martedì
12 Maggio 2026

La coop Iter invia le prime lettere di licenziamento: 182 entro febbraio

I sindacati criticano Legacoop e i dirigenti aziendali: «Rispettino il proprio ruolo sociale e gli ideali solidaristici alla base del movimento»

La cooperativa edile Iter di Lugo ha iniziato a inviare le prime delle 182 lettere di licenziamento ai lavoratori che da oggi al 18 febbraio vedranno terminare l’ultima proroga di cassaintegrazione straordinaria. Lo fanno dapere i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil lamentando l’assenza di un progetto di rilancio dal mondo cooperativo: «Se prima del 18 febbraio non interverranno novità, che possano sospendere e annullare i licenziamenti, i dipendenti si ritroveranno senza lavoro, infatti la cooperativa darà seguito alla procedura di mobilità collettiva determinata dal mancato accordo sindacale del giorno 8 ottobre al ministero del Lavoro».

I sindacati non sono disposti a considerare questa come l’unica conclusione possibile della vicenda pur conoscenda le difficoltà «di quella che era una delle più importanti cooperative edili del territorio». Le organizzazioni sindacali del settore non si rassegnano e «si opporranno con tutte le proprie forze a questa conclusione, chiedendo con forza il rispetto degli impegni presi a tutti i soggetti e in particolare alla Lega delle cooperative». Le sigle sindacali richiamano il sistema cooperativo «al rispetto del proprio ruolo sociale e degli ideali solidaristici alla base del movimento stesso».

All’inizio della crisi dell’Iter, nel 2010, i dipendenti erano quasi 500: «La dirigenza e i funzionari Legacoop hanno più volte garantito un progetto di rilancio, che prevedeva aggregazioni tra le varie realtà cooperative e un piano in continuità per il riassorbimento delle maestranze in esubero. Ad oggi, a pochi mesi dalla data del termine degli ammortizzatori sociali, tutto questo è scomparso. Nessun percorso di riorganizzazione delle imprese cooperative della filiera edile, nessuna aggregazione d’impresa ne accorpamenti e/o specializzazioni».

Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato il tavolo di crisi nel Comune di Lugo: «In quella sede dovranno arrivare risposte adeguate che prevedano un progetto di una nuova realtà cooperativa, come presidio del sistema delle costruzioni nel territorio, che nel tempo possa prevedere il riassorbimento di parte degli esuberi insieme a un piano di ricollocazione del restante personale. A breve sarà convocata un’assemblea con tutto il personale della cooperativa Iter in cui si decideranno tutte le iniziative di presidio e lotta per evitare questa tragedia industriale e occupazionale».

«Le istituzioni hanno a cuore il porto o vogliono liberarsi del presidente Ap?»

La rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato portuale critica
le posizioni di sfiducia degli entli locali contro Di Marco

Davvero sta a cuore l’analisi verso l’ultima versione del progetto o invece è prevalente l’attesa per la scadenza di un presidente dell’Autorità portuale troppo indipendente? La domanda viene da Angela Stanghellini, rappresentante dei lavoratori di Ap nel comitato portuale, e va rivolta alle istituzioni locali che hanno di fatto sfiduciato il presidente Galliano Di Marco dopo l’ultima riunione del comitato in cui ha presentato la rimodulazione del Progettone per l’escavo dei fondali. In una lettera aperta inviata alla stampa (scaricabile in versione integrale dal link in fondo alla pagina), Stanghellini si dice «profondamente delusa dalle istituzioni che si sono messe di traverso rispetto alle soluzioni cercate dall’ente per l’approfondimento del canale».

Le vicende ormai sono note. Da mesi si è alla ricerca della definitiva approvazione del progetto. Nell’ultimo comitato Di Marco ha illustrato la revisione del piano chiedendo un voto entro due-tre settimane. Secondo le istituzioni locali – in particolare Comune, Provincia, Camera di Commercio e Regione che indicarono l’abruzzese alla guida di via Antico Squero nel 2012 – non è tollerabile l’imposizione di un ultimatum ed è nato quindi un forte dissenso.

«La condivisione delle idee sembra esserci solo quando specifici interessi di pochi vengono rispettati – scrive Stanghellini –. Mi preoccupa che i rappresentanti delle nostre istituzioni abbiano in spregio quelle soluzioni che dovrebbero cercare di sviluppare le potenzialità sopite del porto».

La lettera firmata congiuntamente da Fabrizio Matteucci (sindaco di Ravenna), Natalino Gigante (presidente della Camera di commercio), Claudio Casadio (presidente della Provincia), Gianni Bessi (consigliere regionale Pd) rende noto che il Comune darà vita a un ciclo di incontri con il tavolo dell’imprenditoria e con le comunità locali interessate. E Stanghellini si chiede se il Comune si muoverebbe come azionista di Sapir o come istituzione.

Bomboloni alla crema contaminati Denunciato il titolare di una pasticceria

Controlli dei Nas: dalle analisi risulterebbero «microrganismi potenzialmente patogeni e elevate concentrazioni batteriche»

Bomboloni alla crema «contaminati da microrgansmi potenzialmente patogeni e da elevate concentrazioni di cariche batteriche totali»: questo è quanto i carabinieri del Nas di Bologna attribuiscono, a seguito di analisi, a una pasticceria di Ravenna denunciando il titolare alla procura della Repubblica per commercio di sostanze alimentari nocive. Sono arrivate anche le sanzioni per carenze igienico-sanitarie e per utilizzo di ambienti non idonei e non autorizzati. In buona sostanza sarebbero state utilizzate materie prime non fresche per la preparazione dei dolci.

Il caso della pasticceria rientra nell’ambito di una serie di controlli svolti dal nucleo antisofisticazioni e sanità dell’Arma tra le strutture ricettive e di produzione e vendita di prodotti dolciari in provincia di Ravenna. In totale sequestrati 500 kg di alimenti in cattivo stato di conservazione per un valore di circa diecimila euro e contestate sanzioni amministrative per 5mila euro. Gli alimenti sequestrati provengono da un esercizio di ristorazione che li avrebbe mantenuti in cattivo stato di conservazione e senza garantire la catena del freddo. In tutto sono state una ventina le attività del settore controllate dai militari: due denunce, un paio di sanzioni amministrative e tutto in regola nelle altre. Il comando dei Nas, interpellato dopo la diffusione di una nota stampa, ha ritenuto di non comunicare i nomi dei negozi denunciati.

«Le alternative per l’escavo ci sono ma serve un interlocutore rispettato»

Confindustria ribadisce la sua posizione critica contro il presidente
di Ap e annuncia: «Stiamo completanto uno studio per il porto»

«Vogliamo partecipare in modo costruttivo al dibattito sul porto e a tal fine stiamo completando uno studio, che finora l’Autorità portuale ha ridicolizzato e osteggiato. Per valutarlo occorre un interlocutore rispettato nel porto, che eserciti buon senso, che faccia quel che dice e dica quel che fa». Non fa esplicitamente il nome di Galliano Di Marco ma il presidente di Confindustria Guido Ottolenghi lascia intendere che l’attuale presidente di Ap a suo giudizio non ha quelle doti che vorrebbe da un interlocutore con cui trattare. «Le alternative per salvare l’escavo dei fondali esistono – scrive ancora Ottolenghi –, ma forse non vanno più affidate a chi le ha sempre negate e ci ha condotto alla paralisi dopo molti anni d’inerzia». Insomma, pare un modo cortese per invitare a dare il ben servito definitivo a Di Marco. Che vedrà scadere il suo mandato il prossimo marzo.

Il numero uno degli Industriali è da mesi in aperta rottura con il dirigente pubblico e ora, con una lettera aperta, si incunea nella frattura apertasi ieri, 21 ottobre, tra Di Marco e i quattro enti locali (Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio) che a suo tempo lo nominarono alla guida di Via Antico Squero. Il comunicato unificato suona come una sfiducia verso l’ingegnere arrivato a Ravenna nel 2012. In buona sostanza ieri si è svolta la riunione del comitato portuale in cui Di Marco ha illustrato la rimodulazione del cosiddetto Progettone per l’escavo dei fondali chiedendo un voto alla delibera entro 2-3 settimane. Un ultimatum che ha innervosito le istituzioni scatenando una dura reazione pubblica.

«Oggi a Ravenna ci confrontiamo col fallimento di quella costruzione illogica, contraddittoria e sempre mutevole che pomposamente veniva chiamata Progettone – affonda Ottolenghi –. Ma le sue contraddizioni erano emerse fin dall’autunno del 2014, quando poche persone di buona volontà hanno cominciato a porre domande forse scomode. E poi la fragilità economica e giuridica degli espropri, e la loro incerta utilità, sono apparse assai chiare a gennaio 2015 quando finalmente l’Autorità Portuale ha accettato di dare una più compiuta spiegazione di quel che stava facendo. In quella occasione sono anche sorti dubbi su tematiche ambientali e procedurali, e sui vincoli della legge portuale che impedirebbe all’Autorità di essere attuatore della Piattaforma Logistica, il progetto milionario ed espropriativo che ha affossato l’escavo dei fondali. In quel momento Confindustria ebbe il coraggio di porre le domande scomode, di chiamare cittadini e associazioni ad approfondire bene la materia, perché da essa dipendeva il benessere di tutti. Chiedemmo di fermare per qualche settimana la macchina e di creare un gruppo tecnico per ragionare con lucidità sulle alternative. A quell’epoca l’appello cadde nel vuoto anche perché l’Autorità Portuale affermò che assolutamente non vi era alcuna alternativa». E se dopo un anno di distanza anche le istituzioni pubbliche mettono all’angolo Di Marco, per Ottolenghi viene facile ricorrere alla mitologia greca: «Gli antichi Greci descrivevano col mito di Cassandra la figura di colei che individua i rischi del futuro e gli strumenti per superarli, ma non è ascoltata. A ogni Cassandra si contrappone una maggioranza di persone desiderose di credere che tutto andrà bene, disposte ad essere ingannate pur di non affrontare oggi i problemi che si possono rimandare a domani».

Tutto è perduto? No secondo Ottolenghi: «Seguendo le promesse sempre più altisonanti e non credibili del Progettone, abbiamo condannato le aziende e le famiglie di Ravenna ad un declino industriale? No, perché oggi la coscienza del valore dell’unità di istituzioni e comunità portuale è riemersa e le alternative che sono sempre esistite cominciano ad essere discusse e meglio comprese, anche grazie al fattivo contributo della Capitaneria di Porto. Oggi è più chiaro che essersi sottomessi e avere umiliato qualsiasi tentativo di discussione costruttiva a inizio 2015 ci è costato caro. Come dice il nostro Sindaco, non dobbiamo ripetere lo stesso errore due volte, dobbiamo ora studiare le nuove idee e dedicare il tempo necessario ad approfondirle e ottimizzarle, dando spazio ai contributi migliori, e non bloccandoli accusando di conflitto di interessi ogni voce critica».

«Le alternative per l’escavo ci sono ma serve un interlocutore rispettato»

Confindustria ribadisce la sua posizione critica contro il presidente
di Ap e annuncia: «Stiamo completanto uno studio per il porto»

«Vogliamo partecipare in modo costruttivo al dibattito sul porto e a tal fine stiamo completando uno studio, che finora l’Autorità portuale ha ridicolizzato e osteggiato. Per valutarlo occorre un interlocutore rispettato nel porto, che eserciti buon senso, che faccia quel che dice e dica quel che fa». Non fa esplicitamente il nome di Galliano Di Marco ma il presidente di Confindustria Guido Ottolenghi lascia intendere che l’attuale presidente di Ap a suo giudizio non ha quelle doti che vorrebbe da un interlocutore con cui trattare. «Le alternative per salvare l’escavo dei fondali esistono – scrive ancora Ottolenghi –, ma forse non vanno più affidate a chi le ha sempre negate e ci ha condotto alla paralisi dopo molti anni d’inerzia». Insomma, pare un modo cortese per invitare a dare il ben servito definitivo a Di Marco. Che vedrà scadere il suo mandato il prossimo marzo.

Il numero uno degli Industriali è da mesi in aperta rottura con il dirigente pubblico e ora, con una lettera aperta, si incunea nella frattura apertasi ieri, 21 ottobre, tra Di Marco e i quattro enti locali (Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio) che a suo tempo lo nominarono alla guida di Via Antico Squero. Il comunicato unificato suona come una sfiducia verso l’ingegnere arrivato a Ravenna nel 2012. In buona sostanza ieri si è svolta la riunione del comitato portuale in cui Di Marco ha illustrato la rimodulazione del cosiddetto Progettone per l’escavo dei fondali chiedendo un voto alla delibera entro 2-3 settimane. Un ultimatum che ha innervosito le istituzioni scatenando una dura reazione pubblica.

«Oggi a Ravenna ci confrontiamo col fallimento di quella costruzione illogica, contraddittoria e sempre mutevole che pomposamente veniva chiamata Progettone – affonda Ottolenghi –. Ma le sue contraddizioni erano emerse fin dall’autunno del 2014, quando poche persone di buona volontà hanno cominciato a porre domande forse scomode. E poi la fragilità economica e giuridica degli espropri, e la loro incerta utilità, sono apparse assai chiare a gennaio 2015 quando finalmente l’Autorità Portuale ha accettato di dare una più compiuta spiegazione di quel che stava facendo. In quella occasione sono anche sorti dubbi su tematiche ambientali e procedurali, e sui vincoli della legge portuale che impedirebbe all’Autorità di essere attuatore della Piattaforma Logistica, il progetto milionario ed espropriativo che ha affossato l’escavo dei fondali. In quel momento Confindustria ebbe il coraggio di porre le domande scomode, di chiamare cittadini e associazioni ad approfondire bene la materia, perché da essa dipendeva il benessere di tutti. Chiedemmo di fermare per qualche settimana la macchina e di creare un gruppo tecnico per ragionare con lucidità sulle alternative. A quell’epoca l’appello cadde nel vuoto anche perché l’Autorità Portuale affermò che assolutamente non vi era alcuna alternativa». E se dopo un anno di distanza anche le istituzioni pubbliche mettono all’angolo Di Marco, per Ottolenghi viene facile ricorrere alla mitologia greca: «Gli antichi Greci descrivevano col mito di Cassandra la figura di colei che individua i rischi del futuro e gli strumenti per superarli, ma non è ascoltata. A ogni Cassandra si contrappone una maggioranza di persone desiderose di credere che tutto andrà bene, disposte ad essere ingannate pur di non affrontare oggi i problemi che si possono rimandare a domani».

Tutto è perduto? No secondo Ottolenghi: «Seguendo le promesse sempre più altisonanti e non credibili del Progettone, abbiamo condannato le aziende e le famiglie di Ravenna ad un declino industriale? No, perché oggi la coscienza del valore dell’unità di istituzioni e comunità portuale è riemersa e le alternative che sono sempre esistite cominciano ad essere discusse e meglio comprese, anche grazie al fattivo contributo della Capitaneria di Porto. Oggi è più chiaro che essersi sottomessi e avere umiliato qualsiasi tentativo di discussione costruttiva a inizio 2015 ci è costato caro. Come dice il nostro Sindaco, non dobbiamo ripetere lo stesso errore due volte, dobbiamo ora studiare le nuove idee e dedicare il tempo necessario ad approfondirle e ottimizzarle, dando spazio ai contributi migliori, e non bloccandoli accusando di conflitto di interessi ogni voce critica».

Volante in mano per 77 minuti al giorno Ecco l’automobilista medio ravennate

Osservatorio Unipolsai sui dati degli assicurati con scatola nera
Nel 2014 percorsi 13.636 km alla velocità media di 37,7 orari

Con il volante in mano per 77 minuti ogni giorno viaggiando a 37,7 chilometri orari. È l’automobilista medio in provincia di Ravenna nel 2014 sulla base dell’osservatorio Unipolsai sulle abitudini di guida analizzando i dati dei suoi assicurati dotati di scatola nera.

Per la fotografia più completa del ravennate vanno aggiunte alcune altre statistiche: in media ha percorso 13.636 km (poco più della media regionale di 13.568, e un migliaio in più della media nazionale 12.782) che fanno una media di 47 al giorno perché i giorni di utilizzo della vettura arrivano a 288 su 365. Il 4,6 percento della strada si percorre di notte.

L’osservatorio è stato realizzato in seguito all’analisi dei dati di circa 2,3 milioni di automobilisti assicurati Unipolsai che installano la scatola nera sulla propria autovettura. Secondo i dati di Unipolsai è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 15.445. Ferrara è inoltre la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per km annui percorsi. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (14.118 km annui) e Piacenza (13.777), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.928 km annui) e a Rimini (12.073). Forlì-Cesena e Modena detengono invece il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, rispettivamente 296 e 294 giorni. In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 289 giorni l’anno (1 giorno in più rispetto al 2013) con una percorrenza media di 47 km (1 giorno in meno rispetto al 2013), contro una media nazionale di 288 giorni e una percorrenza media di 44 km giornalieri.

Volante in mano per 77 minuti al giorno Ecco l’automobilista medio ravennate

Osservatorio Unipolsai sui dati degli assicurati con scatola nera Nel 2014 percorsi 13.636 km alla velocità media di 37,7 orari

Con il volante in mano per 77 minuti ogni giorno viaggiando a 37,7 chilometri orari. È l’automobilista medio in provincia di Ravenna nel 2014 sulla base dell’osservatorio Unipolsai sulle abitudini di guida analizzando i dati dei suoi assicurati dotati di scatola nera.

Per la fotografia più completa del ravennate vanno aggiunte alcune altre statistiche: in media ha percorso 13.636 km (poco più della media regionale di 13.568, e un migliaio in più della media nazionale 12.782) che fanno una media di 47 al giorno perché i giorni di utilizzo della vettura arrivano a 288 su 365. Il 4,6 percento della strada si percorre di notte.

L’osservatorio è stato realizzato in seguito all’analisi dei dati di circa 2,3 milioni di automobilisti assicurati Unipolsai che installano la scatola nera sulla propria autovettura. Secondo i dati di Unipolsai è Ferrara la provincia dell’Emilia Romagna in cui si percorrono più km annui, ben 15.445. Ferrara è inoltre la seconda provincia italiana, dietro solo a Rovigo, per km annui percorsi. In Emilia Romagna Ferrara è seguita da Parma (14.118 km annui) e Piacenza (13.777), mentre l’auto è meno utilizzata a Forlì-Cesena (12.928 km annui) e a Rimini (12.073). Forlì-Cesena e Modena detengono invece il record di utilizzo dell’auto per più giorni durante l’anno, rispettivamente 296 e 294 giorni. In media in Emilia Romagna l’auto viene utilizzata per 289 giorni l’anno (1 giorno in più rispetto al 2013) con una percorrenza media di 47 km (1 giorno in meno rispetto al 2013), contro una media nazionale di 288 giorni e una percorrenza media di 44 km giornalieri.

Vaporidis e la commedia all’italiana «La cosa più difficile da fare nel mondo»

L’attore all’Alighieri il 23 ottobre con uno spettacolo comico
in un evento benefico per la fondazione Lucè

Volto pop della commedia romantica italiana, Nicolas Vaporidis si è rivelato come fenomeno popolare all’età di vent’anni negli anni 2000. Consacrato da Leonardo Pieraccioni ha recitato in molti film del regista Fausto Brizzi come Notte prima degli esami e Maschi contro femmine e di Volfango De Biasi come Iago e Come tu mi vuoi. Ora calca le scene teatrali con lo spettacolo comico Finché giudice non ci separi di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e sarà in scena accanto a Luca Angeletti, Augusto Fornari e Toni Fornari e Laura Rocco. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna il 23 ottobre alle 21. Lo spettacolo è realizzato per scopi benefici e l’incasso sarà devoluto alla Fondazione Lucè in memoria di Lucia Bagnoli.

Come è nata l’idea di una commedia sul divorzio a teatro?
«L’idea nasce da Augusto Fornari, autore dello spettacolo. Siamo alla terza collaborazione consecutiva assieme in teatro. L’ultimo lavoro ha debuttato lo scorso maggio e ora con lo stesso cast del teatro Golden di Roma, a cui si è unito Toni Fornari e Laura Rocco, abbiamo pensato a questo nuovo spettacolo che debutterà a Ravenna. L’opportunità di farlo a Ravenna è stata appunto quella di questo circostanza evento benefico».

Conosci Ravenna? Ci sei già stato?
«Non posso dire di conoscerla. Sono stato in città sempre per poco tempo e non ho avuto modo di visitarla. E anche questa volta purtroppo siamo di corsa e ripartiremo la mattina dopo lo spettacolo».

Dicono che per un attore recitare a teatro è più difficile perché è a diretto contatto col pubblico, è davvero così?
«È lo stesso sport, cambia solo il campo di gioco. È un po’ come incidere un disco o cantare in uno stadio. Voglio però sfatare un mito: il cinema non è affatto più semplice. Quando giri un film ripeti più e più volte la stessa scena e devi mantenere lo stesso patos per ore e ore. A teatro tutto questo non avviene. Dicono che a teatro se sbagli non puoi rifare. A volte non sbagli nemmeno al cinema, ma devi rifare le scene molte volte solo perché cambiano le inquadrature. La cosa diversa è il pubblico. Il pubblico a teatro è il tuo partner, senti le sue vibrazioni. Ogni serata è unica e magica. Non esistono due serate identiche. Un’atra cosa che cambia molto è che a teatro ogni sera la storia che reciti inizia e finisce. Al cinema non reciti mai la storia dall’inizio alla fine, ma la fai sempre a pezzi e senza seguire l’ordine delle scene, mentre a teatro puoi seguire con la tua interpretazione il crescendo emotivo della storia».

Cos’è per te la “commedia all’italiana”?
«La cosa più difficile da fare nel mondo, perché è la più bella. Purtroppo siamo stati abituati a vedere filmettini, ma il cinema italiano è erede di una grande tradizione di commedia fin dagli anni ’50. La commedia italiana è l’unica che riesce a raccontare tramite le risate argomenti amari. Anche se la critica non sempre se ne accorge, anche oggi ci sono grandi autori, uno di questi è Augusto Fornari. Noi italiani abbiamo la capacità di ridere della disperazione della nostra società. È difficilissimo. Emozionare è un codice che abbiamo soltanto noi. È nel Dna degli italiani».

Hai citato la critica, cosa ne pensi?
«La amo follemente».

Credi che abbia ancora un valore fare critica cinematografica, nel tempo in cui i giornali vendono sempre meno copie e dedicano al cinema pochissimo spazio?
«Credo che raccontare un film e recensirlo sia ancora importante, se non sulla carta sui portali web. Ciò che a volte manca però è il rispetto per il lavoro degli altri. Troppe volte a scrivere di cinema sono ragazzi che si improvvisano critici senza avere esperienza, e per fare scalpore tendono a distruggere i film. Dietro a un film c’è il lavoro di tanta gente, molti sul web non lo capiscono. Dietro a un film ci sono persone sensibili che leggono le critiche e che ci rimangono male. Critiche scritte da persone senza nome, che si firmano con nickname e scrivono cose cattive per fare male. Ho notato che anche questi critici senza preparazione a volte hanno molto seguito».

Sei stato influenzato da critiche negative?
«Non ti nascondo che può succedere. Non dico che non mi fanno né caldo né freddo. Le critiche pesano più dei complimenti. Ma con il tempo ho imparato a distinguere gli insulti, dovuti a frustrazioni di attori falliti e registi mancati, dai commenti di critici esperti. Esistono anche critiche costruttive».

Ti sei trovato giovanissimo ad avere un enorme successo, come hai vissuto questi anni?
«Sono ormai 15 anni che sono conosciuto. Non credo però sia stato un successo rapido e nemmeno così clamoroso. Non ho ancora fatto ciò per cui vorrei essere ricordato. Ho avuto successi incredibili e film che sono andati meno bene. Mi piace quello che faccio, amo confrontarmi con grandi attori sul palco e al cinema come Augusto Fornari che reputo un genio della commedia».

Hai detto che non hai ancora fatto ciò per cui vorresti essere ricordato. Per cosa ti piacerebbe essere ricordato?
«Quando mi chiedono qual è il film più bello che ho fatto rispondo sempre “il prossimo”. Non sono ancora soddisfatto di quello che ho fatto, ho bisogno sempre di nuovi progetti in cui lanciarmi. D’altra parte ho solo 34 anni, spero di avere tempo per provare altri ruoli. Più invecchi più hai modo di confrontarti con ruoli complessi».

Vaporidis e la commedia all’italiana «La cosa più difficile da fare nel mondo»

L’attore all’Alighieri il 23 ottobre con uno spettacolo comico in un evento benefico per la fondazione Lucè

Volto pop della commedia romantica italiana, Nicolas Vaporidis si è rivelato come fenomeno popolare all’età di vent’anni negli anni 2000. Consacrato da Leonardo Pieraccioni ha recitato in molti film del regista Fausto Brizzi come Notte prima degli esami e Maschi contro femmine e di Volfango De Biasi come Iago e Come tu mi vuoi. Ora calca le scene teatrali con lo spettacolo comico Finché giudice non ci separi di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli e sarà in scena accanto a Luca Angeletti, Augusto Fornari e Toni Fornari e Laura Rocco. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna il 23 ottobre alle 21. Lo spettacolo è realizzato per scopi benefici e l’incasso sarà devoluto alla Fondazione Lucè in memoria di Lucia Bagnoli.

Come è nata l’idea di una commedia sul divorzio a teatro?
«L’idea nasce da Augusto Fornari, autore dello spettacolo. Siamo alla terza collaborazione consecutiva assieme in teatro. L’ultimo lavoro ha debuttato lo scorso maggio e ora con lo stesso cast del teatro Golden di Roma, a cui si è unito Toni Fornari e Laura Rocco, abbiamo pensato a questo nuovo spettacolo che debutterà a Ravenna. L’opportunità di farlo a Ravenna è stata appunto quella di questo circostanza evento benefico».

Conosci Ravenna? Ci sei già stato?
«Non posso dire di conoscerla. Sono stato in città sempre per poco tempo e non ho avuto modo di visitarla. E anche questa volta purtroppo siamo di corsa e ripartiremo la mattina dopo lo spettacolo».

Dicono che per un attore recitare a teatro è più difficile perché è a diretto contatto col pubblico, è davvero così?
«È lo stesso sport, cambia solo il campo di gioco. È un po’ come incidere un disco o cantare in uno stadio. Voglio però sfatare un mito: il cinema non è affatto più semplice. Quando giri un film ripeti più e più volte la stessa scena e devi mantenere lo stesso patos per ore e ore. A teatro tutto questo non avviene. Dicono che a teatro se sbagli non puoi rifare. A volte non sbagli nemmeno al cinema, ma devi rifare le scene molte volte solo perché cambiano le inquadrature. La cosa diversa è il pubblico. Il pubblico a teatro è il tuo partner, senti le sue vibrazioni. Ogni serata è unica e magica. Non esistono due serate identiche. Un’atra cosa che cambia molto è che a teatro ogni sera la storia che reciti inizia e finisce. Al cinema non reciti mai la storia dall’inizio alla fine, ma la fai sempre a pezzi e senza seguire l’ordine delle scene, mentre a teatro puoi seguire con la tua interpretazione il crescendo emotivo della storia».

Cos’è per te la “commedia all’italiana”?
«La cosa più difficile da fare nel mondo, perché è la più bella. Purtroppo siamo stati abituati a vedere filmettini, ma il cinema italiano è erede di una grande tradizione di commedia fin dagli anni ’50. La commedia italiana è l’unica che riesce a raccontare tramite le risate argomenti amari. Anche se la critica non sempre se ne accorge, anche oggi ci sono grandi autori, uno di questi è Augusto Fornari. Noi italiani abbiamo la capacità di ridere della disperazione della nostra società. È difficilissimo. Emozionare è un codice che abbiamo soltanto noi. È nel Dna degli italiani».

Hai citato la critica, cosa ne pensi?
«La amo follemente».

Credi che abbia ancora un valore fare critica cinematografica, nel tempo in cui i giornali vendono sempre meno copie e dedicano al cinema pochissimo spazio?
«Credo che raccontare un film e recensirlo sia ancora importante, se non sulla carta sui portali web. Ciò che a volte manca però è il rispetto per il lavoro degli altri. Troppe volte a scrivere di cinema sono ragazzi che si improvvisano critici senza avere esperienza, e per fare scalpore tendono a distruggere i film. Dietro a un film c’è il lavoro di tanta gente, molti sul web non lo capiscono. Dietro a un film ci sono persone sensibili che leggono le critiche e che ci rimangono male. Critiche scritte da persone senza nome, che si firmano con nickname e scrivono cose cattive per fare male. Ho notato che anche questi critici senza preparazione a volte hanno molto seguito».

Sei stato influenzato da critiche negative?
«Non ti nascondo che può succedere. Non dico che non mi fanno né caldo né freddo. Le critiche pesano più dei complimenti. Ma con il tempo ho imparato a distinguere gli insulti, dovuti a frustrazioni di attori falliti e registi mancati, dai commenti di critici esperti. Esistono anche critiche costruttive».

Ti sei trovato giovanissimo ad avere un enorme successo, come hai vissuto questi anni?
«Sono ormai 15 anni che sono conosciuto. Non credo però sia stato un successo rapido e nemmeno così clamoroso. Non ho ancora fatto ciò per cui vorrei essere ricordato. Ho avuto successi incredibili e film che sono andati meno bene. Mi piace quello che faccio, amo confrontarmi con grandi attori sul palco e al cinema come Augusto Fornari che reputo un genio della commedia».

Hai detto che non hai ancora fatto ciò per cui vorresti essere ricordato. Per cosa ti piacerebbe essere ricordato?
«Quando mi chiedono qual è il film più bello che ho fatto rispondo sempre “il prossimo”. Non sono ancora soddisfatto di quello che ho fatto, ho bisogno sempre di nuovi progetti in cui lanciarmi. D’altra parte ho solo 34 anni, spero di avere tempo per provare altri ruoli. Più invecchi più hai modo di confrontarti con ruoli complessi».

«A Faenza vaccinazioni in calo ma copertura ancora al 95 percento»

Il sindaco Malpezzi fornisce il dato dopo l’annuncio dell’istituto superiore di sanità che segnala la media nazionale sotto la soglia limite

«Seppur vi sia stato un leggero calo, il dato relativo al 2014 parla chiaro: il distretto faentino presenta una copertura vaccinale del 95,0 percento, dato in piena linea con la soglia stabilita dal piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-14». Lo fa sapere il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, comunicando che l’amministrazione comunale si è attivata per verificare il dato relativo al distretto faentino «quando l’istituto superiore di sanità ha rivelato agli italiani che la copertura vaccinale nel territorio nazionale è precipitata sotto la media di sicurezza fissata al 95 percento».

A gennaio 2016 il Comune analizzerà i dati raccolti relativi all’anno 2015 ma «ad oggi la situazione per il distretto faentino non è affatto allarmante, ma rimane prioritario continuare a diffondere la cultura della prevenzione vaccinale tra la popolazione, soprattutto tra le giovani coppie».

Negli ultimi anni – continua il primo cittadino manfredo riconfermato la scorsa primavera – anche la nostra Regione è stata interessata dal calo delle vaccinazioni, «fenomeno che ha coinvolto principalmente le ex Asl di Cesena, Forlì, Rimini, ma che ha toccato in forma minore anche i distretti di Ravenna, Lugo e Faenza».

Malpezzi fa riferimento al rispetto della libertà di scelta di ogni persona ma prega i genitori faentini di «non prendere decisioni affrettate sulle pratiche di vaccinazione, senza prima essersi ampiamente documentati e confrontati con i servizi sociosanitari del territorio, a disposizione del cittadino per qualsiasi tipo di chiarimento in materia».

Rientrato l’allarme bomba in viale Farini La valigia era chiusa a chiave ma vuota

Gli artificieri della polizia da Bologna hanno fatto esplodere la Samsonite verde incustodita accanto ai contatori del gas

Era chiusa a chiave ma completamente vuota all’interno: gli artificieri della polizia arrivati a Ravenna da Bologna hanno fatto esplodere, utilizzando il robot con cannone ad acqua ad alta pressione, la valigia Samsonite verde trovata incustodita accanto ai contatori del gas nei pressi di un ingresso secondario della Camera di commercio in viale Farini facendo scattare nella mattinata di oggi, 22 ottobre, le misure di sicurezza temendo la presenza di un ordigno esplosivo.

Gli uffici dell’ente camerale erano stati fatti evacuare dal primo momento dell’allarme e in seguito anche il liceo classico sul lato opposto del viale della stazione è stato evacuato quando i poliziotti sono entrati in azione posizionando le barriere protettive che avrebbero dovuto attutire l’onda d’urto in caso di esplosioni.

I resti della valigia sono ora a disposizione della polizia scientifica. Verranno svolti accertamenti nel tentativo di risalire all’origine del gesto. Si cercherà anche nei video delle telecamere della zona: il punto dove è stata lasciata la valigia non è inquadrato ma si andrà a cercare lungo il viale alla ricerca di immagini che possano ritrarre qualcuno che trascina una valigia.

Il ritrovamento è stato segnalato da un dipendente della Camera di commercio che è entrato in ufficio al mattino e ha poi comunicato la cosa a un conoscente che ha avvisato le forze dell’ordine. Nel viale la situazione è ora tornata alla normalità con il rientro negli edifici e il regolare transito di veicoli e pedoni.

Cicchitto, Renzi e quell’industrialotto ex Dc ora Pd

«Finalmente con Renzi il Pd ha una posizione di stampo blairiano che lo distingue dalla vecchia ditta…»

Fabrizio CicchittoOggi comincio da un apologo. Quasi trent’anni fa, mi toccò passare un afoso pomeriggio estivo a Cervia, sullo yacht a motore di un industrialotto, amico di famiglia della mia ragazza dell’epoca. Quel­l’imprenditore emiliano, bas­so e cicciottello, ramo edilizia, democristiano convinto, era il ras della corrente andreottiana della Dc del suo paesotto. Quando fummo al largo, cominciò a sputare sentenze: «Ai vucumprà maruchein ui bsugnareb dei fugh!» («Agli ambulanti provenienti dal Maghreb bisognerebbe appiccare fuoco!») «Abé, me al tas an li paghi brisa, an sén mega un cuajòn!» («Abbè, io le tasse non le pago per nulla, non sono affatto un babbeo!») E altre amenità simili.

Io, da giovine bravo comunista fedele alla linea e legalitario, pensai: «Che schifo d’uomo, non voglio averci più nulla a che fare». E così fu. Fatto sta che quell’industrialotto andreottiano, transitato poi attraverso la Margherita, adesso è diventato uno dei più alti dirigenti del Pd di quel borgo emiliano. E suo figlio, che incontro spesso a Roma, è un astro nascente del Pd nazionale. Mi chiedo, ma avrà cambiato idea nel frattempo? Penserà ancora (lui che è cattolico, tra l’altro) che i marocchini fanno schifo e che le tasse è più furbo non pagarle? Io credo di sì. Ma uno così non è di sinistra. Punto.

Perché uno così, ecco, quando c’è da votare un provvedimento a favore degli immigrati sarà contro, e magari, visto che è cattolico, sarà contrario alle unioni civili degli omosessuali, sarà ostile alle tasse ai ricchi, ecco, tutte cose di sinistra. Fatto sta che lui è nel Pd, e io no. Come mai? E chi ce l’ha voluto? Cioè, di sicuro quell’industriale così potente portava al partito tutti i voti dei cementificatori, dei muratori, dei guidatori di bulldozer suoi dipendenti e di molti industriali suoi amici. Che magari volevano qualcosa in cambio, un appaltino lì, una variante al piano regolatore là…

Ma il Pd, nel frattempo, cosa è diventato? Ecco, il tracagnotto andreottiano m’è venuto in mente quando ho letto l’intervista a Fabrizio Cicchitto, ex-socialista, ex-piduista, ex craxiano, ex-forzitaliota, ora Ncd, un ex-tutto. Dice Cicchitto: «Mi chiede di Renzi? È riuscito dove Craxi e Berlusconi non riuscirono: ha ucciso i comunisti. Per questo va costruito un nuovo centro alleato con lui». «Anche lei pensa che è una legge di stabilità che avrebbe potuto scrivere Berlusconi?», gli chiede il giornalista. E lui: «Beh, io non voglio dire che la legge di stabilità è fatta con lo stampino del Berlusconi del ’94, ma insomma… Questo governo sta facendo una serie di cose che a lui non sono riuscite. Gliele elenco: la responsabilità civile dei giudici, il jobs act con l’abolizione dell’articolo 18, la detrazione dell’Irap. E poi l’aumento del contante e l’abolizione della tassa sulla prima casa. Per non parlare delle riforme costituzionali e della legge elettorale». «Dunque, il destino anche del suo partito è l’alleanza con Renzi» gli chiede. «Finalmente con Renzi si afferma nel Pd una posizione di stampo blairiano che rappresenta il massimo della rottura rispetto alla Ditta. Adesso è l’ora di costruire un nuovo centro. Che deve allargarsi a tutte le forze politiche parlamentari che finora frantumate e divise hanno sostenuto Renzi. Visto che Renzi è una cosa e il Pd è un’altra, non credo che esistano le condizioni che queste forze entrino nel Pd, ma invece devono aggregarsi autonomamente».

Congratulazioni. Volevate le larghe intese? Adesso nascerà un nuovo Pd, un partito di Renzi con dentro Cicchitto e l’industrialotto ex-Dc. Sapete dove dovete infilarvelo?

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi