Tra le stelle i 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova, Kent Nagano, Batsheva Dance Company, Muti e la Cape Town Opera
La prima italiana di Mandela Trilogy della Cape Town Opera, Riccardo Muti, una nuova reunion dei 100Cellos di Giovanni Sollima, Svetlana Zacharova (foto in alto), Kent Nagano, Batsheva Dance Company sono solo alcune delle stelle di Ravenna Festival 2016 (in programma dal 13 maggio al 12 luglio) presentato lunedì sera a Londra in occasione del World Travel Market. Ravenna e il suo Festival come meta di turismo culturale sono stati al centro dell’evento promosso dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con Apt Servizi e Enit.
La presentazione londinese si è svolta di fronte a una folta e qualificata platea di tour operator, buyers e giornalisti specializzati in spettacolo, viaggi e turismo. Tra gli ospiti che hanno impreziosito la presentazione condotta da Katie Derham di BBC Radio 3 il coreografo inglese Matthew Bourne che, dopo le moltissime partecipazioni, considera Ravenna una sua seconda residenza artistica. Bourne ha accolto l’invito di Cristina Muti e, come un ambasciatore privilegiato di Ravenna, ha raccontato le opportunità che la città riserva ai suoi visitatori, anticipando anche che tornerà al Festival con un nuovo lavoro nel 2017. L’evento si è concluso con un live a sorpresa: sette violoncellisti condotti da Giovanni Sollima (foto a fianco) hanno infatti musicalmente invaso la sala anticipando così la nuova reunion dei 100Cellos che per una intera settimana si “impadroniranno” della città e dei suoi luoghi più suggestivi.
Un’edizione quella del 2016 che vuole celebrare con un’importante novità: la relazione del Festival con la città e con i suoi monumenti più importanti. Dal 13 maggio al 10 luglio infatti un doppio appuntamento scandirà quotidianamente le giornate del Festival nei due luoghi che sono meta imprescindibile di ogni visita alla città: la tomba di Dante, al centro della zona del silenzio, che ogni mattina ospiterà un momento di spettacolo ispirato al grande poeta, e la Basilica di San Vitale, nella quale ogni pomeriggio si rinnoverà l’appuntamento musicale con i Vespri.
Se il Festival 2015 era dedicato a Dante Alighieri nei 750 anni dalla nascita – avviando un percorso tematico di cui si troverà traccia in ogni edizione fino al 2021 anno in cui si celebrerà il VII Centenario della morte del poeta avvenuta a Ravenna – le scelte tematiche dei prossimi anni rimandano alla storia del ’900 e ad alcuni grandi protagonisti del “Secolo breve”. Nel 2016 sarà la volta di Nelson Mandela, straordinario combattente per la libertà e grande statista, sulla cui figura e storia il Festival presenterà in prima italiana lo spettacolo Mandela Trilogy (foto a fianco) prodotto dalla Cape Town Opera. Scritto e diretto da Michael Williams, su musiche di Allan Stephenson, Mike Campbell e Peter Louis van Dijk, Mandela Trilogy utilizza un’originale fusione di tradizionali canti Xhosa, temi jazz, musical e opera lirica per onorare uno degli uomini politici di maggiore ispirazione al mondo.
La ricca programmazione sinfonica si aprirà con Riccardo Muti protagonista di tre concerti a partire da quello inaugurale sul podio della ‘sua’ Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (in programma l’Incompiuta di Schubert e la Quinta di Beethoven). Seguiranno due debutti al Festival: quello di Ivan Fischer con la Budapest Festival Orchestra e di Daniel Harding sul podio della Mahler Chamber Orchestra; è invece un gradito ritorno quello di Kent Nagano con l’Hamburg Philharmonic.
Sul fronte danza infine il Festival presenterà la Batsheva Dance Company, universalmente riconosciuta come la maggiore compagnia di danza israeliana; Svetlana Zacharova, Mikhail Lobukhin e Denis Rodkin in un nuovo spettacolo che li vedrà protagonisti assieme ad altre étoiles del Balletto del Teatro Bolshoi e il Gran Gala de Ballet y Cubanía, evento che riunirà per la prima volta a Ravenna i grandi ballerini – universalmente ammirati per tecnica e slancio artistico ovunque essi calchino le scene – figli di Cuba e della Escuela Nacional Cubana de Ballet e ora sparsi nel mondo.
L’appuntamento con la Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, che da alcuni anni ne rilancia la programmazione oltre il classico periodo estivo, nel 2016 si svolgerà dal 14 al 23 ottobre. Una trilogia danubiana che intende proporre il meglio del teatro musicale ‘leggero’ sviluppatosi sulle rive del fiume blu, tra Vienna e Budapest, in quella sorta di ‘età dell’oro’ che ha segnato l’apice della civiltà mitteleuropea. La speciale formula che consente di offrire al pubblico ed in particolare ai turisti l’opportunità di assistere a tre spettacoli diversi in tre serate consecutive al Teatro Alighieri si rinnova quindi con: “La Contessa Maritza” di Emmerich Kàlmàn, “Il Pipistrello” di Johann Strauss e “La vedova allegra” di Franz Lehar. Tre nuove produzioni presentate in esclusiva al Festival in una sorta di ‘all stars’ che coinvolgerà i migliori registi, direttori ed i principali teatri ungheresi. Il tutto condito in salsa tzigana grazie alla presenza a Ravenna di una vera orchestra tradizionale che sarà facile incontrare in nelle vie del centro cittadino.
Il programma completo sarà presentato alla città in un evento pubblico sabato 5 dicembre (ore 11 Palazzo dei Congressi), mentre la promozione internazionale del Festival e della città continuerà negli appuntamenti di Bruxelles (gennaio) e Tokyo (marzo).
Ha pagato la prestazione in anticipo poi si è accorto che la prostituta era una trans e ha chiesto il rimborso ma ne è nata una colluttazione finita con un pugno in faccia alla lucciola e la rapina della borsetta contenente 200 euro. Sembra essere questa la ricostruzione dei fatti che la notte di Halloween hanno portato all’arresto di un 23enne nigeriano, Peter Johnson, fermato dai carabinieri sulla statale Adriatica a Cervia: questa mattina, 3 novembre, è stato condannato a 18 mesi di reclusione e 400 euro di multa (pena sospesa) per rapina e resistenza a pubblico ufficiale quando è stato fermato dai carabinieri. Con il nulla osta a la-sciare l’Italia, l’africano sarà accompagnato in un centro di espulsione.
Il bello è che ha ragione lui, sono gli altri a essere degli ipocriti. Il Giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato sentenzia: «Noi abbiamo ritenuto che tecnicamente la trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero fosse illegittima e che quindi il prefetto di Roma avesse il dovere di annullarle». Quindi le nozze tra gay celebrate all’estero in Italia non valgono.
E qui sta il busillis. Perché l’Italia, unico tra i paesi dell’Occidente Europeo, non ha una legge che riconosca il matrimonio o almeno una qualche forma di unione tra omosessuali, che siano Dico, Pacs o roba del genere? Per due motivi: perché c’abbiamo il Vaticano in casa, e perché il Pd fa schifo. Vi spiego perché. Quando abitavo negli Usa, tutti, ma proprio tutti i miei amici democrat erano a favore del matrimonio omosessuale e dell’aborto, per dire. Se eri contro ti dicevano: «Prego, se ne vada, lei è un repubblicano, lo sa?». Semplice. E i partiti là hanno una identità chiara: da una parte i progressisti, dall’altra i conservatori. Qui, non si capisce bene che identità abbiano, i partiti. Per dire: dentro al Pd c’è la senatrice Cirinnà, che ha proposto una tiepida legge a favore delle unioni gay, ma c’è anche Fioroni, cattolico, che le coppie gay non le vuole. Fino a poco tempo fa nel Pd c’erano persino Mario Adinolfi (un invasato ultracattolico) e Paola Binetti, una dell’Opus Dei, che il matrimonio gay lo aborrono, figuriamoci. Dico io: che ci fanno, nel Pd? E che identità ha, il Pd? Che brodaglia insipida è?
A Kyoto, in Giappone, festeggiano oggi, martedì 3 novembre, i loro primi mille giorni di viaggio.
E dopo mille giorni di pedalate verso est sono arrivati in Giappone, Marco Meini e Giovanni Gondolini, i due giovani ravennati che hanno ribattezzato la loro avventura MaGio Bike Tour e che Ravenna&Dintorni sta seguendo ininterrottamente, pubblicando piccoli reportage di viaggio su questo sito (trovate i più recenti tra gli articoli correlati) e sul nostro settimanale cartaceo.

Forni. In provincia di Ravenna esistono due crematori: a Faenza dal 1999 e a Ravenna dal 2010. «La percentuale di chi sceglie la cremazione è in costante crescita da diversi anni e ci aspettiamo che il trend prosegua», dice Stefano Di Stefano, amministratore delegato di Azimut che ha in gestione anche i due forni. Nel 2014 a Faenza ci sono state in totale 2.220 cremazioni (salme o resti mortali) con un incremento del 17 percento rispetto all’anno precedente: la percentuale di residenti deceduti di Faenza che hanno scelto la cremazione è del 37 percento mentre nel 2010 era il 25,7. A Ravenna le cremazioni totali (salme e resti) nel 2014 sono state 1.975 con un incremento del 4 percento rispetto all’anno precedente: qui la percentuale di residenti deceduti per cui è stata scelta la cremazione è del 26 percento, nel 2010 era il 18,8. La cremazione nei forni ravennati gestiti da Azimut ha una tariffa di 465 euro per i residenti a Faenza, Ravenna, Cervia e Castelbolognese (581 per i residenti in altri comuni). Prima dell’attivazione dell’impianto di Ravenna i tempi di attesa a Faenza potevano arrivare fino a due settimane. Oggi in media si fermano a 5-6 giorni per Faenza e 3-4 per Ravenna salvo guasti degli impianti. Dopo la cremazione le scelte per la destinazione delle ceneri sono tre: la tumulazione in loculi o cellette, la dispersione in spazi aperti, l’affidamento ai familiari. La dispersione è stata scelta nel 7,4 percento dei casi di cremazione a Faenza e nel 18,3 percento a Ravenna mentre l’affidamento è rispettivamente il 3 percento e il 13 percento. «L’andamento crescente delle cremazioni lasciano pensare che nel futuro sarà questa la scelta più frequente, come dimostrano le grandi città dove già oggi si è attorno al 70-80 percento». Chi sceglie di collocare l’urna cineraria in un cimitero deve acquistare la concessione per uno spazio idoneo che solitamente è chiamato celletta o ossario: la tariffa oscilla da un minimo di 450 euro a un massimo di 1.500 in base al territorio di riferimento, alla posizione nel cimitero e alla durata della concessione che non può andare oltre ai 99 anni per legge (ne esistono di durate anche molto inferiori). Nel 2014 le nuove concessioni sono state 150 nei tre cimiteri gestiti da Azimut.
Sepoltura o tumulazione. Per chi invece non sceglie la cremazione le alternative per la collocazione del feretro sono due: tumulazione (sepoltura in loculi o tombe di famiglia) o inumazione (sepoltura a terra). Nel primo caso occorre acquisire una concessione come per le ceneri. Possono servire da 1.330 euro fino a 5.300 euro sempre in base a posizione nel cimitero, durata del concessionamento, territorio di riferimento. Nel 2014 sono state rilasciate circa 500 nuove concessioni. Nel caso della inumazione (circa il 10 percento dei defunti) si pagano le operazioni di seppellimento che vanno dai 157 euro di Cervia ai 343 di Faenza passando per i 276 di Ravenna, il feretro è sistemato in quello che viene chiamato campo comune (obbligatorio per legge in ogni cimitero) senza poter scegliere la posizione collocando una lapide sul punto di sepoltura. Non si pagano costi per la concessione. La legge stabilisce una permanenza minima di vent’anni per le tumulazioni e dieci per le inumazioni. Nel primo caso se la concessione è ancora in vigore il feretro può restare nel loculo mentre nel secondo caso sono i Comuni a decidere quando eseguire le esumazioni per ragioni di spazio (spese a carico dei familiari, da 237 euro a 276). Una volta fatta l’esumazione potrebbe essere necessario ricorrere alla cremazione dei resti mortali.
Il procuratore capo Alessandro Mancini è convinto di una cosa: «Qualcuno sa ma non parla». Con la mossa della diffusione del profilo si spera di ottenere la collaborazione che finora sarebbe mancata: «Ci auguriamo che qualcuno si faccia avanti, per fornire ulteriori elementi utili». Le indagini partite nell’immediatezza e condotte dal nucleo investigativo dell’Arma hanno presto dovuto fare a meno di supporti tecnologici: la località costiera ha pochissime telecamere di videosorveglianza e le immagini di quelle in funzione non hanno restituito elementi utili.
Al prossimo eventuale incendio in una industria del porto o del petrolchimico a Ravenna i pompieri impiegheranno più tempo per arrivare di quanto ne avrebbero impiegato fino alla fine di settembre: il riordino delle strutture territoriali dei vigili del fuoco, decretato dal ministero dell’Interno in agosto e effettivo dal primo giorno di ottobre, ha causato la chiusura del distaccamento portuale per ridistribuire il personale in dotazione e garantire la trasformazione del distaccamento di Cervia da stagionale per il solo periodo estivo a permamente per tutto l’anno. «E si sa che per domare un incendio è fondamentale intervenire entro i primi cinque minuti», dicono alcuni rappresentanti sindacali – Giuseppe Iuffrida e Marino Pederzoli del Cisal e Ivano Maltoni della Cisl – che esternano la propria preoccupazione: quello che potrebbe sembrare un miglioramento del servizio per la cittadinanza con una presenza continuativa in un territorio che nel periodo invernale era servito dalla centrale sarebbe in realtà da leggere come una diminuzione della sicurezza per il territorio provinciale nel suo complesso. Con il paradosso di una caserma che caserma non è: a Cervia il Comune cerca una soluzione migliore e intanto per gli spogliatoi verrà installata una struttura prefabbricata temporanea.
Con le nuove disposizioni la configurazione logistica del comando provinciale dei vigili del fuoco ora è costituita dalla sede centrale in viale Randi a Ravenna, dai distaccamenti permanenti di Lugo, Faenza e Cervia a cui si aggiunge il distaccamento dei volontari di Casola Valsenio e il distaccamento portuale solo con personale nautico e sommozzatori. In effetti quello del porto, sebbene di fatto lo fosse, non è mai stato considerato un distaccamento terrestre nella tabelle ministeriali: «Per i dirigenti dell’Interno là stanno i corpi speciali nautici e sommozzatori – dice l’ingegnere Pierpaolo Patrizietti, comandante provinciale dallo scorso gennaio –. La presenza di una squadra terrestre era una scelta del comando territoriale per dislocare mezzi e personale in città in un punto aggiuntivo oltre alla sede centrale». In totale, secondo i sindacati, la media negli ultimi tempi si è attestata sui 1.100-1.200 interventi annui. Che significano quasi un terzo del totale provinciale perché dal porto oltre a coprire l’area industriale, sostengono sempre i sindacalisti, veniva garantita la copertura dei lidi nord e spesso anche di quartieri cittadini molto popolosi come San Giuseppe e Darsena. Insomma con la vecchia organizzazione la città aveva a disposizione due Partenze, termine tecnico che indica la prima squadra composta da almeno cinque uomini che interviene con una autopompa dotata di serbatoio capace di garantire ogni tipo di operazione (autobotti, autoscala e autogru sono mezzi aggiuntivi presenti solo in centrale che si aggiungono in appoggio ove necessario).
La novità di Cervia è arrivata contestualmente a un aumento del personale in provincia: un aumento di 10-12 uomini che porta a 176 le unità (su 194 previste dalla pianta organica) ma non sufficiente per garantire la permanenza contemporanea dei distaccamenti di Cervia e porto. I 24 uomini necessari a Cervia (sei per turno) hanno portato a togliere la presenza di personale terrestre al porto. E così ora la centrale di viale Randi è competente per tutta la città e negli interventi complessi ha il supporto da Cervia. E gli effetti già si vedono leggendo i numeri dei primi 21 giorni con la nuova organizzazione: «La sede centrale – dice Pederzoli – ha svolto in totale 144 interventi di cui 39 sarebbero stati a carico del distaccamento del porto. Nello stesso periodo Cervia ha svolto 17 interventi di cui due nell’area di competenza dell’ex porto».
«Se mi chiedono se era utile il distaccamento del porto la mia risposta è senza dubbio sì – dice il comandante Patrizietti –. E se ci fossero le risorse di personale non l’avremmo tolta così come sarebbe bello ripristinarla in futuro. Ma oggi le direttive del ministero dicono che in questa provincia deve esserci un distaccamento permanente a Cervia e le squadre della centrale dovranno coprire tutta la città e avrà quindi più interventi da fare perché non c’è più la ripartizione con il porto. Credo che le cose vadano viste in un’ottica diversa: in un periodo in cui le sedi vengono ridotte qui ne abbiamo una che diventa permanente». Sui problemi strutturali il comandante riconosce la necessità di intervenire: «Il personale sta dimostrando grande disponibilità per adattarsie il Comune sta facendo il possibile per migliorare il contesto».
Si parlerà di cardiologia, pediatria, chirurgia e ortopedia nelle tre conferenze pubbliche di informazione medica organizzate in novembre dall’ospedale privato San Francesco di Ravenna: incontri gratuiti con cinque medici specialisti dei diversi settori per aiutare i cittadini a comprendere meglio i contorni delle prestazioni sanitarie, sia per quanto riguarda le visite mediche che i trattamenti operatori.
Complice anche il bel tempo, è stato un weekend molto affollato sulla riviera ravennate, in particolare quella cervese e per il parco Mirabilandia, che aveva organizzato eventi a tema per Halloween. E tra gli interventi dei carabinieri di Cervia e Milano Marittima (oltre a quelli dell’articolo tra i correlati) da segnalarne anche uno causato proprio da un eccesso di persone (e pure da poca memoria, evidentemente…).