martedì
12 Maggio 2026

Il lutto per la Mecnavi finalmente a teatro

Spettacolo profondo e commovente
con Lamri, Dadina e Vicari

Ci sono voluti ventotto anni, un algerino arrivato in città proprio ventotto anni fa, un attore e autore romagnolo fin nel midollo, un giovane rapper e due musicisti per riuscire a raccontare quel 13 marzo del 1987 che ha segnato la storia di Ravenna in modo indelebile. Un racconto il loro, ne “Il volo – la ballata dei picchettini” lontano da ogni tentazione retorica, che muove tuttavia gli spettatori fino alle lacrime, pur facendoli sorridere, riflettere, indignare, arrabbiare.

Spettatori che per la verità sono “gentili convenuti” a cui si rivolgono gli attori che sono “relatori” della “conferenza-spettacolo” capace di passare da un’ironia familiare e mai forzata a momenti di profondo dramma, ad altri di elaborazione e ricerca di un senso, ricorrendo finanche alla filosofia.

La conferenza-spettacolo di Luigi Dadina e Tahar Lamri (scritta insieme a Laura Gambi) diventa così un’elaborazione del lutto, passaggio che è utile a mantenere quella memoria che ci dovrebbe impedire la coazione a ripetere, come ci spiega Lamri stesso dal palco dove impersona un se stesso così come lo conosciamo, colto, raffinato, ironico e mai banale, accanto a un sempre talentuoso Dadina che mette qui in scena il suo lato più sanguigno e istintivo impersonando una sorta di carattere romagnolo universale.

In un gioco sapiente tra due amici che nei rispettivi ruoli di “guida” e “assistito” si prendono gioco l’un l’altro e però allo stesso tempo si ascoltano e sono disposti a cambiare idea, anche quando uno parla arabo e l’altro romagnolo, i due insieme sviluppano un discorso che segue un filo sentimentale di rimandi, mescolando autobiografia e cronaca. Perché in fondo per i ravennati la vicenda della Mecnavi, che costituisce il cuore dello spettacolo, è una vicenda che intreccia questi due elementi. Allora la città, laica e mangiapreti, si raccolse intorno al vescovo Tonini e le sue parole sono oggi affidate a uno straordinario Lanfranco Moder Vicari (che all’epoca dei fatti aveva quattro anni), perfetto nel momento clou grazie anche a una costruzione della conferenza che riesce ad alternare alto e basso, parole e musica, persone e fatti.

E se l’ultima parte dello spettacolo appare forse meno necessaria e urgente delle precedenti, certo aiuta a stemperare la tensione della tragedia e riportare i “concittadini convenuti” ad allargare lo sguardo e in qualche modo a far riposare il cuore, per riattivare la mente seguendo il filo di quel mese di marzo in cui tutto sembra accadere. Mese in cui era morto Domenico, la cui foto sulla lapide in Darsena ha imposto a Luigi Dadina di raccontare la sua storia, la storia di una “vittima del lavoro”, al porto, nel 1947. E così finalmente, dopo 28 anni, dopo tante cerimonie sempre meno partecipate con l’andar del tempo, dopo un bel libro scritto però da un “forestiero” come Angelo Ferracuti, anche Ravenna recupera la memoria attraverso quel linguaggio teatrale qui tanto familiare (anche grazie al lavoro delle Albe, di cui Dadina fa parte) che si contamina con lo straniero, con la musica, con il rap, con la forma conferenza in una “ballata” che mette insieme generazioni diverse. Evidentemente, per riuscire ad a raccontare questa storia non c’era bisogno di nulla di meno.

Lo spettacolo è in replica il 14 novembre alle 21 e il 15 novembre alle 15.30 sul suggestivo palco del teatro Rasi. Domenica pomeriggio alle 17, allo spettacolo seguirà l’incontro su “Porto e profilo terrestre” Intervengono: Franco Farinelli, geografo, Università di Bologna, Stefano Soriani, geografo economico, Università Ca’ Foscari Venezia, Igiaba Scego, scrittrice, Mario Neve, geografo, Università di Bologna, Campus di Ravenna, Franco Masotti, musicologo, direttore artistico di Ravenna Festival. Coordina l’incontro Tahar Lamri.

La bandiera della Francia al municipio Studenti francesi in gita intonano l’inno

Pini (Lega Nord) e Ancisi (Lpr) portano fiori al consolato Ancarani (Fi): «La moschea è un ambiente da non sottovalutare»

Come gesto simbolico di vicinanza al popolo francese ferito dai tragici attentati di Parigi che hanno causato finora 128 vittime, il Comune di Ravenna ha deciso di esporre la bandiera della Francia a mezz’asta al balcone del municipio. Iniziativa adottata anche da altre amministrazioni locali tra cui Cervia. Nella mattinata di oggi il sindaco Fabrizio Matteucci aveva invitato i ravennati a radunarsi in piazza del Popolo: a chi era sotto le finestre di Palazzo Merlato si è unita anche una classe di un liceo francese in gita in città che ha intonato l’inno nazionale della Francia e scambiato alcune battute con il primo cittadino.

Nello stesso momento alcuni rappresentanti della Lega Nord, tra cui il deputato Gianluca Pini di Fusignano, e di Lista per Ravenna, tra cui il capogruppo Alvaro Ancisi, si sono incontrati davanti al consolato francese in via Oscavia. I politici hanno deposto alcuni fiori davanti al cancello e recitato una preghiera. Particolarmente significativo il testo del biglietto che accompagnava i fiori: «Un referente pensiero alle vittime di un Occidente che non ha capito», firmato Segreteria Lega Nord Romagna.

Molti gli esponenti politici locali che hanno voluto commentare i fatti parigini. Tra loro Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale: «Non biasimo l’idea di convocare i ravennati in piazza ed ovviamente unisco a quella di tutti la solidarietà, la vicinanza e il cordoglio del gruppo consiliare Forza Italia. Ma dal sindaco mi sarei aspettato, contestualmente all’invito ai ravennati, la comunicazione circa contatti con prefetto e questore sulla situazione nella nostra città, con particolare riferimento alla moschea e agli ambienti islamici che, come i numerosi guerrigiglieri Isis partiti da Ravenna hanno purtroppo dimostrato, sono tutt’altro che ambienti da sottovalutare».

Pietro Vandini, consigliere del Movimento 5 Stelle, punta il dito su certe ambiguità che emergono nel contrasto al terrorismo: «L’Isis è la conseguenza diretta di un mix esplosivo: estremismo e alimentazione controllata. Nessuna pietà per l’estremismo. Nessuna pietà per chi continua ad alimentare il traffico delle armi come quelle che hanno sparato ieri. Forniamo armi a seconda di come ci fa comodo, li armiamo e poi vogliamo combatterli. Secondo l’ultimo rapporto dell’istituto “Archivio Disarmo” dal titolo “Armi leggere, guerre pesanti”, nel 2014 le esportazioni italiane di pistole, fucili e carabine sono state pari a 453 milioni, lievemente inferiori al 2013, ma superiori alla media del decennio».

Sono invece più aggressive le posizioni su cui si allinea Eugenio Fusignani, segretario provinciale e comunale del Pri: «Credo sia impossibile per chiunque negare che alla guerra si risponde con gli strumenti della guerra. Non per dimenticare secoli di pensiero laico ed illuminista ma per difendere la cultura e i principi che questo pensiero ha seminato in ogni angolo del mondo civile. Anche nella nostra città occorrerà innalzare i livelli di attenzione attraverso un attento monitoraggio delle zone maggiormente sensibili ed intensificando il controllo del territorio».

Non è rimasta insensibile l’Anpi, associazione nazionale dei partigiani. Il presidente provinciale, Ivano Artioli, dice: «La Francia, madre dei diritti civili e civici di tutti i paesi democratici, non va lasciata sola. Intervenga l’Unione Europea e con urgenza. La guerra alla quale ci vogliono portare i nemici della civiltà è sempre l’estrema ratio e, mentre vanno esperiti tutti i tentativi di pace senza rinunciare ai nostri principi costituzionali, vanno assicurati alla giustizia i colpevoli delle stragi: esecutori e mandanti».

L’attacco più sanguinoso, come ormai noto, è stato quello al Bataclan, un teatro dove in 1.500 assistevano al concerto del gruppo americano Eagles of Death Metal: l’assalto, gli spari, gli omicidi a sangue freddo, la presa di ostaggi, poi il blitz delle teste di cuoio. «A vedere gli Eagles of Death Metal poteva esserci ognuno di noi – commenta su Facebook Christopher Angiolini, patron del Bronson a Madonna dell’Albero –. Proprio per questo è importante dimostrare che non si vuole rinunciare per nessun motivo a quell’idea di comunità e valori condivisi che ci lega tutti quanti attraverso la musica che ci piace. Ci vediamo questa sera in tutti i club d’italia».

«Ero a cena fuori altrimenti sarei passato nel punto della sparatoria»

Il racconto di Stefano è una delle storie dei molti ravennati a Parigi Antonella: «Oggi non resto in casa, voglio continuare la mia vita»

Per turismo o per lavoro, da anni o da poche settimane: sono tante le storie di ravennati che si trovano nella Parigi colpita da una serie di attacchi terroristici che nella serata di venerdì 13 novembre hanno causato almeno 120 morti e duecento feriti. In queste ore stiamo contattando alcuni di loro raccogliendo le testimonianze di come hanno vissuto i momenti di terrore e di come stanno vivendo il giorno dopo.

Se vivi in una città con oltre due milioni di abitanti può anche succedere che le notizie sugli attentati terroristici in corso ti arrivino via sms dall’Italia. È quello che è successo a Stefano Pezzi, 30enne che da tre anni lavora come fotografo e educatore nella capitale francese: «Ero fuori per lavoro e sarei dovuto rientrare ma mi sono fermato a cena nel Marais con un’amica. Verso le 22.20 hanno iniziato a tempestarmi di sms e chiamate e ho capito che stava succedendo un macello. Ho cominciato a vedere la gente che tornava a casa preoccupata e mezzi di soccorso ovunque. Alla fine ho deciso di dormire da amici per stare al sicuro». La scelta di restare fuori a cena, col senno di poi, potrebbe avere avuto un peso non da poco: «Abito in una perpendicolare di rue De la fontaine au roi dove hanno sparato in strada, a poca distanza da rue Bichat dove c’è il Carillon, un bar che fino a poco tempo fa frequentavo spesso». Salvato da una cena fuori? «Diciamo che se non mi fossi fermato di sicuro avrei attraversato rue De la fontaine au roi nel punto in cui hanno sparato perché è di strada verso casa. Ma mi rendo conto che la cosa è stata talmente veloce che le probabilità di passarci proprio nel momento preciso sarebbero state comunque basse, ma certo che il pensiero poi l’ho avuto…». Stamattina rientrando a casa uno scenario orribile: «Ovunque c’è sangue coperto da segatura. Sono entrato in un bar e ho avuto la sensazione di un’aria di tranquillità macabra, sono tutti spaesati». Le ore drammatiche sono alle spalle ma lo stato d’animo all’indomani non è certo sereno: «Diciamo che non ho paura a girare ma provo un sentimento di disagio e ovviamente passare e vedere la terrazza di un bar dove vado a bere spesso mitragliata con sangue per terra mi angoscia pesantemente».

A cena con Stefano c’era un’altra ravennate, Antonella Garro. Si è trasferita da diversi mesi per motivi di studio: «Dal ristorante a un certo punto abbiamo sentito degli scoppi ma abbiamo pensato a fuochi d’artificio. Poi siamo andati a casa e mi ha chiamato mia madre». La risposta di Antonella ai terroristi sarà quella di non cambiare i programmi per il sabato: «Avevo deciso di andare a una mostra e così farò, spero che non l’abbiano cancellata. Ho bisogno di uscire di casa, non ce la faccio a restare dentro».

La fiera di fotografia Paris Photo ha attirato nella capitale diversi appassionati e professionisti. Silvia Bigi, titolare dello studio Lilith in via di Roma a Ravenna, è là: «Sono uscita da un concerto e gli amici francesi che mi ospitavano mi hanno telefonato per avvisarmi di cosa stava succedendo. Siamo rientrati subito e abbiamo visto tutto online». Con Silvia erano a Parigi anche Silvia Loddo dell’Osservatorio Fotografico, Valentina Venturi e Emiliano Biondelli di Nasty Nasty.

Poco prima che tutto succedesse c’era stato anche l’incontro casuale a una stazione della metro con l’assessore comunale Ouidad Bakkali. Aveva un tavolo prenotato al ristorante Le Petit Cambodge nel decimo arrondissement e prima della cena è entrata al bar Carillon di fronte per un aperitivo: i due locali sono tra gli obiettivi colpiti dai terroristi. Come già raccontato nella serata di ieri raccogliendo la sua testimonianza (vedi articoli correlati), Bakkali era al Carillon quando sono cominciati gli spari. Si è gettata a terra e ha raccontato di aver visto morire gente a poca distanza da lei.

Anna Zattoni di certo non si aspettava così le prime settimane da parigina. Si è trasferita da poco con il compagno, Roberto Pasini, web designer emigrato in Francia dopo otto anni trascorsi a Ravenna. I due erano a casa e avevano ospiti altri quattro amici ravennati trasferitisi a Parigi. Così la ravennate racconta la serata: «All’improvviso ho ricevuto mille sms ma non ho capito cosa stesse succedendo perché vivo più a sud, nel 15esimo». Poi la situazione si è fatta più chiara e stamattina aprire la finestra è stato desolante: «Mi sono affacciata ed è un deserto. Consigliano di non uscire di casa». I quattro amici hanno trascorso da loro la notte.

Attacchi a Parigi, il sindaco di Ravenna invita i cittadini in piazza del Popolo

Matteucci: «Esporremo la bandiera della Francia al municipio» In un locale colpito c’era l’assessore Bakkali: «Sto bene ma scossa»

Un ritrovo silenzioso in piazza del Popolo a Ravenna a mezzogiorno come simbolico messaggio di solidarietà alla Francia e ai francesi dopo i sette attacchi terroristici ravvicinati che nella serata del 13 novembre hanno causato almeno 120 morti e duecento feriti a Parigi: è l’invito rivolto dal sindaco Fabrizio Matteucci ai cittadini ravennati. Per l’occasione verrà esposto al balcone del municipio la bandiera della Francia.

«Invito i ravennati a scendere in piazza, ci ritroveremo sotto il municipio, senza molte parole perché in questi momenti ci sono poche parole da pronunciare», ha riassunto il primo cittadino. Che si è già messo in contatto con l’assessore Ouidad Bakkali che era in uno dei locali colpiti dagli attentatori: «Ho sentito lei e alcuni degli altri ravennati che sono a Parigi (tra loro anche il consigliere comunale Pd Fabio Sbaraglia, ndr). Sta bene ma è molto scossa, si è gettata a terra e i colpi di pistola sono arrivati sulla parete dietro di lei». Già nelle prime ore di ieri sera R&D era riuscito ad avere un commento a caldo dall’amministratrice.

L’assessore Bakkali nell’inferno di Parigi «Morte persone a pochi metri da me»

La giovane amministratrice del Comune si trovava nel bar coinvolto
da una sparatoria. «Siamo riusciti a scappare, rumori assordanti»

L’assessore all’Istruzione e alla Cultura del Comune di Ravenna, Ouidad Bakkali, si trovava nel mezzo dell’inferno di Parigi, al bar Le Carillon, nel X Arrondissment, durante una delle sparatorie avvenute nella capitale francese. «Siamo scossi, ma stiamo bene», ci dice Bakkali, che si trova a Parigi con altri ravennati in occasione di due rassegne di fotografia ed editoria indipendente.

«Durante gli spari – ci racconta la giovane assessora – abbiamo cominciato a correre fino a una rientranza. C’erano rumori di spari assordanti, sono morte persone a pochi metri di distanza da noi».

Ora Bakkali è a casa di amici e sta bene. Diversi i ravennati presenti con lei a Parigi, tra cui il grafico Emilio Macchia, il consigliere comunale del Pd Fabio Sbaraglia, le fotografe Silvia Bigi e Silvia Loddo. Sono scossi, ma stanno tutti bene e sono al sicuro.

Il bilancio all’1 di notte – citiamo un’agenzia dell’Ansa – è di almeno 60 morti e decine di feriti in sette sparatorie in una Parigi assediata da terroristi e teste di cuoio, 100 ostaggi in una sala da concerti, decine di cadaveri attorno allo Stade de France, dove gli spettatori di Francia-Germania sono ancora bloccati. Il presidente Francois Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza. Il governo ha decretato il piano Alpha Rouge (Alfa Rosso), un livello di allerta mai toccato prima e che corrisponde al livello “attentati multipli”. Poi un Hollande visibilmente scosso ha parlato in diretta tv ai francesi annunciando lo stato di emergenza, l’afflusso di militari nella capitale “per evitare nuovi attacchi” e la chiusura delle frontiere.

Tra la nebbia con gli strumenti in avaria Barca recuperata dalla guardia costiera

In quattro a bordo: all’entrata in porto il natante imbarca acqua Equipaggio messo in salvo sul molo e intervento dei rimorchiatori

Si sono ritrovati tra la nebbia in mezzo al mare con la strumentazione di bordo in avaria: è stato necessario l’intervento di una motovedetta della capitaneria di porto di Ravenna per recuperare l’imbarcazione con quattro persone a bordo ferma al traverso di Casalborsetti verso le 19 di ieri, 12 novembre. Gli uomini della guardia costiera hanno intercettato il natante e prestato assistenza: all’imboccatura del porto il natante ha comunicato ad imbarcare acqua. L’intervento della motovedetta ha permesso l’ormeggio al molo Dalmazia e, dopo aver assicurato lo sbarco in sicurezza delle quattro persone di equipaggio, il personale della guardia costiera congiuntamente al personale del rimorchiatore Eduardo Primo hanno avviato l’operazione di cosiddett esaurimento per garantire la galleggiabilità. L’operazione è proseguita con l’intervento del nucleo sommozzatori e di una squadra dei vigili del fuoco: dopo la messa in sicurezza il natante è stato rimorchiato da una unità navale del gruppo Ormeggiatori fino alla propria darsena.

Natale, luminarie uguali per tutto il centro: accensione il 12 dicembre

Contributo di 95 euro per i commercianti. Il Comune partecipa
alle spese. L’albero in piazza sarà donato da Romagna Acque

È in programma per il secondo weekend di dicembre (12-13) l’accensione delle luminarie natalizie nelle vie del centro storico di Ravenna. Qualche giorno prima (8) invece si accenderà l’albero in piazza, quest’anno donato da Romagna Acque. La novità di quest’anno: gli addobbi saranno gli stessi in ciascuna strada. «Un progetto unitario per il centro storico – spiegano le associazioni dei commercianti Confesercenti e Confcommercio, Cna e Confartigianato – che consentirà di creare un impatto visivo particolarmente gradevole e d’effetto, dando un’immagine sobria ed accogliente del salotto buono della nostra città». I lavori per l’installazione delle luminare sono in fase di completamento in questi giorni.

«Dopo la positiva esperienza dell’anno scorso – afferma l’assessore al Commercio e Turismo, Massimo Cameliani – abbiamo deciso di contribuire anche quest’anno alle spese per le luminarie, favorendo così un abbattimento dei costi a carico degli esercizi che hanno sede nelle vie interessate, nell’ottica di attirare tanta gente in centro. Siamo tuttavia consapevoli che in tempo di crisi anche la spesa di 95 euro a carico dei commercianti per le luminarie possa rappresentare uno sforzo, e per questo li ringrazio. Esprimo inoltre il mio apprezzamento all’iniziativa di contraddistinguere le vetrine dei negozi con il logo, studiato per l’occasione, che contribuirà ad aumentare l’appeal natalizio».

Grazie al contributo di Enel, non mancherà anche quest’anno l’albero di Natale illuminato in piazza del Popolo, donato da Romagna Acque; verrà addobbato in modo artistico e originale con le opere realizzate dagli studenti delle scuole artistiche e acceso l’8 dicembre.

Natale, luminarie uguali per tutto il centro: accensione il 12 dicembre

Contributo di 95 euro per i commercianti. Il Comune partecipa alle spese. L’albero in piazza sarà donato da Romagna Acque

È in programma per il secondo weekend di dicembre (12-13) l’accensione delle luminarie natalizie nelle vie del centro storico di Ravenna. Qualche giorno prima (8) invece si accenderà l’albero in piazza, quest’anno donato da Romagna Acque. La novità di quest’anno: gli addobbi saranno gli stessi in ciascuna strada. «Un progetto unitario per il centro storico – spiegano le associazioni dei commercianti Confesercenti e Confcommercio, Cna e Confartigianato – che consentirà di creare un impatto visivo particolarmente gradevole e d’effetto, dando un’immagine sobria ed accogliente del salotto buono della nostra città». I lavori per l’installazione delle luminare sono in fase di completamento in questi giorni.

«Dopo la positiva esperienza dell’anno scorso – afferma l’assessore al Commercio e Turismo, Massimo Cameliani – abbiamo deciso di contribuire anche quest’anno alle spese per le luminarie, favorendo così un abbattimento dei costi a carico degli esercizi che hanno sede nelle vie interessate, nell’ottica di attirare tanta gente in centro. Siamo tuttavia consapevoli che in tempo di crisi anche la spesa di 95 euro a carico dei commercianti per le luminarie possa rappresentare uno sforzo, e per questo li ringrazio. Esprimo inoltre il mio apprezzamento all’iniziativa di contraddistinguere le vetrine dei negozi con il logo, studiato per l’occasione, che contribuirà ad aumentare l’appeal natalizio».

Grazie al contributo di Enel, non mancherà anche quest’anno l’albero di Natale illuminato in piazza del Popolo, donato da Romagna Acque; verrà addobbato in modo artistico e originale con le opere realizzate dagli studenti delle scuole artistiche e acceso l’8 dicembre.

Camst investe due milioni in città Self-service e osteria-pizzeria

Nei locali di una banca si trasferisce il Bizantino dal mercato coperto
Accanto ci sarà Gustavo: tutti i tipi di impasti le sere e nel weekend

Oltre due milioni di euro: è il capitale investito a Ravenna da Camst, cooperativa bolognese tra i leader nella ristorazione collettiva e commerciale con un fatturato annuo di 500 milioni, per dare vita al binomio Gustavo-Bizantino. In via Mariani, accanto al teatro Alighieri nei locali una volta occupati da una banca, si è trasferito lo storico ristorante self-service ddopo 24 anni al mercato coperto (Bizantino) collegato a un nuovo locale (Gustavo) in cui poter ordinare piadine e pizze con qualsiasi tipo di impasto accompagnate dagli affettati e formaggi della tradizione emiliano-romagnola. Al taglio del nastro, venerdì 13 novembre, erano presenti il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e la presidente di Camst Antonella Pasquariello.

A pranzo dal lunedì al venerdì self-service Bizantino, di sera e a pranzo il sabato e la domenica, Gustavo: «Sarà un locale del tutto differente dal Bizantino –aveva anticipato a Ravenna&Dintorni Roberto Finocchiaro di Camst –, innovativo, con interni in legno progettati da un grosso studio di architetti (Giovanni Cenni di Cattolica, ndr), aperto tutti i giorni, domenica compresa». Arredi e interni in legno in stile vintage, «senza far mancare servizi importanti per i clienti come il wifi gratuito e le stazioni di ricarica per gli smartphone». Oltre alle 10-12 persone che lavoravano già al ristorante del mercato coperto, Camst assumerà altre 4-5 figure per via dell’ampliamento del servizio.

«Apprezzo molto – ha affermato Matteucci – la scelta di Camst di mantenere in città un punto di ristorazione veloce a prezzi contenuti. Si tratta di un servizio molto utile per i turisti e per gli studenti, ma anche per le numerose persone che lavorano nel centro cittadino. Sono felice quando in centro storico aprono nuove attività: in questo modo si rende la città più vivace ed accogliente». Pasquariello, numero uno di Camst, ha sottolineato «quanto l’azienda consideri strategica per il proprio sviluppo la città di Ravenna. Con questo nuovo locale vogliamo dare, inoltre, un ulteriore contributo per vivacizzare il contesto urbano in cui è inserito».

Camst, nata a Bologna nel giugno del 1945, è presente sul territorio ravennate da quarant’anni. Oggi, nella sola Ravenna, Camst conta 560 lavoratori, di cui oltre il 70 percento soci della cooperativa. La storia ravennate comincia infatti nel 1976, con l’apertura della prima cucina centralizzata che preparava pasti per i lavoratori delle aziende. Nel 1979 apre poi “La Cucinona”, il primo ristorante self-service della città. Negli anni ’80 e ’90 continuano gli investimenti con l’apertura di nuovi self-service a marchio Tavolamica nelle zone industriali (Bassette, Fornace Zarattini) e del self-service Magnosfera al centro commerciale Esp. Nel 1991 apre il Bizantino. Nel 2000 viene costituita la società mista pubblico-privato “Lugo Catering”, oggi “Bassa Romagna Catering”, composta da Camst e da nove comuni della provincia di Ravenna: oggi eroga 1,5 milioni di pasti l’anno a scuole e strutture socio-sanitarie-assistenziali, impiegando circa 120 lavoratori.

Camst investe due milioni in città Self-service e osteria-pizzeria

Nei locali di una banca si trasferisce il Bizantino dal mercato coperto Accanto ci sarà Gustavo: tutti i tipi di impasti le sere e nel weekend

Oltre due milioni di euro: è il capitale investito a Ravenna da Camst, cooperativa bolognese tra i leader nella ristorazione collettiva e commerciale con un fatturato annuo di 500 milioni, per dare vita al binomio Gustavo-Bizantino. In via Mariani, accanto al teatro Alighieri nei locali una volta occupati da una banca, si è trasferito lo storico ristorante self-service ddopo 24 anni al mercato coperto (Bizantino) collegato a un nuovo locale (Gustavo) in cui poter ordinare piadine e pizze con qualsiasi tipo di impasto accompagnate dagli affettati e formaggi della tradizione emiliano-romagnola. Al taglio del nastro, venerdì 13 novembre, erano presenti il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e la presidente di Camst Antonella Pasquariello.

A pranzo dal lunedì al venerdì self-service Bizantino, di sera e a pranzo il sabato e la domenica, Gustavo: «Sarà un locale del tutto differente dal Bizantino –aveva anticipato a Ravenna&Dintorni Roberto Finocchiaro di Camst –, innovativo, con interni in legno progettati da un grosso studio di architetti (Giovanni Cenni di Cattolica, ndr), aperto tutti i giorni, domenica compresa». Arredi e interni in legno in stile vintage, «senza far mancare servizi importanti per i clienti come il wifi gratuito e le stazioni di ricarica per gli smartphone». Oltre alle 10-12 persone che lavoravano già al ristorante del mercato coperto, Camst assumerà altre 4-5 figure per via dell’ampliamento del servizio.

«Apprezzo molto – ha affermato Matteucci – la scelta di Camst di mantenere in città un punto di ristorazione veloce a prezzi contenuti. Si tratta di un servizio molto utile per i turisti e per gli studenti, ma anche per le numerose persone che lavorano nel centro cittadino. Sono felice quando in centro storico aprono nuove attività: in questo modo si rende la città più vivace ed accogliente». Pasquariello, numero uno di Camst, ha sottolineato «quanto l’azienda consideri strategica per il proprio sviluppo la città di Ravenna. Con questo nuovo locale vogliamo dare, inoltre, un ulteriore contributo per vivacizzare il contesto urbano in cui è inserito».

Camst, nata a Bologna nel giugno del 1945, è presente sul territorio ravennate da quarant’anni. Oggi, nella sola Ravenna, Camst conta 560 lavoratori, di cui oltre il 70 percento soci della cooperativa. La storia ravennate comincia infatti nel 1976, con l’apertura della prima cucina centralizzata che preparava pasti per i lavoratori delle aziende. Nel 1979 apre poi “La Cucinona”, il primo ristorante self-service della città. Negli anni ’80 e ’90 continuano gli investimenti con l’apertura di nuovi self-service a marchio Tavolamica nelle zone industriali (Bassette, Fornace Zarattini) e del self-service Magnosfera al centro commerciale Esp. Nel 1991 apre il Bizantino. Nel 2000 viene costituita la società mista pubblico-privato “Lugo Catering”, oggi “Bassa Romagna Catering”, composta da Camst e da nove comuni della provincia di Ravenna: oggi eroga 1,5 milioni di pasti l’anno a scuole e strutture socio-sanitarie-assistenziali, impiegando circa 120 lavoratori.

Rimborsi regionali: gli ex consiglieri Pd Mazzotti e Fiammenghi a processo

Il primo è appena stato nominato direttore di Legacoop Romagna
Contestati 9mila e 15mila euro. In totale tredici gli imputati dem

Tra i tredici imputati alla sbarra il 17 dicembre a Bologna per peculato – processo nato dall’inchiesta della procura emiliana, ribattezzata “Spese Pazze”, sui rimborsi chiesti dai consiglieri regionali nel periodo da giugno 2010 a dicembre 2011 – ci saranno anche due ravennati: il cervese Valdimiro Fiammenghi e il bagnacavallese Mario Mazzotti, ex consiglieri Pd in Emilia Romagna. Al primo vengono contestati 15mila euro, 9mila al secondo (recentemente nominato direttore di Legacoop Romagna). Il rinvio a giudizio è arrivato contestualmente ad alcune assoluzioni per gli indagati che avevano scelto il rito abbreviato.

Secondo l’accusa i politici avrebbero utilizzato i fondi destinati ai gruppi in assemblea legislativa per spese non attinenti al mandato: tra gli scontrini depositati da alcuni consiglieri la guardia di finanza ritrovò quelli per un wc pubblico, per pranzi e cene di lusso, pernottamenti in hotel e perfino per un acquisto in un sexy shop. Questo l’elenco dei rinviati a giudizio (fra parentesi i rimborsi contestati): Marco Monari (940mila euro), Marco Carini (9mila euro). Thomas Casadei (4mila euro), Gabriele Ferrari (11mila euro), Valdimiro Fiammenghi (15mila euro), Roberto Garbi (6mila euro), Mario Mazzotti (13mila euro), Roberto Montanari (24mila euro), Rita Moriconi (17mila euro), Giuseppe Pagani (5mila euro), Roberto Piva (15mila euro), Luciano Vecchi (12mila euro), Damiano Zoffoli (8mila euro). Gli assolti perché il fatto non sussiste sono invece i dem Matteo Richetti, Marco Barbieri, Anna Pariani e l’ex capogruppo Fds Roberto Sconciaforni.

Fiammenghi ha così commentato, inviando una dichiarazione scritta alle redazioni: «Non posso che prendere atto delle decisioni del Giudice, decisioni che rispetto. Al tempo stesso, sono lieto dell’assoluzione dei quattro ex consiglieri che hanno scelto il rito abbreviato. Questo a conferma di quanto sostenuto da ognuno di noi in questi anni. Ribadisco ciò che ho già detto e dimostrato in più occasioni: ho sempre svolto il mio lavoro di consigliere nel totale rispetto delle leggi e dei regolamenti in vigore in quegli anni. L’ho fatto con la volontà di rappresentare gli interessi, i bisogni, le domande della Regione e del territorio elettivo. Perciò ho mantenuto, durante tutto il mandato, un rapporto vivo e costante con le Istituzioni, le Associazioni, i cittadini della Provincia di Ravenna, di altre parti del territorio regionale e nazionale».

Dello stesso tenore anche le parole di Mazzotti: «L’assoluzione di Richetti è uno squarcio di verità in una vicenda in cui sono certo di avere agito sempre e in ogni occasione nella piena correttezza e legalità. Sono certo che in sede processuale dimostrerò come la mia condotta, al pari di quella dei miei colleghi del gruppo Pd, sia sempre stata conforme e rispettosa delle leggi».

Rimborsi regionali: gli ex consiglieri Pd Mazzotti e Fiammenghi a processo

Il primo è appena stato nominato direttore di Legacoop Romagna Contestati 9mila e 15mila euro. In totale tredici gli imputati dem

Tra i tredici imputati alla sbarra il 17 dicembre a Bologna per peculato – processo nato dall’inchiesta della procura emiliana, ribattezzata “Spese Pazze”, sui rimborsi chiesti dai consiglieri regionali nel periodo da giugno 2010 a dicembre 2011 – ci saranno anche due ravennati: il cervese Valdimiro Fiammenghi e il bagnacavallese Mario Mazzotti, ex consiglieri Pd in Emilia Romagna. Al primo vengono contestati 15mila euro, 9mila al secondo (recentemente nominato direttore di Legacoop Romagna). Il rinvio a giudizio è arrivato contestualmente ad alcune assoluzioni per gli indagati che avevano scelto il rito abbreviato.

Secondo l’accusa i politici avrebbero utilizzato i fondi destinati ai gruppi in assemblea legislativa per spese non attinenti al mandato: tra gli scontrini depositati da alcuni consiglieri la guardia di finanza ritrovò quelli per un wc pubblico, per pranzi e cene di lusso, pernottamenti in hotel e perfino per un acquisto in un sexy shop. Questo l’elenco dei rinviati a giudizio (fra parentesi i rimborsi contestati): Marco Monari (940mila euro), Marco Carini (9mila euro). Thomas Casadei (4mila euro), Gabriele Ferrari (11mila euro), Valdimiro Fiammenghi (15mila euro), Roberto Garbi (6mila euro), Mario Mazzotti (13mila euro), Roberto Montanari (24mila euro), Rita Moriconi (17mila euro), Giuseppe Pagani (5mila euro), Roberto Piva (15mila euro), Luciano Vecchi (12mila euro), Damiano Zoffoli (8mila euro). Gli assolti perché il fatto non sussiste sono invece i dem Matteo Richetti, Marco Barbieri, Anna Pariani e l’ex capogruppo Fds Roberto Sconciaforni.

Fiammenghi ha così commentato, inviando una dichiarazione scritta alle redazioni: «Non posso che prendere atto delle decisioni del Giudice, decisioni che rispetto. Al tempo stesso, sono lieto dell’assoluzione dei quattro ex consiglieri che hanno scelto il rito abbreviato. Questo a conferma di quanto sostenuto da ognuno di noi in questi anni. Ribadisco ciò che ho già detto e dimostrato in più occasioni: ho sempre svolto il mio lavoro di consigliere nel totale rispetto delle leggi e dei regolamenti in vigore in quegli anni. L’ho fatto con la volontà di rappresentare gli interessi, i bisogni, le domande della Regione e del territorio elettivo. Perciò ho mantenuto, durante tutto il mandato, un rapporto vivo e costante con le Istituzioni, le Associazioni, i cittadini della Provincia di Ravenna, di altre parti del territorio regionale e nazionale».

Dello stesso tenore anche le parole di Mazzotti: «L’assoluzione di Richetti è uno squarcio di verità in una vicenda in cui sono certo di avere agito sempre e in ogni occasione nella piena correttezza e legalità. Sono certo che in sede processuale dimostrerò come la mia condotta, al pari di quella dei miei colleghi del gruppo Pd, sia sempre stata conforme e rispettosa delle leggi».

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