mercoledì
13 Maggio 2026

Il sindaco Matteucci assicura una forte risposta dopo la rapina all’Esp

Incontro col prefetto per riunire il Comitato Ordine Pubblico e visita assieme all’assessore alla sicurezza Monti al centro commerciale

Matteuccci e MontiIl primo cittadino ha inviato una dichiarazione alla stampa dopo la clamorosa rapina di ieri sera all’Esp. Ecco il testo. «Questa mattina, insieme all’Assessore alla Sicurezza Martina Monti, ho incontrato il Prefetto Francesco Russo. Abbiamo convenuto sulla necessità di convocare una riunione del Comitato per l’Ordine Pubblico. Le modalità dell’assalto e della rapina alla gioielleria all’interno dell’Esp di Ravenna non ha precedenti e desta un comprensibile allarme. Il messaggio e le azioni delle Forze dell’Ordine e Istituzioni sarà chiaro: rendere difficile il ripetersi di un episodio così inedito, grave e pericoloso. Ci siamo poi recati al centro commerciale per fare sentire la vicinanza della città ai lavoratori e al titolare del negozio che è stato colpito da questo assalto. Ringrazio l’Arma dei Carabinieri per il suo intervento tempestivo e ci auguriamo che gli investigatori catturino questi delinquenti»

Il sindaco Matteucci assicura una forte risposta dopo la rapina all’Esp

Incontro col prefetto per riunire il Comitato Ordine Pubblico e visita assieme all’assessore alla sicurezza Monti al centro commerciale

Matteuccci e MontiIl primo cittadino ha inviato una dichiarazione alla stampa dopo la clamorosa rapina di ieri sera all’Esp. Ecco il testo. «Questa mattina, insieme all’Assessore alla Sicurezza Martina Monti, ho incontrato il Prefetto Francesco Russo. Abbiamo convenuto sulla necessità di convocare una riunione del Comitato per l’Ordine Pubblico. Le modalità dell’assalto e della rapina alla gioielleria all’interno dell’Esp di Ravenna non ha precedenti e desta un comprensibile allarme. Il messaggio e le azioni delle Forze dell’Ordine e Istituzioni sarà chiaro: rendere difficile il ripetersi di un episodio così inedito, grave e pericoloso. Ci siamo poi recati al centro commerciale per fare sentire la vicinanza della città ai lavoratori e al titolare del negozio che è stato colpito da questo assalto. Ringrazio l’Arma dei Carabinieri per il suo intervento tempestivo e ci auguriamo che gli investigatori catturino questi delinquenti»

Bottiglie incendiarie tra i clienti dell’Esp poi 4 uomini assaltano la gioielleria

Commando in azione a volto coperto verso l’orario di chiusura Spaccano i vetri con una mazza e fuggono: bottino ridotto

Una bottiglia incendiaria lanciata a terra per creare un diversivo e allontanare la gente nei dintorni e agire indisturbati poi una seconda lanciata per coprirsi la fuga, nel mezzo l’assalto ai gioielli. Tutto è durato una manciata di secondi: quattro uomini a volto coperto poco prima delle 21, orario di chiusura, hanno rapinato la gioielleria Gold Gallery all’interno del centro commerciale Esp. Secondo le prime ricostruzioni pare che il bottino, ancora da quantificare con precisione, sia di ridotta consistenza.

Al momento del colpo nella gioielleria erano presenti due commesse, rimaste illese anche se sotto shock. Il negozio si trova a pochi passi dall’ingresso laterale e da lì è entrato e uscito il commando. Uno dei quattro uomini, come testimoniano le riprese delle telecamere del circuito di videosorveglianza, è rimasto in piedi al centro del corridoio occupandosi di lanciare le due bottiglie mentre gli altri tre hanno sfondato a colpi di mazza le vetrine dei banconi con i gioielli esposti e hanno poi arraffato quanto più possibile fuggendo immediatamente dopo.

Il lancio delle bottiglie, in particoalre la seconda, ha sprigionato una fiammata e il fumo conseguente aveva fatto circolare la notizia infondata che si fosse trattato di un’esplosione, circostanza invece smentita dalle autorità. Non ci sono feriti. Sul luogo sono intervenuti i carabinieri che stanno svolgendo i rilievi mentre il territorio circostante viene battuto dalle pattuglie alla ricerca di un veicolo probabilmente usato dai malviventi per allontanarsi e poi abbandonato.

Meno di due mesi fa, il 24 agosto, un’altra gioielleria era stata colpita dentro l’Esp con modalità simili. In quel caso il commando agì di notte sfondando la vetrata e ripulendo le vetrinette della Sì Anelli (vedi articoli correlati).

Attimi di panico al centro commerciale Rapinatori con fumogeni in gioielleria

Colpo in serata all’Esp di Ravenna poco prima dell’orario di chiusura

Attimi di panico al centro commerciale Esp di Ravenna, dove i numerosi clienti ancora presenti poco prima della chiusura hanno potuto assistere, loro malgrado, a una scena degna di un film, con alcuni rapinatori in azione con i fumogeni. A causa del fumo presente anche diversi minuti dopo l’accaduto, in un primo momento era circolata la notizia di un’esplosione.

A essere presa di mira invece, a poche settimane dal colpo notturno ai danni di Sì Anelli, è stata la gioielleria Gold Gallery, vicino all’entrata secondaria del centro commerciale.

Una volta lanciati i fumogeni e ridotto la visibilità, i malviventi hanno messo a segno una spaccata con l’ausilio di un martelletto, lasciato poi a terra, e sono fuggiti con il bottino, ancora da quantificare.

Maggiori informazioni e aggiornamenti sono nell’articolo tra i correlati.

Cento testimoni e quattro parti civili Via al processo all’infermiera per omicidio

Daniela Poggiali in aula: è accusata del decesso di una paziente 78enne. L’Ausl non sarà responsabile civile: non risponderà in caso di condanna

I capelli non sono più biondi come un anno fa ai tempi dell’arresto e la scelta del vestiario è andata su uno stile sobrio e semplice: la 43enne Daniela Poggiali (nelle foto tratte dal servizio del Tg3 dell’Emilia Romagna) era presente in aula in tribunale a Ravenna questa mattina, 16 ottobre, per l’inizio del processo a suo carico di fronte alla Corte d’Assise in cui rischia l’ergastolo se ritenuta colpevole dell’omicidio pluriaggravato della 78enne Rosa Calderoni con una iniezione letale di potassio fatta l’8 aprile 2014 nel reparto di Medicina dell’ospedale di Lugo dove l’anziana era ricoverata e Poggiali lavorava come infermiera.

La prima udienza del dibattimento (da ora in calendario ogni venerdì fino ai primi mesi del 2016) ha visto l’ammissione dei testi e la costituzione delle parti civili. Saranno un centinaio i testimoni da ascoltare nei prossimi mesi (una 40ina per la difesa affidata all’avvocato Stefano Dalla Valle e gli altri per la pubblica accusa rappresentata dal procuratore Alessandro Mancini e dal sostituto Angela Scorza) e quattro le parti civili ammesse: il collegio degli infermieri, i due figli della 78enne (che hanno chiesto un risarcimento di 500mila euro ognuno) e l’Ausl. Per quest’ultima (avvocato Giovanni Scudellari) la corte ha inoltre accolto la richiesta di non essere considerate responsabile civile: in caso di condanna per l’imputata, l’azienda sarebbe stata chiamata a rispondere dei danni causati dalla ex dipendente.

Il dibattimento è entrato nel vivo con il primo teste: il colonnello dei carabinieri Antonio Sergi, comandante del nucleo investigativo dell’Arma che ha condotto le indagini sul caso e ha ricostruito il quadro dei giorni a cavallo della morte sotto inchiesta (un solo caso attribuito alla donna ma secondo l’accusa le statistiche dei decessi confrontati con il personale in turno getterebbero dubbi su altre morti). Nei prossimi mesi sarà il turno anche dell’imputata che ha fatto sapere di essere disposta a farsi interrogare dalle parti affrontando quindi le domande dei pm.

Il distretto energia in cerca di rilancio Chiesto un incontro con Eni e Governo

Il futuro di migliaia di lavoratori sul tavolo di un incontro in municipio
tra Comune e Regione. Poche certezze e imprese preoccupate

Sono circa settemila secondo un dato fornito dalla Cna, solamente quattro mila secondo un dato del vicesindaco: sono i lavoratori impiegati a Ravenna nella filiera del distretto energetico collegato soprattutto alle attività estrattive. E in buona sostanza è del loro futuro che si è parlato ieri mattina, 15 ottobre, in municipio a Ravenna in occasione di un incontro tra i rappresentanti di Regione e Comune di fronte a un centinaio di persone tra manager di grandi aziende del settore, dirigenti di piccole imprese legate all’indotto, rappresentanti nazionali di Assomineraria e Confindustria e Enel, rappresentanti di associazione di categoria. Le problematiche e l’occupazione delle aziende legate alle attività estrattive in Adriatico, la conferma della richiesta di un confronto con il Governo su questi temi e la previsione a breve di un incontro con i vertici Eni sono stati i temi sul tavolo.

«Si tratta di un distretto d’eccellenza che ha maturato negli anni competenze e tecnologie in grado di competere sul piano internazionale sia nel campo degli idrocarburi che delle rinnovabili», ha sottolineato Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive, ribadendo come uno dei primi atti della giunta regionale sia stato quello di aprire il tavolo sul petrochimico di Ravenna e Ferrara.
«Chimica ed energia – ha continuao Costi – sono infrastrutture strategiche per garantire il sistema industriale e produttivo nel suo insieme ma anche i servizi per la vita quotidiana delle persone per la nostra regione e per il Paese intero. Per questo abbiamo chiesto il confronto con il Governo e abbiamo in previsione un incontro con i vertici Eni visto il ruolo strategico che riveste nel settore. Vogliamo essere protagonisti di una strategia Paese che vede già ora un accordo, unico in Italia e fortemente tutelante la sicurezza e la sostenibilità degli interventi, con il ministero dello Sviluppo economico per quanto attiene le ricerche a terra. Nel solco della risoluzione della assemblea legislativa, stiamo lavorando per rafforzare il distretto che sta affrontando sfide importanti sul piano internazionale. Inoltre a fine novembre daremo il via agli stati generali della green economy di cui il piano energetico sarà parte fondamentale».

«Questa realtà – ha sottolineato l’assessore comunale Massimo Cameliani con delega alle Attività produttive – non produce solo redditi ma è anche un motivo di orgoglio per l’intero territorio. Dal punto di vista delle professionalità, delle competenze tecnologiche, della sicurezza le nostre aziende son competitive sullo scenario internazionale. Quello che non verrà fatto qui verrà fatto in altri luoghi con minori garanzie».


All’indomani dell’incontro a cui era presente, il vicesindaco Giannantonio Mingozzi preme per l’accellerazione dei tempi: «Abbiamo il dovere di far sì che i massimi livelli, dal presidente del Consiglio dei ministri agli stessi ministri interessati, inseriscano nel decreto “Sblocca Italia” provvedimenti atti a far si che nei nostri mari vengano da subito autorizzate quelle forme di ricerca e di approvvigionamento che rilancerebbero il settore in tutta Italia. O per decreto o per modifica definitiva delle normative, che ancora pongono ostacoli, le attività dell’off shore e dell’oil and gas vanno liberate da tutti i lacci e lacciuoli che ancora frenano uno sviluppo straordinario sia per le nostre fonti di approvvigionamento sia per i posti di lavoro sia per l’introito economico. Se non si sbloccano al più presto le concessioni per nuove attività estrattive e di ricerca, l’insieme degli occupati e l’indotto che a Ravenna conta dai 3 ai 4 mila addetti è fortemente a rischio come hanno sottolineato alcuni dei principali imprenditori intervenuti nel corso dell’incontro».

Il summit di Palazzo Merlato ha smosso anche il Movimento 5 Stelle, da sempre sensibile sui temi dello sfruttamento energetico e dell’approvvigionamento. È Pietro Vandini, capogruppo M5s in consiglio comunale, a parlare di “Racconta favole”: «Un paese senza un piano energetico è un paese che naviga a vista e la colpa di tutto ciò è esattamente dei partiti che anche giovedì, hanno raccontato invece favole agli operatori del settore. Il futuro ha solo ed esclusivamente due strade: diminuire i consumi energetici e puntare sulle energie rinnovabili. Senza ombra di dubbio questo passaggio deve essere graduale, ma chi va raccontando che continuare a ricercare e prelevare fonti fossili sia la soluzione, dice il falso e lo fa solo per i voti». Poi un appello agli operatori di settore, con la consapevolezza che l’M5s possa non essere visto di buon occhio da certi ambienti per le sue posizioni: «Fate attenzione ai “pifferai magici” che hanno come unico obiettivo quello di raccattare qualche voto. Ne abbiamo esempi ormai quotidiani in tutta Italia, raccontano favole che possono apparire gradevoli, poi quando è il momento prendono il malloppo e vi abbandonano al vostro destino. Da sempre noi abbiamo avuto un comportamento chiaro, sincero e coerente. Non nego che si abbiano diverse visioni contrastanti, questo fa parte della vita. . Trovare e consumare più energia è come continuare a buttare acqua in un secchio con un buco, quanti di voi lo farebbero? Quanti padri di famiglia sceglierebbero di mettere i condizionatori in una casa senza porte e finestre?».

La Regione Emilia Romagna non è tra quelle in cui si farà il referendum per abolire la norma che in buona sostanza consente le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa. «Condividiamo la posizione che la Regione ha mantenuto di rigetto della proposta di referendum che riteniamo demagogico e che, senza dubbi, porterà a ripetersi quello che successe con il nucleare: vantaggi solo ai cittadini e agli Stati che si trovano a poche decine di kilometri da noi e perdita di cultura, capacità, ricerca e innovazione industriale – afferma Andrea Dalmonte, presidente della Cna comunale di Ravenna –. Il settore dell’Oil&Gas è un settore con ferree regole ambientali. La battaglia che dovremmo tutti fare sarebbe invece quella di chiedere che anche le nazioni a noi limitrofe applicassero le rigide e giuste procedure previste in Italia che, paradossalmente, lo stesso referendum abolirebbe».

Chiese al prete di toccarle il seno per una visita poi i ricatti: condannata

Il parroco: «Toccai solo per un attimo». Sentenza di due anni e tre mesi per una 36enne e un 40enne che partecipò all’estorsione di 5.300 euro

Disse di avere un tumore al seno e la 36enne lo scoprì chiedendo all’anziano parroco di toccarlo per per verificare, lui toccò – «Ho malauguratamente aderito e toccato il seno frontalmente solo per un attimo non percependo nulla di che visto che non ho competenza alcuna» – e si ritrovò in una spirale di ricatti a sfondo osè: soldi (in totale il prete pagò 5.300 euro) per non denunciare di aver subito molestie. Un anno dopo quell’episodio la donna (Liliana Stojanovic) e un uomo (Svetozar Jovanovic, 40 anni), entrambi nomadi domicliati a Rimini, sono stati condannati a due anni e tre mesi ciascuno per estorsione.

L’incontro fra il prete, ex parroco nel Lughese, e la 36enne avvenne nella primavera del 2014 – come si legge dalle pagine di Corriere Romagna e Resto del Carlino che riportano oggi la notizia – e la donna chiese espressamente un prestito di tremila euro per esigenze familiari. Fu anche l’occasione per chiedere al prete un’improvvisato consulto medico al seno. Una settimana dopo il parroco diede quei soldi alla donna e una settimana dopo ancora ne pagò altri 4mila per evitare le denunce della donna.

Poi le pressioni e le richieste di denaro si fecero più insistenti, anche con l’intervento del 40enne, e il parroco a luglio 2014 denunciò la coppia (che circa duemila euro poi li restituì e il parroco darà in beneficenza).

Guidava l’autocarro con moglie e figlia ma non aveva mai preso la patente

Denunciato un 25enne raggiunto dalla polizia municipale dopo un doppio tentativo di fuga. Fioccano multe per revisioni e assicurazioni

Forse era per tutelare la moglie e la figlia a bordo che viaggiava a passo di lumaca ma l’andatura di quell’autocarro ha attirato l’attenzione di una pattuglia della polizia municipale e alla fine il 25enne conducente, dopo un doppio tentativo di fuga, è stato denunciato perché non aveva mai conseguito la patente.

Il giovane quando si è accorto di avere la Municipale alle spalle improvvisamente ha accelerato tentando di far perdere le proprie tracce. Ne è nato un inseguimento che da Punta Marina Terme si concludeva nei pressi del Pala De André, dove l’uomo fermava il mezzo. Alla richiesta di esibire i documenti, però, lo stesso dopo aver dichiarato di non averli con sé, riprendeva la marcia in direzione centro città. Il tentativo di sfuggire alle verifiche tuttavia è fallito quando il furgone ha imboccato via Adige, strada a fondo chiuso, dove gli operatori, con i colleghi nel frattempo intervenuti in ausilio, poco dopo lo bloccavano.

È una tra le principali violazioni accertate, nei giorni scorsi, dalla polizia municipale di Ravenna, nel corso dell’ordinaria attività di controllo del territorio, che ha portato anche all’individuazione di nuove irregolarità riferite alla circolazione di veicoli non assicurati e non revisionati. In particolare sono stati cinque i veicoli sequestrati perché non assicurati, con la contestazione dei relativi verbali a carico di altrettanti conducenti, tutti italiani, di età compresa tra i 24 e i 63 anni, rintracciati sia in città, Piazza Baracca, che nel forese: Camerlona, Mezzano, Longana e Coccolia. Cinque anche le infrazioni verbalizzate per omessa revisione, due delle quali nei confronti degli stessi automobilisti sprovvisti anche di assicurazione, dagli agenti della Vigilanza di Quartiere nelle vie Faentina, Reale, Dismano e via Della Cilla (Sant’Alberto).

In piazza Baracca gli agenti intimavano l’alt alla conducente di un’autovettura che trasportava sul sedile posteriore, in compagnia di un’altra persona, un minore senza cintura. Esaminando i documenti emergeva che il veicolo era scoperto di assicurazione, scaduta lo scorso marzo. Scattavano quindi i conseguenti provvedimenti sia per la donna alla guida che a carico del passeggero, in quanto tenuto alla sorveglianza del minore, per omesso utilizzo del prescritto dispositivo di sicurezza.

Alla Classense l’archivio del letterato grecista Carlo Ferdinando Russo

Presentazione venerdì 16, alle 17.30 in biblioteca, con lo storico e filologo Luciano Canfora

Biblioteca RussoVenerdì 16 ottobre, alle ore 17.30, presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense, verrà presentata la donazione della biblioteca e delle carte del grecista Carlo Ferdinando Russo, dell’Università di Bari, scomparso nel 2013, e della rivista Belfagor, “rassegna di varia umanità” fondata nel 1946 dal padre Luigi Russo e diretta da Carlo Ferdinando per quasi cinquant’anni fino alla sua chiusura, nel novembre 2012.
Per l’occasione il filologo e storico di fama internazionale Luciano Canfora, con l’intervento di Raffaele Ruggiero, dell’Ateneo di Bari, terrà una conferenza dedicata all’occasione, dal titolo Carlo Ferdinando Russo nella filologia del Novecento. L’evento è realizzato dall’Istituzione Biblioteca Classense, e si inserisce nelle iniziative di Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015.

Carlo Ferdinando RussoCarlo Ferdinando Russo nacque a Napoli nel 1922; figlio dell’insigne critico letterario e italianista Luigi Russo e allievo di Giorgio Pasquali, uno fra i maggiori esponenti di filologia classica, divenne titolare della cattedra di Letteratura greca dell’Università di Bari, che mantenne per oltre un ventennio, e direttore della rivista Belfagor dal 1961, a seguito della morte del padre.
In ambito filologico e classico, Ferdinando Russo è stato un punto di riferimento importante per molti ricercatori, soprattutto per quanto riguarda gli autori grechi Giuliano, Omero e Aristofane; su quest’ultimo in particolare concentrò le sue ricerche, pubblicando nel 1962 la sua fortunata opera Aristofane autore di teatro. Morì a Bari il 26 luglio 2013, all’età di 91 anni, lasciando in eredità alla Classense tutta la sua biblioteca, composta da più di diecimila volumi tra monografie e periodici, e l’intero archivio di Belfagor; la donazione è stata sostenuta e oggi perfezionata dall’allievo ed erede Raffaele Ruggiero, ottemperando alla volontà del grecista e di Adele Plotkin, pittrice statunitense.

All’origine di questo importante lascito ci sono sicuramente due ragione: da un lato l’interesse per il grande comico greco Aristofane, del quale la Biblioteca Classense conserva l’unico manoscritto superstite che contenga tutte le 11 commedie conosciute, risalente al X secolo; dall’altro  l’esempio di un grande grecista come Manara Valgimigli, un tempo direttore della Classense nonché donatore della sua biblioteca e delle sue carte.

Centenario di Burri, Ravenna assente «Ignorata la sua scultura al De André»

La denuncia del direttore artistico del Ravenna Festival su Facebook
Ma l’assessore del Comune annuncia: «Potremmo stupirvi…»

È stata inaugurata nei giorni scorsi al Guggenheim di New York una retrospettiva dedicata ad Alberto Burri, evento principale delle celebrazioni del centenario di uno dei più grandi artisti (italiani e non solo) del secolo scorso. Celebrazioni che al momento non hanno coinvolto in alcun modo Ravenna, che pure ospita, vicino al Pala De André, una grande scultura di Burri, il “Grande Ferro R” (nella foto qui sopra di Adriano Zanni, titolata sul suo blog esplicitamente “Perle ai porci”).

A segnalare questa sorta di anomalia è su Facebook il direttore artistico del Ravenna Festival (che parla evidentemente però a titolo personale), Franco Masotti, che sottolinea come oltretutto la scultura rimanga a Ravenna «ignorata e spesso addirittura coperta o nascosta durante feste varie».

«Burri è un grande del Novecento, come Fontana o Pollock – anche se molti, che pur dovrebbero saperlo per il ruolo che ricoprono – sembrano ignorarlo», accusa Masotti che poi lancia una provocazione: «Penso che (la scultura di Burri, ndr) meriterebbe ben altra collocazione che la valorizzasse e la rendesse maggiormente fruibile. Ad esempio avrebbe conferito un diverso senso al rifacimento di piazza Kennedy. Basterebbe un po’ di coraggio».

Nel dibattito che ne è seguito (e in cui Masotti – che fu anche componente del comitato artistico che ne costruì la candidatura – aggiunge che «è giusto che Ravenna non sia stata dedignata Capitale Europea della Cultura, prevale sempre e comunque il miope calcolo politico») è intervenuto anche l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri, protagonista del progetto sempre legato al Pala De André che ha riportato il basket di serie A (e presto il volley) al palazzetto ravennate. Guerrieri si dice contrario a spostare la scultura («lo stesso autore ne avvallò la collocazione in quella sede») e rivela come abbia chiesto al liceo artistico di pensare a una proposta di valorizzazione in loco. «Aggiungo anche – termine Guerrieri – che con l’Accademia di Belle Arti e Ouidad (l’assessore alla Cultura, Bakkali, ndr) stiamo lavorando su Burri e potremmo stupirvi…».

Centenario di Burri, Ravenna assente «Ignorata la sua scultura al De André»

La denuncia del direttore artistico del Ravenna Festival su Facebook
Ma l’assessore del Comune annuncia: «Potremmo stupirvi…»

È stata inaugurata nei giorni scorsi al Guggenheim di New York una retrospettiva dedicata ad Alberto Burri, evento principale delle celebrazioni del centenario di uno dei più grandi artisti (italiani e non solo) del secolo scorso. Celebrazioni che al momento non hanno coinvolto in alcun modo Ravenna, che pure ospita, vicino al Pala De André, una grande scultura di Burri, il “Grande Ferro R” (nella foto qui sopra di Adriano Zanni, titolata sul suo blog esplicitamente “Perle ai porci”).

A segnalare questa sorta di anomalia è su Facebook il direttore artistico del Ravenna Festival (che parla evidentemente però a titolo personale), Franco Masotti, che sottolinea come oltretutto la scultura rimanga a Ravenna «ignorata e spesso addirittura coperta o nascosta durante feste varie».

«Burri è un grande del Novecento, come Fontana o Pollock – anche se molti, che pur dovrebbero saperlo per il ruolo che ricoprono – sembrano ignorarlo», accusa Masotti che poi lancia una provocazione: «Penso che (la scultura di Burri, ndr) meriterebbe ben altra collocazione che la valorizzasse e la rendesse maggiormente fruibile. Ad esempio avrebbe conferito un diverso senso al rifacimento di piazza Kennedy. Basterebbe un po’ di coraggio».

Nel dibattito che ne è seguito (e in cui Masotti – che fu anche componente del comitato artistico che ne costruì la candidatura – aggiunge che «è giusto che Ravenna non sia stata dedignata Capitale Europea della Cultura, prevale sempre e comunque il miope calcolo politico») è intervenuto anche l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri, protagonista del progetto sempre legato al Pala De André che ha riportato il basket di serie A (e presto il volley) al palazzetto ravennate. Guerrieri si dice contrario a spostare la scultura («lo stesso autore ne avvallò la collocazione in quella sede») e rivela come abbia chiesto al liceo artistico di pensare a una proposta di valorizzazione in loco. «Aggiungo anche – termine Guerrieri – che con l’Accademia di Belle Arti e Ouidad (l’assessore alla Cultura, Bakkali, ndr) stiamo lavorando su Burri e potremmo stupirvi…».

Centenario di Burri, Ravenna assente «Ignorata la sua scultura al De André»

La denuncia del direttore artistico del Ravenna Festival su Facebook Ma l’assessore del Comune annuncia: «Potremmo stupirvi…»

È stata inaugurata nei giorni scorsi al Guggenheim di New York una retrospettiva dedicata ad Alberto Burri, evento principale delle celebrazioni del centenario di uno dei più grandi artisti (italiani e non solo) del secolo scorso. Celebrazioni che al momento non hanno coinvolto in alcun modo Ravenna, che pure ospita, vicino al Pala De André, una grande scultura di Burri, il “Grande Ferro R” (nella foto qui sopra di Adriano Zanni, titolata sul suo blog esplicitamente “Perle ai porci”).

A segnalare questa sorta di anomalia è su Facebook il direttore artistico del Ravenna Festival (che parla evidentemente però a titolo personale), Franco Masotti, che sottolinea come oltretutto la scultura rimanga a Ravenna «ignorata e spesso addirittura coperta o nascosta durante feste varie».

«Burri è un grande del Novecento, come Fontana o Pollock – anche se molti, che pur dovrebbero saperlo per il ruolo che ricoprono – sembrano ignorarlo», accusa Masotti che poi lancia una provocazione: «Penso che (la scultura di Burri, ndr) meriterebbe ben altra collocazione che la valorizzasse e la rendesse maggiormente fruibile. Ad esempio avrebbe conferito un diverso senso al rifacimento di piazza Kennedy. Basterebbe un po’ di coraggio».

Nel dibattito che ne è seguito (e in cui Masotti – che fu anche componente del comitato artistico che ne costruì la candidatura – aggiunge che «è giusto che Ravenna non sia stata dedignata Capitale Europea della Cultura, prevale sempre e comunque il miope calcolo politico») è intervenuto anche l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri, protagonista del progetto sempre legato al Pala De André che ha riportato il basket di serie A (e presto il volley) al palazzetto ravennate. Guerrieri si dice contrario a spostare la scultura («lo stesso autore ne avvallò la collocazione in quella sede») e rivela come abbia chiesto al liceo artistico di pensare a una proposta di valorizzazione in loco. «Aggiungo anche – termine Guerrieri – che con l’Accademia di Belle Arti e Ouidad (l’assessore alla Cultura, Bakkali, ndr) stiamo lavorando su Burri e potremmo stupirvi…».

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