venerdì
22 Maggio 2026

Ex Amga, inaugura una sala convegni

Sarà inaugurato il prossimo 1° maggio il nuovo spazio multifunzionale ricavato all’interno dell’edificio ex Amga, tra via Sant’Alberto e via Venezia, in centro a Ravenna, restituito alla città al termine di un importante intervento di restauro e rigenerazione urbana. Lo storico immobile, risalente al 1863 e unico edificio ancora esistente dell’antico complesso delle Officine del Gas, è stato recuperato da SGS Holding con l’obiettivo di trasformarlo in una sede dedicata a congressi, eventi e incontri pubblici. I lavori di restauro sono iniziati nel gennaio 2025.

L’edificio, con una superficie di circa 250 metri quadrati, ospiterà al piano terra una sala convegni da circa 80 posti, con sedute removibili e la possibilità, all’occorrenza, di predisporre tavoli. L’accesso avverrà tramite una hall da via Sant’Alberto. L’intervento restituisce nuova vita a un importante esempio di archeologia industriale cittadina, inserendosi nel più ampio percorso di riqualificazione dell’area di via Venezia, dove è stato aperto nei mesi scorsi anche un supermercato.

«Siamo molto fieri di aver restaurato e riqualificato questa importante zona nel cuore della città – commenta Catia Garzia, amministratrice unica di SGS Holding – e di inaugurare questo edificio, parte di un più ampio piano di recupero (i nuovi uffici saranno realizzati nella zona adiacente al piazzale, ndr) che nonostante il dispendio di risorse ed energie ci coinvolge sempre di più, perché via via che il progetto si realizza le aziende del gruppo SGS da sempre impegnate nella ricerca spasmodica di nuove tecnologie e materiali, ampliano il raggio di visione e puntano l’asticella sempre più in alto. Non ci resta che aspettare il completamento dell’opera nella sua interezza: appuntamento al 2028».

Particolare attenzione è stata dedicata al recupero della ciminiera, elemento identitario del complesso, oggetto di un intervento di messa in sicurezza e restauro conservativo. «Per la ciminiera, dopo un’approfondita analisi della situazione di degrado delle murature fino alla cima, è risultato evidente un quadro di dissesto grave con situazioni prossime al collasso – spiega l’architetto Zaganelli –. L’intervento ha previsto un abbassamento tramite la decostruzione controllata, mattone per mattone, riducendone l’altezza. Sulla parte sottoposta a restauro conservativo è stata poi realizzata una struttura a traliccio in metallo, ispirata al principio dell’integrazione della “lacuna”, tema tipico del restauro».

L’intervento ha consentito di riportare la ciminiera ai 28 metri originari di altezza, ulteriormente valorizzata da un sistema di illuminazione che dalla base rende visibile la struttura anche nelle ore notturne.

Il primo maggio alle ore 17.30 inizierà la cerimonia di inaugurazione con il taglio del nastro ed essendo questa giornata coincidente con la Festa dei lavoratori, alle 18 sarà celebrata anche la messa dall’arcivescovo di Ravenna monsignor Ghizzoni, che in un giro itinerante nelle aziende, quest’anno ha scelto l’Ex Amga per la celebrazione.

La festa del 25 aprile a Ravenna – FOTO

In tanti in piazza del Popolo a Ravenna per celebrare il 25 aprile e la liberazione dal nazifascismo, nel suo 81esimo anniversario. Come da tradizione, sono state deposte le corone alla lapide dei partigiani caduti. In piazza hanno preso la parola Raffaele Ricciardi, prefetto di Ravenna, il sindaco Alessandro Barattoni e la giovane Alice Casadei, in rappresentanza dell’Anpi provinciale.

«Piazza del Popolo canta Bella Ciao – ha commentato il Comune di Ravenna nella sua pagina Facebook istituzionale -. I valori che hanno guidato le azioni di chi ci ha donato libertà e democrazia continuino a essere un riferimento ogni giorno. Viva il 25 aprile, viva la Repubblica, viva l’Italia, viva Ravenna».

Nel frattempo, in piazza Caduti si è svolto il presidio della sinistra radicale, guidata da Potere al Popolo, che ha manifestato contro le guerre e per «mandare a casa» il Governo Meloni.

Un esposto in procura a Ravenna contro il nuovo regolamento sulla circolazione nelle Ztl

Il vicepresidente del Consiglio comunale e capogruppo di opposizione Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna ha presentato nei giorni scorsi un esposto alla Procura contro il nuovo regolamento sulla circolazione nelle Ztl del centro storico, approvato dalla Giunta comunale a fine 2025 e successivamente aggiornato nel 2026.

La denuncia, condivisa da tutti i gruppi di opposizione, contesta la legittimità delle delibere con cui l’esecutivo ha introdotto la nuova disciplina del cosiddetto “piano sosta”.

Il nodo delle competenze
Al centro dell’esposto c’è la presunta violazione delle competenze tra Giunta e Consiglio comunale. Secondo Ancisi, la Giunta avrebbe approvato una disciplina che recepisce di fatto uno “schema di regolamento” adottato nel 2023 ma mai sottoposto al voto del Consiglio, organo che per legge deve approvare gli atti regolamentari. Per questo motivo, il provvedimento sarebbe “illegittimo per vizio di competenza” e quindi annullabile.

L’accusa di omissione di atti d’ufficio
Ancisi ricorda di aver chiesto formalmente al sindaco, il 2 marzo scorso, di sospendere l’efficacia della delibera e portare il regolamento in Consiglio. Non avendo ricevuto risposta entro i termini, nell’esposto viene richiamato anche l’articolo 328 del Codice penale, ipotizzando un possibile caso di omissione di atti d’ufficio.

Le presunte contraddizioni della Giunta
Nella denuncia si evidenziano inoltre incongruenze tra gli atti: la stessa Giunta, nel 2023, avrebbe riconosciuto che il regolamento spettava al Consiglio, salvo poi inserirlo quasi integralmente nella disciplina approvata nel 2025 e nel successivo aggiornamento del 2026. Secondo Ancisi, ciò configurerebbe una forzatura amministrativa, aggravata dal fatto che il dirigente competente ha espresso parere favorevole anche sui nuovi atti, pur in contrasto con quanto indicato in precedenza.

Possibili profili penali
L’esposto chiede alla Procura di valutare eventuali responsabilità anche sotto il profilo della “falsità ideologica in atto pubblico”, ipotizzando dolo o colpa grave da parte degli amministratori e dei tecnici coinvolti.

Con “I fratelli Meraviglia” Matteo Cavezzali si conferma un narratore attento

È un libro sulla guerra e la vita quotidiana sotto una dittatura, sulla fratellanza, sulla speranza nonostante tutto, sul coraggio e l’incoscienza. Ma è anche un libro sulla giovinezza e la memoria, o meglio sulla trasmissione della memoria, sul potere delle storie e anche della scrittura. Ed è senza dubbio un romanzo di formazione.

I fratelli Meraviglia del ravennate Matteo Cavezzali, pubblicato da Mondadori poche settimane fa, è un libro con tante cose dentro che si intrecciano attorno a una vicenda principale che ha dell’incredibile eppure è vera: Franco a sedici anni, dopo il 1943, decide di partire alla ricerca del fratello Alfredo, di due anni più grande che proprio per questo è stato costretto ad arruolarsi nell’esercito. Si dirige dapprima a Padova, da dove arrivano le ultime notizie di Alfredo e del suo amico, per poi proseguire fino a Udine. E da lì, di tappa in tappa lo vediamo attraversare l’Europa in guerra. Campi di lavoro, treni per le deportazioni, fame, malattia, morte e follia bellica attraversano le pagine di questo romanzo, in un panorama di desolazione dove pochi sono i momenti di colore,  che però ci sono come perle rare che rischiarano l’orizzonte cupo almeno per qualche istante, un po’ come ci suggerisce la stessa copertina.

Cavezzali si conferma con questo nuovo romanzo un narratore attento che si inserisce nella ormai lunga tradizione narrativa che ha raccontato gli orrori della seconda guerra mondiale e che mai come oggi sembra necessario tenere bene a mente. Meno battuta è invece forse l’ambientazione della prima parte del romanzo. Qui Alfredo e Franco sono bambini, vivono in centro a Ravenna e frequentano il Mordani. Da figli della Lupa diventano Balilla e sono totalmente inconsapevoli di cosa significhi vivere in una dittatura, proprio perché non hanno mai conosciuto altro. Le prime crepe e i primi dubbi arrivano dove non te le aspetti, filtrate dalla leggerezza dell’infanzia e dall’ostinazione dell’adolescenza. Sono le pagine dedicate alla costruzione di due personaggi nella loro quotidianità, con la guerra che incombe, la madre che perde il lavoro, con la prima consapevolezza di cosa sta avvenendo davvero.

Cavezzali riesce a tratteggiare con pochi scambi di parole e qualche gesto una galleria di personaggi minori che rendono vivido il racconto, che ci offrono spiragli e angolazioni diverse per osservare quel mondo tragico e crudele prima della rinascita. Dopo aver letto il libro sarà impossibile mangiare marmellata di fragole senza pensare a Franco e Alfredo, e alla loro storia.

La lettura perfetta anche per capire cosa si festeggia esattamente il 25 aprile.

I costi per il nuovo palazzetto dello sport salgono a quasi 27,5 milioni di euro, 12 in più del previsto

Crescono ancora i costi del nuovo palazzetto dello sport di Ravenna, mentre il cantiere resta fermo e senza una prospettiva chiara di ripartenza. L’ultima determina del Comune – come sottolineano i due quotidiani in edicola oggi (25 aprile) fotografa una situazione in evoluzione, con l’opera ormai arrivata a sfiorare i 27,5 milioni di euro.

Il progetto, avviato nel 2019 con una previsione iniziale di 15.296.812 euro, ha visto negli anni un aumento costante dei costi, legato in particolare ai rincari dei materiali da costruzione, alle varianti progettuali e alle compensazioni riconosciute alle imprese. Già nel 2025 il quadro economico era stato aggiornato a 25.932.377 euro; con l’ultimo adeguamento (l’undicesimo) si è arrivati a 27.419.253 euro, oltre 12 milioni in più rispetto al costo originario.

L’erogazione completa degli ultimi aumenti, resta subordinata all’esito positivo delle verifiche tecniche ancora in corso. Il nodo principale resta infatti quello delle travi della copertura. Nell’agosto scorso le prove di carico su alcune delle strutture non sono state superate, determinando lo stop dei lavori. Da allora sono in corso approfondimenti sulle saldature e sulla tenuta complessiva della carpenteria metallica.

Guasti alla rete idrica: disagi per l’acqua a Marina Romea e Casal Borsetti

I tecnici del pronto intervento di Hera sono impegnati dalla serata di ieri (24 aprile) per fronteggiare una complessa situazione sulla rete idrica che serve il litorale nord di Ravenna. Le criticità che interessano Casal Borsetti, Marina Romea e Porto Corsini sono riconducibili a un doppio guasto tecnico. Il primo è derivato da un intervento di bonifica programmata della rete che, a causa di una complicanza imprevista, ha generato un problema non inizialmente ipotizzato. A questo si è aggiunto un secondo guasto, verificatosi nel corso della notte sulla medesima condotta adduttrice, che ha ulteriormente aggravato la situazione.

Per consentire le operazioni di riparazione su entrambi i punti di rottura, è stato necessario inizialmente spegnere gli impianti di pompaggio. Attualmente (poco dopo l’ora di pranzo del 25 apriel) la situazione è la seguente: l’erogazione dell’acqua è stata riattivata a Porto Corsini, mentre a Marina Romea e Casal Borsetti al momento il servizio idrico ha una pressione ridotta (compresa tra 0,5 e 0,7 bar). Ciò potrebbe comportare poca acqua ai piani terra e possibili mancanze d’acqua ai piani superiori degli edifici.

Per limitare i disagi, Hera ha già posizionato e attivato due autobotti dedicate prioritariamente all’alimentazione del campeggio e del maneggio di Marina Romea.

Salvo imprevisti tecnici, Hera prevede che le fasi dell’intervento possano essere completate entro il pomeriggio di oggi. Hera ricorda che, al momento del completo ripristino della pressione, potrebbero verificarsi temporanei fenomeni di torbidità: si consiglia di far scorrere l’acqua fino alla normale limpidezza.

Per segnalazioni di guasti o emergenze è sempre disponibile h24 il numero gratuito di Pronto Intervento Hera 800.713.900.

La Nazionale italiana di pallamano al Pala Cattani: battere la Svizzera per andare al Mondiale

Dopo sette anni, la Nazionale italiana di pallamano torna al Pala Cattani di Faenza per il match valevole per il terzo e decisivo terzo turno di qualificazione ai Campionati Mondiali di Germania 2027. L’appuntamento di domenica 17 maggio (ore 18) è stato presentato oggi in conferenza stampa ma va già verso il soldout. Anche in questa occasione, come nel 2019 contro la Slovacchia, il capitano Andrea Parisini e compagni potranno contare sulla spinta di oltre 3mila spettatori.

«Siamo orgogliosi di ospitare a Faenza un evento internazionale di rilievo come la sfida tra Italia e Svizzera – dichiara l’assessore allo Sport del Comune di Faenza, Martina Laghi -. Si tratta di un appuntamento importante per gli appassionati di pallamano e per l’intera città, che conferma la propria capacità di accogliere manifestazioni sportive di alto livello, come già avvenuto in passato per altre discipline. L’incontro rappresenta un’opportunità per promuovere i valori dell’inclusione, del fair play e della partecipazione, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Ringraziamo la Federazione per aver scelto Faenza e invitiamo la cittadinanza a sostenere la Nazionale in un momento di sport e condivisione».

Mentre il parterre e la zona bordocampo sono già andate esaurite, i biglietti per le tribune superiori sono disponibili attraverso il circuito Vivaticket (ingresso gratuito per gli under 12 e riduzioni per gli under 18 e over 65). «Per questa partita così importante contro la Svizzera avevamo bisogno di un ambiente caloroso – carica il Presidente FIGH Stefano Podini – , del cosiddetto ‘ottavo uomo’ e Faenza sarà il luogo ideale per mettere i nostri azzurri nell’atmosfera ideale. Con la Regione Emilia-Romagna condividiamo valori, come la sostenibilità e i principi ESG, e percorsi congiunti in piena sinergia. Sul versante sportivo, il percorso tecnico intrapreso da questa Nazionale è sotto gli occhi di tutti e stiamo lavorando giorno dopo giorno per rimanere stabilmente nell’élite della pallamano europea e mondiale».

L’Italia è in crescita così come lo sono gli elvetici, arrivati 12esimi agli ultimi Europei di gennaio in Danimarca. La partita di ritorno contro la Svizzera sarà decisiva per accedere alla terza partecipazione consecutiva ad un grande evento, dopo i Mondiali 2025 e gli Europei del mese scorso: uno scenario che la pallamano italiana non ha mai realizzato prima.

Trovato in centro, ma aveva un divieto di ritorno in città per alcune rapine: 28enne denunciato

Nella serata del 23 aprile scorso la polizia di Stato ha controllato una cinquantina di persone e una ventina di veicoli nel corso di un’attività dedicata al centro storico di Ravenna e le zone di Cervia abituale ritrovo di giovani. A Cervia non sono emerse criticità, mentre a Ravenna sono state denunciate tre persone. Il personale della questura di Ravenna ha agito con il supporto di equipaggi del reparto prevenzione crimine Emilia-Romagna.

Nella zona di piazza Kennedy a Ravenna è stato identificato un egiziano 28enne, in regola con le norme sul soggiorno ma già gravato dalla misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Ravenna per alcune rapine in città nei mesi scorsi per le quali era già stato arrestato. Il 28enne aveva anche da un divieto di ritorno nel comune di Ravenna, emesso dal questore. Denunciato per aver violato la misura di prevenzione e segnalato all’autorità giudiziaria con richiesta di aggravamento del misura cautelare.

Nella stessa zona del centro è stato trovato un 23enne egiziano in possesso di droga. Il soggetto è stato segnalato alla prefettura e la sostanza stupefacente è stata sequestrata.

Nella zona del mercato coperto un 61enne italiano, con numerosi precedenti per reati contro la persona, il patrimonio e spaccio, disturbava i passanti. È stato denunciato per aver violato il divieto di accesso alle aree urbane (il cosiddetto daspo urbano) e sanzionato per ubriachezza molesta.

Protezione civile: dalla Regione 2 milioni di euro per le reti di monitoraggio idraulico e idrogeologico

Oltre 2 milioni di euro per garantire il funzionamento e la manutenzione delle reti di monitoraggio strategiche per la sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio e per la produzione dei bollettini di allerta. A stanziarli è la Regione Emilia-Romagna, che ha approvato il Programma 2026 per la gestione e la manutenzione delle reti di monitoraggio idro-meteo-pluviometrico e agro-meteorologico regionali (Rirer), strumenti fondamentali per la sicurezza del territorio e il supporto alle attività agricole. La gestione operativa del programma sarà affidata ad Arpae, attraverso il Servizio idro-meteo-clima (Simc), struttura tecnica di riferimento per il monitoraggio ambientale e climatico.

Il provvedimento prevede uno stanziamento complessivo di oltre 2,1 milioni di euro1,78 milioni per la rete idro-meteo-pluviometrica e urbana, 70mila euro per la rete agro-meteorologica e 300mila euro per le spese di funzionamento. «Investire in tecnologie aggiornate è una scelta strategica per la sicurezza del territorio – sottolinea la sottosegretaria alla Presidenza con delega alla Protezione civileManuela Rontini -. Queste reti ci permettono di disporre di modelli previsionali sempre più accurati e di intervenire in anticipo rispetto alle emergenze legate al maltempo, attivando tempestivamente tutte le azioni necessarie per ridurre i rischi e i danni. Allo stesso tempo, garantiscono dati fondamentali anche per il settore agricolo, supportando decisioni sempre più precise e sostenibili».

Le reti Rirer rappresentano un’infrastruttura essenziale per la previsione e la gestione delle allerte meteo, idrologiche e costiere, il supporto alle decisioni della Protezione civile e l’elaborazione di modelli previsionali a sostegno dell’agricoltura, dall’irrigazione ai trattamenti fitosanitari fino alla gestione sostenibile delle colture.

Immondizia e topi in un’abitazione disabitata, il disagio di un vicino: «Situazione insostenibile»

Una situazione di forte disagio igienico e sanitario viene segnalata da un cittadino residente a San Potito di Lugo, in via Zirona: da circa due anni convive con un problema sempre più grave legato all’accumulo di rifiuti in una proprietà privata della zona.

Secondo quanto riferito, l’abitazione in questione – situata all’angolo della via – fino a due settimane fa era occupata in affitto da una famiglia seguita dai servizi sociali. Nei due anni della sua permanenza, all’interno dell’edificio e soprattutto nel cortile esterno si sarebbe formato un consistente cumulo di immondizia. Una condizione che, nell’ultimo anno, avrebbe favorito la proliferazione di topi e roditori. «Ormai non riesco più a vivere il mio giardino – racconta il residente che ha contattato la redazione per segnalare il disagio -. Ho installato una piscina e sistemato gli spazi esterni, ma è impossibile utilizzarli: i roditori passano tra i piedi, arrivano anche nella mia proprietà. È una situazione insostenibile per tutta gli abitanti della zona».

Il problema non riguarda solo la presenza degli animali infestanti, ma anche i cattivi odori e la dispersione dei rifiuti, aggravata dal vento, che contribuisce a spargere immondizia nelle aree circostanti. Il cittadino afferma di aver già presentato segnalazioni ai carabinieri di Bagnacavallo, che a loro volta avrebbero informato la polizia locale. Tuttavia, dopo un sopralluogo, non sarebbero stati presi provvedimenti risolutivi. «La situazione è rimasta invariata. E con l’arrivo dell’estate temo che possa peggiorare ulteriormente. Sto valutando la possibilità di procedere per vie legali perchè queste condizioni non permettono di vivere bene nè me, nè gli altri residenti».

Aggiornamento del 27 aprile:

Abbiamo ricevuto la replica dell’avvocato Raffaele Coletta, legale dei proprietari dell’immobile: «Solo recentemente, ed a seguito di esecuzione forzata, l’immobile è rientrato nella disponibilità della parte proprietaria e si è accertato, anche all’interno, una situazione di danneggiamenti, e di precarietà igienica. La proprietà ha preso contatto con una ditta specializzata, che ha già effettuato un sopralluogo, per la rimozione dell’immondizia, rifiuti, mobilio ed accessori vari abbandonati dalla famiglia che occupava l’immobile fino all’esecuzione. Entro breve termine verranno eseguite le rimozioni, anche di rifiuti speciali, sia all’interno che, soprattutto, nell’area esterna dell’immobile e lo sfalcio dell’erba e manutenzione della vegetazione. La proprietà, inoltre, eseguirà le ulteriori bonifiche che risulteranno necessarie».

Comunità energetiche, crescita record (+73%) ma poche ancora operative in Emilia-Romagna

Comunità energetiche rinnovabili in crescita in Emilia-Romagna, ma ancora lontane dalla piena operatività. È quanto emerge da un’indagine promossa dalla Regione e condotta da Art-ER su un campione di 45 comunità già costituite.

Tutte le Cer analizzate si sono formalmente dotate di una struttura giuridica, ma oltre la metà (56%) non ha ancora avviato la condivisione dell’energia ed è ancora in attesa del riconoscimento ufficiale da parte del Gestore dei servizi energetici. Solo circa un quarto risulta pienamente operativo, segno di un sistema ancora in fase di consolidamento. Nonostante questo, i numeri mostrano una crescita significativa: al 31 dicembre 2025 le Comunità energetiche censite in Emilia-Romagna sono 104, con un aumento del 73% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, solo 28 hanno raggiunto la piena operatività, evidenziando il divario tra costituzione formale e reale funzionamento.

Le finalità restano fortemente orientate all’impatto ambientale e sociale: il 71% delle comunità punta alla riduzione delle emissioni, mentre il 67% si pone l’obiettivo di contrastare la povertà energetica. A questi si affiancano benefici diretti per cittadini e imprese, in particolare il risparmio sui costi dell’energia. Dal punto di vista territoriale, sono distribuite soprattutto lungo l’asse della Via Emilia, con una presenza significativa nelle province di Forlì-Cesena e Modena, che insieme rappresentano il 42% del campione, mentre la provincia di Ravenna raggiunge il 9%.

La Regione ha sostenuto lo sviluppo del settore con oltre 3,5 milioni di euro negli ultimi due anni e ha recentemente attivato un nuovo bando da 2,5 milioni per incentivare la realizzazione e il potenziamento degli impianti. «Pur non sottovalutando le difficoltà tecniche e normative, che rallentano il raggiungimento rapido dell’operatività –  dichiara il vicepresidente della Regione con delega alla Green economy, Vincenzo Colla – quello delle Comunità è un investimento di lungo periodo con risultati in futuro in termini di risparmio energetico, di sostenibilità ambientale e di impatto sociale».

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