Settanta ritratti tra cui anche Milo Manara. Fino al 31 gennaio
Sabato 28 novembre alle 18 inaugura la mostra “A viso scoperto” del fotografo veronese Enrico Fedrigoli all’Osteria del Pancotto di Gambellara: un catalogo di 70 volti che per due mesi accoglierà spettatori e commensali. Tra i ritratti anche Milo Manara. “A viso scoperto” è una selezione da oltre 200 scatti realizzati dal fotografo ed è a cura di Luigi De Angelis, regista della compagnia teatrale Fanny & Alexander, collaboratore di lunga data di Enrico Fedrigoli.
Nelle due sale principali dell’Osteria gestita da Pierpaolo Spadoni, le numerose fotografie sono esposte in lunghe file che ne ricoprono le pareti: il bar e la sala ristorante saranno riempite dalle stampe in bianco e nero – realizzate dallo stesso Fedrigoli nel suo studio in Sant’Ambrogio di Valpolicella – che ritraggono i volti di diverse personalità. Anche la toilette ospiterà alcune fotografie, ovvero i ritratti di Chiara Lagani (attrice e drammaturga di Fanny & Alexander), Ermanna Montanari (attrice del Teatro delle Albe) e Francesca Proia (danzatrice, anima del gruppo Tanti Cosi Progetti), testimoniando nel luogo più intimo del locale le immagini che hanno dato origine all’intero progetto ritrattristico di Enrico Fedrigoli che punta a raccogliere 400 ritratti finali.
È dal teatro, infatti, che Enrico Fedrigoli attinge la sua esperienza della persona e dunque del volto: nato come fotografo di architettura intorno agli anni ’80, ricordiamo il suo portfolio sulla Darsena di Ravenna pubblicato nel libro Ravenna viso-in-aria a cura di Luigi De Angelis e Marco Martinelli (Longo Editore, 2003), il fotografo si dedica dagli anni ’90 a oggi alla composizione di immagini provenienti dalla scena teatrale contemporanea, realizzate con la tecnica del banco ottico che lo distingue da sempre nel panorama della fotografia di scena.
“A viso scoperto” mette in fila, uno accanto all’altro, volti di persone ritratte con la massima sincerità: non esiste fotoritocco di rughe o imperfezioni della pelle, il soggetto si mostra tale quale a se stesso, “scoperto”, appunto, aperto allo sguardo degli spettatori. Tra i soggetti ritratti, il pubblico potrà riconoscere i volti di personalità dell’arte e del teatro romagnole (oltre ai già citati, anche gli attori Marco Cavalcoli, Roberto Magnani e Sara Masotti) e non solo, tra gli altri il regista e interprete Marco Baliani e il celebre disegnatore Milo Manara. Intervallano questi ritratti e fanno da punti cardinali per l’intera mostra i volti di Pierpaolo Spadoni e dei suoi collaboratori all’Osteria: cuochi, camerieri e baristi si nascondono tra un marmista e un atleta, tra un’operaia e un’adolescente tatuata, accogliendo i commensali con il loro sguardo fisso e un sottile sorriso.
“A viso scoperto” è la seconda ospitalità che l’Osteria del Pancotto riserva a Enrico Fedrigoli, dopo l’esposizone di Mostrata Sia dello scorso anno, il cui soggetto ritratto era l’attrice ravennate Sara Masotti.
Il Comitato Portuale ha approvato all’unanimità, con una sola astensione, il Bilancio previsionale 2016 e del Programma triennale dei lavori 2016-2018 dell’Autorità Portuale di Ravenna.
Con un cognome impronunciabile, la notorietà per la ragazza è arrivata sul web grazie al sgrammaticato utilizzo del verbo uscire come transitivo: l’adesione all’esortazione «escile» (servono dettagli per intuire il senso?) ha fatto di Lucia Javorcekova – 25enne fotomodella slovacca, sposata e madre, seno rifatto per un 93-60-90 – un fenomeno uscito dagli schermi di telefonini e pc per arrivare ai divanetti dei locali come quelli del Kojak di Porto Fuori che la accoglieranno il 28 novembre. Con un cachet che un paio di mesi fa, quando la discoteca ravennate chiuse il contratto, si aggirava sui duemila euro. Sgombriamo il campo dai dubbi: al Kojak non le uscirà. Dispenserà sorrisi a uso e consumo dei selfie e tanti saluti. È una storia di grammatica, di social network e di marketing quella di Lucia Javorcekova. Lucia chi?, appunto. Quella del tormentone “escile” è più chiaro?
Urge riassunto per sommi capi necessario alla compresione del perché la slovacca, ignota all’Italia fino a pochi mesi fa, stia ora facendo un tour per locali notturni come nemmeno facevano i primi reduci del Grande Fratello. È successo in poche settimane, come vuole la velocità del web. A un certo punto dalla pagina Facebook “Commenti memorabili” – una sorta di stupidiario delle chicche online con una milionata di fan – è partita una campagna all’indirizzo della giunonica Lucia sintetizzata da un hashtag: #escileminne o più semplicemente #escile. Se fosse Dolce stil novo suonerebbe come “Gentile Lucia, sarebbe così cortese da mostrare il suo seno?”. Sia chiara una cosa, non è che la ragazza non lo avesse mai mostrato prima di allora: di mestiere fa la modella di nudo e basta Google per osservare il suo lavoro. Ma il giochino sta tutto sul social. E lei, a differenza di altre che in precedenza avevano ignorato l’invito o addirittura rimosso i commenti birichini, ha cominciato a giocarci con autoironia. Col senno di poi bisogna dire che la mossa è stata scaltra (non farebbe serate da duemila e passa euro). Non è cosa nota se sia lei una brillante social media manager di se stessa oppure abbia un ottimo social media manager. Fatto sta che prima ha chiesto cosa volesse dire “escile” o “minne” scatenando orde di esultanza caciarona sul web. Poi ha scritto cose tipo “We are on Facebook, so if i don’t want to be suspended for 30 days i cannot #escile”. Traduzione: “Siamo su Fb (che per policy vieta immagini di seni femminili che mostrino capezzoli, ndr) quindi se non voglio essere sospesa per 30 giorni non posso uscirle”. Però la donzella ci ha ripensato e le ha uscite. E forse non sarà servito un geniale community manager per intuire che poteva valere la pena anche farsi sospendere la pagina Fb (anche perché non era proprio uno scoop il topless). Foto postata, pioggia torrenziale di like, sito web della modella in tilt e fanpage sospesa come previsto. Ma chissene: a quel punto il fenomeno è creato. È diventata virale, vi dicono quelli bravi che ne capiscono di web. Gli hashtag si sono moltiplicati come funghi e accanto a #escile sono comparsi #santalucia #mozzarellona. A beatificare la modella è arrivata la trasmissione Le Iene: due inviati a Bratislava a casa della modella che le ha uscite a favore di telecamera. E lì il cachet è rimbalzato in alto per chi vorrà averla ospite.
La vicenda è simbolicamente significativa dei tempi odierni. Con il coordinamento di un’agenzia è cominciato un vero e proprio #escile tour per le discoteche di mezza Italia. Per un motivo molto semplice che riassumono gli organizzatori della serata Kojak: «La nostra clientela è fatta di ventenni e per i ventenni oggi c’è Facebook». A proposito della serata del 30 ottobre a Paladina (Bergamo), il Corriere della Sera ha scritto: «Lucia ha chiesto un albergo con almeno quattro stelle, un driver a disposizione e il servizio d’ordine rafforzato. Il suo cachet è di 2.500 euro, spese incluse. Ma non rilascia interviste: non ne ha mai fatte e la prima che rilascerà sarà a pagamento». Al Kojak il cachet è inferiore, avendo chiuso il contratto prima del boom di notorietà. A Porto Fuori non le uscirà, come detto. Come non lo ha fatto in tutti i locali dove finora è andata. Comparirà agli occhi del pubblico verso l’1, arrivando direttamente da Rimini con il suo autista e ripartirà subito dopo diretta a Milano dove l’attende una serata per la domenica. A curarle l’agenda c’è un’agenzia che ha colto la potenzialità del momento e cavalca i mesi di viralità del nome e dell’hashtag diventato ormai un brand: si firma un contratto che prevede l’orario dell’ospitata, la distanza minima in km dove potrà tenersi l’evento successivo e quello precedente per garantirsi un minimo di esclusiva, si versa un anticipo e si salda a fine serata.
In Appello è arrivata una riduzione della pena di due anni per Giovanni Desio, il 52enne condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi per aver avuto rapporti sessuali consenzienti con quattro minori di 16 anni tra il 2010 e il 2014 quando era parroco di Casalborsetti e quindi avendone l’affidamento in quanto parrocchiani o suoi ospiti (condizione, quest’ultima dell’affidamento, necessaria per il reato di violenza sessuale nei confronti di minori di 16 anni).
«Il piano per la ristrutturazione del debito con le banche che aveva riacceso, in molti, la speranza di un salvataggio, non ha purtroppo incontrato il necessario sostegno da parte di alcuni istituti di credito». Si spiega anche così, secondo Legacoop Romagna, la liquidazione coatta amministrativa decisa dal tribunale di Ravenna per il Ctf, Consorzio trasporti Faenza. Era stata la Lega Nord a puntare il dito contro Legacoop per presunte mancanze nelle fasi cruciali per tentare un salvataggio.
Dalla cassaforte del Comune di Ravenna arriva il soccorso per la Provincia: nelle casse di Piazza Caduti entreranno 1,9 milioni di euro da Ravenna Holding – Spa costituita dai Comuni di Ravenna (83,5 percento), Cervia (10,9) e Faenza (5,6) per collocare le proprie partecipazioni in altre società – per la vendita di parte marginale delle azioni detenute in Romagna Acque. Attualmente Ravenna Holding è già il primo azionista tra i 52 soci (tutti enti pubblici) di Romagna Acque detenendo il 23 percento. La Provincia detiene complessivamente il 5 percento.
Tra la cocaina e le bilance di precisione per il confezionamento delle dosi c’erano trentamila euro in contanti e un pugno di cartucce calibro 7,65. È quanto ritrovato dalle forze dell’ordine a Cervia nelle abitazioni di due albanesi, un 58enne e un 32enne: è scattato l’arresto per spaccio in concorso.
Su Facebook erano iniziati i suoi guai eppure su Facebook è tornato dai domiciliari dove si trova con una condanna a dieci anni e otto mesi per atti sessuali con minori che gli erano stati affidati quando era parroco a Casalborsetti: il 52enne Giovanni Desio si trova in Umbria in una struttura che ospita religiosi in difficoltà e da lì avrebbe creato un nuovo profilo sul celebre social network pubblicando alcune sue foto e avviando alcuni contatti con altri utenti che l’avrebbero riconosciuto. La circostanza emerge dalle pagine di Resto del Carlino e Corriere Romagna nel giorno in cui a Bologna è in programma l’udienza d’appello.
Il cadavere di Flavio Zanzi, 59enne di Sant’Alberto di cui la moglie ha denunciato la scomparsa nel primo pomeriggio di domenica 22 novembre, è stato ritrovato in acqua a Senigallia dopo cinque giorni di ricerche incessanti portate avanti anche con il maltempo. L’ipotesi più plausibile è che l’uomo sia caduto in acqua a Porto Corsini mentre cercava di sistemare le reti del capanno da pesca sulla diga. Autista di autobus in pensione da pochi mesi, aveva subìto in passato un grave lutto sempre a causa del mare: il fratello è infatti morto annegato quando non era ancora maggiorenne.
Al mattino successivo quando il telefono dell’uomo squillava a vuoto la donna ha deciso di raggiungere il capanno trovando l’auto del marito ancora nel parcheggio e la bicicletta che di solito Zanzi utilizza per pescare al suo solito posto. Dentro al capanno non mancava nulla, c’erano tutti gli effetti personali, il portafoglio e il telefono.
La posa di 132 chilometri di cavi in fibra ottica (di cui 14 hanno avuto bisogno di scavi) ha consentito il collegamento di 249 armadi stradali portando connessioni fino a 50 megabit in 41mila unità immobiliari con un investimento complessivo di 6 milioni di euro: sono alcuni numeri che sintetizzano l’intervento di Tim a Ravenna, con la collaborazione del Comune, per dotare la città di banda ultralarga (rete fissa Ngane rete mobile 4G Plus).
«Ci aspettiamo che il Comune metta ordine e regolarità nella gestione dei propri orti»: per 44 ortisti di via Chiavica Romea, che hanno firmato un esposto inviato al sindaco e alla procura della Repubblica (vedi testo integrale al link in fondo alla pagina), significa evitare che sia imposto loro il tesseramento alle associazioni cui fanno capo i centri sociali che gestiscono le aree ed evitare le minacce di mancata copertura assicurativa per chi non si associa. Aspetti che a loro giudizio dovrebbero essere prassi ma in realtà sistematicamente violati. I contrasti nel mondo degli ortisti erano emersi un paio di mesi fa quando fu il consigliere comunale Alvaro Ancisi (Lpr) a sollevare il caso chiedendo che l’amministrazione comunale, proprietaria dei terreni, facesse rispettare le regole.