domenica
10 Maggio 2026

Pugni all’autista del bus per non pagare il biglietto: denunciato cuoco di 23 anni

Violenta aggressione il 28 dicembre sulla linea 161 Savarna-Alfonsine Il giovane individuato grazie alle telecamere di sicurezza sul mezzo

Un cuoco di 23 anni residente a Savarna è stato denunciato per aver preso a pugni un autista di un autobus pubblico poi fuggendo a piedi: il 28 dicembre a Mezzano il conducente si era rifiutato di restituire i 3 euro del biglietto che invece il passeggero riteneva di dover avere in quanto sosteneva di aver solo dimenticato a casa l’abbonamento. Fondamentale per il suo riconoscimento è stato il filmato registrato dalla telecamera di sicurezza installata sui mezzi proprio a tutela dei conducenti e da questi attivata in caso di pericolo: il 23enne cercò invano di danneggiare la videocamera.

Il pomeriggio di quel giorno il 23enne in piazza a Savarna salì sull’autobus della linea 161 diretto ad Alfonsine. Inizialmente non voleva pagare il biglietto, opponendo al conducente del mezzo futili motivazioni, poi rinunciò alle polemiche pagando il dovuto: soltanto una calma apparente perchè all’altezza di Torri di Mezzano, in via Zuccherificio, una volta rimasti unico passeggero a bordo il cuoco pretese indietro i soldi del biglietto: al legittimo rifiuto dell’autista si scatenò una violenta aggressione che cagionò diverse lesioni al malcapitato 53enne.

I carabinieri della stazione di Mezzano hanno avviato le indagini partendo dall’itinerario dell’aggressore, riuscendo dunque a capire in quale zona risiedesse: sono stati poi gli stessi militari a riconoscere in quel filmato un sospettato con un curriculum di precedenti già importante a dispetto dell’età; le accuse nei suoi confronti sono di minaccia, lesioni personali, ingiuria ed interruzione di pubblico servizio.

Matrimoni gay: Ravenna in Comune li trascriverà, la Pigna è contraria

E il vicesindaco ribadisce la contrarietà del Pri: «A sinistra giocano
a chi la dice più grossa per ingraziarsi un elettore in più»

Se diventerà il prossimo sindaco di Ravenna promette di trascrivere i matrimoni omosessuali contratti regolarmente all’estero nel registro già sperimentato in altri Comuni d’Italia, «stimolando la politica nazionale a intraprendere le necessarie azioni a garanzia di parità di trattamento tra coppie omosessuali ed eterosessuali in attesa del Ddl Cirinnà o di qualsiasi altro tentativo di regolamentazione si profili nei prossimi mesi che abbia l’obiettivo di promuovere uguale dignità per tutti i cittadini». A prendersi l’impegno è Raffaella Sutter, candidata a Palazzo Merlato per Ravenna in Comune (Ric), neonato soggetto politico che raccoglie diverse formazioni e forze della sinistra in alternativa al Pd.

Il tema è di attualità in questi giorni dopo la discussione in consiglio comunale di una petizione a sostegno della trascrizione che invece l’attuale sindaco Fabrizio Matteucci ha scelto di non adottare pur avendo celebrato in municipio un finto matrimonio gay tra due donne, una sorta di festa per la loro unione: le due poi si sono sposate anche all’estero ma Matteucci non ha trascritto l’atto. «Ci chiediamo – scrive Ravenna in Comune – perché il sindaco non abbia spinto per un gesto politico forte, rilanciando invece comodamente la palla al Parlamento, senza neanche tentare l’applicazione di legge: ai sensi dell’articolo 16 del Dpr 396/2000 infatti in Italia i matrimoni trascrivibili “sono quelli celebrati tra cittadini italiani, ovvero tra un cittadino italiano ed uno straniero, innanzi all’autorità diplomatica o consolare competente, oppure dinnanzi all’autorità locale”, e non parla del sesso dei cittadini».

Sulla questione era intervenuto anche Michele de Pascale, segretario provinciale del Pd e candidato sindaco: «Da un punto di vista giuridico non vedo ragioni per cui un sindaco dovrebbe rifiutare la trascrizione di un matrimonio tra persone dello stesso sesso regolarmente contratto all’estero ed è, eventualmente, compito di un giudice quello di valutarne la legittimità». Ma altro si aspettava Sutter: «Certo è che se il Consiglio di Stato rigetta la trascrizione dei matrimoni regolarmente contratti all’estero per le coppie dello stesso sesso, dichiarando in sintesi, che non si può ridurre ad atti amministrativi ciò che necessità di scelte politiche, avremmo sperato che De Pascale in un impeto di coraggio, dichiarasse che sporcarsi le mani è compito di un candidato sindaco».

Alla posizione espressa da Sutter non è tardata la replica del Partito repubblicano che già aveva bacchettato il candidato da loro sostenuto. A parlare è Giannantonio Mingozzi, vice di Matteucci: «Mi sembra che il confronto in buona parte della sinistra ravennate sul riconoscimento dei matrimoni gay sia diventato un continuo gioco a scavalco tra chi la dice più grossa per ingraziarsi qualche elettore. In questo caso il primato dei Comuni e dei sindaci non può essere politico di partito ma amministrativo e per questo non serve coraggio ma buon senso e rispetto della legge. Raffaella Sutter, per tanti anni dirigente del Comune, non credo che in quella veste avrebbe accettato di sottoscrivere atti che un ufficiale di governo non può firmare. Augurare più coraggio nel perseguire errori ad un sindaco che voglia essere responsabile significa demolire quel concetto di “Stato di diritto” al quale tutti siamo chiamati a contribuire in ogni campo della vita civile».

Altrettanta ferma contrarietà alla trascrizione dei matrimoni omosessuali ma anche ai matrimoni omosessuali in sé, arriva da Maurizio Bucci, consigliere comunale del gruppo misto dopo l’uscita da Forza Italia e ora candidato sindaco per la lista civica La Pigna con l’appoggio di Fratelli d’Italia: «Inseriremo nel nostr programma la assoluta contrarietà al matrimonio omosessuale». Per cinque ragioni così riassunte dallo stesso Bucci. Uno: «I tre fondamentali temi di controversia sono il diritto a formarsi una famiglia, il diritto alla successione e il diritto alla reversibilità della pensione. Sono diritti che noi contestiamo fuori dal matrimonio tra uomo e donna». Due: «Se fosse solo l’amore a decidere il cosiddetto atto pubblico del matrimonio, perché limitarsi al matrimonio tra due persone dello stesso sesso? Perché non accettare di amarsi in tre o in quattro? Scenari catastrofici». Tre: «Nessuno pensa al fatto che un bambino adottato di una coppia omosessuale possa vivere la propria infanzia e adolescenza in grave disagio rispetto agli amici che chiamano e si rivolgono a una mamma e a un papà naturali?». Quattro: «Se il vincolo matrimoniale non è più quello tra un uomo e una donna, il diritto alla successione riguarderà prima di tutto il coniuge con le relative conseguenze economiche». Cinque: «L’impatto del matrimonio omosessuale sul tessuto sociale, se legittimato, esporrebbe la società civili a conseguenze gravi sul piano etico, culturale e naturale, andando a pesare persino sui conti pubblici in materia previdenziale».

Matrimoni gay: Ravenna in Comune li trascriverà, la Pigna è contraria

E il vicesindaco ribadisce la contrarietà del Pri: «A sinistra giocano a chi la dice più grossa per ingraziarsi un elettore in più»

Se diventerà il prossimo sindaco di Ravenna promette di trascrivere i matrimoni omosessuali contratti regolarmente all’estero nel registro già sperimentato in altri Comuni d’Italia, «stimolando la politica nazionale a intraprendere le necessarie azioni a garanzia di parità di trattamento tra coppie omosessuali ed eterosessuali in attesa del Ddl Cirinnà o di qualsiasi altro tentativo di regolamentazione si profili nei prossimi mesi che abbia l’obiettivo di promuovere uguale dignità per tutti i cittadini». A prendersi l’impegno è Raffaella Sutter, candidata a Palazzo Merlato per Ravenna in Comune (Ric), neonato soggetto politico che raccoglie diverse formazioni e forze della sinistra in alternativa al Pd.

Il tema è di attualità in questi giorni dopo la discussione in consiglio comunale di una petizione a sostegno della trascrizione che invece l’attuale sindaco Fabrizio Matteucci ha scelto di non adottare pur avendo celebrato in municipio un finto matrimonio gay tra due donne, una sorta di festa per la loro unione: le due poi si sono sposate anche all’estero ma Matteucci non ha trascritto l’atto. «Ci chiediamo – scrive Ravenna in Comune – perché il sindaco non abbia spinto per un gesto politico forte, rilanciando invece comodamente la palla al Parlamento, senza neanche tentare l’applicazione di legge: ai sensi dell’articolo 16 del Dpr 396/2000 infatti in Italia i matrimoni trascrivibili “sono quelli celebrati tra cittadini italiani, ovvero tra un cittadino italiano ed uno straniero, innanzi all’autorità diplomatica o consolare competente, oppure dinnanzi all’autorità locale”, e non parla del sesso dei cittadini».

Sulla questione era intervenuto anche Michele de Pascale, segretario provinciale del Pd e candidato sindaco: «Da un punto di vista giuridico non vedo ragioni per cui un sindaco dovrebbe rifiutare la trascrizione di un matrimonio tra persone dello stesso sesso regolarmente contratto all’estero ed è, eventualmente, compito di un giudice quello di valutarne la legittimità». Ma altro si aspettava Sutter: «Certo è che se il Consiglio di Stato rigetta la trascrizione dei matrimoni regolarmente contratti all’estero per le coppie dello stesso sesso, dichiarando in sintesi, che non si può ridurre ad atti amministrativi ciò che necessità di scelte politiche, avremmo sperato che De Pascale in un impeto di coraggio, dichiarasse che sporcarsi le mani è compito di un candidato sindaco».

Alla posizione espressa da Sutter non è tardata la replica del Partito repubblicano che già aveva bacchettato il candidato da loro sostenuto. A parlare è Giannantonio Mingozzi, vice di Matteucci: «Mi sembra che il confronto in buona parte della sinistra ravennate sul riconoscimento dei matrimoni gay sia diventato un continuo gioco a scavalco tra chi la dice più grossa per ingraziarsi qualche elettore. In questo caso il primato dei Comuni e dei sindaci non può essere politico di partito ma amministrativo e per questo non serve coraggio ma buon senso e rispetto della legge. Raffaella Sutter, per tanti anni dirigente del Comune, non credo che in quella veste avrebbe accettato di sottoscrivere atti che un ufficiale di governo non può firmare. Augurare più coraggio nel perseguire errori ad un sindaco che voglia essere responsabile significa demolire quel concetto di “Stato di diritto” al quale tutti siamo chiamati a contribuire in ogni campo della vita civile».

Altrettanta ferma contrarietà alla trascrizione dei matrimoni omosessuali ma anche ai matrimoni omosessuali in sé, arriva da Maurizio Bucci, consigliere comunale del gruppo misto dopo l’uscita da Forza Italia e ora candidato sindaco per la lista civica La Pigna con l’appoggio di Fratelli d’Italia: «Inseriremo nel nostr programma la assoluta contrarietà al matrimonio omosessuale». Per cinque ragioni così riassunte dallo stesso Bucci. Uno: «I tre fondamentali temi di controversia sono il diritto a formarsi una famiglia, il diritto alla successione e il diritto alla reversibilità della pensione. Sono diritti che noi contestiamo fuori dal matrimonio tra uomo e donna». Due: «Se fosse solo l’amore a decidere il cosiddetto atto pubblico del matrimonio, perché limitarsi al matrimonio tra due persone dello stesso sesso? Perché non accettare di amarsi in tre o in quattro? Scenari catastrofici». Tre: «Nessuno pensa al fatto che un bambino adottato di una coppia omosessuale possa vivere la propria infanzia e adolescenza in grave disagio rispetto agli amici che chiamano e si rivolgono a una mamma e a un papà naturali?». Quattro: «Se il vincolo matrimoniale non è più quello tra un uomo e una donna, il diritto alla successione riguarderà prima di tutto il coniuge con le relative conseguenze economiche». Cinque: «L’impatto del matrimonio omosessuale sul tessuto sociale, se legittimato, esporrebbe la società civili a conseguenze gravi sul piano etico, culturale e naturale, andando a pesare persino sui conti pubblici in materia previdenziale».

“Il tempo ritrovato“ riparte nel 2016 con Terranova, Augias e Scurati

Incontri a Palazzo Rasponi e al Caffé letterario, da mercoledì 13 gennaio alle 18.30

Nadia TerranovaRiprende nel 2016, mercoledì 13 gennaio, il ciclo di incontri letterari ravennati “Il Tempo Ritrovato“ – organizzato dall’associazione Onnivoro e condotto da Matteo Cavezzali in collaborazione con Stefano Bon, Angela e Alberta Longo ed Emiliano Visconti – che proseguirà fino a primavera Ad aprire la seconda parte della rassegna sarà la scrittrice siciliana Nadia Terranova che alle 18.30 a Palazzo Rasponi presenterà la sua ultima opera Gli anni al contrario (Einaudi), un romanzo ambientato nella Messina durante il ’77 tra scontri politici e le passioni di una gioventù sfrontata, un libro salutato dalla critica come uno dei più interessanti debutti letterari dell’anno. Stessa sede, stessa ora, giovedì 21 gennaio per l’incontro con Antonia Arslan, autrice di classici come La masseria delle allodole che parlerà di Rimozione di un genocidio. La memoria lunga del popolo armeno.

Corrado AugiasMercoledì 27 gennaio la rassegna si sposta al Caffè Letterario di via Diaz per discutere di musica con Emiliano Visconti e della sua ricerca intitolata Je so’ pazzo. Pop e dialetto nella canzone d’autore italiana da Jannacci a Pino Daniele.

La rassegna poi torna per una altra serie di appuntamenti negli spazi di Palazzo Rasponi, da lunedì 1 febbraio, per ospitare uno dei più irriverenti intellettuali italiani, Christian Raimo, professore e redattore della rivista “Internazionale“, che racconterà del suo dissacrante romanzo sulla scuola Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi). Fra gli incontri più attesi quello di mercoledì 3 febbraio con il grande saggista e giornalista, umanista e divulgatore letterario, Corrado Augias che illustrerà la sua indagine storica su Le ultime diciotto ore di Gesù, uno dei best seller italiani di fine 2014, edito da Einaudi.
Mercoledì 17 febbraio, sarà la volta dell’autrice Grazia Verasani penna noir di libri di successo come Quo vadis, baby con la nuovo opera Senza ragione apparente (Feltrinelli).
Il calendario degli incontri già fissati di chiude martedì 23 febbraio e vedrà come ospite il narratore Antonio Scurati con il romanzo Il tempo migliore della nostra vita pubblicato (Bompiani).

La rassegna, segnalano gli organizzatori, proseguirà con altri importanti protagonisti del mondo letterari nazionale fino ad aprile.
Ulteriori informazioni su facebook iltemporitrovatoravenna e www.iltemporitrovatoravenna.it.

In cassaforte dosi di coca e 37mila euro Arrestato 27enne, disoccupato dal 2009

Aveva a disposizione due auto: una Mini Cooper e una Brava La guardia di finanza l’ha fermato dopo un incontro sospetto

Nella cassaforte in casa aveva 36.700 euro in contanti e aveva due auto a disposizione ma dal 2009, quando è entrato in Italia dall’Albania, non ha mai avuto un lavoro. La spiegazione, secondo la guardia di finanza, sta in quel chilo e mezzo di droga suddivisa tra 150 dosi di cocaina in cassaforte con i contanti, in altri 350 grammi di coca dietro al lavello e in otto etti di marijuana: le Fiamme Gialle hanno arrestato a Milano Marittima un 27enne albanese incensurato (D. X. le iniziali). Tutta la droga sequestrata, una volta immessa nel mercato al dettaglio, avrebbe fruttato allo spacciatore all’incirca 70mila euro.

L’indagine è iniziata verso la fine di dicembre: l’attenzione dei militari impegnati in normali pattugliamenti è stata attirata da una Mini Cooper notato spesso negli stessi luoghi per fugaci appuntamenti a Cervia o Milano Marittima. La sera di sabato 9 gennaio i militari hanno deciso di intervenire sottoponendo a controllo il conducente mentre si incontrava con un cervese risultato poi essere un consumatore di cocaina. Nell’occasione sono stati rinvenuti in mano all’albanese circa 10 grammi di cocaina, già confezionata in 10 dosi pronte per essere cedute.

Le successive perquisizioni, con l’ausilio di una unità cinofila ed una pattuglia dei Baschi Verdi, hanno riguardato due distinte abitazioni nella disponibilità del 27enne. Nell’abitazione dove l’arrestato era solito dimorare, ubicata a Milano Marittima, sono stati rinvenuti, all’interno di una cassaforte, 110 grammi di cocaina già confezionati in 150 dosi nonché la somma in contanti di 36.700 euro. Dietro un intercapedine del lavello, nascosta in barattoli di vetro sigillati, sono stati scoperti altri 350 grammi di cocaina ancora da suddividere e 800 grammi di marijuana. Nella seconda abitazione, nei pressi del cimitero comunale di Cervia veniva invece rinvenuto tutto il materiale per il confezionamento e oltre 500 grammi di sostanza utilizzata per tagliare lo stupefacente. Le Fiamme Gialle hanno proceduto anche al sequestro preventivo delle due autovetture, una Mini Cooper ed una Fiat Bravo, utilizzate per l’illecita attività di spaccio.

La giunta di Ravenna mette a punto il piano antineve. La lettera del sindaco

Nella riunione della giunta di martedì pomeriggio alla luce delle previsione per la seconda metà del mese di gennaio, sono stati messi a punto i piani antineve e antigelo. I cittadini che vogliono possono leggerlo nel sito del Comune di Ravenna: area tematica “AMBIENTE,TERRITORIO E MOBILITÀ”, sezione “MOBILITÀ”, titolo “COSA FARE SE NEVICA: IL PIANO DEL COMUNE DI RAVENNA PER AFFRONTARE I DISAGI DELLA NEVE E DEL GELO”.

Il sindaco Fabrizio Matteucci ha scritto una lettera al mondo della scuola per ricordare nuovamente le modalità operative utili a tutti nel caso che nelle prossime settimane «io decida un’ordinanza di sospensione temporanea delle lezioni e dell’attività didattica».

Ecco il testo della lettera:
“Cari amici, le previsioni di medio termine ci dicono di possibili nevicate nel mese di gennaio. Per prepararci a tale eventualità, vi illustro le due possibili misure che potrei adottare, a seconda delle condizioni climatiche.
Con la formulazione “il Sindaco ordina l’interruzione delle attività didattiche”, (ai sensi dell’art. 54 del Tuel) si interviene esclusivamente in merito alla sospensione delle lezioni, evitando così la circolazione di mezzi pubblici o privati atti al trasporto degli studenti. (Ciò costituisce il maggior fattore di rischio soprattutto in caso di nevicate o altri gravi fenomeni atmosferici).
Tale provvedimento NON implica la chiusura fisica delle scuole, la cui gestione del personale (docente e Ata) è di esclusiva responsabilità della Dirigenza scolastica. In tal modo i plessi possono rimanere aperti e funzionanti anche senza la presenza degli studenti.
L’ordine di chiusura delle scuole, misura che in 9 anni non ho mai dovuto adottare, comporta la chiusura fisica dei plessi (potrebbe rendersi necessaria anche la chiusura di altri uffici pubblici) ed è una misura diversa, che mette in capo a me ogni decisione”.

Raccolta fondi per il primo film del regista Lamattina: all’asta gli oggetti di scena

Al circolo Aurora una serata di finanziamento per coprire le spese
di post-produzione della pellicola girata tra Italia e Romania

Un’asta al circolo Aurora, a Ravenna, per raccogliere gli ultimi fondi necessari per la realizzazione (in particolare la post-produzione) del film “Cimitero azzurro”. Si tratta del primo lungometraggio del videomaker ravennate Gerardo Lamattina (ne abbiamo parlato nei dettagli nell’articolo tra i correlati qui a fianco) girato la scorsa estate tra Italia e Romania. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio alle 21 al circolo di via Ghibuzza 12.

«Faremo un’asta con alcuni oggetti di scena del film – spiega il regista Lamattina – e presenteremo la locandina ufficiale, il teaser e alcune scene del backstage realizzato da Alessandro Renda. Alla serata sarà presente Alessandro Bonaccorsi che è l’autore della locandina e che potrà autografarla a chi vorrà averla in anteprima. Saranno inoltre presenti l’attore protagonista, molti membri della troupe e i coproduttori ravennati, con in prima fila l’associazione Cantieri che è il coproduttore ufficiale per la post produzione e che curerà la serata di raccolta fondi. Ci saranno inoltre gli altri coproduttori: Salvatore Santoro, Raffaella Sutter, Alessandro Garavini, Paolo Monduzzi, Giancarlo Ceccolini, Antonio Mauro, Gabriele Casamenti, Franco Francia. Ospiti della serata anche gli amici della band alt-folk ravennate Rigolò, già collaboratori preziosi per alcuni miei lavori e di cui ho utilizzato dei brani dell’ultimo album “Gigantic” e altri dal loro repertorio, per la colonna sonora del film».

Chi non può partecipare alla serata ma vuole contribuire alla raccolta fondi troverà tutte le informazioni sul sito ufficiale del film www.cimiteroazzurro.it e sulla pagina Facebook www.facebook.com/cimiteroazzurro.

Sul sito sarà inoltre possibile trovare anche la lista degli oggetti che resteranno invenduti durante la serata e le altre cose che si possono avere tramite donazione per contribuire alla post produzione del film.

Battitore dell’asta e presentatore della serata sarà Matteo Papi del circolo del cinema “Sogni” che ha sostenuto il film già durante le riprese.

L’ingresso al circolo Aurora è possibile solo con una tessera che costa 5 euro e vale per tutto il 2016. Ai finanziatori del film che contribuiscono con una donazione superiore a 25 euro, il costo della tessera verrà detratto.

Raccolta fondi per il primo film del regista Lamattina: all’asta gli oggetti di scena

Al circolo Aurora una serata di finanziamento per coprire le spese di post-produzione della pellicola girata tra Italia e Romania

Un’asta al circolo Aurora, a Ravenna, per raccogliere gli ultimi fondi necessari per la realizzazione (in particolare la post-produzione) del film “Cimitero azzurro”. Si tratta del primo lungometraggio del videomaker ravennate Gerardo Lamattina (ne abbiamo parlato nei dettagli nell’articolo tra i correlati qui a fianco) girato la scorsa estate tra Italia e Romania. L’appuntamento è per giovedì 14 gennaio alle 21 al circolo di via Ghibuzza 12.

«Faremo un’asta con alcuni oggetti di scena del film – spiega il regista Lamattina – e presenteremo la locandina ufficiale, il teaser e alcune scene del backstage realizzato da Alessandro Renda. Alla serata sarà presente Alessandro Bonaccorsi che è l’autore della locandina e che potrà autografarla a chi vorrà averla in anteprima. Saranno inoltre presenti l’attore protagonista, molti membri della troupe e i coproduttori ravennati, con in prima fila l’associazione Cantieri che è il coproduttore ufficiale per la post produzione e che curerà la serata di raccolta fondi. Ci saranno inoltre gli altri coproduttori: Salvatore Santoro, Raffaella Sutter, Alessandro Garavini, Paolo Monduzzi, Giancarlo Ceccolini, Antonio Mauro, Gabriele Casamenti, Franco Francia. Ospiti della serata anche gli amici della band alt-folk ravennate Rigolò, già collaboratori preziosi per alcuni miei lavori e di cui ho utilizzato dei brani dell’ultimo album “Gigantic” e altri dal loro repertorio, per la colonna sonora del film».

Chi non può partecipare alla serata ma vuole contribuire alla raccolta fondi troverà tutte le informazioni sul sito ufficiale del film www.cimiteroazzurro.it e sulla pagina Facebook www.facebook.com/cimiteroazzurro.

Sul sito sarà inoltre possibile trovare anche la lista degli oggetti che resteranno invenduti durante la serata e le altre cose che si possono avere tramite donazione per contribuire alla post produzione del film.

Battitore dell’asta e presentatore della serata sarà Matteo Papi del circolo del cinema “Sogni” che ha sostenuto il film già durante le riprese.

L’ingresso al circolo Aurora è possibile solo con una tessera che costa 5 euro e vale per tutto il 2016. Ai finanziatori del film che contribuiscono con una donazione superiore a 25 euro, il costo della tessera verrà detratto.

Chiesto processo per omicidio volontario per ex primario e caposala dell’infermiera

Per la procura i due non impedirono l’uccisione di Rosa Calderoni pur avendo elementi sufficienti. Già alla sbarra la 43enne Poggiali

Per la morte della 78enne Rosa Calderoni, avvenuta l’8 aprile 2014 nel reparto di Medicina dell’ospedale Umberto I di Lugo, rischiano di finire a processo per omicidio volontario anche l’ex primario e l’ex caposala oltre all’ex infermiera Daniela Poggiali già alla sbarra. Non evitare un reato che si ha il dovere di impedire equivale a cagionarlo: questo dice l’articolo 40 del codice penale e su questo si basa la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura per Giuseppe Re e Cinzia Castellani. Insomma secondo le indagini i due avrebbero avuto elementi sufficiente per intervenire per tempo in modo da evitare il decesso della paziente e invece non fecero quanto a loro sarebbe spettato. Le difese dei due indagati respingono le accuse. La notizia si apprende dall’edizione delle 14 del Tgr dell’Emilia Romagna.

Tentata rapina, in arresto la 33enne Indagata per gli altri 4 colpi in 4 giorni

I carabinieri al lavoro sui filmati di videosorveglianza: potrebbe essere la donna in nero diventata l’incubo dei commercianti

È una 33enne di origine campana ma residente in centro a Ravenna da anni, alle spalle diversi precedenti specifici: questo il profilo della donna fermata ieri dai commercianti di via Montanari dopo un tentativo di rapina in una boutique benessere e poi dichiarata in stato di arresto dai carabinieri e trasferita al carcere di Forlì. Sono in corso gli accertamenti dell’Arma per stabilire se, come fortemente ipotizzato, la donna sia anche l’autrice di un altro tentativo di rapina e tre riuscite compiuti nell’arco degli ultimi quattro giorni in alcuni negozi ed esercizi della città.

L’ultimo colpo, quello che poi l’ha portata dietro le sbarre, è andato in scena all’orario di chiusura quando ha provato a farsi consegnare l’incasso dalla commessa del negozio La Piramide: pur spaventata, si è opposta facendola scappare. Gli episodi dei giorni precedenti, avevano fatto scattare una catena di solidarietà tra commercianti, già tutti d’accordo che nel caso si fosse presentata la ormai tristemente nota rapinatrice, i vicini sarebbero corsi in aiuto della vittima. Così è stato: non appena la malvivente è stata messa in fuga dalla titolare del negozio, quest’ultima immediatamente si è recata nel negozio vicino e grazie alle indicazioni fornite, la rapinatrice veniva immediatamente inseguita da un vicino commerciante, che la raggiungeva bloccandola proprio nel momento in cui piombava sul luogo una pattuglia del radiomobile della compagnia carabinieri.

Sono in corso ulteriori indagini sulla base dei filmati delle telecamere di sorveglianza acquisiti in occasione delle rapine avvenute nei giorni precedenti e sulla scorta delle ricostruzioni fatte dalle vittime: il primo colpo da 170 euro in via Montanari il 7 gennaio, poi un tentativo fallito sabato 9 in via Galilei (vedi correlati) e infine due andate a segno domenica a una gelateria di viale Alberti e un chiosco di piadine in via Marconi.

Se sabato mattina è fallito il colpo alla panetteria di via Galilei è perché la titolare, Annamaria Lavatura, ha avuto il coraggio di reagire spruzzando in faccia alla rapinatrice un detergente. Questa mattina il presidente Confcommercio Mauro Mambelli e il presidente del sindacato panificatori Giuseppe Verlicchi hanno consegnato ad Annamaria la medaglia del 70esimo Anniversario Confcommercio quale riconoscimento per il gesto coraggioso compiuto: «Nei giorni scorsi abbiamo lanciato l’allarme per l’escalation di furti sul nostro territorio, che riguardano sia le abitazioni che le attività commerciali, e ciò impone una mirata riflessione sulle politiche per la sicurezza dei cittadini. Lo abbiamo chiesto, e lo chiediamo nuovamente: occorre investire di più in videosorveglianza che può essere un deterrente all’aumento di furti e al contrasto della criminalità. Sono troppo poche le 64 telecamere dislocate nel nostro Comune. Per questo rinnovo l’invito che abbiamo rivolto al Comune di Ravenna di dare un’accelerata ai progetti di videosorveglianza, uniformandoci così a città a noi vicine come Cesena e Imola attraverso un piano complessivo di controllo del territorio».

«Il lampione caduto aveva 15 anni, montato male o scarsa manutenzione»

Il sindaco: «La gestione di 36mila pali ci costa 2,5 milioni in tre anni» La Cpl si smarca: «Già mille sostituiti». Interrogazione di Forza Italia

Il lampione della pubblica illuminazione caduto ieri, 11 gennaio, in piazza del Popolo a Ravenna era stato installato quindici anni fa da una impresa privata e la manutenzione è affidata in concessione con gara d’appalto: lo fa sapere il sindaco Fabrizio Matteucci che sulle cause del crollo ipotizza «un’imperizia nella fabbricazione e nell’installazione o alla trascuratezza nella sua manutenzione». Su quest’ultimo aspetto prende le distanze la Cpl Concordia, società che nel 2013 si aggiudicò un appalto ventennale da 38 milioni di euro: «Sono tuttora in corso di accertamento e, al momento, non c’è alcuna conferma di una responsabilità diretta riguardo l’accaduto». La vicenda intanto diventa politica con Forza Italia che presenta un’interrogazione al sindaco sulle responsabilità e sulle misure adottate per evitare il ripetersi.

All’indomani dell’accaduto, Matteucci parte da «doverose seppure insufficienti» scuse a tutti i ravennati: «Un lampione crollato in piazza del Popolo è un evento molto grave. Lo è in ogni luogo del nostro territorio, da Casalborsetti a Mensa Matellica e per quanto è esteso il territorio del Comune di Ravenna. Il fatto che sia avvenuto in piazza del Popolo ne aumenta solo il valore simbolico negativo. Non cambia nulla che nessuno si sia fatto male, e per fortuna». Questi sono alcuni dati forniti dal Comune: nel territorio comunale 36mila pali della luce «per la cui sicurezza e sostituzione il Comune di Ravenna ha investito 2 milioni e mezzo di euro in 3 anni».

L’intenzione è quella di individuare le responsabilità, al momento non ancora chiare: «Non sono naturalmente in grado di trarre adesso le conclusioni sulle cause di quanto accaduto e sulle responsabilità ma andremo a fondo su entrambe le cose. Ho impartito poco fa le disposizioni agli uffici del Comune per procedere in questa direzione. Insomma, non finisce qui». Nelle ore immediatamente successive al crollo, da Palazzo Merlato è stato diffuso un comunicato congiunto firmato da Matteucci e dall’assessore ai Lavori Pubblici, Roberto Fagnani: «È prevista in capo a Cpl Concordia la verifica statica di tutti gli impianti. In merito a questo episodio verranno adottati nei confronti della società i provvedimenti previsti da contratto».

La cooperativa modenese non ci sta a prendersi le colpe prima delle opportune verifiche e prova a trascinare nella contesa anche chi arrivò prima: «Abbiamo iniziato la gestione della pubblica illuminazione del Comune di Ravenna nel 2013, ereditando i pali dalla precedente gestione, abbiamo sempre rispettato gli accordi contrattuali disciplinati nel progetto di riqualificazione e adeguamento normativo. Osservando gli standard di sicurezza, Cpl ha provveduto nel tempo alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei pali e dei corpi illuminanti, sostituendo da inizio mandato oltre mille dei pali più vecchi». Dopo aver ricevuto in redazione la nota scritta di Cpl abbiamo contattato la sede della coop per ulteriori chiarimenti – in particolare i dettagli della manutenzione svolta, e la comunicazione di quanto fatto al Comune – ma ci è stato risposto che per il momento non è possibile fornire ulteriori notizie.

Accuse incrociate e anche i carabinieri all’infuocata assemblea dei 5 Stelle

Faccia a faccia tra le due liste del Movimento. Con Santarella anche
le attiviste Pasi e Babini. «Noi escluse, ma non volevamo fare caos»

Il primo, e probabilmente unico, faccia a faccia pubblico tra le due liste rivali del Movimento 5 Stelle di Ravenna è andato in scena lunedì sera alla sala Buzzi di via Berlinguer tra accuse reciproche, tifo da stadio, risate di scherno e anche qualche momento di sincera commozione. Non il massimo per un movimento che aspira tuttora a sfidare al ballottaggio il Pd alle prossime elezioni amministrative ma che non è riuscito in tanti mesi a fare chiarezza in primo luogo al suo interno, evidenziando in particolare una netta spaccatura tra grillini, per così dire, moderati e con ambizioni di governo e quelli invece più legati all’attivismo e in qualche modo a posizioni più estremiste.

L’assemblea convocata alla sala Buzzi non è partita sotto i migliori auspici, con l’arrivo addirittura dei carabinieri ancor prima che iniziasse il dibattito. I cosiddetti dissidenti hanno infatti chiamato le forze dell’ordine perché obbligati a registrarsi per entrare nella sala, riuscendo così a entrare senza dover firmare. Grande protagonista della serata è stata Francesca Santarella, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle che nei giorni scorsi ha annunciato di aver presentato allo staff centrale del Movimento una seconda lista, alternativa a quella che vede Michela Guerra candidata sindaco, sostenuta quella invece dal capogruppo in consiglio comunale Pietro Vandini e votata dagli iscritti al meetup ravennate.

Santarella è finita al centro di una vera e propria graticola – per utilizzare un termine grillino – nel corso della quale non ha potuto fare altro che ammettere il comportamento poco trasparente (la sua è stata di fatto una lista segreta a cui nessuno, promotori a parte, ha potuto partecipare), giustificato però a suo dire da una vera e propria esclusione nei confronti suoi e di alcune attiviste storiche che la stanno accompagnando in questa sfida, come Roberta Babini e Cinzia Pasi dell’associazione Clan-Destino, in prima fila per anni in particolare per contrastare la centrale a biomasse di Russi. Secondo Santarella la maggioranza del meetup avrebbe dissuaso attivisti a presentarsi al confronto, portando avanti le proprie strategie in «riunioni segrete». Riunioni che secondo Vandini erano invece semplici incontri (in particolare anche all’hotel Diana dell’albergatore Filippo Donati, noto sostenitore di Michela Guerra e sorta di consigliere dello stesso capogruppo grillino) tra persone che non sopportavano più i modi (più che i contenuti delle sue battaglie, sottolineano tutti) della consigliera Santarella, fuori dal meetup, che però è sempre rimasto il luogo dove sono state prese tutte le decisioni alla luce del sole, fino a quella della nomina di Guerra.

Ascoltando le parole di Santarella, in particolare, emerge la vera frazione tra le due anime del Movimento. «Noi vogliamo portare avanti i programmi, il lavoro sul territorio, senza personalismi, ma quando abbiamo scoperto che invece per gli altri erano più importanti i protagonisti, i bacini di voti, le persone da scegliere, abbiamo deciso di prendere un’altra strada». Chiaro il riferimento alla scelta di Michela Guerra e anche probabilmente al coinvolgimento di un nome noto a Ravenna come appunto l’albergatore Donati, e anche alla strategia di Vandini di trovare un candidato forte, al di fuori del mondo dell’attivismo, in grado di poter davvero raccogliere consensi anche al di fuori del Movimento e di vincere le elezioni a Ravenna in un momento non troppo sereno per il Partito democratico.

Ma perché – è la domanda che si fanno in tanti, anche qualche attivista in apparenza davvero distrutto da questa divisione che ha preso la parola alla sala Buzzi – non presentare allora in maniera trasparente una seconda lista nei mesi scorsi e portare avanti la propria battaglia nel meetup? «Perché sapevano di essere in minoranza», assicura Vandini, mentre Santarella giura – citando alcuni commenti sui social network dello scorso giugno, gli stessi pubblicati nei giorni scorsi dal capogruppo – che ha sempre fatto di tutto per cercare di portare avanti un programma comune, di unire le forze di tutti. «Fino a poche settimane fa, quando abbiamo capito che non era possibile e abbiamo di conseguenza deciso di prendere questa strada. Fosse stato per noi, avremmo tenuto tutto in silenzio, per evitare polemiche pubbliche, fino a che non avessimo ottenuto la certificazione dallo staff del Movimento». Certo è che a quel punto, la spaccatura sarebbe risultata ancor più clamorosa, probabilmente.

Sta di fatto che ora questa lista c’è e la speranza di tutti è soprattutto che lo staff centrale del Movimento 5 Stelle possa prendere una decisione a breve, per non perdere altro tempo prezioso in polemiche.

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