martedì
28 Aprile 2026

L’osteria Passatelli del Mariani apre anche a Bagnacavallo

Al posto dello storico Barcelona. Bucci: «Nuova sfida imprenditoriale»

Riapre l’ex Barcelona, a Bagnacavallo. Il locale di via Vecchia Albergone ospiterà una nuova Osteria Passatelli, già affermata all’interno del Mariani Lifestyle in centro a Ravenna.

L’inaugurazione con drink di benvenuto è in programma venerdì 4 novembre a partire dalle 18.

Una nuova scommessa per il noto imprenditore ravennate (anche in consiglio comunale) Maurizio Bucci. «Il format consolidato – sono le sue parole in un comunicato stampa inviato ai giornali – della cucina della tradizione del Passatelli1962, che pone al primo posto la qualità, gli ingredienti e la scelta della materia prima rigorosamente del territorio, si ritrova dal 4 novembre in un immobile di grande prestigio inserito nell’iconografia storica di Bagnacavallo. Ridare lustro, prestigio a questi spazi, con una formula consolidata unita alla pizzeria e a un’offerta di tendenza con hamburger di carne di manzo e mora romagnola rigorosamente selezionate da allevamenti nostrani è la nuova sfida imprenditoriale che abbiamo voluto iniziare nel cuore della Romagna».

Il nuovo Passatelli sarà aperto dalle 18.30 alle 24, venerdì e sabato dalle 18.30 all’1, la domenica anche a pranzo (giorno di chiusura il martedì). Info: 0545.63580 e www.mariani-ravenna.it.

Vendite giudiziarie: è andato all’asta di tutto, dal serpente alle bare

Commercianti e privati nel capannone di via Canala a caccia dell’affare tra beni da fallimenti, pignoramenti, eredità e corpi di reato

È passato parecchio da quella volta del boa constrictor ma se lo ricordano ancora bene. In particolare Carlotta, una delle segretarie dell’istituto vendite giudiziarie (Ivg) di Ravenna: «Ho dovuto dargli io il topo vivo da mangiare…». In ventidue anni di attività all’Ivg, è andata all’asta anche una teca con un serpente da un metro e mezzo: «Tra i beni pignorati in una casa c’era anche quello», racconta Saverio Babini che dirige l’Ivg con il socio Pier Maria Casadio. Dal 2008 sono in via Canala, prima erano in via Fiume Montone Abbandonato.

«Si è visto veramente di tutto da queste parti», sorride Babini. Che apre il libro dei ricordi aiutandosi con un vecchio articolo di giornale incorniciato alla parete. Titolo: “Quelle bare? Sono un incanto”. Un lotto di 209 casse da morto in legno massiccio. Il campionario non si esaurisce qui: «Pecore, mucche, uno yacht, una nave mercantile, due biciclette di Pantani, opere d’arte, gioielli, armi da collezione…». Del resto ci può finire davvero di tutto in un posto che si occupa di mettere all’asta quello che proviene da pignoramenti, fallimenti, eredità giacenti, vendite coatte amministrative, corpi di reato.

Nel 2012 le aste per aggiudicarsi due biciclette da corsa appartenute a Marco Pantani arrivarono a 28mila euro (vedi articoli correlati). Vennero battute all’Ivg nell’ambito del fallimento della società Salis proprietaria del ristorante Nautilus a Cervia il cui titolare le aveva avute in dono dal Pirata. Una Bianchi finì nelle mani di un imprenditore ravennate per 17.345 euro (13mila più Iva e spese), una Wilier Triestina invece andò a un pisano per 10.690 euro (8mila più Iva e spese).

«Per tuttto vale sempre e solo la regola fissata dalla legge: “Visto e piaciuto”. Che vuol dire che si compra quello che si vede senza poter provare se e come funziona. Non c’è garanzia, non si può sostituire: si può venire solo nei giorni precedenti all’asta per visionare il bene e nient’altro». Babini e Casadio ci mettono la massima disponibilità per evitare che qualcuno si prenda il pacco: «Ci sembra giusto dare le eventuali informazioni che possiamo avere in più rispetto alla descrizione standard. Non ha senso rifilare una fregatura». L’esempio arriva subito quando qualcuno entra in ufficio, 15 minuti prima dell’asta, incuriosito dalla Ford che verrà battuta partendo da una base di 50 euro: «Posso dire che l’abbiamo portata qua guidandola dalle Bassette. Insomma, non è che sia una cannonata ma va…».

All’asta può partecipare chiunque, escluso chi eventualmente non abbia titolo. L’asta è ogni due sabati nella sede dell’Ivg. Ed è proprio come ve la immaginate dai film. Il battitore legge la descrizione del bene e apre i giochi fissando il rialzo minimo dal prezzo di partenza. Per la propria offerta è sufficiente alzare la mano che non sfugge al radar del banditore: «Fate attenzione a come vi salutate qua dentro – sorride Casadio –, basta un cenno del capo…». Il colpo di martello rimbomba nel capannone e sancisce l’aggiudicazione. Un acconto subito, il resto va saldato nei giorni successivi.

Cosa si può trovare? Oltre alle curiosità già ricordate, il repertorio della consuetudine non ha fine: basta guardarsi attorno per trovare padelle, biciclette, asciugamani, una cucina da ristorante, computer, stampanti, sedie, scrivanie, mobili, divani, lampadari, tavoli, un trapano industriale, berrette di lana, libri, quadri, cinture, una pelliccia, due chitarre, un aspiravolere, moto, auto, camion…

Labart, corsi fatti ad arte per crescere a tutte alle età

Al via un progetto didattico-culturale ideato da tre giovani donne a Ravenna. Open Night il 19 novembre

LabartSi chiama Labart, la nuova associazione ravennate che riunisce giovani docenti, professionisti, creativi ed esperti nei settori artistici, della comunicazione e della formazione, con l’obiettivo di avvicinare adulti, ragazzi e bambini al mondo della cultura e dell’arte. L’idea è partita da tre giovani donne: la presidente Angela Fabbri, docente di Storia dell’arte; la vice presidente Alessandra Carini, esperta in management degli eventi dello spettacolo; Giorgia Orioli, specializzata in Gestione archivio fotografico e ufficio stampa.

Nel fare prendere forma al progetto, fondamentale è stata la collaborazione con il Centro didattico Leon Battista Alberti, scuola privata attiva sul territorio da quasi trent’anni diretta da Francesca Fronzoni, ma anche sinergie con realtà quali Urban Fabrica Emilia Romagna. «Labart è un polo culturale – spiega la presidentessa Fabbri –, aperto a tutti, senza limiti di età o di competenze. Le nostre attività sono suddivise in tre sezioni: adulti, ragazzi e bambini, eventi e servizi culturali. Fa parte della prima sezione, la Scuola d’Arte per adulti che propone soprattutto percorsi di belle arti e arti visive, in collaborazione con diversi giovani artisti, fra cui il regista Gerardo Lamattina e il pittore Enrico Minguzzi, e docenti quali Agostino Galegati per le materie scientifiche. La seconda sezione ruota invece attorno alla gestione di un Doposcuola composto da laboratori creativi e multimediali, mentre la terza all’organizzazione di mostre d’arte, presentazioni di film e libri, conferenze e visite guidate».

Sarà presto attivo lo “Sportello dell’esperto“, utile orientamento formativo e professionale, dove ogni studente potrà avvalersi dell’esperienza dei docenti e dei professionisti di Labart. Con l’aiuto della psicologa Federica Consuelo Coco, si proporrà inoltre di dare supporto ai giovani nel loro processo di crescita e di formazione, nonché consulenza ai genitori e alle famiglie.

Diversi i corsi – della durata di 36 ore, con cadenza settimanale – in partenza da ottobre e poi dal prossimo gennaio: disegno artistico, pittura, fotografia di base, fotografia di genere, scrittura cinematografica, produzione e post produzione cinematografica, scultura, oreficeria. Il Doposcuola per bambini delle scuole elementari e medie è aperto tutti i giorni dalle 14 alle 19, fino a giugno (in estate, ci sarà il Cre-Attivo). Si terrà invece tra novembre e dicembre, quattro appuntamenti il sabato pomeriggio, “Il cavaliere azzurro“, laboratorio d’arte e storia dell’arte per bambini dai 6 agli 11 anni.

Per saperne di più, il prossimo 19 novembre è in programma una Open Night dalle 19, al Bon Ton di via Cavour, dove ci saranno anche mostre e presentazioni. Info dettagliate sul sito www.labartravenna.com

Labart, corsi fatti ad arte per crescere a tutte alle età

Al via un progetto didattico-culturale ideato da tre giovani donne a Ravenna. Open Night il 19 novembre

LabartSi chiama Labart, la nuova associazione ravennate che riunisce giovani docenti, professionisti, creativi ed esperti nei settori artistici, della comunicazione e della formazione, con l’obiettivo di avvicinare adulti, ragazzi e bambini al mondo della cultura e dell’arte. L’idea è partita da tre giovani donne: la presidente Angela Fabbri, docente di Storia dell’arte; la vice presidente Alessandra Carini, esperta in management degli eventi dello spettacolo; Giorgia Orioli, specializzata in Gestione archivio fotografico e ufficio stampa.

Nel fare prendere forma al progetto, fondamentale è stata la collaborazione con il Centro didattico Leon Battista Alberti, scuola privata attiva sul territorio da quasi trent’anni diretta da Francesca Fronzoni, ma anche sinergie con realtà quali Urban Fabrica Emilia Romagna. «Labart è un polo culturale – spiega la presidentessa Fabbri –, aperto a tutti, senza limiti di età o di competenze. Le nostre attività sono suddivise in tre sezioni: adulti, ragazzi e bambini, eventi e servizi culturali. Fa parte della prima sezione, la Scuola d’Arte per adulti che propone soprattutto percorsi di belle arti e arti visive, in collaborazione con diversi giovani artisti, fra cui il regista Gerardo Lamattina e il pittore Enrico Minguzzi, e docenti quali Agostino Galegati per le materie scientifiche. La seconda sezione ruota invece attorno alla gestione di un Doposcuola composto da laboratori creativi e multimediali, mentre la terza all’organizzazione di mostre d’arte, presentazioni di film e libri, conferenze e visite guidate».

Sarà presto attivo lo “Sportello dell’esperto“, utile orientamento formativo e professionale, dove ogni studente potrà avvalersi dell’esperienza dei docenti e dei professionisti di Labart. Con l’aiuto della psicologa Federica Consuelo Coco, si proporrà inoltre di dare supporto ai giovani nel loro processo di crescita e di formazione, nonché consulenza ai genitori e alle famiglie.

Diversi i corsi – della durata di 36 ore, con cadenza settimanale – in partenza da ottobre e poi dal prossimo gennaio: disegno artistico, pittura, fotografia di base, fotografia di genere, scrittura cinematografica, produzione e post produzione cinematografica, scultura, oreficeria. Il Doposcuola per bambini delle scuole elementari e medie è aperto tutti i giorni dalle 14 alle 19, fino a giugno (in estate, ci sarà il Cre-Attivo). Si terrà invece tra novembre e dicembre, quattro appuntamenti il sabato pomeriggio, “Il cavaliere azzurro“, laboratorio d’arte e storia dell’arte per bambini dai 6 agli 11 anni.

Per saperne di più, il prossimo 19 novembre è in programma una Open Night dalle 19, al Bon Ton di via Cavour, dove ci saranno anche mostre e presentazioni. Info dettagliate sul sito www.labartravenna.com

Ruggero Sintoni: «La nostra è una rete di teatri, non un circuito commerciale»

Lo storico fondatore di Accademia Perduta/Romagna Teatri – assieme a Claudio Casadio – dirige 12 stagioni tra cui Faenza e Bagnacavallo

Ruggero SintoniDirige dodici stagioni in diversi teatri dell’Emilia-Romagna, tra cui quelle di Bagnacavallo, Cervia, Faenza, indossa occhiali dalla montatura bianca e parla con una voce scavata da troppe sigarette. Ruggero Sintoni è un “pezzo grosso” però non manca di senso critico e di autoironia. Virtù che traspare subito dalla originale scelta che ha fatto per la collocazione del suo ufficio, ovvero l’ex-bagno della casa del custode del teatro Goldoni di Bagnacavallo. Accanto alla scrivania di Sintoni campeggia un grande manifesto su cui compare il suo nome sotto a quello di un grande del teatro italiano appena scomparso, Dario Fo.

Ruggero, che ricordi ha del maestro?
«Moltissimi, per me lui e Franca Rame furono come due genitori adottivi e con loro ho collaborato per quindici anni. Ricordo la prima volta che li ospitammo, lui viveva negli Usa e minacciava di non tornare più in Italia. Amava i colpi di teatro. Lo convincemmo a venire a Casola e trovò 5mila persone ad aspettarlo. Era il 1986 e io ero ancora alle prime armi. Ho un bellissimo ricordo del laboratorio che condusse a Cesenatico Franca Rame nel 1992. Era per attrici straniere che volevano mettere in scena i testi suoi e di Dario. C’erano attrici dalla Turchia e dall’Iran, è strano pensare che oggi i loro testi sono vietati in quei paesi».

Dario e Franca avevano spesso trovate inaspettate sul palco, è vero?
«Una sera dopo che Dario aveva vinto il Nobel, Franca interruppe uno spettacolo a Faenza. Avanzò a proscenio e disse che non si sentiva bene. Mi venne un colpo, pensai “cosa succede!?”. Poi lei disse “Scusate, ma pensare che venimmo qui venti anni fa con Dario a recitare davanti a cento persone e ora siete così tanti mi commuove”. Il teatro scoppiò in un fragoroso applauso. Poi rifece la stessa interruzione la sera dopo, e quella dopo ancora. La settimana dopo mi chiamò un amico da Rimini e mi disse “sai ieri sera Franca ha interrotto lo spettacolo perché…” e io conclusi la frase “era commossa perché era stata lì in scena con Dario venti anni fa, eccetera”. E Lui mi chiese “Come fai a saperlo?”. Lo faceva ogni sera! Se non è un gran pezzo di teatro questo! Erano geniali!»

Sintoni FoDario Fo inaugurò la vostra prima stagione del Masini nel ’94 la prima a Bagnacavallo fu con De Andrè, insomma siete partiti bene, e adesso come è gestire così tanti teatri assieme? Non si rischia di uniformare le stagioni?
«Abbiamo creato una rete di teatri unica in Italia. La rete non è un circuito, come avviene con i supermercati che comprano tanti prodotti uguali e li pagano meno. Noi facciamo programmazioni diverse in ogni teatro, ma risparmiamo perché abbiamo in comune il personale di organizzazione, la direzione, l’ufficio stampa, eccetera».

Negli ultimi anni come Accademia Perduta vi siete caratterizzati con diverse produzioni per adulti, dopo molti anni di spettacoli di teatro ragazzi, come mai?
«Dopo il successo del film L’uomo che verrà in cui Claudio Casadio recitava, Massimo Carlotto, che era rimasto colpito dalla sua interpretazione, ha deciso di scrivere qualcosa per lui, così sono nati i primi due spettacoli scritti da Carlotto e poi il nuovo scritto da Claudio Fava. Ora, come puoi vedere, ho la scrivania piena di copioni… Però continuiamo anche a fare teatro ragazzi, abbiamo infatti sei formazioni che produciamo continuativamente».

Qual è la vostra politica di gestione dei teatri?
«Cerchiamo di restituire alla città quello che ci ha dato. Il teatro viene finanziato con i soldi dei cittadini, questo non bisogna mai dimenticarlo, quindi credo sia necessario evitare integralismi nella scelta dei linguaggi facendo programmazioni che comprendono gusti diversi e collaborando con le realtà del territorio. A Forlì per esempio collaboriamo alla realizzazione del programma con Masque e Città di Ebla, importanti realtà della ricerca teatrale: questo permette di vedere a teatro compagnie particolari come La Veronal o David Espinosa, ma anche Niccolò Fabi. A Faenza abbiamo riaperto alla città il Ridotto, che dal 1862 era di un circolo privato, così da avere anche uno spazio per il contemporaneo».

Come vede la situazione teatrale a Ravenna, dove organizzate la stagione del Comico al Teatro Alighieri?
«Credo che non abbia senso parlare di Ravenna come città a sé, ma di Romagna. La Romagna è connotata da molte realtà produttive, compagnie come Raffaello Sanzio, Valdoca, Motus, eccetera. Se ci sediamo al tavolo assieme e parliamo di linguaggio teatrale possiamo anche scorticarci, ma se si parla di “fare cultura” riusciamo sempre a collaborare».

Ruggero SintoniNei vari teatri che gestite avete sempre partecipato a bandi?
«Sì, tranne a Ravenna e Meldola, dove ci sarà il bando il prossimo anno».

Lei è anche direttore dell’Agis regionale. Fare bandi per i teatri è obbligatorio? Come si è trovato ad essere esaminato a sua volta da una commissione?
«Secondo me i bandi non sono strettamente obbligatori. In generale per l’ente pubblico fare bandi è consueto, ma per quanto riguarda l’arte questo obbligo può venire meno, lo dice una normativa europea e in qualche modo lo ribadisce anche la legge 13 della Regione Emilia-Romagna».

In che senso “secondo me”? O sono obbligatori o non lo sono…
«Nel senso che per legge potrebbero non essere obbligatori, ma secondo molte Amministrazioni lo sono per seguire un’ottica di trasparenza».

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di queste gare?
«Credo che possa non avere senso fare concorsi perché l’arte non può essere giudicata con gli stessi parametri di risparmio che invece ha senso applicare per i detersivi con cui si puliscono i pavimenti degli ospedali. Se un Ente Pubblico vuole un quadro di Kounellis o Palladino non puoi dargli un altro artista dicendo che costa meno: l’arte si giudica con altri parametri. Dall’altra parte vincere un bando dà alla direzione artistica un’autorevolezza ulteriore. Bisogna però chiarire che i bandi dovrebbero partire dalla storia di un teatro e non come se quei teatri non ne avessero una, soprattutto produttiva».

In che senso?
«Non si può pensare di riportare il Rasi o l’Alighieri a prima degli anni ’80, tornare a trent’anni fa, bisogna tenere conto di tutto quello che è successo nel frattempo. Si possono mettere a gara le gestioni dei luoghi, ma non delle politiche culturali. Il rischio è che succeda come al teatro di Longiano dove il bando era vago e non si è presentato nessuno… Però quando c’è un bando di mezzo non ci sono sicurezze, può succedere di tutto».

De Pascale prima di essere sindaco di Ravenna era assessore a Cervia, lei ha collaborato con lui in diverse occasioni quando era amministratore pubblico, cosa si aspetta dalle politiche culturali della sua Giunta?
«Ho buone aspettative. Come assessore è stato molto dinamico e ha inventato iniziative molto interessanti come il Centenario di Milano Marittima. Cervia in un momento di congiuntura economica e turistica è stata un’ottima palestra per un amministratore. Credo inoltre che abbia creatività e conoscenza della politica: potrebbe osare programmi sia di innovazione che di valorizzazione della tradizione utili per una città d’arte come Ravenna».

E ora il Comune sospende i bandi per i chioschi di piazza Kennedy

Solo poche settimane fa l’assemblea con gli operatori per i dettagli
Il sindaco adesso ritiene opportuno «aspettare la fine dei lavori»

Il Comune di Ravenna, in una nota inviata alla stampa, informa che sono sospesi i bandi (in scadenza il 14 novembre) per l’assegnazione di tre chioschi in piazza Kennedy (lungo via Gioacchino Rasponi) per l’esercizio delle attività «di produzione e vendita di piadina e di prodotti a base di frutta e similari e per la vendita di piante e fiori».

La decisione è stata assunta, su richiesta del sindaco Michele de Pascale, ritenendo opportuno attendere l’ultimazione dei lavori di riqualificazione della piazza per valutare definitivamente tutte le strutture accessorie connesse alla fruibilità della piazza stessa.

Nei prossimi giorni il sindaco compirà tutti i necessari approfondimenti con i soggetti competenti.

Solo poche settimane fa (vedi articoli correlati) i tecnici del Comune avevano presentato i dettagli dei chioschi, che avrebbero dovuto aprire la propria attività in marzo. Ora il Comune sembra voler prendere tempo, forse anche alla luce delle polemiche per i nuovi bagni e la possibilità di rivedere in qualche modo, una volta conclusi i lavori, gli arredi della piazza.

E ora il Comune sospende i bandi per i chioschi di piazza Kennedy

Solo poche settimane fa l’assemblea con gli operatori per i dettagli
Il sindaco adesso ritiene opportuno «aspettare la fine dei lavori»

Il Comune di Ravenna, in una nota inviata alla stampa, informa che sono sospesi i bandi (in scadenza il 14 novembre) per l’assegnazione di tre chioschi in piazza Kennedy (lungo via Gioacchino Rasponi) per l’esercizio delle attività «di produzione e vendita di piadina e di prodotti a base di frutta e similari e per la vendita di piante e fiori».

La decisione è stata assunta, su richiesta del sindaco Michele de Pascale, ritenendo opportuno attendere l’ultimazione dei lavori di riqualificazione della piazza per valutare definitivamente tutte le strutture accessorie connesse alla fruibilità della piazza stessa.

Nei prossimi giorni il sindaco compirà tutti i necessari approfondimenti con i soggetti competenti.

Solo poche settimane fa (vedi articoli correlati) i tecnici del Comune avevano presentato i dettagli dei chioschi, che avrebbero dovuto aprire la propria attività in marzo. Ora il Comune sembra voler prendere tempo, forse anche alla luce delle polemiche per i nuovi bagni e la possibilità di rivedere in qualche modo, una volta conclusi i lavori, gli arredi della piazza.

E ora il Comune sospende i bandi per i chioschi di piazza Kennedy

Solo poche settimane fa l’assemblea con gli operatori per i dettagli Il sindaco adesso ritiene opportuno «aspettare la fine dei lavori»

Il Comune di Ravenna, in una nota inviata alla stampa, informa che sono sospesi i bandi (in scadenza il 14 novembre) per l’assegnazione di tre chioschi in piazza Kennedy (lungo via Gioacchino Rasponi) per l’esercizio delle attività «di produzione e vendita di piadina e di prodotti a base di frutta e similari e per la vendita di piante e fiori».

La decisione è stata assunta, su richiesta del sindaco Michele de Pascale, ritenendo opportuno attendere l’ultimazione dei lavori di riqualificazione della piazza per valutare definitivamente tutte le strutture accessorie connesse alla fruibilità della piazza stessa.

Nei prossimi giorni il sindaco compirà tutti i necessari approfondimenti con i soggetti competenti.

Solo poche settimane fa (vedi articoli correlati) i tecnici del Comune avevano presentato i dettagli dei chioschi, che avrebbero dovuto aprire la propria attività in marzo. Ora il Comune sembra voler prendere tempo, forse anche alla luce delle polemiche per i nuovi bagni e la possibilità di rivedere in qualche modo, una volta conclusi i lavori, gli arredi della piazza.

Via libera alla pista ciclabile tra Ponte Nuovo e Madonna dell’Albero

Approvato il primo stralcio dalla giunta da 300mila euro

Su proposta dell’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani, nell’ultima seduta la giunta del Comune di Ravenna ha approvato il progetto definitivo/esecutivo da 300mila euro per la realizzazione della prima parte del percorso ciclopedonale tra Ponte Nuovo e Madonna dell’Albero, da via Dismano a via dell’Ulivo, lungo via del Pino a Ponte Nuovo.

La seconda parte del percorso si svilupperà lungo lo scolo Arcobologna, da via dell’Ulivo a Ponte Nuovo fino a via Pondi a Madonna dell’Albero. Complessivamente la realizzazione dei due tratti richiederà un investimento da 850mila euro.

Il primo stralcio del progetto prevede i seguenti interventi: «la realizzazione – citiamo testualmente il comunicato inviato dal Comune – di un percorso ciclopedonale che da via dell’Ulivo a Ponte Nuovo si colleghi a un altro percorso che farà parte di una nuova urbanizzazione tra via dei Cotogni e l’asilo; l’adeguamento del percorso esistente nel tratto successivo fino a via Dismano; l’allargamento dei marciapiedi in via Dismano fino al percorso ciclabile che sottopassa la rotonda Myrdal Alva, quella “delle tartarughe”; l’adeguamento dell’impianto di pubblica illuminazione lungo via del Pino; il tombamento del tratto di fosso esistente unitamente alla sistemazione dell’area sterrata adiacente; l’integrazione della segnaletica necessaria lungo il nuovo percorso».

«Si tratta – commenta l’assessore ai Lavori pubblici Roberto Fagnani – della prima parte di un intervento molto importante per la sicurezza di pedoni e ciclisti e molto atteso dalle comunità di Ponte Nuovo e Madonna dell’Albero. Cominciamo con questo primo stralcio, che interesserà Ponte Nuovo, mentre con la realizzazione del secondo si completerà il collegamento con Madonna dell’Albero. Voglio ringraziare la curia diocesana e la parrocchia di San Severo per aver concesso gratuitamente una porzione di terreno parrocchiale necessaria per la realizzazione del percorso».

Romano Prodi alla biblioteca Classense per parlare di Europa «nel mondo globale»

Proseguono i “Nuovi Confronti d’Autunno” dell’ Associazione Romagna-Camaldoli, che porta questa sera (lunedì 31 ottobre, alle 20,45) alla Classense di Ravenna l’ex Presidente del Consiglio e della Commissione Europea Romano Prodi. Il “Professore” sarà protagonista di un incontro sul tema “Lo straniero oggi. L’Europa nel mondo globale”, di cui dialogherà con Giorgio Anselmi, presidente del Movimento Federalista Europeo.

La rassegna di incontri terminerà il 7 novembre al cinema Europa di Faenza con il filosofo Emanuele Mariani e la proiezione del film “Vergine giurata” di Laura Bispuri.

Romano Prodi alla biblioteca Classense per parlare di Europa «nel mondo globale»

Proseguono i “Nuovi Confronti d’Autunno” dell’ Associazione Romagna-Camaldoli, che porta questa sera (lunedì 31 ottobre, alle 20,45) alla Classense di Ravenna l’ex Presidente del Consiglio e della Commissione Europea Romano Prodi. Il “Professore” sarà protagonista di un incontro sul tema “Lo straniero oggi. L’Europa nel mondo globale”, di cui dialogherà con Giorgio Anselmi, presidente del Movimento Federalista Europeo.

La rassegna di incontri terminerà il 7 novembre al cinema Europa di Faenza con il filosofo Emanuele Mariani e la proiezione del film “Vergine giurata” di Laura Bispuri.

Fino al 5 dicembre la mostra del «poeta della street art»

Opere di Opiemme a Palazzo Rasponi 2

Fino al 5 dicembre nella sala espositiva di PalazzoRasponi2 (ex tribunale, via Massimo D’Azeglio 2), a Ravenna, è allestita la mostra dell’artista torinese Opiemme, Vortex, pensieri sulle stelle, promossa dall’assessorato alle Politiche giovanili del Comune, a cura di Elena Paloscia.

Attivo sotto pseudonimo dal 1998, Opiemme è stato definito “poeta della street art” e si è distinto negli anni per aver unito la poesia all’arte pubblica
portando testi di famosi scrittori verso un pubblico vasto. I suoi lavori su tela, su carta e su muro hanno avuto riscontri in Italia e all’estero e si compongono di immagini, lettere e complessi calligrammi.

L’esposizione di Ravenna è l’occasione per riflettere su un lavoro che Opiemme porta avanti ormai da alcuni anni sul progetto Vortex, ispirato alla lettura del testo “L’alfabeto scende dalle stelle”, sull’origine della scrittura, del genetista Giuseppe Sermonti. La ricerca nasce da una particolare disposizione dell’artista che, come scrive la curatrice nel catalogo, “trova tra gli astri, emblema dell’ordine cosmico, quella dimensione necessaria affinché i propri pensieri possano animarsi e prendere corpo nei dipinti su tela, nei lavori su carta e sui muri, attraverso segni, gesti, colore”.

Sono 22 le opere in mostra scelte per l’occasione tra le più rappresentative di questo lavoro, con alcuni inediti. Sono presenti anche opere in prestito da collezioni private, scelte per la loro particolare valenza, opere nuove realizzate per l’occasione, bozzetti, stencil e video per scoprire meglio il modus operandi dell’artista.

A testimonianza delle diverse direzioni intraprese da Opiemme nella sua ricerca, sono esposte opere su tela, su tavola e su carte di giornali d’epoca o su cartine geografiche e nautiche, sulle quali l’artista interviene con i suoi “vortex” da cui si generano lettere dell’alfabeto o nei quali sono inscritte poesie e frasi di autori celebri.

È disponibile un catalogo di 60 pagine in Italiano (Matisklo Edizioni), realizzato per l’occasione, in cui è possibile ripercorrere interamente la storia dei Vortex di Opiemme, dal principio fino ad oggi. Il catalogo contiene il testo critico di Elena Paloscia, i testi delle poesie contenute nei dipinti e nei lavori su carta, e citazioni di recensioni di curatori e di giornalisti scritte in occasione delle precedenti edizioni della mostra.

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