mercoledì
13 Maggio 2026

Traffici: agosto in calo del 5 percento Dragaggi: il Progettone light è pronto

Dopo otto mesi movimentate 16 mln di tonnellate, l’1,2 percento
in meno del 2014. Il 21 ottobre lavori di escavo in comitato portuale

Dopo i sorrisi di luglio tornano i musi lunghi al porto in agosto: 1,7 milioni di tonnellate movimentate nell’ottavo mese del 2015 che rappresentano un calo del 5,1 percento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Se si mettono a confronto i periodi gennaio-agosto risulta l’1,2 percento in meno quest’anno (nel 2015 si è arrivati in totale a 16 milioni di tonnellate): in particolare gli sbarchi sono stati pari a 13.675.632 tonnellate (4.092 tonnellate in più rispetto allo scorso anno) mentre gli imbarchi ammontano a 2.410.606 tonnellate (-7,7 percento). I numeri, come consuetudine mensile, sono diffusi dall’Autorità portuale di Ravenna. «Il 21 ottobre – fa sapere il presidente di Ap, Galliano Di Marco – presenteremo in comitato portuale il progetto di rimodulazione del progetto hub (meglio noto come Progettone o Progettone Light, ndr) e vedremo quel giorno chi sta con il porto di Ravenna non solo a parole ma nei fatti. Noi non ci siamo mai fermati e non ci fermeremo un attimo neanche davanti ai tanti conflitti di interesse che proprio il Progettone ha portato allo scoperto».

Questo, più nel dettaglio, il panorama delle movimentazioni. Le merci secche, hanno segnato un aumento del 2,4% (250 mila tonnellate in più), le rinfuse liquide hanno fatto registrare una flessione pari al 7,8%, mentre per le merci unitizzate, quelle su rotabili sono in calo del 21,2%, e, invece, quelle in container risultano in aumento del 3,0%. L’incremento in valore assoluto più evidente è per i prodotti metallurgici, con 396.214 tonnellate e un incremento pari a +10,6%, passati da 3.726.678 a 4.122.892 tonnellate, quasi tutti coils e provenienti per quasi la metà da Cina, Russia e Italia (Taranto), mentre gli incrementi più significativi si sono registrati per Cina, Iran e Corea del Sud. Piuttosto positivo anche il dato dei materiali da costruzione (+7,8%, pari a 216.618 tonnellate) ed in particolare delle materie prime per le ceramiche, passate da 2,312 a 2,542 milioni di tonnellate (+9,9%). Per il comparto agroalimentare (derrate alimentari solide e prodotti agricoli) si è registrata una flessione pari all’11,9%. Tra queste ultime il calo più rilevante è sia per le farine di soia e girasole provenienti soprattutto da Argentina, Brasile e Russia, che per il granoturco in particolare per quello importato dall’Ucraina. In aumento invece il frumento proveniente in buona parte da Canada, Ucraina e Usa. In aumento anche i combustibili minerali solidi, in particolare coke (+7,3%). Tra le rinfuse liquide risultano in calo i prodotti chimici (-10,3%), i prodotti petroliferi (-7,1%) e i prodotti alimentari liquide (-7,4%), soprattutto oli. Molto buono il risultato del traffico container che con 163.470 Teus, ha registrato 18.093 Teus in più (+12,5%) rispetto allo scorso anno. In particolare però l’aumento è stato pari a 6.066 Teus per i pieni (+5,5%) e 12.027 per i vuoti (+34,1%). Buono il mese che con 21.287 Teus movimentati ha superato il traffico di agosto 2014 (20.621 Teus). Il traffico di nuove autovetture è stato pari a 15.479 pezzi, in calo del 13,5% rispetto allo scorso anno.

Il numero dei trailer di gennaio-agosto è stato pari a 43.565 contro i 52.316 del 2014 (-16,7%). In crescita la linea Ravenna-Catania, dove sono stati movimentati 30.917 trailer, 54 in più rispetto allo scorso anno, e la linea Ravenna-Brindisi con 8.783 pezzi contro i 7.880 del 2014. Sulla linea della Grimaldi con la Grecia, ripresa a luglio si sono contati 291 pezzi da/per Igoumenitsa e 2.309 da/per Patrasso, anche se tale linea fatica ancora a decollare. Da un’analisi del foreland marittimo del porto emerge che, i Paesi che hanno fatto registrare le principali variazioni positive in termini assoluti sono Cina, Iran, Turchia e Ucraina (1.337.061 mila tonnellate in più), mentre i Paesi con cui gli scambi sono calati in maniera più significativa sono stati Grecia, USA, Italia e Germania (complessivamente 1.100.213 mila tonnellate in meno).

Traghetti. «La decisione di installare l’impianto di trattamento provvisorio dei sedimenti presso il Terminal T&C complicherà la vita al nostro Terminal Traghetti, ma riteniamo il dragaggio più strategico. In ogni caso, abbiamo fissato l’asticella a circa 65.000 pezzi, cioè Tir tolti dalla strada, nel 2015 e contiamo di raggiungere tale risultato».

Ravennate ucciso in Bangladesh L’Isis rivendica l’omicidio 

Cesare Tavella, 51 anni, era residente a Casola Valsenio

Cesare Tavella, il cooperante ucciso in Bangladesh, risulta nato nel 1964 a Milano e residente a Casola Valsenio. Secondo le verifiche dei Carabinieri di Ravenna, Tavella, veterinario, dopo essersi trasferito da Milano e prima di andare a vivere a Casola aveva abitato a Bagnacavallo, dove vivono ancora i suoi familiari.

L’uomo è stato ucciso per strada nel quartiere di Gulshan da almeno tre uomini armati che lo hanno raggiunto in moto e “crivellato di colpi”. Dopo poche ore l’Isis ha rivendicato l’uccisione dell’uomo, secondo quanto riferito dalla direttrice del Site, Rita Katz, su Twitter. Una rivendicazione che le autorità italiane stanno verificando. La Farnesina ha confermato il decesso, mentre l’ambasciata italiana – che ha informato la famiglia – sta seguendo il caso in stretto contatto con gli inquirenti locali.

«In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio», sarebbe la rivendicazione della branca locale dell’Isis citata dal Site. «Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. E’ solo la prima goccia di pioggia», conclude la rivendicazione dei jihadisti sulla quale l’intelligence italiana è al lavoro per raccogliere tutti gli elementi utili. Nel Paese, confermano fonti dei servizi all’Ansa, c’è una considerevole presenza islamista e le modalità dell’uccisione sembrano indicare che l’obiettivo fosse proprio Tavella. Difficile, tuttavia, in queste prime ore riuscire a capire se l’italiano fosse nel mirino in quanto cooperante di una ong occidentale o per altri motivi.

Tavella, secondo la polizia, era in tenuta da jogging quando è stato raggiunto per strada dal commando armato verso le 19.
Testimoni hanno raccontato ai media locali di aver sentito almeno tre spari, che hanno ferito l’uomo all’addome, alla mano destra e al gomito sinistro. Gli uomini armati hanno quindi lasciato l’italiano “in una pozza di sangue” e sono poi riusciti a scappare. Alcuni passanti hanno quindi caricato il corpo per portarlo agli ‘United Hospitals’, dove Tavella, secondo una fonte ospedaliera, è arrivato già morto “con numerose ferite da arma da fuoco”. La polizia ha subito escluso l’ipotesi della rapina finita male, visto che la vittima aveva ancora con sé tutti i suoi effetti personali.

A Dacca Tavella lavorava come project manager per una ong olandese, la Icco Cooperation, che ha uffici in Bangladesh. In particolare si occupava di un progetto, ‘Proofs’ (Profitable Opportunities for Food Security), nel settore dell’agricoltura locale e dell’alimentazione. Secondo il suo profilo sul sito del programma, aveva cominciato a lavorare nell’ambito dello sviluppo nel 1993, sempre nel settore della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale, in diverse ong internazionali soprattutto in Asia. Di lui si legge che “si considera un giocatore di squadra, che cerca di fare le cose nel modo più efficiente possibile con un team di persone sorridenti”. (Ansa.it)

Cinquant’anni fa la catastrofe del Paguro al largo di Marina

Una fuoriuscita di gas ad altissima pressione distrusse in 48 ore
la piattaforma Agip. Commemorate le tre vittime dell’incidente

Commemorazione 50 anni disastro PaguroEra l’epoca pionieristica delle trivellazioni in Adriatico e il tragico incidente che affondò in poche ore la piattaforma di estrazione metanifera Paguro, di fronte al litorale di Marina, impressionò tutto il Paese per le proporzioni della catastrofe. Accadde fra il 28 e 29 settembre del 1965, esattamente cinquantanni fa. Delle 38 persone dell’equipaggio – che per scampare alla furia del gas fuoriuscito ad altissima pressione dal giacimento si dovettero gettare in mare nella notte – tre perirono fra le onde. Mezzo secolo dopo, la città ha ricordato il tragico evento e commemorato le tre vittime: il geologo Arturo Biagini, l’elettricista Bernardo Gervasoni e l’operaio Pietro Perri.

Ecco di seguito il racconto del disastro rievocato da Giovanni Fucci, presidente dell’Associazione Paguro di Ravenna che – assieme all’Amministrazione comunale, alla Capitaneria di Porto, all’Eni, ai parenti delle vittime e ai reduci di 50 anni fa – ha promosso la cerimonia per l’anniversario dell’affondamento del Paguro.
Nella foto in alto (di G. Corelli) un momento della commemorazione avvenuta in mare il 26 settembre. La corona d’alloro sarà collocata dai sub dell’associazione Il Paguro nei pressi del relitto.

Disastro Paguro 1965Un disastro inaspettato
«Nel dopoguerra l’Italia non possedeva piattaforme di perforazione, per cui le stesse erano noleggiate da armatori esteri a costi elevatissimi, da qui l’idea di costruire e lavorare con mezzi propri. Su licenza americana furono quindi fatte costruire dall’Agip le piattaforme mobili, self-elevating, prima la “Perro Negro“ e, nel 1962/63 a Porto Corsini, la gemella “Paguro“. Il Paguro prese subito il mare per iniziare l’attività di perforazione, ed a giugno del 1965 fu posizionato per il sondaggio di un nuovo pozzo, il Porto Corsini 7, su un fondale di 25 metri posto a 14,5 miglia dal porto di Marina di Ravenna. Proprio quando il 28 settembre del 1965 la trivella raggiunse il previsto giacimento di gas metano, a circa 2.900 metri di profondità, si verificò una eruzione di fluido. Purtroppo la trivella aveva intaccato un secondo giacimento sottostante, non previsto, che conteneva gas ad una pressione altissima. Vennero attivate le valvole di sicurezza di testa pozzo, ma poco dopo le pareti del pozzo cedettero e si sprigionò l’eruzione del gas, non più controllabile.
Come quasi sempre succede, anche questa tragedia scoppiò durante la notte e con condizioni meteomarine proibitive, la piattaforma fu avvolta dall’eruzione di acqua e gas, le 38 persone d’equipaggio abbandonarono la struttura. I mezzi di soccorso riuscirono a salvare 35 persone, ma purtroppo tre morirono annegate. La piattaforma poi s’incendiò ed il 29 settembre si inabissò nel cratere formato nel fondale dal gas, che continuava ad uscire alla pressione di circa 600 atmosfere.
Parte della piattaforma metallica era fusa dal calore del fuoco, le fiamme raggiusero un’altezza di 30 metri fuori acqua, e solo tre mesi dopo, grazie ad una nuova perforazione laterale riuscì a cementare il PC7.

Disastro Paguro 1965Dalla morte a nuova vita
Da allora sono passati 50 anni, la situazione del relitto non è mutata granchè, la parte più alta si trova sempre a meno 10 metri, buona parte degli alloggi è collassata corrosa dall’ossido e correnti galvaniche ed il cratere è sempre a meno 33 metri.
Il Paguro da quel lontano 1965 iniziò la propria metamorfosi e su quelle strutture martoriate da quel tragico evento è pian piano esplosa una nuova vita che affascina migliaia di subacquei che si immergono ogni anno.
Dal lontano 1996 ad oggi sono state realizzate sul relitto del Paguro oltre 63.000 immersioni grazie alle decine di volontari accompagnatori subacquei dell’Associazione che volontariamente e gratuitamente accompagnano i sub. Realizzate anche decine di concorsi foto-video subacquei, libri fotografici, libri scientifici, tre tesi di laurea, vari progetti di ripopolamento ittico di specie autoctone ed il primo ed unico progetto in Italia di costruzione di reef artificiale riutilizzando le parti sommerse di sei piattaforme Eni dismesse e demolite nel 1999/2000.
L’Associazione Paguro in continuità con la protezione e la valorizzazione del sito e dell’habitat subacqueo ha definito un impegnativo programma di attività teso sia alla memoria dell’evento, sia al valore e rispetto per il nostro mare».

Cinquant’anni fa la catastrofe del Paguro al largo di Marina

Una fuoriuscita di gas ad altissima pressione distrusse in 48 ore
la piattaforma Agip. Commemorate le tre vittime dell’incidente

Commemorazione 50 anni disastro PaguroEra l’epoca pionieristica delle trivellazioni in Adriatico e il tragico incidente che affondò in poche ore la piattaforma di estrazione metanifera Paguro, di fronte al litorale di Marina, impressionò tutto il Paese per le proporzioni della catastrofe. Accadde fra il 28 e 29 settembre del 1965, esattamente cinquantanni fa. Delle 38 persone dell’equipaggio – che per scampare alla furia del gas fuoriuscito ad altissima pressione dal giacimento si dovettero gettare in mare nella notte – tre perirono fra le onde. Mezzo secolo dopo, la città ha ricordato il tragico evento e commemorato le tre vittime: il geologo Arturo Biagini, l’elettricista Bernardo Gervasoni e l’operaio Pietro Perri.

Ecco di seguito il racconto del disastro rievocato da Giovanni Fucci, presidente dell’Associazione Paguro di Ravenna che – assieme all’Amministrazione comunale, alla Capitaneria di Porto, all’Eni, ai parenti delle vittime e ai reduci di 50 anni fa – ha promosso la cerimonia per l’anniversario dell’affondamento del Paguro.
Nella foto in alto (di G. Corelli) un momento della commemorazione avvenuta in mare il 26 settembre. La corona d’alloro sarà collocata dai sub dell’associazione Il Paguro nei pressi del relitto.

Disastro Paguro 1965Un disastro inaspettato
«Nel dopoguerra l’Italia non possedeva piattaforme di perforazione, per cui le stesse erano noleggiate da armatori esteri a costi elevatissimi, da qui l’idea di costruire e lavorare con mezzi propri. Su licenza americana furono quindi fatte costruire dall’Agip le piattaforme mobili, self-elevating, prima la “Perro Negro“ e, nel 1962/63 a Porto Corsini, la gemella “Paguro“. Il Paguro prese subito il mare per iniziare l’attività di perforazione, ed a giugno del 1965 fu posizionato per il sondaggio di un nuovo pozzo, il Porto Corsini 7, su un fondale di 25 metri posto a 14,5 miglia dal porto di Marina di Ravenna. Proprio quando il 28 settembre del 1965 la trivella raggiunse il previsto giacimento di gas metano, a circa 2.900 metri di profondità, si verificò una eruzione di fluido. Purtroppo la trivella aveva intaccato un secondo giacimento sottostante, non previsto, che conteneva gas ad una pressione altissima. Vennero attivate le valvole di sicurezza di testa pozzo, ma poco dopo le pareti del pozzo cedettero e si sprigionò l’eruzione del gas, non più controllabile.
Come quasi sempre succede, anche questa tragedia scoppiò durante la notte e con condizioni meteomarine proibitive, la piattaforma fu avvolta dall’eruzione di acqua e gas, le 38 persone d’equipaggio abbandonarono la struttura. I mezzi di soccorso riuscirono a salvare 35 persone, ma purtroppo tre morirono annegate. La piattaforma poi s’incendiò ed il 29 settembre si inabissò nel cratere formato nel fondale dal gas, che continuava ad uscire alla pressione di circa 600 atmosfere.
Parte della piattaforma metallica era fusa dal calore del fuoco, le fiamme raggiusero un’altezza di 30 metri fuori acqua, e solo tre mesi dopo, grazie ad una nuova perforazione laterale riuscì a cementare il PC7.

Disastro Paguro 1965Dalla morte a nuova vita
Da allora sono passati 50 anni, la situazione del relitto non è mutata granchè, la parte più alta si trova sempre a meno 10 metri, buona parte degli alloggi è collassata corrosa dall’ossido e correnti galvaniche ed il cratere è sempre a meno 33 metri.
Il Paguro da quel lontano 1965 iniziò la propria metamorfosi e su quelle strutture martoriate da quel tragico evento è pian piano esplosa una nuova vita che affascina migliaia di subacquei che si immergono ogni anno.
Dal lontano 1996 ad oggi sono state realizzate sul relitto del Paguro oltre 63.000 immersioni grazie alle decine di volontari accompagnatori subacquei dell’Associazione che volontariamente e gratuitamente accompagnano i sub. Realizzate anche decine di concorsi foto-video subacquei, libri fotografici, libri scientifici, tre tesi di laurea, vari progetti di ripopolamento ittico di specie autoctone ed il primo ed unico progetto in Italia di costruzione di reef artificiale riutilizzando le parti sommerse di sei piattaforme Eni dismesse e demolite nel 1999/2000.
L’Associazione Paguro in continuità con la protezione e la valorizzazione del sito e dell’habitat subacqueo ha definito un impegnativo programma di attività teso sia alla memoria dell’evento, sia al valore e rispetto per il nostro mare».

Cinquant’anni fa la catastrofe del Paguro al largo di Marina

Una fuoriuscita di gas ad altissima pressione distrusse in 48 ore la piattaforma Agip. Commemorate le tre vittime dell’incidente

Commemorazione 50 anni disastro PaguroEra l’epoca pionieristica delle trivellazioni in Adriatico e il tragico incidente che affondò in poche ore la piattaforma di estrazione metanifera Paguro, di fronte al litorale di Marina, impressionò tutto il Paese per le proporzioni della catastrofe. Accadde fra il 28 e 29 settembre del 1965, esattamente cinquantanni fa. Delle 38 persone dell’equipaggio – che per scampare alla furia del gas fuoriuscito ad altissima pressione dal giacimento si dovettero gettare in mare nella notte – tre perirono fra le onde. Mezzo secolo dopo, la città ha ricordato il tragico evento e commemorato le tre vittime: il geologo Arturo Biagini, l’elettricista Bernardo Gervasoni e l’operaio Pietro Perri.

Ecco di seguito il racconto del disastro rievocato da Giovanni Fucci, presidente dell’Associazione Paguro di Ravenna che – assieme all’Amministrazione comunale, alla Capitaneria di Porto, all’Eni, ai parenti delle vittime e ai reduci di 50 anni fa – ha promosso la cerimonia per l’anniversario dell’affondamento del Paguro.
Nella foto in alto (di G. Corelli) un momento della commemorazione avvenuta in mare il 26 settembre. La corona d’alloro sarà collocata dai sub dell’associazione Il Paguro nei pressi del relitto.

Disastro Paguro 1965Un disastro inaspettato
«Nel dopoguerra l’Italia non possedeva piattaforme di perforazione, per cui le stesse erano noleggiate da armatori esteri a costi elevatissimi, da qui l’idea di costruire e lavorare con mezzi propri. Su licenza americana furono quindi fatte costruire dall’Agip le piattaforme mobili, self-elevating, prima la “Perro Negro“ e, nel 1962/63 a Porto Corsini, la gemella “Paguro“. Il Paguro prese subito il mare per iniziare l’attività di perforazione, ed a giugno del 1965 fu posizionato per il sondaggio di un nuovo pozzo, il Porto Corsini 7, su un fondale di 25 metri posto a 14,5 miglia dal porto di Marina di Ravenna. Proprio quando il 28 settembre del 1965 la trivella raggiunse il previsto giacimento di gas metano, a circa 2.900 metri di profondità, si verificò una eruzione di fluido. Purtroppo la trivella aveva intaccato un secondo giacimento sottostante, non previsto, che conteneva gas ad una pressione altissima. Vennero attivate le valvole di sicurezza di testa pozzo, ma poco dopo le pareti del pozzo cedettero e si sprigionò l’eruzione del gas, non più controllabile.
Come quasi sempre succede, anche questa tragedia scoppiò durante la notte e con condizioni meteomarine proibitive, la piattaforma fu avvolta dall’eruzione di acqua e gas, le 38 persone d’equipaggio abbandonarono la struttura. I mezzi di soccorso riuscirono a salvare 35 persone, ma purtroppo tre morirono annegate. La piattaforma poi s’incendiò ed il 29 settembre si inabissò nel cratere formato nel fondale dal gas, che continuava ad uscire alla pressione di circa 600 atmosfere.
Parte della piattaforma metallica era fusa dal calore del fuoco, le fiamme raggiusero un’altezza di 30 metri fuori acqua, e solo tre mesi dopo, grazie ad una nuova perforazione laterale riuscì a cementare il PC7.

Disastro Paguro 1965Dalla morte a nuova vita
Da allora sono passati 50 anni, la situazione del relitto non è mutata granchè, la parte più alta si trova sempre a meno 10 metri, buona parte degli alloggi è collassata corrosa dall’ossido e correnti galvaniche ed il cratere è sempre a meno 33 metri.
Il Paguro da quel lontano 1965 iniziò la propria metamorfosi e su quelle strutture martoriate da quel tragico evento è pian piano esplosa una nuova vita che affascina migliaia di subacquei che si immergono ogni anno.
Dal lontano 1996 ad oggi sono state realizzate sul relitto del Paguro oltre 63.000 immersioni grazie alle decine di volontari accompagnatori subacquei dell’Associazione che volontariamente e gratuitamente accompagnano i sub. Realizzate anche decine di concorsi foto-video subacquei, libri fotografici, libri scientifici, tre tesi di laurea, vari progetti di ripopolamento ittico di specie autoctone ed il primo ed unico progetto in Italia di costruzione di reef artificiale riutilizzando le parti sommerse di sei piattaforme Eni dismesse e demolite nel 1999/2000.
L’Associazione Paguro in continuità con la protezione e la valorizzazione del sito e dell’habitat subacqueo ha definito un impegnativo programma di attività teso sia alla memoria dell’evento, sia al valore e rispetto per il nostro mare».

Studia da infermiera e lavora in disco Al Grande Fratello una 22enne da Faenza

Federica Lepanto: «Sono simpatica, intraprendente, volubile e permalosa». Per il secondo anno di fila una faentina al reality

Studia da infermiera e nel weekend lavora nelle discoteche sperando di «capire quale delle due anime abbia prevalenza»: arriva da Faenza, dove si è trasferita qualche anno fa da Salerno, la 22enne Federica Lepanto entrata nella casa del Grande Fratello per la 14esima edizione del reality iniziato il 25 settembre.

Nel video di presentazione, tra un sorriso mentre lancia indietro la chioma e una posa in bikini sugli scogli, Federica ci dice che per fare l’infermiera «è indispensabiel il sorriso» mentre in discoteca «indossi abiti in cui ti senti più donna rispetto alla divisa da infermiera». Da qui la necessità di capire quale dei due mondi abitare stabilmente. Nella sua scheda pubblicata sul sito della trasmissione, condotta da Alessia Marcuzzi dal 2006, si legge che «avrebbe voluto studiare moda ma poi ha cambiato idea e si è iscritta a Infermieristica e oggi è contenta della scelta». Per arrotondare fa anche la baby sitter. Si descrive come una persona «simpatica, intraprendente, volubile e permalosa». Appena maggiorenne stava per sposarsi ma poco prima del matrimonio ha scoperto che il fidanzato la tradiva.

E così per il secondo anno consecutivo la città delle ceramiche fornisce concorrenti al programma Mediaset: nell’edizione numero 13 (da marzo a maggio 2014) fu il turno di Veronica Graf, modella 25enne. Ma non sembrano fortunate le faentine: Veronica rimase in gara appena due settimane e Federica dopo la prima puntata è già stata spedita nel garage, anticamera di una possibile eliminazione. I quindici giorni davanti alle telecamere per la bionda Veronica sembrano aver comunque aiutato la sua popolarità: 23mila follower su Instagram dove abbondano le foto dei suoi frequenti viaggi, soprattutto in costume sulle spiagge di Ibiza, tra scollature, baci e pose sexy.

Ma se si parla di ravennati al Grande Fratello tocca citare colei che per prima portò la esse romagnola sul set di Cinecittà. Era settembre del 2001 e Mascia Ferri faceva parte della seconda edizione. Bionda, sorriso aperto, modi spicci, quarta di seno rifatta (la destra da lei stessa battezzata Wanda, la sinistra Luisa), all’epoca aveva 28 anni e faceva la barista nelle notti a Milano Marittima: fu lei a sdoganare le maggiorate nei reality, per andare oltre nel Gf si dovrà attendere fino alla nona (edizione) con la sesta (misura) di Cristina Del Basso. In pochi giorni si aggiudicò il titolo di “Panterona”, nei 78 trascorsi in totale nella casa doppi sensi maliziosi e battute le fecero guadagnare la splendida imitazione di Paola Cortellesi.

In duemila alla prima festa medievale L’assessore: «Più risorse per la Rocca»

Liverani, candidato sindaco Pd, annuncia l’impegno nel nuovo bilancio Il gruppo Amata Brancaleone firmerà un accordo con il Comune

L’idea di un tuffo nel passato, indietro di un migliaio di anni, ha attirato la curiosità di molti: secondo il Comune di Ravenna almeno duemila persone hanno visitato la Rocca Brancaleone nel pomeriggio di ieri, 27 settembre, in occasione della prima edizione della festa medievale. Duelli tra spadaccini, mercato medievale, tiro con l’arco, dimostrazione dei falconieri, dei giullari e dei musici, caccia al tesoro con un centinaio di bambini partecipanti.

Era presente anche Enrico Liverani, assessore ai Lavori pubblici e futuro candidato sindaco per il Pd alle prossime elezioni in primavera: «Siamo felici della collaborazione delle cittadine e dei cittadini e del loro impegno per rendere più viva e accogliente la nostra Rocca. Come amministrazione ci impegniamo ad inserire nel piano degli investimenti che approveremo col prossimo bilancio, entro dicembre, risorse dedicate alla manutenzione e conservazione di un luogo tanto importante per tutti i ravennati e i turisti».

La festa è stata organizzata, con il sostegno del Comune, da Amata Brancaleone, gruppo di associazioni, residenti e fruitori affezionati alla Rocca coordinato dalla cooperativa sociale Villaggio Globale. Ogni persona disponibile ha potuto partecipare all’organizzazione della festa. Due giovani artisti hanno ad esempio proposto e realizzato i due grandi stemmi che abbelliscono la torre d’ingresso. I falconieri, che hanno saputo della festa pochi giorni prima, si sono offerti di contribuire con la loro dimostrazione. Studenti universitari di storia medievale hanno organizzato piccole conferenze storiche.

«Più di un anno fa – ha ricordato l’assessora alla Partecipazione, Valentina Morigi, intervenuta alla festa con i colleghi Liverani e Guido Guerrieri (Ambiente) – insieme ad alcune associazioni e ai residenti della zona Rocca Brancaleone abbiamo dato vita ad un percorso di partecipazione per fare in modo che un pezzo importante del patrimonio artistico e storico della nostra città potesse essere maggiormente conosciuto, apprezzato e frequentato, in primis proprio dai ravennati. In questi mesi è cresciuta la collaborazione con il liceo artistico, per il recupero della fontana, ed è cresciuta la voglia di fare, di costruire dal basso una nuova Rocca; così i cittadini residenti insieme alle associazioni hanno dato vita al gruppo Amata Brancaleone».

A ottobre il gruppo Amata Brancaleone firmerà un patto di collaborazione con il Comune di Ravenna e nel 2016 intende recuperare la fontana, intervenire sui giochi per i bambini ed organizzare la seconda edizione della festa medievale, aprendola anche alla partecipazione delle scuole. Il gruppo è alla ricerca di animatori, di volontari per l’organizzazione, di sponsor e collaboratori per la prossima festa medievale e per la cura del parco. Chi fosse interessato può scrivere a sociale@villaggioglobale.ra.it o contattare su facebook il gruppo “L’Amata Brancaleone”. «Abbiamo dimostrato le potenzialità della Rocca e la città ha risposto con una festosa invasione – ha concluso Rita Rambelli, residente e componente del gruppo –. Collaboriamo e collaboreremo con il Comune, che ci ha garantito maggiori investimenti sulla Rocca perché sia meglio pulita e manutentata».

Sempre meno bimbi: le sezioni comunali delle materne passeranno da 75 a 69

Crescono le statali, dove però ci sono anche casi di emergenza E intanto un sondaggio tra i genitori promuove i nidi

Diminuiscono i bambini, si accorciano le liste d’attesa, chiudono intere sezioni di materne comunali. In estrema sintesi è questo il panorama dei servizi per i bambini da 0 a 6 anni nel comune di Ravenna, i cui dati sono stati resi pubblici dall’assessore competente, Ouidad Bakkali (nella foto).

Per quanto riguarda i nidi d’infanzia (0-3 anni) la popolazione stimata, che rappresenta quindi la domanda potenziale, è al momento di 3.536 bambini, in calo del 3 percento rispetto all’anno scolastico precedente. E se si confronta il numero con quello di soli cinque anni fa il risultato è che mancano all’appello quasi ottocento bambini. Nel frattempo il numero dei posti è passato dai 1.389 del 2010 ai 1.451 di quest’anno che, seppur in calo di una trentina di unità rispetto al 2014/15 permettono una copertura di oltre il 41 percento, ben oltre la soglia del 33 indicata in passato dal consiglio europeo. Dei 1.451 posti attuali di cui sopra, 770 sono comunali (a gestione diretta o indiretta) mentre 681 sono di privati convenzionati, dati entrambi in calo di una quindicina di posti rispetto a un anno fa, nel caso del Comune per mancanza di richiesta in alcuni territori come Marina, Savarna e Sant’Antonio, in quello dei privati a causa invece in particolare della chiusura del nido I Cuccoli.

Le domande complessive ai nidi presentate al momento sono quasi seicento, in netto calo rispetto agli ultimi due anni quando hanno superato sempre le ottocento. Anche per questo le liste d’attesa sono più ridotte, con 104 bambini all’uscita della graduatoria (contro i 148 dell’anno precedente) e 70 ad oggi, in attesa che il dato si riduca ulteriormente a fine anno scolastico, quando un anno fa erano 95 i bambini esclusi e due anni fa 87.

Passando alle scuole dell’infanzia (3-6 anni) il trend è quello della riduzione delle sezioni comunali a vantaggio di quelle statali, con benefici per le casse di Palazzo Merlato, a fronte anche della riduzione delle domande generali, ma con il rischio di non essere del tutto pronti a emergenze come quella del Landoni, riportata in questi giorni dal sito Romagnamamma.it, dove per far fronte alla lista d’attesa anche comunale, la materna (statale) ha allestito una terza sezione in ritardo, composta in maggioranza da bambini stranieri, contro cui si sono scagliati alcuni genitori, parlando di “classe ghetto” (accuse stigmatizzate dalla stessa assessore Bakkali che ha invitato a mettere da parte le paure a favore della multiculturalità). In generale rispetto ai tempi d’oro del 2011, con 75 sezioni e circa 2mila posti comunali a fronte di una capienza complessiva di 4.054 bambini, quest’anno i posti comunali sono scesi a 1.824 e le sezioni a 71, destinate già a diventare 69 nel 2016-2017 a fronte invece di 41 sezioni statali (dettagli tra gli articoli correlati).

Complessivamente quest’anno la popolazione stimata di bambini da 3 a 6 anni delle scuole d’infanzia è di 4.129 unità (il 3 percento in meno del 2014) a fronte di una capienza di 4.010 posti (14 in meno dell’anno scorso) che rappresentano una copertura del 94 percento. In lista d’attesa al momento ci sono 98 bambini, ma l’assessore Bakkali assicura che nel corso di questi mesi verranno soddisfatte ulteriori domande, arrivando a fine anno scolastico a una cifra inferiore ai 34 di fine 2014-2015. Ad oggi le domande arrivate in Comune sono circa 970, mentre nei due anni precedenti avevano sempre superato soglia 1.100.

Il sondaggio. Un sondaggio svolto tra i genitori dei bambini che frequentano i nidi comunali e in convenzione ha avuto come esito un valore medio di soddisfazione complessiva del servizio pari a 8,9 (in una scala di giudizio da 1 a 10). La maggiore soddisfazione, con una media che supera il valore 9, è stata assegnata a 7 voci tra cui il rapporto con le educatrici, la loro competenza, la pulizia degli spazi e gli orari. La minore soddisfazione, con una media compresa tra il 7,3 e il 7,8 i genitori l’hanno espressa sull’adeguatezza della retta rispetto al servizio ricevuto e i tempi di risposte sull’esito della domanda di iscrizione. Il sondaggio è stato sottoposto anche alle insegnanti, che giudicano il servizio in maniera più critica e severa (voto medio 8,16). (lu. ma.)

Prosa all’Alighieri: su il sipario con Non ti pago dei De Filippo

Dieci titoli in cartellone a partire dal 5 novembre

Luca De FilippoSi inaugura con Non ti pago, una commedia dei De Filippo – Eduardo autore, il figlio Luca regista e protagonista –, la stagione di prosa 2015-16 all’Alighieri con l’organizzazione e la direzione di Ravenna Teatro. Il titolo d’esordio fa parte di un cartellone di 10 spettacoli, dedicati alla drammaturgia contemporanea e a celebri autori del Novecento: Cechov, Schnitzler, Miller, Sciascia, fino ai più attuali Zeller e Vacis e al ravennate Marco Martinelli. In programma anche due messa in scena ispirate a grandi registi cinematografici come Ettore Scola e Rainer Werner Fassbinder. Fra i protagonisti, oltre il già citato Luca De Filippo (nella foto sopra), Massimo Ghini (nella foto sotto a destra), Galatea Ranzi, Massimo Ciavarro, Giulio Scarpati, Valeria Solarino, Elio De Capitani, Marco Paolini, Luigi Dadina, Ermanna Montanari, Sandro Lombardi, Fausto Russo Alesi, Monica Piseddu, Stefano Randisi ed Enzo Vetrano.

 

Fra le attività collaterali prosegue il percorso di “In corpo 9“ con incontri, documentari e un concorso. Nel dettaglio, alla Sala Corelli dell’Alighieri, riprenderanno i tradizionali “Incontri con le Compagnie“, momenti di approfondimento sulle tematiche degli spettacoli, retroscena degli allestimenti e conversazioni con attori e registi. Torna per il terzo anno anche Il “Circolo delle lettrici e dei lettori“ al teatro Rasi in cui si discuterà di testi legati ai titoli della stagione e, due incontri cinematografici dal titolo “Lezioni di cinema a teatro“, a cura di Fabrizio Varesco, in collaborazione con Ravenna Cinema. Inoltre, spettatori curiosi e appassionati hanno costituito il gruppo “Teatro Perché?“ che raccoglie un pubblico di giovanissimi e le loro famiglie per un confronto sugli spettacoli e ha ideato il premio letterario “Critici per caso“ a cui possono partecipare tutti gli spettatori inviando una recensione (in palio buoni libro e abbonamenti).

Massimo GhiniLa recente presentazione della stagione di prosa è stata l’occasione per informare il pubblico ravennate sullo stato dell’arte di Ravenna Teatro, dopo la revisione dei parametri di valutazione e di finanziamento delle strutture teatrali nazionali da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. A questo proposito la direttrice artistica Marcella Nonni ha rivelato che il Mibac ha determinato un elevato punteggio per qualità artistica di Ravenna Teatro (29 punti su 30, per uno dei tre parametri fondamentali per la determinazione del contributo statale) confermando la struttura ravennate Centro di Produzione Teatrale. «Siamo molto orgogliosi che il nostro progetto artistico abbia ottenuto un punteggio così significativo – ha commentato Nonni –. Dopo il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, unico ad aver ottenuto 30 su 30, ci è stato riconosciuto il punteggio più alto fra tutti i comparti di assegnazione – che sono Teatri Nazionali, Teatri di rilevanza culturale, Centri di produzione teatrale – a pari merito con il Css di Udine. Questo qualifica l’intera attività per il prossimo triennio e rafforza le nostre motivazioni a far crescere la proposta culturale del nostro territorio, in Italia e in Europa».

Per quanto riguarda gli spettatori, quest’anno, la stagione propone una nuova formula di abbonamento che prevede sui dieci titoli in programma, sei spettacoli fissi e due a scelta. È possibile sottoscrivere gli abbonamenti alla Stagione fino al lunedì 26 ottobre presso la biglietteria del teatro Alighieri. I biglietti per i singoli spettacoli saranno in vendita dal 31 ottobre. Per ricevere ulteriori informazioni su formule di abbonamento e promozioni speciali scrivere a stagionediprosa@ravennateatro.com o telefonare agli uffici di Ravenna Teatro aperti al pubblico da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17 (tel. 0544 36239). Il programma è disponibile anche sul sito www.teatrodellealbe.com/prosa mentre per aggiornamenti in tempo reale consultare Ravenna Teatro su FB e @RavennaTeatro su Twitter.


Valeria SolarinoEcco di seguito alcune note sugli spettacoli in cartellone.

I sei titoli fissi

Apre la stagione una delle più brillanti commedie di Eduardo De Filippo, Non ti pago, interpretata e diretta dal figlio di Eduardo, Luca De Filippo, che sarà a Ravenna nell’unica rappresentazione in Emila-Romagna dal 5 all’8 novembre. Luca De Filippo, portando avanti la tradizione del padre, mette in scena la disavventura di Ferdinando Quagliolo. Quando a Mario Bertolini, suo futuro genero, capita una ricca quaterna datagli in sogno proprio dal defunto padre, Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per sé. Solo Eduardo riesce a tradurre in commedia un’umanità dolente e sfaccendata, che nella cruda quotidianità fatta di paure, angosce e miseria, non rinuncia alla speranza e all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini un futuro migliore.

Sarà poi la volta degli amatissimi Stefano Randisi e Enzo Vetrano che porteranno in scena L’onorevole, dal 1 al 6 dicembre (al teatro Rasi). Scritto da Leonardo Sciascia nel 1965 il testo descrive in modo lucido e spietato le connivenze tra politica, affari, alti prelati e criminalità organizzata, assume oggi il carattere di un’amara profezia di ciò che accade in Italia in questi anni.

Si proseguirà con la commedia Un’ora di tranquillità, scritto dal trentaseienne francese Florian Zeller con Massimo Ghini, Galatea Ranzi e Massimo Ciavarro all’Alighieri dal 14 al 17 gennaio.  È una commedia brillante giocata tra equivoci e battute esilaranti in cui un uomo cerca disperatamente un momento di serenità senza aver fatto però i conti con bisogni e frustrazioni di parenti e amici.

Torna a Ravenna dopo Oscura immensità, Giulio Scarpati, questa volta in scena con Valeria Solarino (nella foto sopra) nell’adattamento del capolavoro cinematografico di Ettore Scola, Una giornata particolare, dal 25 al 28 febbraio. Nello spettacolo Antonietta inizia a dubitare sulle verità propagandate dal fascismo e acquista maggiore rispetto di sé; Gabriele, omosessuale in procinto di essere spedito al confino, costretto tutta la vita a fingere e a nascondersi, esce allo scoperto. Scarpati e Solarino portano in teatro l’intima vicenda che fu interpretata sul grande schermo da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, quella giornata particolare per i due protagonisti e per la storia del nostro paese.

Torna anche Elio De Capitani (nella foto in basso a destra) con il Teatro dell’Elfo che dopo Frost/Nixon propone un altro testo teatrale americano diventato cult, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, dal 19 al 22 marzo. Vecchio e stanco, Loman non riesce più a tenere il passo con un lavoro stressante e con l’incombere di una crisi economica, perdendo quell’ottimistica – e tutta americana – fiducia nel futuro. Death of a Salesman – questo il titolo originale – mantiene la sua capacità di essere sempre attuale: i Willy Loman sono gli esodati di oggi a cui è stato sottratto il proprio ruolo non solo produttivo, ma anche sociale e morale. Per questo spettacolo Elio De Capitani ha ricevuto il Premio Hystrio per l’interpretazione e il Premio Internazionale Ennio Flaiano per la regia.

La stagione si concluderà dal 10 al 13 maggio con un originale Amleto a Gerusalemme -
 Palestinian Kids Want to See the Sea, con Marco Paolini e gli attori del laboratorio teatrale condotto da Gabriele Vacis e gli attori professionisti del Teatro Nazionale Palestinese. Vacis e Paolini tornano insieme dopo essere stati protagonisti della felice stagione del teatro di narrazione, che ha portato al successo di spettacoli come Il racconto del Vajont. In questo spettacolo il regista indaga la fragilità e la potenza della gioventù di Amleto a cui è chiesto di portare un peso che non può né reggere né respingere. «Il destino pianta nel cuore di Amleto una quercia – recita Vacis – ma il cuore di Amleto è un vaso prezioso che le radici della quercia, crescendo, spezzano».

 

Elio De CapitaniI quattro spettacoli a scelta

Sandro Lombardi e Federico Tiezzi portano all’Alighieri Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler, il 23 e il 24 gennaio. Sandro Lombardi – vincitore di ben 6 premi Ubu come migliore attore – è l’avventuriero veneziano, ormai stanco di peripezie erotiche e nauseato dal suo passato di diplomatico da strapazzo, qui ritratto da Schnitzler, cantore della Vienna spumeggiante e feroce nel declinante Impero Asburgico. Il Ritorno di Casanova è una tragicommedia della coscienza moderna, attenta ai propri istinti e falsi valori nel tentativo di sfuggire alla vecchiaia e alla morte.

Uno dei più amati classici del ‘900, Il Gabbiano di Anton Čechov, sarà in scena il 9 e il 10 febbraio con la produzione del Piccolo Teatro di Milano e di LuganoInScena, per la regia di Carmelo Rifici, che è stato a lungo collaboratore di Luca Ronconi. Come l’ignara felicità di un gabbiano viene stroncata dalla oziosa indifferenza di un cacciatore, così Trigorin approfitta della femminile smania di aprire le ali di Nina e la porta via con sé a fare l’attrice. Nel Gabbiano le vite s’intersecano indelebilmente nel territorio fatale dell’amore, chiuso dentro il cuore dei personaggi stessi che a volte non sanno più dove metterlo.

Tra gli spettacoli a scelta c’è il nuovo lavoro di uno dei più apprezzati registi italiani in Europa: Antonio Latella che dopo Un tram che si chiama desiderio si cimenta con la poetica del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder con Ti regalo la mia morte, Veronika, con l’attrice Monica Piseddu, il 16 e il 17 febbraio. Latella, vincitore del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2015, rilegge i miti del cinema di Fassbinder. Partendo dalla vicenda di Veronika Voss incontra alcune tra le figure femminili che il regista ci ha consegnato con la sua grande e unica opera, in cui sguardo cinematografico e biografia personale tendono inevitabilmente a coincidere. Monica Piseddu incarna perfettamente la fuga dalla razionalità della diva sul viale del tramonto e vittima della morfina, circondata da ricordi e personaggi che diventano apparizioni in bianco e nero.

Nell’anno in cui Ravenna è “Città Europea dello Sport 2016“, il Teatro delle Albe dopo aver fatto letteralmente il giro d’Italia, torna a Ravenna il 9 e il 10 marzo con Pantani di Marco Martinelli, vincitore del Premio Ubu per la drammaturgia, in scena Ermanna Montanari, vincitrice del Premio Duse per questa interpretazione, e Luigi Dadina che è stato candidato Ubu a miglior attore non protagonista per il ruolo del padre del campione romagnolo. 

«Elezioni, amministrare bene si può» La Lega Nord guarda al voto di Ravenna

Dibattito pubblico con il consigliere comunale Guerra
introdotto da Morrone, vicesegretario del Carroccio in Romagna

Come si presenterà la Lega Nord alle prossime elezioni amministrative di Ravenna? Chi sarà il suo candidato sindaco? Qualche risposta a queste domande forse potrà arrivare domani sera, 29 settembre, dal Circolino di San Pietro in Vincoli (via Farini 42) dove alle 20.30 è in programma un dibattito intitolato “Elezioni Ravenna 2016, amministrare bene si può”. A introdurre la serata sarà Jacopo Morrone, vice segretario della Lega Nord Romagna: è previsto l’intervento di Paolo Guerra, attualmente l’unico consigliere comunale del Carroccio (nella foto). Saranno ospiti tre sindaci romagnoli: Gianluca Zattini (Meldola), Renata Tosi (Riccione), Vally Cipriani (Montefiore Conca).

Sarà invece l’agricoltura il tema al centro del dibattito in programma questa sera sempre al Circolino. Gli ospiti saranno Gianluca Pini (deputato della Lega e segretario della Lega Nord Romagna) e Stefano Gagliardi (presidente Assoavi) introdotti da Samantha Gardini (segretario provinciale).

Ravenna arriva su Sky Arte grazie al murales di Jim Avignon 

La serie “Muro” parte dalla nostra città: un documentario
sulla realizzazione dell’opera dell’artista tedesco in via Gulli 

Martedì 29 settembre Ravenna sarà su Sky nel corso della prima puntata delle otto previste nell’ambito della nuova serie televisiva “Muro”. L’appuntamento è alle 22 sul canale Sky Arte (numero 120 e 400 della piattaforma Sky). Si tratta di un progetto curato da David Diavù Vecchiato e prodotto da Sky Arte HD e da Level 33, in collaborazione con Il Fatto Quotidiano che partecipa con alcune tra le sue firme più prestigiose.

“Muro” accosta ad otto località italiane l’esperienza dei più importanti artisti della street art (Nicola Verlato a Roma, Rak&Bezt a Caserta, Ella&Pitr e Elian Chali a Gaeta, Axel Void a Mosciano Sant’Angelo, Zio Ziegler ad Arcevia, Gary Baseman a Giffoni Valle Piana e Buff Monster a Olbia, oltre a Jim Avignon, come noto, a Ravenna), chiamati a realizzare un’opera che ambisce a divenire icona della zona prescelta.

Ogni spazio prescelto si è arricchito di un’opera di street art nata grazie alla storia del luogo e alle suggestioni fornite all’artista dagli abitanti del quartiere; il programma segue tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dal disegno di base alla creazione delle figure di sfondo e di primo piano, fino alla firma finale apposta dell’artista.
Il risultato è un documento che racconta l’incontro della forma artistica contemporanea più vicina alla gente comune con uno spaccato sociale ricco di umanità e di personaggi autentici.

Si parte martedì, come detto, con la puntata sull’artista tedesco Jim Avignon, ospite a Ravenna la scorsa primavera nell’ambito del festival di street art Subsidenze (vedi foto in alto e i dettagli tra gli articoli correlati).

Ravenna arriva su Sky Arte grazie al murales di Jim Avignon 

La serie “Muro” parte dalla nostra città: un documentario
sulla realizzazione dell’opera dell’artista tedesco in via Gulli 

Martedì 29 settembre Ravenna sarà su Sky nel corso della prima puntata delle otto previste nell’ambito della nuova serie televisiva “Muro”. L’appuntamento è alle 22 sul canale Sky Arte (numero 120 e 400 della piattaforma Sky). Si tratta di un progetto curato da David Diavù Vecchiato e prodotto da Sky Arte HD e da Level 33, in collaborazione con Il Fatto Quotidiano che partecipa con alcune tra le sue firme più prestigiose.

“Muro” accosta ad otto località italiane l’esperienza dei più importanti artisti della street art (Nicola Verlato a Roma, Rak&Bezt a Caserta, Ella&Pitr e Elian Chali a Gaeta, Axel Void a Mosciano Sant’Angelo, Zio Ziegler ad Arcevia, Gary Baseman a Giffoni Valle Piana e Buff Monster a Olbia, oltre a Jim Avignon, come noto, a Ravenna), chiamati a realizzare un’opera che ambisce a divenire icona della zona prescelta.

Ogni spazio prescelto si è arricchito di un’opera di street art nata grazie alla storia del luogo e alle suggestioni fornite all’artista dagli abitanti del quartiere; il programma segue tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dal disegno di base alla creazione delle figure di sfondo e di primo piano, fino alla firma finale apposta dell’artista.
Il risultato è un documento che racconta l’incontro della forma artistica contemporanea più vicina alla gente comune con uno spaccato sociale ricco di umanità e di personaggi autentici.

Si parte martedì, come detto, con la puntata sull’artista tedesco Jim Avignon, ospite a Ravenna la scorsa primavera nell’ambito del festival di street art Subsidenze (vedi foto in alto e i dettagli tra gli articoli correlati).

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