lunedì
04 Maggio 2026

Il colonnello Fiducia dal Gico al comando provinciale della Finanza

Originario di Imperia, laurea in giurispruednza, master in Bocconi, 42 anni, già comandante a Lugo nel 1997-99: a Roma ha diretto gli investigatori sulla criminalità organizzata

Il colonnello Andrea Fiducia è il nuovo comandante della guardia di finanza in provincia di Ravenna. Laureato in giurisprudenza e scienze della sicurezza economico-finanziaria, ha conseguito il master di secondo livello in Diritto Tributario dell’impresa all’Università “Bocconi”, 42 anni, sposato con una figlia, è originario di Imperia.

Proviene dal nucleo di polizia tributaria di Roma dove ha diretto il gruppo investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) e il gruppo investigativo criminalità economico-finanziaria (Gicef). In precedenza, ha ricoperto incarichi addestrativi all’Accademia del Corpo e incarichi di staff al comando generale e i reparti speciali della guardia di finanza ed è stato comandante della Tenenza di Lugo negli anni 1997-1999.

Sono 881 i profughi accolti in provincia di Ravenna dall’inizio dell’anno

La Regione: «Siamo la terra dell’accoglienza responsabile»

Sono 881, degli oltre 8 mila presenti in regione, i profughi – richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria – accolti quest’anno nella provincia di Ravenna. Sul territorio nazionale sono 122 mila, 47.873 dei quali, secondo i dati forniti dalla Prefettura di Bologna e dal ministero dell’Interno, sono sbarcati sulle coste italiane nei primi sei mesi del 2016. I minori nella nostra regione sono 833 (782 maschi e 51 femmine), sul totale di 11.434 distribuiti a livello nazionale. Numeri ancor più importanti oggi, 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato.

«È importante oggi ricordare con molta forza e determinazione la condizione di chi è costretto a scappare da terre devastate da guerre e carestie e a chiedere asilo in Paesi lontani sperando di migliorare la propria condizione e quella dei propri cari», è l’auspicio della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare e alle politiche abitative, Elisabetta Gualmini. «L’Emilia Romagna – prosegue – è la terra dell’accoglienza responsabile e della solidarietà. Siamo convinti che solo lo scambio e l’unione tra i diversi popoli possano proiettarci verso un futuro migliore e una società più aperta e plurale».

In questa giornata, l’attenzione della Regione Emilia-Romagna – si legge in una nota inviata alla stampa – è dedicata anche al tema della presenza di minori stranieri non accompagnati, per i quali sono necessarie misure di accoglienza più specializzate, sistemi di accertamento dell’età anagrafica più efficienti, maggiore coordinamento tra le strutture di prima e seconda accoglienza, azioni di contrasto all’accattonaggio e alla prostituzione minorile. Per questo, nel sistema regionale di accoglienza dei minori saranno potenziati gli interventi mirati alla loro autonomia, anche attraverso l’insegnamento della lingua italiana, l’inserimento nelle strutture di mediatori linguistico-culturali, la realizzazione di progetti educativi personalizzati.

Oltre all’accoglienza dei migranti nelle diverse strutture ad essa destinate, l’Emilia-Romagna, attraverso l’ Accordo sottoscritto nel giugno scorso con la Prefettura di Bologna e il Terzo settore, è impegnata a sostenere la realizzazione di attività di volontariato per l’integrazione sociale dei migrati inseriti nelle strutture di accoglienza governative per richiedenti protezione internazionale. Ad oggi sono stati attivati 271 percorsi individuali di volontariato, ma ne sono previsti ulteriori entro settembre 2016, distribuiti in 21 dei 38 distretti del territorio. I settori maggiormente interessati sono la cura del verde pubblico, la manutenzione di spazi pubblici, la partecipazione ad eventi socio-culturali. A breve, saranno liquidati dalla Regione i primi contribuiti ai Comuni che hanno avviato queste attività di volontariato.

In occasione della giornata mondiale del Rifugiato lunedì 20 giugno gli attivisti di Amnesty international daranno vita a un flash mob in piazza Einaudi, alle 18. I partecipanti mostreranno cartelli con la scritta People before borders e promuoveranno un’azione scenica. Amnesty propone inoltre una petizione per ottenere percorsi legali e sicuri per i rifugiati privilegiando la protezione delle persone più vulnerabil e chiede al governo Italiano di garantire condizioni di accoglienza dignitose. Un flash mob è previsto anche alle 17.30 in via Cavour, ad opera delle Donne in Nero.

Eridania apre le porte: il 21 giugno visite guidate allo zuccherificio di Russi

Tour di un’ora in cui sarà possibile assistere al processo di confezionamento dello zucchero, nei suoi diversi formati

Anche quest’anno Eridania aderisce al Festival dell’Industria e dei Valori di Impresa, organizzato da Confindustria Ravenna per incentivare l’unione tra le imprese e i cittadini: sarà nuovamente possibile accedere allo stabilimento di Russi della storica impresa italiana, leader nazionale della dolcificazione, attiva sul territorio da più di 110 anni.

Il polo di Russi, uno tra i più grandi centri europei di confezionamento, si estende per 46mila mq, ha 11 linee di confezionamento automatico, una capacità produttiva di 140 mila tonnellate di zucchero l’anno, una capacità di stoccaggio pari a circa 60.000 tons in 3 silos.

Le visite guidate, della durata di un’ora, si svolgeranno il 21 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, e saranno organizzate in gruppi di 20 persone, con partenza ogni 30 minuti. Durante il tour sarà possibile assistere al processo di confezionamento dello zucchero, nei suoi diversi formati.

Per maggiori informazioni e prenotazioni, contattare Massimo Bottoni allo 0544586002 o alla mail mbottoni@eridania.it.

Nuovo consiglio comunale: 19 esordienti Tra i banchi di Palazzo Merlato 11 schieramenti Il Pd può governare da solo con 17 voti su 33

All’opposizione 12 seggi: 4 per la Lega, 3 per Cambierà. Nella giunta entreranno alcuni degli eletti lasciando spazio a chi è rimasto fuori dai 32

Nella foto di gruppo da primo giorno di scuola per i 32 componenti del nuovo consiglio comunale di Ravenna si conteranno 19 new entry e 19 saranno anche gli uomini. Questo stando allo scenario tratteggiato dalle preferenze raccolte dai 428 candidati delle 14 liste al primo turno del 5 giugno e definito nel dettaglio dal ballottaggio del 19 giugno che ha assegnato il premio di maggioranza alla coalizione vincente. L’effettiva composizione dell’assise però cambierà quando il sindaco Michele de Pascale avrà nominato la sua giunta: i voti personali incassati alle urne infatti saranno il lasciapassare per più di un candidato verso un incarico da assessore rinunciando al seggio di Palazzo Merlato in favore dei primi non eletti.

Alla maggioranza vanno venti seggi. Così ripartiti: 16 al Pd, due al Pri, uno a Sinistra per Ravenna (Spr) e uno a Ama Ravenna. I restanti dodici alle forze di opposizione: quattro alla Lega Nord, tre a Cambierà, uno a Lpr, uno a Forza Italia, uno a Ravenna in Comune, uno alla Pigna, uno a Massimiliano Alberghini. Già questi numeri mettono in luce il dato principale che prosegue quanto accadeva nel consiglio uscente: con quello del primo cittadino che può partecipare alle riunioni, i democratici possono contare su 17 voti 33 e quindi l’autosufficienza governare.

Ecco nel dettaglio i componenti di ogni singolo gruppo consigliare: fra parentesi il numero di preferenze ottenute al primo turno, in grassetto le new entry.

Partito democratico (35,1 percento al primo turno, 16 consiglieri): Massimo Cameliani (assessore uscente, 1062), Livia Molducci (ex presidente del consiglio, 922), Rudy Gatta (683), Alessandro Barattoni (544), Silvia Quattrini (502), Lorenzo Margotti (471), Federica Del Conte (457), Fiorenza Campidelli (440), Mariella Mantovani (424), Michele Casadio (415), Idio Baldrati (406), Marco Frati (393), Maria Cristina Gottarelli (377), Marco Turchetti (374), Cinzia Valbonesi (361), Fabio Sbaraglia (346). Molto alte le probabilità che i primi due finiscano in giunta. Se così sarà saliranno la scalinata di Palazzo Merlato anche Lina Taddei (332) e Patrizia Strocchi (321).

L’Edera (4,4 percento al primo turno, due seggi) si arrampica con Giannantonio Mingozzi (482) e Eugenio Fusignani (448). Il primo è il vicesindaco uscente, il secondo è il segretario provinciale dei Repubblicani che non è mai entrato in consiglio ma ha già un trascorso da assessore provinciale. Ora per lui è pronta la poltrona che fu del collega: sarà vice di De Pascale. Al suo posto in municipio quindi Chiara Francesconi (206).

La lista Sinistra per Ravenna – nata da quegli aderenti di Sel che non erano confluiti in Ravenna in Comune, da ex Pd e da singoli cittadini – ha preso il 2,5 percento al primo turno ed elegge un consigliere: la più votata è Valentina Morigi (356) ma anche per lei c’è odore di ritorno in giunta e allora il vessillo Spr sarà portato da Gianluca Rambelli (75).

A completare la maggioranza c’è il seggio conquistato dalla lista civica Ama Ravenna (2,2 percento): a sedere tra i banchi del comune ci sarà Daniele Perini (681), ex consigliere Pd da due mandati e ideatore del progetto.

Dall’altra parte dell’aula il pacchetto più nutrito di rappresentanti sarà quello del Carroccio (14,8 percento). Quattro consiglieri: Learco Tavoni (283), Samantha Gardin (239), Gianfilippo Nicola Rolando (211), Rosanna Biondi (189). Tre consiglieri per Cambierà (lista civica nata dalla mancata certificazione M5s): Marco Maiolini (176) e Samantha Tardi (134) affiancheranno Michela Guerra che in quanto candidata sindaco ottiene un posto. Tornano a sedere in consiglio il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi (811) e Alberto Ancarani (423): saranno gli unici rappresentanti rispettivamente di Lpr (6,4 percento) e Forza Italia (5 percento). Per le altre due liste in gara saranno al palazzo i rispettivi candidati sindaco: Raffaella Sutter per Ravenna in Comune (6 percento, Massimo Manzoli sarebbe il più votato con 173) e Maurizio Bucci per la Pigna (5,3 percento, Veronica Verlicchi la più votata con 205). A completare l’opposizione il seggio di Massimiliano Alberghini, candidato sindaco civico della lista di centrodestra che pare intenzionato a non aderire a nessuno dei tre gruppi che lo hanno sostenuto restando quindi in qualità di indipendente.

Ballottaggio: in città è quasi un pareggio De Pascale vince grazie al forese

A Ravenna entrambi sopra i 16mila voti; il candidato del centrodestra
vince sui lidi. A Mezzano e Sant’Alberto centrosinistra anche al 74 %

Ravenna non è mai stata così divisa a metà. Analizzando infatti nel dettaglio i dati dello storico ballottaggio di domenica 19 giugno fa un certo effetto notare come la vittoria del candidato del centrosinistra Michele de Pascale (che ha chiuso con il 53,32 percento delle preferenze complessive) si sia concretizzata grazie al forese, dove sono stati raccolti i circa 4mila voti di differenza con il candidato del centrodestra Massimiliano Alberghini. In città, invece, la situazione è, forse un po’ a sorpresa, quasi di parità. In termini assoluti, infatti, sono stati 16.406 i voti conquistati da De Pascale a Ravenna, circa 200 solamente in più rispetto ai 16.168 di Alberghini. Ancor più nel dettaglio, il candidato sostenuto anche dalla Lega Nord ha addirittura vinto il confronto diretto con il segretario del Pd nella prima circoscrizione (quella del centro storico e della zona San Biagio-via Cilla, con De Pascale persino sotto il 40 percento in due seggi del centralissimo Mordani, in uno al Ginanni e in un altro in via di Roma) mentre uscendo dalla città, Alberghini stando ai numeri sarebbe sindaco dei lidi ravennati, con il 52,5 percento ottenuto nella circoscrizione del Mare (con performance vicine al 70 percento a Lido Adriano e oltre il 60 anche in un seggio di Marina di Ravenna).

Come detto, il successo di De Pascale si è consolidato fuori da Ravenna, nel forese di quello che è il secondo comune più esteso d’Italia (e che comprende secondo la suddivisione elettorale anche Ponte Nuovo, in realtà un quartiere del capoluogo), con risultati che vanno dal 57 al 62 percento nelle circoscrizioni di Castiglione, Sant’Alberto, San Pietro in Vincoli e Roncalceci (i risultati migliori per il centrosinistra sono in due seggi a Sant’Alberto e Mezzano, con il 74 percento circa delle preferenze).

E infine una curiosità. In una sezione elettorale della scuola media di via Aquileia, nella circoscrizione terza di Ravenna, si è registrata una perfetta parità: 146 voti a testa per i due sfidanti.

Delusione nel centrodestra: «De Pascale vuole discontinuità, vedremo la giunta»

Alberghini sconfitto: «Se manterrà le promesse sarò il primo a complimentarmi». Profezia Pini: «Non durerà neanche un anno…»

Non è riuscito a prendere Palazzo Merlato ma nella notte dello scrutinio si scopre che uno spritz l’aveva già in tasca: «Avevo scommesso con De Pascale un aperitivo se lo avessi portato al ballottaggio, conto che mantenga la parola». Comincia con una battuta l’analisi del voto di Massimiliano Alberghini, candidato sindaco del centrodestra sconfitto al secondo turno a Ravenna per poco più di quattromila voti. Ma non basterà una bevuta per mandare giù l’amarezza: «Dobbiamo essere soddisfatti di averli portati al ballottaggio e di averli visti spaventati. Ma non possiamo certo essere contenti perché la possibilità di vincere c’è stata e se l’affluenza fosse stata più alta di un imbarazzante 53,7 percento avremmo vinto. L’astensionismo è il dato su cui riflettere». I numeri dicono che rispetto a quindici giorni prima sono andati a votare in totale novemila ravennati in meno: la coalizione di centrosinistra ha ottenuto gli stessi 34mila voti mentre il centrodestra ne ha guadagnati novemila oltre ai 20mila del primo giro.

La notte del ballottaggio vissuta nel comitato elettorale del centrodestra è un misto di speranze deluse e musi lunghi ma anche di soddisfazione per aver toccato l’impresa di un ballottaggio dopo ventitrè anni. Nella piccola stanza di via Cesarea i risultati dai seggi arrivano via telefono o via pizzini portati a mano. Il collettore dei numeri è Jacopo Morrone, segretario del Carroccio in Romagna. Ad aggiornare i conteggi al computer è Samantha Gardin, segretario del Carroccio a Ravenna che sarebbe stata assessore al Bilancio della giunta Alberghini ma sarà consigliere comunale. A Gianluca Pini, deputato leghista e tra i creatori della coalizione a sostegno del 50enne commercialista, spetta il compito della profezia: «De Pascale? Non dura più di dodici mesi». Basta che l’uomo di Fusignano la butti là con il suo tono sicuro di chi la sa lunga e quando è ormai l’una di notte le truppe hanno un sussulto: «Max potrebbe ricandidarsi?». Del resto quando ormai i generali avevano capito l’aria che tirava c’era ancora qualcuno tra i colonnelli che faceva calcoli di ottimismo: «Siamo sotto di duemila voti, mancano sessanta seggi… Magari se…».

Due settimane prima sulla tv del comitato c’era un film di Tarantino, ieri sera c’era la tribuna politica di Teleromagna. È da lì che arriva il volto giulivo di De Pascale poco dopo mezzanotte con un collegamento da via San Mama che in linea d’aria dista qualche centinaio di metri. Il segretario del Pd parla da neosindaco, Alberghini ascolta giochicchiando sul telefonino. Un gioco di calcio, dirà poi. Il risultato della partita resta ignoto. Poi è il suo turno per la diretta tv e prima di presentarsi ai microfoni raccoglie le ultime dritte di Pini e Morrone sui temi da trattare: sussurri a bocca stretta sapendo di essere osservati. Dalle reazioni sul volto di Alberghini non tutti i consigli lo convincono.

Per analizzare i risultati ci vorrà tempo. A botta calda però è di nuovo Pini che per primo ha la sua lettura. Racchiusa nel suggerimento dato ad alta voce al candidato sindaco che sta per mandare un sms allo sfidante vincitore: «Scrivigli “Complimenti a te e ai tuoi amici Guerra e Bucci”». Per il deputato è così che bisogna leggere il risultato del secondo turno: Cambierà e La Pigna che non hanno sostenuto il centrodestra simbolo di cambiamento e alternanza, consentendo al Pd di conservare il potere.

Il lunedì post voto sarà di riposo – «Anche se avendo trascurato un po’ il lavoro del mio studio da commercialista avrei qualcosa da tirare avanti…» – ma presto ci sarà da presentarsi in Piazza del Popolo: «Penso che entrerò come indipendente in consiglio comunale. Dove faremo opposizione puntuale». Chiamando il nuovo governo della città a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale: «De Pascale ha fatto tante promesse, se le mantiene tutte sarò il primo a fargli i complimenti. La parola che ha usato più volte è discontinuità rispetto al passato. Allora mi aspetto che questa discontinuità si veda da subito, a partire dalla giunta. Perché se fosse piena di ex assessore di Matteucci allora dove sarebbe la discontinuità?».

La festa al comitato di De Pascale – FOTO Ma sono cresciuti solo i voti di Alberghini

Dalla tensione al sollievo in casa Pd: il 31enne eletto con 34mila voti
su 120mila. Il dubbio: cosa sarebbe successo col Movimento 5 Stelle?

Un incubo allontanato, un rischio autentico che in questi termini, da queste parti, non si era mai corso. Al comitato elettorale di Michele de Pascale la notte dello scrutinio del ballottaggio é iniziata in un’atmosfera di tensione con i primi dati che segnavano uno scarto minimo e gli exit poll sulla tv che davano sconfitti tutti i sindaci del Pd contro i candidati 5 Stelle.

Man mano che lo spoglio proseguiva qualche breve applauso a celebrare ogni allargamento della forbice e poi, superata la metà dei seggi, l’applauso liberatorio. L’arrivo di de Pascale, i baci, gli abbracci, il sollievo generale sui volti dei consiglieri comunali, dei dirigenti di partito, degli ex sindaci presenti, dello staff.

Un breve discorso di Michele de Pascale per dedicare quella vittoria a Enrico Liverani, l’assessore 39enne prematuramente scomparso a un mese dalla sua elezione da parte del Pd a candidato sindaco e di cui Michele de Pascale ha preso il posto. Un nome che il segretario Pd in questa campagna non aveva mai pronunciato per evitare strumentalizzazioni e che arriva nella serata della vittoria in un momento di commozione generale. E poi subito le priorità su cui mettersi al lavoro. E anche una prima analisi del voto: «È stato un risultato importante, ma non ci basta. Vogliamo riavvicinare anche chi non ha votato alla politica». E in effetti il dato è lì, implacabile. Affluenza sprofondata al 53 percento di cui un 3,6 percento tra nulle e bianche, numeri in crescita rispetto al primo turno (del resto erano stati molti gli endorsement in questo senso). Un sindaco eletto con 34.058 voti sui 123.248 degli aventi diritto, addirittura una ventina in meno di quelli presi il 5 giugno. Il che significa che nelle ultime due settimane non è riuscito ad allargare la sua base di consenso, forse qualche voto fisiologicamente perso è stato compensato, ma nulla di statisticamente davvero rilevante.

Il suo contendente invece ha fatto un balzo di oltre 9mila voti arrivando al 46,7 percento. Voti forse nuovi, in parte provenienti da La Pigna in parte da CambieRà che hanno mostrato quanto anche Ravenna sia contendibile ormai. E quello che anche nel comitato di De Pascale si sente ripetere è: se ci fosse stata Michela Guerra, se ci fosse stato il Movimento 5 Stelle finiva anche qui come a Torino. Se un candidato sindaco sostenuto dalla Lega Nord è riuscito a crescere tanto, figuriamoci se ci fossero stati i grillini (i quali commentano più o meno negli stessi termini sulle loro bacheche Facebook). Più della campagna del Pd “Ravenna non è leghista” è sembrata efficace “chi non vota, è come se votasse il Pd” di Massimiliano Alberghini. Questo è il “vento contrario” di cui ha parlato De Pascale naturalmente, che soffia forte contro un sindaco eletto con poco più della metà dei voti di poco più della metà dei votanti. All’orizzonte una giunta da incastrare, un mare di impegni di mantenere, un consiglio comunale dove si sono moltiplicate le voci dell’opposizione e dove si è rafforzata la Lega a discapito di Forza Italia e Lista per Ravenna. E, come non bastasse, per il Pd anche un referendum costituzionale con una battaglia da condurre da soli anche su questo territorio e su cui il premier e segretario nazionale si gioca tutto. E un nuovo segretario provinciale da fare a breve. Sì, in effetti, difficile dar torto ai tanti che, al comitato elettorale, dicevano «è stata una fatica enorme, e il difficile in realtà arriva da domani». E così un calcino per rilassarci è stato davvero l’ideale…

La festa al comitato di De Pascale – FOTO Ma sono cresciuti solo i voti di Alberghini

Dalla tensione al sollievo in casa Pd: il 31enne eletto con 34mila voti su 120mila. Il dubbio: cosa sarebbe successo col Movimento 5 Stelle?

Un incubo allontanato, un rischio autentico che in questi termini, da queste parti, non si era mai corso. Al comitato elettorale di Michele de Pascale la notte dello scrutinio del ballottaggio é iniziata in un’atmosfera di tensione con i primi dati che segnavano uno scarto minimo e gli exit poll sulla tv che davano sconfitti tutti i sindaci del Pd contro i candidati 5 Stelle.

Man mano che lo spoglio proseguiva qualche breve applauso a celebrare ogni allargamento della forbice e poi, superata la metà dei seggi, l’applauso liberatorio. L’arrivo di de Pascale, i baci, gli abbracci, il sollievo generale sui volti dei consiglieri comunali, dei dirigenti di partito, degli ex sindaci presenti, dello staff.

Un breve discorso di Michele de Pascale per dedicare quella vittoria a Enrico Liverani, l’assessore 39enne prematuramente scomparso a un mese dalla sua elezione da parte del Pd a candidato sindaco e di cui Michele de Pascale ha preso il posto. Un nome che il segretario Pd in questa campagna non aveva mai pronunciato per evitare strumentalizzazioni e che arriva nella serata della vittoria in un momento di commozione generale. E poi subito le priorità su cui mettersi al lavoro. E anche una prima analisi del voto: «È stato un risultato importante, ma non ci basta. Vogliamo riavvicinare anche chi non ha votato alla politica». E in effetti il dato è lì, implacabile. Affluenza sprofondata al 53 percento di cui un 3,6 percento tra nulle e bianche, numeri in crescita rispetto al primo turno (del resto erano stati molti gli endorsement in questo senso). Un sindaco eletto con 34.058 voti sui 123.248 degli aventi diritto, addirittura una ventina in meno di quelli presi il 5 giugno. Il che significa che nelle ultime due settimane non è riuscito ad allargare la sua base di consenso, forse qualche voto fisiologicamente perso è stato compensato, ma nulla di statisticamente davvero rilevante.

Il suo contendente invece ha fatto un balzo di oltre 9mila voti arrivando al 46,7 percento. Voti forse nuovi, in parte provenienti da La Pigna in parte da CambieRà che hanno mostrato quanto anche Ravenna sia contendibile ormai. E quello che anche nel comitato di De Pascale si sente ripetere è: se ci fosse stata Michela Guerra, se ci fosse stato il Movimento 5 Stelle finiva anche qui come a Torino. Se un candidato sindaco sostenuto dalla Lega Nord è riuscito a crescere tanto, figuriamoci se ci fossero stati i grillini (i quali commentano più o meno negli stessi termini sulle loro bacheche Facebook). Più della campagna del Pd “Ravenna non è leghista” è sembrata efficace “chi non vota, è come se votasse il Pd” di Massimiliano Alberghini. Questo è il “vento contrario” di cui ha parlato De Pascale naturalmente, che soffia forte contro un sindaco eletto con poco più della metà dei voti di poco più della metà dei votanti. All’orizzonte una giunta da incastrare, un mare di impegni di mantenere, un consiglio comunale dove si sono moltiplicate le voci dell’opposizione e dove si è rafforzata la Lega a discapito di Forza Italia e Lista per Ravenna. E, come non bastasse, per il Pd anche un referendum costituzionale con una battaglia da condurre da soli anche su questo territorio e su cui il premier e segretario nazionale si gioca tutto. E un nuovo segretario provinciale da fare a breve. Sì, in effetti, difficile dar torto ai tanti che, al comitato elettorale, dicevano «è stata una fatica enorme, e il difficile in realtà arriva da domani». E così un calcino per rilassarci è stato davvero l’ideale…

Il nuovo sindaco Michele de Pascale: «Vittoria dedicata a Enrico Liverani»

Il candidato del centrosinistra vince il ballottaggio con il 53 percento
«Ora basta polemiche e subito al lavoro. Giunta entro il 30 giugno»

Grande gioia ma anche commozione al comitato di Michele de Pascale per una vittoria per prima cosa «dedicata a Enrico Liverani», il compianto candidato del Pd morto l’anno scorso poco dopo l’inizio della sua campagna elettorale.

Una vittoria ottenuta dal 31enne candidato del centrosinistra solo al ballottaggio e con poco più del 53 percento delle preferenze tra chi ha deciso di tornare al voto due settimane dopo il primo turno (un ravennate su due: il 53,75 percento degli aventi diritto).

«Il dato sull’affluenza naturalmente non ci piace e sarà il punto di partenza del nostro lavoro», ha detto il giovane cervese, segretario provinciale del Pd, neosindaco di Ravenna.

«Oggi festeggiamo (al comitato elettorale è partito anche un “Bella ciao” cantato in coro, ndr), ma da domani saremo già al lavoro per riconquistare la fiducia». In particolare De Pascale pensa già ad alcune emergenze, come la vertenza Versalis, l’escavo dei fondali del porto e l’avvio in salita della stagione turistica, frenata da condizioni climatiche e dalla recente mareggiata.
«Basta polemiche», sono le parole del nuovo sindaco di Ravenna che ammette di essere piuttosto stanco («come Forrest Gump», dice tra le risate) al termine di una campagna elettorale contro «un vento fortissimo». E poi promette la giunta entro fine giugno e di pensare solo a Ravenna e ai ravennati, «indipendentemente da quello che hanno votato».

Il candidato del centrodestra Massimiliano Alberghini esce invece sconfitto e per questo motivo – dice – non può dirsi contento, «ma siamo soddisfatti per averli portati al ballottaggio». «Hanno avuto paura», continua Alberghini, sottolineando il dato secondo lui più significativo di questa nuova tornata elettorale, quello dell’astensionismo. «Evidentemente – ha poi sottolineato in maniera polemica nei confronti di chi è uscito sconfitto dal primo turno ma non ha dato indicazione di voto per il ballottaggio – le liste civiche che si sono presentate alle elezioni erano tutte funzionali al Pd…». Ora, provocatoriamente, il candidato del centrodestra dice di aspettarsi da De Pascale la discontinuità promessa in campagna elettorale rispetto al passato, a partire dalla nuova giunta.

De Pascale vince il ballottaggio Ha votato solo il 54 percento dei ravennati

Il candidato del centrosinistra sopra al 53 percento

Michele de Pascale è il nuovo sindaco di Ravenna. Allo storico ballottaggio del 19 giugno il 31enne candidato del centrosinistra ha ottenuto 34.058 voti (solo una manciata in meno del primo turno), pari al 53,32 percento delle preferenze, contro i 29.813 voti (9mila circa in più rispetto a quindici giorni prima) del candidato del centrodestra Massimiliano Alberghini, che si ferma al 46,68 percento.

Da segnalare le 1.700 circa schede nulle e le circa 650 bianche: complessivamente quasi il 4 percento del totale.

Solo il 53,75 percento dei 123.248 aventi diritto ha votato, facendo segnare un calo nell’affluenza di quasi 8 punti percentuali rispetto al primo turno di due settimane prima, quando si recò alle urne il 61,26 percento dei ravennati.

De Pascale (che è anche segretario provinciale del Pd) partiva come grande favorito, forte del 46,5 percento delle preferenze ottenuto al primo turno contro il 28 di Alberghini.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi