venerdì
08 Maggio 2026

Grande festa per i dieci anni da sindaco di Fabrizio Matteucci

Anche Giacobazzi sul palco della sede di Amare Ravenna

Tantissime le persone che hanno partecipato alla festa per la fine dei dieci anni di mandato di Fabrizio Matteucci nella sede di Amare Ravenna, in vista delle elezioni di giugno. Militanti Pd e semplici cittadini, personalità politiche, sindaci delle altre città, tra cui anche l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, non mancava naturalmente Vasco Errani, e poi il suo staff e semplic cittadini, giovani e meno giovani insieme per stringere il primo cittadino in un abbraccio corale. Matteucci dal palco ha ringraziato tutti coloro che  lo hanno accompagnato nel lavoro fatto in questi dieci anni, ha rivolto un appello a Eni perché non lasci Ravenna e ha ribadito quanto già detto alle esequie di Enrico Liverani, fiducia e stima per la nuova e giovane classe dirigente del Pd pronta a prendere il testimone. E ai suoi assessori scomparsi in questi anni, Liverani e Gabrio Maraldi. Sul palco con lui Michele De Pascale, candidato sindaco del Pd, che ha ringraziato di cuore Matteucci per il lavoro svolto e si è detto pronto a prendere la guida della città.

E insieme ai discorsi ufficiali, anche qualche momento di puro divertimento con Giacobazzi, il comico noto anche per aver riso delle rotonde di Ravenna, facendole conoscere al pubblico nazionale.

Concessioni balneari: rischio bocciatura per la proroga della scadenza al 2020

Avvocatura generale Ue: legge viola il diritto europeo. Si va all’asta?
Pini (Lega) contro i rappresentanti dei bagnini: «Copritevi di insulti»

Dalla Corte di giustizia dell’Unione europea potrebbe arrivare un colpo di spugna sulla proroga, decisa dal Governo italiano, fino al 2020 della scadenza delle concessioni demaniali balneari per attività turistico-ricettive: infatti secondo le conclusioni dell’avvocato generale della Corte Ue – non vincolanti ma generalmente riprese nella sentenza che sarà emessa – la proroga è contraria al diritto europeo. La conseguenza, se in effetti il pronunciamento della Corte dovesse andare nella stessa direzione, è che le concessioni demaniali delle spiagge per gli stabilimenti balneari scadute dovranno essere messe a gara a livello europeo e dovranno avere una durata limitata.

L’assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, il ravennate Andrea Corsini, il coordinatore della Commissione Turismo e Industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, Giovanni Lolli, hanno chiesto un tavolo di confronto tra Governo e Regioni per definire una legge complessiva di riordino delle concessioni demaniali. «È giunto il momento – affermano – di trovare una soluzione definitiva a questo tema per restituire fiducia agli operatori balneari, che sono una componente fondamentale dell’industria turistica italiana. La legge deve affermare il valore commerciale delle imprese balneari e stabilire che la determinazione dei canoni non sia effettuata sulla base dei valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare. Inoltre è fondamentale che le nuove concessioni siano aggiudicate attraverso evidenza pubblica e che la loro durata sia rapportata agli investimenti. Per gestire il cambiamento deve poi esserci un congruo e adeguato periodo di transizione per le concessioni attuali. Non si può più aspettare: l’industria balneare, che da sola vale oltre il 60 percento del Pil del turismo nazionale, ha bisogno di risposte certe e veloci».

Ieri, subito dopo la diffusione del parere dell’avvocatura generale, era arrivato il commento del deputato ravennate Gianluca Pini (Lega Nord) nel suo solito stile senza fronzoli: «Nel 2011 feci una legge delega come relatore della Legge Comunitaria per evitare le gare e ottenni dall’Europa una proroga fino al 31/12/2015 per fare una nuova norma senza gare. Cadde il nostro governo dopo pochi giorni, e ora sappiamo anche che cadde grazie ad una interesse di Germania e Francia. Qualche idiota, a fine 2012, essendo le elezioni alle porte pensò bene di non esercitare la delega ma prorogare il termine, all’italiana, per ingraziarsi i bagnini, condannandoli così a morte certa. Quando all’epoca mi permisi di dire che era una stronzata, tutti a coprirmi di insulti. Adesso, cari rappresentanti dei bagnini che avete raccontato una marea di cazzate alla vostra gente, leggete questa notizia e copritevi da soli di insulti. Anzi, sparite dalla circolazione, di danni ne avete fatti anche troppi…».

Da dove parte la vicenda che interessa la Corte di giustizia Ue? È stata interpellata dai Tar della Lombardia e del Lazio. Ai Tribunali amministrativi regionali si erano rivolti nel 2010 la società Promoimpresa in seguito al rifiuto del rinnovo della concessione per lo sfruttamento di una zona demaniale della sponda del lago di Garda, e nel 2012 alcuni gestori di attività turistiche presso alcune aree demaniali marittime in Sardegna quando le amministrazioni locali non hanno riconosciuto loro la proroga automatica delle concessioni esistenti. Entrambi i Tar hanno sollevato una questione pregiudiziale alla Corte Ue, con oggetto la legge italiana che prevede la proroga automatica e generalizzata delle concessioni sino al 31 dicembre 2020. L’Avvocato generale ha richiamato la direttiva Bolkestein (2006/123/CE) relativa ai servizi nel mercato Ue.

Il primo impegno di Alberghini (Lpr-Lega) «Raddoppiare i vigili urbani per strada»

Ma per il candidato sindaco di centrodestra le multe dovranno venire
dopo il controllo sulla sicurezza: «Vanno cambiate regole di ingaggio»

Dietro le scrivanie gli impiegati e in strada gli agenti per raddoppiare il numero di pattuglie di polizia municipale sul territorio. È il primo impegno concreto preso dal candidato sindaco Massimiliano Alberghini in corsa per l’alleanza Lpr-Lega.

«Gli obiettivi fondamentali sono due – si legge in una nota stampa –: raddoppiare il numero di pattuglie della polizia locale sul territorio, anche concentrandole nell’orario notturno al servizio della sicurezza, soprattutto nelle frazioni e nei quartieri più abbandonati a se stessi, e rendere effettiva la presenza fisica sulle strade della vigilanza di quartiere. Per arrivare a questi due obiettivi sarà necessario rivedere radicalmente le regole d’ingaggio del personale. Sono convinto che un accordo con i sindacati sia non solo auspicabile e doveroso, ma possibile, facendo ognuno la propria parte». Alberghini lo definisce uno dei punti fermi del capitolo sicurezza che sta elaborando «in attesa di presentare il programma completo tra marzo ed aprile».

Il commercialista 50enne che ha deciso di entrare in politica per la prima volta intende «utilizzare tutte le risorse possibili a disposizione di un sindaco per rendere Ravenna un comune controllato 24 ore su 24, senza penalizzare nessuna frazione e nessun quartiere». E aggiunge anche come «una parte del programma che rappresenta le mie idee per migliorare Ravenna sia già stata abbozzata assieme alle due componenti della coalizione, Lega Nord e Lista per Ravenna. Il resto verrà messo nero su bianco dopo il confronto serrato che avremo nelle prossime settimane con il territorio e le associazioni. Va da sé che la sicurezza è comunque una priorità assoluta per Ravenna ed per questo che siamo disposti ad anticiparne i contenuti programmatici».

Ingressi ed uscite dalla scuole – prosegue Alberghini – saranno presidiate dagli assistenti civici: «Le multe in città saranno compito essenziale degli ausiliari e presto incontrerò prefetto e questore per sottoporre ad entrambi l’evoluzione del progetto di sicurezza integrata che già il questore Mondelli ha intelligentemente messo in atto nelle settimane scorse avocando a se il coordinamento di tutte le forze dell’ordine per i pattugliamenti».

In programma anche un confronto con l’attuale comandante della polizia municipale Stefano Rossi «che considero un professionista serio ma che purtroppo deve sottostare a scelte politiche scellerate di Matteucci».

«Poggiali esibiva la sua follia morale» Il pm chiede l’ergastolo per l’infermiera 

Tre ore di requisitoria: «L’8 aprile 2014 ha ucciso la sua paziente. In criminologia sarebbe chiamata serial killer dominante». Le parti civili chiedono 1,8 milioni. Sentenza attesa per l’11 marzo

Solo l’ipotesi da sceneggiatura di film di fantascienza con l’azione di un fantasma killer potrebbe scagionare Daniela Poggiali: il pubblico ministero si spinge fino a questa immagine nella requisitoria, tanta è la convinzione della colpevolezza della 43enne ex infermiera dell’ospedale di Lugo. Il capo di imputazione è omicidio pluriaggravato di una paziente, la 78enne Rosa Calderoni di Russi l’8 aprile 2014. L’arma del delitto una somministrazione massiccia di cloruro di potassio. Premeditazione, motivi abietti e il ricorso al mezzo venefico sono le tre aggravanti riscontrate dall’accusa che non possono essere intaccate dall’attenuante dell’incensuratezza: la richiesta è per il massimo della pena, ergastolo (con isolamento diurno per un anno e mezzo). «Perché nessuno di noi può sentirsi al sicuro»: sono le parole pronunciate oggi, 26 febbraio, dal sostituto procuratore Angela Scorza davanti alla corte d’Assise di Ravenna. E sul capo dell’imputata, in aula così come fatto finora in ogni udienza del processo, piombano anche le richieste della quattro parti civili (Ausl, collegio infermieri e i due figli della vittima): 1,8 milioni di euro in tutto. Venerdì prossimo l’arringa difensiva dell’avvocato Stefano Dalla Valle e per l’11 marzo è attesa la sentenza.

Il pm ricostruisce minuziosamente le tappe della degenza di Calderoni. L’anziana arrivò al pronto soccorso di Lugo la mattina del 7 aprile 2014 dopo un malore in una casa di riposo a Bagnacavallo e nel tardo pomeriggio fu ricoverata nel reparto di Medicina, quello della Poggiali, già in via di miglioramento o comunque non più in condizioni critiche. Alle 9.40 del mattino successivo la morte: l’autopsia esclude cause naturali e rileva una concentrazione eccessiva di potassio negli occhi (l’umor vitreo è l’unico punto in cui è possibile la rilevazione in maniera attendibile dopo la morte perché lì la sostanza rimane e non si dissolve come invece accade nel sangue). Secondo la procura Calderoni è stata uccisa da Poggiali con una dose concentrata di potassio somministrata tra le 8.15 e le 8.30 facendo ricorso al deflussore collegato al braccio per la flebo. In buona sostanza la convinzione dell’accusa è basata su una struttura logica piuttosto semplice: fino alle 8.15 la paziente stava bene ed era in compagnia della figlia poi ha trascorso un quarto d’ora sola con l’infermiera per la terapia del mattino (che doveva consistere in una semplice sostituzione della flebo ma Poggiali fece comunque uscire la parente dalla stanza e chiuse la porta) e in seguito la figlia la trovò non più lucida fino al coma delle 8.55. Insomma: Calderoni non è morta per cause naturali, Poggiali è stata l’unica ad averla trattata allora Poggiali è l’assassina.

Il sillogismo della procura sembrerebbe incontrare un ostacolo nelle analisi fatte sui dispositivi medici che erano collegati al corpo della paziente e rimossi, come da prassi, solo dopo la morte. Nelle bottiglie della flebo non c’è potassio ma c’è invece in concentrazioni elevatissime nel deflussore (il tubo) e di nuovo non c’è nell’ago cannula (la parte inserita nella vena) dove vengono rilevate tracce ematiche con Dna maschile. Allora quello non è il deflussore della Calderoni, è la linea difensiva. La procura la vede diversamente: il deflussore è della Calderoni ma Poggiali prima di gettare tutto nell’apposito contenitore per rifiuti speciali ha sostituito l’ago cannula con quello di un altro paziente per depistare le indagini. A supporto di questa tesi due elementi: quel giorno non si trovano altri deflussori nel contenitore dei rifiuti e se davvero fosse di un altro vorrebbe dire che quella concentrazione di potassio avrebbe dovuto uccidere un altro paziente ma nessun altro è morto quel giorno.

Scorza aggiunge poi un nuovo elemento finora mai esposto in fase dibattimentale, un’altra sostituzione che Poggiali avrebbe operato per proteggersi. Verso le 9.05 il medico di turno fece un prelievo di sangue affidando la siringa a Poggiali per la richiesta di una Ega (emogas analisi) visto l’aggravarsi improvviso del quadro clinico. La richiesta telematica al laboratorio di analisi dell’ospedale venne formalmente presentata solo alle 9.35. Cosa è successo in quella mezz’ora? «Poggiali è furba, scafata e competente. I trenta minuti le sono serviti per sostituire la provetta di sangue: il referto di laboratorio infatti ha valori di potassio nella norma perché il sangue inviato in laboratorio non è quello di Calderoni».

Le carte giocate dalla procura per costruire le fondamenta su cui innestare il castello accusatorio relativo all’unico caso di omicidio per cui è alla sbarra sono due: la scia di novanta morti sospette che resta alle spalle di Poggiali e le due celeberrime foto che la vedono in posa con gesti di scherno e di gioia accanto a un altro cadavere a gennaio del 2014, immortalate da una collega e poi spedite via Whatsapp alla 43enne che li ha accolti scrivendo “Brrr… la vita, la morte”.

Non sarà dimostrabile una responsabilità penale ma il sostituto procuratore calca spesso la mano sull’esito della perizia statistica sui decessi in reparto: negli ultimi due anni di lavoro, Poggiali nei suoi turni ha avuto 90 decessi in più rispetto alla media delle colleghe, «un dato che i periti sono certi non possa essere riconducibile al caso o alla sfortuna come invece ha sostenuto l’imputata». Aveva proprio detto così a dicembre quando aveva accettato di essere interrogata mostrando il solito piglio deciso mai perso: «Per tutto il tempo ha sfidato la procura, le parti civili e la corte mentendo ripetutamente», dice oggi il pm. E mentre lo dice i fatti confermano: la donna è stata una statua di ghiaccio, qualche sorriso per il fidanzato e qualche amico e nessuna emozione per il resto del tempo.

In tre ore di conclusioni Scorza dipinge nuovamente il profilo dell’ex infermiera già emerso anche in precedenti passaggi giudiziari: la donna, residente a Giovecca di Lugo e in carcere a Forlì da un anno e mezzo, «in criminologia verrebbe definita un serial killer dominante che uccidendo si sente potente». Qui starebbe il movente per l’accusa: non la pietas per alleviare la sofferenza dei malati – «Non le frega niente delle loro sofferenze, i pazienti li considerà una sua cosa propria per i suoi impulsi più o meno sadici» – ma il compiacimento di dare la morte. Quella della Calderoni sarebbe arrivata per sfida: l’8 aprile Poggiali è in turno dalle 7 alle 14 perché si è deciso di non farle fare più le notti proprio per i sospetti a suo carico che circolavano da tempo in corsia. E secondo Scorza l’imputata voleva dimostrare di poter comunque uccidere. Il pm va in prestito dalle riflessioni sulla perversione elaborate dallo psicoanalista francese Jacques Lacan: «Si riassume tutto in due parole: “Perché no?”. Il “Perché no?” assertivo del perverso, di chi pensa di poter fare tutto». E sul maxi schermo in aula tornano ancora una volta le due foto: «Eliminano ogni equivoco sul movente. Nulla rende meglio la personalità di Poggiali. Qui siamo di fronte a qualcosa che assomiglia all’esibizione dei cadaveri come trofei in tempi di guerra».

Appalto Hera sui rifiuti: salvi 378 posti Il nuovo consorzio assumerà tutti

Gara biennale da 40 milioni di euro: la Ambiente 2.0 di Assago
ha superato un gruppo di imprese romagnole. Accordo con i sindacati

I 378 lavoratori delle aziende che in provincia di Ravenna avevano da Hera l’appalto per raccolta e trasporto rifitui, gestione isole ecologiche, pulizia spiagge e spazzamento strade, conserveranno il proprio posto di lavoro a tempo indeterminato anche dopo l’1 marzo quando subentrerà il nuovo consorzio che ha vinto l’appalto biennale da 41 milioni di euro. Lo rendono noto, con soddisfazione, i sindacati che avevano manifestato alcuni timori nel cambio di fornitore.

La garanzia dei posti di lavoro è contenuta nell’accordo firmato il 24 febbraio con Ambiente 2.0 e le aziende consorziate Aimeri Ambiente e Pianeta Ambiente. Con l’accordo si sono raggiunti altri tre obiettivi: «L’applicazione del contratto nazionale di settore Fise-Assoambiente per tutti i lavoratori, ad eccezione di quelli che attualmente sono dipendenti di cooperative sociali e che fanno parte di specifici progetti; il mantenimento della retribuzione e l’assegnazione di mansioni tali da salvaguardare la professionalità dei lavoratori subordinati che saranno in forza alle aziende del Consorzio che si è aggiudicato l’appalto; la non applicazione del Jobs Act per tutti i titolari di lavoro subordinato, quale trattamento di miglior favore».

Dopo le prime preccupazioni diffuse pubblicamente dai sindacati all’inizio di marzo era arrivata la rassicurazinoe della multiutility: «Già in occasione dei primi incontri tra Hera e la società aggiudicataria dell’appalto, è stato garantito l’impegno al rispetto di norme e contratti e la disponibilità ad assumere tutto il personale cessante, in coerenza con la loro offerta». Hera si è inoltre impegnata a «verifare che gli impegni contrattuali, in termini di qualità e quantità dei servizi, dei mezzi e del personale e gli obblighi normativi, siano tutti rispettati».

Appalto Hera sui rifiuti: salvi 378 posti Il nuovo consorzio assumerà tutti

Gara biennale da 40 milioni di euro: la Ambiente 2.0 di Assago ha superato un gruppo di imprese romagnole. Accordo con i sindacati

I 378 lavoratori delle aziende che in provincia di Ravenna avevano da Hera l’appalto per raccolta e trasporto rifitui, gestione isole ecologiche, pulizia spiagge e spazzamento strade, conserveranno il proprio posto di lavoro a tempo indeterminato anche dopo l’1 marzo quando subentrerà il nuovo consorzio che ha vinto l’appalto biennale da 41 milioni di euro. Lo rendono noto, con soddisfazione, i sindacati che avevano manifestato alcuni timori nel cambio di fornitore.

La garanzia dei posti di lavoro è contenuta nell’accordo firmato il 24 febbraio con Ambiente 2.0 e le aziende consorziate Aimeri Ambiente e Pianeta Ambiente. Con l’accordo si sono raggiunti altri tre obiettivi: «L’applicazione del contratto nazionale di settore Fise-Assoambiente per tutti i lavoratori, ad eccezione di quelli che attualmente sono dipendenti di cooperative sociali e che fanno parte di specifici progetti; il mantenimento della retribuzione e l’assegnazione di mansioni tali da salvaguardare la professionalità dei lavoratori subordinati che saranno in forza alle aziende del Consorzio che si è aggiudicato l’appalto; la non applicazione del Jobs Act per tutti i titolari di lavoro subordinato, quale trattamento di miglior favore».

Dopo le prime preccupazioni diffuse pubblicamente dai sindacati all’inizio di marzo era arrivata la rassicurazinoe della multiutility: «Già in occasione dei primi incontri tra Hera e la società aggiudicataria dell’appalto, è stato garantito l’impegno al rispetto di norme e contratti e la disponibilità ad assumere tutto il personale cessante, in coerenza con la loro offerta». Hera si è inoltre impegnata a «verifare che gli impegni contrattuali, in termini di qualità e quantità dei servizi, dei mezzi e del personale e gli obblighi normativi, siano tutti rispettati».

Via libera dal Comune al campo da golf a Casal Borsetti

Approvato, quasi vent’anni dopo, il progetto. Previste anche pista ciclabile e riqualificazione della pineta. Ora la palla passa ai privati

A quasi vent’anni dalla presentazione del progetto, il Comune di Ravenna ha approvato definitivamente il Piano Urbanistico Attuativo che dà il via libera alla realizzazione di un campo da golf (a 18 buche regolamentari) a Casal Borsetti. Si tratta solo dell’intervento più chiacchierato di un progetto da 10 milioni di euro che prevede anche strutture ricettive e residenziali in tre zone urbanizzate, da realizzare in accordo con il Comune sfruttando l’articolo 18 della legge regionale che, come noto, impegna i privati a realizzare anche interventi di interesse sociale.

La notizia è riportata su Corriere Romagna e Carlino Ravenna in edicola oggi (venerdì 26 febbraio).

Per passare dalle parole ai fatti, ora i privati hanno sei mesi di tempo per firmare l’accordo definitivo con l’Amministrazione e nella migliore delle ipotesi, completati gli iter burocratici, i lavori non potranno partire comunque prima di un paio d’anni.

Dai promotori (le società “Molinetto” e “Valore e Sviluppo”, propiretarie di circa 170 ettari di terreno) trapela l’intenzione di partire con l’impianto per il golf per poi invece verificare in futuro se il resto del progetto – che prevede anche un albergo o un residence di lusso e una zona commerciale – sia ancora realizzabile. Senza contare che inizialmente i privati saranno tenuti a riqualificare gli ambienti naturali, come la pineta costiera, ad adeguare e ampliare l’impianto sportivo esistente e la viabilità e a realizzare la pista ciclabile verso Porto Corsini. Le due società dovranno anche versare al Comune 970mila euro per la realizzazione del secondo stralcio della condotta principale di acquedotto per il tratto fiume Lamone-Casalborsetti. In programma anche lo spostamento dell’attuale area camper.

Via libera dal Comune al campo da golf a Casal Borsetti

Approvato, quasi vent’anni dopo, il progetto. Previste anche pista
ciclabile e riqualificazione della pineta. Ora la palla passa ai privati

A quasi vent’anni dalla presentazione del progetto, il Comune di Ravenna ha approvato definitivamente il Piano Urbanistico Attuativo che dà il via libera alla realizzazione di un campo da golf (a 18 buche regolamentari) a Casal Borsetti. Si tratta solo dell’intervento più chiacchierato di un progetto da 10 milioni di euro che prevede anche strutture ricettive e residenziali in tre zone urbanizzate, da realizzare in accordo con il Comune sfruttando l’articolo 18 della legge regionale che, come noto, impegna i privati a realizzare anche interventi di interesse sociale.

La notizia è riportata su Corriere Romagna e Carlino Ravenna in edicola oggi (venerdì 26 febbraio).

Per passare dalle parole ai fatti, ora i privati hanno sei mesi di tempo per firmare l’accordo definitivo con l’Amministrazione e nella migliore delle ipotesi, completati gli iter burocratici, i lavori non potranno partire comunque prima di un paio d’anni.

Dai promotori (le società “Molinetto” e “Valore e Sviluppo”, propiretarie di circa 170 ettari di terreno) trapela l’intenzione di partire con l’impianto per il golf per poi invece verificare in futuro se il resto del progetto – che prevede anche un albergo o un residence di lusso e una zona commerciale – sia ancora realizzabile. Senza contare che inizialmente i privati saranno tenuti a riqualificare gli ambienti naturali, come la pineta costiera, ad adeguare e ampliare l’impianto sportivo esistente e la viabilità e a realizzare la pista ciclabile verso Porto Corsini. Le due società dovranno anche versare al Comune 970mila euro per la realizzazione del secondo stralcio della condotta principale di acquedotto per il tratto fiume Lamone-Casalborsetti. In programma anche lo spostamento dell’attuale area camper.

Via libera dal Comune al campo da golf a Casal Borsetti

Approvato, quasi vent’anni dopo, il progetto. Previste anche pista ciclabile e riqualificazione della pineta. Ora la palla passa ai privati

A quasi vent’anni dalla presentazione del progetto, il Comune di Ravenna ha approvato definitivamente il Piano Urbanistico Attuativo che dà il via libera alla realizzazione di un campo da golf (a 18 buche regolamentari) a Casal Borsetti. Si tratta solo dell’intervento più chiacchierato di un progetto da 10 milioni di euro che prevede anche strutture ricettive e residenziali in tre zone urbanizzate, da realizzare in accordo con il Comune sfruttando l’articolo 18 della legge regionale che, come noto, impegna i privati a realizzare anche interventi di interesse sociale.

La notizia è riportata su Corriere Romagna e Carlino Ravenna in edicola oggi (venerdì 26 febbraio).

Per passare dalle parole ai fatti, ora i privati hanno sei mesi di tempo per firmare l’accordo definitivo con l’Amministrazione e nella migliore delle ipotesi, completati gli iter burocratici, i lavori non potranno partire comunque prima di un paio d’anni.

Dai promotori (le società “Molinetto” e “Valore e Sviluppo”, propiretarie di circa 170 ettari di terreno) trapela l’intenzione di partire con l’impianto per il golf per poi invece verificare in futuro se il resto del progetto – che prevede anche un albergo o un residence di lusso e una zona commerciale – sia ancora realizzabile. Senza contare che inizialmente i privati saranno tenuti a riqualificare gli ambienti naturali, come la pineta costiera, ad adeguare e ampliare l’impianto sportivo esistente e la viabilità e a realizzare la pista ciclabile verso Porto Corsini. Le due società dovranno anche versare al Comune 970mila euro per la realizzazione del secondo stralcio della condotta principale di acquedotto per il tratto fiume Lamone-Casalborsetti. In programma anche lo spostamento dell’attuale area camper.

Torna il mercatino dei contadini in centro a Ravenna. Coinvolti anche bar e ristoranti

Domenica, 28 febbraio, si apre l’ottavo ciclo di appuntamenti di Madra, la mostra-mercato agricolo domenicale di Ravenna. Madra tornerà il 10 aprile, poi nelle due domeniche di maggio, del 15 e del 29 (in quest’ultima occasione con i Giardini di Maggio) e infine il 22 e 23 ottobre (in occasione di GiovinBacco) e domenica 27 novembre.

L’evento offre il piacere di fare un salto in centro a curiosare e ad acquistare i prodotti della terra fra le bancarelle – sotto i portici, con il sole o con la pioggia – e di godere di questa festa all’insegna dei sapori e della stagionalità dei prodotti del territorio.

Promossa dalle organizzazioni agricole Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, Madra si svolge come sempre nelle vie Gordini e Corrado Ricci – e nelle zone limitrofe – che dalle 10 alle 19 ospiteranno le bancarelle di decine di agricoltori locali con l’esposizione/vendita delle primizie di stagione.

Continua anche l’iniziativa “Il buono della terra al ristorante”, che vede coinvolti 15 ristoranti i quali propongono una degustazione di piatti preparati con i prodotti di Madra e di vini del territorio. “La Colazione e la Merenda del Contadino al Bar” vede invece protagonisti 10 bar del centro, ciascuno dei quali proporrà colazione del mattino e merenda del pomeriggio anche con prodotti Madra.

Torna il mercatino dei contadini in centro a Ravenna. Coinvolti anche bar e ristoranti

Domenica, 28 febbraio, si apre l’ottavo ciclo di appuntamenti di Madra, la mostra-mercato agricolo domenicale di Ravenna. Madra tornerà il 10 aprile, poi nelle due domeniche di maggio, del 15 e del 29 (in quest’ultima occasione con i Giardini di Maggio) e infine il 22 e 23 ottobre (in occasione di GiovinBacco) e domenica 27 novembre.

L’evento offre il piacere di fare un salto in centro a curiosare e ad acquistare i prodotti della terra fra le bancarelle – sotto i portici, con il sole o con la pioggia – e di godere di questa festa all’insegna dei sapori e della stagionalità dei prodotti del territorio.

Promossa dalle organizzazioni agricole Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, Madra si svolge come sempre nelle vie Gordini e Corrado Ricci – e nelle zone limitrofe – che dalle 10 alle 19 ospiteranno le bancarelle di decine di agricoltori locali con l’esposizione/vendita delle primizie di stagione.

Continua anche l’iniziativa “Il buono della terra al ristorante”, che vede coinvolti 15 ristoranti i quali propongono una degustazione di piatti preparati con i prodotti di Madra e di vini del territorio. “La Colazione e la Merenda del Contadino al Bar” vede invece protagonisti 10 bar del centro, ciascuno dei quali proporrà colazione del mattino e merenda del pomeriggio anche con prodotti Madra.

«Quando Morricone scelse la mia voce…» La storia del cantante di Ringo

Maurizio Graf ricorda il tempo dello Spaghetti western e la sua
collaborazione con il maestro. «A Natale gli ho fatto gli auguri…»

Rivivere le atmosfere dei classici dello “spaghetti western”, immergendosi nei mitici anni sessanta. Con grandi protagonisti un big di ieri e di oggi come Ennio Morricone e un cantante che con lui ha collaborato per un paio d’anni da incorniciare, Maurizio Graf (all’anagrafe Maurizio Attanasio). Tutto questo sarà possibile in una serata speciale, quella di venerdì 26 febbraio (alle 21), organizzata da Arci Ravenna al cinema Gulliver di Alfonsine, intitolata “Maurizio Graf. Io, il cinema e Morricone”. Prima della proiezione del nuovo film di Quentin Tarantino, il western in salsa pulp The Hateful Eight, con la colonna sonora di Morricone – che è valsa al noto compositore italiano la sesta nomination agli Oscar – Graf parlerà con il pubblico e racconterà quel suo periodo d’oro di cinquant’anni fa, in cui indimenticabile resta la sua esecuzione di “Angel Dace” in Una pistola per Ringo di Duccio Tessari. La proiezione del film di Tarantino proseguirà tutte le sere fino a lunedì 29 febbraio.

Graf, tutti saranno curiosi di sapere come ha incontrato Morricone…
«È stato a metà degli anni sessanta, quando ero uno studente universitario. Da Gorizia, mia città natale, mi ero trasferito a Roma (oggi invece Graf vive a Lugo, ndr) e frequentando la spiaggia del Villaggio Tognazzi a Castel Fusano, entrai in contatto con una persona che lo conosceva. Mi fissò un appuntamento con lui, raccomandandomi con un biglietto in cui scrisse semplicemente: “Dicono che canti bene”. La cosa divertì molto Morricone. Io ero alle prime armi, mentre lui non era ancora conosciuto come adesso e il suo Per un pugno di dollari, non aveva ancora avuto un successo planetario».
Come si è sviluppata la vostra collaborazione artistica?
«Sono capitato al momento giusto perché il maestro stava cercando una voce per la colonna sonora di alcuni film con Giuliano Gemma, come Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo. Sempre nel 1965, ho fatto anche Per qualche dollaro in più e Agente 077 Missione Bloody Mary, mentre l’anno successivo Da uomo a uomo e Il grande silenzio che però non sono usciti nei cinema. In alcuni casi ho anche scritto i testi e ho pubblicato tre dischi».
Com’è Morricone visto da vicino?
«Pur essendo un musicista e quindi un artista, è una persona molto “quadrata”, precisa, puntale e dotata di grande disciplina. Ricordo che si alzava presto, già alle otto di mattina scriveva musica, e gli piaceva giocare a tennis. Di lui ho apprezzato anche l’onestà e la correttezza. Quel periodo trascorse in fretta. Mi spiace di non aver vissuto anche gli anni del suo grande successo. Ma siamo sempre rimasti in contatto. A Natale gli ho fatto gli auguri e sono felice di sapere che si è ripreso e ora sta portando avanti una tournée europea, a 87 anni».
Come ha proseguito la sua carriera, dopo di allora?
«Ho cantato fino ai quarant’anni, collaborando anche alla colonna sonora de I racconti del maresciallo di Mario Soldati, poi ho lavorato nel settore commerciale di varie aziende di abbigliamento. Ora sono un pensionato sempre amante della musica e se capitasse una nuova opportunità non mi tirerei indietro. Nel gennaio 2012 ho avuto l’onore di cantare due pezzi all’Elizabeth Hall di Londra, invitato dalla Spaghetti Western Orchestra, una band australiana ora purtroppo disciolta che girava il mondo eseguendo tutti le colonne sonore di Morricone, rumori compresi. Non potrò mai dimenticare il grande applauso di 2 mila persone!».

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