sabato
09 Maggio 2026

«La Tomba di Dante? Un fossile» Parola di Cees Nooteboom

Tumbas«La maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare». Nel suo libro Tumbas, apparso nelle librerie italiane il mese scorso, lo scrittore olandese più volte candidato al Nobel e considerato l’erede di Borges e Calvino, Cees Nooteboom, ha viaggiato per il mondo visitando le tombe dei poeti che hanno ispirato la sua opera da Joyce a Proust, da Cortázar a Nabokov.

Nato all’Aia nel ’33 Nooteboom è diventato noto giovanissimo nel 1955 per aver raccontato il viaggio in autostop attraverso l’Europa in Philip e gli altri, che precorse i libri on the road della beat generation. Negli anni si è imposto nel panorama letterario internazionale come una voce fuori dal coro. La sua vita è sempre stata segnata dal viaggio e un viaggio è all’origine anche di Tumbas che ha fatto tappa anche a Ravenna, per rendere omaggio alla tomba di Dante Alighieri. Giunto in città nell’anonimato nel 2003, visitò la tomba di Dante che descrive come «una tomba all’interno di una tomba, dietro massicce porte di bronzo».

Allo sguardo dello scrittore il sacello disegnato dal Morigia appare come «una conchiglia fossile. Ti respinge perché non riesci a credere che quella pietra un tempo fosse un animale vivo in un mare vivo e mosso». Nooteboom racconta che si appassionò alla Commedia grazie a Jorge Luis Borges. Anche lo scrittore argentino visitò la tomba e la città senza che (quasi) nessuno se ne accorgesse. Conclude il suo racconto di alcune pagine citando il canto quindicesimo dell’Inferno, quando Dante incontra il suo venerato maestro Brunetto Latini, ma è poi costretto a lasciarlo lì dove l’ha trovato, e ripartire. Allo stesso modo Dante dovrà abbandonare anche Virgilio e rimarrà solo senza più maestri ad affrontare il suo cammino. Così deve essersi sentito anche Nooteboom lasciandosi alle spalle le spoglie del maestro Dante Alighieri racchiuse dietro quelle massicce porte di bronzo.

«Nel parcheggio ex Aci si cercheranno reperti romani? E quanti alberi salvati?»

L’interrogazione di Rubboli (Fds) sui lavori in corso in via Port’Aurea

«In occasione dei lavori per la riqualificazione del parcheggio ex Aci in via Port’Aurea a Ravenna con la trasformazione parcheggio pubblico, il Comune farà gli interventi necessari a riportare alla luce reperti romani che si ipotizza siano nel sottosuolo in quell’area?». È il contenuto dell’interrogazione al sindaco presentata dal consigliere comunale della Federazione della sinistra, Diego Rubboli.

Il capogruppo Fds, uscito dalla maggioranza nei mesi scorsi, chiede anche informazioni a proposito dell’abbattimento di alberi previsto nell’ambito dei lavori: «Nel corso dei lavori, a cominciare dall’estate 2015, sono stati eliminati numerosi alberi sulla base di una perizia in data 16.08.2013 che sancisce l’abbattimento di ben 24 alberi su 37, con varie motivazioni quali: malattia fungina (3), un ramo potenzialmente pericoloso (1), rischio sradicamento (1 albero sano), presenza di rami secchi (10), chioma sbilanciata, a rischio in caso di neve (9). Se gli stessi criteri venissero usati per tutte le zone alberate della città otterremmo una desertificazione generale». E così a Rubboli viene spontanea una considerazione: «Quando il parcheggio era gestito dall’Aci gli alberi non erano pericolosi oppure no, la situazione era irregolare, pericolosa ma perfettamente tollerata nell’indifferenza istituzionale?».

Ma quali reperti potrebbero affiorare dal sottosuolo? «In questa zona compresa fra le vie Oberdan, Rasponi, Port’Aurea ed Ercolana, già orto dei frati Cappuccini, sorgeva il Monastero di Sant’Andrea e nel 1825 era iniziata una serie di ritrovamenti archeologici notevoli fra cui, alla profondità di tre metri, un sarcofago di marmo greco, databile al periodo augusteo, e più in profondità alcuni pavimenti mosaicati, lasciati in loco per innalzamento della falda acquifera, di cui Santi Muratori, direttore della Biblioteca Clasense dal 1914 al 1943, ci lascia i disegni commentando con queste parole: “è passato un secolo e la zona è ancora lì inesplorata ed aspettante, immune da costruzioni, sicura di rendimento nel bel mezzo della città romana”».

Al via Ravenna Musica con 12 grandi concerti

All’Alighieri a partire dal 28 gennaio

Uto Ughi foto SerraDodici appuntamenti fra sinfonica e cameristica con formazioni e solisti di rilievo nazionale ed europeo segnano il cartellone di “Ravenna Musica 2016”, la stagione di punta dell’associazione musicale Angelo Mariani, in programma al Teatro Alighieri. Si tratta di una rassegna concertistica che riserverà certamente piacevoli sorprese: nonostante la crisi che erode ancora le risorse disponibili, specie in ambito artistico, la Mariani consegna alla città un’offerta musicale di respiro internazionale, capace di arrivare a vette notevoli per la varietà dei repertori e l’eccellenza degli interpreti.
L’inaugurazione della stagione sarà affidata all’Orchestra Sinfonica Gioacchino Rossini guidata dalla bacchetta del proprio direttore principale, Daniele Agiman, con il quale il 28 gennaio affronterà tutte le più belle sinfonie operistiche del grande musicista di ascendenza lughese, Gioacchino Rossini. Il 13 febbraio sarà la volta dell’interessantissima Orchestra Leonore, compagine formata da giovani provenienti da esperienze di altissimo livello (Berliner Philharmoniker su tutti) che eseguirà, sotto la guida di Daniele Giorgi, un programma interamente dedicato a Schumann nel quale spicca il concerto per violoncello che vedrà impegnato il solista Alban Gerhardt.

Federico ColliOltre alle pagine sinfoniche la stagione propone importanti appuntamenti con la musica da camera che si presenta al terzo appuntamento, il 18 febbraio, che vedrà il giovane e pluripremiato pianista Federico Colli affrontare capisaldi della letteratura tastieristica. Molto interessante sarà ascoltare le letture del Concerto italiano di Bach e del Preludio, Corale e Fuga di Franck.
Il 22 febbraio sul palco dell’Alighieri l’orchestra Europa Galante ed il suo direttore-violinista Fabio Biondi rinverdiranno i fasti del barocco settecentesco italiano non trascurando di omaggiare il più grande violinista che tutta la provincia ravennate abbia mai avuto, Arcangelo Corelli.
Il 29 febbraio sarà quindi la volta del pianista argentino Nelson Goerner che regalerà un’anteprima della sua prossima registrazione, i Préludes di Debussy. Quella settimana vedrà anche la coppia Leonidas Kavakos-Enrico Pace, duo violino e pianoforte, impegnata nell’esecuzione della sonata di Strauss, bella ma assai trascurata dai musicisti, che concluderà, il 2 marzo, la prima metà della stagione, che si riaprirà il 14 marzo con la voce di Cristina Zavalloni, impegnata nelle Folk Songs di Berio, accompagnata dall’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius.

Ritorna protagonista la musica da camera il 17 marzo con il trio Serino-Dressler-Petrushansky che proporranno un programma tutto improntato sul romanticismo tedesco.
Sarà invece la Salzburg Chamber Soloists, il 23 marzo, insieme a Lavard Skou-Larsen ad eseguire una pagina raramente suonata quale il concerto per violino, pianoforte ed archi del francese Chausson. Non poteva mancare un appuntamento col quartetto, il 14 aprile, quando le note di ben tre quartetti beethoveniani risuoneranno nel teatro Alighieri grazie all’esecuzione del Quartetto di Venezia. Il 22 aprile la Filarmonica Marchigiana, diretta da David Crescenzi, dialogherà col violoncello di Alberto Casadei nel concerto di Saint-Saëns e nel Notturno di Cajkovskij, mentre chiuderà la stagione, il 28 aprile, il celeberrimo Uto Ughi alla guida dei Filarmonici di Roma, impegnandosi in un programma da vero virtuoso, da Tartini a Paganini.
Sipario per tutti i concerti alle 20.30.
Info e abbonamenti:  0544 39837 e associazione@angelomariani.it

Poc Darsena da salvare o da buttare? Gli aspiranti sindaci e la riqualificazione

Seconda domanda della rubrica verso le elezioni comunali di giugno
Dopo piazza Kennedy è la volta del quartiere sull’acqua: quale futuro?

Seconda puntata della nostra nuova rubrica che abbiamo inaugurato in vista delle amministrative 2016, quando i ravennati sono chiamati a scegliere il sindaco che prenderà il posto di Fabrizio Matteucci, giunto al termine di due mandati consecutivi. Abbiamo chiesto a chi si è finora candidato a diventare Primo cittadino la disponibilità a rispondere ogni settimana a una domanda che riguarda le sorti della città in un breve spazio uguale per tutti. Un esercizio di sintesi e un tentativo di mettere a confronto idee e progetti concreti per la città. Chiediamo in questo anche la collaborazione dei lettori, perché ci mandino le domande che loro vorrebbero porre ai candidati inviando una mail a redazione@ravennaedintorni.it.

Continuiamo anche in questo numero con le voci delle quattro persone di cui a oggi è nota la disponibilità alla candidatura supportata da liste, partiti o gruppi di persone, in attesa che il quadro si completi. In particolare appare ancora non definitiva la situazione nel Movimento 5 Stelle dove due sono le liste che hanno chiesto la certificazione allo staff centrale. Abbiamo chiesto a entrambe di partecipare, ma solo una di queste, quella emersa dal meetup ravennate e che ha indicato Michela Guerra come la propria candidata ha accettato di rispondere a patto che fosse appunto precisato come non possa essere ufficialmente considerata la candidata del Movimento 5 Stelle a Ravenna, mentre la lista che ha come portavoce Francesca Santarella ha preferito attendere decisioni definitive in merito alla certificazione. Aggiorneremo lo scenario degli sfidanti man mano che la situazione si chiarirà, così come siamo (come tutti) ormai impazienti di conoscere il nome che dovrebbe rappresentare l’inedita alleanza tra Lista per Ravenna e Lega Nord per sottoporgli le medesime domande.

Dopo piazza Kennedy, eccoci alla prese con la Darsena, l’area di Ravenna di cui da decenni ormai si vagheggia la riqualificazione e per cui si sono susseguite proposte mai realizzate (chi ricorda, per esempio, il Master Plan di Boeri?). Perfettamente consapevoli che il tema merita approfondimenti e con l’intenzione di tornarci sopra, abbiamo chiesto semplicemente ai candidati cosa ne pensano del Poc Darsena che è stato approvato dal Consiglio comunale uscente dopo un lunghissimo dibattito e una lunga attesa. Tra i punti salienti del documento di programmazione urbanistica ci sono, lo ricordiamo brevemente, la realizzazione di due grandi aree verdi sui due lati del candiano, la divisione dell’area, grande come tutto il centro storico, in quattro aree dalla diversa vocazione, una grande area commerciale in testata del Candiano, l’incentivazione per il recupero e la valorizzazione in particolare di alcuni edifici dismessi di archeologia industriale, strade con velocità massima ai 30 km orari, ampissime piste ciclabili e possibilità di riuso temporaneo di spazi ed edifici. Tra gli argomenti più controversi e discussi un extraonere di urbanizzazione inizialmente pari a 90 euro al mq (poi sceso a 75 euro) per chi investirà che dovrebbe servire a coprire le spese per le opere pubbliche previste, dalla viabilità alla tanto discussa bonifica del canale fino alle fognature. Il Poc accoglieva al proprio interno anche parte delle idee scaturite durante un percorso di partecipazione chiamato La darsena che vorrei.

Maurizio Bucci (53 anni, è il candidato della lista civica da lui fondata La Pigna e di Fratelli d’Italia)

«Il Poc? Un flop totale. Il Comune sia protagonista» «Il Poc della Darsena, come per esempio quella della logistica portuale, si è rivelato un totale fallimento. Il risultato di questi scellerati strumenti urbanistici è stato quello di bloccare la situazione per tutti questi anni, impedendo così azioni concrete e positive per la riqualificazione della Darsena. Questo perché la logica dell’amministrazione Pd-Pri è quella di favorire la speculazione, anziché la qualità degli interventi. Crediamo che la riqualificazione della Darsena di città debba essere animata da un progetto di recupero che veda la stessa come un prolungamento del centro storico verso il mare, in un continuum che possa fare di quest’area una parte della città viva, piena di iniziative e di servizi e farla uscire dal degrado e dall’abbandono in cui ha versato in questi decenni. Il Comune deve essere protagonista della rinascita della Darsena di città, come avviene in tutto il tutto il mondo per i grandi progetti di recupero urbano, mentre qui si delega unicamente ai privati. L’attuale impostazione difficilmente si tradurrà nella reale possibilità di interventi: avere aggiunto un extra onere di 75 euro a mq per le aeree oggetto di intervento oltretutto limiterà l’iniziativa imprenditoriale. Si deve altresì operare per un progetto globale connesso alla promozione turistica di Ravenna, città d’arte e cultura, e della sua riviera, oltre che allo sviluppo delle attività commerciali del porto».

Michele de Pascale (30 anni, candidato di una coalizione che comprende Pd, Pri e liste civiche in via di formazione)

«Fondi pubblici per i sistemi fognari» «Il progetto di rigenerazione della darsena, come tutti i progetti di riqualificazione urbana concepiti degli ultimi 10 anni, ha risentito della grande crisi economica dell’edilizia. Recuperare e rigenerare aree dismesse è più bello e sostenibile, ma anche più costoso. Nel prossimo anno avremo in vigore solo il Poc darsena: abbiamo scelto di non prorogare il Poc ordinario, una decisione che cambia radicalmente le politiche urbanistiche del nostro comune. Se ci saranno le condizioni per gli investitori, entro il prossimo anno si capirà davvero se c’è la possibilità di far partire il progetto di riqualificazione almeno di una parte di quel territorio. La consapevolezza che sta maturando in noi è che se vogliamo veramente che il progetto si avvii senza caratteristiche speculative, dobbiamo pensare che la parte maggiore degli investimenti di risanamento, da un punto di vista delle infrastrutture per il sistema fognario, sia sostenuto da investimenti pubblici. In questo senso vogliamo avviare una riflessione con Hera attraverso i piani d’investimento pubblici a partire dalle opportunità previste dal “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana”. Pensiamo alla darsena come ai Navigli di Milano: questo luogo ha dimostrato una naturale vocazione a diventare un distretto culturale e ricreativo, e grazie ai co-working, un luogo di lavoro e di creatività. Ci batteremo per trovare altra collocazione ad attività industriali impattanti che insistono in quel territorio».

Michela Guerra (43 anni, è stata votata dal meetup di Ravenna come candidata sindaca ed è quindi portavoce del programma lì elaborato. È in attesa di certificazione ufficiale da parte dello staff del Movimento 5 Stelle)

«Basta compartimentare il territorio» «Il Poc Darsena di Città evidenzia una visione limitata delle potenzialità della città tipica della nostra amministrazione, priva di una strategia univoca di valorizzazione del territorio, ma che procede per aree di intervento senza ricercare le sinergie nelle soluzioni che propone. L’unicità del quartiere potrebbe farne un’area centrale della Ravenna del futuro, ma non bastano progetti di riconversione di aree industriali o adeguamento minimo di esse, per non parlare della riproposizione di mere lottizzazione corredate da attività commerciali (Marinara docet). Servono servizi studiati sui bisogni dei cittadini e dei turisti, piani per accessibilità e mobilità sostenibile, ampie zone di verde e centri di aggregazione (spazi espositivi, laboratori di arti e mestieri, scuole di arte, musica e sport, spettacoli), che siano occasioni d’incontro, che ci permettano di riappropriarci della nostra identità. Questi luoghi possono essere ricavati riadattando i grandi edifici di archeologia industriale esistenti, conservando la natura unica e tipica del luogo. Definire fredde cifre è solo un esercizio elettorale. Si devono individuare le potenzialità di ogni iniziativa utile a vivere il quartiere e le cifre devono essere rapportate a tali valutazioni. Perché la riqualificazione sembra non partire? È fondamentale rapportarsi in modo continuativo con i privati proprietari di gran parte delle aree. Senza capire quali sono gli ostacoli, diventa difficile trovare soluzioni e senza soluzioni il Poc rischia di rimanere un bel libro dei sogni.

Raffaella Sutter (60 anni, candidata di Ravenna in Comune, nuovo soggetto politico che include vari partiti di sinistra alternativi al Pd, singoli e associazioni)

«Al Comune banchine e acqua per reinvestire» «Mi è piaciuta la partecipazione, non la mancata selezione rispetto alla sostenibilità; non l’eccessivo frazionamento in piccoli ambiti attuativi, con strategie poco chiare e il rischio che si proceda solo in base alle esigenze dei singoli proprietari. Non mi è piaciuto l’orientamento alla valorizzazione immediata, allentando i vincoli per i privati e pregiudicando investimenti di qualità in futuro; nè che non siano risolti i nodi relativi al ruolo della Stazione, al collegamento col centro storico, all’impatto sulla viabilità. Sì ai parchi tematici, ma no alla troppo ampia area commerciale in testata, a scapito di una rete di commercio diffuso. Sì all’uso dell’acqua per piattaforme e battelli, ma compatibile col canale come via d’acqua; nessun vincolo sulle banchine, meglio liberalizzarne l’uso, anche per attività non temporanee, per incentivare le ristrutturazioni. Per riqualificare è centrale il governo del Comune nel processo, ripensare gli strumenti di incentivazione ai privati e verificarne le reali disponibilità, imporre loro la manutenzione (prima del crollo), gestire direttamente acque e banchine. Il Comune dovrebbe metterci di più, ma potrà intanto reinvestire gli oneri di urbanizzazione e il ricavato della gestione di banchine e acque. La bonifica dell’acqua invece spetta all’Autorità Portuale».

Calcio giovanile, minacce all’arbitro Si chiude nello spogliatoio e chiama il 112

Campionato Juniores: tra Compagnia dell’albero e Marina volano schiaffi poi un rosso scalda il clima. Il fischietto scortato in caserma

Tutto è partito da un cartellino rosso sventolato dall’arbitro all’indirizzo di uno dei ventidue calciatori 19enni che aveva tirato un ceffone a un avversario sul campo: dopo l’espulsione il fischietto è diventato bersaglio di parole pesanti, addirittura minacce di morte secondo la ricostruzione dei carabinieri poi intervenuti, al punto che l’arbitro ha temuto per la propria incolumità sospendendo la partita e si è barricato nello spogliatoio da dove ha chiamato i carabinieri per essere scortato in caserma. Il far west attorno a un pallone da calcio è scoppiato nel pomeriggio di sabato 23 gennaio a Ravenna sul campo San Rocco Montone in via Dismano Vecchio dove si giocava la partita Compagnia dell’Alberto-Marina Calcio del campionato Juniores.

Quando i militari della compagnia di Ravenna, verso le 16, sono intervenuti all’impianto sportivo hanno trovato l’arbitro rinchiuso a chiave nello spogliatoio. Tutto sarebbe partito da un contrasto di gioco un po’ sopra le righe, a seguito del quale un calciatore per farsi giustizia da solo ha preso a schiaffi l’avversario e dopo l’espulsione ha iniziato ad inveire e minacciarlo, urlando improperi e parolacce assolutamente gravi e fuori luogo. La situazione si è fatta sempre più tesa fino al punto in cui il direttore di gara ha compreso di non poter più gestire la situazione decidendo che il male minore fosse sospendere la partita; la decisione però ha esacerbato gli animi sia in campo sia sugli spalti e l’arbitro è dovuto scappare nello spogliatoio e chiudersi a chiave. Una volta in caserma l’arbitrato ha valutato tutti gli elementi per sporgere una formale denuncia.

Picchia la convivente e aggredisce anche i carabinieri col coltello

Arrestato uomo di 29 anni in una frazione di Ravenna dopo una lite in famiglia

arresto carabinieriAllarmati da una donna per una violenta lite in famiglia, i Carabinieri della Compagnia di Ravenna sono intervenuti nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 gennaio in una località del ravennate dove hanno arrestato un uomo che dopo aver aggredito la convivente si è scagliato anche contro i militari. Il 29enne di origine marocchina, residente in Italia da diversi anni, pregiudicato, al culmine di un ennesimo litigio, colto da un raptus, aveva colpito ripetutamente la donna al volto ed alla testa anche davanti ai figli minori. L’intervento dei carabinieri non ha placato l’ira dell’uomo che con un grosso coltello da cucina ha tentato di ferirli, ma sono riusciti a disarmarlo. Interrogata, la convivente italiana ha dichiarato che quella era l’ultima di una serie di maltrattamenti che però non aveva mai denunciato. L’uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e resistenza e violenza a pubblico ufficiale e condotto al carcere di Ravenna a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Scoperto con un assortimento di droghe in camera da letto

Denunciato poi disposto all’obbligo di dimora un 29enne di Ravenna

sequestro drogaAveva allestito una piccola centrale di spaccio di droga nella camera da letto C. C., un uomo di 29 anni di Ravenna, fermato dagli agenti della Squadra Mobile di Ravenna nel pomeriggio del 22 gennaio in centro città. Dopo una perquisizione nell’abitazione del sospettato la polizia ha trovato e sequestrato nella stanza da letto tutto l’armamentario per confezionare le dosi, 40 grammi di cocaina, 70 di hascisc, 4 di marjuana e mille euro ritenuti provento della vendita degli stupefacenti. Una volta trattenuto agli arresti domiciliari per detenzione e spaccio di droga è stato processato per direttissima e diposto all’obbligo di dimora nella propria abitazione dalle 21 alle 6 del mattino.

Dal tabaccaio nel ‘70 fino a Ragù: i delitti irrisolti di casa nostra

Nel 1998 a Mandriole l’ultimo omicidio rimasto senza colpevole. Sullo sfondo delle morti prostituzione e malavita… e un tragico rapimento

delitto MandrioleAmmazzato con tre colpi di pistola mentre era a pesca sull’argine del canale Destra Reno a Mandriole una mattina di fine agosto: Luigi Bezzi morì nel 1998 che aveva 70 anni ma chi lo uccise non si è mai saputo. Quello di Ragù, soprannome con cui tutti lo conoscevano a Sant’Alberto dove viveva, è l’ultimo dei quindici delitti rimasti irrisolti in provincia di Ravenna dal 1970: senza un accusato o senza una condanna per l’imputato.
Tutti messi in fila da Nevio Galeati e Carlo Raggi nel libro Delitti imperfetti (Pagine edizioni) limitandosi ai casi giunti a conclusione.

Nel 1998 in cui morì Bezzi altri due casi senza soluzione. A settembre a lato della superstrada E45 venne trovato lo scheletro di Mariana Rusu, 19enne moldava che aveva chiuso con la prostituzione per sposare un italiano e i night della riviera erano il suo massimo palcoscenico per esibirsi come ballerina. La giovane era scomparsa da tre mesi e quando ritrovarono i suoi resti nemmeno si riuscì a stabilire la causa di morte.
A febbraio di quell’anno invece a perdere la vita fu Brigitte Fugger, 31enne albanese con passaporto austriaco venuta a Ravenna per prostituirsi, mettere da parte qualche soldo e tornare a Graz. Il cadavere venne ritrovato in un fosso della cava Manzona, la stessa dove è morto il vigilante a fine dicembre 2015 (vedi pagina accanto). Massacrata di botte e uccisa da una coltellata: lama da 18 cm ritrovata nel campo adiacente.

Il 1997 fu segnato da tre omicidi in due episodi distinti che però sembrano avere più di un punto in comune. A maggio scena da farwest a Punta Marina: due sicari armati di revolver entrano nel pub Hostaria del Blues e fanno fuoco lasciando a terra due cadaveri, il 26enne piastrellista Arben Kurani e il 27enne muratore Agim Lala. Quattro mesi dopo morì anche Amedeo Rosetti, 38enne ravennate di professione buttafuori che aveva parlato con i due albanesi dieci minuti prima della sparatoria: lo ammazzano a Cannuzzo di Cervia.

In un appartamento di Lido di Savio a maggio 1996 i carabinieri chiamati dalla padrona di casa trovano una scena raccapricciante: la 34enne Iolanda Castillo, prostituta di Santo Domingo che si definisce “Dea dell’amore” negli annunci sulle riviste, è supina sul letto con due coltelli piantati nel petto e un paio di slip da uomo in bocca. Il Dna recuperato da un preservativo non può essere comparato con alcun sospetto.
Manca ancora il nome del killer di Maria Vichi: nel 1995 aveva 70 anni e faceva la tabaccaia a San Marco: colpita alla testa, forse facendola sbattere contro il bancone, per rapinarla di poche centinaia di migliaia di lire.

Nell’omicidio irrisolto di luglio 1990 a perdere la vita fu una guardia giurata. Il colpevole non si è mai trovato: Costantino Frizziero di 27 anni morì davanti a una banca a Pinarella di Cervia ucciso da quattro malviventi intenzionati a rapinare l’istituto di credito. La Beretta calibro 9 abbandonata dall’omicida non aiutò le indagini.
Ancora una prostituta, e ancora giovanissima, la vittima dell’omicidio scoperto a agosto 1987 a Faenza: la 20enne forlivese Antonella Ghetti. Una dozzina di coltellate.
L’opinione pubblica rimase particolarmente sconvolta dalla morte di Pier Paolo Minguzzi di Alfonsine: ha 21 anni, è uno studente di Agraria a Bologna, carabiniere di leva. A Pasqua del 1987 viene rapito: i sequestratori chiedono 300 milioni di lire ma dieci giorni dopo il suo cadavere affiora nel Po di Volano. L’autopsia dice che è stato strangolato la sera del rapimento.

Il corpo senza vita di Angela Crugliano, una 54enne prostituta, viene ritrovato nelle campagne lungo via Guiccioli a dicembre 1985: strangolata.
A maggio del 1985 la vittima è l’egiziano Sadek Hassanin: il marittimo muore a 32 anni in ospedale dopo cinque giorni di agonia per la coltellata presa a Punta Marina.
Aveva invece 78 anni Rosina Gaiani quando perse la vita a settembre 1984 a Faenza. Ferita alla testa sul pianerottolo di casa, morì in ospedale: le indagini ipotizzarono uno scippo finito male.
Il primo delitto irrisolto risale invece al 1970: nel mese di giugno il 44enne tabaccaio Gino Triossi esce in bicicletta per andare al cinema alla Sala Italia di via Cairoli a vedere il film vietato ai minori di 18 anni “Così dolce, così perversa“. Lo trovarono il pomeriggio seguente nell’aia di una casa colonica abbandonata a San Marco con la testa fracassata a martellate.

Ruba al supermercato e una volta scoperto aggredisce il vigilante

Un uomo di 40anni arrestato dagli agenti per tentata rapina e lesioni personali

TaccheggioUn uomo di quarant’anni, D. A. di origine senegalese, senza fissa dimora, nella serata del 22 gennaio ha cercato di sottrarre alcuni prodotti in un supermercato di Ravenna. Una volta scoperto dalla vigilanza interna ha riconsegnato la refurtiva ma informato che erano state chiamate le forze dell’ordine, ha dato in escandescenze e ha preso a pugni il vigilante del negozio che lo aveva fermato, il quale però è riuscito a trattenerlo fino all’arrivo degli agenti della Polizia di Stato. L’uomo è stato dichiarato in arresto per tentata rapina e lesioni personali e processato per direttissima. Il Tribunale di Ravenna l’ha condannato alla pena di 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa con il divieto di soggiornare nella provincia di Ravenna, sospendendo la pena e rimettendolo in libertà. Mentre l’Ufficio Immigrazione della Questura gli ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno intimandogli di lasciare l’Italia entro 15 giorni.

Arrestata per furto aggravato baby gang di ravennati

Notte brava di tre minorenni all’assalto di locali a Cervia con un’auto rubata

attrezzi baby gangAll’alba dello scorso 20 gennaio i carabinieri della stazione di Cervia hanno arrestato tre ragazzi minorenni, residenti a Ravenna, per furto aggravato, tentato furto aggravato e ricettazione di un’auto. Due di loro sono pluripregiudicati per analoghi precedenti penali. I militari sono intervenuti con le pattuglie a tarda notte, dopo alcune segnalazioni, bloccando uno dei ragazzini davanti a un negozio e intercettando gli altri due che si erano dati alla fuga a piedi in via Martiri Fantini.

I carabinieri, dopo aver raccolto prove, testimonianze e visionato le immagini delle telecamere di sorveglianza, hanno ricostruito la “notte brava“ dei giovanissimi ladri che sono entrati in azione nella zona del porto canale di Cervia poco dopo mezzanotte su di un’auto rubata a Ravenna nei primi giorni dell’anno. Verso le due di notte hanno forzato una porta-finestra di un noto ristorante di via Nazario Sauro, impossessandosi del denaro della casa, poi poco più tardi  hanno cercati di introdursi in un negozio di informatica di via Da Vinci, ma sono stati neutralizzati dall’intervento delle pattuglie.

Nel corso di una perquisizione domiciliare a casa di uno dei tre minori è stato trovato uno smartphone, un flessibile e due martelli frangivento, probabili strumenti di precedenti raid. Dati gli esiti dell’indagine dopo l’arresto, la Procura della repubblica del Tribunale di Minorenni di Bologna ha disposto il trasferimento dei tre ragazzi al carcere minorile di Bologna.

Dopo vent’anni torna il serial killer ravennate del primo noir di Baldini

Della riedizione del romanzo “Bambine“ ne parlano l’autore e lo scrittore Carlo Lucarelli domenica 24 gennaio alla Feltrinelli

Baldini e LucarelliL’autore che ha fatto (ri)affiorare la città di Ravenna nelle pagine “in giallo”, è Eraldo Baldini. Prima di trasformarsi nel cantore-ideatore del gotico rurale, e in un autore di genere di successo, ha esordito con il romanzo Bambine, vent’anni fa esatti: un noir durissimo e, insieme, tenero, giocato tutto fra Ravenna e il mare.

Dopo la scomparsa di tre bambine, Carlo Bertelli, cronista di provincia che trascina senza entusiasmi una vita in crisi, si immerge nella storia terribile di un serial killer, spinto soprattutto dal bisogno di proteggere la piccola Chiara, figlia del suo migliore amico morto in mare. Il romanzo, pubblicato a suo tempo da Theoria, è di nuovo in libreria grazie alle edizioni Fernandel. Per l’occasione la libreria Feltrinelli in via Diaz a Ravenna organizza per domenica 24 gennaio, alle ore 17, un incontro con l’autore del libro e Carlo Lucarelli, celebre volto del mondo noir sia sulla carta che sul piccolo schermo dove spesso si è occupato dei grandi misteri italiani.

Con le plusvalenze delle azioni Hera dividendi record. Allo studio il caso Sapir

Ravenna Holding incassa oltre 12 milioni di euro. La Provincia ora
detiene il 7% della società, ma vedrà utili solo dal prossimo anno

Carlo PezziUn preconsuntivo con numeri straordinari, cioé non ripetibili, al termine di un anno particolarmente importante per Ravenna Holding. Il risultato d’esercizio per l’anno 2015 è infatti stimato in 12.660.366 euro e migliora il budget assestato, approvato a luglio contestualmente alla operazione di riduzione del capitale, di 1.844.168 euro.
Come noto infatti durante l’anno, per restituire 20milioni di euro ai soci (all’epoca Comune di Ravenne per oltre l’80 percento, Comune di Faenza e di Cervia) ha operato una riduzione di capitale attraverso un mix di operazioni che ha incluso anche l’alienazione di 4,5 milioni di azioni Hera (altri 3,5 milioni saranno venduti nel corso del 2016) ottenendo una notevole plusvalenza.

«Questo è importante – commenta il presidente della “cassaforte” comunale, Carlo Pezzi – perché significa che abbiamo venduto al prezzo giusto e al momento giusto. Il titolo Hera peraltro ha mantenuto una grande stabilità anche a fronte della vendita contestuale di venti milioni di azioni da parte di enti pubblici, segno che l’operazione è stata condotta nel migliore dei modi possibili». Ecco allora un risultato di esercizio che si prevede non potrà essere replicato nei prossimi anni: per il 2016 si prevedono circa 8,5 milioni e in generale per il triennio tra i 6,5 e i 7 milioni l’anno da dividere tra i soci che nel frattempo sono saliti di numero. L’altra importante operazione compiuta da Ravenna Holding alla vigilia di Natale è stata infatti l’incorporazione delle azioni detenute dalla Provincia in Sapir, Romagna Acque e Start Romagna.

A seguito di questa operazione che, come noto, ha visto anche l’acquisto diretto di circa due milioni di euro di azioni da parte della Holding, la Provincia è diventata socia al 7 percento (ma incasserà i dividendi solo a partire dal 2017) ma soprattutto sono stati messi in  “cassaforte” azioni di società pubbliche e pubblico-private che danno peraltro utili (come Romagna Acque e Sapir) e che hanno rafforzato la Holding nel ruolo di azionista di maggioranza relativa sia per quanto riguarda Romagna Acque, sia per quanto riguarda Start Romagna, la quale non porta certamente utili ma pare certo chiuderà anche quest’anno comunque a pareggio.

Un’operazione che ha portato il capitale sociale della Holding a 431.852.338, dopo che era scesa (in seguito all’operazione vendita di azioni Hera) a 398.750.060. In questo modo, assicura Pezzi, presidente e amministratore delegato della società, secondo tutte le simulazioni, tutti i soci potranno godere di dividendi almeno pari a quelli che avrebbero avuto se non si fossero vendute le azioni Hera e non si fosse integrata la Provincia.

Certo è vero che parte dei proventi, anche di quelli portati in dote dalla Provincia, oggi vengono da Sapir nel cui futuro sembra ormai certa almeno una parziale privatizzazione. Come noto, infatti, gli enti locali attualmente al governo (ma in questo senso si era già espresso in passato anche l’attuale candidato sindaco del Pd Michele De Pascale) stanno valutando l’ipotesi di scorporare l’attività terminalistica dalla consistente proprietà di terreni e aeree portuali per mantenere a controllo pubblico solo quest’ultima. Un’operazione complessa, rivela Pezzi, a cui si sta inziando a lavorare ma che richiederà mesi e dunque, sembra di capire, non vedrà comunque la luce prima delle elezioni. Tra le cose di cui tener conto, dice naturalmente l’ad della Holding, l’alto valore della società oltre al ruolo che ha giocato anche nel garantire un lavoro di qualità nel porto.

Tornando allo stato di salute della Holding, Pezzi cita due dati: la redditività calcolata sulla base del principale indicatore preso a base per valutarla in rapporto al capitale proprio – tolte le reti idriche – si attesta attorno al 4%. Dalla sua nascita al 2014 la società ha distribuito oltre 57milioni di dividendi a riprova che si tratta, secondo Pezzi «di una risorsa per i conti pubblici e non di un problema».

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