venerdì
08 Maggio 2026

Nidi: dal Comune la novità dei voucher e oltre mezzo milione di euro ai privati

Ecco le nuove convenzioni per gli asili. L’assessore: «Le imprese
siano più flessibili su orari e magari aperture al sabato mattina»

Un nuovo sistema di convenzionamento con tutti i soggetti interessati, in modo da rendere stabile per i prossimi anni nel territorio del comune di Ravenna la presenza di asili privati – a fianco della tradizionale offerta di posti comunali – per i bambini da 3 mesi a 3 anni, i cosiddetti nidi, ormai divenuti servizi fondamentali per molte famiglie.

Un’esperienza, quella dei nidi privati, partita a Ravenna una decina di anni fa e che ha visto con il tempo aumentare le strutture ma anche – complice la crisi – alcune imprese chiudere. È sicuramente complicato, infatti, resistere sul mercato per un nido privato senza alcun contributo del pubblico. E l’Amministrazione infatti, a fronte della permanenza di liste d’attesa (al momento sono 116 per esempio i bambini senza un posto comunale), con il tempo (lo prevede una legge regionale del 2000) ha stipulato convenzioni o protocolli con soggetti privati in grado di ospitare bambini con lo stesso (se non addirittura più elevato) standard qualitativo delle strutture pubbliche, tanto da essere appunto utilizzati per le graduatorie allo stesso modo dei nidi comunali. Una prassi che va avanti da un decennio in maniera disarticolata – tra corrispettivi e contributi variabili, versati a seconda dei casi differentemente dal Comune ai privati – e che ora l’Amministrazione ha deciso di riordinare con un vero e proprio piano triennale le cui linee guida sono state approvate dal consiglio comunale (con l’astensione dei 5 Stelle e di Sirio Stampa di Lista per Ravenna e il voto favorevole di tutti gli altri gruppi, anche di opposizione) giovedì 11 febbraio.

La prima notizia è che, come promesso, non sono previsti tagli, passando anzi l’investimento del Comune per i nidi privati (al netto delle entrate per le rette incassate direttamente fino ad oggi, come non accadrà invece più) dai 540mila euro circa del 2015 (ultimo anno solare in cui è stato utilizzato ininterrottamente il vecchio sistema, che resterà in vigore invece solo fino a questa estate) ai 560mila euro previsti per il 2017. E l’investimento complessivo dell’Amministrazione aumenterà sensibilmente (fino ad arrivare a 680mila euro) con l’emissione per la prima volta di voucher comunali per andare incontro alle esigenze delle famiglie che non usufruiranno del servizio pubblico (per scelta o per esclusione) coprendo in parte la retta per il nido privato (a Ravenna di quasi 600 euro in media al mese). Si tratta di una sorta di pezza che il Comune ha deciso di mettere a fronte della fine dell’esperienza (a giugno 2015) degli analoghi voucher regionali a cui la Regione ha deciso di rinunciare, preferendo utilizzare le risorse europee, fino a quel momento indirizzate all’infanzia, per politiche occupazionali. A dire il vero i voucher regionali non erano neppure molto utilizzati dagli utenti (nell’ultimo anno scolastico in cui sono stati pubblicati, il 2014-205, ne erano stati concessi una trentina sui cento disponibili) anche per alcuni vincoli piuttosto limitanti, come quello che restringeva la partecipazione al bando solo a famiglie con entrambi i genitori occupati. Quelli comunali saranno invece più accessibili, assicura l’assessore all’Istruzione di Ravenna, Ouidad Bakkali, prevedendo per i primi mesi del prossimo anno scolastico (settembre-dicembre) un plafond di 50mila euro che crescerà nel 2017 arrivando a regime attorno ai 120mila euro annui. L’intenzione in questo modo è quella di distrubuire 50-60 voucher (praticamente per un bambino su due, considerato il fatto che quest’anno sono 103 quelli iscritti nei nidi privati, non convenzionati) dall’importo medio di circa 200 euro. Potranno farne richiesta le famiglie con un Isee compreso tra 7.500 e 35mila euro e i rimborsi varieranno di conseguenza tra i 50 e i 300 euro mensili.

L’altro fulcro della convenzione è quella – come detto – di adeguare e uniformare le convenzioni in una logica di semplificazione – si legge nella delibera – e «di parità ed equità di trattamento rispetto ai diversi gestori». A risultare penalizzati, con tagli anche consistenti, sono i privati che avevano ottenuto le prime convenzioni otto, nove o anche dieci anni fa, quando c’erano maggiori risorse, più bambini e anche meno concorrenza. Il Comune mira quindi a redistribuire i posti convenzionati – che resteranno circa 170 in totale – tra le strutture private presenti (a oggi una quindicina, ma potrebbero aumentare di qualche unità), autorizzate secondo le norme di legge e che risponderanno alla chiamata pubblica dei prossimi mesi. Saranno quindi redistribuite anche le risorse, in modo omogeneo, con un corrispettivo che il Comune verserà ai privati di 580 euro al mese (cifra rivista al rialzo e che riconosce per la prima volta al gestore anche i costi della ristorazione) per bambino convenzionato. In questo modo tutti i privati saranno trattati allo stesso modo e l’unica eccezione (con convenzione studiata appositamente) sarà rappresentata dall’esperienza del nido interaziendale l’Hera dei Bimbi che si trova in un immobile di proprietà comunale e per cui il Comune dovrà – anche se solo probabilmente pro forma, visto che pare improbabile che Hera possa abbandonare il progetto – pubblicare un avviso pubblico per affidarne la gestione.

Infine, con questo nuovo piano di convenzioni il Comune si pone anche l’obiettivo di realizzare un sistema – citiamo ancora la delibera – «dove l’offerta di posti privati convenzionati sia chiara e omogenea per le famiglie», che potranno così scegliere nell’ambito del bando annuale di iscrizione (solitamente pubblicato tra marzo e aprile e che quest’anno metterà in rilievo appunto anche la novità dei voucher) fra nidi comunali e una pluralità di servizi privati a cui accedere alle stesse condizioni economiche.

L’assessore Bakkali commenta con orgoglio il nuovo piano e sembra quasi rispondere alle accuse di Alberto Ancarani di Forza Italia che lo considerà, apprezzando, un provvedimento di destra: «Il nostro sistema pubblico-privato ha sempre avuto e continuerà ad avere sempre una forte governance pubblica – dice Bakkali –, con standard qualitativi alti (a tal fine esiste anche un organismo di controllo comunale che effettua almeno due sopralluoghi nei nidi privati durante il ciclo di convenzionamento, per evitare anche – dicono dal Comune – la pratica del baby parking camuffato, ndr) in un territorio dove storicamente le famiglie hanno pretese alte». Il passo successivo che l’assessore dice di voler compiere con questo nuovo piano è vedere il privato «integrarsi nel vero senso della parola al pubblico, costruendo insieme un sistema più flessibile per rispondere alle necessità delle famiglie che sono diverse rispetto al passato. Il privato, per restare sul mercato – conclude Bakkali – deve cercare anche di coprire quello che non riesce a fare il pubblico: penso agli orari (i nidi comunali solitamente restano aperti dalle 7.30 alle 17, ndr), ai sabati mattina, magari ad alcuni festivi… Dovranno cercare di essere, in definitiva, sempre più flessibili».

Nidi: dal Comune la novità dei voucher e oltre mezzo milione di euro ai privati

Ecco le nuove convenzioni per gli asili. L’assessore: «Le imprese
siano più flessibili su orari e magari aperture al sabato mattina»

Un nuovo sistema di convenzionamento con tutti i soggetti interessati, in modo da rendere stabile per i prossimi anni nel territorio del comune di Ravenna la presenza di asili privati – a fianco della tradizionale offerta di posti comunali – per i bambini da 3 mesi a 3 anni, i cosiddetti nidi, ormai divenuti servizi fondamentali per molte famiglie.

Un’esperienza, quella dei nidi privati, partita a Ravenna una decina di anni fa e che ha visto con il tempo aumentare le strutture ma anche – complice la crisi – alcune imprese chiudere. È sicuramente complicato, infatti, resistere sul mercato per un nido privato senza alcun contributo del pubblico. E l’Amministrazione infatti, a fronte della permanenza di liste d’attesa (al momento sono 116 per esempio i bambini senza un posto comunale), con il tempo (lo prevede una legge regionale del 2000) ha stipulato convenzioni o protocolli con soggetti privati in grado di ospitare bambini con lo stesso (se non addirittura più elevato) standard qualitativo delle strutture pubbliche, tanto da essere appunto utilizzati per le graduatorie allo stesso modo dei nidi comunali. Una prassi che va avanti da un decennio in maniera disarticolata – tra corrispettivi e contributi variabili, versati a seconda dei casi differentemente dal Comune ai privati – e che ora l’Amministrazione ha deciso di riordinare con un vero e proprio piano triennale le cui linee guida sono state approvate dal consiglio comunale (con l’astensione dei 5 Stelle e di Sirio Stampa di Lista per Ravenna e il voto favorevole di tutti gli altri gruppi, anche di opposizione) giovedì 11 febbraio.

La prima notizia è che, come promesso, non sono previsti tagli, passando anzi l’investimento del Comune per i nidi privati (al netto delle entrate per le rette incassate direttamente fino ad oggi, come non accadrà invece più) dai 540mila euro circa del 2015 (ultimo anno solare in cui è stato utilizzato ininterrottamente il vecchio sistema, che resterà in vigore invece solo fino a questa estate) ai 560mila euro previsti per il 2017. E l’investimento complessivo dell’Amministrazione aumenterà sensibilmente (fino ad arrivare a 680mila euro) con l’emissione per la prima volta di voucher comunali per andare incontro alle esigenze delle famiglie che non usufruiranno del servizio pubblico (per scelta o per esclusione) coprendo in parte la retta per il nido privato (a Ravenna di quasi 600 euro in media al mese). Si tratta di una sorta di pezza che il Comune ha deciso di mettere a fronte della fine dell’esperienza (a giugno 2015) degli analoghi voucher regionali a cui la Regione ha deciso di rinunciare, preferendo utilizzare le risorse europee, fino a quel momento indirizzate all’infanzia, per politiche occupazionali. A dire il vero i voucher regionali non erano neppure molto utilizzati dagli utenti (nell’ultimo anno scolastico in cui sono stati pubblicati, il 2014-205, ne erano stati concessi una trentina sui cento disponibili) anche per alcuni vincoli piuttosto limitanti, come quello che restringeva la partecipazione al bando solo a famiglie con entrambi i genitori occupati. Quelli comunali saranno invece più accessibili, assicura l’assessore all’Istruzione di Ravenna, Ouidad Bakkali, prevedendo per i primi mesi del prossimo anno scolastico (settembre-dicembre) un plafond di 50mila euro che crescerà nel 2017 arrivando a regime attorno ai 120mila euro annui. L’intenzione in questo modo è quella di distrubuire 50-60 voucher (praticamente per un bambino su due, considerato il fatto che quest’anno sono 103 quelli iscritti nei nidi privati, non convenzionati) dall’importo medio di circa 200 euro. Potranno farne richiesta le famiglie con un Isee compreso tra 7.500 e 35mila euro e i rimborsi varieranno di conseguenza tra i 50 e i 300 euro mensili.

L’altro fulcro della convenzione è quella – come detto – di adeguare e uniformare le convenzioni in una logica di semplificazione – si legge nella delibera – e «di parità ed equità di trattamento rispetto ai diversi gestori». A risultare penalizzati, con tagli anche consistenti, sono i privati che avevano ottenuto le prime convenzioni otto, nove o anche dieci anni fa, quando c’erano maggiori risorse, più bambini e anche meno concorrenza. Il Comune mira quindi a redistribuire i posti convenzionati – che resteranno circa 170 in totale – tra le strutture private presenti (a oggi una quindicina, ma potrebbero aumentare di qualche unità), autorizzate secondo le norme di legge e che risponderanno alla chiamata pubblica dei prossimi mesi. Saranno quindi redistribuite anche le risorse, in modo omogeneo, con un corrispettivo che il Comune verserà ai privati di 580 euro al mese (cifra rivista al rialzo e che riconosce per la prima volta al gestore anche i costi della ristorazione) per bambino convenzionato. In questo modo tutti i privati saranno trattati allo stesso modo e l’unica eccezione (con convenzione studiata appositamente) sarà rappresentata dall’esperienza del nido interaziendale l’Hera dei Bimbi che si trova in un immobile di proprietà comunale e per cui il Comune dovrà – anche se solo probabilmente pro forma, visto che pare improbabile che Hera possa abbandonare il progetto – pubblicare un avviso pubblico per affidarne la gestione.

Infine, con questo nuovo piano di convenzioni il Comune si pone anche l’obiettivo di realizzare un sistema – citiamo ancora la delibera – «dove l’offerta di posti privati convenzionati sia chiara e omogenea per le famiglie», che potranno così scegliere nell’ambito del bando annuale di iscrizione (solitamente pubblicato tra marzo e aprile e che quest’anno metterà in rilievo appunto anche la novità dei voucher) fra nidi comunali e una pluralità di servizi privati a cui accedere alle stesse condizioni economiche.

L’assessore Bakkali commenta con orgoglio il nuovo piano e sembra quasi rispondere alle accuse di Alberto Ancarani di Forza Italia che lo considerà, apprezzando, un provvedimento di destra: «Il nostro sistema pubblico-privato ha sempre avuto e continuerà ad avere sempre una forte governance pubblica – dice Bakkali –, con standard qualitativi alti (a tal fine esiste anche un organismo di controllo comunale che effettua almeno due sopralluoghi nei nidi privati durante il ciclo di convenzionamento, per evitare anche – dicono dal Comune – la pratica del baby parking camuffato, ndr) in un territorio dove storicamente le famiglie hanno pretese alte». Il passo successivo che l’assessore dice di voler compiere con questo nuovo piano è vedere il privato «integrarsi nel vero senso della parola al pubblico, costruendo insieme un sistema più flessibile per rispondere alle necessità delle famiglie che sono diverse rispetto al passato. Il privato, per restare sul mercato – conclude Bakkali – deve cercare anche di coprire quello che non riesce a fare il pubblico: penso agli orari (i nidi comunali solitamente restano aperti dalle 7.30 alle 17, ndr), ai sabati mattina, magari ad alcuni festivi… Dovranno cercare di essere, in definitiva, sempre più flessibili».

Nidi: dal Comune la novità dei voucher e oltre mezzo milione di euro ai privati

Ecco le nuove convenzioni per gli asili. L’assessore: «Le imprese siano più flessibili su orari e magari aperture al sabato mattina»

Un nuovo sistema di convenzionamento con tutti i soggetti interessati, in modo da rendere stabile per i prossimi anni nel territorio del comune di Ravenna la presenza di asili privati – a fianco della tradizionale offerta di posti comunali – per i bambini da 3 mesi a 3 anni, i cosiddetti nidi, ormai divenuti servizi fondamentali per molte famiglie.

Un’esperienza, quella dei nidi privati, partita a Ravenna una decina di anni fa e che ha visto con il tempo aumentare le strutture ma anche – complice la crisi – alcune imprese chiudere. È sicuramente complicato, infatti, resistere sul mercato per un nido privato senza alcun contributo del pubblico. E l’Amministrazione infatti, a fronte della permanenza di liste d’attesa (al momento sono 116 per esempio i bambini senza un posto comunale), con il tempo (lo prevede una legge regionale del 2000) ha stipulato convenzioni o protocolli con soggetti privati in grado di ospitare bambini con lo stesso (se non addirittura più elevato) standard qualitativo delle strutture pubbliche, tanto da essere appunto utilizzati per le graduatorie allo stesso modo dei nidi comunali. Una prassi che va avanti da un decennio in maniera disarticolata – tra corrispettivi e contributi variabili, versati a seconda dei casi differentemente dal Comune ai privati – e che ora l’Amministrazione ha deciso di riordinare con un vero e proprio piano triennale le cui linee guida sono state approvate dal consiglio comunale (con l’astensione dei 5 Stelle e di Sirio Stampa di Lista per Ravenna e il voto favorevole di tutti gli altri gruppi, anche di opposizione) giovedì 11 febbraio.

La prima notizia è che, come promesso, non sono previsti tagli, passando anzi l’investimento del Comune per i nidi privati (al netto delle entrate per le rette incassate direttamente fino ad oggi, come non accadrà invece più) dai 540mila euro circa del 2015 (ultimo anno solare in cui è stato utilizzato ininterrottamente il vecchio sistema, che resterà in vigore invece solo fino a questa estate) ai 560mila euro previsti per il 2017. E l’investimento complessivo dell’Amministrazione aumenterà sensibilmente (fino ad arrivare a 680mila euro) con l’emissione per la prima volta di voucher comunali per andare incontro alle esigenze delle famiglie che non usufruiranno del servizio pubblico (per scelta o per esclusione) coprendo in parte la retta per il nido privato (a Ravenna di quasi 600 euro in media al mese). Si tratta di una sorta di pezza che il Comune ha deciso di mettere a fronte della fine dell’esperienza (a giugno 2015) degli analoghi voucher regionali a cui la Regione ha deciso di rinunciare, preferendo utilizzare le risorse europee, fino a quel momento indirizzate all’infanzia, per politiche occupazionali. A dire il vero i voucher regionali non erano neppure molto utilizzati dagli utenti (nell’ultimo anno scolastico in cui sono stati pubblicati, il 2014-205, ne erano stati concessi una trentina sui cento disponibili) anche per alcuni vincoli piuttosto limitanti, come quello che restringeva la partecipazione al bando solo a famiglie con entrambi i genitori occupati. Quelli comunali saranno invece più accessibili, assicura l’assessore all’Istruzione di Ravenna, Ouidad Bakkali, prevedendo per i primi mesi del prossimo anno scolastico (settembre-dicembre) un plafond di 50mila euro che crescerà nel 2017 arrivando a regime attorno ai 120mila euro annui. L’intenzione in questo modo è quella di distrubuire 50-60 voucher (praticamente per un bambino su due, considerato il fatto che quest’anno sono 103 quelli iscritti nei nidi privati, non convenzionati) dall’importo medio di circa 200 euro. Potranno farne richiesta le famiglie con un Isee compreso tra 7.500 e 35mila euro e i rimborsi varieranno di conseguenza tra i 50 e i 300 euro mensili.

L’altro fulcro della convenzione è quella – come detto – di adeguare e uniformare le convenzioni in una logica di semplificazione – si legge nella delibera – e «di parità ed equità di trattamento rispetto ai diversi gestori». A risultare penalizzati, con tagli anche consistenti, sono i privati che avevano ottenuto le prime convenzioni otto, nove o anche dieci anni fa, quando c’erano maggiori risorse, più bambini e anche meno concorrenza. Il Comune mira quindi a redistribuire i posti convenzionati – che resteranno circa 170 in totale – tra le strutture private presenti (a oggi una quindicina, ma potrebbero aumentare di qualche unità), autorizzate secondo le norme di legge e che risponderanno alla chiamata pubblica dei prossimi mesi. Saranno quindi redistribuite anche le risorse, in modo omogeneo, con un corrispettivo che il Comune verserà ai privati di 580 euro al mese (cifra rivista al rialzo e che riconosce per la prima volta al gestore anche i costi della ristorazione) per bambino convenzionato. In questo modo tutti i privati saranno trattati allo stesso modo e l’unica eccezione (con convenzione studiata appositamente) sarà rappresentata dall’esperienza del nido interaziendale l’Hera dei Bimbi che si trova in un immobile di proprietà comunale e per cui il Comune dovrà – anche se solo probabilmente pro forma, visto che pare improbabile che Hera possa abbandonare il progetto – pubblicare un avviso pubblico per affidarne la gestione.

Infine, con questo nuovo piano di convenzioni il Comune si pone anche l’obiettivo di realizzare un sistema – citiamo ancora la delibera – «dove l’offerta di posti privati convenzionati sia chiara e omogenea per le famiglie», che potranno così scegliere nell’ambito del bando annuale di iscrizione (solitamente pubblicato tra marzo e aprile e che quest’anno metterà in rilievo appunto anche la novità dei voucher) fra nidi comunali e una pluralità di servizi privati a cui accedere alle stesse condizioni economiche.

L’assessore Bakkali commenta con orgoglio il nuovo piano e sembra quasi rispondere alle accuse di Alberto Ancarani di Forza Italia che lo considerà, apprezzando, un provvedimento di destra: «Il nostro sistema pubblico-privato ha sempre avuto e continuerà ad avere sempre una forte governance pubblica – dice Bakkali –, con standard qualitativi alti (a tal fine esiste anche un organismo di controllo comunale che effettua almeno due sopralluoghi nei nidi privati durante il ciclo di convenzionamento, per evitare anche – dicono dal Comune – la pratica del baby parking camuffato, ndr) in un territorio dove storicamente le famiglie hanno pretese alte». Il passo successivo che l’assessore dice di voler compiere con questo nuovo piano è vedere il privato «integrarsi nel vero senso della parola al pubblico, costruendo insieme un sistema più flessibile per rispondere alle necessità delle famiglie che sono diverse rispetto al passato. Il privato, per restare sul mercato – conclude Bakkali – deve cercare anche di coprire quello che non riesce a fare il pubblico: penso agli orari (i nidi comunali solitamente restano aperti dalle 7.30 alle 17, ndr), ai sabati mattina, magari ad alcuni festivi… Dovranno cercare di essere, in definitiva, sempre più flessibili».

Insieme per Cambiare, lista civica di centro per il Pd e De Pascale

L’assessore dem Valenti con l’industriale Poggiali tra i promotori
«Puntiamo a un elettorato moderato e cattolico-liberale»

Una lista che guarda al centro e a quegli elettori che alle scorse politiche hanno scelto Monti o Ncd, alleati oggi al Pd a Roma, e a chi non vota più, con una forte connotazione locale e in grado di lavorare in rete con liste analoghe sul territorio romagnolo. Eccolo in estrema sintesi il cuore della lista civica “Insieme per cambiare” che sta nascendo per sostenere il candidato Michele De Pascale. Così infatti ce la anticipa uno dei promotori, l’assessore provinciale del Pd Paolo Valenti.

«Il primo punto per noi sarà proprio il tema territoriale, perché ci avviamo a una fase di cambiamento dove le dimensioni contano, da qui l’importanza di ragionare e agire in termini di area vasta Romagna per non restare schiacciati. Basta guardare come già oggi le città metropolitane godono di benefici e opportunità che sono negati ad altri territori». Valenti sa bene di cosa parla, essendo assessore al personale in Provincia proprio in questi anni di dismissione e riorganizzazione, secondo un modello per cui non ha mai nascosto perplessità. E prosegue: «Proprio su questi temi ci siamo incontrati e scambiati idee con Giovanni Poggiali (imprenditore portuale e non solo, già in Confindustria, di simpatie politiche in passato più vicine alla destra, vedi tra gli articoli correlati) e altre persone con cui ora si sta lavorando per una lista che oltre al tema Romagna avrà come fari educazione, cultura, sport e sicurezza».

Ad accomunare gli aderenti anche una vicinanza alla fede cattolica? «Di certo non sarà la lista dei cattolici, che saranno presenti in varie liste come sempre. E la provenienza dal mondo cattolico non è un requisito, ma è vero che in molti ci riconosciamo nella linea della dottrina sociale della chiesa e che per noi sono punti saldi i principi di solidarietà e sussidiarietà. Sì, diciamo che in una geografia del centro credo possiamo essere interessanti per un elettorato moderato e cattolico-liberale che potrebbe trovarsi senza riferimenti sul piano locale». E sul piano locale Valenti vuole restare anche alla domanda se, per esempio, sul ddl Cirinnà sulle Unioni civili proprio in questi giorni in discussione in Parlamento, gli aderenti di Insieme per cambiare sono contrari alla stepchild adoption come lo è il ministro Alfano, per intendersi. «Siamo una lista locale e non credo spetti a noi confrontarsi su questioni come queste, a differenza di quanto compete invece a un sindaco del Pd che è giusto intervenga su temi nazionali e anche internazionali».

E a proposito di Partito democratico, un dubbio pare legittimo. Paolo Valenti è non solo iscritto ma anche segretario comunale di Russi, nessuna incompatibilità? «No, nessuna, perché sto dando una mano e mettendo anche la mia esperienza al servizio di un nuovo progetto che nasce autonomo, ma in coalizione con il Pd ».

Quella che si prospetta per “Insieme per cambiare” (che par di capire si ponga l’obiettivo minimo di eleggere un consigliere) è quindi una campagna che sarà attenta a un’area di moderati tra città e forese, con l’implicita speranza forse che anche per molti elettori di Lista per Ravenna l’alleanza con la Lega Nord possa risultare indigesta. E alla luce del fatto, come accaduto a Imola e Faenza, che la forza alleata al Pd a sinistra sarà comunque più debole di quanto era stata in passato, visto che la lista a sinistra della coalizione raccoglierà solo una parte di quella che è Sel (peraltro in via di scioglimento). Dunque, uno spazio politico nuovo per “Insieme per cambiare” utile secondo i promotori a De Pascale in termini di voti, ma anche di temi e di dibattito.

Nel Pd (e non solo nel Pd) infatti secondo Valenti è di fatto scomparso il confronto fondamentale su quello che resta il cuore programmatico della nuova lista: i territori e la loro riorganizzazione. «Questa attenzione non c’è, abbiamo archiviato il Titolo V senza discuterne, la riforma che è in atto delle province non è quella che auspicavo e non sarà ottimale nei risultati, ma di tutto questo dentro il Pd che è partito nazionale e regionale si fatica a parlare. Ecco perché credo che qui ci sia lo spazio per un’esperienza civica che appunto possa avere riferimenti anche a Faenza, Cesenatico, Rimini, Imola e in altre città della Romagna».

Sanremo: il video della canzone vincitrice girato nel Ravennate, tra Bassa e mare

Gli Stadio conquistano il Festival con “Un giorno mi dirai”
Prima scena al teatro Rossini di Lugo poi fino a Marina Romea

Dal teatro Rossini di Lugo alla foce del Lamone a Marina Romea con le campagne nebbiose della Bassa che scorrono dai finestrini del Suv: c’è tanto paesaggio ravennate a fare da scenografia per il videoclip di Un giorno mi dirai, la canzone degli Stadio che il 13 febbraio ha vinto l’edizione 2016 del Festival di Sanremo. Le riprese sono state fatte a fine gennaio: dietro la macchina da presa Domenico Giovannini, regista di Castelbolognese dove ha sede anche la società di produzione Digialta.

Gli Stadio montano in auto e fanno diverse tappe Pieve Cesato, Rossetta, Savarna, Conventello, Sant’Alberto, solo per nominarne alcune. Particolarmente suggestive le immagini girate nei pressi dell’ex essiccatoio del tabacco a Savarna (nella pagina alcune foto del backstage scattate da Giovanni Scafoglio). La canzone racconta del rapporto tra padri e figli e tra le attrici che compaiono c’è anche Sara Foschini di Faenza, figlia di uno dei componenti della band. Gli altri volti che compaiono nel videoclip sono di Sara Fabbri, Gloria Melonari, Claudia Raggi e Cecilia Segatto.

Il dettaglio ravennate non è sfuggito allo scrittore ravennate Eraldo Baldini che su Facebook oggi scrive: «Non ho seguito il Festival se non con incursioni da zapping, così oggi, per curiosità, mi sono guardato il videoclip del brano degli Stadio che ha vinto. Girato in campagne piatte e sconfinate che ricordano il Midwest americano; su spiagge che confinano con il bosco; su un molo che finisce dentro la nebbia; su strade da on the road. Insomma, girato nel Ravennate, e non c’è sequenza nella quale non abbia con facilità riconosciuto il luogo. Cool». Anche il sindaco di Lugo, Davide Ranalli, celebra la circostanza sul social network: «Una bella soddisfazione per la nostra città e il nostro teatro». Poco prima infatti la fan page Fb del Rossini aveva pubblicato il video: «Chissà, forse anche il nostro teatro ha portato loro fortuna».

Sanremo: il video della canzone vincitrice girato nel Ravennate, tra Bassa e mare

Gli Stadio conquistano il Festival con “Un giorno mi dirai” Prima scena al teatro Rossini di Lugo poi fino a Marina Romea

Dal teatro Rossini di Lugo alla foce del Lamone a Marina Romea con le campagne nebbiose della Bassa che scorrono dai finestrini del Suv: c’è tanto paesaggio ravennate a fare da scenografia per il videoclip di Un giorno mi dirai, la canzone degli Stadio che il 13 febbraio ha vinto l’edizione 2016 del Festival di Sanremo. Le riprese sono state fatte a fine gennaio: dietro la macchina da presa Domenico Giovannini, regista di Castelbolognese dove ha sede anche la società di produzione Digialta.

Gli Stadio montano in auto e fanno diverse tappe Pieve Cesato, Rossetta, Savarna, Conventello, Sant’Alberto, solo per nominarne alcune. Particolarmente suggestive le immagini girate nei pressi dell’ex essiccatoio del tabacco a Savarna (nella pagina alcune foto del backstage scattate da Giovanni Scafoglio). La canzone racconta del rapporto tra padri e figli e tra le attrici che compaiono c’è anche Sara Foschini di Faenza, figlia di uno dei componenti della band. Gli altri volti che compaiono nel videoclip sono di Sara Fabbri, Gloria Melonari, Claudia Raggi e Cecilia Segatto.

Il dettaglio ravennate non è sfuggito allo scrittore ravennate Eraldo Baldini che su Facebook oggi scrive: «Non ho seguito il Festival se non con incursioni da zapping, così oggi, per curiosità, mi sono guardato il videoclip del brano degli Stadio che ha vinto. Girato in campagne piatte e sconfinate che ricordano il Midwest americano; su spiagge che confinano con il bosco; su un molo che finisce dentro la nebbia; su strade da on the road. Insomma, girato nel Ravennate, e non c’è sequenza nella quale non abbia con facilità riconosciuto il luogo. Cool». Anche il sindaco di Lugo, Davide Ranalli, celebra la circostanza sul social network: «Una bella soddisfazione per la nostra città e il nostro teatro». Poco prima infatti la fan page Fb del Rossini aveva pubblicato il video: «Chissà, forse anche il nostro teatro ha portato loro fortuna».

Da Sanremo all’Alighieri Virginia Raffaele a Ravenna

La comica in scena il 15 febbraio con i personaggi che hanno conquistato il pubblico del Festival, da Belen a Sabrina Ferilli. A marzo sarà a Faenza

Da Belèn Rodriguez a Sabrina Ferilli, da Ornella Vanoni al ministro Elena Boschi: saranno tutte sul palco del teatro Alighieri a Ravenna lunedì 15 febbraio messe in scena da Virginia Raffaele, la comica romana che con le sue imitazioni e la sua ironia ha conquistato il pubblico dell’Ariston al festival di Sanremo concluso appena ieri.

Nello spettacolo Performance (a Ravenna alle 21, a Faenza alle 21 del 10 marzo) per la prima volta Virginia Raffaele porta nei teatri le sue maschere più popolari. Donne molto diverse tra loro, che tra arte, spettacolo, potere e politica sintetizzano alcune delle ossessioni ricorrenti della società contemporanea: la vanità, la scaltrezza, la voglia di affermazione e, forse, la scarsa coscienza di se. Il tutto raccontato attraverso la lente deformante e irriverente dell’ironia e della satira, tipici elementi che compongono lo stile di Raffaele. I personaggi monologano e dialogano tra loro, anche grazie alle proiezioni video, in un gioco di specchi e di rimandi. Qua e là, tra le maschere, in scena appare anche Virginia stessa, che interagisce con le sue creature, come una sorta di narratore involontario che poeticamente svela il suo “essere – o non essere”.

Da Sanremo all’Alighieri Virginia Raffaele a Ravenna

La comica in scena il 15 febbraio con i personaggi che hanno conquistato il pubblico del Festival, da Belen a Sabrina Ferilli. A marzo sarà a Faenza

Da Belèn Rodriguez a Sabrina Ferilli, da Ornella Vanoni al ministro Elena Boschi: saranno tutte sul palco del teatro Alighieri a Ravenna lunedì 15 febbraio messe in scena da Virginia Raffaele, la comica romana che con le sue imitazioni e la sua ironia ha conquistato il pubblico dell’Ariston al festival di Sanremo concluso appena ieri.

Nello spettacolo Performance (a Ravenna alle 21, a Faenza alle 21 del 10 marzo) per la prima volta Virginia Raffaele porta nei teatri le sue maschere più popolari. Donne molto diverse tra loro, che tra arte, spettacolo, potere e politica sintetizzano alcune delle ossessioni ricorrenti della società contemporanea: la vanità, la scaltrezza, la voglia di affermazione e, forse, la scarsa coscienza di se. Il tutto raccontato attraverso la lente deformante e irriverente dell’ironia e della satira, tipici elementi che compongono lo stile di Raffaele. I personaggi monologano e dialogano tra loro, anche grazie alle proiezioni video, in un gioco di specchi e di rimandi. Qua e là, tra le maschere, in scena appare anche Virginia stessa, che interagisce con le sue creature, come una sorta di narratore involontario che poeticamente svela il suo “essere – o non essere”.

Libri, torna Bambine di Baldini Asciutto e senza sbavature

Dopo vent’anni il romanzo di nuovo in libreria

Bisogna ringraziare l’editore Fernandel per aver riportato in libreria un romanzo vecchio di oltre vent’anni che il tempo sembra, se possibile, aver addirittura migliorato. Si tratta di Bambine di Eraldo Baldini, un romanzo breve ma che dentro riesce a contenere più storie, più romanzi. C’è la voce narrante del protagonista, un uomo di 35 anni che sta affrontando un difficile momento di passaggio personale, dopo un divorzio, dopo la morte del suo migliore amico, prigioniero di una solitudine che cerca di combattere dedicandosi alla figlia dell’amico scomparso, Chiara, e di annegare in troppa birra nelle notti di Marina di Ravenna. Giornalista, si trova suo malgrado a lavorare su un caso di cronaca terribile che sconvolge la quiete della provincia ravennate: un serial killer che sceglie come obiettivo, appunto, bambine tra gli otto e gli unidici anni.

E qui davvero non si può dire di più della trama se non che è sviluppata magistralmente, senza sbavature di compiacimento nella contemplazione né del male né dell’orrore (male spesso comune ai romanzi di questo genere) e che funziona e convince. Una delle prime storie di serial killer pubblicate in Italia, probabilmente, che proprio per l’asciuttezza e l’essenzialità del racconto non subisce effetti di usura del tempo.

Infine, c’è l’ambientazione tra il centro di Ravenna e Marina, tra la spiaggia e le pinete, un occhio di profondo conoscitore qual è quello di Baldini, e di un conoscitore legato visceralmente a questa terra, che ne mette in rilievo la ricchezza, la varietà, i tesori mento noti, che ci permette di osservare la città sotto più angolazioni e riscoprirla meravigliosa. E che, a vent’anni di distanza, rappresenta anche una fotografia piuttosto impietosa (se paragonata all’oggi) di quello che era Marina con il baretto, l’Hemingway là dove oggi sorge la desolata e desolante Marinara.

I contadini lasciano le banchine «Il mercato in darsena è un fallimento» 

Pochi clienti, gli ambulanti a marzo se ne andranno e criticano
il Comune che vuole trasferirli agli Speyer: «Nessuna promozione»

Le verdure e la frutta di stagione a chilometro zero stanno lì, nelle cassette di plastica sui banchi, ma nessuno passa a fare spesa. L’incasso di Christian a fine giornata è di 35 euro fatti con nove clienti. Va peggio a Maria Luisa: «10 euro, ma ci sono stati anche giorni in cui sono tornata a casa con 3 euro in tasca». L’antivigilia di Natale del 2014 alla testa del Candiano in darsena di città con Christian e Maria Luisa c’erano altri venti venditori per l’inaugurazione del mercato contadino, l’8 febbraio scorso erano sei in tutto: «Nei giorni migliori arriviamo a essere una decina – dicono in coro i superstiti –. Allo stato attuale l’esperienza risulta fallimentare, continuare così non ha più senso».

L’appuntamento settimanale, ogni martedì pomeriggio, doveva essere la mossa del Comune per dare vitalità al quartiere sull’acqua e invece si sta rivelando una mazzata per le aziende agricole selezionate con un bando pubblico: «Per presentarsi qui con la merce in vendita è stato necessario rivedere l’organizzazione delle nostre attività anche con degli investimenti. E se poi non si vende non c’è ritorno. Dal prossimo 18 marzo – si legge in una lettera inviata all’assessore Massimo Cameliani (Attività produttive) – intendiamo interrompere l’esperienza sul canale e vorremmo spostarci nell’area di sosta a ridosso dell’incrocio tra via Rotta, via Cavalcoli e via Severini». Dagli incontri svolti finora l’amministrazione non sembra intenzionata ad accogliere la proposta e offre invece la zona dei giardini Speyer: i produttori si dicono disponibili a provare l’ipotesi solo a patto che sia già autorizzata l’altra area dove andare appena ci si dovesse accorgere di scarsi risultati del piano in viale Farini.

Il progetto è nato sulla scia del grande successo dell’analoga esperienza consolidata in piazza della Resistenza dal 2010: lunedì e giovedì trenta venditori ambulanti (solo alcuni di quelli che vanno anche in darsena) fanno buoni affari. «Tutto è nato con le miglior intenzioni per volontà del Comune che contava molto su questo mercato come attrazione per riqualificare le banchine. La cosa è da apprezzare e abbiamo aderito». Si è capito ben presto che gli spazi dietro la stazione sono altra cosa dall’area in città: «Non siamo in una zona residenziale in cui magari la gente esce di casa per comprare i nostri prodotti ma nemmeno in una zona di passaggio di lavoratori che potrebbero fermarsi a fare acquisti. I nostri clienti sono persone che vengono apposta qui e l’accessibilità è difficile». Niente clienti vuol dire niente business. «Va riconosciuto che abbiamo una tassa di stazionamento molto agevolata, 150-160 euro all’anno. Ma se ci sono settimane in cui l’incasso arriva a tre euro, bisogna stare attenti a fare i conti…». Nonostante questo ben presto i primi hanno gettato la spugna valutando più proficuo non presentarsi: come vogliono le leggi del mercato, se l’offerta cala altrettanto fa la domanda innescando un circolo vizioso che ormai strozza «gli ultimi romantici», come si definiscono con un sorriso quelli che incontriamo con il sottofondo incessante del traffico continuo.

Per contrastare gli ostacoli che impedivano il decollo del mercato ci sarebbe voluto un volano, quello che secondo i venditori avrebbe dovuto fare il Comune: «È mancata qualunque promozione. Basterebbe almeno una cartellonistica con due stendardi per informare le auto in transito su via Darsena invece nemmeno quella. Chi ci vede qua?». Per non buttarsi giù c’è chi prova a prenderla sul ridere: «In piazza del Popolo è caduto un lampione e c’è chi dice sia stata anche colpa di uno stendardo, almeno qua non abbiamo corso rischi inutili». Qualche iniziativa promozionale c’è stata – come il mercato serale durante le feste più frequentate in darsena durante l’estate – ma non è stato sufficiente: «La gente a spasso di sera non si compra cinque chili di verdura andando in giro con le borse ma noi eravamo qua per farci conoscere. Non può essere tutto lì».

I contadini lasciano le banchine «Il mercato in darsena è un fallimento» 

Pochi clienti, gli ambulanti a marzo se ne andranno e criticano il Comune che vuole trasferirli agli Speyer: «Nessuna promozione»

Le verdure e la frutta di stagione a chilometro zero stanno lì, nelle cassette di plastica sui banchi, ma nessuno passa a fare spesa. L’incasso di Christian a fine giornata è di 35 euro fatti con nove clienti. Va peggio a Maria Luisa: «10 euro, ma ci sono stati anche giorni in cui sono tornata a casa con 3 euro in tasca». L’antivigilia di Natale del 2014 alla testa del Candiano in darsena di città con Christian e Maria Luisa c’erano altri venti venditori per l’inaugurazione del mercato contadino, l’8 febbraio scorso erano sei in tutto: «Nei giorni migliori arriviamo a essere una decina – dicono in coro i superstiti –. Allo stato attuale l’esperienza risulta fallimentare, continuare così non ha più senso».

L’appuntamento settimanale, ogni martedì pomeriggio, doveva essere la mossa del Comune per dare vitalità al quartiere sull’acqua e invece si sta rivelando una mazzata per le aziende agricole selezionate con un bando pubblico: «Per presentarsi qui con la merce in vendita è stato necessario rivedere l’organizzazione delle nostre attività anche con degli investimenti. E se poi non si vende non c’è ritorno. Dal prossimo 18 marzo – si legge in una lettera inviata all’assessore Massimo Cameliani (Attività produttive) – intendiamo interrompere l’esperienza sul canale e vorremmo spostarci nell’area di sosta a ridosso dell’incrocio tra via Rotta, via Cavalcoli e via Severini». Dagli incontri svolti finora l’amministrazione non sembra intenzionata ad accogliere la proposta e offre invece la zona dei giardini Speyer: i produttori si dicono disponibili a provare l’ipotesi solo a patto che sia già autorizzata l’altra area dove andare appena ci si dovesse accorgere di scarsi risultati del piano in viale Farini.

Il progetto è nato sulla scia del grande successo dell’analoga esperienza consolidata in piazza della Resistenza dal 2010: lunedì e giovedì trenta venditori ambulanti (solo alcuni di quelli che vanno anche in darsena) fanno buoni affari. «Tutto è nato con le miglior intenzioni per volontà del Comune che contava molto su questo mercato come attrazione per riqualificare le banchine. La cosa è da apprezzare e abbiamo aderito». Si è capito ben presto che gli spazi dietro la stazione sono altra cosa dall’area in città: «Non siamo in una zona residenziale in cui magari la gente esce di casa per comprare i nostri prodotti ma nemmeno in una zona di passaggio di lavoratori che potrebbero fermarsi a fare acquisti. I nostri clienti sono persone che vengono apposta qui e l’accessibilità è difficile». Niente clienti vuol dire niente business. «Va riconosciuto che abbiamo una tassa di stazionamento molto agevolata, 150-160 euro all’anno. Ma se ci sono settimane in cui l’incasso arriva a tre euro, bisogna stare attenti a fare i conti…». Nonostante questo ben presto i primi hanno gettato la spugna valutando più proficuo non presentarsi: come vogliono le leggi del mercato, se l’offerta cala altrettanto fa la domanda innescando un circolo vizioso che ormai strozza «gli ultimi romantici», come si definiscono con un sorriso quelli che incontriamo con il sottofondo incessante del traffico continuo.

Per contrastare gli ostacoli che impedivano il decollo del mercato ci sarebbe voluto un volano, quello che secondo i venditori avrebbe dovuto fare il Comune: «È mancata qualunque promozione. Basterebbe almeno una cartellonistica con due stendardi per informare le auto in transito su via Darsena invece nemmeno quella. Chi ci vede qua?». Per non buttarsi giù c’è chi prova a prenderla sul ridere: «In piazza del Popolo è caduto un lampione e c’è chi dice sia stata anche colpa di uno stendardo, almeno qua non abbiamo corso rischi inutili». Qualche iniziativa promozionale c’è stata – come il mercato serale durante le feste più frequentate in darsena durante l’estate – ma non è stato sufficiente: «La gente a spasso di sera non si compra cinque chili di verdura andando in giro con le borse ma noi eravamo qua per farci conoscere. Non può essere tutto lì».

Cinemacity: «Porte aperte a esperti di ludopatie per consigli sui giochi accessibili ai bambini»

La direzione della multisala disponibile al dialogo dopo le critiche per le macchinette nella sala giochi e precisa: «Non sono slot machine e il meccanismo ticket redemption premia l’abilità»

Le porte della multisala Cinemacity sono sempre aperte a esperti e professionisti che si occupano di ludopatia o di rapporti dei giovani con il gioco e vogliano visitare la sala giochi per verificare la presenza di macchinette potenzialmente pericolose tra quelle accessibili ai minorenni e quindi eventualmente suggerire accorgimenti che rendano gli spazi più sicuri possibili per la tranquillità delle famiglie. Arriva dalla direzione della nota struttura di Ravenna un’apertura al dialogo «per un confronto produttivo con chi ha segnalazioni da fare o iniziative positive da proporre» dopo le critiche ricevute nei giorni scorsi da vari fronti.

Gli attacchi – tra cui anche lo «sdegno» espresso da Ravviva Ravenna, associazione che quasi certamente darà vita a una lista civica in appoggio al Pd alle prossime elezioni comunali – sono nati dopo la prima segnalazione dell’associazione culturale Gruppo dello Zuccherificio (Gdz) – da tempo in campo con iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per constrastare la diffusione del gioco – sulla presenza al City di giochi che ricorrono al meccanismo noto come ticket redemption: una formula assolutamente legale che per legge non è equiparata al gioco d’azzardo e quindi accessibile liberamente anche da minorenni ma a giudizio del Gdz fin troppo simile alle logiche dell’azzardo al punto da considerarlo come un rischioso avviamento verso la dipendenza dal gioco che mette in pericolo i più piccoli.

«Va precisato che nei nostri spazi non esistono slot machine per bambini – fa sapere la direzione del complesso che riunisce cinema, bowling, sala giochi, ristoranti, bar –. Non ci sono mai state e non sono in arrivo». Le macchinette a cui fanno riferimenti le critiche delle associazioni sono di altro tipo: «Ci sono giochi che utilizzano la metodologia del ticket redemption e cioè generano ticket in base al punteggio conquistato e ai ticket è associato un premio ma si tratta di giochi che non presentano le caratteristiche dell’azzardo perché in tutti i casi il punteggio corrisponde a un minimo di abilità come ad esempio tirare a canestro o avere i riflessi per colpire una talpa che spunta o calcolare il tempismo per centrare un foro con una moneta». E su un’altra cosa dal Cinemacity non hanno dubbi: «Questi giochi non devono assolutamente essere associati alla ludopatia o attività che possono essere dannose per i più piccoli perché hanno il solo scopo del premio come fidelizzazione e ricompensa. Così come il brand di merendine regala una tazza con la raccolta punti».

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