martedì
12 Maggio 2026

Presentata a Londra l’edizione 2016 del Ravenna Festival, dedicata a Mandela

Tra le stelle i 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova, Kent Nagano, Batsheva Dance Company, Muti e la Cape Town Opera

La prima italiana di Mandela Trilogy della Cape Town Opera, Riccardo Muti, una nuova reunion dei 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova (foto in alto), Kent Nagano, Batsheva Dance Company sono solo alcune delle stelle di Ravenna Festival 2016 (in programma dal 13 maggio al 12 luglio) presentato lunedì sera a Londra in occasione del World Travel Market. Ravenna e il suo Festival come meta di turismo culturale sono stati al centro dell’evento promosso dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con Apt Servizi e Enit.

La presentazione londinese si è svolta di fronte a una folta e qualificata platea di tour operator, buyers e giornalisti specializzati in spettacolo, viaggi e turismo. Tra gli ospiti che hanno impreziosito la presentazione condotta da Katie Derham di BBC Radio 3 il coreografo inglese Matthew Bourne che, dopo le moltissime partecipazioni, considera Ravenna una sua seconda residenza artistica. Bourne ha accolto l’invito di Cristina Muti e, come un ambasciatore privilegiato di Ravenna, ha raccontato le opportunità che la città riserva ai suoi visitatori, anticipando anche che tornerà al Festival con un nuovo lavoro nel 2017. L’evento si è concluso con un live a sorpresa: sette violoncellisti condotti da Giovanni Sollima (foto a fianco) hanno infatti musicalmente invaso la sala anticipando così la nuova reunion dei 100Cellos che per una intera settimana si “impadroniranno” della città e dei suoi luoghi più suggestivi.

Un’edizione quella del 2016 che vuole celebrare con un’importante novità: la relazione del Festival con la città e con i suoi monumenti più importanti. Dal 13 maggio al 10 luglio infatti un doppio appuntamento scandirà quotidianamente le giornate del Festival nei due luoghi che sono meta imprescindibile di ogni visita alla città: la tomba di Dante, al centro della zona del silenzio, che ogni mattina ospiterà un momento di spettacolo ispirato al grande poeta, e la Basilica di San Vitale, nella quale ogni pomeriggio si rinnoverà l’appuntamento musicale con i Vespri.

Se il Festival 2015 era dedicato a Dante Alighieri nei 750 anni dalla nascita – avviando un percorso tematico di cui si troverà traccia in ogni edizione fino al 2021 anno in cui si celebrerà il VII Centenario della morte del poeta avvenuta a Ravenna – le scelte tematiche dei prossimi anni rimandano alla storia del ’900 e ad alcuni grandi protagonisti del “Secolo breve”. Nel 2016 sarà la volta di Nelson Mandela, straordinario combattente per la libertà e grande statista, sulla cui figura e storia il Festival presenterà in prima italiana lo spettacolo Mandela Trilogy (foto a fianco) prodotto dalla Cape Town Opera. Scritto e diretto da Michael Williams, su musiche di Allan Stephenson, Mike Campbell e Peter Louis van Dijk, Mandela Trilogy utilizza un’originale fusione di tradizionali canti Xhosa, temi jazz, musical e opera lirica per onorare uno degli uomini politici di maggiore ispirazione al mondo.

La ricca programmazione sinfonica si aprirà con Riccardo Muti protagonista di tre concerti a partire da quello inaugurale sul podio della ‘sua’ Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (in programma l’Incompiuta di Schubert e la Quinta di Beethoven). Seguiranno due debutti al Festival: quello di Ivan Fischer con la Budapest Festival Orchestra e di Daniel Harding sul podio della Mahler Chamber Orchestra; è invece un gradito ritorno quello di Kent Nagano con l’Hamburg Philharmonic.

Sul fronte danza infine il Festival presenterà la Batsheva Dance Company, universalmente riconosciuta come la maggiore compagnia di danza israeliana; Svetlana Zacharova, Mikhail Lobukhin e Denis Rodkin in un nuovo spettacolo che li vedrà protagonisti assieme ad altre étoiles del Balletto del Teatro Bolshoi e il Gran Gala de Ballet y Cubanía, evento che riunirà per la prima volta a Ravenna i grandi ballerini – universalmente ammirati per tecnica e slancio artistico ovunque essi calchino le scene – figli di Cuba e della Escuela Nacional Cubana de Ballet e ora sparsi nel mondo.

L’appuntamento con la Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, che da alcuni anni ne rilancia la programmazione oltre il classico periodo estivo, nel 2016 si svolgerà dal 14 al 23 ottobre. Una trilogia danubiana che intende proporre il meglio del teatro musicale ‘leggero’ sviluppatosi sulle rive del fiume blu, tra Vienna e Budapest, in quella sorta di ‘età dell’oro’ che ha segnato l’apice della civiltà mitteleuropea. La speciale formula che consente di offrire al pubblico ed in particolare ai turisti l’opportunità di assistere a tre spettacoli diversi in tre serate consecutive al Teatro Alighieri si rinnova quindi con: “La Contessa Maritza” di Emmerich Kàlmàn, “Il Pipistrello” di Johann Strauss e “La vedova allegra” di Franz Lehar. Tre nuove produzioni presentate in esclusiva al Festival in una sorta di ‘all stars’ che coinvolgerà i migliori registi, direttori ed i principali teatri ungheresi. Il tutto condito in salsa tzigana grazie alla presenza a Ravenna di una vera orchestra tradizionale che sarà facile incontrare in nelle vie del centro cittadino.

Il programma completo sarà presentato alla città in un evento pubblico sabato 5 dicembre (ore 11 Palazzo dei Congressi), mentre la promozione internazionale del Festival e della città continuerà negli appuntamenti di Bruxelles (gennaio) e Tokyo (marzo).

Presentata a Londra l’edizione 2016 del Ravenna Festival, dedicata a Mandela

Tra le stelle i 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova, Kent Nagano, Batsheva Dance Company, Muti e la Cape Town Opera

La prima italiana di Mandela Trilogy della Cape Town Opera, Riccardo Muti, una nuova reunion dei 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova (foto in alto), Kent Nagano, Batsheva Dance Company sono solo alcune delle stelle di Ravenna Festival 2016 (in programma dal 13 maggio al 12 luglio) presentato lunedì sera a Londra in occasione del World Travel Market. Ravenna e il suo Festival come meta di turismo culturale sono stati al centro dell’evento promosso dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con Apt Servizi e Enit.

La presentazione londinese si è svolta di fronte a una folta e qualificata platea di tour operator, buyers e giornalisti specializzati in spettacolo, viaggi e turismo. Tra gli ospiti che hanno impreziosito la presentazione condotta da Katie Derham di BBC Radio 3 il coreografo inglese Matthew Bourne che, dopo le moltissime partecipazioni, considera Ravenna una sua seconda residenza artistica. Bourne ha accolto l’invito di Cristina Muti e, come un ambasciatore privilegiato di Ravenna, ha raccontato le opportunità che la città riserva ai suoi visitatori, anticipando anche che tornerà al Festival con un nuovo lavoro nel 2017. L’evento si è concluso con un live a sorpresa: sette violoncellisti condotti da Giovanni Sollima (foto a fianco) hanno infatti musicalmente invaso la sala anticipando così la nuova reunion dei 100Cellos che per una intera settimana si “impadroniranno” della città e dei suoi luoghi più suggestivi.

Un’edizione quella del 2016 che vuole celebrare con un’importante novità: la relazione del Festival con la città e con i suoi monumenti più importanti. Dal 13 maggio al 10 luglio infatti un doppio appuntamento scandirà quotidianamente le giornate del Festival nei due luoghi che sono meta imprescindibile di ogni visita alla città: la tomba di Dante, al centro della zona del silenzio, che ogni mattina ospiterà un momento di spettacolo ispirato al grande poeta, e la Basilica di San Vitale, nella quale ogni pomeriggio si rinnoverà l’appuntamento musicale con i Vespri.

Se il Festival 2015 era dedicato a Dante Alighieri nei 750 anni dalla nascita – avviando un percorso tematico di cui si troverà traccia in ogni edizione fino al 2021 anno in cui si celebrerà il VII Centenario della morte del poeta avvenuta a Ravenna – le scelte tematiche dei prossimi anni rimandano alla storia del ’900 e ad alcuni grandi protagonisti del “Secolo breve”. Nel 2016 sarà la volta di Nelson Mandela, straordinario combattente per la libertà e grande statista, sulla cui figura e storia il Festival presenterà in prima italiana lo spettacolo Mandela Trilogy (foto a fianco) prodotto dalla Cape Town Opera. Scritto e diretto da Michael Williams, su musiche di Allan Stephenson, Mike Campbell e Peter Louis van Dijk, Mandela Trilogy utilizza un’originale fusione di tradizionali canti Xhosa, temi jazz, musical e opera lirica per onorare uno degli uomini politici di maggiore ispirazione al mondo.

La ricca programmazione sinfonica si aprirà con Riccardo Muti protagonista di tre concerti a partire da quello inaugurale sul podio della ‘sua’ Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (in programma l’Incompiuta di Schubert e la Quinta di Beethoven). Seguiranno due debutti al Festival: quello di Ivan Fischer con la Budapest Festival Orchestra e di Daniel Harding sul podio della Mahler Chamber Orchestra; è invece un gradito ritorno quello di Kent Nagano con l’Hamburg Philharmonic.

Sul fronte danza infine il Festival presenterà la Batsheva Dance Company, universalmente riconosciuta come la maggiore compagnia di danza israeliana; Svetlana Zacharova, Mikhail Lobukhin e Denis Rodkin in un nuovo spettacolo che li vedrà protagonisti assieme ad altre étoiles del Balletto del Teatro Bolshoi e il Gran Gala de Ballet y Cubanía, evento che riunirà per la prima volta a Ravenna i grandi ballerini – universalmente ammirati per tecnica e slancio artistico ovunque essi calchino le scene – figli di Cuba e della Escuela Nacional Cubana de Ballet e ora sparsi nel mondo.

L’appuntamento con la Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, che da alcuni anni ne rilancia la programmazione oltre il classico periodo estivo, nel 2016 si svolgerà dal 14 al 23 ottobre. Una trilogia danubiana che intende proporre il meglio del teatro musicale ‘leggero’ sviluppatosi sulle rive del fiume blu, tra Vienna e Budapest, in quella sorta di ‘età dell’oro’ che ha segnato l’apice della civiltà mitteleuropea. La speciale formula che consente di offrire al pubblico ed in particolare ai turisti l’opportunità di assistere a tre spettacoli diversi in tre serate consecutive al Teatro Alighieri si rinnova quindi con: “La Contessa Maritza” di Emmerich Kàlmàn, “Il Pipistrello” di Johann Strauss e “La vedova allegra” di Franz Lehar. Tre nuove produzioni presentate in esclusiva al Festival in una sorta di ‘all stars’ che coinvolgerà i migliori registi, direttori ed i principali teatri ungheresi. Il tutto condito in salsa tzigana grazie alla presenza a Ravenna di una vera orchestra tradizionale che sarà facile incontrare in nelle vie del centro cittadino.

Il programma completo sarà presentato alla città in un evento pubblico sabato 5 dicembre (ore 11 Palazzo dei Congressi), mentre la promozione internazionale del Festival e della città continuerà negli appuntamenti di Bruxelles (gennaio) e Tokyo (marzo).

Scopre che la prostituta è una trans e la rapina per riavere i soldi: arrestato

In manette un 23enne fuggito in bici dopo un pugno in faccia a una brasiliana. Aveva restituito parte dei soldi trattenendo 40 euro

Ha pagato la prestazione in anticipo poi si è accorto che la prostituta era una trans e ha chiesto il rimborso ma ne è nata una colluttazione finita con un pugno in faccia alla lucciola e la rapina della borsetta contenente 200 euro. Sembra essere questa la ricostruzione dei fatti che la notte di Halloween hanno portato all’arresto di un 23enne nigeriano, Peter Johnson, fermato dai carabinieri sulla statale Adriatica a Cervia: questa mattina, 3 novembre, è stato condannato a 18 mesi di reclusione e 400 euro di multa (pena sospesa) per rapina e resistenza a pubblico ufficiale quando è stato fermato dai carabinieri. Con il nulla osta a la-sciare l’Italia, l’africano sarà accompagnato in un centro di espulsione.

I militari del nucleo operativo e radiomobile di Cervia-Milano Marittina hanno rintracciato il giovane un paio d’ore dopo l’aggressione avvenuta verso le 2 di notte e vista da un testimone che ha chiamato il 112. Con il borsellino rosa della trans il nigeriano ha inforcato una bicicletta e si è allontanato. Di fronte ai cara-binieri il rapinatore è stato altrettanto violento: aggrappato al guard rail della strada, durante le operazioni di identificazione e perquisizione, ha rifiutato di farsi accompagnare in caserma sferrando calci. In tasca aveva il portafoglio della trans con 40 euro: forse resosi conto di essere stato visto da un testimone, il giovane poco dopo la rapina era tornato dalla trans per restituirle parte del de-naro.

Giusto non trascrivere le nozze gay Serve una legge. Ma il Pd fa schifo

In America se sei contro i matrimoni omosessuali o l’aborto, diventi
un repubblicano. Qui invece i partiti non hanno un’identità

Il bello è che ha ragione lui, sono gli altri a essere degli ipocriti. Il Giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato sentenzia: «Noi abbiamo ritenuto che tecnicamente la trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero fosse illegittima e che quindi il prefetto di Roma avesse il dovere di annullarle». Quindi le nozze tra gay celebrate all’estero in Italia non valgono.

Qualche sindaco (come Ignazio Marino a Roma e Virginio Merola a Bologna) aveva tentato di trascriverle in un Registro delle Unioni Civili. Invece no, aveva ragione il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro: le nozze tra gay celebrate all’estero in Italia non valgono. Questa è l’ennesima pecionata all’italiana, dei nostri politici e soprattutto della sinistra. Perché si può essere i più convinti sostenitori delle nozze gay – come farebbe una sinistra seria – ma non le può introdurre con una sentenza il consiglio di stato, organo senza alcuna rappresentatività politica.

Il Consigliere di Stato Deodato (nomen omen) dice: «Volete i matrimoni? E allora fatevi la legge!». Ha ragione lui. Poi, certo, si autodefinisce «giurista cattolico» e twitta come un pazzo contro gay, trans, coppie e Famiglie Arcobaleno. Il 25 aprile, ad esempio, accanto alla foto delle “Sentinelle in piedi” (movimento ultra-cattolico) ha scritto: «La nuova #resistenza si chiama difesa della famiglia». Il 5 aprile riprende “Manif pour tous” (altro movimento ultra-cattolico) e scrive: «Non volevo due mamme, ho sempre voluto una mamma e un papà». E ad una precisa domanda ha risposto: «Le opinioni personali appartengono a ogni giudice, possono essere espresse e non incidono nell’esercizio della funzione. La nostra sentenza rispetta la legge». Ovvero: io sono un cattolico fondamentalista e faccio il mio mestiere, siete voi che vi definite progressisti che dovreste fare qualcosa, e invece…

E qui sta il busillis. Perché l’Italia, unico tra i paesi dell’Occidente Europeo, non ha una legge che riconosca il matrimonio o almeno una qualche forma di unione tra omosessuali, che siano Dico, Pacs o roba del genere? Per due motivi: perché c’abbiamo il Vaticano in casa, e perché il Pd fa schifo. Vi spiego perché. Quando abitavo negli Usa, tutti, ma proprio tutti i miei amici democrat erano a favore del matrimonio omosessuale e dell’aborto, per dire. Se eri contro ti dicevano: «Prego, se ne vada, lei è un repubblicano, lo sa?». Semplice. E i partiti là hanno una identità chiara: da una parte i progressisti, dall’altra i conservatori. Qui, non si capisce bene che identità abbiano, i partiti. Per dire: dentro al Pd c’è la senatrice Cirinnà, che ha proposto una tiepida legge a favore delle unioni gay, ma c’è anche Fioroni, cattolico, che le coppie gay non le vuole. Fino a poco tempo fa nel Pd c’erano persino Mario Adinolfi (un invasato ultracattolico) e Paola Binetti, una dell’Opus Dei, che il matrimonio gay lo aborrono, figuriamoci. Dico io: che ci fanno, nel Pd? E che identità ha, il Pd? Che brodaglia insipida è?

Ah, è poi c’è Mister Avanti Tutta Renzi, che se deve cancellare l’articolo 18 lo fa in un lampo, ma che se deve approvare la legge sulle unioni gay, ecco, il Vaticano che dirà, e poi il possente Ncd di Angelino Alfano, amico del Vaticano, potrebbe abbandonare il Governo… (Ma dico io: ma che caspita di programma politico c’ha, ‘sto Ncd, a parte dimostrare una certa alacrità ad occupare poltrone nei ministeri e a curare gli appalti a Cl?) E così non se ne fa nulla.

Quindi, se non sono d’accordo su niente dentro il Pd, figuratevi dentro il Governo. Come mettere un vegano e un carnivoro amante del maiale a decidere: «Che si mangia stasera? Prosciutto o broccolini?». Non sono larghe intese, è un piattino di tofu del cazzo.

Giusto non trascrivere le nozze gay Serve una legge. Ma il Pd fa schifo

In America se sei contro i matrimoni omosessuali o l’aborto, diventi un repubblicano. Qui invece i partiti non hanno un’identità

Il bello è che ha ragione lui, sono gli altri a essere degli ipocriti. Il Giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato sentenzia: «Noi abbiamo ritenuto che tecnicamente la trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero fosse illegittima e che quindi il prefetto di Roma avesse il dovere di annullarle». Quindi le nozze tra gay celebrate all’estero in Italia non valgono.

Qualche sindaco (come Ignazio Marino a Roma e Virginio Merola a Bologna) aveva tentato di trascriverle in un Registro delle Unioni Civili. Invece no, aveva ragione il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro: le nozze tra gay celebrate all’estero in Italia non valgono. Questa è l’ennesima pecionata all’italiana, dei nostri politici e soprattutto della sinistra. Perché si può essere i più convinti sostenitori delle nozze gay – come farebbe una sinistra seria – ma non le può introdurre con una sentenza il consiglio di stato, organo senza alcuna rappresentatività politica.

Il Consigliere di Stato Deodato (nomen omen) dice: «Volete i matrimoni? E allora fatevi la legge!». Ha ragione lui. Poi, certo, si autodefinisce «giurista cattolico» e twitta come un pazzo contro gay, trans, coppie e Famiglie Arcobaleno. Il 25 aprile, ad esempio, accanto alla foto delle “Sentinelle in piedi” (movimento ultra-cattolico) ha scritto: «La nuova #resistenza si chiama difesa della famiglia». Il 5 aprile riprende “Manif pour tous” (altro movimento ultra-cattolico) e scrive: «Non volevo due mamme, ho sempre voluto una mamma e un papà». E ad una precisa domanda ha risposto: «Le opinioni personali appartengono a ogni giudice, possono essere espresse e non incidono nell’esercizio della funzione. La nostra sentenza rispetta la legge». Ovvero: io sono un cattolico fondamentalista e faccio il mio mestiere, siete voi che vi definite progressisti che dovreste fare qualcosa, e invece…

E qui sta il busillis. Perché l’Italia, unico tra i paesi dell’Occidente Europeo, non ha una legge che riconosca il matrimonio o almeno una qualche forma di unione tra omosessuali, che siano Dico, Pacs o roba del genere? Per due motivi: perché c’abbiamo il Vaticano in casa, e perché il Pd fa schifo. Vi spiego perché. Quando abitavo negli Usa, tutti, ma proprio tutti i miei amici democrat erano a favore del matrimonio omosessuale e dell’aborto, per dire. Se eri contro ti dicevano: «Prego, se ne vada, lei è un repubblicano, lo sa?». Semplice. E i partiti là hanno una identità chiara: da una parte i progressisti, dall’altra i conservatori. Qui, non si capisce bene che identità abbiano, i partiti. Per dire: dentro al Pd c’è la senatrice Cirinnà, che ha proposto una tiepida legge a favore delle unioni gay, ma c’è anche Fioroni, cattolico, che le coppie gay non le vuole. Fino a poco tempo fa nel Pd c’erano persino Mario Adinolfi (un invasato ultracattolico) e Paola Binetti, una dell’Opus Dei, che il matrimonio gay lo aborrono, figuriamoci. Dico io: che ci fanno, nel Pd? E che identità ha, il Pd? Che brodaglia insipida è?

Ah, è poi c’è Mister Avanti Tutta Renzi, che se deve cancellare l’articolo 18 lo fa in un lampo, ma che se deve approvare la legge sulle unioni gay, ecco, il Vaticano che dirà, e poi il possente Ncd di Angelino Alfano, amico del Vaticano, potrebbe abbandonare il Governo… (Ma dico io: ma che caspita di programma politico c’ha, ‘sto Ncd, a parte dimostrare una certa alacrità ad occupare poltrone nei ministeri e a curare gli appalti a Cl?) E così non se ne fa nulla.

Quindi, se non sono d’accordo su niente dentro il Pd, figuratevi dentro il Governo. Come mettere un vegano e un carnivoro amante del maiale a decidere: «Che si mangia stasera? Prosciutto o broccolini?». Non sono larghe intese, è un piattino di tofu del cazzo.

Giro del mondo in bici: i due ravennati festeggiano i primi mille giorni sui pedali

Sono partiti verso est nel febbraio del 2013, ora sono in Giappone  

A Kyoto, in Giappone, festeggiano oggi, martedì 3 novembre, i loro primi mille giorni di viaggio.

Mille giorni da quel febbraio di due anni fa in cui sono partiti con le loro biciclette da Ravenna per intraprendere il giro del mondo sui pedali. Tempo stimato: cinque anni.

E dopo mille giorni di pedalate verso est sono arrivati in Giappone, Marco Meini e Giovanni Gondolini, i due giovani ravennati che hanno ribattezzato la loro avventura MaGio Bike Tour e che Ravenna&Dintorni sta seguendo ininterrottamente, pubblicando piccoli reportage di viaggio su questo sito (trovate i più recenti tra gli articoli correlati) e sul nostro settimanale cartaceo.

Il loro viaggio li ha visti uscire dall’Italia passando per Slovenia e  poi i Balcani in direzione Turchia (effettuando qui una parentesi in Georgia) per poi approdare in Asia percorrendo le strade di Iran, Turkmenistan e Uzbekistan, da dove sono volati in India (per visitare in bicicletta anche il Nepal) e da cui hanno preso un nuovo aereo per la Thailandia. Da qui hanno esplorato in bici anche Malesia e Indonesia, prendendo poi un nuovo aereo che li ha portati in Australia, dove sono rimasti quasi un anno facendo anche diversi lavoretti per mantenersi. Poi il ritorno in Thailandia per proseguire il proprio giro intorno al mondo in bicicletta passando per Cambogia, Laos, Vietnam, Cina, Mongolia, Siberia e infine, è cronaca recente, Corea del Sud e Giappone, dove si trovano attualmente. In dicembre cambieranno continente, volando a Vancouver, in Canada, dove resteranno qualche mese cercando anche di lavorare, prima di dedicarsi all’esplorazione verso sud del continente americano.

Ecco un breve racconto inviatoci per l’occasione dal Giappone da Giovanni Gondolini.

 

Più bambini che genitori popolano le strade dell’Asia orientale. Dall’Indonesia alla Mongolia giovani di tutte le età colorano ogni angolo delle città portando cambiamento, freschezza e forse modernità.
In Giappone questo sembra non essere vero e sono gli anziani ovunque a dominare le numerose isole. Sono belli i vecchi giapponesi e si fanno custodi della tradizione e del passato senza svenderlo irrazionalmente al domani. Li guardo con l’ammirazione di un nipote curioso verso il nonno saggio.
Camminano lenti ma con dignità nel loro fisico ancora asciutto. Al mattino li incontro nelle Onsen dove nudi si lavano con cura in acque termali, prestando una attenzione religiosa alla pulizia del corpo e una dolcezza infinita nel massaggiarsi la pelle vissuta ma ancora elastica.
All’ora di pranzo siamo con loro al parco e qui allenano la mente giocando a Shogiban, la versione giapponese e più difficile degli scacchi, ottima medicina per il cervello. Nel tardo pomeriggio sono con noi in riva al mare e dopo lunghe passeggiate, i più buttano la lenza in acqua e si pescano la cena. Il pesce quasi sempre viene mangiato crudo e dove noi vediamo un filetto al forno loro vedono Sashimi.
Tornando verso casa e spiandoli discretamente attraverso le sottili porte di legno e carta, li trovo inginocchiati dinanzi ad un altarino domestico e nel gesto di accendere l’incenso regalano qualche anno ancora alla loro anima.
E se bambino non potrò più essere, un giorno forse sarò nonno e imparando da loro, chissà potrei essere più bello anch’io.

Giro del mondo in bici: i due ravennati festeggiano i primi mille giorni sui pedali

Sono partiti verso est nel febbraio del 2013, ora sono in Giappone  

A Kyoto, in Giappone, festeggiano oggi, martedì 3 novembre, i loro primi mille giorni di viaggio.

Mille giorni da quel febbraio di due anni fa in cui sono partiti con le loro biciclette da Ravenna per intraprendere il giro del mondo sui pedali. Tempo stimato: cinque anni.

E dopo mille giorni di pedalate verso est sono arrivati in Giappone, Marco Meini e Giovanni Gondolini, i due giovani ravennati che hanno ribattezzato la loro avventura MaGio Bike Tour e che Ravenna&Dintorni sta seguendo ininterrottamente, pubblicando piccoli reportage di viaggio su questo sito (trovate i più recenti tra gli articoli correlati) e sul nostro settimanale cartaceo.

Il loro viaggio li ha visti uscire dall’Italia passando per Slovenia e  poi i Balcani in direzione Turchia (effettuando qui una parentesi in Georgia) per poi approdare in Asia percorrendo le strade di Iran, Turkmenistan e Uzbekistan, da dove sono volati in India (per visitare in bicicletta anche il Nepal) e da cui hanno preso un nuovo aereo per la Thailandia. Da qui hanno esplorato in bici anche Malesia e Indonesia, prendendo poi un nuovo aereo che li ha portati in Australia, dove sono rimasti quasi un anno facendo anche diversi lavoretti per mantenersi. Poi il ritorno in Thailandia per proseguire il proprio giro intorno al mondo in bicicletta passando per Cambogia, Laos, Vietnam, Cina, Mongolia, Siberia e infine, è cronaca recente, Corea del Sud e Giappone, dove si trovano attualmente. In dicembre cambieranno continente, volando a Vancouver, in Canada, dove resteranno qualche mese cercando anche di lavorare, prima di dedicarsi all’esplorazione verso sud del continente americano.

Ecco un breve racconto inviatoci per l’occasione dal Giappone da Giovanni Gondolini.

 

Più bambini che genitori popolano le strade dell’Asia orientale. Dall’Indonesia alla Mongolia giovani di tutte le età colorano ogni angolo delle città portando cambiamento, freschezza e forse modernità.
In Giappone questo sembra non essere vero e sono gli anziani ovunque a dominare le numerose isole. Sono belli i vecchi giapponesi e si fanno custodi della tradizione e del passato senza svenderlo irrazionalmente al domani. Li guardo con l’ammirazione di un nipote curioso verso il nonno saggio.
Camminano lenti ma con dignità nel loro fisico ancora asciutto. Al mattino li incontro nelle Onsen dove nudi si lavano con cura in acque termali, prestando una attenzione religiosa alla pulizia del corpo e una dolcezza infinita nel massaggiarsi la pelle vissuta ma ancora elastica.
All’ora di pranzo siamo con loro al parco e qui allenano la mente giocando a Shogiban, la versione giapponese e più difficile degli scacchi, ottima medicina per il cervello. Nel tardo pomeriggio sono con noi in riva al mare e dopo lunghe passeggiate, i più buttano la lenza in acqua e si pescano la cena. Il pesce quasi sempre viene mangiato crudo e dove noi vediamo un filetto al forno loro vedono Sashimi.
Tornando verso casa e spiandoli discretamente attraverso le sottili porte di legno e carta, li trovo inginocchiati dinanzi ad un altarino domestico e nel gesto di accendere l’incenso regalano qualche anno ancora alla loro anima.
E se bambino non potrò più essere, un giorno forse sarò nonno e imparando da loro, chissà potrei essere più bello anch’io.

In provincia 4mila morti all’anno Per l’ultimo viaggio servono 2mila euro

La cremazione con spargimento delle ceneri è la versione più economica. Per un loculo possono servire fino a 5.300 euro

Ogni anno in provincia di Ravenna, per cause naturali o traumatiche, muoiono tra 4.300 e 4.500 persone (di cui circa un quarto nel comune capoluogo). Numeri in linea con la media nazionale che si assesta sui 600mila decessi annui. Tutto ciò che riguarda il momento del trapasso – ad esempio dichiarazioni di morte, regole per i trasporti delle salme, celebrazioni dei funerali, disposizioni cimiteriali, tariffe di alcuni servizi e altro ancora – fa riferimento a un decreto del presidente della Repubblica del 1990 che gli addetti ai lavori giudicano nato già vecchio. In seguito quando la competenza in materia è stata trasferita alle Regioni, alcune si sono dotate di una legge propria. L’Emilia Romagna l’ha fatto nel 2004 e tutt’oggi è quello il quadro normativo di riferimento. Sul territorio ravennate il biglietto per Caronte costa circa duemila euro, sommando tutte le voci irrinuncabili nella versione più economica.

Obitorio. L’ultimo viaggio parte quasi sempre dalla camera mortuaria (anche se la legge regionale consente l’allestimento della camera ardente nelle abitazioni private sia per i decessi in casa e sia per i decessi in struttura sanitaria). Nel 2014 le salme transitate nella camera mortuaria di Ravenna sono state in totale 1.785 (1.005 provenienti dall’ospedale, 737 da abitazioni private e case di cura, 43 recuperate su richiesta dell’autorità giudiziaria) e 311 sono quelle transitate nell’obitorio di Cervia (63 provenienti dal reparto di lungodegenza cervese, 238 da abitazioni private, strutture alberghiere e case di cura, 10 recuperate su chiamata dell’autorità giudiziaria). La legge impone uno spazio idoneo all’accoglienza delle salme per ogni presidio ospedaliero. Alla struttura in via Fiume Montone Abbandonato a Ravenna, gestita dalla società Azimut come quella di Cervia, lavorano sei operatori. Si occupano dei compiti di polizia mortuaria, del recupero salme in luoghi pubblici, della preparazione e vestizione dei cadaveri (tariffa 196 euro a carico dei familiari, inferiore al tetto massimo fissato dalla legge) per la sistemazione nelle casse. Può accadere, soprattutto per persone che vivono sole con parenti lontani, che le salme non vengano reclamate. In quel caso si attiva una procedura specifica rivolta alla individuazione del parente più prossimo che è tenuto a farsi carico del defunto. Qualora non si riesca a rintracciare qualcuno è il Comune a farsi carico delle spese di sepoltura: a Ravenna accade in media per 3-4 salme ogni anno.

Onoranze funebri. Saldatura e chiusura delle bare non spettano al personale Azimut ma sono compiti esclusivi riservati agli operatori delle agenzie di onoranze funebri. Per l’avviamento dell’attività la legge fissa alcuni paletti (ad esempio un minimo di quattro dipendenti) e deve essere il Comune a rilasciare l’autorizzazione all’esercizio. Poi operano in regime di concorrenza su libero mercato. Nel comune di Ravenna sono sette le agenzie presenti: la legge vieta il procacciamento di clientela in certi ambienti per il rispetto del dolore della famiglia. È l’agenzia a occuparsi di tutte le pratiche per funerale, eventuale cremazione e futura sepoltura.

Forni. In provincia di Ravenna esistono due crematori: a Faenza dal 1999 e a Ravenna dal 2010. «La percentuale di chi sceglie la cremazione è in costante crescita da diversi anni e ci aspettiamo che il trend prosegua», dice Stefano Di Stefano, amministratore delegato di Azimut che ha in gestione anche i due forni. Nel 2014 a Faenza ci sono state in totale 2.220 cremazioni (salme o resti mortali) con un incremento del 17 percento rispetto all’anno precedente: la percentuale di residenti deceduti di Faenza che hanno scelto la cremazione è del 37 percento mentre nel 2010 era il 25,7. A Ravenna le cremazioni totali (salme e resti) nel 2014 sono state 1.975 con un incremento del 4 percento rispetto all’anno precedente: qui la percentuale di residenti deceduti per cui è stata scelta la cremazione è del 26 percento, nel 2010 era il 18,8. La cremazione nei forni ravennati gestiti da Azimut ha una tariffa di 465 euro per i residenti a Faenza, Ravenna, Cervia e Castelbolognese (581 per i residenti in altri comuni). Prima dell’attivazione dell’impianto di Ravenna i tempi di attesa a Faenza potevano arrivare fino a due settimane. Oggi in media si fermano a 5-6 giorni per Faenza e 3-4 per Ravenna salvo guasti degli impianti. Dopo la cremazione le scelte per la destinazione delle ceneri sono tre: la tumulazione in loculi o cellette, la dispersione in spazi aperti, l’affidamento ai familiari. La dispersione è stata scelta nel 7,4 percento dei casi di cremazione a Faenza e nel 18,3 percento a Ravenna mentre l’affidamento è rispettivamente il 3 percento e il 13 percento. «L’andamento crescente delle cremazioni lasciano pensare che nel futuro sarà questa la scelta più frequente, come dimostrano le grandi città dove già oggi si è attorno al 70-80 percento». Chi sceglie di collocare l’urna cineraria in un cimitero deve acquistare la concessione per uno spazio idoneo che solitamente è chiamato celletta o ossario: la tariffa oscilla da un minimo di 450 euro a un massimo di 1.500 in base al territorio di riferimento, alla posizione nel cimitero e alla durata della concessione che non può andare oltre ai 99 anni per legge (ne esistono di durate anche molto inferiori). Nel 2014 le nuove concessioni sono state 150 nei tre cimiteri gestiti da Azimut.

Sepoltura o tumulazione. Per chi invece non sceglie la cremazione le alternative per la collocazione del feretro sono due: tumulazione (sepoltura in loculi o tombe di famiglia) o inumazione (sepoltura a terra). Nel primo caso occorre acquisire una concessione come per le ceneri. Possono servire da 1.330 euro fino a 5.300 euro sempre in base a posizione nel cimitero, durata del concessionamento, territorio di riferimento. Nel 2014 sono state rilasciate circa 500 nuove concessioni. Nel caso della inumazione (circa il 10 percento dei defunti) si pagano le operazioni di seppellimento che vanno dai 157 euro di Cervia ai 343 di Faenza passando per i 276 di Ravenna, il feretro è sistemato in quello che viene chiamato campo comune (obbligatorio per legge in ogni cimitero) senza poter scegliere la posizione collocando una lapide sul punto di sepoltura. Non si pagano costi per la concessione. La legge stabilisce una permanenza minima di vent’anni per le tumulazioni e dieci per le inumazioni. Nel primo caso se la concessione è ancora in vigore il feretro può restare nel loculo mentre nel secondo caso sono i Comuni a decidere quando eseguire le esumazioni per ragioni di spazio (spese a carico dei familiari, da 237 euro a 276). Una volta fatta l’esumazione potrebbe essere necessario ricorrere alla cremazione dei resti mortali.

«Capelli come la criniera di un leone» Ecco l’identikit del killer della spiaggia

Dopo due mesi manca il movente per l’omicidio a colpi di pistola di un 46enne venditore ambulante: si cerca un uomo sui 40-50 anni

Capelli lunghi, folti e brizzolati che qualcuno dei testimoni oculari, tra le oltre settanta persone ascoltate dagli investigatori, ha descritto «come la criniera di un leone». È questo il principale tratto somatico su cui convergono le diverse descrizioni di chi ha visto il presunto assassino del 46enne senegalese Mor Seye, ammazzato nel primo pomeriggio del 12 settembre scorso con cinque colpi di pistola alla schiena sulla spiaggia di Casalborsetti tra i bagni Adriatico e Oasi. A distanza di quasi due mesi dall’omicidio gli inquirenti scelgono di diffondere un identikit, elaborato con l’ausilio degli esperti dei carabinieri dei Ris di Parma e Roma, alla ricerca di nuove testimonianze utili alle indagini che per ora hanno potuto solo escludere un paio di piste ma hanno di fronte ancora un ampio spettro di possibilità. Troppe per individuare un movente e dare un nome al killer. Per sfoltire il campo ora carabinieri e magistratura si aggrappano alla possibilità di nuovi testimoni che possano ricordare dettagli di un evento accaduto due mesi fa. Ci si può rivolgere al 112 o al comando provinciale di Ravenna al 0544/2601.

La descrizione sommaria dell’uomo ricercato si completa con un’età tra 40 e 50 anni, un’altezza tra 170 e 180 cm, carnagione chiara, barba corta o pizzetto, si sarebbe allontanato a piedi. In un primo momento erano stati realizzati cinque diversi identikit poi confluiti in quello oggi diramato. I volti realizzati con le descrizioni dei testimoni sono stati anche confrontati con le foto negli archivi fotografici delle forze dell’ordine senza dare riscontri. Circostanza questa che sarebbe anche all’origine dei due mesi di tempo attesi prima di diffondere l’immagine.

Il procuratore capo Alessandro Mancini è convinto di una cosa: «Qualcuno sa ma non parla». Con la mossa della diffusione del profilo si spera di ottenere la collaborazione che finora sarebbe mancata: «Ci auguriamo che qualcuno si faccia avanti, per fornire ulteriori elementi utili». Le indagini partite nell’immediatezza e condotte dal nucleo investigativo dell’Arma hanno presto dovuto fare a meno di supporti tecnologici: la località costiera ha pochissime telecamere di videosorveglianza e le immagini di quelle in funzione non hanno restituito elementi utili.

Seye è stato freddato con una calibro 22 attorno alle 14.30 mentre mangiava un frutto seduto su un pattino tirato in secca. L’omicida, secondo i rilievi balistici, ha fatto fuoco sei volte da quattro metri di distanza, da dietro al muretto basso che separa la spiaggia dal parcheggio: cinque colpi hanno raggiunto il corpo dell’africano caduto a terra fino a quando qualcuno ha lanciato l’allarme. La posizione dell’omicidio rende il punto poco visibile dai dintorni. Il 46enne lascia due mogli e otto figli: ufficialmente risulta residente a Mestrino, in provincia di Padova, dove faceva il venditore ambulante dopo il fallimento dell’azienda per cui lavorava come operaio. Nel periodo estivo si spostava sulla riviera ravennate, ospite di un connazionale a Lido Adriano, per continuare il lavoro. «In linea teorica ci sentiamo di poter escludere un omicidio legato a insolvenze commerciali», ha concluso Mancini senza fornire ulteriori precisazioni per non compromettere le indagini ancora in corso.

Cervia ha i pompieri tutto l’anno Ma il porto resta senza squadra

La riorganizzazione nazionale chiude il distaccamento I sindacati: «Meno sicurezza». Il comandante: «Presidio non previsto»

Al prossimo eventuale incendio in una industria del porto o del petrolchimico a Ravenna i pompieri impiegheranno più tempo per arrivare di quanto ne avrebbero impiegato fino alla fine di settembre: il riordino delle strutture territoriali dei vigili del fuoco, decretato dal ministero dell’Interno in agosto e effettivo dal primo giorno di ottobre, ha causato la chiusura del distaccamento portuale per ridistribuire il personale in dotazione e garantire la trasformazione del distaccamento di Cervia da stagionale per il solo periodo estivo a permamente per tutto l’anno. «E si sa che per domare un incendio è fondamentale intervenire entro i primi cinque minuti», dicono alcuni rappresentanti sindacali – Giuseppe Iuffrida e Marino Pederzoli del Cisal e Ivano Maltoni della Cisl – che esternano la propria preoccupazione: quello che potrebbe sembrare un miglioramento del servizio per la cittadinanza con una presenza continuativa in un territorio che nel periodo invernale era servito dalla centrale sarebbe in realtà da leggere come una diminuzione della sicurezza per il territorio provinciale nel suo complesso. Con il paradosso di una caserma che caserma non è: a Cervia il Comune cerca una soluzione migliore e intanto per gli spogliatoi verrà installata una struttura prefabbricata temporanea.

Con le nuove disposizioni la configurazione logistica del comando provinciale dei vigili del fuoco ora è costituita dalla sede centrale in viale Randi a Ravenna, dai distaccamenti permanenti di Lugo, Faenza e Cervia a cui si aggiunge il distaccamento dei volontari di Casola Valsenio e il distaccamento portuale solo con personale nautico e sommozzatori. In effetti quello del porto, sebbene di fatto lo fosse, non è mai stato considerato un distaccamento terrestre nella tabelle ministeriali: «Per i dirigenti dell’Interno là stanno i corpi speciali nautici e sommozzatori – dice l’ingegnere Pierpaolo Patrizietti, comandante provinciale dallo scorso gennaio –. La presenza di una squadra terrestre era una scelta del comando territoriale per dislocare mezzi e personale in città in un punto aggiuntivo oltre alla sede centrale». In totale, secondo i sindacati, la media negli ultimi tempi si è attestata sui 1.100-1.200 interventi annui. Che significano quasi un terzo del totale provinciale perché dal porto oltre a coprire l’area industriale, sostengono sempre i sindacalisti, veniva garantita la copertura dei lidi nord e spesso anche di quartieri cittadini molto popolosi come San Giuseppe e Darsena. Insomma con la vecchia organizzazione la città aveva a disposizione due Partenze, termine tecnico che indica la prima squadra composta da almeno cinque uomini che interviene con una autopompa dotata di serbatoio capace di garantire ogni tipo di operazione (autobotti, autoscala e autogru sono mezzi aggiuntivi presenti solo in centrale che si aggiungono in appoggio ove necessario).

La novità di Cervia è arrivata contestualmente a un aumento del personale in provincia: un aumento di 10-12 uomini che porta a 176 le unità (su 194 previste dalla pianta organica) ma non sufficiente per garantire la permanenza contemporanea dei distaccamenti di Cervia e porto. I 24 uomini necessari a Cervia (sei per turno) hanno portato a togliere la presenza di personale terrestre al porto. E così ora la centrale di viale Randi è competente per tutta la città e negli interventi complessi ha il supporto da Cervia. E gli effetti già si vedono leggendo i numeri dei primi 21 giorni con la nuova organizzazione: «La sede centrale – dice Pederzoli – ha svolto in totale 144 interventi di cui 39 sarebbero stati a carico del distaccamento del porto. Nello stesso periodo Cervia ha svolto 17 interventi di cui due nell’area di competenza dell’ex porto».

La novità di Cervia, dice il comandante, non è una scelta casuale del ministero ma solo l’accoglimento di richieste che vanno avanti da anni. Nel territoro cervese la presenza estiva è una prassi da metà degli anni Ottanta per coprire un territorio che con il turismo raccoglie grandi presenze e maggiori richieste di interventi. I numeri, forniti dal comando, lo confermano: nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre di quest’anno i pompieri da Cervia hanno svolto 360 interventi, il 15 percento dei 2.300 totali in provincia. Nel periodo autunno-inverno l’esigenza del territorio cervese solitamente cala, secondo i sindacati, a circa 70 interventi in totale.

«Se mi chiedono se era utile il distaccamento del porto la mia risposta è senza dubbio sì – dice il comandante Patrizietti –. E se ci fossero le risorse di personale non l’avremmo tolta così come sarebbe bello ripristinarla in futuro. Ma oggi le direttive del ministero dicono che in questa provincia deve esserci un distaccamento permanente a Cervia e le squadre della centrale dovranno coprire tutta la città e avrà quindi più interventi da fare perché non c’è più la ripartizione con il porto. Credo che le cose vadano viste in un’ottica diversa: in un periodo in cui le sedi vengono ridotte qui ne abbiamo una che diventa permanente». Sui problemi strutturali il comandante riconosce la necessità di intervenire: «Il personale sta dimostrando grande disponibilità per adattarsie il Comune sta facendo il possibile per migliorare il contesto».

Ma come è stato possibile mantenere sia porto e sia Cervia durante le ultime estati? Prova a spiegarlo Maltoni (Cisl): «Il ministero definiva Cervia come presidio misto e il turno era composto da quello che veniva chiamato 3 più 2: tre professionisti e due cosiddetti supplenti richiamati per completare la squadra. Con questa conformazione avevamo personale per mantenere i due presidi, quasi in tutti i turni. Ora il presidio non è più misto e il 3 più 2 non è consentito. Sarebbe consentito il 4 più 1 perché i supplenti vengono conteggiati come effettivi solo se ci sono almeno quattro professionisti. Come sindacato sarebbe questa la nostra proposta: il 4 più 1 riuscirebbe forse a permettere ancora il mantenimento di qualche uomo al porto per dare appoggio alla centrale».

La clinica San Francesco incontra i cittadini Tre conferenze di divulgazione medica

Cardiologia, pediatria, chirurgia e ortopedia i temi. Primo appuntamento il 4 novembre alla sala D’Attore di Casa Melandri

Si parlerà di cardiologia, pediatria, chirurgia e ortopedia nelle tre conferenze pubbliche di informazione medica organizzate in novembre dall’ospedale privato San Francesco di Ravenna: incontri gratuiti con cinque medici specialisti dei diversi settori per aiutare i cittadini a comprendere meglio i contorni delle prestazioni sanitarie, sia per quanto riguarda le visite mediche che i trattamenti operatori.

Il primo appuntamento è per mercoledì 4 novembre alle 18 alla sala D’Attore di Casa Melandri in via Ponte Marino 2 a Ravenna (orario e luogo invariati anche per i successivi incontri in programma per lunedì 16 e mercoledì 25). Cardiologia e pediatria saranno i temi all’ordine del giorno con la partecipazione del dottor Girolamo Spitali (cardiologo specialista in aritmologia) e del dottor Leonardo Loroni (pediatra). Con il primo si parlerà delle nuove potenzialità della telemedicina mentre con il secondo verrà affrontato il tema di allergie e malattie respiratorie nei bambini e negli adolescenti. Ospite della prima serata anche Federica Lisi, fondatrice dell’associazione “Noi non ci lasceremo mai” nata dopo la morte del pallavolista Vigor Bovolenta nel 2012 per promuovere una cultura del benessere personale che passa attraverso corretti stili di vita, attività sportiva e prevenzione sanitaria.

Negli incontri successivi si parlerà di chirurgia con il dottor Domenico Poddie (chirurgo generale e vascolare, direttore sanitario della clinica) e il dottor Enrico Magni (chirurgo generale), di ortopedia con il dottor Giuliano Musacchi. In occasione dei tre incontri sarà possibile anche rivolgere domande inerenti ai temi trattati dagli specialisti e richieste di ulteriori argomenti da affrontare che potrebbero essere spunto per incontri futuri.

La clinica San Francesco – fondata a Ravenna oltre 70 anni fa – è oggi una struttura moderna che fornisce prestazioni in accreditamento col Servizio Sanitario Nazionale o a pagamento. Grazie ai costanti investimenti in tecnologie innovative e in personale medico e paramedico di competenza e professionalità, oggi l’ospedale garantisce servizi di alto livello nel rispetto della persona. L’accreditamento con il servizio nazionale è sinonimo di garanzia sulla qualità dei servizi e della possibilità di accedere a visite ed esami senza spesa aggiuntiva rispetto alla struttura pubblica e tempi di attesa più brevi.

Chiama i carabinieri fuori da Mirabilandia «Mi hanno rubato l’auto». Ma si era persa

E i militari rivelano: «Capita spesso nel parcheggio del parco»

Complice anche il bel tempo, è stato un weekend molto affollato sulla riviera ravennate, in particolare quella cervese e per il parco Mirabilandia, che aveva organizzato eventi a tema per Halloween. E tra gli interventi dei carabinieri di Cervia e Milano Marittima (oltre a quelli dell’articolo tra i correlati) da segnalarne anche uno causato proprio da un eccesso di persone (e pure da poca memoria, evidentemente…).

Una automobilista, infatti, appena uscita da Mirabilandia ha denunciato ai militari il furto dell’auto. In realtà i carabinieri segnalano come la vettura fosse semplicemente parcheggiata in un altro settore rispetto a quello ricordato. Si tratterebbe – scrivono in una nota i rappresentanti dell’Arma – di una situazione piuttosto ricorrente durante la stagione di apertura del parco di divertimenti ravennate.

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