mercoledì
13 Maggio 2026

Ravenna arriva su Sky Arte grazie al murales di Jim Avignon 

La serie “Muro” parte dalla nostra città: un documentario
sulla realizzazione dell’opera dell’artista tedesco in via Gulli 

Martedì 29 settembre Ravenna sarà su Sky nel corso della prima puntata delle otto previste nell’ambito della nuova serie televisiva “Muro”. L’appuntamento è alle 22 sul canale Sky Arte (numero 120 e 400 della piattaforma Sky). Si tratta di un progetto curato da David Diavù Vecchiato e prodotto da Sky Arte HD e da Level 33, in collaborazione con Il Fatto Quotidiano che partecipa con alcune tra le sue firme più prestigiose.

“Muro” accosta ad otto località italiane l’esperienza dei più importanti artisti della street art (Nicola Verlato a Roma, Rak&Bezt a Caserta, Ella&Pitr e Elian Chali a Gaeta, Axel Void a Mosciano Sant’Angelo, Zio Ziegler ad Arcevia, Gary Baseman a Giffoni Valle Piana e Buff Monster a Olbia, oltre a Jim Avignon, come noto, a Ravenna), chiamati a realizzare un’opera che ambisce a divenire icona della zona prescelta.

Ogni spazio prescelto si è arricchito di un’opera di street art nata grazie alla storia del luogo e alle suggestioni fornite all’artista dagli abitanti del quartiere; il programma segue tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dal disegno di base alla creazione delle figure di sfondo e di primo piano, fino alla firma finale apposta dell’artista.
Il risultato è un documento che racconta l’incontro della forma artistica contemporanea più vicina alla gente comune con uno spaccato sociale ricco di umanità e di personaggi autentici.

Si parte martedì, come detto, con la puntata sull’artista tedesco Jim Avignon, ospite a Ravenna la scorsa primavera nell’ambito del festival di street art Subsidenze (vedi foto in alto e i dettagli tra gli articoli correlati).

Ravenna arriva su Sky Arte grazie al murales di Jim Avignon 

La serie “Muro” parte dalla nostra città: un documentario
sulla realizzazione dell’opera dell’artista tedesco in via Gulli 

Martedì 29 settembre Ravenna sarà su Sky nel corso della prima puntata delle otto previste nell’ambito della nuova serie televisiva “Muro”. L’appuntamento è alle 22 sul canale Sky Arte (numero 120 e 400 della piattaforma Sky). Si tratta di un progetto curato da David Diavù Vecchiato e prodotto da Sky Arte HD e da Level 33, in collaborazione con Il Fatto Quotidiano che partecipa con alcune tra le sue firme più prestigiose.

“Muro” accosta ad otto località italiane l’esperienza dei più importanti artisti della street art (Nicola Verlato a Roma, Rak&Bezt a Caserta, Ella&Pitr e Elian Chali a Gaeta, Axel Void a Mosciano Sant’Angelo, Zio Ziegler ad Arcevia, Gary Baseman a Giffoni Valle Piana e Buff Monster a Olbia, oltre a Jim Avignon, come noto, a Ravenna), chiamati a realizzare un’opera che ambisce a divenire icona della zona prescelta.

Ogni spazio prescelto si è arricchito di un’opera di street art nata grazie alla storia del luogo e alle suggestioni fornite all’artista dagli abitanti del quartiere; il programma segue tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dal disegno di base alla creazione delle figure di sfondo e di primo piano, fino alla firma finale apposta dell’artista.
Il risultato è un documento che racconta l’incontro della forma artistica contemporanea più vicina alla gente comune con uno spaccato sociale ricco di umanità e di personaggi autentici.

Si parte martedì, come detto, con la puntata sull’artista tedesco Jim Avignon, ospite a Ravenna la scorsa primavera nell’ambito del festival di street art Subsidenze (vedi foto in alto e i dettagli tra gli articoli correlati).

Ravenna arriva su Sky Arte grazie al murales di Jim Avignon 

La serie “Muro” parte dalla nostra città: un documentario sulla realizzazione dell’opera dell’artista tedesco in via Gulli 

Martedì 29 settembre Ravenna sarà su Sky nel corso della prima puntata delle otto previste nell’ambito della nuova serie televisiva “Muro”. L’appuntamento è alle 22 sul canale Sky Arte (numero 120 e 400 della piattaforma Sky). Si tratta di un progetto curato da David Diavù Vecchiato e prodotto da Sky Arte HD e da Level 33, in collaborazione con Il Fatto Quotidiano che partecipa con alcune tra le sue firme più prestigiose.

“Muro” accosta ad otto località italiane l’esperienza dei più importanti artisti della street art (Nicola Verlato a Roma, Rak&Bezt a Caserta, Ella&Pitr e Elian Chali a Gaeta, Axel Void a Mosciano Sant’Angelo, Zio Ziegler ad Arcevia, Gary Baseman a Giffoni Valle Piana e Buff Monster a Olbia, oltre a Jim Avignon, come noto, a Ravenna), chiamati a realizzare un’opera che ambisce a divenire icona della zona prescelta.

Ogni spazio prescelto si è arricchito di un’opera di street art nata grazie alla storia del luogo e alle suggestioni fornite all’artista dagli abitanti del quartiere; il programma segue tutte le fasi della realizzazione dell’opera, dal disegno di base alla creazione delle figure di sfondo e di primo piano, fino alla firma finale apposta dell’artista.
Il risultato è un documento che racconta l’incontro della forma artistica contemporanea più vicina alla gente comune con uno spaccato sociale ricco di umanità e di personaggi autentici.

Si parte martedì, come detto, con la puntata sull’artista tedesco Jim Avignon, ospite a Ravenna la scorsa primavera nell’ambito del festival di street art Subsidenze (vedi foto in alto e i dettagli tra gli articoli correlati).

Sulle opere di Invader a Ravenna: «I centri storici non sono inviolabili»

Le riflessioni di Daniele Torcellini dell’associazione culturale Marte che nel 2014 ha invitato in città il controverso artista di strada

Invader dinosauro ravennaRiceviamo e pubblichiamo questo intervento di Daniele Torcellini a proposito delle polemiche di questi giorni sulle installazioni dello street artist Invader in centro città e la recente rimozione di una delle sue opere nella zona monumentale di San Vitale.

«Lo scorso anno, l’Associazione Culturale Marte, che rappresento, ha invitato a Ravenna Invader – artista di rilievo internazionale il cui lavoro è particolarmente in sintonia con la storia e il presente artistico della nostra città – a realizzare un mosaico su una parete del Planetario, di circa 20 mq di dimensione, autorizzato dal Comune. Mi sono occupato del coordinamento del progetto personalmente. Durante la sua permanenza l’artista, parallelamente e in modo autonomo, ha installato altri 24 mosaici sparsi per il centro storico, molti dei quali già ben noti ed apprezzati dai cittadini e non solo, dal momento che non sono pochi gli stranieri che vengono a Ravenna proprio per vedere e fotografare le sue opere. Credo sia piuttosto evidente quanto Ravenna possa essere simbolica per un artista che lavora con una forma contemporanea di mosaico e quanto sia altrettanto significativa la presenza di Invader in una città che alla contemporaneità del mosaico dedica molte attenzioni. La scorsa settimana Invader è tornato in città, senza alcun invito da parte della nostra associazione o da parte del Comune, autonomamente e a sue spese. Sono stati installati, in questa occasione, altri 15 mosaici, tra cui il tanto controverso omaggio a Giustiniano e Teodora, colpito da un’iconoclastia dei giorni nostri e rimosso dopo soli quattro giorni di vita.

 

Invader Teodora RavennaVorrei cogliere l’occasione per riflettere e proporre un punto di vista su alcuni temi che sono emersi negli accesi dibattiti di questi giorni. Molti dei muri che Invader ha invaso sono privati. Certo. La streetart si muove anche così, che lo vogliamo o meno. Però quei muri sono anche membrane che partecipano tanto dell’interno, quanto dell’esterno delle case che delimitano ed è proprio per questo che, nei centri storici in particolare, ma nelle città in generale, esistono regole su come comportarsi nella gestione delle proprie facciate esterne, piani del colore, pareri delle soprintendenze, vincoli. Quindi, in via di principio, se è una violazione l’affissione di un mosaico su un muro privato senza autorizzazione, lo è anche la rimozione di quel mosaico, quand’anche fosse eseguita dallo stesso proprietario del muro, senza autorizzazione. Ma non solo. Estremizzando, sarei portato a tutelare maggiormente il diritto di chi abita di fronte ai muri interessati dagli interventi, chi cioè si troverà di certo molto più frequentemente nella situazione di doverli vedere quei muri, piuttosto che i proprietari,  che non credo passino il tempo a guardare le pareti delle loro abitazioni. Insomma se sono a casa non vedo le pareti esterne della mia casa, ma quelle delle case dei miei vicini. Capisco come tutto questo possa apparire, ad alcuni, completamente assurdo.
Ad ogni modo credo anche che sia del tutto legittimo il fatto che l’opera non piaccia e credo anche che stia nel “gioco“ il fatto che possa essere rimossa, sebbene ne sia profondamente dispiaciuto: sarebbe stato alquanto suggestivo vederla storicizzata tra decine o centinaia di anni ed ancora in rapporto con i mosaici di San Vitale.

 

Poi. La compatibilità di un’opera contemporanea con un contesto storico. L’idea che uno scorcio, come quello di San Vitale, non debba essere più toccato. Da laureato in Conservazione dei Beni Culturali, credo che sia giunto il momento di mettere in discussione l’inviolabilità di contesti storici che, più che conservati, sono ormai congelati, ibernati, privati di vita, per assumere il ruolo di fondale turistico stereotipato. Salvo poi, come hanno fatto notare in molti, essere stipati di automobili di ultima generazione perennemente parcheggiate alla bell’e meglio, o avere poco più in là la vetrina multicolore di un negozio di souvenir o di un tabaccaio.
Trovavo l’omaggio di Invader a Giustiniano e Teodora, con i suoi pixel musivi, quanto di meglio per far dialogare epoche diverse, sul binario del mosaico che ancor oggi, dopo secoli, parla una lingua viva.  Una forma ottimale di conservazione di un contesto. Una conservazione – diciamo – dinamica. Una conservazione che permette di saldare il passato al presente e al futuro. C’è una pericolosità insita in tutto ciò. Certo. Chi decide cosa? Ma credo che non ci si possa far scudo dietro il non-scegliere, per evitare di correre rischi. Ecco, occorre ricominciare a scegliere, anche nei centri storici, anche nel cuore delle città. Per non ritrovarsi con periferie cementificate e fatiscenti ma magnificamente decorate (ché la street art non basta da sola a riqualificare), rotonde improbabili e centri storici tirati a lucido ma ormai fuori dalla storia come cartoline ingiallite.

 

Invader autoritrattoInfine una riflessione sull’intervista rilasciata da Marcello Landi. Accanto a poche altre che ho letto nei vari commenti agli articoli apparsi on line, la sua è finalmente un’opinione critica con la quale si può instaurare un dialogo. Al riguardo vorrei fare alcune precisazioni e pormi alcuni interrogativi. Ad esempio puntualizzare il fatto che Invader non sembra voler fare della sua clandestinità un vessillo di originalità. E sì, la sua è una clandestinità a fasi alterne, dichiaratamente. Il Planetario di Ravenna non è certo stata la prima sede “ad invito“ che ha accettato, basta dare un’occhiata al suo sito per capirlo. Invader non ha sicuramente installato uno dei suoi mosaici sulla Stazione Spaziale Internazionale clandestinamente. Poi, mi chiedo, è un problema che un artista dialoghi con le gallerie e cerchi di vendere le sue opere? Di cosa deve vivere un artista? Di elargizioni spontanee?
Invece, l’idea di distaccare i suoi mosaici per conservarli altrove, prospettando un incremento del loro valore (in questo caso il rapporto con il denaro è ben accetto), sembra dimostrare poca chiarezza a proposito della poetica di Invader. Il dialogo con il contesto urbano è parte dell’opera, come lo è la fotografia che documenta questo dialogo, sempre attentamente scelta, e come lo è anche l’applicazione per smartphone con cui chiunque può dare la caccia agli invasori musivi. Infine, mi sembra solo una provocazione poco efficace l’idea che – cito – «l’impronta rimasta sul muro della casa in via Galla Placidia dopo la rimozione del mosaico di Invader è forse meglio dell’opera originale».  Certo l’impronta è suggestiva ed è memoria di quanto accaduto, ma mettere le due cose, impronta e mosaico, sullo stesso piano estetico, credo non sia criticamente corretto. Più che altro, sembra invece che Ravenna proprio non possa vivere del presente ma solo delle tracce del passato.

 

Concludo sulla polemica delle piastrelle da bagno. Ebbene sì, le sue opere sono fatte anche di piastrelle da bagno, proprio come i mosaici di Pella erano fatti di ciottoli di fiume e come la fontana di Duchamp era un orinatoio. E sono mosaici. Per quanto ciò possa far inorridire molti a Ravenna».

Nella foto sopra un autoritratto di Invader

Sulle opere di Invader a Ravenna: «I centri storici non sono inviolabili»

Le riflessioni di Daniele Torcellini dell’associazione culturale Marte che nel 2014 ha invitato in città il controverso artista di strada

Invader dinosauro ravennaRiceviamo e pubblichiamo questo intervento di Daniele Torcellini a proposito delle polemiche di questi giorni sulle installazioni dello street artist Invader in centro città e la recente rimozione di una delle sue opere nella zona monumentale di San Vitale.

«Lo scorso anno, l’Associazione Culturale Marte, che rappresento, ha invitato a Ravenna Invader – artista di rilievo internazionale il cui lavoro è particolarmente in sintonia con la storia e il presente artistico della nostra città – a realizzare un mosaico su una parete del Planetario, di circa 20 mq di dimensione, autorizzato dal Comune. Mi sono occupato del coordinamento del progetto personalmente. Durante la sua permanenza l’artista, parallelamente e in modo autonomo, ha installato altri 24 mosaici sparsi per il centro storico, molti dei quali già ben noti ed apprezzati dai cittadini e non solo, dal momento che non sono pochi gli stranieri che vengono a Ravenna proprio per vedere e fotografare le sue opere. Credo sia piuttosto evidente quanto Ravenna possa essere simbolica per un artista che lavora con una forma contemporanea di mosaico e quanto sia altrettanto significativa la presenza di Invader in una città che alla contemporaneità del mosaico dedica molte attenzioni. La scorsa settimana Invader è tornato in città, senza alcun invito da parte della nostra associazione o da parte del Comune, autonomamente e a sue spese. Sono stati installati, in questa occasione, altri 15 mosaici, tra cui il tanto controverso omaggio a Giustiniano e Teodora, colpito da un’iconoclastia dei giorni nostri e rimosso dopo soli quattro giorni di vita.

 

Invader Teodora RavennaVorrei cogliere l’occasione per riflettere e proporre un punto di vista su alcuni temi che sono emersi negli accesi dibattiti di questi giorni. Molti dei muri che Invader ha invaso sono privati. Certo. La streetart si muove anche così, che lo vogliamo o meno. Però quei muri sono anche membrane che partecipano tanto dell’interno, quanto dell’esterno delle case che delimitano ed è proprio per questo che, nei centri storici in particolare, ma nelle città in generale, esistono regole su come comportarsi nella gestione delle proprie facciate esterne, piani del colore, pareri delle soprintendenze, vincoli. Quindi, in via di principio, se è una violazione l’affissione di un mosaico su un muro privato senza autorizzazione, lo è anche la rimozione di quel mosaico, quand’anche fosse eseguita dallo stesso proprietario del muro, senza autorizzazione. Ma non solo. Estremizzando, sarei portato a tutelare maggiormente il diritto di chi abita di fronte ai muri interessati dagli interventi, chi cioè si troverà di certo molto più frequentemente nella situazione di doverli vedere quei muri, piuttosto che i proprietari,  che non credo passino il tempo a guardare le pareti delle loro abitazioni. Insomma se sono a casa non vedo le pareti esterne della mia casa, ma quelle delle case dei miei vicini. Capisco come tutto questo possa apparire, ad alcuni, completamente assurdo.
Ad ogni modo credo anche che sia del tutto legittimo il fatto che l’opera non piaccia e credo anche che stia nel “gioco“ il fatto che possa essere rimossa, sebbene ne sia profondamente dispiaciuto: sarebbe stato alquanto suggestivo vederla storicizzata tra decine o centinaia di anni ed ancora in rapporto con i mosaici di San Vitale.

 

Poi. La compatibilità di un’opera contemporanea con un contesto storico. L’idea che uno scorcio, come quello di San Vitale, non debba essere più toccato. Da laureato in Conservazione dei Beni Culturali, credo che sia giunto il momento di mettere in discussione l’inviolabilità di contesti storici che, più che conservati, sono ormai congelati, ibernati, privati di vita, per assumere il ruolo di fondale turistico stereotipato. Salvo poi, come hanno fatto notare in molti, essere stipati di automobili di ultima generazione perennemente parcheggiate alla bell’e meglio, o avere poco più in là la vetrina multicolore di un negozio di souvenir o di un tabaccaio.
Trovavo l’omaggio di Invader a Giustiniano e Teodora, con i suoi pixel musivi, quanto di meglio per far dialogare epoche diverse, sul binario del mosaico che ancor oggi, dopo secoli, parla una lingua viva.  Una forma ottimale di conservazione di un contesto. Una conservazione – diciamo – dinamica. Una conservazione che permette di saldare il passato al presente e al futuro. C’è una pericolosità insita in tutto ciò. Certo. Chi decide cosa? Ma credo che non ci si possa far scudo dietro il non-scegliere, per evitare di correre rischi. Ecco, occorre ricominciare a scegliere, anche nei centri storici, anche nel cuore delle città. Per non ritrovarsi con periferie cementificate e fatiscenti ma magnificamente decorate (ché la street art non basta da sola a riqualificare), rotonde improbabili e centri storici tirati a lucido ma ormai fuori dalla storia come cartoline ingiallite.

 

Invader autoritrattoInfine una riflessione sull’intervista rilasciata da Marcello Landi. Accanto a poche altre che ho letto nei vari commenti agli articoli apparsi on line, la sua è finalmente un’opinione critica con la quale si può instaurare un dialogo. Al riguardo vorrei fare alcune precisazioni e pormi alcuni interrogativi. Ad esempio puntualizzare il fatto che Invader non sembra voler fare della sua clandestinità un vessillo di originalità. E sì, la sua è una clandestinità a fasi alterne, dichiaratamente. Il Planetario di Ravenna non è certo stata la prima sede “ad invito“ che ha accettato, basta dare un’occhiata al suo sito per capirlo. Invader non ha sicuramente installato uno dei suoi mosaici sulla Stazione Spaziale Internazionale clandestinamente. Poi, mi chiedo, è un problema che un artista dialoghi con le gallerie e cerchi di vendere le sue opere? Di cosa deve vivere un artista? Di elargizioni spontanee?
Invece, l’idea di distaccare i suoi mosaici per conservarli altrove, prospettando un incremento del loro valore (in questo caso il rapporto con il denaro è ben accetto), sembra dimostrare poca chiarezza a proposito della poetica di Invader. Il dialogo con il contesto urbano è parte dell’opera, come lo è la fotografia che documenta questo dialogo, sempre attentamente scelta, e come lo è anche l’applicazione per smartphone con cui chiunque può dare la caccia agli invasori musivi. Infine, mi sembra solo una provocazione poco efficace l’idea che – cito – «l’impronta rimasta sul muro della casa in via Galla Placidia dopo la rimozione del mosaico di Invader è forse meglio dell’opera originale».  Certo l’impronta è suggestiva ed è memoria di quanto accaduto, ma mettere le due cose, impronta e mosaico, sullo stesso piano estetico, credo non sia criticamente corretto. Più che altro, sembra invece che Ravenna proprio non possa vivere del presente ma solo delle tracce del passato.

 

Concludo sulla polemica delle piastrelle da bagno. Ebbene sì, le sue opere sono fatte anche di piastrelle da bagno, proprio come i mosaici di Pella erano fatti di ciottoli di fiume e come la fontana di Duchamp era un orinatoio. E sono mosaici. Per quanto ciò possa far inorridire molti a Ravenna».

Nella foto sopra un autoritratto di Invader

Michela Guerra: «Io candidata per i grillini? Dovrò valutare…»

Avvocato, imprenditrice, ex pallavolista, figlia del compianto Sergio,
si schermisce con prudenza. «È ancora prematuro parlarne…»

Michela GuerraIl suo nome circolava da tempo e la sua presenza tra il pubblico al consiglio comunale del 2 settembre, relativo all’indagine sui terreni Cmc e in parte secretato, è sembrata ad alcuni una conferma: Michela Guerra sarebbe tra i favoriti a candidata sindaco del Movimento 5 Stelle ravennate. Figlia di quel Sergio Guerra recentemente scomparso, noto in campo sportivo per essere stato l’allenatore della Teodora dei record e per essere proprietario della clinica privata San Francesco – ex giocatrice di pallavolo lei stessa, avvocato e imprenditrice nell’azienda paterna da tempo è vicina e attiva nel movimento politico di Beppe Grillo.

 «In realtà – dice Michela Guerra – ero al consiglio comunale solo perché sono un avvocato esperta in questioni di privacy. Per il resto, è vero che sono vicina al Movimento 5 Stelle da tempo e in modo pubblico, ho collaborato anche alla campagna elettorale del 2011 ma parlare di candidature è davvero prematuro, anche perché, come noto, per noi passa tutto per le primarie. Per quanto riguarda una mia disponibilità, sarebbero molte le cose che devo valutare, a partire dalla nuova situazione che si è è creata nell’azienda in seguito alla morte di mio padre». Il Movimento ora sta lavorando al programma con gruppi di lavoro tematici e l’idea di mettere in seguito insieme una squadra che possa presentarsi compatta alla sfida elettorale ma i cui nomi saranno noti presumibilmente non prima della fine dell’anno. Detto questo, Michela Guerra potrebbe rappresentare per loro una candidatura particolarmente forte e temibile per gli avversari trattandosi di un volto nuovo ma noto, una donna avvocato con specifiche competenze e che lavora in un campo delicato come quello della salute. Tra gli altri nomi di peso che ultimamente si sono schierati apertamente con i grillini fino a far ipotizzare una disponibilità alla candidatura c’è anche quello di Filippo Donati, albergatore del centro e presidente nazionale di Assohotel.

Parte da Paganini la stagione della Mariani

Autunno con “Giovani“ e “Domeniche“ in musica

Quartetto FauvesSipario, entro fine settembre, per le due tradizionali rassegne d’esordio autunnali – “Giovani in Musica” e “Concerti della Domenica” – della stagione concertistica 2015/2016, curate e organizzate dall’Associazione Musicale Angelo Mariani.

Innanzitutto va segnalata un’anticipazione della lunga serie di concerti: la serata in omaggio a Niccolò Paganini, ideata e promossa dal liutaio ravennate Tullio Bassi, che vedrà sabato 26 settembre, alle ore 21, il Quartetto Fauves (foto in alto) nella Chiesa di Piangipane impegnato in pagine musicali per l’appunto di Paganini, ma anche di Haydn e Schubert.

Entrando nei particolari dei progremmi, la rassegna che vede i giovani talenti protagonisti è incentrata sulla musica “Tra Impressionismo e Simbolismo” e si dipana in sette appuntamenti (tutti alle ore 17, presso la sala Corelli del Teatro Alighieri) che daranno modo di ascoltare le composizioni degli autori  che contribuirono a queste due correnti sviluppatesi tra la fine del’800 e l’inizio del ‘900. Di particolare interesse saranno gli appuntamenti che vedranno protagonisti la violinista lituana Justina Auskelyte, in duo col pianista ravennate Cesare Pezzi (5 ottobre, nella foto in basso), suonare brani di Franck, Massenet e Satie, e il quartetto Guadagnini del cervese Fabrizio Zoffoli (19 ottobre) che farà risuonare le note di Chausson, non prima di aver sentito il duo Burbassi-Zanconi nell’interpretazione della sonata per pianoforte e violoncello di Debussy. Un orecchio curioso non potrà che essere soddisfatto dall’esecuzione del trio Castiglia-Bongiorni-Villa che eseguiranno musiche di Debussy e Fauré, esponenti di spicco della Société Nationale de Musique fondata nel 1871 per promulgare la musica francese. Interessante sarà ascoltare l’Ensemble Tempo Primo (8 ottobre) che eseguirà pagine tra le più note di Respighi. Ancora del compositore bolognese saranno i brani a quattro mani eseguiti dal duo pianistico Bulkina-Paolillo (1 ottobre). Non verranno trascurati neppure i brani per strumenti a fiato: l’Ensemble “G.Sarti” (12 ottobre) proporrà la più stuzzicante letteratura francese dell’epoca per clarinetto, violino e pianoforte, mentre il duo Ingrosso-Maltoni (22 ottobre) si cimenterà in brani del repertorio flautistico tra i più celebri, tra i quali la sonatina di Dutilleux e la sonata di Poulenc.

 

Justina Auskelyte e Cesare-PezziI “Concerti della Domenica” (tutti alle ore 11, sempre nella sala Corelli del Teatro Alighieri) si apriranno, invece, con il primo violino del Teatro Alla Scala, Francesca Manara, accompagnato al pianoforte dall’onnipresente talento ravennate Cesare Pezzi (25 ottobre): il duo eseguirà i grandi classici del sonatismo classico e romantico. Nel corso della stagione ci sarà modo di ascoltare due recital solistici, quello del pianista Riccardo Sandiford (8 novembre) e l’esibizione del chitarrista Eugenio Della Chiara (29 novembre) che riporta all’Alighieri uno strumento a torto snobbato dalle stagioni teatrali. Sarà interessante ascoltare i due gruppi in cartellone: il Trio Mythos (15 novembre), formatosi all’Accademia di Santa Cecilia, proporrà una stuzzicante composizione di Arvo Pärt, mentre il ravennate Quartetto Fauves (13 dicembre) presenterà la prima registrazione assoluta dei quartetti op.XIII del forlivese Gian Battista Cirri. Non mancherà, infine, l’opportunità di commemorare il compositore Francesco Balilla Pratella nel sessantesimo anniversario della morte: il soprano Gabriella Morigi ed il pianista Adriano Tumiatti (6 dicembre) eseguiranno liriche del compositore lughese, mentre concluderà la rassegna il gruppo corale “Pratella-Martuzzi” di Ravenna (20 dicembre) con un repertorio dedicato alle cante romagnole più note.

Fagnani, il renziano ai vertici del Pd: «Con Liverani si cambia politica»

Parla il nuovo dirigente per eccellenza dentro il partito ravennate: «Una lista civica di giovani? Possibile… E anche di moderati» 

Roberto FagnaniSi tratta per eccellenza dell’uomo nuovo dentro il Pd, il vero renziano nella stanza dei bottoni, quello che ha fatto peraltro la carriera più rapida. Roberto Fagnani, assieme a Livia Molducci, sarà il coordinatore della campagna elettorale per Liverani sindaco. Classe 1974, ex Ds, è infatti passato dai comitati pro Renzi di due anni fa quando qui tutto il quartier generale del Pd (compreso l’attuale segretario) era schierato per Bersani, all’assemblea nazionale del partito dopo la vittoria di Renzi ed è poi diventato coordinatore della segreteria provinciale (ossia, in pratica il vice del segretario), quando ha sostituito Manuela Rontini, renzianissima doc di Faenza, che Fagnani stesso ha contribuito a far eleggere in Regione solo pochi mesi fa. Oggi Fagnani, maturità artistica, è anche diventato presidente  di Azimut, la società pubblico privata che gestisce vari servizi tra cui i parcheggi, e continua il suo lavoro come capocantiere per un’azienda edile, dopo un passato in Acmar. Lo incontriamo all’indomani del voto unanime dell’assemblea comunale che ha ufficialmente incoronato Enrico Liverani come candidato sindaco unico del partito per le amministrative del 2016.

Fagnani, soddisfatto di questo voto all’unanimità? È vero che sì, il voto è stato unanime, ma c’era qualche assenza diciamo non casuale?
«In realtà le assenze sono state davvero pochissime ed è stata invece un’assemblea partecipata e dove si sentiva molto entusiasmo. Mi ha in particolare colpito un militante, un ex Pci, dire che per la prima volta votava qualcuno che non conosceva. A riprova che il nome di Enrico è frutto del lavoro di una nuova squadra, di un nuovo gruppo dirigente del partito».

Tra i primi a dirsi entusiasti di lui c’è stata la minoranza di Sel felice per la scelta di un sindacalista, percepito quindi come molto lontano da Renzi. Come la vede un renziano come lei?
«In realtà nel Pd Enrico è emerso schierandosi in Regione con Stefano Bonaccini, una persona molto vicina al Premier, e non ricordo una sua sola presa di posizione contro Renzi. Inoltre, ricordo che all’ultima Leopolda dichiarai che c’era qualcuno nel Pd lontano politicamente da me sul piano nazionale ma con cui a livello locale avevo un rapporto collaborativo e costruttivo, e parlavo precisamente di Enrico, di cui intanto abbiamo tutti potuto apprezzare le sue capacità come amministratore in questi mesi».

Possiamo dire guardando proprio agli ultimi due anni che nomi come Ranalli a Lugo, Coffari a Cervia, Proni a Bagnacavallo e adesso Liverani a Ravenna, certo sono giovani, ma sarebbero potuti essere stati candidati anche senza che Renzi vincesse le primarie…
«Renzi ha indicato un metodo e ha chiesto un cambiamento che credo ci sia stato. Questa candidatura è l’inizio di una nuova stagione politica…»

Senza primarie…
«Sì, senza primarie, tema su cui al momento c’è un dibattito anche a livello nazionale. Personalmente credo possano restare uno strumento importante, ma per scegliere tra due idee diverse in campo, che in questo caso non c’erano e non sono emerse».

Matteo Casadio, una persona peraltro a lei molto vicina politicamente, le riteneva essenziali, per esempio…
«Matteo ha espresso un’opinione legittima con il garbo che gli conosciamo, ma non sono d’accordo con lui. Ebbene no, nemmeno i renziani sono sempre d’accordo tra loro».

Ma lei è d’accordo con tutto ciò che sta facendo il premier?
«Sì, Renzi sta facendo quello che mi aspettavo da lui».

Una delle parole chiave di Renzi era la meritrocrazia. Dobbiamo aspettarcela anche a Ravenna se il Pd vince le elezioni?
«Per me è una questione fondamentale e credo debba essere al centro di tutte le scelte che si faranno anche sul territorio».

Tornando al territorio, lei sarà il coordinatore della campagna elettorale di Liverani insieme a Livia Molducci. L’impressione è quella un po’ di una triade a rappresentare tre anime diverse del partito: renziani e cattolici che accompagnano un candidato ritenuto molto di sinistra…
«Questo può essere vero solo per chi davvero non capisce il percorso e il lavoro di unità e sintesi del partito che è stato fatto a livello locale. Qui il Pd sta facendo il Pd. Due anni fa c’è stato un congresso dove qualcuno ha vinto e qualcun altro ha perso (Fagnani peraltro sosteneva il candidato uscito sconfitto Danilo Manfredi, ndr), ma dal giorno dopo si è cominciato a lavorare tutti insieme per il bene del territorio ed è emersa appunto una nuova classe dirigente».

In questa nuova classe dirigente di trenta-quarantenni però non si vedono le donne… perlomeno non in prima fila. È un problema questo per voi?
«In realtà sono molte le donne che si sono avvicinate al Pd in questo ultimo anno, anche grazie ai 21 forum tematici (coordinati proprio da Fagnani, ndr) e “Immagina Ravenna“. Poi non tutti vogliono essere sotto le luci della ribalta, ma sapremo sorprendervi. Il futuro di Ravenna passa anche nella valorizzazione dei talenti femminili che abbiamo nel territorio».

La squadra della possibile giunta sarà resa nota prima? Questa sarebbe una novità…
«Credo che questo dipenderà anche dal rapporto con gli alleati».

Quali alleati? Il Pri per esempio sembra molto inquieto…
«Con i repubblicani c’è un discorso aperto in corso e per noi la componente laica resta molto importante. Così come le nostre porte sono aperte a esperienze civiche nuove che già si stanno proponendo…»

La lista civica di Daniele Perini? Perini però proprio nuovo non è e forse nemmeno tanto civico, essendo da tempo consigliere comunale proprio del Pd. Non si rischia un semplice travaso di voti?
«Perini è una personalità importante del partito, non importa che sia nuovo o meno e credo sarà in grado di attrarre anche nuovi voti. Ma credo che la sua non sarà l’unica lista civica…»

Possiamo immaginare una specie di Ravenna 2030? Come quella di Lugo fatta da giovani?
«Non è da escludere».

E magari una lista di moderati, magari cattolica?
«Non lo so, ma è possibile. Ancora è prematuro».

E una lista a sinistra del Pd magari dove possa confluire la minoranza di Sel che vuole il dialogo con il Pd?
«In quel caso bisognerà capire dove andrà Sel e cosa farà anche a livello nazionale».

Sappiamo che per il programma bisognerà aspettare il 24 ottobre quando si conclude  “Immagina Ravenna“, ma ci può anticipare almeno qualche tema della campagna elettorale che coordinerà?
«Sicuramente non mancherà il tema delle infrastrutture, il tratto di E 55 da Cesena a Ferrara e il porto, l’escavo dei fondali resta fondamentale. Sicuramente al centro del programma ci saranno i giovani, le imprese, l’innovazione e lo sviluppo economico».

Tra gli avversari, chi teme di più?
«Massimo rispetto per tutti, ma credo davvero che potremo vincere e al primo turno».

Ma nel caso di un ballottaggio chi vorrebbe come sfidante?
«Il ballottaggio è sempre un rischio, in effetti. Ma ripeto: sono convinto che vinceremo al primo turno».

Il viaggio della Divina Commedia rivive tra i mosaici del museo Tamo con gli studenti dei licei

Il 26 settembre una guida d’eccezione: Andrea Chaves Lopez, giovanissimo esperto di Dante

Rivivere il viaggio della Divina Commedia con l’originalità degli studenti delle scuole superiori di Ravenna e una guida d’eccezione, Andrea Chaves Lopez, giovanissimo esperto di Dante, che ha scelto, per passione, la missione culturale di divulgarne l’opera: sabato 26 settembre alle 10 al museo Tamo (via Rondinelli, 2) si terrà Tamodante, happening tra i mosaici danteschi a cura di Ravennantica.

Introdurranno il percorso, gli studenti della classe 4B economico-sociale e scienze umane del liceo classico Alighieri, mentre gli studenti della classe 3E del liceo scientifico Oriani presenteranno ai visitatori una selezione di opere dalla sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, individuata durante il laboratorio Tamo Scrittura. Le classi 4F e 3E del liceo artistico Nervi-Severini contribuiranno all’evento con un’installazione ispirata al cielo stellato del canto XXXIII del Paradiso. Ingresso gratuito.

Sabato 26 e domenica 27 settembre proseguono anche le visite guidate del fine settimana all’Antico Porto di Classe in programma alle 11, alle 15 e alle 17 (ingresso 4 euro, comprensivo di visita guidata, senza prenotazione). Nella sola giornata di sabato 26 settembre, alle 17, oltre alla visita guidata per adulti, anche una visita speciale per bambini dai 5 ai 12 anni, con aperitivo e merenda finali. Tariffe: adulti 9 euro a persona, bambini 5 euro cadauno, biglietto famiglia 20 euro (per un massimo di 4 persone, di cui due adulti e due bambini). Prenotazione obbligatoria: 0544 478100 o info@parcoarcheologicodiclasse.it.

Viste le numerose richieste, domenica 27 settembre il bus Ravenna City Sightseeing torna all’Antico Porto. Il programma prevede partenza alle 17 da viale Farini, arrivo a Classe dove un mercante virtuale accoglierà i visitatori raccontando loro l’antica storia della città e del quartiere portuale, visita guidata al sito in compagnia degli archeologi di RavennAntica, rientro in città verso le 18.30. Tariffa: 10 euro, posti limitati, prenotazione obbligatoria: 329 2341713.

Il viaggio della Divina Commedia rivive tra i mosaici del museo Tamo con gli studenti dei licei

Il 26 settembre una guida d’eccezione: Andrea Chaves Lopez, giovanissimo esperto di Dante

Rivivere il viaggio della Divina Commedia con l’originalità degli studenti delle scuole superiori di Ravenna e una guida d’eccezione, Andrea Chaves Lopez, giovanissimo esperto di Dante, che ha scelto, per passione, la missione culturale di divulgarne l’opera: sabato 26 settembre alle 10 al museo Tamo (via Rondinelli, 2) si terrà Tamodante, happening tra i mosaici danteschi a cura di Ravennantica.

Introdurranno il percorso, gli studenti della classe 4B economico-sociale e scienze umane del liceo classico Alighieri, mentre gli studenti della classe 3E del liceo scientifico Oriani presenteranno ai visitatori una selezione di opere dalla sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, individuata durante il laboratorio Tamo Scrittura. Le classi 4F e 3E del liceo artistico Nervi-Severini contribuiranno all’evento con un’installazione ispirata al cielo stellato del canto XXXIII del Paradiso. Ingresso gratuito.

Sabato 26 e domenica 27 settembre proseguono anche le visite guidate del fine settimana all’Antico Porto di Classe in programma alle 11, alle 15 e alle 17 (ingresso 4 euro, comprensivo di visita guidata, senza prenotazione). Nella sola giornata di sabato 26 settembre, alle 17, oltre alla visita guidata per adulti, anche una visita speciale per bambini dai 5 ai 12 anni, con aperitivo e merenda finali. Tariffe: adulti 9 euro a persona, bambini 5 euro cadauno, biglietto famiglia 20 euro (per un massimo di 4 persone, di cui due adulti e due bambini). Prenotazione obbligatoria: 0544 478100 o info@parcoarcheologicodiclasse.it.

Viste le numerose richieste, domenica 27 settembre il bus Ravenna City Sightseeing torna all’Antico Porto. Il programma prevede partenza alle 17 da viale Farini, arrivo a Classe dove un mercante virtuale accoglierà i visitatori raccontando loro l’antica storia della città e del quartiere portuale, visita guidata al sito in compagnia degli archeologi di RavennAntica, rientro in città verso le 18.30. Tariffa: 10 euro, posti limitati, prenotazione obbligatoria: 329 2341713.

«Ravenna? Come Calcutta, o quasi» Parola del meteorologo Mercalli

I rischi del surriscalmendo terreste secondo lo scienziato ospite del festival “Il Grido della Farfalla” e della “Settimana del buon Vivere“

Luca MercalliÈ un volto noto ai più per la sua presenza a “Che tempo che fa“ e per la trasmissione “Scala Mercalli“ da lui condotta lo scorso inverno sui Rai3 e che tornerà a febbraio con un nuovo ciclo. Meteorologo, Luca Mercalli è da tempo impegnato nella divulgazione dei rischi che può comportare l’effetto serra e sulle azioni umane che provocano il fenomeno. A Ravenna, il 25 settembre alle 21, in piazza Unità d’Italia, parla a proposito di “Ravenna come Calcutta?”, una conversazione resa possibile dalla collaborazione tra il festival Il Grido della Farfalla organizzato da Il gruppo dello Zuccherificio e la Settimana del Buon Vivere.

Il titolo della conferenza è una provocazione o ha in sé qualcosa di vero?
«Un po’ è una battuta nata nel mese di luglio più caldo in assoluto della storia italiana, un caldo peraltro che nella pianura padana non ha nulla di gradevole, perché è afoso, appunto».

L’anno scorso però è piovuto tutta l’estate… si può parlare di tendenza?
«Certo, la tendenza è quella anche se nei fenomeni climatologici ci sono fluttuazioni. Ma l’anno scorso per esempio è stato un record per la Svezia e la Scandinavia in genere. Ma basta guardare che tutti i record di caldo degli ultimi duecento anni sono stati superati negli anni successivi al 2000. E anche oggi (era giovedì 10 settembre, ndr) si sono battutti vari record sulla costa Adriatica con punte fino a 40 gradi».

Ma quindi quando vediamo quelle cartine che mostrano come l’innalzamento dei mari provocato dal surriscaldamento terrestre finirà per sommergere tutta la pianura padana, cosa dobbiamo pensare? Che sono previsioni realistiche?
«Diciamo che non dobbiamo aspettarci che la pianura Padana venga di colpo allagata, ma il rischio di un innanzalmento di mezzo metro in 100 anni esiste eccome e la cosa non sarà indolore, soprattutto per chi è più vicino alla costa e la zona del Delta del Po. Il primo effetto è che le falde acquifere sotterranee diverranno salate e saranno inutilizzabili anche per l’agricoltura. E poi ci saranno effetti di erosioni e le mareggiate arriveranno nella piazza del paese».

Ma possiamo ancora fare qualcosa o abbiamo superato il punto di non ritorno?
«Sì, anche se adesso potessimo per assurdo spegnere il mondo non potremmo tornare indietro, è possibile solo mitigare gli effetti del surriscaldamento. Avremmo dovuto agire 50 anni fa, ma non lo abbiamo fatto.  Meglio comunque che il mare si alzi di 50 cm che di un metro, meglio che la temperatura si alzi di 2 gradi invece che di 5. Un po’ come una persona che decide di smettere di fumare. Se lo fa da giovane può anche recuperare completamente, se lo fa a sessant’anni i polmoni resteranno danneggiati, ma sarà comunque meglio che non farlo affatto».

Ma noi stiamo smettendo di fumare? Obama di recente ha parlato della questione ambientale come la vera grande emergenza del pianeta.
«Certo Obama, rispetto a Bush, esprime un punto di vista evoluto, ma è anche vero  che sta in un paese dove le lobby del carbone ha forse più potere dello stesso presidente. Vedremo, al momento no, non stiamo smettendo di fumare. Il prossimo grande incontro internazionale è quello dell’Onu a Parigi del 12 dicembre, vedremo lì chi si impegnerà davvero a fare qualcosa».

Ciò che si sente dire da molti, forse come alibi, è che finché le nuove potenze asiatiche non agiranno, qualsiasi misura sarà inutile…
«In un mondo globalizzato credo sia importante dare dei segnali, gli altri si troveranno poi in qualche modo tenuti a seguire anche per ragioni commerciali, pensiamo ad esempio se l’Europa smettesse di comprare prodotti che non rispettano alcune misure. Va inoltre detto che la Cina pur colpevole di tanti misfatti è un paese che soffre moltissimo il cambiamento climatico e dove ci si sta facendo molte domande e si stanno anche sperimentando buone prassi. Infine, teniamo sempre presente che un americano emette gas serra come tre cinesi. Sta quindi innanzitutto a loro mettersi a dieta».

La stessa domanda può essere fatta per i singoli. Che senso ha che io faccia la differenziata se il mio vicino non la fa e il mio comune non lo penalizza?
«Vale un po’ come il discorso dei governi. Inoltre l’azione individuale ha un grande valore etico, serve più consapevolezza, più informazione e anche le politiche degli stati possono venire dal basso».

A proposito di politiche, come stiamo in Italia su questo tema?
«In Italia ci sono enormi contraddizioni: ci sono singoli comuni e singole regioni che fanno cose ottime, mentre magari il paese accanto distrugge. Per capirci: l’Italia è nota per la terra dei fuochi in Campania, mentre Treviso è un modello a livello europeo per la  raccolta differenziata».

Questo sul piano locale, ma il governo?
«Il problema è proprio il governo che fa cose buone e cose invece che non lo sono affatto, quasi a voler accontentare tutti. Ma non ha senso promuovere le energie rinnovabili e contemporaneamente l’estrazione di idrocarburi tramite le trivellazioni. È come fare la dieta di giorno e poi abbuffarsi la notte».

Un’ultima domanda, data anche la sua presenza a un festival dedicato proprio all’informazione: la stampa italiana è all’altezza di questa sfida?
«Bella domanda. Il giornalismo italiano non brilla, c’è una carenza notevole di buona informazione, il tema dell’ambiente è sempre subordinato al lavoro ed economia e c’è da lavorare moltissimo sull’informazione. Per questo è stata fondata anche Fima, Federazione italiana Media Ambientali proprio per cominciare, insieme anche all’ordine dei giornalisti, a diffondere una consapevolezza della qualità necessaria».

«Piastrelle da bagno abusive in zona vincolata, giusto rimuovere Invader»

Parla uno dei condomini della palazzina di fronte a San Vitale oggetto del blitz di street art: «Ma non so chi abbia tolto l’opera…»

Se a lui vietano di montare la zanzariera perché dovrebbero permettere a quell’altro di attaccare piastrelle da bagno? Lui è uno dei proprietari della palazzina in via Galla Placidia accanto alla basilica di San Vitale e quell’altro è Invader, pseudonimo dell’artista francese che ha scelto l’edificio privato per uno dei suoi blitz notturni in cui realizza opere di street art ispirate nella grafica dei videogiochi del passato. Nello specifico Invader aveva realizzato i volti di Teodora e Giustiniano. Sono rimasti sulla parete per pochi giorni. Poi qualcuno li ha rimossi lasciando l’intoca scrostato. Il condomino preferisce non dirci il suo nome ma accetta di rispondere alle nostre domande.

Chi ha tolto il lavoro di Invader?
«Qualcuno si sarà messo lì con martello e scalpello».

È stato lei?
«No, ho saputo che l’avevano tolto solo a cose fatte».

Andava rimosso?
«Parliamo di un personaggio che agisce di notte incappucciato e applica piastrelle da bagno in maniera abusiva, questo dice già molto. Agisce illegalmente e mi risulta abbia preso anche delle denunce in altre parti del mondo».

Le piaceva l’opera?
«L’arte è soggettiva ma non è questo che conta. Ha intaccato una proprietà privata in maniera illegale in una zona giustamente coperta da rigidi vincoli della soprintendenza per tutelare uno dei punti più affascinanti di Ravenna».

Che vincoli, ad esempio?
«Noi a casa nostra non possiamo installare una zanzariera».

Vincoli troppo severi?
«Non direi, altrimenti se noi condomini ci accordiamo per dipingere le pareti blu puffo…».

Però quella di Invader la chiamano street art…
«Se la mettiamo così allora domani qualunque studente del liceo artistico può sentirsi autorizzato a esprimere la sua arte sui muri della città. E poi cosa succede?».

Quando ha trovato l’opera cosa ha fatto?
«Ho chiamato l’amministratrice di condominio e ho chiesto spiegazioni alla Soprintendenza e mi sembra fossero piuttosto stupiti, forse anche perché dal Comune arrivano elogi e apprezzamenti verso questo personaggio».

Vi siete posti il dubbio se quell’opera potesse un giorno aumentare il valore dell’immobile?
«Lui ha agito illegalmente quindi non prendo nemmeno in considerazione la questione del valore».

Se avesse chiesto il permesso all’assemblea condominiale avrebbe votato contro?
«Non è detto, avrebbe fatto le cose come si deve e avrei valutato. Anche se ci sarebbe voluto comunque il parere della soprintendenza e se a me non fanno montare la zanzariera…».

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