martedì
12 Maggio 2026

«Futuro da incubo per le scelte del Pd» Sutter in campo per ribaltare il sistema

Diritto alla salute, al lavoro e tutela dei beni comuni: i temi in agenda
per la candidata di Ravenna in Comune: «La sinistra siamo solo noi»

Raffaella Sutter apre all’attacco la sua campagna elettorale per le amministrative 2016, dopo essere stata votata dal nuovo soggetto politico cittadino Ravenna in Comune in un’assemblea decisamente partecipata e pervasa da un clima di fiducia e ottimismo. Ma il primo discorso pubblico della candidata sindaco, dopo i ringraziamenti a chi la sta accompagnando in questa avventura, comincia da una disamina della realtà esistente e prossima futura che Sutter definisce il suo «incubo». Un incubo figlio del Pd, si potrebbe riassumere, visto che Sutter parla degli scenari prefigurati dalle scelte politiche già compiute dal Partito democratico che compromettono e vincolano già da ora il futuro della città.

Un incubo, dice Sutter, che comincia da un centro storico sempre più vuoto di negozi e addirittura degradato per andare a un forese sempre sfruttato senza mai essere davvero valorizzato fino a una cintura nella periferia della città dove aumentano i centri commerciali con conseguente consumo del suolo per dar vita a «non luoghi – dice  Sutter – dove non si crea vera aggregazione e che finiscono con il depauperare il resto del tessuto cittadino». Ma non mancano critiche alla posizione sulle trivellazioni in Adriatico, alla spinta alla privatizzazione, per esempio con la vendita di azioni Hera, in contrasto con la lotta dei comitati per l’acqua come bene comune. E ancora, nell’incubo di Sutter ci sono appalti da poco rinnovati per servizi come quelli scolastici che «perpetuano un processo di precarizzazione dei lavoratori», un modello turistico fallimentare per le politiche di investimenti (come Marinara) e anche per l’eccessiva repressione rispetto al turismo giovanile. Un incubo, infine, che riguarda l’apparato di scatole cinesi che sono le aziende partecipate del Comune che di fatto sfuggono al controllo del consiglio comunale. Ecco perché, dice Sutter, serve una totale inversione dello sviluppo, «un’uscita dalla gabbie di potere che stanno stritolando la nostra città. Per questa ragione dobbiamo ribaltare il sistema».

Pochi e chiari i punti cardine da cui vuole partire il ribaltamento di Ravenna in Comune: il diritto alla salute, al benessere e al lavoro dei cittadini. Obiettivi da raggiungere attraverso un programma che è in fase di elaborazione e che sarà steso nel dettaglio insieme a chi vorrà partecipare, ai comitati, alle associazioni e ai cittadini che negli anni si sono occupati dei vari temi e che siano pronti a dare il proprio contributo. Tra i progetti in fase di elaborazione, ha anticipato Sutter, ci sarà quello per un turismo diffuso e differenziato che coinvolga il forese, con piste ciclabili, vie d’acqua alla scoperta di meraviglie oggi trascurate; un sistema culturale da ripensare a partire dal 2016, dopo l’esperienza di Ravenna 2019 e 2015, partendo un’idea di cultura «che dia lavoro vero ai giovani, oggi troppo spesso sfruttati e sottopagati». Sui temi dell’economia le parole d’ordine sono green economy e tecnologia, attenzione all’ambiente, anche nella gestione del porto che deve essere scavato e valorizzato ma a fronte di rigidi paletti sulla salvaguardia di ambiente e territorio, per cui meglio pensare a un’integrazione con un sistema rotabile più che a nuovi bybass o altre infrastrutture che consumano suolo. E sempre in tema di economia Sutter annuncia un’attenzione alla vera vocazione agricola del forese, pensando anche all’occupazione giovanile, magari integrata con nuove forme di turismo. E infine, uno dei temi in realtà centrali del programma di Ravenna in Comune: i servizi ai cittadini, un diritto alla scuola pubblica «oggi leso in questo territorio», un sistema più trasparente nella sanità, un diritto alla casa da ripensare a cominciare dall’agenzia che si occupa di edilizia popolare Acer. E poi accoglienza e inclusione, nuove politiche per contrastare la povertà a cominciare da un sistema maggiormente integrato dei sussidi, un ripensamento dei servizi a bassa soglia e pratiche di riduzione del danno senza le quali, chiude Sutter, non ha senso parlare di sicurezza. Infine, la difesa dei diritti civili e la non discriminazione per razza, genere o religione «che invece in città esiste».

E se molti temi si sovrappongono a quelli enunciati da Enrico Liverani, candidato del Pd, nel suo recente discorso di inizio campagna elettorale, Sutter non teme la concorrenza “da sinistra”. «Mi sembra evidente che noi queste cose le possiamo fare, il candidato del Pd, anche volendo, non può farle perché fa parte di quel sistema: come può credibilmente dire, per esempio, che non si consumerà più territorio a fronte dei progetti voluti e approvati dal Pd di ampliare i centri commerciali?». Il messaggio è allora chiaro: «Gli unici spazi a sinistra sul territorio li copriamo noi, il Pd di sinistra non lo è anche per la mancanza di trasparenza, la non capacità di rappresentare cittadini vecchi e nuovi nei loro bisogni».

Sono quasi 350 quelli che intanto hanno sottoscritto il documento fondativo di Ravenna in Comune, altri ne arriveranno, dicono i promotori, «e noi – spiega Sutter – andremo a incontrare tutte quelle associazioni che sul territorio lavorano per la difesa di un bene comune, che sono politicamente trasversali rispetto a posizionamenti nazionali», ma che, secondo la neocandidata, posso convergere verso una lista che li rappresenti per la prima volta nei loro bisogni e interessi. Quel rapporto fatto di reti di relazioni e di scardinamento del sistema del potere a cui Sutter fa riferimento fin dalle sue prime interviste (vedi allegato) e che punta a conquistare anche tanti delusi che nelle recenti consultazioni hanno disertato le urne. Voti che potrebbero assicurare, anzi a Ravenna in Comune ne sono certi, risultati elettorali che vanno ben oltre la somma dei partiti che hanno aderito alla lista e che stanno effettivamente, in questo momento, restando in secondo piano dal momento che sia la candidata sindaco sia i due nuovi portavoce, Dora Casalino e Massimo Manzoli, non hanno alcuna tessera in tasca. «L’obiettivo in termini di numero? Arrivare al ballottaggio», dice Sutter e nessuna alleanza in vista se così non fosse.

Nella foto da sinistra: Dora Casalino (appena eletta portavoce insieme a Massimo Manzoli), Raffaella Sutter, Alessandro Perini, ex Pd, che ha ricoperto pro tempore il ruolo di portavoce

Via al dragaggio all’entrata del porto Ma ancora frecciate tra Ap e Comune

Sindaco e vicesindaco annunciano la rimozione del dosso causato
dalle mareggiate e attirano le precisazioni del presidente dell’Autorità

Sono cominciati il 28 ottobre, e dovrebbero concludersi entro fine anno salvo avverse condizioni meteo, i lavori di dragaggio sul fondale all’imboccatura del porto di Ravenna per la rimozione del dosso formatosi con le mareggiate di febbraio e causa di un’ordinanza della capitaneria di porto che limitava l’ingresso per le navi di un certo pescaggio solo in presenza di alta marea. La dittà “La Dragaggi” di Marghera, vincitrice del bando pubblico con un ribasso del 47 percento che equivale a 1,13 milioni di euro, è autorizzata per dragare 160mila metri cubi di materiale che verrà portato al largo in aree di pertinenza dell’Autorità portuale destinate a questo scopo.

Ma anche attorno a questo intervento si è consumata l’ennesima frizione di una lenta guerra di logoramento che contrappone il Comune e l’Autorità portuale, ormai apertamente in rotta di collisione dopo lo scontro plateale a seguito della riunione del comitato portuale del 21 ottobre (vedi gli articoli correlati). È stata l’amministrazione comunale, con una nota firmata da sindaco Fabrizio Matteucci e vicesindaco Giannantonio Mingozzi, a dare il via al duello a distanza annunciando la partenza delle opere: «Nei colloqui con il presidente dell’Autorità portuale abbiamo convenuto di assumere le iniziative necessarie per fare in modo che, nel caso si ripetessero eventi del genere, sia attiva una procedura più rapida per queste operazioni di manutenzione indispensabili alla funzionalità del nostro porto».

La replica di Galliano Di Marco, numero uno di via Antico Squero, ha tardato appena 24 ore: «Ringrazio sindaco e vicesindaco per aver ricordato l’avvio dei lavori per i quali questa Autorità, a cui spetta l’esclusiva competenza su tali interventi, ha operato, con le proprie risorse, sia umane che economiche, in modo serrato e sollecito negli ultimi mesi, nel rigoroso rispetto delle procedure di legge, per addivenire in tempi rapidi all’affidamento del contratto di appalto. Come già in precedenti occasioni questa Autorità portuale ha avuto modo di precisare, non vi erano le condizioni per procedere con la somma urgenza, in quanto tale procedura è applicabile solo qualora sia necessario fronteggiare eventi che pregiudicano e mettono in pericolo l’incolumità delle persone». Di Marco ci tiene a precisare che «non ho avuto occasione di incontrare il sindaco dalla data dell’ultimo comitato portuale» ma condivide «la preoccupazione delle istituzioni locali di approntare apposite procedure più rapide per far fronte a tali eventi, e a tal proposito auspico che, anche grazie all’autorevolezza dello stesso sindaco di Ravenna, possano essere rappresentate tali istanze al Governo e al Parlamento, che lavorano in queste settimane al nuovo testo della legge in materia di appalti pubblici».

Archiviato l’ennesimo bisticcio fra istituzioni, i cui massimi dirigenti sono in procinto di chiudere le proprie esperienze (sia il mandato del sindaco che quello del presidente Ap scadranno in primavera), Di Marco ha voluto mettere in fila un po’ di numeri e precisazioni sui dragaggi in avamporto che, vale la pena ricordarlo, nulla hanno a che fare con il tanto discusso Progettone per il dragaggio dei fondali lungo il canale. «La conferenza dei servizi ha autorizzato, sulla base dei rilievi e delle analisi disponibili a marzo 2015, il dragaggio di 160mila mc. Ap ha però previsto in contratto, con l’intento di portarsi avanti rispetto ai possibili futuri insabbiamenti, la possibilità di dragare fino a circa 220mila mc. Naturalmente, per fare ciò, sarà necessaria una seconda conferenza dei servizi, che convocherò per la seconda settimana di novembre, nella quale gli enti competenti dovranno autorizzare gli ulteriori 60mila. Desidero sottolineare, infine, che l’Autorità Portuale di Ravenna, nel 2014 e, per la prima volta nella sua storia, ha fatto caratterizzare le due aree demaniali in alto mare iniziando una procedura di immersione a mare che è stata emulata da varie Autorità Portuali, per il suo carattere di eccezionalità».

Via al dragaggio all’entrata del porto Ma ancora frecciate tra Ap e Comune

Sindaco e vicesindaco annunciano la rimozione del dosso causato dalle mareggiate e attirano le precisazioni del presidente dell’Autorità

Sono cominciati il 28 ottobre, e dovrebbero concludersi entro fine anno salvo avverse condizioni meteo, i lavori di dragaggio sul fondale all’imboccatura del porto di Ravenna per la rimozione del dosso formatosi con le mareggiate di febbraio e causa di un’ordinanza della capitaneria di porto che limitava l’ingresso per le navi di un certo pescaggio solo in presenza di alta marea. La dittà “La Dragaggi” di Marghera, vincitrice del bando pubblico con un ribasso del 47 percento che equivale a 1,13 milioni di euro, è autorizzata per dragare 160mila metri cubi di materiale che verrà portato al largo in aree di pertinenza dell’Autorità portuale destinate a questo scopo.

Ma anche attorno a questo intervento si è consumata l’ennesima frizione di una lenta guerra di logoramento che contrappone il Comune e l’Autorità portuale, ormai apertamente in rotta di collisione dopo lo scontro plateale a seguito della riunione del comitato portuale del 21 ottobre (vedi gli articoli correlati). È stata l’amministrazione comunale, con una nota firmata da sindaco Fabrizio Matteucci e vicesindaco Giannantonio Mingozzi, a dare il via al duello a distanza annunciando la partenza delle opere: «Nei colloqui con il presidente dell’Autorità portuale abbiamo convenuto di assumere le iniziative necessarie per fare in modo che, nel caso si ripetessero eventi del genere, sia attiva una procedura più rapida per queste operazioni di manutenzione indispensabili alla funzionalità del nostro porto».

La replica di Galliano Di Marco, numero uno di via Antico Squero, ha tardato appena 24 ore: «Ringrazio sindaco e vicesindaco per aver ricordato l’avvio dei lavori per i quali questa Autorità, a cui spetta l’esclusiva competenza su tali interventi, ha operato, con le proprie risorse, sia umane che economiche, in modo serrato e sollecito negli ultimi mesi, nel rigoroso rispetto delle procedure di legge, per addivenire in tempi rapidi all’affidamento del contratto di appalto. Come già in precedenti occasioni questa Autorità portuale ha avuto modo di precisare, non vi erano le condizioni per procedere con la somma urgenza, in quanto tale procedura è applicabile solo qualora sia necessario fronteggiare eventi che pregiudicano e mettono in pericolo l’incolumità delle persone». Di Marco ci tiene a precisare che «non ho avuto occasione di incontrare il sindaco dalla data dell’ultimo comitato portuale» ma condivide «la preoccupazione delle istituzioni locali di approntare apposite procedure più rapide per far fronte a tali eventi, e a tal proposito auspico che, anche grazie all’autorevolezza dello stesso sindaco di Ravenna, possano essere rappresentate tali istanze al Governo e al Parlamento, che lavorano in queste settimane al nuovo testo della legge in materia di appalti pubblici».

Archiviato l’ennesimo bisticcio fra istituzioni, i cui massimi dirigenti sono in procinto di chiudere le proprie esperienze (sia il mandato del sindaco che quello del presidente Ap scadranno in primavera), Di Marco ha voluto mettere in fila un po’ di numeri e precisazioni sui dragaggi in avamporto che, vale la pena ricordarlo, nulla hanno a che fare con il tanto discusso Progettone per il dragaggio dei fondali lungo il canale. «La conferenza dei servizi ha autorizzato, sulla base dei rilievi e delle analisi disponibili a marzo 2015, il dragaggio di 160mila mc. Ap ha però previsto in contratto, con l’intento di portarsi avanti rispetto ai possibili futuri insabbiamenti, la possibilità di dragare fino a circa 220mila mc. Naturalmente, per fare ciò, sarà necessaria una seconda conferenza dei servizi, che convocherò per la seconda settimana di novembre, nella quale gli enti competenti dovranno autorizzare gli ulteriori 60mila. Desidero sottolineare, infine, che l’Autorità Portuale di Ravenna, nel 2014 e, per la prima volta nella sua storia, ha fatto caratterizzare le due aree demaniali in alto mare iniziando una procedura di immersione a mare che è stata emulata da varie Autorità Portuali, per il suo carattere di eccezionalità».

Abuso d’ufficio: indagati gli ex vertici dell’Ausl per incarichi a tre medici

Nel registro degli indagati Carradori, Des Dorides e due direttori Avrebbero preferito dei neo specializzati a un medico interno

Posti di lavoro al dipartimento di cure primarie della sanità pubblica a Ravenna offerti tra il 2009 e il 2013 con un incarico libero professionale a tre medici appena specializzati nonostante un medico interno con maggiore esperienza avesse richiesto il trasferimento a quell’incarico già dal 2003: sarebbe questo, a grandi linee, lo scenario di presunte illegittimità ricostruito dalla procura della Repubblica che ha chiuso le indagini a carico di quattro persone, dirigenti o ex dell’Ausl. Per tutti l’accusa è abuso d’ufficio in concorso, come si legge su Il Resto del Carlino che riporta la notizia.

Gli indagati sono i due manager che si sono susseguiti nel ruolo di direttore generale dell’Area Vasta durante il periodo sotto indagine: Tiziano Carradori (oggi all’Ausl di Ferrara) e Andrea Des Dorides (di recente in pensione). Poi Riccardo Varliero, direttore dell’unità operativa di Cure Primarie di Ravenna, e Alberto Minardi, direttore del distretto ravennate all’epoca dei fatti. Un momento cruciale dell’inchiesta è stata l’acquisizione di documenti la mattina del 20 ottobre di un anno fa i carabinieri erano entrati negli uffici dell’Ausl a Ravenna.

La direzione generale dell’Ausl Romagna conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura alla quale assicura la massima collaborazione. «Qualora, nel prosieguo dell’inchiesta dovessero emergere responsabilità, l’Azienda intraprenderà, come di consueto, tutti i necessari provvedimenti».

Il pusher spaccia con un cappellino di colore diverso per ogni tipo di droga

Arrestato 32enne che aveva inventato il codice per informare i clienti, tra cui anche alcuni studenti. Manette dopo la cessione di coca

Con il cappellino bianco aveva la cocaina, con il cappellino nero aveva l’hashish. Era questo il codice usato da uno spacciatore in centro a Faenza per informare i clienti del prodotto a disposizione. I carabinieri hanno arrestato un 32enne marocchino il 28 ottobre in via Campidori in bicicletta a poche decine di metri da un istituto scolastico dove nei giorni scorsi, di mattina, era stato notato passare ripetutamente negli orari di ingresso e di uscita degli studenti. La zona di spaccio andava da corso Baccarini fino al parco Tassinari.

I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile l’hanno visto verso le 19 del 28 ottobre mentre si avvicinava a un furgone passando qualcosa al conducente e ricevendo in cambio una banconota. A quel punto è scattato il controllo. Vistosi scoperto il pusher ha gettato per terra un pezzo di hashish del peso di circa 20 grammi. Nella tasca dei pantoloni 5 banconote da 50 euro arrotolate, poi sequestrate in quanto ritenute provento dell’attività di spaccio. Il conducente del furgone, un operaio residente nel Bolognese, è stato trovato in possesso di una dose da mezzo grammo di cocaina e ha ammesso di averla appena comprata al prezzo di cinquanta euro.

Lo spacciatore era già stato pizzicato all’inizio dell’anno a Faenza sempre dagli uomini dell’arma con indosso mezzo grammo di cocaina di cui aveva dichiarato l’uso personale. Nei giorni scorsi era stato notato più volte, di mattina, passare in bicicletta lungo corso Baccarini a Faenza sempre con indosso un cappellino da baseball che a seconda dei giorni era di colore bianco o nero. Secondo alcune testimonianze raccolte dai carabinieri, anche da alcuni studenti, il 32enne aveva fatto girare la voce che dal colore del cappellino si poteva capire il tipo di droga che aveva disponibile per la vendita. Il pusher ha trascorso la notte in camera di sicurezza e ieri mattina, dopo la convalida dell’arresto, è stato condannato a quattro mesi di reclusione e 800 euro di multa (pena sospesa).

Ecco l’onda di mosaico lunga 33 metri all’ingresso del nuovo museo di Classe

Via il velo dall’opera che lo collega idealmente all’antico porto  

Sabato 31 ottobre alle 11 al Museo di Classe (via Classense 31), nell’ambito del Festival RavennaMosaico, sarà inaugurato Il Mosaico dell’Onda, ideato dall’architetto Andrea Mandara, curatore del progetto di allestimento del Museo di Classe e dal professor Paolo Racagni, mosaicista e direttore artistico dell’iniziativa.

Nell’occasione verrà svelata la spettacolare onda a mosaico di 33 metri che caratterizzerà in modo permanente l’ingresso al Museo di Classe, a sancire lo stretto legame tra Ravenna e il mare.
Il Mosaico dell’Onda, realizzato dal Laboratorio di Restauro del Mosaico Antico di RavennAntica, suggerirà la presenza dell’acqua in movimento con il contributo e le suggestioni delle rifrazioni della luce naturale sulle tessere dai mille colori del blu marino, collegando simbolicamente il Museo all’Antico Porto di Classe.

Alla presentazione interverranno: Elsa Signorino, presidente Fondazione RavennAntica, il sindaco Fabrizio Matteucci, Lanfranco Gualtieri, presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Alberto Cassani, coordinatore Ravenna 2015, Giorgio Cozzolino, Soprintendente per i Beni Architettonici di Ravenna, e gli stessi Mandara e Racagni.

Il progetto Il Mosaico dell’Onda è promosso da RavennAntica e dal Comune di Ravenna nell’ambito del programma di Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015 e grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna.

Dalla Bbc allo spot Volkswagen I romagnoli Sacri Cuori e quel successo lontano dalle mode

«Arrivare a prendere quattro stelle sul Guardian e quattro su Record Collector, essere trasmessi dalla Bbc, dalla radio nazionale australiana e tedesca, dalla Rai, da una radio in Iowa e una in Canada nello stesso giorno, e poi finire in uno spot della Volkswagen in Svezia è una cosa che è capitata a pochissimi gruppi italiani nella storia, forse a nessuno». A mettere in fila alcuni fatti, con giustificato orgoglio, è Antonio Gramentieri, chitarrista e leader (a doverne scegliere uno) dei Sacri Cuori, band romagnola che con il suo ultimo album Delone – grazie anche alla presenza di ospiti prestigiosi come Steve Shelley dei Sonic Youth, Howe Gelb o Marc Ribot – ha fatto parlare di sé un po’ tutta la stampa specializzata del mondo. I Sacri Cuori – con il loro suono che intreccia folk, rock e blues in particolare del deserto americano con la tradizione della colonna sonora all’italiana – saranno in concerto il 31 ottobre al Bronson di Madonna dell’Albero. Per l’occasione, abbiamo incontrato lo stesso Gramentieri.

Che idea ti sei fatto del successo ottenuto dal vostro ultimo disco?
«I feedback intorno a Delone sono stati straordinari. Se dicessi una cosa diversa sarei poco sincero. È una grande soddisfazione, che ripaga di un percorso fatto senza fare sconti e cercare scorciatoie. Certo che l’idea stessa di “successo” nel 2015 è da calibrare con i tempi che corrono, specie in musica. Se escludi una decina di nomi famosissimi, non esiste più una popolarità di medio livello spalmata su tutti i livelli, ma piuttosto tutta una serie di nicchie e di micromondi con i propri nomi di riferimento, completamente sconosciuti e ignorati dalla nicchia a fianco. Sacri Cuori, al di là dei riconoscimenti internazionali, restano un gruppo che incontri se fai un certo tipo di viaggio musicale, non siamo mai particolarmente “di moda”, abbiamo un percorso di altro tipo. Che cresce e si allarga, ma alle proprie condizioni».

Come nascono e come vi influenzano le numerose collaborazioni? Penso per esempio alle voci femminili con cui avete potuto affrontare di più la forma canzone classica, voi che nascete come gruppo interamente strumentale.
«La nostra identità è da principio più simile a quella del collettivo che a quella di una band in senso stretto. Gli incontri fanno parte del nostro Dna, dentro e fuori dal gruppo, e reagire anche in senso sonoro agli incontri è una delle nostre prerogative e delle nostre qualità. Avvicinarsi alla forma canzone per me è una cosa molto naturale, e nasce da un amore incondizionato per la melodia. Anche i nostri brani strumentali sono sempre stati più vicini a “canzoni senza parole” che non alle geometrie post rock, o al turnaround jazz/blues. Se incontriamo una voce che ci dice qualcosa, la canzone ci sta tutta».

Il suono dei Sacri Cuori è molto cinematografico, quanto c’è di programmato e quanto di naturale in questo?
«Quando la musica lavora per immagini, non solo si sovrappone a un ambiente, ma lo colora, dà un senso diverso a quanto ci accade dentro. Questa è una cosa che mi ha affascinato da sempre. Il primo disco che ho comprato nella mia vita, se escludiamo il 45 giri di Furia Cavallo del West, è stata la colonna sonora di 1997, Fuga da New York. È una passione con radici profonde».

Spesso parlando delle vostre influenze vengono citati classici americani del rock di frontiera o gruppi più recenti molto identificabili come i Calexico: cosa ne pensi e quali sono le vere influenze dei Sacri Cuori? Vi sentite ristretti in un determinato genere?
«Io ho nelle mani molta tradizione americana, perché mi sono formato con quel linguaggio, affinando negli anni un punto di contatto fra quel tipo di graffio blues e una sensibilità melodica più mediterranea. Detto questo, i riferimenti diretti in Sacri Cuori sono abbastanza fuori da quel mondo. Direi Paolo Conte, Manuel Galban, Armando Trovajoli, Santo & Johnny, Al Caiola, Doug Sahm, Nino Rota, le orchestre romagnole e altri grandi melodisti. Quanto ai paragoni: mi rendo conto che per una certa generazione di ascoltatori la frontiera sia la terra dei Calexico, che pure sono bravi e soprattutto cari amici. Però diciamo che guardando più da vicino, la frontiera è sempre stata una zona molto affollata di musica, da molti anni prima che John e Joey re-impacchettassero quel suono per il pubblico indie, peraltro bene».

Tu, oltre a suonare nei Sacri Cuori, collabori con altri artisti, produci dischi, organizzi concerti: si può vivere di musica in Italia?
«Sì, se per “vivere di musica” si intende farlo seriamente. Una passione vera e un impegno quotidiano per tenere l’asticella alta, non giocare al ribasso, non chiudersi in un angolo. Si può vivere di musica se si è consci che esistono scorciatoie e furbizie per diventare celebri un giorno, ma non esistono scorciatoie se si vuole diventare bravi. Serve continuare a imparare e soprattutto serve tenere la musica in circolo, non solo la propria. Che qui o gira la ruota, tutta, o si ferma per tutti. Serve anche disciplina, per tenere distante l’invidia da sé e dagli altri. Essere musicisti è un mestiere molto emotivo. Occorre stare attenti a non diventare cinici sui successi e sui talenti altrui, comprenderli, riconoscerli e imparare sempre qualcosa. In una scena musicalmente molto densa come quella romagnola si potrebbe lavorare molto di più insieme, ma occorre tenere a bada l’ego. Quello sostanziale, non quello apparente. Quello che porta ogni musicista ad ascoltare sostanzialmente soltanto le proprie cose. Occorre ascoltare molto, andare ai concerti, sostenere la scena e i propri colleghi. In genere se non si riesce a campare di musica la colpa è nostra, e di quello che facciamo, non del “sistema”».

Cosa non sopporti della cosiddetta “scena italiana” e di tutto quello che ci gira intorno?
«Non saprei. In generale ho una soglia di tolleranza molto bassa per la musica atteggiata. E per la musica suonata male, dove “male” per me vuole dire soprattutto senza personalità e con brutti suoni. E tollero male anche le mode che una volta all’anno, improvvisamente, mettono d’accordo tutti, ma proprio tutti, sullo stesso nome. Questo, capirai, mi mette in una posizione difficile rispetto a molta musica delle generazioni più giovani e alle modalità con cui si pone, figlie del social e dello slogan. Tuttavia cerco di non parlare mai di “generi” ma di casi specifici. E allora anche nell’indie italiano ci sono cose più o meno belle. Come in tutte le musiche».

Ora è ufficiale: l’ex dirigente comunale Sutter candidata a sindaco per la sinistra

La lista Ravenna in Comune ha votato quasi all’unanimità anche
due portavoce: Casalino e Manzoli. Oltre 350 adesioni all’appello

L’assemblea di Ravenna in Comune ha eletto all’hotel Cube (vedi foto in alto) come da copione (vedi articoli correlati) l’ex dirigente comunale Raffaella Sutter a candidata sindaco per le prossime amministrative di maggio con 135 voti su 138.

Sono stati scelti anche i portavoce della lista che raccoglie cittadini e partiti dell’area a sinistra del Pd, contro cui si presenterà alle elezioni ravennati: Dora Casalino (con 129 voti) e Massimo Manzoli (123 voti).

Tra gli interventi più rilevanti quello di Iuri Farabegoli – nome storico di Rifondazione comunista ed ex assessore del Comune di Ravenna – che ha sottolineato quanto l’appoggio alla candidata sia condiviso tra le diverse anime che hanno aderito al progetto.

Ad oggi ci sono più di trecentocinquanta aderenti all’appello di Ravenna in Comune (dettagli e possibilità di firmare a questo link) e i promotori della lista contano «di aggiungere molte altre adesioni».

Nel suo discorso di presentazione la candidata di Ravenna in Comune (tra gli articoli correlati la nostra intervista della settimana scorsa) ha toccato diversi temi, dal ridare vita al centro storico, al turismo che necessita di nuove strategie, e infine la delicata situazione degli appalti comunali già deliberati per i prossimi anni.

«Ravenna in Comune – si legge in un post pubblicato sul sito dai promotori – si pone l’obiettivo di dare voce ai gruppi, comitati e associazioni che sul territorio si impegnano per la difesa dei beni comuni. La nostra scommessa è di rifondare le forme di partecipazione e di rappresentanza oltre le logiche di partito».

A pochi giorni dall’avvio della campagna elettorale del candidato a sindaco del Pd, Enrico Liverani, ora è così ufficiale il nome del suo antagonista da sinistra. Solo all’inizio del 2016 verrà scelto invece il “portavoce” del Movimento 5 Stelle, mentre nelle prossime settimane sono attesi sviluppi per il centrodestra: al momento pare plausibile un’ipotesi che vede Lega Nord e Lista per Ravenna alleati con Forza Italia e la nuova lista civica dell’ormai ex berlusconiano Maurizio Bucci presentarsi da sole.

Picchia e minaccia l’ex fidanzata e in casa aveva arco, fucile e coltelli

Denunciato un uomo sorpreso con le armi in garage

Aveva picchiato e minacciato l’ex fidanzata, subito dopo la rottura. I carabinieri, dopo aver raccolto la denuncia della ragazza impaurita soprattutto dal fatto che l’ex compagno nascondesse delle armi in garage, hanno fatto irruzione nella casa dell’uomo, trovando un arco, un fucile da caccia con 3 cartucce e dei coltelli da caccia. Armi detenute tutte senza autorizzazione.

L’uomo ha raccontato la propria versione dei fatti in merito all’episodio denunciato ed ha poi spiegato che le armi, regolarmente acquistate dal padre e quindi non clandestine, erano state riposte nel garage e non denunciate al momento del passaggio in consegna: stando alla ricostruzione dunque non vi sarebbe stato nessun riferimento alle armi nel litigio con l’ex compagna. Il denunciato, italiano, nonostante la condotta collaborativa (ha consegnato spontaneamente anche ciò che i carabinieri ancora non avevano avuto il tempo di trovare) e l’assenza di precedenti penali, non si è salvato da una denuncia per la detenzione abusiva di armi, che sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Ravenna.

Diagnosticato un caso di Dengue Disinfestazione in un raggio di 100 metri

La malattia al rientro da un viaggio all’estero. Attorno all’abitazione interventi per ridurre il rischio di trasmissione tramite punture di zanzare

È stato diagnosticato un caso di Dengue in una persona residente a Cotignola che è rientrata da pochi giorni in Italia da un viaggio all’estero in un Paese in cui la malattia è endemica. Il caso è stato segnalato al servizio Igiene pubblica dell’Ausl e a scopo precauzionale, come previsto anche dal Piano regionale di sorveglianza e controllo delle malattie che possono essere trasmesse dalla zanzara tigre, per evitare la diffusione dell’infezione l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna ha programmato un intervento straordinario di disinfestazione nel raggio di 100 metri dall’abitazione della persona ammalata.

Saranno eseguiti trattamenti nelle aree pubbliche con un prodotto a base di piretroidi per abbattere le zanzare adulte presenti, da ripetere per tre giorni consecutivi nelle prime ore del mattino. Contestualmente durante queste giornate saranno eseguiti trattamenti antilarvali nei tombini, nelle caditoie stradali e anche nelle proprietà private mediante interventi “porta a porta”. I cittadini abitanti nelle zone ove verranno effettuati i trattamenti sono stati avvertiti tramite una capillare diffusione di materiale informativo.

La Dengue è una malattia virale molto diffusa in alcuni Paesi tropicali, che si trasmette attraverso la puntura di zanzare appartenenti al genere Aedes (come le zanzare tigre) e nella forma classica si manifesta con febbre elevata, cefalea, dolori articolari e muscolari ed emorragie più o meno gravi. Negli ultimi 7 anni nella nostra Regione sono stati segnalati circa un centinaio di casi importati di Dengue e non si è mai verificata una trasmissione in ambito locale.

«Totti, non venderti al gioco d’azzardo» L’appello del Gruppo dello Zuccherificio

L’associazione in campo per sensibilizzare sui rischi collegati alla ludopatia scrive al capitano della Roma, testimonial del Lotto

«Non vendere più la tua immagine alle agenzie di gioco d’azzardo». È la richiesta, messa nero su bianco con una lettera aperta, rivolta al celebre calciatore Francesco Totti dall’associazione ravennate Gruppo dello Zuccherificio che da alcuni anni porta avanti campagne di sensibilizzazione sulle problematiche del gioco d’azzardo attraverso dialogo con le istituzioni, proposte di legge e incontri con i ragazzi nelle scuole. L’anno scorso il Gdz lanciò una campagna cercando di coinvolgere il mondo dello sport con i suoi protagonisti.

Al capitano della Roma rivolgono un appello accorato (dal link in fondo alla pagina il pdf scaricabile con la lettera integrale) per schierarsi «con chi sta dalla parte delle famiglie, nelle quali il gioco d’azzardo entra, producendo effetti tutt’altro che leggeri, spensierati, immediati e vantaggiosi, come invece si presenta nelle pubblicità televisive. Il gioco d’azzardo entra nelle famiglie favorito dagli spot televisivi, difficilmente ne esce ed in troppi casi le distrugge».

Ma l’associazione è consapevole degli interessi che ruotano attorno al mondo del pallone e alle sponsorizzazioni raccolte dai suoi protagonisti: «Conosciamo e comprendiamo i doveri commerciali dei personaggi famosi ma parliamo direttamente a te, come uomo e padre, che conosci il valore straordinario del gioco insito nello sport, che lo conosci dall’infanzia, e che, come tutti, vorresti che i giochi non nascondessero trucchi e inganni, né tantomeno sofferenze che, a differenza del calcio, non si spazzano via con una bella vittoria».

E l’antica pescheria di Cervia diventa un locale con cibo ed eventi culturali

A gestirla la società del Caffè della Rotonda di Milano Marittima
Non mancano le polemiche: «Solo divertimento nei siti comunali?»

La vecchia pescheria di piazza Pisacane è per Cervia un po’ quello che il mercato coperto rappresenta per Ravenna. Tanto che pare sia stata riservata a entrambi la stessa sorte. Così, pochi giorni prima che partissero i lavori di Ravenna (vedi articolo tra i correlati) è partito anche il cantiere di Cervia, quello che trasformerà l’antica pescheria (l’edificio risale addirittura alla fine del 1700) in un “laboratorio enogastronomico e culturale”.

L’inaugurazione è prevista già in dicembre e a gestirlo sarà la società del Caffè della Rotonda di Milano Marittima che si è aggiudicata il bando pubblico del Comune (a cui partecipò con altri due concorrenti) a inizio 2014 grazie a un rialzo del 25 percento rispetto ai 10mila euro di base d’asta e a un progetto ibrido. La rinnovata pescheria infatti venderà prodotti tipici e servirà piatti realizzati con materie prime a chilometri zero, ma proporrà anche un vasto programma culturale con esposizioni artistiche, incontri letterari, musica dal vivo e retrospettive cinematografiche.

I nuovi gestori tramite il bando hanno ottenuto la pescheria in concessione per 15 anni con canone calmierato e l’obbligo di mantenere aperto il locale tutto l’anno. Fino al 2014 l’edificio, che non è più utilizzato come pescheria da circa vent’anni, ha ospitato mostre d’arte realizzate dal Comune di Cervia.

Il progetto lascia inalterato il luogo, recuperandone i suoi particolari di pregio (come i tavoli in marmo della vendita del pesce) ma innesta un soppalco al centro della sala, che non intaccherà comunque il perimetro della struttura. Molta attenzione anche per l’area esterna, che sarà arredata in stile “vecchio mercato” e si affaccia in una piazzetta (nota come quella delle Erbe) recentemente riqualificata dall’Amministrazione di Cervia.

Come capita spesso in questi casi, il dibattito è stato caldo in città e Paolo Savelli, candidato a sindaco del centrodestra alle ultime elezioni (che hanno proclamato invece, come noto, sindaco Luca Coffari del Pd, che da assessore aveva messo la sua firma al progetto) sottolinea come il Comune di Cervia stia proseguendo sulla linea di trasformare immobili pubblici in locali per il divertimento (il riferimento è anche alla prosciutteria di pesce al posto del barbiere sotto il Municipio e al “vini e tapas” che ha sostituito la pesceria Muschin). Savelli ricorda poi come in questo modo saranno tre i locali con destinazione commerciale del tutto simile nella piazzetta delle Erbe e che all’interno del quadrilatero ce ne sono altri 5-6: «Non vorrei che si arrivasse a una saturazione…».

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