaurito la tessera, questi deve avere con sé: documento di identità personale; tessera elettorale esaurita.
Se allo sportello non si presenta direttamente l’elettore che ha esaurito la tessera, questi deve avere con sé: fotocopia di un documento di identità del diretto interessato; tessera elettorale esaurita; delega al ritiro del duplicato, firmata e non autenticata.
In caso di smarrimento o furto va compilata e sottoscritta dal diretto interessato una domanda su modulo prestampato, disponibile agli uffici stessi o scaricabile da http://www.rapida.comune.ra.it/Cittadino/Elettorale/Richiedere-il-duplicato-della-tessera-elettorale

Orari dell’ufficio elettorale
Gli sportelli dell’ufficio elettorale sono aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13 e il martedì e giovedì anche dalle 14.30 alle 17.30; il sabato dalle 8.30 alle 12.30.
L’ufficio osserverà l’orario continuato venerdì 2 dicembre dalle 8 alle 18; sabato 3 dalle 8.30 alle 18; domenica 4 dalle 7 alle 23 (cioè per tutta la durata delle votazioni). Negli stessi orari di apertura dei seggi elettorali, l’amministrazione comunale garantirà un servizio straordinario per il rilascio delle carte di identità cartacee allo sportello unico polifunzionale (ex anagrafe) in viale Berlinguer 68. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all’ufficio elettorale in viale Berlinguer 54, tel. 0544 482283, fax 0544 482543, e-mail elettorale@comune.ra.it, posta elettronica certificata elettorale.comune.ravenna@legalmail.it

Oltre alla rotonda, a Milano Marittima quest’anno anche lo scivolo di ghiaccio

E un trenino collegherà il villaggio natalizio con quello di Cervia

Dopo il successo registrato l’anno scorso tornano le iniziative natalizie in grande stile di Cervia e Milano Marittima, con quella che viene definita come la rotonda di ghiaccio più grande d’Europa a farla da padrone. Grande 900 metri quadrati, sarà per il secondo anno consecutivo (dal 26 novembre) alla rotonda Primo Maggio di Milano Marittima, da dove partirà anche un villaggio di Natale con casette “gourmet” con prodotto enogastronomici del territorio. Sempre in zona verranno allestiti il presepe artistico dei ragazzi dell’Accademia di Brera, la “Casa di Babbo Natale” e per la prima volta un’area dedicata alla famiglia con animazioni. La vera novità di quest’anno sarà invece rappresentata dallo scivolo gigante di ghiaccio per bob, collocato nella I Traversa, attrazione – assicurano gli organizzatori – proveniente direttamente da Londra.

Confermata poi la navetta che collegherà ogni venti minuti Milano Marittima con Cervia, che prenderà la forma di un trenino con addobbi e personaggi natalizi. E a Cervia infatti sono confermate attrazioni come la pista di ghiaccio in piazza vicino al grande albero di Natale o il presepe di sabbia galleggiante in zona darsena, dove nel magazzino sarà possibile ammirare anche sculture di sabbia. Tra le novità di Cervia, invece, il Giardino degli elfi e il magazzino di Babbo Natale, dove i bambini potranno lasciare la propria letterina.

I dettagli del programma dopo il 18 novembre, giorno in cui è in programma la conferenza stampa di presentazione alla torre San Michele.

Il no di Miro Fiammenghi al referendum E un appello al Pd: «Resettiamo tutto»

Parla l’ex consigliere regionale, molto vicino a Bersani: «Oggi il partito
sembra più uno stadio con le tifoserie, ma non me ne andrò»

La campagna elettorale per il referendum si sta rivelando per il Partito democratico un fattore fortemente divisivo tra la maggioranza renziana, schierata a favore del sì, e una minoranza divisa tra più posizioni che vanno dal sì al no. In particolare recentemente ha fatto discutere la decisione di Pierluigi Bersani, ex segretario del partito, di votare no e di partecipare ad alcune iniziative elettorali, mentre Gianni Cuperlo, anch’egli esponente della minoranza di sinistra, si è detto a favore del sì dopo un impegno della maggioranza (ritenuto da molti però vago e insufficiente) a modificare la legge elettorale. Non bastasse, la recente Leopolda ha visto qualche coro che invitava in modo non troppo dialettico a uscire dal Pd chi non seguiva la linea del partito proprio in tema di referendum. Insomma, è ormai guerra aperta. Per questo abbiamo chiesto l’opinione di Miro Fiammenghi, già segretario provinciale dei Ds, consigliere regionale Pd e soprattutto uomo molto vicino da sempre a Pierluigi Bersani.

Cosa pensa della scelta di Bersani di schierarsi ed esprimersi per il no?
«Credo che un partito debba essere anzitutto una comunità, fatta di valori, identità e idee, ma anche di rispetto, civiltà e pluralismo. Non mi è piaciuto e non mi piace come si è sviluppato il dibattito sul tema referendum dentro al Pd negli ultimi mesi e credo che si sia esagerato nei toni e nei contenuti. Ma mi è piaciuto ancora meno ciò che è successo alla Leopolda».
Si riferisce ai cori finali di un gruppetto in platea “fuori, fuori”?
«Certo, concordo con le parole di Macaluso: “ciò che è successo domenica è un fatto indecente”. Peraltro credo sia stato un danno anche per loro: immagino che alla Leopolda si sia discusso di cose anche interessanti e importanti che però sono state oscurate da questo episodio».
Quindi secondo lei Renzi non ha preso a sufficienza le distanze da chi urlava?
«Erano i suoi sostenitori, chi doveva dire loro di smetterla? Un leader deve avere il coraggio di dire cose forti quando c’è bisogno di dirle e lui è uno che in altre occasioni ne ha dette».
Ma il Pd di Bersani era davvero più aperto e rispettoso delle minoranze interne? Non tutti i renziani, che sono stati minoranza, concorderebbero…
«Non voglio fare polemiche con i renziani o non renziani. Ma voglio solo ricordare che quando Renzi ha partecipato alle primarie, lo statuto non lo consentiva ed è stato Bersani a volere la deroga allo statuto per consentire nuove primarie. Era un “dentro, dentro”, il contrario di ciò che accade oggi».
L’idea di abbandonare questo Pd la sfiora?
«Sa cosa ho fatto lunedì mattina? Ho chiamato il mio segretario di circolo (a Cervia, ndr) e prenotato la tessera Pd per i prossimi dieci anni, dicendomi pronto a pagare in anticipo se necessario…»
Come a dire: questa è casa mia, di qui non me ne vado…
«Voglio continuare a praticare questo spazio politico con lo speranza che diventi un soggetto politico. Oggi è più simile a uno stadio dove si scontrano le tifoserie».
Ma che cosa ha in comune oggi lei con Renzi? Quali sono i valori e le idee che tengono insieme il Pd?
«È esattamente ciò da cui bisogna ripartire e di cui vorrei poter discutere. E credo sarebbe innanzitutto compito di un segretario cercare di tenere insieme, di unire. Renzi è anche il mio segretario ma posso avere idee diverse dalle sue e deve essere normale che ci siano idee diverse; che si possano esprimere soprattutto su temi importanti come la Costituzione e che quelle idee possano essere espresse pubblicamente anche con azioni concrete. Inoltre ci deve essere spazio per un confronto vero e rispettoso delle diverse opinioni, e ovviamente si deve fare anche la sintesi».
Quindi, pare di capire, il suo voto sarà per il no.
«Voterò no se nulla cambierà, soprattutto per il combinato disposto di legge elettorale e riforma ma spero ancora che possano essere decise cose importanti e cogenti in particolare su come cambiare la legge elettorale».
Ormai sembra tardi, però. Lei non è in Parlamento, ma perché come minoranza non vi siete fatti sentire durante la fase di approvazione della legge?
«La legge di per sé ha anche cose buone, poteva essere fatta meglio, si fa quel che si può. Il problema è appunto che con quella legge elettorale, quella con cui si voterà la prossima volta, e queste riforme, il sistema diventa pericoloso».
Non dà valore all’accordo firmato da Gianni Cuperlo sulla riforma della legge elettorale? Lui infatti ora è per il sì…
«Il punto è che quell’accordo è impalpabile e fumoso, è privo di impegni concreti e di tempistiche. Mi pare significativo, per esempio, che Renzi alla Leopolda non vi abbia nemmeno fatto cenno. Al momento per me sono semplici appunti, al massimo un promemoria su cui ragionare se proprio sarà necessario un giorno o l’altro, ma ciò non basta».
Ma esiste una minoranza Pd? Lei e Bersani per il no, Cuperlo per il sì dopo l’accordo, parlamentari di certo non renziani come Alberto Pagani per il sì da subito? C’è peraltro chi dice che Vasco Errani potesse essere un pericolo proprio per Renzi dentro al partito e che farlo commissario per il terremoto sia stata una mossa leggibile anche in termini di equilibri politici interni…
«Questo non lo credo. Di fronte a un’enorme tragedia e a un’emergenza Errani è stato chiamato per le sue capacità, la sua esperienza e la sua competenza, credo che nessuno dovrebbe dare una lettura politica di questo incarico. Per quanto riguarda il partito, ripeto, c’è una maggioranza, c’è una minoranza o ci sono più minoranze e bisogna avere rispetto di tutte».
La vedremo impegnato a iniziative per il no?
«No, e non mi iscriverò a nessun comitato. Però mi sento di fare un appello per il bene del Pd: fermiamoci, resettiamo tutto e ognuno lavori con la propria idea per il Pd, nel rispetto reciproco. Questo soprattutto per costruire una vera comunità di donne e di uomini e non un semplice comitato elettorale. Quindi un soggetto politico forte della sinistra europea, questo sarebbe molto utile soprattutto dopo la Brexit e Trump».
Se il 4 dicembre vincesse il no, cosa dovrebbe fare Renzi?
«Il 4 dicembre, che vinca il sì o che vinca il no si dovrà discutere, finalmente».

«Sono in un bar e non in strada a battere» Rifiuta di consegnare i documenti, 33enne denunciata

Per la ragazza anche una multa da 102 euro per ubriachezza

Ai poliziotti che le hanno chiesto i documenti ha risposto che non potevano farlo perché in quel momento lei era in un bar e non in una piazzola sulla strata per prostituirsi: una 33enne romena è stata denunciata dalla polizia per il rifiuto d’indicazioni sulla propria identità ed è stata multata per ubriachezza con una sanzione da 102 euro.

L’episodio si è verificato qualche sera fa nell’ambito di un predisposto servizio finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati lungo la statale 16. La pattuglia della polizia ha effettuato il controllo degli avventori di un bar. La donna è stata accompagnata in questura e sottoposta all’esame delle impronte digitali: le informazioni elaborate dal sistema ne hanno rivelato l’identità, poiché a carico della stessa erano presenti in banca dati numerosi precedenti.

L’erboristeria La Cannella inaugura il 12 novembre

Buffet e assaggi di tisane

Inaugura a Ravenna il 12 novembre una nuova erboristeria: La Cannella è al 26 di via Newton e dalle 15.30 le titolari Alice e Tiziana accoglieranno clienti e curiosi con un buffet e assaggi di tisane che torneranno ogni sabato come appuntamento settimanale.

Come auto-pubblicare il romanzo nel cassetto? Aperitivo con i consigli della marketing manager

Anna Busa ospite al decimo appuntamento della serate tecnologiche per sole donne (uomini ammessi solo se invitati da una geek girl): il 18 novembre all’osteria Pancotto di Gambellara

Gli appuntamenti delle Girl Geek Dinners (Ggd) di Ravenna, cene e incontri dedicati ai temi delle nuove tecnologie ma riservati solo a un pubblico femminile, arrivano alla decima puntata: il 18 novembre alle 19 aperitivo all’osteria Pancotto di Gambellara per parlare di self-publishing, cioè la scelta di auto-pubblicare un libro (il più delle volte a proprie spese). Interverrà Anna Busa, marketing manager di un grande gruppo ravennate del settore Itc e che ha partecipato agli incontri Ggd fin dal loro esordio nel maggio del 2015.

Tema della serata sarà proprio da dove e come iniziare a muoversi per chi volesse dare alla luce la sua produzione, che si tratti di ricordi o ricette, di un romanzo nel cassetto o di una passione da condividere. L’evento è a numero chiuso fino ad esaurimento dei posti disponibili. Come da regolamento, anche gli uomini interessati possono partecipare, purché invitati da una geek. Per informazioni e prenotazioni: ggdravenna@gmail.com.

Ggd Ravenna nasce ispirandosi all’iniziativa partita da Londra nel 2005: l’ingegnere del software Sarah Blow, stanca di trovarsi in minoranza di genere alle conferenze tecniche del settore, decise di organizzare delle cene o incontri per sole donne – in cui ogni partecipante può invitare un uomo – allo scopo di incentivare il networking e la condivisione delle competenze digitali. Le fondatrici di Ggd a Ravenna sono Sara Baraccani (graphic designer e social media manager), Valentina Crociani (giornalista), Marianna Panebarco (imprenditrice nel settore media) e Silvia Versari (copywriter): «Quattro ragazze – si definiscono – che si sono conosciute ad eventi di lavoro e di piacere, e hanno poi deciso di creare occasioni di confronto dedicate a donne curiose e con la voglia di scambiare le proprie conoscenze».

Diminuisce il peso del fisco sulle Pmi nei quattro principali comuni in provincia

Cna presenta i risultati di una ricerca sul total tax rate: la percentuale è scesa di un punto e ora è 59,5 (media italiana a 61)

Il peso del fisco sul reddito delle piccole e medie imprese (Pmi) nei quattro principali comuni della provincia di Ravenna è il 59,5 percento, un punto in meno rispetto al 2015. La media nazionale è 61. Sono i dati del cosiddetto “total tax rate” emerso dalla ricerca prodotta dalla Cna nazionale su richiesta della Cna ravennate e presentata ieri sera, 10 novembre.

La media del total tax rate dei quattro comuni – ha detto il responsabile delle politiche fiscali della Cna nazionale, Claudio Carpentieri – è il frutto di un total tax rate che a Cervia si colloca al 62,9 percento, a Ravenna al 59,6, a Lugo al 59,3 e a Faenza al 56,1. Quindi, la posizione dei quattro comuni ravennati, globalmente intesi, si collocherebbe attorno al 78esimo posto rispetto alla classifica nazionale, scalando dieci posizioni rispetto allo scorso anno».

Secondo l’analisi dell’associazione di categoria, i dati farebbero emergere «un sistema fiscale malato che richiede cure appropriate». La ricetta Cna cerca di intervenire su tre punti specifici: «Ridurre la pressione fiscale garantendo, al contempo, maggiore equità nel prelievo tra diversi redditi da lavoro; invertire sensibilmente la tendenza di questi anni di trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli; usare intelligentemente la leva fiscale per aumentare la domanda interna».

Dopo la presentazione dei dati si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato i sindaci dei quattro comuni coinvolti nella ricerca. Michele de Pascale (Ravenna) ha evidenziato come occorra creare sempre di più un meccanismo affinché i cittadini possano percepire la qualità del servizio e avere la consapevolezza di come vengano spesi concretamente i loro soldi. Davide Ranalli (Lugo) ha insistito molto sulla necessità di rivedere l’organizzazione istituzionale allo scopo di semplificare le procedure. Alla domanda su cosa i sindaci farebbero se ci fosse un recupero dell’autonomia impositiva, Giovanni Malpezzi (Faenza) ha risposto affermando che agirebbe subito sull’articolazione delle aliquote, attuando sgravi a favore di aziende che ampliano le proprie strutture e realizzando contemporaneamente un incremento occupazionale mentre Luca Coffari (Cervia) introdurrebbe subito la tassa di soggiorno, utile per riqualificare il territorio e l’offerta turistica e per rimettere in moto l’edilizia e l’economia locale.

Ravennati al volante 280 giorni all’anno In media 13mila km ai 35,8 orari

Il profilo degli automobilisti bizantini sulla base dei dati dell’osservatorio Unipol Sai sulle scatole nere installate

Un automobilista ravennate percorre in media 46 km al giorno, tre in più della media degli automobilisti italiani, viaggiando a una velocità media di un chilometro orario superiore a alla media nazionale (35,8 contro 34,8). Sono dati che emergono dall’osservatorio Unipol Sai sulle abitudini al volante degli italiani nel 2015 in seguito all’analisi dei dati di circa tre milioni di automobilisti assicurati che installano la scatola nera sulla propria autovettura, settore nel quale «la compagnia assicurativa – si legge in un comunicato diffuso da Unipol Sai – è leader in Italia e in Europa per numero di apparecchi installati».

Secondo i dati è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 14.395. Ferrara è, inoltre, la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per velocità di percorrenze registrata. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (13.717 km annui) e Piacenza (13.454), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.309 km annui) e a Rimini (11.332). A Ravenna il totale annuo è di 12.884. Forli-Cesena detiene, invece, il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, 289 giorni (a Ravenna sono nove in meno). In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 282 giorni l’anno (7 giorno in meno rispetto al 2014) con una percorrenza media di 46 km (1 giorno in meno rispetto al 2014), contro una media nazionale di 283 giorni e una percorrenza media di 43 km giornalieri. Mediamente gli emilianoromagnoli trascorrono 1 ora e 21 minuti al giorno in automobile (4 minuti in più rispetto al 2014) a una velocità media di 34,8 km/h (1,5 km/h in meno rispetto al 2014), terzo valore assoluto a livello nazionale, superiore di oltre 5 km/h rispetto alla media nazionale. Spiccano in particolare Ferrara, con una velocità media di 37,9 km/h, e Ravenna con 35,8 km/h. Complessivamente un emilianoromagnolo passa 16 giorni (considerando le intere 24 ore) l’anno in automobile rispetto a una media nazionale di 17 giorni.

Il numero di scatole nere in Italia ha raggiunto circa 4 milioni di unità, di cui UnipolSai detiene circa il 60 percento. In caso di incidente la scatola nera è in grado di registrare data e orario dell’evento, posizione Gps, velocità del veicolo ed essere in questo modo particolarmente utile in caso di contestazioni, sia in caso di sentenze del giudice sia in caso di multe non dovute.

Ravennati al volante 280 giorni all’anno In media 13mila km ai 35,8 orari

Il profilo degli automobilisti bizantini sulla base dei dati dell’osservatorio Unipol Sai sulle scatole nere installate

Un automobilista ravennate percorre in media 46 km al giorno, tre in più della media degli automobilisti italiani, viaggiando a una velocità media di un chilometro orario superiore a alla media nazionale (35,8 contro 34,8). Sono dati che emergono dall’osservatorio Unipol Sai sulle abitudini al volante degli italiani nel 2015 in seguito all’analisi dei dati di circa tre milioni di automobilisti assicurati che installano la scatola nera sulla propria autovettura, settore nel quale «la compagnia assicurativa – si legge in un comunicato diffuso da Unipol Sai – è leader in Italia e in Europa per numero di apparecchi installati».

Secondo i dati è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 14.395. Ferrara è, inoltre, la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per velocità di percorrenze registrata. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (13.717 km annui) e Piacenza (13.454), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.309 km annui) e a Rimini (11.332). A Ravenna il totale annuo è di 12.884. Forli-Cesena detiene, invece, il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, 289 giorni (a Ravenna sono nove in meno). In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 282 giorni l’anno (7 giorno in meno rispetto al 2014) con una percorrenza media di 46 km (1 giorno in meno rispetto al 2014), contro una media nazionale di 283 giorni e una percorrenza media di 43 km giornalieri. Mediamente gli emilianoromagnoli trascorrono 1 ora e 21 minuti al giorno in automobile (4 minuti in più rispetto al 2014) a una velocità media di 34,8 km/h (1,5 km/h in meno rispetto al 2014), terzo valore assoluto a livello nazionale, superiore di oltre 5 km/h rispetto alla media nazionale. Spiccano in particolare Ferrara, con una velocità media di 37,9 km/h, e Ravenna con 35,8 km/h. Complessivamente un emilianoromagnolo passa 16 giorni (considerando le intere 24 ore) l’anno in automobile rispetto a una media nazionale di 17 giorni.

Il numero di scatole nere in Italia ha raggiunto circa 4 milioni di unità, di cui UnipolSai detiene circa il 60 percento. In caso di incidente la scatola nera è in grado di registrare data e orario dell’evento, posizione Gps, velocità del veicolo ed essere in questo modo particolarmente utile in caso di contestazioni, sia in caso di sentenze del giudice sia in caso di multe non dovute.

E il Parlamento, come si può tagliare?

I quattro deputati ravennati a confronto sulla proposta M5s e non solo

Tema sempre attuale, i tagli ai costi della politica sono al centro del dibattito pubblico da tempo e più che mai in questi giorni. Mentre infatti la Regione Emilia Romagna prosegue con il processo di riduzione dei costi dell’Assemblea legislativa (vedi articoli correlati), in Parlamento i grillini hanno presentato una proposta di legge per ridurre l’indennità lorda dei parlamentari che però al momento è stata rispedita in commissione. Abbiamo chiesto ai quattro parlamentari del territorio qual è il loro pensiero su questo tema e come voterebbero se fossero chiamati a esprimersi sulla legge una volta tornata alla Camera.

Intanto un po’ di conti. Oggi un deputato italiano riceve uno stupendio lordo che al netto include circa 5.500 euro di “vero” stipendio, o indennità di funzione, ed è su questa che vorrebbero incidere i grillini nella riforma, loro che già oggi si vantano di restituirne una parte ritenendola troppo alta, dimezzando di fatto il lordo che è pari a 10.435,00 euro. A questi si aggiungono 3.600 euro per l’espletamento del mandato che in pratica significa innanzitutto lo stipendio di un collaboratore, ma anche libri, riviste e tutto ciò che può servire al paralmentare per documentarsi e svolgere la propria funzione di legislatore. Di questa cifra, tuttavia, il parlamentare è tenuto a rendicontarne solo la metà, cioé 1.800 euro e il resto può restare a sua disposizione. Forfettaria anche la diaria, che viene corrisposta in dodici mensilità di circa 3.500 euro. A questo va aggiunto che gran parte dei parlamentari versano una cifra del proprio stipendio al partito di cui fanno parte per garantirne il funzionamento. I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale e dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce invece cellulari.

Gianluca Pini (Lega Nord):
«Solo demagogia, ho votato la riduzione dei nostri stipendi sette anni fa, senza tante storie»

Tra di loro c’è Gianluca Pini della Lega Nord, che contattiamo mentre è a Londra per ragioni istituzionali. «Sette anni fa ho votato per ridurmi l’indennità parlamentare del 30 percento e senza tante storie – ci risponde quando gli chiediamo cosa pensa della proposta dei suoi colleghi – pertanto dai grillini non prendo lezioni, men che meno quando una proposta non ha nessuna corrispondenza con la meritocrazia ma solo con un atteggiamento demagogico. Detto ciò, se la revisione dell’indennità sarà collegata alla produttività, come avviene in ogni azienda normale, voterò a favore. Quindi sì, mi auspico che vi siano modifiche in senso “meritocratico” in commissione: una su tutte la parametrazione dell’indennità sulla base dei redditi personali. Perché il Parlamento non può diventare, come nel caso dei 5 stelle (l’80 percento dei loro aveva redditi ridicoli prima di essere eletti), uno stipendificio per gente disoccupata in cerca di un posto di lavoro». E dell’idea di Matteo Renzi di introdurre una sorta di gettone di presenza anche per i parlamentari, così come accade per i consiglieri comunali? Non sarebbe meritocratico? «Renzi ogni giorno non perde occasione per dimostrare la sua profonda ignoranza: quello che lei chiama “gettone di presenza” esiste nel regolamento della camera sin dal 1948. Ogni giorno di assenza vengono detratti 250 euro. È veramente imbarazzante avere un Presidente del consiglio, non eletto, che non conosce i meccanismi parlamentari». Lo stesso non si potrà dire però della proposta di legge in Regione di cui è relatrice la faentina Manuela Rontini del Pd e dove la Lega Nord siede con i propri consiglieri, tra cui anche il faentino Andrea Liverani. «Non conosco nè la proposta nè la signorina Rontini – risponde il deputato del Carroccio – ma da quel che sento dire dai nostri rappresentati, in Regione è in atto una corsa a chi è più antipolitico tra Pd e 5stelle, forse perché sono espressioni della stessa area politica di sinistra e quindi pescano nello stesso bacino di voti. È una gara che non ci appassiona, ma se ci sono proposte serie per la riduzione dei costi della politica le valuteremo positivamente».

Alberto Pagani (Pd):
«Meglio sarebbe ragionare di come far assumere direttamente i collaboratori»

Del resto la prima legge regionale sulla riduzione dei costi ottenne l’unanimità, cosa che in Parlamento pare si sia ben lontani anche solo dall’immaginarla. Alberto Pagani, deputato Pd che non ha mai fatto nulla per guadagnarsi l’etichetta di “renziano” di nessuna ora, pur non essendo nemmeno chiaramente iscrivibile alla minoranza (per esempio, ha sempre difeso le ragioni del sì alla riforma del referendum) non riesce ad appassionarsi particolarmente al tema. Quando gli chiediamo della legge proposta dai grillini si limita a un: «È tornata alla commissione affari costituzionali appunto per essere discussa, ma io non ne faccio parte, e quindi non me ne occupo». In generale, ci spiega quali sono le sue perplessità sul progetto: «Forse sarebbe più serio fare come negli altri paesi e togliere dall’ammontare totale dello stipendio dei deputati la somma che va a finanziare il partito di appartenenza e che serve per pagare lo stipendio e gli oneri contributivi dei collaboratori. Negli altri Paesi i partiti sono finanziati dallo Stato e i collaboratori sono assunti e pagati direttamente dalle istituzioni, non dai singoli deputati. Se togliessimo queste cifre lo stipendio si ridurrebbe ben più della metà, e quello che risulterebbe nella busta paga corrisponderebbe ad un compenso reale. Sarebbe tutto più chiaro e trasparente, a mio parere».

Giovanni Paglia (Sinistra Italiana):
«Stipendio parificato a quello di un sindaco di un capoluogo di regione»

Una linea, quella di Pagani, per certi versi vicina a quella di Giovanni Paglia, eletto nelle file di Sel, oggi in via di scioglimento, e in prima linea nella costituzione di Sinistra Italiana (che è già anche un gruppo parlamentare). «Secondo noi sarebbe meglio che fosse la Camera ad assumere i collaboratori indicati dai parlamentari, in modo più chiaro e trasparente, così come vorremmo che non fossero monetizzati i rimborsi e la diaria. Meglio sarebbe, al momento dell’elezione, ricevere la chiave per una stanza in cui alloggiare e indicare chi si vuole assumere come collaboratore. Posto che sarei anche pronto a votarla, va detto che in realtà la proposta grillina rischia di incidere in modo davvero marginale sul costo della Camera e che si potrebbe e si dovrebbe intervenire, magari attraverso modifiche ai regolamenti, su altre voci che non sono stabilite per legge. Abbiamo proposto emendamenti durante la discussione del bilancio della Camera, quando si discute tutto. Il punto vero è che credo ci sia un’ipocrisia di fondo nella proposta grillina perché tagliando così poco, i parlamentari possono continuare a finanziare le iniziative politiche con la diaria. Ma io preferirei piuttosto reintrodurre un sistema di finanziamento pubblico ai partiti vero che non passi dai parlamentari, perché se a un certo punto sono solo i parlamentari a finanziare la forza politica, questi rischiano di diventarne i padroni, di finanziare solo le iniziative politiche che vogliono con un rischio per la democrazia interna. E indennità per i parlamentari pari a quelli di un sindaco di capoluogo di regione». Eppure anche Giovanni Paglia versa al partito una lauta parte dello stipendio. «È vero – risponde –, ma almeno partiti strutturati come noi o anche il Pd, a differenza dei 5 Stelle, hanno una tesoreria, i parlamentari versano e poi non decidono come vengono spesi. Diversa è una struttura dove invece appunto a decidere e a spendere possono essere solo gli eletti».

Andrea Maestri (Possibile):
«Si discuta la nostra proposta di legge già depositata per ridurre davvero costi e privilegi»
E anche Andrea Mestri, eletto nelle file del Pd da cui è fuoriuscito per poi entrare in Parlamento nel gruppo guidato da Pippo Civati, Possibile, fa distinguo importanti quando gli chiediamo un’opinione sulla legge proposta da Di Maio & Co. «È una proposta parziale e demagogica anche se la ratio è totalmente condivisibile – spiega il deputato ravennate, che è anche avvocato –. Non credo che sarà mai votata, non ci sono le condizioni dato l’arroccamento del Pd. Non prendo seriamente in considerazione la boutade di Renzi che si sta esercitando da tempo in un antiparlamentarismo d’accatto. Le forze politiche che hanno a cuore davvero una proposta rigorosa e seria dovrebbero votare la proposta di Possibile». Tra i punti salienti di questa proposta ci sono la parametrazione dell’indennità dei deputati allo stipendio dei docenti universitari al secondo scatto di carriera, la riduzione della parte forfetaria a 2mila euro, spese di alloggio per un massimo di 1.500 euro per chi alloggia fuori Roma, l’abolizione dei vitalizi e l’omologazione del sistema pensionistico al metodo contributivo e, tra le altre misure, è anche contemplato un contributo di solidarietà da parte di chi già ora incassa mensilmente gli assegni più alti.

Due giorni dedicati al vino alla fiera di Faenza con oltre 130 produttori da tutta Italia

Prima edizione di “Back to the wine”. Con il biglietto d’ingresso calice e degustazione libera

È dedicato ai piccoli produttori del vino da tutta Italia la prima edizione di “Back to the wine” alla Fiera di Faenza domenica 13 e lunedì 14 novembre. Curato da Andrea Marchetti, ideatore della comunità di Vinessum, con l’organizzazione di Blu Nautilus, la due giorni è il manifesto del “vino come atto agricolo responsabile”, omaggio ai vignaioli artigiani.

Oltre 130 i produttori da tutta la Penisola (Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Umbria, Toscana, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Puglia, Sicilia), tutti con una produzione enoica a tiratura limitata, con attenzione all’ecosostenibilità.

Presenti anche escursioni oltreconfine, con produttori da Francia, Slovenia, Germania e Croazia. Insieme a loro una quindicina di produttori del cibo a filiera corta, più un’altra decina produttori di olio e birre artigianali, sempre da tutta Italia. Nel corso della manifestazione sono presenti firme della cucina (Max Mascia, Athos Migliari, Cristian Mometti, Fabrizio Mantovani, Vincenzo Vottero), presentazione di libri (Paolo Marchi e Maurizio Pratelli) e degustazioni guidate.

Orario: domenica 10-20; lunedì 11-18; biglietto ingresso domenica 20 euro, lunedì 15; entrambe le giornate 30 euro. Per operatori del settore: 10 euro valido entrambe le giornate.

Il biglietto di ingresso comprende: calice, tracolla porta calice, degustazione libera dei vini. Info: www.backtothewine.it

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