Il gruppo consiliare del PD ha scelto Luca Cortesi come nuovo capogruppo in Consiglio comunale: a lui il compito di coordinare l’attività dei consiglieri e di rappresentare il gruppo nella nuova legislatura guidata dal sindaco Barattoni.
«Una scelta condivisa e unanime, che conferma la volontà del gruppo di lavorare in modo coeso, valorizzando la pluralità delle esperienze e il contributo di ciascun consigliere» comunica il partito in una nota alla stampa. La nuova squadra del Pd si presenta rinnovata, con 9 consiglieri al primo mandato su 16 eletti: «Un gruppo eterogeneo per età, formazione e percorso professionale, in cui trovano spazio 3 under 30, amministratori con esperienza, professionisti, operatori del sociale, del mondo della scuola, del lavoro, della cultura e della sanità. Un patrimonio prezioso di competenze e sensibilità diverse, radicato nelle frazioni della città e pronto a mettersi al servizio della comunità» continuano dal partito.
Il capogruppo Cortesi, di 44 anni, è docente lettere nelle scuole superiori e attivista per i diritti umani, tra politiche culturali, diritto alla casa, inclusione, mobilità e sostenibilità ambientale. A seguito della nomina, il segretario comunale del Partito Democratico Lorenzo Margotti ha condiviso le proprie congratulazioni al nuovo capogruppo: «Esprimo grande soddisfazione per la scelta di Luca Cortesi, indicato dal gruppo consiliare del Partito Democratico. Ritengo che potrà svolgere al meglio questo ruolo, grazie alla stima di cui gode e alla sua capacità di coinvolgere e dialogare con tutta la squadra. Sono certo che saprà collaborare in modo costruttivo sia con gli alleati che con le opposizioni. Auguro a lui e a tutto il gruppo un buon lavoro.» Nei prossimi giorni, il gruppo lavorerà alla definizione dell’attività consiliare e alla costruzione di un’agenda «che metta al centro le priorità della città, con uno sguardo attento alla partecipazione, alla coesione sociale e alla sostenibilità».
Oltre 60 opere per ripercorrere e omaggiare la storia di alcune delle figure principali della scena artistica ravennate, e in parte romagnola, tra la fine dell’800 e la prima parte del 900. Domenico Miserocchi, Arturo Moradei, Vittorio e Alessandro Guaccimanni, Enrico Piazza e Angelo Torchi, sono solo alcuni dei protagonisti selezionati da Paolo Triosci e Giorgio Costa per la mostra “Tra sogno e natura”, allestita a Palazzo Rasponi dalle Teste dal 19 giugno al 20 luglio.
L’inaugurazione è in programma per giovedì 19 alle 18.30. Giovedì 26 invece, alle 18, sarà possibile assistere a un incontro con il professore Claudio Widamann per parlare di ” Il Don Chisciotte di Cervantes e il pittore Miserocchi”
Tra le opere in mostra infatti, (molte delle quali mai esposte in precedenza e relative ad un periodo particolarmente felice per valore degli artisti e qualità pittorica), spicca il grande dipinto Don Chisciotte di Domenico Miserocchi, potente immagine che apre idealmente il percorso in relazione con l’atto finale della Trilogia “Don Chisciotte ad ardere” di Albe-Ravenna Teatro per Ravenna Festival.
Il Don Chisciotte, esposto in mostra e custodito in una collezione privata dopo essere stato intercettato sul mercato antiquario, rappresenta un unicum nel percorso pittorico dell’autore, solitamente confinato al ritratto e alla pittura del paesaggio ravennate. In questo lavoro, infatti, non datato ma collocabile all’inizio del Novecento nel pieno della sua maturità e prima del decadimento psichico, mette in campo una inattesa conoscenza dell’opera letteraria di Cervantes e “filtra” l’interesse sia per il ritratto sia per il paesaggio che, proprio grazie alla lezione di Fattori, diventerà poi prioritario.
Tra i tratti distintivi della mostra anche le pinete, piallasse, i sentieri di Alessandro Guaccimanni, contraddistinti non dalla forza del sogno (o da quella del segno, soprattutto grafico, come nel caso del fratello Vittorio) ma dalla modernità e dalla fatica dell’uomo al lavoro. Infine, integra l’esposizione un percorso dedicato a grafica, acqueforti e litografie, che offrono alcuni spunti del lavoro di Vittorio Guaccimanni, Giovanni Minguzzi e Gaspare Gambi.
A promuovere il progetto, a ingresso gratuito, una collaborazione tra comune, Mar, La Cassa e la Fondazione della Cassa di Risparmio, Ravenna Teatro e Ravenna Festival.
«Ogni giorno salgo sull’ambulanza del 118 e so che sarà una giornata diversa da tutte quelle precedenti. È il motivo per cui ho scelto questo lavoro e dopo quasi trent’anni continua ancora a piacermi. Peccato solo che sia un mestiere sottopagato». È la testimonianza di un veterano in servizio a Ravenna che preferisce restare anonimo e chiameremo Paolo.
In una giornata in cui ha smontato dal turno di notte ci racconta la sua professione con sincero entusiasmo. Paolo ricorda gli inizi: «Non c’era il corso di laurea, si diventava infermiere con un diploma dopo un corso regionale di tre anni a cui si accedeva con la maturità. In quei tre anni facevamo lezioni in aula e tirocinio in ospedale e venivamo anche pagati, circa 5 milioni di lire all’anno (2.500 euro, ndr)».
Fu proprio il tirocinio a far assaggiare a Paolo cos’era la medicina di emergenza: «Il 118 è la massima espressione dell’imprevedibilità, si agisce sotto pressione e tutto funziona solo se la catena delle persone coinvolte è ben organizzata. Lì ho capito che quello era il mio posto, non mi vedevo a dare pastiglie a un paziente in un letto».
Oggi Paolo alterna i suoi turni di lavoro come infermiere sull’ambulanza, guidata da un autista, o come infermiere alla guida dell’auto medicalizzata che trasporta il medico sui codici rossi. «I turni sono da 12 ore, 7-19 o 8-20 di giorno e viceversa per le notti. In un turno di ambulanza, per quelle nelle postazioni più critiche, possono arrivare anche 8-10 interventi. Ogni volta vuol dire andare sul posto, portare il paziente in ospedale e poi ripristinare il mezzo perché sia pronto per ricominciare». Con questi ritmi a volte manca il tempo per pranzare: «Prendiamo il pasto dalla mensa e lo portiamo via ma non sempre si trova la pausa per fermarsi. Magari si mangia “a tappe”».
In trent’anni di lavoro è cambiato il mondo, dentro e fuori dall’ambulanza. A bordo si è fatta strada la tecnologia: «Ormai si parla sempre meno a voce tra equipaggio e centrale operativa, al posto di radio e telefoni abbiamo i tablet dove riceviamo tutte le informazioni degli interventi e a nostra volta inseriamo i nostri spostamenti».
Gli smartphone sono diventati preziosi alleati. L’operatore che risponde dalla centrale, dove Paolo in passato ha lavorato, è in grado di inviare un sms con un link all’utente che attiva la telecamera e diventa un occhio diretto:
«L’operatore si fa un’idea più veloce e può dare i primi consigli di soccorso. Si sta rivelando uno strumento molto utile». Ma i cambiamenti sono arrivati anche attorno all’ambulanza. È diverso quello per cui si interviene: «I tossicodipendenti sono ormai casi rari, magari qualche caso di uso di cocaina. Ma gli eroinomani sono quasi scomparsi».
Aumentano invece i casi con disturbi psichiatrici: «Spesso sono situazioni abbinate all’abuso di alcol e droghe, già seguite da Simap e Sert, ma nel momento in cui c’è uno stato di malessere improvviso chiamano noi e in alcuni casi siamo costretti a sedarli. Sono situazioni frequenti».
E poi c’è tanto alcol: «I weekend al mare ne vediamo tantissimi. Ragazzini di 13-15 anni che bevono tanto e si sentono male». Quello che più incide sul 118 è il cosiddetto accesso improprio al servizio: «Molti interventi che andiamo a fare sarebbero materia da guardia medica, che essendo un medico può anche somministrare farmaci, cosa che non possiamo fare noi infermieri. Oppure c’è chi dovrebbe rivolgersi al pronto soccorso, ma non ha un’auto propria e finiamo per essere una sorta di taxi.
Oppure capitano quei casi di poca gravità in cui noi carichiamo il paziente e la famiglia ci segue in auto: significa che avrebbero potuto portare loro la persona al pronto soccorso. Servirebbe un’opera massiccia di educazione civica tra la popolazione perché capisse quando è il momento di chiamare l’emergenza».
Occorre sempre mantenere la calma: «Entriamo nelle case delle persone, abbiamo a che fare con estranei ed è giusto essere educati e calmi. Lo dico sempre ai nuovi arrivati». Non sempre dall’altra parte c’è lo stesso atteggiamento: «Gli anziani ci trattano con grande rispetto, si vede che hanno ammirazione per la nostra professione e sono comportamenti che ti lasciano grande affetto. La popolazione sotto ai 50 anni, invece, spesso ha tutto un altro approccio, si rivolgono a noi con l’atteggiamento di chi crede che tutto sia dovuto».
Gli interventi che Paolo difficilmente dimenticherà sono quelli che hanno coinvolto bambini: «C’è poco da fare, sono situazioni che ti colpiscono. Soprattutto se sei genitore. Sia quando sono vittime dirette che quando sono parenti di vittime e devi fare di tutto perché non vedano certe scene. Qualcosa poi ti rimane dentro».
E bisognerebbe buttarlo fuori, perché non lasci scorie: «Un aspetto su cui forse c’è ancora tanto lavoro da fare è il sostegno psicologico. Vediamo la gente morire e stare male in ogni contesto. Cerchi di dimenticarlo e apparentemente mi viene da dire che stiamo bene, ma nessuno mi ha mai dato strumenti per metabolizzare quelle situazioni. Sto davvero così? Qualche tempo fa è capitato di fare un momento di consulto psicologico di gruppo sulla gestione del lutto e ci siamo ritrovati tutti a piangere. Vorrà dire che forse avevamo qualcosa dentro…».
La Casa della Comunità di Castel Bolognese si prepara a ospitare un nuovo servizio sanitario di prossimità: giovedì 26 giugno si apriranno infatti le porte del nuovo Can “Valle del Senio”.
L’inaugurazione è in programma dalle 10.30, negli spazi di viale Roma 3B. Parteciperanno alla giornata il presidente della regione Michele de Pascale, il sindaco di Castel Bolognese Luca della Godenza e il direttore di Ausl Romagna Tiziano Carradori.
L’apertura della struttura sarà preceduta da due incontri pubblici di presentazione, promossi da Ausl e comune, che serviranno a spiegare nel dettaglio il funzionamento del servizio e a rispondere alle domande dei cittadini. Gli incontri si terranno a Castel Bolognese: il primo venerdì 20 giugno, dalle 9.30 alle 11, in piazza Bernardi con un banchetto informativo al mercato cittadino; il secondo lunedì 23 giugno, alle 20.30, al centro sociale “La Torre”, in Viale Umberto I, 48, alla presenza di operatori e amministratori.
«Con l’avvio del Cau, Castel Bolognese e l’intera area della Valle del Senio compiono un passo avanti verso una sanità più vicina, accessibile e integrata, basata su cura del territorio, prevenzione e tempestività nelle risposte ai bisogni di salute – sottolinea il sindaco Luca Della Godenza – Il servizio rappresenta un passo concreto per rafforzare la sanità territoriale, offrendo una risposta qualificata alle urgenze sanitarie a bassa complessità e contribuendo a ridurre la pressione sui pronto soccorso».
È un grido d’allarme, ma anche una mano tesa: “EducAid”. Il titolo scelto per la nuova edizione del festival Lugocontemporanea suona come un appello urgente. Perché, secondo gli organizzatori, oggi c’è carenza di educazione, nelle scuole ma non solo. Un’educazione che insegni a pensare, a riconoscere se stessi e gli altri, a scegliere con consapevolezza, a essere liberi.
Fin dalla prima edizione, nel 2005, Lugocontemporanea indaga temi, problemi e contraddizioni del nostro tempo, dalla guerra alla questione ambientale. Lo fa attraverso la musica e, più in generale, l’arte. Diretto da John De Leo e Monia Mosconi, il festival è arrivato alla sua 21esima edizione, che si terrà nel centro storico di Lugo – tra la rocca, il Pavaglione e il chiostro del Carmine – con una serie di appuntamenti in programma venerdì 20, venerdì 27 e sabato 28 giugno.
Dalla musica di Uri Caine ai disegni di Denis Riva
Un’opera di Denis Riva
L’obiettivo di Lugocontemporanea è «andare a scovare chi ha davvero qualcosa da dire. Non solo nomi altisonanti, ma anche meritevoli». A spiegarlo è John De Leo che, oltre a essere il direttore artistico del festival, è cantante e compositore: «Cerchiamo anche le voci di cui il commercio dell’arte non si è ancora accorto e forse mai si accorgerà. Voci che, secondo noi, andrebbero ascoltate, perché nel loro sottobosco stanno comunque modificando il linguaggio artistico». Voci che si esprimono non solo attraverso la musica, ma anche con il disegno e la pittura. Come nel caso di Denis Riva, in arte Deriva, che il 20 giugno alle 19, negli spazi delle Pescherie della rocca, inaugura la 21esima edizione di Lugocontemporanea. Con lui dialogheranno i musicisti John De Leo, Drigo (chitarrista dei Negrita) e Franco “Beat” Naddei. Insieme si cimenteranno nella creazione di paesaggi sonori per dare vita a un’opera multimediale che racchiuda tutte le arti. Sempre di Denis Riva sono le quaranta carte, realizzate con pittura, disegno e collage, che saranno esposte alle Pescherie fino al 20 luglio. “Carte ferite/Carte medicate” è una grande linea continua che ricrea una sorta di panorama infinito o di cinema primitivo e magico, che corre sulle pareti della grotta: pianure, fiumi, boschi, deserti, colline in lontananza, rocce e alberi, sfalci e ramaglie, animali, uomini, mandrie, fantasmi e memorie sparse senza più storia. Una specie di meta-processione in cui il mondo periferico è ai margini degli ultimi e sfila passando davanti ai nostri occhi come pura visione, ora catastrofica, ora di rinascita.
Sempre il 20 giugno, ma alle 21, sarà invece la volta del pianista e compositore americano di origini ebraiche Uri Caine, che esplora la vita e l’omicidio dell’attivista per i diritti civili Octavius Catto (1839-1871) attraverso un caleidoscopio di stili musicali. Il concerto, in collaborazione con il Ravenna Festival, si terrà al Pavaglione in piazza Mazzini.
Lugocontemporanea prosegue il 27 giugno alle 21 nel chiostro del Carmine con Stefano Mancuso protagonista della conferenza “Fitopolis”. Scienziato, neurobiologo vegetale, saggista, Mancuso è tra le massime autorità mondiali impegnate a studiare e divulgare una nuova verità sulle piante, creature intelligenti e sensibili capaci di scegliere, imparare e ricordare: «Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in Fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura. Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità».
Alle 22.30, sempre al chiostro del Carmine, si esibiranno Giulia Barba, sassofonista e compositrice, e Marta Raviglia cantante, compositrice, performer, saggista, in “La grazia dell’informe”.
A chiudere Lugocontemporanea, sabato 28 giugno, saranno la violinista Valeria Sturba (alle 21) con “La musica diSturba”, e il Quartetto Mirus (alle 22.30), sempre al chiostro del Carmine.
Il potere dell’arte
John De Leo
«Il nostro occhio per vedere il mondo resta la musica e l’arte più in generale – spiega De Leo ricordando gli intenti del festival fin dagli inizi, condivisi con gli altri due soci fondatori, Monia Mosconi e Franco Ranieri, scomparso nel 2020 -. Questi sono i nostri strumenti per parlare di temi che ci stanno a cuore. Offriamo agli artisti invitati questo input, perché loro lo possano sviluppare attraverso le proprie corde. Sappiamo che nessuno potrà dare risposte esaustive a questi problemi, ma è un modo per propagare l’idea».
L’arte può scuotere le coscienze, portare il pubblico a riflettere e poi ad agire. «O almeno così dovrebbe essere. Purtroppo oggi l’arte mi sembra sempre più piegata al favore del commercio e accondiscendente verso le regole. Ha perso la sua vocazione, che dovrebbe essere quella di andare contro il pensiero condiviso e cercare qualcosa di imprevisto». Proprio per questo, secondo De Leo, l’arte non può prescindere da una visione del mondo più ampia, da un pensiero che guardi oltre il singolo: «Nella vita di ognuno di noi ci deve essere anche un pensiero politico, una visione del mondo che contempla tutti gli individui, nessuno escluso». Per politica non si intende quella dei partiti e delle poltrone. «Mi riferisco al significato originario del termine, legato alla “polis” greca, la città, la comunità». Avere un pensiero politico «significa guardare oltre il proprio ombelico, sentirsi parte di qualcosa di più grande». Così anche l’arte può essere politica, «perché ha il potere di porre domande e aprire sguardi», può creare connessioni e costruire immaginari condivisi. Può aiutarci a pensare il mondo per com’è, ma anche per come potrebbe essere.
Si è presentata a casa dell’ex compagno, domenica sera, e al culmine di una lite lo avrebbe aggredito con un morso. Per questo motivo una donna di 37 anni è stata arrestata dai carabinieri, nel Faentino, con l’accusa di stalking e lesioni. La notizia è riportata sui due quotidiani locali in edicola oggi, 18 giugno.
Il giudice del tribunale di Ravenna ha convalidato ieri l’arresto e rimesso in libertà la donna, disponendo nei suoi confronti il divieto di avvicinamento all’ex compagno, un uomo di una decina d’anni più grande di lei.
Un paio di mesi fa l’uomo l’aveva già denunciata perché la donna gli avrebbe rigato l’auto, scrivendo frasi ingiuriose – riporta il Corriere Romagna.
Secondo una prima ricostruzione, i due domenica sera si sarebbero incontrati per questioni economiche (in passato avevano gestito un’attività insieme), prima che il confronto sfociasse in una colluttazione. In tribunale, la donna (secondo la quale la relazione sarebbe ancora in essere, mentre l’uomo ha detto che sarebbe finita lo scorso ottobre) ha annunciato a sua volta l’intenzione di denunciare l’ex compagno, che le avrebbe procurato una frattura in un piede, con una prognosi di 25 giorni.
Si sono ritrovati di fronte alla propria scuola, nella serata di oggi (17 giugno) per salutarsi e celebrare “Notte prima degli esami” cantando l’omonima canzone di Antonello Venditti. In tanti, in particolare, si sono dati appuntamento davanti al liceo classico Dante Alighieri di Ravenna.
Mercoledì 18 giugno parte infatti (con la prova scritta di italiano) l’esame di maturità, che coinvolgerà circa 3mila ragazzi nella sola provincia di Ravenna. La seconda prova, il giorno dopo, riguarda una o più delle discipline che caratterizzano i diversi indirizzi di studio. Si passerà poi agli orali nei giorni successivi.
«L’Esame di Stato è un traguardo fondamentale del percorso scolastico dello studente – si legge in una nota dell’Ufficio scolastico regionale – ed è finalizzato a valutare i contenuti e i metodi propri delle singole discipline, ma anche le competenze acquisite al termine del ciclo scolastico e la capacità di saperle mettere in relazione tra loro per argomentare in maniera critica e personale, utilizzando anche la lingua straniera».
Mezz’ora per fare pochi passi e riuscire a uscire dalla discoteca, decine e decine di ragazzini e ragazzine accalcati in pochi metri, dove sembrava quasi mancare l’aria. La testimonianza arriva dal padre di una minorenne che ha partecipato sabato scorso, 14 giugno, alla serata Touchè dell’ex Santa Fé di Marina di Ravenna, molto affollata anche per la presenza di due ospiti amati tra i giovanissimi (i rapper Glocky e Lil Cr).
«Quando finalmente è riuscita a uscire – ci racconta -, lei e la sua amica si sono messe a piangere esauste, cercando di prendere aria. È stata un’esperienza sconvolgente anche per me». Il padre, infatti, trascorsi 10-15 minuti di attesa, con la figlia che via messaggio scriveva che non riusciva a uscire, è entrato anche lui in discoteca a cercarla. «Entrambe le uscite erano bloccate: i ragazzi stavano cercando di pagare alle casse e si era creato un mega “tappo”, non si “respirava”, non si riusciva ad andare né avanti né indietro, sono stato costretto a scavalcare la consolle, litigando con un “buttafuori”. Se qualcuno tra i ragazzi in fila avesse fatto qualche sciocchezza, come si legge spesso in giro, poteva succedere qualcosa di grave». L’uomo ha anche provato a chiamare la polizia, in quei momenti concitati. «Mi hanno detto che purtroppo a volte può succedere e che mia figlia sarebbe comunque riuscita a uscire prima dell’arrivo di un’eventuale pattuglia…». Ora sta pensando se sporgere una denuncia formale. «Credo possa essere pericoloso, non deve succedere più».
A rispondergli, indirettamente, da noi contattati, sono i titolari del locale di Marina di Ravenna, che confermano la problematica, lanciando però un appello alla clientela, soprattutto quella più giovane del sabato (il venerdì, con i ragazzi più grandi, il problema non si verificherebbe).
«Siamo molto dispiaciuti di aver recato un problema a queste ragazze – commentano i titolari -, nel nostro locale il pagamento si fa all’uscita, per questo si crea molta fila. Non reputiamo che questo possa causare danni alla salute dei clienti in quanto il locale è molto spazioso, ma resta il problema di attesa che lo si limita in entrata e diventa maggiore in uscita. In più, quando c’è un ospite, come sabato sera, i ragazzi spesso si catapultano all’uscita al termine dell’esibizione, tutti nello stesso momento, nonostante siano presenti punti cassa in cui poter pagare anche in altre zone del locale. In più, il fatto che oggi il 99 percento dei clienti utilizzi pagamenti elettronici, rallenta le operazioni. Apprendiamo comunque le problematiche e ci attiveremo per far sì che in futuro si possano limitare le attese».
E se qualcuno dovesse mettere in discussione i limiti della capienza, i titolari sono categorici: «Nella serata in questione eravamo molto al di sotto della capienza consentita, che è di 1.100 persone. Ma è evidente che se anche solo 200 ragazzi si catapultano all’uscita nello stesso momento, il problema si crea».
Quasi duecento nuovi posti auto a poche centinaia di metri dal mare, riservati ai clienti degli hotel cervesi: la cooperativa consortile Cervia Parcheggi ha inaugurato oggi (17 giugno) il nuovoParcheggioMilazzo, nell’omonimo viale all’angolo con via Teano. L’area di sosta è stata progettata, realizzata, finanziata dalla società stessa, che ne gestirà l’attività.
Il nuovo impianto si affianca a quello analogo di viale Colombo (progettato dallo stesso ente e attivo dal 2021), a cui aggiunge una nuova dotazione di 180 posti auto, per i clienti degli hotel associati alla Cooperativa, composta da 17 soci, in prevalenza imprenditori turistici cervesi.
«Si tratta di servizi strategici per la promozione di un turismo di valore – commentaMauro Modanesi, presidente della Cooperativa – che promuove le lunghe permanenze e i servizi rivolti alle famiglie, agevolando al tempo stesso il lavoro degli imprenditori».
Tutte le aree di parcheggio sono tecnologicamente all’avanguardia, con suolo drenante e dotate di controllo degli accessi a riconoscimento targa e un sistema integrato gestibile in piena autonomia da un cloud per ogni hotel associato.
L’investimento sostenuto da Cervia Parcheggi con la creazione delle due aree è di 2,4 milioni di euro. I progetti della cooperativa guardano però già al futuro, con l’implementazione di una terza area sempre in modalità “Park and ride”, il cui bando è stato vinto 5 anni fa, che permetterebbe la creazione di altri 180 posteggi, per un totale di oltre 500 posti auto pertinenziali.
Nei parcheggi esistenti invece (già energicamente autonomi e in grado di generare in loco l’energia necessaria a 10 colonne di ricarica elettrica da 22kw/ora) verranno installati pannelli fotovoltaici per oltre 600 Kw/ora, in grado di produrre energia green trasferibile anche agli hotel associati, con l’idea di utilizzarli poi per la realizzazione di una Comunità Energetica Rinnovabile del settore turistico a disposizione della città.
«Ci muoviamo verso una green mobility a vantaggio di Cervia e del territorio romagnolo – continua Modanesi -. Ringrazio l’amministrazione per aver promosso e sposato la filosofia dei parcheggi pertinenziali, e le imprese e i professionisti che hanno contribuito alla realizzazione e i collaboratori che hanno condiviso la visione di Cervia Parcheggi a partire dalla Cooperativa Sociale San Vitale».
Al taglio del nastro hanno presenziato il sindaco Mattia Missiroli e il capo dell’opposizione Massimo Mazzolani, a testimonianza dell’impegno condiviso per il miglioramento dei servizi cittadini: «Questa inaugurazione si inserisce in un sistema di città che vuole allontanare le auto dal mare: per il turista si oggi, la cui vacanza è fatta anche di immagini e fotografie, non è più accettabile vedere le auto sempre a favore di occhi – commenta Missiroli -. Vogliamo promuovere una mobilità green e sostenibile, fatta di piste ciclabili, riqualifiche del lungomare e altri parcheggi satellite in programma nelle frazioni di Pinarella e Tagliata, oltre al progetto già in essere dell’ex Garage Europa a Milano Marittima».
Guarda in questa direzione anche il progetto previsto per gli spazi chiusi del parcheggio Milazzo che, oltre agli uffici della cooperativa ospiteranno anche un hub di noleggio bici (in questo caso fruibile da tutti). A partire dal prossimo anno organizzerà poi escursioni alla scoperta delle vicine aree naturalistiche al di fuori della costa, come pineta, parco del Delta del Po e saline.
La recente ondata di maltempo ha causato danni ingenti ai terreni delle cooperative agricole e dei loro soci, in una vasta area che ha riguardato buona parte del territorio ravennate, dalle colline faentine al cervese. Minori i riscontri a Forlì-Cesena e a Rimini.
Alla Cab Cervia si segnalano 100 millimetri di precipitazioni. Pur in assenza di grandine, si sono verificati venti di forte intensità che hanno causato gravi danni su 40 ettari di mais, 20 ettari di medica da seme e 20 ettari di girasole per allettamenti e rottura delle piante. Si sta valutando come intervenire sul vivaio di fragole, attualmente allagato, ma con prevedibili gravi danni anche qui. Allagamenti registrati anche dalla Cab di Campiano a sud del comune di Ravenna.
La cooperativa Colli Romagnoli ha registrato danni da grandine nella valle del Santerno, nella valle del Senio e nella zona di Faenza-Brisighella. L’evento ha causato ingenti danni alla frutta e ai vigneti.
Per quanto riguarda la moltiplicazione sementiera, danni alle colture di cavoli vengono segnalati dalla Cooperativa Agricola Cesenate. La preoccupazione maggiore rimane legata alla grandine, specialmente nelle zone tra Imola e Faenza, dove la cooperativa ha numerosi associati.
Apofruit Italia segnala alcuni problemi alle albicocche nelle aree più colpite. Anche il vento forte può rappresentare un rischio per le nettarine a causa dello sfregamento dei frutti contro i rami. Anche in questo caso resta alto l’allarme per il rischio grandine, soprattutto per le pesche, la cui stagione è appena iniziata.
Il sindaco di Ravenna con delega al Porto, Alessandro Barattoni, e il Presidente della Regione, Michele de Pascale, hanno incontrato oggi (17 giugno) nella residenza comunale il nuovo commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Ravenna, Francesco Benevolo.
«Sono soddisfatto dell’incontro avuto – ha dichiarato il sindaco Barattoni -: si è trattato di un momento importante per conoscersi e per confrontarsi sulle necessità e sulle sfide del nostro scalo. Come ho già avuto modo di dire grazie al lavoro degli anni scorsi, oggi siamo nelle condizioni di sviluppare determinate potenzialità e di gestire alcune criticità. In particolare, serve un lavoro di squadra per reperire le risorse necessarie al completamento dei lavori delle banchine che ancora mancano per sfruttare tutte le potenzialità dei dragaggi dell’hub, così come è necessario un ragionamento condiviso fra Comune, Regione e Autorità Portuale di Ravenna sul nodo delle infrastrutture, a partire da un secondo attraversamento sul Candiano. Credo che le istituzioni debbano procedere insieme, per questo ho apprezzato la volontà di mantenere il confronto aperto fin dalle prossime settimane sulle questioni che direttamente e indirettamente riguardano il nostro hub logistico. Ho deciso di tenere per me la delega perché credo nello sviluppo dello scalo come volano per l’economia ravennate, consapevoli delle difficoltà, ma con la volontà di continuare a far crescere il nostro porto».
«Il confronto odierno con il sindaco Barattoni e con il presidente de Pascale – ha dichiarato il Commissario Benevolo – ha confermato la condivisione di quelle che si ritiene siano le priorità per garantire al nostro scalo di consolidare e sviluppare il proprio ruolo di hub strategico per il Paese. Un hub che deve essere portuale ma anche logistico e per questo è ora importante procedere con tutti i soggetti interessati nell’attuare il potenziamento dei collegamenti da e per il porto, elemento sul quale oggi si gioca molto della competitività del nostro scalo e attraverso il quale sarà possibile trarre il massimo dalle opere realizzate con il progetto dell’hub. Sono certo che le istituzioni lavoreranno insieme, in un dialogo aperto e costruttivo, e con il supporto di tutti daremo corso a quelle progettualità in grado di rendere il nostro scalo ancora più competitivo e sostenibile».
Nuovo acquisto per la Consar Ravenna. Si tratta del 25enne Hristiyan Dimitrov, opposto di Varna dove è nato il 2 novembre 1999. Ha giocato in Islanda, Germania, Belgio, Ungheria, oltre che nel suo Paese. Dimitrov, che ha scelto il numero 1 che aveva già a Fano e Sarroch, diventa il nono giocatore bulgaro della storia di Ravenna.
Nel dicembre 2022 Dimitrov è approdato in Italia, alla Wimore Parma e, dopo una parentesi in patria al Pazardzhik, vi è ritornato nel dicembre 2023 per giocare nella Smartsystem Fano, con cui ha vinto i playoff salendo in A2, e nella Sarlux Sarroch, nell’annata passata. Per lui, dunque, sarà la prima stagione in A2 e a Ravenna troverà come compagno di squadra Samuil Valchinov, con cui sta condividendo i collegiali con i due gruppi della nazionale bulgara: quella maggiore allenata da Gianlorenzo Blengini, e la selezione B diretta da Francesco Mollo. Fin qui, il suo bottino italiano parla di 937 punti messi a segno, con 92 ace e 80 muri. A Sarroch ha chiuso con 338 punti, decimo miglior attaccante della A3, con 26 ace, che lo collocano al settimo posto, e 25 muri.
“Sono molto eccitato all’idea di poter disputare il mio primo campionato di A2 – sono le prime parole del nuovo opposto ravennate – e di giocare in una realtà come Ravenna, città che respira pallavolo e club storico. Ho parlato con Grozdanov e Georgiev, che sono stati lì, e mi hanno parlato benissimo della realtà ravennate, mi hanno raccontato di quanto sia bello giocare e lavorare a Ravenna. E Samuil mi ha detto un po’ della A2, un campionato molto interessante ed equilibrato con un livello altissimo. Poi mi stimola parecchio il fatto di poter lavorare con coach Valentini: mi ha esposto un bel progetto tecnico e so che con lui si lavora molto ma si cresce anche tanto”.