È un libro sulla guerra e la vita quotidiana sotto una dittatura, sulla fratellanza, sulla speranza nonostante tutto, sul coraggio e l’incoscienza. Ma è anche un libro sulla giovinezza e la memoria, o meglio sulla trasmissione della memoria, sul potere delle storie e anche della scrittura. Ed è senza dubbio un romanzo di formazione.
I fratelli Meraviglia del ravennate Matteo Cavezzali, pubblicato da Mondadori poche settimane fa, è un libro con tante cose dentro che si intrecciano attorno a una vicenda principale che ha dell’incredibile eppure è vera: Franco a sedici anni, dopo il 1943, decide di partire alla ricerca del fratello Alfredo, di due anni più grande che proprio per questo è stato costretto ad arruolarsi nell’esercito. Si dirige dapprima a Padova, da dove arrivano le ultime notizie di Alfredo e del suo amico, per poi proseguire fino a Udine. E da lì, di tappa in tappa lo vediamo attraversare l’Europa in guerra. Campi di lavoro, treni per le deportazioni, fame, malattia, morte e follia bellica attraversano le pagine di questo romanzo, in un panorama di desolazione dove pochi sono i momenti di colore, che però ci sono come perle rare che rischiarano l’orizzonte cupo almeno per qualche istante, un po’ come ci suggerisce la stessa copertina.
Cavezzali si conferma con questo nuovo romanzo un narratore attento che si inserisce nella ormai lunga tradizione narrativa che ha raccontato gli orrori della seconda guerra mondiale e che mai come oggi sembra necessario tenere bene a mente. Meno battuta è invece forse l’ambientazione della prima parte del romanzo. Qui Alfredo e Franco sono bambini, vivono in centro a Ravenna e frequentano il Mordani. Da figli della Lupa diventano Balilla e sono totalmente inconsapevoli di cosa significhi vivere in una dittatura, proprio perché non hanno mai conosciuto altro. Le prime crepe e i primi dubbi arrivano dove non te le aspetti, filtrate dalla leggerezza dell’infanzia e dall’ostinazione dell’adolescenza. Sono le pagine dedicate alla costruzione di due personaggi nella loro quotidianità, con la guerra che incombe, la madre che perde il lavoro, con la prima consapevolezza di cosa sta avvenendo davvero.
Cavezzali riesce a tratteggiare con pochi scambi di parole e qualche gesto una galleria di personaggi minori che rendono vivido il racconto, che ci offrono spiragli e angolazioni diverse per osservare quel mondo tragico e crudele prima della rinascita. Dopo aver letto il libro sarà impossibile mangiare marmellata di fragole senza pensare a Franco e Alfredo, e alla loro storia.
La lettura perfetta anche per capire cosa si festeggia esattamente il 25 aprile.
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