martedì
12 Maggio 2026

Resta chiusa nel cimitero e cade mentre scavalca il cancello: muore 86enne

Cancello regolato da un meccanismo automatico con orari di accesso. L’anziana non si è accorta del pulsante “apriporta”

Ha trovato il cancello chiuso, governato da un meccanismo automatico con gli orari di accesso, ma non si è accorta del pulsante “apriporta” accanto: ha creduto di essere rimasta bloccata nel cimitero ed è morta cadendo da un’altezza di oltre due metri nel tentativo di uscire scavalcando con una scala trovata tra i loculi. È la tragica fine di una pensionata 86enne di Imola al camposanto di Conselice. Il cadavere dell’anziana è stato rinvenuto a terra questa mattina, 11 novembre. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine intervenute la donna sarebbe morta sul colpo battendo il capo a terra. Come si legge dal sito del comune di Conselice l’orario di apertura del cimitero in via Puntiroli nel periodo invernale va dalle 8 alle 17.

Crisi Iter, il prefetto riceve una delegazione dei lavoratori

Sciopero e manifestazione in piazza a Ravenna: il prossimo
18 febbraio la coop di Lugo lascerà a casa 182 persone

In occasione della seconda giornata di sciopero dei lavoratori Iter, la coop edile di Lugo che il prossimo 18 febbraio lascerà senza lavoro 182 persone, il prefetto di Ravenna Francesco Russo ha incontrato una delegazione dei manifestanti. «Il prefetto – commentano Davide Conti e Giovanni Mazzotti della Fillea-Cgil – ha sottolineato il senso di responsabilità che le organizzazioni sindacali e i lavoratori stanno avendo nella gestione della difficile vertenza. Ha condiviso le preoccupazioni che gli abbiamo manifestato: se non interverranno novità 182 dipendenti perderanno il lavoro entro il prossimo 18 febbraio, quando andranno in scadenza gli ammortizzatori sociali. Il prefetto si è preso l’impegno di farsi portavoce, delle problematiche dei lavoratori, nei confronti del ministero, della Regione e della Lega delle cooperative. Da parte nostra ribadiamo che è fondamentale il ruolo di istituzioni, enti locali, movimento cooperativo e rappresentanti della politica affinché si trovi con urgenza una soluzione. In caso contrario il territorio, già profondamente provato da anni pieni di difficoltà, dovrà scontare un’altra pesante tegola sul fronte occupazionale».

La seconda giornata di mobilitazione per la vertenza Iter ha coinvolto i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil e i lavoratori hanno dato vita a uno sciopero e a un presidio in piazza del Popolo a Ravenna, davanti alla prefettura. Le iniziative di lotta sono destinate a proseguire. Mercoledì 18 novembre si terrà la terza giornata di sciopero con un presidio, dalle 9 alle 11.30, davanti alla Lega delle cooperative in via Faentina a Ravenna.

Lascia il convivente ma tiene le chiavi di casa e torna a rubare: denunciata

Lui credeva fosse passata una banda di ladri ma non c’erano segni di effrazione: le indagini dei carabinieri portano al nome della donna

La convivenza nella casa di lui a un certo punto si è interrotta e lei andandosene si è tenuta un mazzo di chiavi usato per tornare in seguito e svaligiare l’appartamento. Di questo sono convinti i carabinieri della compagnia di Ravenna che hanno denunciato per furto una 34enne moldava. Vittima del furto un trentenne romeno.

La coppia conviveva nella frazione balneare di Marina di Ravenna. La loro storia d’amore è terminata nella scorsa primavera e così la donna ha raccolto le sue cose ed è andata a vivere nel Riminese. Un giorno di maggio l’uomo è rincasato e si accorto che qualcuno aveva visitato la sua abitazione. La totale assenza di segni di effrazione alle porte o alle finestre faceva pensare che chi era entrato doveva avere una copia delle chiavi. A questa ipotesi dei militari, l’uomo da subito ha pensato alla sua relazione non finita bene con la 34enne moldava, dando così una svolta alle indagini che sono proseguite fino agli di inizi di novembre; i carabinieri della stazione di Marina di Ravenna grazie ad alcuni accertamenti hanno stabilito che ad introdursi all’interno dell’abitazione è stata proprio l’ex compagna della vittima.

Lo scienziato: «Che bufala l’omeopatia Del resto la gente crede nella religione…»

Boncinelli presenta il suo nuovo libro a Ravenna. «La verità costa
fatica, credere alle bugie no. Il cibo è la nuova religione degli atei»

C’è chi crede a tutto, e chi no. Edoardo Boncinelli è uno scettico per vocazione. Non crede a niente di ciò che non è dimostrabile. Considerato uno dei più importanti scienziati italiani, Boncinelli è saggista, genetista, direttore del laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo del Istituto scientifico San Raffaele ed è garante scientifico del Cicap. Giovedì 12 novembre, alle 18.30, presenterà il suo libro “Homo Faber” a Palazzo Rasponi, in centro a Ravenna.

Cosa distingue una scienza da una pseudo-scienza?
«Il metodo scientifico! Cos’è la scienza? Si possono dare molte definizioni ma sicuramente è il metodo con cui le affermazioni vengono dimostrate che determina se si tratta o no di scienza. Chiunque può fare delle ipotesi, ma se non le mette alla prova dei fatti non può dimostrare nulla. Nonostante questo c’è un universo di bufale che girano per questo mondo. Ho appena scritto un libretto su questo argomento».
Per voler citare una delle più grandi bufale di oggi?

«Sono molte, difficile fare esempi. Io sono molto affezionato alla bufala della omeopatia, molto cara anche a Piero Angela. Se è vero che a chi non ha nulla l’omeopatia può anche giovare, chi ha qualcosa con l’omeopatia non risolve niente. Lo dimostra anche il fatto che per problemi seri tutti tornano alla medicina convenzionale, anche in Cina!».
Una posizione che suscita molte polemiche…
«Lo so, ma che ci devo fare… Una parte della mia vita è proprio contrastare questi discorsi “a pera” che si fanno dappertutto. Non solo in Italia, anche in Francia e in Germania l’omeopatia vanta moltissimi estimatori».
Come mai, secondo lei, se l’omeopatia non funziona ha così tanti seguaci?
«La prima cosa che mi viene in mente, anche se non so se si può dire, è che anche la religione ha moltissimi adepti, anche se non è vero niente di quello che sostiene. Il fatto è che le persone amano le bugie e odiano la verità».
Come fanno ad avere così tanti adepti quelle che lei chiama “bufale”?
«Vede: la verità costa fatica. Credere alle bufale è facile. Fare un ragionamento giusto e corretto è complicato. È più comodo scegliere ragionamenti in discesa che ragionamenti in salita».
Credere in Dio è quindi la cosa più semplice da fare?
«Certo! Si tratta di mitologie che semplificano la vita. Ho 74 anni, quando ne avevo 20 pensavo che in cinquanta anni il mondo sarebbe progredito verso una valutazione credibile delle cose, ma mi sembra che non siamo progrediti quasi per nulla. La gente continua a credere ciò che implica per sé meno problemi».
Come si relazione con i credenti?
«Alla fine di ogni conferenza ci sono le domande. Il momento più straziante. Mi chiedono “Lei crede in Dio”? Io rispondo: “Ma cosa vi importa? Se credete bene per voi, altrimenti va bene comunque, io cosa c’entro?”. Molti vorrebbero che uno scienziato dicesse loro: “Sì, io che sono logico e razionale, credo in Dio, e quindi avete ragione”. Vogliono che dica quello che vorrebbero sentirsi dire. Beh, questo mi manda in bestia».
Crede che la diffusione dell’estremismo religioso, oggi sempre più in voga, sia legata in qualche modo con il suo concetto di “credere come scelta più semplice”?
«Gli estremismi hanno valenza sociale e psicologica più che religiosa. In occidente sono legati a ragionamenti intellettuali, diciamo… Mentre nelle aree povere del mondo l’estremismo nasce da uno scoppio di irrazionalità dovuto alle condizione sociali. Fare il combattente, nei paesi dove non si mangia, è un lavoro conveniente. Non è una cosa razionale, ma ha a che fare con i bisogni fondamentali. Chiaramente questa è una mia opinione».
E in occidente, quali nuove “credenze” stanno prendendo piede?
«Il cibo è la nuova religione degli atei. Continuo a sentire gente che dice “Bisogna mangiare quello, non bisogna mangiare quell’altro”. Il cibo è diventato il depositario di quella valenza simbolica che si dava all’aldilà».
E lei come si pone davanti al culto del cibo?
«Io ho poca pazienza. Dico: va bene, fate come vi pare, ma non rompete le scatole».
Il Cicap ha fatto molte battaglie per svelare le truffe dei fenomeni paranormali…
«Fortunatamente ho poca esperienza nel genere, perché sono stato circondato da persone intelligenti. Il metodo comunque per svelare i trucchi di questi fenomeni è sempre lo stesso, il metodo scientifico: Se è vero si deve ripetere a comando, se non si ripete a comando non è vero».

Lo scienziato: «Che bufala l’omeopatia Del resto la gente crede nella religione…»

Boncinelli presenta il suo nuovo libro a Ravenna. «La verità costa fatica, credere alle bugie no. Il cibo è la nuova religione degli atei»

C’è chi crede a tutto, e chi no. Edoardo Boncinelli è uno scettico per vocazione. Non crede a niente di ciò che non è dimostrabile. Considerato uno dei più importanti scienziati italiani, Boncinelli è saggista, genetista, direttore del laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo del Istituto scientifico San Raffaele ed è garante scientifico del Cicap. Giovedì 12 novembre, alle 18.30, presenterà il suo libro “Homo Faber” a Palazzo Rasponi, in centro a Ravenna.

Cosa distingue una scienza da una pseudo-scienza?
«Il metodo scientifico! Cos’è la scienza? Si possono dare molte definizioni ma sicuramente è il metodo con cui le affermazioni vengono dimostrate che determina se si tratta o no di scienza. Chiunque può fare delle ipotesi, ma se non le mette alla prova dei fatti non può dimostrare nulla. Nonostante questo c’è un universo di bufale che girano per questo mondo. Ho appena scritto un libretto su questo argomento».
Per voler citare una delle più grandi bufale di oggi?

«Sono molte, difficile fare esempi. Io sono molto affezionato alla bufala della omeopatia, molto cara anche a Piero Angela. Se è vero che a chi non ha nulla l’omeopatia può anche giovare, chi ha qualcosa con l’omeopatia non risolve niente. Lo dimostra anche il fatto che per problemi seri tutti tornano alla medicina convenzionale, anche in Cina!».
Una posizione che suscita molte polemiche…
«Lo so, ma che ci devo fare… Una parte della mia vita è proprio contrastare questi discorsi “a pera” che si fanno dappertutto. Non solo in Italia, anche in Francia e in Germania l’omeopatia vanta moltissimi estimatori».
Come mai, secondo lei, se l’omeopatia non funziona ha così tanti seguaci?
«La prima cosa che mi viene in mente, anche se non so se si può dire, è che anche la religione ha moltissimi adepti, anche se non è vero niente di quello che sostiene. Il fatto è che le persone amano le bugie e odiano la verità».
Come fanno ad avere così tanti adepti quelle che lei chiama “bufale”?
«Vede: la verità costa fatica. Credere alle bufale è facile. Fare un ragionamento giusto e corretto è complicato. È più comodo scegliere ragionamenti in discesa che ragionamenti in salita».
Credere in Dio è quindi la cosa più semplice da fare?
«Certo! Si tratta di mitologie che semplificano la vita. Ho 74 anni, quando ne avevo 20 pensavo che in cinquanta anni il mondo sarebbe progredito verso una valutazione credibile delle cose, ma mi sembra che non siamo progrediti quasi per nulla. La gente continua a credere ciò che implica per sé meno problemi».
Come si relazione con i credenti?
«Alla fine di ogni conferenza ci sono le domande. Il momento più straziante. Mi chiedono “Lei crede in Dio”? Io rispondo: “Ma cosa vi importa? Se credete bene per voi, altrimenti va bene comunque, io cosa c’entro?”. Molti vorrebbero che uno scienziato dicesse loro: “Sì, io che sono logico e razionale, credo in Dio, e quindi avete ragione”. Vogliono che dica quello che vorrebbero sentirsi dire. Beh, questo mi manda in bestia».
Crede che la diffusione dell’estremismo religioso, oggi sempre più in voga, sia legata in qualche modo con il suo concetto di “credere come scelta più semplice”?
«Gli estremismi hanno valenza sociale e psicologica più che religiosa. In occidente sono legati a ragionamenti intellettuali, diciamo… Mentre nelle aree povere del mondo l’estremismo nasce da uno scoppio di irrazionalità dovuto alle condizione sociali. Fare il combattente, nei paesi dove non si mangia, è un lavoro conveniente. Non è una cosa razionale, ma ha a che fare con i bisogni fondamentali. Chiaramente questa è una mia opinione».
E in occidente, quali nuove “credenze” stanno prendendo piede?
«Il cibo è la nuova religione degli atei. Continuo a sentire gente che dice “Bisogna mangiare quello, non bisogna mangiare quell’altro”. Il cibo è diventato il depositario di quella valenza simbolica che si dava all’aldilà».
E lei come si pone davanti al culto del cibo?
«Io ho poca pazienza. Dico: va bene, fate come vi pare, ma non rompete le scatole».
Il Cicap ha fatto molte battaglie per svelare le truffe dei fenomeni paranormali…
«Fortunatamente ho poca esperienza nel genere, perché sono stato circondato da persone intelligenti. Il metodo comunque per svelare i trucchi di questi fenomeni è sempre lo stesso, il metodo scientifico: Se è vero si deve ripetere a comando, se non si ripete a comando non è vero».

Dal pub: «Noi aggrediti dai residenti» La candidata sindaco: «No ordinanze»

Continua a tenere banco il caso del locale costretto a chiudere alle 23
I gestori: «Con buttafuori e telecamere vogliamo restare aperti»

«Nel nostro locale non si sono mai verificate risse e non sono mai dovute intervenire le forze dell’ordine per problemi di ordine pubblico, ma sempre e solo in seguito a telefonate dei residenti legate ai rumori. I fatti di violenza si sono verificati ai nostri danni, quando un vicino che abita qui da 5 mesi ci ha aggredito. Un altro ha tirato candeggina dal balcone». I gestori del pub Woodstock di via Maroncelli non ci stanno e replicano alle accuse del sindaco e dei residenti (vedi articoli correlati) sulle pagine del Carlino Ravenna.

Si tratta come noto del locale vicino alla stazione di Ravenna (sorto a inizio anno sulle ceneri dello storico Bierhaus) colpito da un’ordinanza del sindaco Fabrizio Matteucci che ne impone la chiusura alle 23 a causa dei rumori che non farebbero riposare i vicini e per tutelare l’incolumità delle persone, come ha ribadito il Primo cittadino più volte, sottolineando (anche nel testo dell’ordinanza) come i gestori stessi siano stati coinvolti in risse e aggressioni. Gestori che invece forniscono la loro versione e ribadiscono quanto annunciato ieri sulla loro pagina Facebook, aggiungendo alcuni particolari. La loro richiesta al sindaco è quella di poter restare aperti fino alle 2 durante la settimana e fino alle 3 nel weekend. In cambio ingaggeranno un buttafuori per tenere sotto controllo gli schiamazzi fuori dal locale e attiveranno un impianto di videosorveglianza (già installato).

Sul tema si è scatenato un forte dibattito su Facebook con anche il responsabile di un’associazione universitaria, Giovanni Crocetti, tra l’altro in procinto, a quanto pare, di sostenere il candidato sindaco del Pd Enrico Liverani. «Dispiace sicuramente al mondo degli studenti universitari che vi sia questa situazione – scrive – poichè il locale è frequentato da molti ragazzi perbene, per i quali era un bel punto di ritrovo. La città ha bisogno di luoghi per i ragazzi, e per ora, ha dimostrato più volte di non saper dar loro spazi adeguati, ma soprattutto una voce forte sulle questioni che li riguardano. Occorrono idee forti e capacità di cambiare!».

Sempre sul celebre social network è intervenuta, tirata in ballo da alcuni amici, la candidata a sindaco della lista di sinistra Ravenna in Comune, Raffaella Sutter. «No alle ordinanze – scrive senza mezze misure –. Tra l’altro proprio in quella zona la priorità è l’animazione e la frequentazione anche notturna. Gli interessi prevalenti in questo caso a mio parere sono quelli dei frequentatori in gran parte giovani e dell’imprenditore che gestisce. Poi se c’e’ dell’altro come si potrebbe intuire, lo strumento non è certo l’ordinanza di limitazione dell’orario e non spetta al sindaco».

Dal pub: «Noi aggrediti dai residenti» La candidata sindaco: «No ordinanze»

Continua a tenere banco il caso del locale costretto a chiudere alle 23
I gestori: «Con buttafuori e telecamere vogliamo restare aperti»

«Nel nostro locale non si sono mai verificate risse e non sono mai dovute intervenire le forze dell’ordine per problemi di ordine pubblico, ma sempre e solo in seguito a telefonate dei residenti legate ai rumori. I fatti di violenza si sono verificati ai nostri danni, quando un vicino che abita qui da 5 mesi ci ha aggredito. Un altro ha tirato candeggina dal balcone». I gestori del pub Woodstock di via Maroncelli non ci stanno e replicano alle accuse del sindaco e dei residenti (vedi articoli correlati) sulle pagine del Carlino Ravenna.

Si tratta come noto del locale vicino alla stazione di Ravenna (sorto a inizio anno sulle ceneri dello storico Bierhaus) colpito da un’ordinanza del sindaco Fabrizio Matteucci che ne impone la chiusura alle 23 a causa dei rumori che non farebbero riposare i vicini e per tutelare l’incolumità delle persone, come ha ribadito il Primo cittadino più volte, sottolineando (anche nel testo dell’ordinanza) come i gestori stessi siano stati coinvolti in risse e aggressioni. Gestori che invece forniscono la loro versione e ribadiscono quanto annunciato ieri sulla loro pagina Facebook, aggiungendo alcuni particolari. La loro richiesta al sindaco è quella di poter restare aperti fino alle 2 durante la settimana e fino alle 3 nel weekend. In cambio ingaggeranno un buttafuori per tenere sotto controllo gli schiamazzi fuori dal locale e attiveranno un impianto di videosorveglianza (già installato).

Sul tema si è scatenato un forte dibattito su Facebook con anche il responsabile di un’associazione universitaria, Giovanni Crocetti, tra l’altro in procinto, a quanto pare, di sostenere il candidato sindaco del Pd Enrico Liverani. «Dispiace sicuramente al mondo degli studenti universitari che vi sia questa situazione – scrive – poichè il locale è frequentato da molti ragazzi perbene, per i quali era un bel punto di ritrovo. La città ha bisogno di luoghi per i ragazzi, e per ora, ha dimostrato più volte di non saper dar loro spazi adeguati, ma soprattutto una voce forte sulle questioni che li riguardano. Occorrono idee forti e capacità di cambiare!».

Sempre sul celebre social network è intervenuta, tirata in ballo da alcuni amici, la candidata a sindaco della lista di sinistra Ravenna in Comune, Raffaella Sutter. «No alle ordinanze – scrive senza mezze misure –. Tra l’altro proprio in quella zona la priorità è l’animazione e la frequentazione anche notturna. Gli interessi prevalenti in questo caso a mio parere sono quelli dei frequentatori in gran parte giovani e dell’imprenditore che gestisce. Poi se c’e’ dell’altro come si potrebbe intuire, lo strumento non è certo l’ordinanza di limitazione dell’orario e non spetta al sindaco».

Dal pub: «Noi aggrediti dai residenti» La candidata sindaco: «No ordinanze»

Continua a tenere banco il caso del locale costretto a chiudere alle 23 I gestori: «Con buttafuori e telecamere vogliamo restare aperti»

«Nel nostro locale non si sono mai verificate risse e non sono mai dovute intervenire le forze dell’ordine per problemi di ordine pubblico, ma sempre e solo in seguito a telefonate dei residenti legate ai rumori. I fatti di violenza si sono verificati ai nostri danni, quando un vicino che abita qui da 5 mesi ci ha aggredito. Un altro ha tirato candeggina dal balcone». I gestori del pub Woodstock di via Maroncelli non ci stanno e replicano alle accuse del sindaco e dei residenti (vedi articoli correlati) sulle pagine del Carlino Ravenna.

Si tratta come noto del locale vicino alla stazione di Ravenna (sorto a inizio anno sulle ceneri dello storico Bierhaus) colpito da un’ordinanza del sindaco Fabrizio Matteucci che ne impone la chiusura alle 23 a causa dei rumori che non farebbero riposare i vicini e per tutelare l’incolumità delle persone, come ha ribadito il Primo cittadino più volte, sottolineando (anche nel testo dell’ordinanza) come i gestori stessi siano stati coinvolti in risse e aggressioni. Gestori che invece forniscono la loro versione e ribadiscono quanto annunciato ieri sulla loro pagina Facebook, aggiungendo alcuni particolari. La loro richiesta al sindaco è quella di poter restare aperti fino alle 2 durante la settimana e fino alle 3 nel weekend. In cambio ingaggeranno un buttafuori per tenere sotto controllo gli schiamazzi fuori dal locale e attiveranno un impianto di videosorveglianza (già installato).

Sul tema si è scatenato un forte dibattito su Facebook con anche il responsabile di un’associazione universitaria, Giovanni Crocetti, tra l’altro in procinto, a quanto pare, di sostenere il candidato sindaco del Pd Enrico Liverani. «Dispiace sicuramente al mondo degli studenti universitari che vi sia questa situazione – scrive – poichè il locale è frequentato da molti ragazzi perbene, per i quali era un bel punto di ritrovo. La città ha bisogno di luoghi per i ragazzi, e per ora, ha dimostrato più volte di non saper dar loro spazi adeguati, ma soprattutto una voce forte sulle questioni che li riguardano. Occorrono idee forti e capacità di cambiare!».

Sempre sul celebre social network è intervenuta, tirata in ballo da alcuni amici, la candidata a sindaco della lista di sinistra Ravenna in Comune, Raffaella Sutter. «No alle ordinanze – scrive senza mezze misure –. Tra l’altro proprio in quella zona la priorità è l’animazione e la frequentazione anche notturna. Gli interessi prevalenti in questo caso a mio parere sono quelli dei frequentatori in gran parte giovani e dell’imprenditore che gestisce. Poi se c’e’ dell’altro come si potrebbe intuire, lo strumento non è certo l’ordinanza di limitazione dell’orario e non spetta al sindaco».

Una cabina di regia al ministero per i fondali del porto di Ravenna

E mentre il sindaco era a Roma, il presidente dell’Autorità portuale presentava a Koper la sua rimodulazione al cosiddetto Progettone

Mai così lontani, l’Autorità portuale e le istituzioni locali ravennati, non solo idealmente. Mentre il presidente di Ap Galliano Di Marco si trovava impegnato in un meeting internazionale a Koper, in Slovenia (vedi foto), il sindaco Fabrizio Matteucci, i presidenti della Provincia e della Camera di Commercio (Claudio Casadio e Natalino Gigante) e l’assessore regionale Raffaele Donini hanno infatti partecipato all’incontro sul tema dell’escavo dei fondali del canale Candiano al ministero delle Infrastrutture.

«Il ministro Delrio – si legge in una nota inviata dal sindaco Fabrizio Matteucci – ha confermato l’importanza che il Governo attribuisce a questo progetto utile, anzi indispensabile, ad assicurare la capacità competitiva e lo sviluppo dei traffici per il nostro scalo portuale, considerato uno dei cardini strategici della portualità italiana». Delrio, «con piena conoscenza dello stato di avanzamento di questo progetto che il Governo considera strategico e prioritario», ha deciso – come rivela Matteucci – «di insediare presso il proprio ministero una “cabina di regia” per definire le proposte indispensabili per superare le criticità contenute nel primo progetto di escavi del canale del nostro porto, elaborato dall’Autorità Portuale e approvato qualche mese fa dal comitato».

Si tratta del cosiddetto Progettone, invece come noto ormai superato dal presidente dell’Autorità portuale Di Marco, che ora sta proponendo una sua rimodulazione (vedi articoli correlati). Presentata anche al meeting di Koper durante un confronto tra i due coordinatori della rete di Trasporto Europea, l’olandese Laurens Jan Brinkhorst ed il tedesco Kurt Bodewig, con i rappresentanti dei porti di Ravenna, Venezia, Trieste, Koper e Rijeka. Di Marco ha avuto così modo di illustrare i più recenti aggiornamenti del progetto “Hub Portuale di Ravenna” che ha avuto nel 2013 dalla Commissione Europea un finanziamento di oltre due milioni di euro per la progettazione definitiva e che è già stato inserito – a partire dal 2014 – nei “Work Plan” dei Corridoi Adriatico-Baltico e Mediterraneo, attraverso una pluralità di opere infrastrutturali che vanno dall’escavo dei fondali alla realizzazione di nuove banchine operative, sino agli interventi cosiddetti di ultimo miglio. «Ho illustrato – sono le parole di Galliano Di Marco – ai Coordinatori dei Corridoi Europei presenti, ai colleghi degli altri porti adriatici, e a tutte le importanti personalità del settore marittimo-portuale, che hanno partecipato agli incontri (oltre a quello di Koper se ne è svolto un altro lunedì a Trieste, ndr), l’attuale necessità di una “rimodulazione” del Progetto “Hub” ed ho preso l’impegno, così come farò prossimamente a Lussemburgo dove incontrerò i vertici della Bei (Banca Europea degli Investimenti, ndr), di far aver loro al più presto una informativa completa sul Progetto che deve andare avanti anche per non perdere tutto il lavoro che a livello europeo è stato fatto in questi anni e che si lega al ruolo, di rilevanza sovranazionale, riconosciuto al nostro scalo».

Una cabina di regia al ministero per i fondali del porto di Ravenna

E mentre il sindaco era a Roma, il presidente dell’Autorità portuale presentava a Koper la sua rimodulazione al cosiddetto Progettone

Mai così lontani, l’Autorità portuale e le istituzioni locali ravennati, non solo idealmente. Mentre il presidente di Ap Galliano Di Marco si trovava impegnato in un meeting internazionale a Koper, in Slovenia (vedi foto), il sindaco Fabrizio Matteucci, i presidenti della Provincia e della Camera di Commercio (Claudio Casadio e Natalino Gigante) e l’assessore regionale Raffaele Donini hanno infatti partecipato all’incontro sul tema dell’escavo dei fondali del canale Candiano al ministero delle Infrastrutture.

«Il ministro Delrio – si legge in una nota inviata dal sindaco Fabrizio Matteucci – ha confermato l’importanza che il Governo attribuisce a questo progetto utile, anzi indispensabile, ad assicurare la capacità competitiva e lo sviluppo dei traffici per il nostro scalo portuale, considerato uno dei cardini strategici della portualità italiana». Delrio, «con piena conoscenza dello stato di avanzamento di questo progetto che il Governo considera strategico e prioritario», ha deciso – come rivela Matteucci – «di insediare presso il proprio ministero una “cabina di regia” per definire le proposte indispensabili per superare le criticità contenute nel primo progetto di escavi del canale del nostro porto, elaborato dall’Autorità Portuale e approvato qualche mese fa dal comitato».

Si tratta del cosiddetto Progettone, invece come noto ormai superato dal presidente dell’Autorità portuale Di Marco, che ora sta proponendo una sua rimodulazione (vedi articoli correlati). Presentata anche al meeting di Koper durante un confronto tra i due coordinatori della rete di Trasporto Europea, l’olandese Laurens Jan Brinkhorst ed il tedesco Kurt Bodewig, con i rappresentanti dei porti di Ravenna, Venezia, Trieste, Koper e Rijeka. Di Marco ha avuto così modo di illustrare i più recenti aggiornamenti del progetto “Hub Portuale di Ravenna” che ha avuto nel 2013 dalla Commissione Europea un finanziamento di oltre due milioni di euro per la progettazione definitiva e che è già stato inserito – a partire dal 2014 – nei “Work Plan” dei Corridoi Adriatico-Baltico e Mediterraneo, attraverso una pluralità di opere infrastrutturali che vanno dall’escavo dei fondali alla realizzazione di nuove banchine operative, sino agli interventi cosiddetti di ultimo miglio. «Ho illustrato – sono le parole di Galliano Di Marco – ai Coordinatori dei Corridoi Europei presenti, ai colleghi degli altri porti adriatici, e a tutte le importanti personalità del settore marittimo-portuale, che hanno partecipato agli incontri (oltre a quello di Koper se ne è svolto un altro lunedì a Trieste, ndr), l’attuale necessità di una “rimodulazione” del Progetto “Hub” ed ho preso l’impegno, così come farò prossimamente a Lussemburgo dove incontrerò i vertici della Bei (Banca Europea degli Investimenti, ndr), di far aver loro al più presto una informativa completa sul Progetto che deve andare avanti anche per non perdere tutto il lavoro che a livello europeo è stato fatto in questi anni e che si lega al ruolo, di rilevanza sovranazionale, riconosciuto al nostro scalo».

Strangolata in casa, la procura vuole processare il figlio: omicidio premeditato

Il 56enne dilapidava i 1.500 euro di pensione mensile della 81enne Lite dalla richiesta di chiarimenti: uccisa con la cintura dell’accappatoio

«La firma dell’assassino sta nella cintura dell’accappatoio» attorno al collo della donna strangolata e gli accertamenti dei carabinieri del Ris di Parma dicono che il figlio è l’unico ad averla maneggiata. Con un «quadro indiziario probatorio solido» fatto di »elementi robusti», la procura di Ravenna chiederà il rinvio a giudizio per il 56enne Secondo Merendi: l’accusa, forte di indagini tecniche e testimonianze di una settantina di persone, è convinta che abbia ucciso l’81enne Pia Rossini il 14 aprile scorso nella sua abitazione a Barbiano di Cotignola dove l’uomo era tornato a vivere da qualche tempo. Ieri, 9 novembre, l’indagato ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini: omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione e simulazione di reato per aver inscenato una finta rapina come tentativo di depistaggio.

Il movente starebbe nelle difficoltà economiche dell’uomo che avrebbe dilapidato le risorse dell’anziana, rimasta all’oscuro per lungo tempo. Le indagini condotte dai carabinieri (nucleo investigativo e compagnia di Lugo) hanno portato alla luce un rapporto madre-figlio diverso da quello conosciuto all’esterno delle mura familiari. I conoscenti infatti li avevano descritti come molto uniti e in sintonia. La convivenza era ricominciata da qualche tempo per cause di forza maggiore e ben presto erano emersi attriti. L’uomo era tornato a vivere a casa dell’anziana madre dopo la separazione dalla seconda moglie: disoccupato, viveva grazie alle disponibilità economiche della donna (1.500 euro mensili per la reversibilità delle pensioni dei due mariti deceduti e un tesoretto accantonato da un’eredità) con cui pagava anche gli alimenti ai due figli del secondo matrimonio. Un assegno di mantenimento da 500 euro al mese ma dall’estate 2014 aveva smesso di versare la cifra. Quando la madre ne è venuta a conoscenza sono cominciati i dissidi. Gli accertamenti della procura hanno stabilito che l’uomo aveva libero accesso ai conti correnti della donna, uno in banca e uno in posta, e ogni mese pochi giorni dopo l’accredito delle pensioni prelevava il denaro che andava poi sperperato. In passato l’uomo ha avuto gravi problemi di ludopatia. Le difficoltà economiche del nucleo familiare sono testimoniate anche da una circostanza finora mai emersa: pochi giorni prima del litigio erano state staccate gli allacciamenti delle utenze per morosità.

Quella tarda mattinata di sette mesi fa fu Merendi a dare l’allarme dicendo di aver trovato la madre a terra in cucina rientrando a casa. In camera da letto cassetti e ante aperti, soldi mancanti, la borsa della donna rovesciata sul tavolo. A quel tempo sembravano i segni di un rapina in casa finita in tragedia, oggi secondo gli inquirenti sono i maldestri tentativi di un presunto omicida. Che si è sempre dichiarato innocente. «Possiamo escludere che altre persone fisicamente possano aver compiuto il delitto», dice il procuratore capo Alessandro Mancini smontando gli alibi dell’uomo senza entrare troppo nel dettaglio in attesa del procedimento penale. «Nel gruppo di case dove viveva la Rossini abitano diversi pensionati che sono una sorta di presidio continuo. In 20-25 anni infatti non è mai stata segnalata un’intrusione». La ricostruzione degli investigatori propendo per la tragica conclusione di un litigio scoppiato quando la donna avrebbe manifestato l’intenzione di andare in banca e in posto quella mattina per verificare le uscite dai conti correnti.

«Ordinanza idiota, motivata dal rumore: basta leggerla. Ora la zona è più pericolosa»

Il parlamentare Maestri contro il sindaco sul discusso caso
del pub di via Maroncelli. Paglia (Sel): «La nostra città è diversa»

Andrea Maestri – ex capogruppo del Pd nel corso del primo mandato di Fabrizio Matteucci, ora parlamentare del gruppo misto e tra i promotori in città della lista di sinistra alternativa ai democratici, Ravenna in Comune (nella foto insieme a Pippo Civati nel tour che in questi giorni ha toccato Ravenna) – attacca il sindaco per l’ordinanza che impone la chiusura alle 18 al pub Woodstock di via Maroncelli, nella zona della stazione di Ravenna (vedi articoli correlati).

«E così il nostro sindaco sforna l’ennesima ordinanza idiota anticipando l’orario di chiusura di un pub frequentato da universitari in zona stazione», commenta in una nota Maestri, specificando come il termine idiota faccia riferimento «all’etimologia di chi non vede al di là del proprio naso ed è aggettivo qualificativo riferito al sostantivo “ordinanza”, non al suo autore».

«Pub=luogo di aggregazione frequentato da giovani – continua la nota del parlamentare ravennate –. Universitari=una delle risorse più preziose della città. Stazione=zona destinata al transito di treni e persone, purtroppo degradata. Ordinanza=strumento sbagliato che limitando la presenza di luce, movimento e persone aumenta il degrado invece di combatterlo. Lo dicevo anche quando ero nel Pd, come noto, restando isolato e inascoltato. Se c’è ancora qualcuno di sinistra là dentro, batta un colpo e lo battano soprattutto i giovani consiglieri comunali».

Alla nostra domanda sul merito dell’ordinanza, invece, Maestri ci risponde da avvocato, smentendo le parole di Matteucci che se l’era anche un po’ presa con i giornali in quanto avevano puntato l’attenzione sul rumore e non molto sulla questione sicurezza (vedi sempre tra i correlati). «Tutta l’ordinanza, o almeno il 90 percento di essa, è motivata da rumore e quiete pubblica. Basta leggerla, non è un’opinione. Un minimo e vago riferimento viene fatto ad episodi di rilevanza penale – commenta Maestri –. I residenti, nella loro lettera aperta, scrivono che questi episodi non hanno mai riguardato i clienti del locale. Il sindaco inopinatamente afferma che il problema non è il rumore ma l’incolumità delle persone. Sta di fatto che la limitazione di orario si spiega logicamente e giuridicamente solo con problemi di rumore sopra la soglia della tollerabilità in orario serale/notturno. Chiudere alle 23 un pub frequentato da universitari in una zona diversamente malfrequentata è, dunque, davvero un’idiozia, perché non aiuta affatto a preservare l’incolumità delle persone. Semmai è esattamente il contrario».

Sul tema era intervenuto anche l’altro parlamentare ravennate che fa parte di Ravenna in Comune, Giovanni Paglia di Sel. «Il sindaco di Ravenna emette un’ordinanza per chiudere l’ennesimo locale. Troppi giovani e troppo rumore. Scommetto che il suo assessore-candidato-sindaco non sarà d’accordo e ce lo farà sapere per immagini. È d’altronde lo stesso che si è impegnato sulle trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero, salvo incassare il veto della sua vice in pectore e degli unici alleati forse rimasti, il Pri. La nostra città è diversa. Rispetta i diritti e non si chiude in casa le sera. Soprattutto quando dice una cosa la fa».

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