lunedì
04 Maggio 2026

Guerra al 13 percento senza Stelle «La città non è intellettualmente pronta»

La lista Cambierà, nata dalla mancata certificazione di Grillo, è la terza forza in città dopo Pd e Lega

Il risultato di Michela Guerra e della sua lista civica Cambierà potrebbe essere letto come la prova che, se ci fosse stato il Movimento 5 Stelle con il proprio simbolo, la corsa per il ballottaggio avrebbe visto forse due contendenti per il secondo posto. Con pochi mezzi, una campagna elettorale condotta in ritardo proprio per la mancata certificazione della lista dallo staff del movimento di Grillo, una parte seppure in minoranza apertamente ostile al progetto, Guerra ha migliorato le performance di cinque anni fa del Movimento 5 Stelle raggiungendo un 13,4 per il candidato sindaco e un 12,7 per la lista e muovendo in tutto oltre 9mila voti.

Sono la terza forza politica (e non la seconda come annunciato da Guerra sul suo profilo Facebook durante la nottata degli scrutini) dietro a Pd e Lega Nord. Tra i i più votati ci sono Marco Maiolini (176 preferenze), Samantha Tardi (134), Emanuele Panizza (133), Federica Mariani (127). I voti raccolti dovrebbero garantire la presenza di uno o due consiglieri oltre alla stessa Guerra.

Nella lunga nottata elettorale la candidata a sindaco non si è dimostrata particolarmente soddisfatta del risultato. Ha infatti scritto su Facebook: «Grazie a tutti i volontari, ai tecnici che hanno provveduto a preparare un programma corposo è fattibile per la città. Dispiace che la città non sia intellettualmente pronta per il salto di qualità. Ma seguiteci, noi andremo avanti con le nostre battaglie di civiltà, sempre senza slogan è sempre senza bugie. Imparerete con calma a non farvi ingannare dai pregiudicati e venditori di frottole. Sempre spendendo 2.600 euro per tutta la campagna contro i 136.000 euro degli avversari».

Il commercialista che fece l’impresa: «Ora convinciamo chi non ha votato»

Le prime parole di Alberghini, l’uomo del centrodestra che ha portato
al ballottaggio il Pd. Tra i candidati consiglieri il più votato è Ancisi

Massimiliano Alberghini, ossia il commercialista che fece l’impresa. Portare il candidato del centrosinistra al ballottaggio a Ravenna non era scontato, ma lui ce l’ha fatta. E ora i suoi toni relativamente moderati e pacati (rispetto in particolare a quelli leghisti) dovrebbero convincere i ravennati a non temerlo, e a votare per lui. Per questo è stato scelto: un civico senza tessere di partito, professionista stimato, in grado di portare avanti l’originale tandem Lega-Lista per Ravenna senza spaventare i moderati e attirando quindi su di sé il voto degli scontenti tout-court. Riuscirà nell’impresa non proprio semplicissima?

Lo scarto da colmare è assai vasto perché Alberghini si è fermato al 28 percento. Quasi venti punti in meno del concorrente Michele de Pascale. Un risultato ottenuto come noto da quattro liste a partire dalla Lega Nord che ha raddoppiato i voti rispetto a cinque anni fa (ore è quasi al 15 percento). Il leghista più votato è stato ancora una volta Learco Tavoni, già eletto nel 2011 ma poi dimissionario, con 283 preferenze, davanti alla segretaria provinciale Samantha Gardin (239), Gianfilippo Nicola Rolando (211) e Rosanna Biondi (189). Lista per Ravenna ha invece pagato un dazio assai pesante passando da un 8 percento del 2011 al 6,35 con quasi 2mila voti in meno (vero è che è in generale calata l’affluenza), ma porterà nuovamente in consiglio comunale il decano dell’opposizione Alvaro Ancisi, capace di raccogliere 811 preferenze (staccando gli altri consiglieri uscenti Sirio Stampa, 340 voti, e Nicola Grandi, 263).

Ha di che essere soddisfatto l’altra anima della coalizione, Alberto Ancarani, capolista di Forza Italia (in grado di raccogliere 423 preferenze, quasi la metà del totale, staccando il secondo più votato della lista, Nicola Tritto, fermo a quota 82) che con il 5 percento ha sì dimezzato il voto rispetto al Pdl di cinque anni fa (ma la quarta componente del centrodestra ravennate di oggi, Fratelli d’Italia, ha comunque preso oltre 1.200 voti, con il capolista Alberto Ferrero scelto da 180 persone) ma ha fatto meglio che altrove in Italia.

Tra le prime dichiarazioni di Alberghini il giorno dopo la seguente, su Facebook: «Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dato fiducia e hanno permesso questo risultato storico per Ravenna. Ma ora viene il bello. Dobbiamo recuperare 14.500 voti di differenza ma 50.000 non hanno esercitato il diritto di voto. Dobbiamo convincerli uno per uno ed essere più efficaci che mai. Insieme ce la possiamo fare».

Voto disgiunto: a De Pascale l’1,5% in meno della sua coalizione

Gli altri candidati sindaco invece hanno ottenuto performance migliori

La questione del voto disgiunto è affare per pochi, da sempre. Si tratta infatti della possibilità di votare per un candidato sindaco e per una lista diversa da quelle che lo sostengono. Normalmente è praticato da chi vuole lanciare un segnale in particolare appunto a un candidato primo cittadino non di suo gradimento. In realtà non è un dato facilmente leggibile perché in genere i candidati sindaci tradizionalmente prendono più voti della somma della loro coalizione, ci sono infatti persone che più o meno consapevolmente votano solo per il primo cittadino senza curarsi delle liste che andranno a comporre il consiglio comunale. Dunque da sempre i candidati sindaci tra loro si spartiscono una fetta maggiore di voti rispetto alle liste.

Alla vigilia di queste elezioni di voto disgiunto si è sentito parlare in città più che in passato e in effetti vale forse la pena soffermarsi su un dato: percentualmente Michele de Pascale ha preso meno della sua coalizione di centrosinistra (anche in termini assoluti, 34.077 voti contro 34.193), unico tra i cinque candidati a sindaco. In termini percentuali il segretario Pd si è fermato al 46,5 contro il 48 pieno della coalizione.

Gli altri quattro, come in genere accade appunto, hanno avuto performance migliori rispetto alla liste per quanto con molte differenza. A prendere i voti che mancano a De Pascale non può essere infatti stato Massimiliano Alberghini che registra un scarto minimo in suo favore: un 28 tondo rispetto a un 27,9 della sua coalizione di centrodestra. Più evidente lo scarto per Michela Guerra del Movimento Civico Cambierà che ha preso ottocento voti in più della sua lista registrando un 13,5 personale contro il 12,7 del simbolo e così anche Raffaella Sutter di Ravenna in Comune: l’ex dirigente ha preso circa 400 voti in più, il 6,5 contro il 6 della sua lista. Più limitato il divario per Bucci che personalmente ha preso il 5,6 percento mentre la sua lista si è fermata si è fermata al 5,3.

Un segnale interno per De Pascale? Elettori organizzati o semplici cittadini che hanno singolarmente scelto di disgiungere il voto? In ogni caso, c’è da star certi, tutti voti che domenica 19 dovrebbero tornare sul candidato di centrosinistra.

Voto disgiunto: a De Pascale l’1,5% in meno della sua coalizione

Gli altri candidati sindaco invece hanno ottenuto performance migliori

La questione del voto disgiunto è affare per pochi, da sempre. Si tratta infatti della possibilità di votare per un candidato sindaco e per una lista diversa da quelle che lo sostengono. Normalmente è praticato da chi vuole lanciare un segnale in particolare appunto a un candidato primo cittadino non di suo gradimento. In realtà non è un dato facilmente leggibile perché in genere i candidati sindaci tradizionalmente prendono più voti della somma della loro coalizione, ci sono infatti persone che più o meno consapevolmente votano solo per il primo cittadino senza curarsi delle liste che andranno a comporre il consiglio comunale. Dunque da sempre i candidati sindaci tra loro si spartiscono una fetta maggiore di voti rispetto alle liste.

Alla vigilia di queste elezioni di voto disgiunto si è sentito parlare in città più che in passato e in effetti vale forse la pena soffermarsi su un dato: percentualmente Michele de Pascale ha preso meno della sua coalizione di centrosinistra (anche in termini assoluti, 34.077 voti contro 34.193), unico tra i cinque candidati a sindaco. In termini percentuali il segretario Pd si è fermato al 46,5 contro il 48 pieno della coalizione.

Gli altri quattro, come in genere accade appunto, hanno avuto performance migliori rispetto alla liste per quanto con molte differenza. A prendere i voti che mancano a De Pascale non può essere infatti stato Massimiliano Alberghini che registra un scarto minimo in suo favore: un 28 tondo rispetto a un 27,9 della sua coalizione di centrodestra. Più evidente lo scarto per Michela Guerra del Movimento Civico Cambierà che ha preso ottocento voti in più della sua lista registrando un 13,5 personale contro il 12,7 del simbolo e così anche Raffaella Sutter di Ravenna in Comune: l’ex dirigente ha preso circa 400 voti in più, il 6,5 contro il 6 della sua lista. Più limitato il divario per Bucci che personalmente ha preso il 5,6 percento mentre la sua lista si è fermata si è fermata al 5,3.

Un segnale interno per De Pascale? Elettori organizzati o semplici cittadini che hanno singolarmente scelto di disgiungere il voto? In ogni caso, c’è da star certi, tutti voti che domenica 19 dovrebbero tornare sul candidato di centrosinistra.

Dati definitivi: al ballottaggio De Pascale con il 46,5 e Alberghini con il 28 percento

Staccati gli altri tre candidati a sindaco di Ravenna: Guerra al 13.5,
Sutter al 6,5 percento, Bucci al 5,6. Il Pd mai così male in città

Poco dopo le 8 del mattino di lunedì 6 giugno sono definitivi i dati delle Amministrative.Come ormai certo fin dalla notte, il nuovo sindaco di Ravenna si deciderà in uno storico (per la città) ballottaggio domenica 19 giugno.

Nonostante le dichiarazioni positive e combattive di Michele de Pascale (vedi articoli correlati), è evidente che il risultato del candidato della coalizione di centrosinistra è deludente, con il 46,5 percento della preferenze e oltre 10mila voti in meno rispetto a cinque anni fa, quando Fabrizio Matteucci venne confermato sindaco di Ravenna con il 55 percento grazie ai 47.250 voti ottenuti dalla sua coalizione. Il Pd, in particolare, da queste parti non è mai stato così sotto tono, avendo ottenuto solo il 35,1 percento rispetto al 47 delle Regionali, al 56,4 delle Europee di due anni fa (con quasi il doppio dei voti in valore assoluto rispetto a oggi) e al 42 percento del 2011, quando votarono Pd oltre 33mila persone (oggi solo 25mila). Dando un’occhiata alle altre liste in appoggio a De Pascale, perde qualcosa ma resta comunque saldamente la più votata con il 4,4 percento quella dei Repubblicani, davanti ai buoni risultati di Sinistra per Ravenna (2,5), Ama Ravenna (2,2) e Insieme X Cambiare (2); Ravviva Ravenna si ferma all’1,5 mentre come prevedibile è praticamente sparito l’Idv, votato da poco più di 200 persone (0,3 percento).

Non sfonda l’obiettivo del 30 percento ma porta comunque a casa quello del ballottaggio – senza alcun patema rispetto agli altri sfidanti per il secondo posto – Massimiliano Alberghini, il candidato civico del centrodestra che chiude con pochissimi voti in più termini assoluti rispetto a Nereo Foschini cinque anni fa, ma con una percentuale più alta, pari a 28. Buona la performance come prevedibile della Lega Nord che traina la coalizione di Alberghini con il 14,8 percento senza però sfondare in termini assoluti. L’alleanza con la stessa Lega ha invece fatto perdere appeal alla lista di Alvaro Ancisi, Lista per Ravenna, che passa dall’8 percento del 2011 al 6,4 di oggi, perdendo circa 2mila voti. Forza Italia invece qui non crolla, con il 5 percento, mentre a chiudere la coalizione di centrodestra è Fratelli d’Italia che resta sotto il 2 (per l’esattezza 1,7).

In terza posizione tra i candidati sindaco – considerando la mancata certificazione del Movimento 5 Stelle – può essere considerata di certo buona la performance di Michela Guerra (lei stessa aveva fissato il 10 percento come soglia minima prima delle elezioni), che con una lista civica nata pochi mesi fa – il Movimento Civico Cambierà – ottiene il 13,5 percento delle preferenze e in termini assoluti circa gli stessi voti ottenuti da Pietro Vandini nel 2011 alla guida del movimento di Beppe Grillo.

Quarta, con risultati invece piuttosto deludenti, la candidata della nuova lista di sinistra Ravenna in Comune, alternativa al Pd, l’ex dirigente comunale Raffaella Sutter, che si deve infatti accontentare del 6,5 percento.

Tutto sommato soddisfacente, invece, il risultato di Maurizio Bucci che arriva ultimo tra i cinque, ma alla guida di una lista civica del tutto slegata da qualsiasi partito o movimento nazionale, La Pigna, che chiude con il 5,6 percento.

Dati definitivi: al ballottaggio De Pascale con il 46,5 e Alberghini con il 28 percento

Staccati gli altri tre candidati a sindaco di Ravenna: Guerra al 13.5, Sutter al 6,5 percento, Bucci al 5,6. Il Pd mai così male in città

Poco dopo le 8 del mattino di lunedì 6 giugno sono definitivi i dati delle Amministrative.Come ormai certo fin dalla notte, il nuovo sindaco di Ravenna si deciderà in uno storico (per la città) ballottaggio domenica 19 giugno.

Nonostante le dichiarazioni positive e combattive di Michele de Pascale (vedi articoli correlati), è evidente che il risultato del candidato della coalizione di centrosinistra è deludente, con il 46,5 percento della preferenze e oltre 10mila voti in meno rispetto a cinque anni fa, quando Fabrizio Matteucci venne confermato sindaco di Ravenna con il 55 percento grazie ai 47.250 voti ottenuti dalla sua coalizione. Il Pd, in particolare, da queste parti non è mai stato così sotto tono, avendo ottenuto solo il 35,1 percento rispetto al 47 delle Regionali, al 56,4 delle Europee di due anni fa (con quasi il doppio dei voti in valore assoluto rispetto a oggi) e al 42 percento del 2011, quando votarono Pd oltre 33mila persone (oggi solo 25mila). Dando un’occhiata alle altre liste in appoggio a De Pascale, perde qualcosa ma resta comunque saldamente la più votata con il 4,4 percento quella dei Repubblicani, davanti ai buoni risultati di Sinistra per Ravenna (2,5), Ama Ravenna (2,2) e Insieme X Cambiare (2); Ravviva Ravenna si ferma all’1,5 mentre come prevedibile è praticamente sparito l’Idv, votato da poco più di 200 persone (0,3 percento).

Non sfonda l’obiettivo del 30 percento ma porta comunque a casa quello del ballottaggio – senza alcun patema rispetto agli altri sfidanti per il secondo posto – Massimiliano Alberghini, il candidato civico del centrodestra che chiude con pochissimi voti in più termini assoluti rispetto a Nereo Foschini cinque anni fa, ma con una percentuale più alta, pari a 28. Buona la performance come prevedibile della Lega Nord che traina la coalizione di Alberghini con il 14,8 percento senza però sfondare in termini assoluti. L’alleanza con la stessa Lega ha invece fatto perdere appeal alla lista di Alvaro Ancisi, Lista per Ravenna, che passa dall’8 percento del 2011 al 6,4 di oggi, perdendo circa 2mila voti. Forza Italia invece qui non crolla, con il 5 percento, mentre a chiudere la coalizione di centrodestra è Fratelli d’Italia che resta sotto il 2 (per l’esattezza 1,7).

In terza posizione tra i candidati sindaco – considerando la mancata certificazione del Movimento 5 Stelle – può essere considerata di certo buona la performance di Michela Guerra (lei stessa aveva fissato il 10 percento come soglia minima prima delle elezioni), che con una lista civica nata pochi mesi fa – il Movimento Civico Cambierà – ottiene il 13,5 percento delle preferenze e in termini assoluti circa gli stessi voti ottenuti da Pietro Vandini nel 2011 alla guida del movimento di Beppe Grillo.

Quarta, con risultati invece piuttosto deludenti, la candidata della nuova lista di sinistra Ravenna in Comune, alternativa al Pd, l’ex dirigente comunale Raffaella Sutter, che si deve infatti accontentare del 6,5 percento.

Tutto sommato soddisfacente, invece, il risultato di Maurizio Bucci che arriva ultimo tra i cinque, ma alla guida di una lista civica del tutto slegata da qualsiasi partito o movimento nazionale, La Pigna, che chiude con il 5,6 percento.

Elezioni, risultati parziali Pd: 36 percento. Lega: 15

Scrutinate 87 sezioni su 165. Ipotesi ballottaggio ormai sempre più concreta. Alla sfida andranno De Pascale (centrosinistra) e Alberghini (centrodestra)

Continua lo spoglio delle schede nella notte dopo il voto per le amministrative e lo scenario del ballottaggio si fa sempre più consistente per Ravenna: alle 4 del mattino, con 102 sezioni scrutinate su 165 totali, i risultati parziali assegnano un 47 percento a Michele de Pascale (centrosinistra) e un 28 percento a Massimiliano Alberghini (centrodestra). Seguono Michela Guerra (Cambierà) con il 13, Raffaella Sutter (Ravenna in Comune) con il 6,3 e Maurizio Bucci (Pigna) con il 5,3.

Andando a guardare le performance delle quattordici liste in corsa (87 sezioni su 165) va citato il 36,8 percento del Pd, il 4,5 del Pri, il 15 della Lega Nord, il 6 di Lista per Ravenna ma anche lo 0,4 dell’Idv o il 2,4 di Sinistra per Ravenna.

Infine, come già ricordato, l’affluenza: il 61,26 percento equivale al dato più basso nella storia delle elezioni comunali ravennati.

Alberghini: «Ballottaggio? Era ora» De Pascale: «Abbiamo ancora energie»

Dopo 23 anni la scelta del sindaco si avvia verso il secondo turno
Centrosinistra e centrodestra a contendersi Palazzo Merlato

L’elezione del sindaco di Ravenna si avvia verso un ballottaggio che non si vedeva da ventitrè anni e il clima nei quartieri generali dei due sfidanti usciti dal primo turno è l’opposto di quello che potresti aspettarti: con un quarto di sezioni scrutinate in casa dei favoriti del centrosinistra ci sono i sorrisi a nascondere il fastidio di altri quindici giorni di battaglia mentre in casa degli sfidanti del centrodestra si va coi piedi di piombo senza esagerare con l’entusiasmo.

Michele de Pascale, il 31enne segretario provinciale del Pd candidato per una coalizione di sette liste, rompe gli indugi alle 2 di notte e per primo usa la parola ballottaggio cercando di caricare le truppe ricorrendo alla parola chiave di tutta la sua campagna elettorale “energia”: «Abbiamo tenuto in frigorifero le energie per altri quindici giorni di lavoro quindi niente musi lunghi e pronti a lavorare da domani mattina distribuendo volantini per il ballottaggio che sono già pronti». Scroscia l’applauso nella sala piena del comitato elettorale in via San Mama. L’ex assessore di Cervia trova gli aspetti positivi nei numeri come ad esempio l’essere riusciti a ottenere risultati migliori rispetto ad altre città italiane.

Non basta la previsione di ballottaggio del piddino per dare fiducia a Massimiliano Alberghini – il 50enne commercialista appoggiato da Lega Nord, Forza Italia, Lpr e Fdi – che anche mezz’ora dopo fa melina. Nel comitato elettorale di via Cesarea sulla tv non ci sono le proiezioni ma c’è un film di Tarantino («Non ho trovato il dvd del Gladiatore», scherza il deputato del Carroccio Gianluca Pini). Alberghini temporeggia parlando del menu della cena nel giorno del voto poi il massimo che concede ai cronisti è un cauto ottimismo: «Sarà ballottaggio? Sarebbe ora se davvero la gente vuole cambiare». Per strappargli qualcosa di più pungente non basta nemmeno dirgli che lo sfidante ha ammesso di aver già pronti i volantini per il ballottaggio, segno che non era poi un’ipotesi così remota nemmeno in casa Pd: «Siamo pronti per altre due settimane di lavoro per continuare il bel lavoro fatto finora».

Entrambi preparano la stessa missione: trascinare al voto il 19 giugno quel 40 percento scarso che il 5 giugno non si è presentato alle urne. Poi ci sarà da conquistare il voto degli altri tre sfidanti rimasti esclusi dal ballottaggio. Alle 3 con 85 sezioni scrutinate su 165 il parziale parla di De Pascale al 47, Alberghini al 28, Guerra al 13, Sutter al 6, Bucci al 5.

Dati parziali: verso il ballottaggio De Pascale venti punti avanti

Alle 2 scrutinate 43 sezioni su 165: il candidato del centrosinistra si ferma al 48 percento. Secondo Alberghini con il 28 percento

Alle 2 di notte quando siamo a 38 sezioni scrutinate su 165 il dato, naturalmente parziale, conferma le prime proiezioni: si andrebbe al ballottaggio con De Pascale, candidato del centrosinistra, oltre il 48 percento e Alberghini (centrodestra) distanziato di una ventina di punti. Terza Michela Guerra con poco più del 13 percento, distanziati Sutter, che non arriverebbe nemmeno al 6 percento e Bucci, intorno al 5. Più a rilento lo scrutinio per il consiglio comunale dove sono disponibili solo i dati di 18 sezioni e da cui emergerebbe il ruolo trainante della Lega per Alberghini, un calo per il Pd e una tenuta del Pri rispetto a cinque anni fa.

Prima proiezione Rai: ballottaggio De Pascale-Alberghini  

Il dato su campione del 6,5 percento. De Pascale sopra il 40%; Alberghini sotto il 30%.  Dietro la Guerra al 16,7%

La prima proiezione trasmessa da Rai Tre sul voto amministrativo a Ravenna e basata su una copertura del campione di appena il 6,5% vede in testa Michele de Pascale (Pd, Pri, Idv, Sinistra per Ravenna, Ixc, Ama Ravenna, Ravviva Ravenna) con il 42,3% seguito da Massimiliano Alberghni (Lega Nord, Lista per Ravenna, Forza Italia e Fratelli d’Italia) al 28,3 % e Michela Guerra (Movimento civico CambieRà) al 16,7 % e Raffaella Sutter (Ravenna in Comune) al 6,7% e infine Maurizio Bucci con il 6%. Come si diceva un dato molto parziale che, se fosse confermato, riserverebbe tuttavia molte sorprese. All’una di notte, i dati resi pubblici sull’effettivo spoglio è invece fermo a un sol seggio.

Urne chiuse: ha votato il 61,3 percento dei ravennati. Nel 2011 si arrivò al 72

Storicamente è l’affluenza più bassa mai registrato da quando si elegge direttamente il sindaco

Alle elezioni amministrative del 5 giugno 2016 nel comune di Ravenna ha votato il 61,26 percento dei 123.248 aventi diritto. Un risultato nettamente superiore al desolante 40,08 percento fatto registrare (in linea con il resto dell’Emilia Romagna) da queste parti alle Regionali di novembre 2014 ma comunque, come prevedibile, inferiore a quello delle ultime amministrative di cinque anni fa, nel 2011, quando votò il 71,98 percento dei ravennati che riconfermò sindaco Fabrizio Matteucci del centrosinistra con circa il 55 percento delle preferenze. Alle Europee di due anni fa – quelle del cosiddetto effetto Renzi – andò a votare invece nel Ravennate il 66,81 percento degli aventi diritto.

Nonostante non si tratti in definitiva di un crollo dei votanti, queste saranno ricordate come le elezioni comunali con la percentuale più bassa di affluenza della storia di Ravenna da quando il sindaco è eletto direttamente.

Le operazioni di scrutinio sono cominciate alla chiusura delle urne e si prevede che serviranno circa 5-6 per arrivare ai risultati definitivi. Su queste pagine seguireno lo spoglio del schede con aggiornamenti parziali in tempo reale. Il municipio in piazza del Popolo sarà aperto al pubblico: i risultati, seggio per seggio, verranno presentati in tempo reale attraverso uno schermo allestito nella sala preconsiliare. Il candidato del centrosinistra Michele de Pascale (segretario provinciale del Pd) è dato in pole position ma il ballottaggio per la prima volta dal lontano 1993 (unica occasione in cui si svolse, nelle prime elezioni in cui il sindaco venne eletto direttamente) appare un’ipotesi concreta.

Urne chiuse: ha votato il 61,3 percento dei ravennati. Nel 2011 si arrivò al 72

Storicamente è l’affluenza più bassa mai registrato da quando si elegge direttamente il sindaco

Alle elezioni amministrative del 5 giugno 2016 nel comune di Ravenna ha votato il 61,26 percento dei 123.248 aventi diritto. Un risultato nettamente superiore al desolante 40,08 percento fatto registrare (in linea con il resto dell’Emilia Romagna) da queste parti alle Regionali di novembre 2014 ma comunque, come prevedibile, inferiore a quello delle ultime amministrative di cinque anni fa, nel 2011, quando votò il 71,98 percento dei ravennati che riconfermò sindaco Fabrizio Matteucci del centrosinistra con circa il 55 percento delle preferenze. Alle Europee di due anni fa – quelle del cosiddetto effetto Renzi – andò a votare invece nel Ravennate il 66,81 percento degli aventi diritto.

Nonostante non si tratti in definitiva di un crollo dei votanti, queste saranno ricordate come le elezioni comunali con la percentuale più bassa di affluenza della storia di Ravenna da quando il sindaco è eletto direttamente.

Le operazioni di scrutinio sono cominciate alla chiusura delle urne e si prevede che serviranno circa 5-6 per arrivare ai risultati definitivi. Su queste pagine seguireno lo spoglio del schede con aggiornamenti parziali in tempo reale. Il municipio in piazza del Popolo sarà aperto al pubblico: i risultati, seggio per seggio, verranno presentati in tempo reale attraverso uno schermo allestito nella sala preconsiliare. Il candidato del centrosinistra Michele de Pascale (segretario provinciale del Pd) è dato in pole position ma il ballottaggio per la prima volta dal lontano 1993 (unica occasione in cui si svolse, nelle prime elezioni in cui il sindaco venne eletto direttamente) appare un’ipotesi concreta.

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