lunedì
15 Giugno 2026

Il ladro ha la maglia dell’Inter e i carabinieri lo riconoscono

Furto in lavanderia: nelle telecamere si vede la divisa e i militari trovano il bottino a casa di un 31enne noto per il tifo nerazzurro

Il tifo per l’Inter è stato il tallone d’Achille che gli ha portato una denuncia per furto e ricettazione. La maglietta nerazzurra con il 23 di Andrea Ranocchia, visibile sulle spalle di uno dei due uomini inquadrati dalle telecamere di videosorveglianza in strada a Faenza nei pressi di una lavanderia nella notte in cui è finita nel mirino dei ladri, è stata infatti un dettaglio prezioso che ha indirizzato le indagini verso l’individuazione dei colpevoli: denunciati un 31enne marocchino, tifoso della squadra milanese, e un 28enne romeno.

La mattina del 4 settembre la proprietaria del negozio si è accorta del furto: mancavano pochi spiccioli di fondo cassa, un aspirapolvere e un ventilatore. I carabinieri hanno subito acquisito i filmati delle telecamere comunali a circuito chiuso individuando due uomini aggirarsi in bicicletta tra via Mazzini e via Cavour verso le 3.30: uno dei due, poi risultato essere il romeno, si è arrampicato per entrare dalla finestra vasista sopra la porta allontanadosi poi con la refurtiva caricata sulla bici per raggiungere il complice. Il dettaglio determinante, come detto, è stata quella maglietta da calciatore sulle spalle dell’altro. Ai militari era nota la fede sportiva del marocchino con numerosi precedenti e sono andati dritti a casa sua dove hanno trovato gli apparecchi mancanti dalla lavanderia. Ma anche alcuni mazzi di chiavi, forse provento di altri furti, e una cassettina di sicurezza per vesamenti in cassa continua riconosciuta dal proprietario di un negozio di via Lapi svaligiato nella nottedel 28 agosto portando via computer, utensili e soldi per un valore di duemila euro. E anche in quel caso i ladri erano entrati da una finestra vasista.

Il 28enne, senza fissa dimora, è stato rintracciato poche ore dopo per le strade di Faenza. Ha una lunga lista di precedenti per reati contro il patrimonio: dalla violazione di domicilio al furto fino alla ricettazione, commessi soprattutto nel Bolognese dove a maggio i carabinieri trovarono il suo nascondiglio con i bottini di decine di furti commessi a San Giorgio di Piano in bar, gelaterie, lavanderie, parrucchieri, enoteche. Basti pensare che solo a Faenza dall’inizio dell’estate è stato denunciato già tre volte.

Ma nemmeno il 31enne era incensurato. Dal mese di marzo si trovava sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza che impone di restare in casa nelle ore notture e il divieto di frequentare pregiudicati.

Ora le indagini dei carabinieri proseguono per verificare se la coppia di ladri possa essere responsabile di altri furti in attività commerciali faentine compiuti negli ultimi tempi e accomunati da dettagli simili.

Il sindaco: «Vergogna, Ancisi si scusi: ha dato della vacca a Valentina Morigi»

Matteucci contro il decano dell’opposizione ravennate che aveva
replicato sul caso degli orti all’assessora con un «Bufala sarà lei»

«Bufala sarà lei». Così Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna ha intitolato, e anche chiuso, la sua replica (che pubblichiamo integralmente in allegato alla fine dell’articolo) all’assessore Valentina Morigi che a sua volta aveva definito l’ultimo attacco del decando dell’opposizione ravennate come «l’ennesima bufala confezionata ad arte dal consigliere».

Il caso è quello del «racket degli orti comunali», come l’aveva definito sempre Ancisi (i dettagli tra gli articoli correlati qui sopra). Che ora è sfociato in qualcosa di diverso. Il sindaco Fabrizio Matteucci, infatti, in un tweet (inviato anche alle redazioni dei giornali) e sulla sua pagina Facebook grida allo scandalo, chiedendo ad Ancisi di scusarsi per la sua uscita infelice.

«Oggi a Ravenna – scrive il sindaco – un uomo politico in un comunicato dà della bufala (=vacca) ad una donna. È inaccettabile. Ancisi si vergogni. E si scusi».

Lina Taddei, l’avvocato ravennate nella Sicilia degli sbarchi

«Assistere a un approdo di migranti è un’esperienza toccante e sconvolgente. Nei loro sguardi c’è speranza ma anche paura».

Sbarchi immigrati SiciliaL’avvocato Lina Taddei, responsabile provinciale Immigrazione per il Partito Democratico a Ravenna, ha collaborato con il fotoreporter Giampiero Corelli nel suo lavoro “Dante esule“ seguendo con lui lo sbarco di una nave di migranti al porto di Augusta in Sicilia…
Come mai ha deciso di collaborare con questo progetto?
«Credo sia molto importante continuare a sensibilizzare le istituzioni su questo tema. Le sofferenze e gli imprevisti della vita di Dante, nel periodo del suo esilio, hanno molto da insegnare, se visti in un’ottica contemporanea».

Come avete fatto per seguire lo sbarco di una nave di migranti?
«Siamo stati in Sicilia dal 29 al 31 luglio. Quando siamo arrivati però ci avevano detto che non sarebbe stato possibile assistere a uno sbarco perché, in teoria, non sarebbero dovute arrivare navi in quei giorni. Invece, all’improvviso, ne sono state avvistate due. Noi ci siamo recati subito al porto di Augusta, vicino a Catania. Ormai molte navi non le fanno più attraccare a Lampedusa, ma appunto a Catania, Messina, Palermo oppure in questo piccolo porto».

Come avviene uno sbarco?
«La procedura di prima accoglienza è durata una mattinata intera dalle 9 alle 14. Visto che ci sono di mezzo competenze diverse sono presenti uomini del Ministero della Salute, del Comitato per i rifugiati, di Save the Children e di Medici senza Frontiere. L’assistenza nella primissima accoglienza mi è parsa dignitosa. Abbiamo scoperto che a bordo c’erano 524 persone, tutti eritrei. Tutti, miracolosamente, sani e salvi. La stessa mattina a Messina ne erano arrivati altri, di cui però 14 erano già deceduti».

La prima accoglienza è quindi ben organizzata?
«Sì, a quanto ho potuto vedere. È gestita da militari, vengono fatti scendere prima le donne e i bambini, poi gli uomini. Tutti in fila indiana. Vedere questa massa di persone che si guardano attorno confuse e stordite è molto impressionante. Erano sotto al sole in mezzo al mare da tre o quattro giorni…».


Taddei KyengeCome è cambiata la sua percezione del problema degli sbarchi dopo averlo visto con i suoi occhi?
«Sono dieci anni che mi occupo di immigrazione e del tema dei rifugiati, ma non avevo mai assistito a uno sbarco. È stata una esperienza molto toccante. Nelle immagini della televisione non si può capire. Guardare negli occhi queste persone e vedere il loro sguardo perso… Vorresti dargli una speranza, ma ti senti inibito, impotente. Le speranze di quando sono partiti sono già svanite quando scendono da quella nave. L’arrivo per loro diventa un nuovo viaggio, più duro ancora della attraversata».

Siete riusciti ad entrare anche in un centro di accoglienza, lì come è la situazione?
«Non è facile ottenere le autorizzazioni per accedere ai centri di accoglienza. Siamo riusciti però ad ottenerlo per il Cara di Mineo, uno dei più tristemente famosi perché entrato nelle inchieste sugli appalti. Lì “vivono” 3200 persone».

Come è la situazione in quel centro accoglienza?
«Purtroppo il tema più critico è quello dei tempi delle procedure. Ci sono persone che sono lì anche da due anni e non sanno se e quando potranno andarsene… Se non viene riconosciuta nessuna forma di protezione la persona diventa irregolare a tutti gli effetti. Dopo che il Cara di Mineo è stato al centro delle indagini il clima non è certo dei migliori. Si trova in una zona isolata della Sicilia. La zona di Mineo è una conca, una ex-base militare statunitense. Chi entra al Cara di Mineo entra in una sorta di limbo».

Crede che la visione che si ha di questo problema sia distorta?
«Se si vuole capire cosa sta succedendo si deve comprendere che si tratta di un esodo epocale. Si può cercare di gestire al meglio, ma è solo in Libia che si può risolvere la questione».

Come vivevano lo sbarco di così tante persone gli abitanti del luogo?
«Il malessere dei territori a livello locale è alto, va tenuto presente, ed è diffuso in tutta Italia. L’intolleranza aumenta e prende piede pericolosamente, ma devo dire che in Sicilia ho conosciuto davvero molte persone aperte e disposte ad aiutare».

Lina Taddei, l’avvocato ravennate nella Sicilia degli sbarchi

«Assistere a un approdo di migranti è un’esperienza toccante e sconvolgente. Nei loro sguardi c’è speranza ma anche paura».

Sbarchi immigrati SiciliaL’avvocato Lina Taddei, responsabile provinciale Immigrazione per il Partito Democratico a Ravenna, ha collaborato con il fotoreporter Giampiero Corelli nel suo lavoro “Dante esule“ seguendo con lui lo sbarco di una nave di migranti al porto di Augusta in Sicilia…
Come mai ha deciso di collaborare con questo progetto?
«Credo sia molto importante continuare a sensibilizzare le istituzioni su questo tema. Le sofferenze e gli imprevisti della vita di Dante, nel periodo del suo esilio, hanno molto da insegnare, se visti in un’ottica contemporanea».

Come avete fatto per seguire lo sbarco di una nave di migranti?
«Siamo stati in Sicilia dal 29 al 31 luglio. Quando siamo arrivati però ci avevano detto che non sarebbe stato possibile assistere a uno sbarco perché, in teoria, non sarebbero dovute arrivare navi in quei giorni. Invece, all’improvviso, ne sono state avvistate due. Noi ci siamo recati subito al porto di Augusta, vicino a Catania. Ormai molte navi non le fanno più attraccare a Lampedusa, ma appunto a Catania, Messina, Palermo oppure in questo piccolo porto».

Come avviene uno sbarco?
«La procedura di prima accoglienza è durata una mattinata intera dalle 9 alle 14. Visto che ci sono di mezzo competenze diverse sono presenti uomini del Ministero della Salute, del Comitato per i rifugiati, di Save the Children e di Medici senza Frontiere. L’assistenza nella primissima accoglienza mi è parsa dignitosa. Abbiamo scoperto che a bordo c’erano 524 persone, tutti eritrei. Tutti, miracolosamente, sani e salvi. La stessa mattina a Messina ne erano arrivati altri, di cui però 14 erano già deceduti».

La prima accoglienza è quindi ben organizzata?
«Sì, a quanto ho potuto vedere. È gestita da militari, vengono fatti scendere prima le donne e i bambini, poi gli uomini. Tutti in fila indiana. Vedere questa massa di persone che si guardano attorno confuse e stordite è molto impressionante. Erano sotto al sole in mezzo al mare da tre o quattro giorni…».


Taddei KyengeCome è cambiata la sua percezione del problema degli sbarchi dopo averlo visto con i suoi occhi?
«Sono dieci anni che mi occupo di immigrazione e del tema dei rifugiati, ma non avevo mai assistito a uno sbarco. È stata una esperienza molto toccante. Nelle immagini della televisione non si può capire. Guardare negli occhi queste persone e vedere il loro sguardo perso… Vorresti dargli una speranza, ma ti senti inibito, impotente. Le speranze di quando sono partiti sono già svanite quando scendono da quella nave. L’arrivo per loro diventa un nuovo viaggio, più duro ancora della attraversata».

Siete riusciti ad entrare anche in un centro di accoglienza, lì come è la situazione?
«Non è facile ottenere le autorizzazioni per accedere ai centri di accoglienza. Siamo riusciti però ad ottenerlo per il Cara di Mineo, uno dei più tristemente famosi perché entrato nelle inchieste sugli appalti. Lì “vivono” 3200 persone».

Come è la situazione in quel centro accoglienza?
«Purtroppo il tema più critico è quello dei tempi delle procedure. Ci sono persone che sono lì anche da due anni e non sanno se e quando potranno andarsene… Se non viene riconosciuta nessuna forma di protezione la persona diventa irregolare a tutti gli effetti. Dopo che il Cara di Mineo è stato al centro delle indagini il clima non è certo dei migliori. Si trova in una zona isolata della Sicilia. La zona di Mineo è una conca, una ex-base militare statunitense. Chi entra al Cara di Mineo entra in una sorta di limbo».

Crede che la visione che si ha di questo problema sia distorta?
«Se si vuole capire cosa sta succedendo si deve comprendere che si tratta di un esodo epocale. Si può cercare di gestire al meglio, ma è solo in Libia che si può risolvere la questione».

Come vivevano lo sbarco di così tante persone gli abitanti del luogo?
«Il malessere dei territori a livello locale è alto, va tenuto presente, ed è diffuso in tutta Italia. L’intolleranza aumenta e prende piede pericolosamente, ma devo dire che in Sicilia ho conosciuto davvero molte persone aperte e disposte ad aiutare».

«Sel sarà in alternativa al Pd nel 2016, chi dice altro parla a titolo personale»

La coordinatrice Govoni prende le distanze dalla minoranza
vendoliana che aveva aperto alla candidatura di Liverani

«L’organo competente per Sel a decidere le alleanze politiche della città capoluogo di provincia è l’assemblea federale che ha votato ad ampia maggioranza di presentarsi alle prossime amministrative in un progetto politico in alternativa al Pd. Ogni altra comunicazione divergente da questa posizione è espressa a titolo personale». Attraverso una nota firmata dalla coordinatrice provinciale Alessandra Govoni, Sel prende le distanze ufficialmente dall’apertura che alcuni suoi esponenti avevano fatto all’indirizzo del Partito democratico spendendo parole di apprezzamento per un eventuale candidatura a sindaco di Enrico Liverani, attualmente assessore comunale ed ex sindacalista Cgil (vedi articoli correlati).

La nota dei vendoliani si rivolge in particolare a Valentina Morigi e Ilaria Morigi, omonime rispettivamente assessore e consigliera comunale che hanno scelto di restare in appoggio all’attuale maggioranza quando nelle scorse settimane Sel e Fds si sono sfilate : «La consigliera Morigi e l’assessora Morigi hanno espresso il loro punto di vista ma chiedo che non si attribuiscano a Sel posizioni individuali».

Le iniziative politiche di Sel successive al voto per l’uscita dalla maggioranza, specifica inoltre Govoni, «si sono mosse coerentemente a quanto votato, dalla uscita di maggioranza alla presentazione del progetto politico Ravenna In Comune, alla recente festa E-State a Sinistra».

«Il Comune non chiede tessere agli anziani per assegnare gli orti»

L’assessore replica a Ancisi (Lpr) che segnalava pressioni di un centro sociale per chi vuole coltivare un lotto comunale

«Nessun obbligo a tesserarsi da parte dell’amministrazione comunale: sono gli ortisti a scegliere democraticamente, riuniti in assemblea e in piena autonomia, lo strumento organizzativo e di quale associazione eventualmente avvalersi per la gestione degli orti stessi». Così recita la replica diffusa da Valentina Morigi, assessore comunale al Decentramento, a proposito delle accuse mosse da Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lpr, a proposito di presunte prevaricazioni ai danni degli anziani che vogliano coltivare gli orti comunali senza prendere la tessera di una delle associazioni a cui fanno capo i centri sociali che hanno in gestione le aree.

Ancisi, in una comunicazione inviata al sindaco e al direttore generale e presentata in forma di esposto alla procura ventilando l’ipotesi di abusi d’ufficio, non fa riferimento a obblighi di tesseramento imposti dal Comune bensì a prassi diffuse all’interno dei centri sociali che cercherebbero di far passare il messaggio della necessità del tesseramento come condizione per accedere agli orti quando invece agli ortisti è richiesto solo un canone di concessione e una bolletta annuale che copre le spese di acqua, luce e assicurazioni. Il consigliere comunale Ancisi fa riferimento a quanto accade al centro sociale Le Rose (scaricabile in allegato dal link in fondo alla pagina il carteggio allegato all’esposto per mostrare le comunicazioni inviate agli ortisti).

Nel territorio comunale esistono sedici aree ortive per 1.283 lotti complessivi. A parte le tre più piccole (20 lotti in totale), gestite direttamente da Comune e una autogestita dagli ortisti (119), le altre dodici aree sono gestite, per conto del Comune, dai centri sociali di due associazioni nazionali: Auser-Cgil (7 aree e 317 lotti) e Ancescao (5 aree e 827 lotti), entrambe vicine al mondo di sinistra. Il regolamento per la conduzione e gestione degli orti, approvato dal consiglio comunale il 7 novembre del 2013, specifica la scelta della modalità di gestione: al comma 1 dell’articolo 5 si legge che la gestione può ricadere su «centri sociali, associazioni auto costituite ed espressione degli assegnatari o associazioni degli anziani del territorio ovvero che abbiano come scopo statutario gestione di attività rivolte agli anziani». La giunta comunale, con propria delibera, provvede ad affidare la gestione delle aree orti alle associazioni o organismi indicati dagli ortisti stessi: «In alcuni casi – dice Morigi – le assemblee hanno scelto di non indicare alcuna associazione esistente, ma di costituirne una ad hoc in autonomia, come nell’area di Fornace Zarattini».

L’assessore poi porta al centro dell’attenzione una circostanza a suo giudizio bizzarra: «A sostenere il consigliere Ancisi nella denuncia di questo ipotetico racket, c’è anche colui che ha esercitato fino a poco tempo fa un ruolo di primo ordine in uno dei tredici comitati di gestione orti del nostro Comune, avallando le modalità previste nel regolamento. E Ancisi, durante la discussione del regolamento, due anni fa, non ha mai sollevato contrarietà o dubbi inerenti le modalità di gestione degli orti».

Pronto a salire sul treno con tre bici rubate in stazione: 30enne denunciato

Ai carabinieri ha detto che erano di amici ma una aveva ancora il lucchetto. A luglio aveva occupato abusivamente una casa

Era pronto a salire sul treno per Bologna caricando tre biciclette rubate dalle rastrelliere della stazione di Faenza: per un 30enne marocchino, anche in evidente stato di ubriachezza, è arrivata una denuncia per ricettazione dai carabinieri intervenuti all’alba di ieri, 3 settembre, dopo una segnalazione al 112 fatta da un passante che aveva notato il giovane fare la spola tra il piazzale e il binario trasportando bici.

Ai militari non ha saputo spiegare come mai avesse tre biciclette pronte da portare sul treno: una l’avrebbe avuta in prestito e le altre due sarebbero state di amici. Una spiegazione poco convincente per i carabinieri, visto che uno dei velocipedi aveva ancora il lucchetto.

Sottoposto a rilievi fotografici e dattiloscopici, si riusciva a risalire alle esatte generalità dell’extracomunitario che risultava essere un 30enne originario del marocco senza fissa dimora, noto alle cronache in quanto nel mese di luglio scorso era stato denunciato a Solarolo poiché era stato sorpreso dal proprietario all’interno di un’abitazione che aveva occupato abusivamente insieme ad altri due connazionali, dopodoichè, per ripicca, i tre avevano gravemente danneggiato gli ambienti prima di dileguarsi. Nel 2010 anche una condanna per rapina aggravata commessa insieme al fratello a Faenza. Poi precedenti per per resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione di biciclette rubate.

Le biciclette sequestrate si trovano in custodia alla caserma di via Giuliano Da Maiano in attesa di essere restituite ai legittimi proprietari.

Si sveglia di notte e in casa trova un ladro che l’aggredisce

I vicini chiamano il 112: arrestato un 24enne evaso dai domiciliari in una struttura terapeutica. Aveva preso soldi, telefono e orologi

Dei rumori l’hanno svegliata in piena notte e dentro casa ha trovato un ladro che l’ha aggredita quando la donna ha cercato di bloccarlo trasformando in rapina quello che fino ad allora era un furto: i carabinieri hanno arrestato un 24enne del Burkina Faso evaso dai domiciliari in una comunità terapeutica di Faenza. La vicenda è accaduta nella notte tra il 3 e il 4 settembre in una abitazione di Carraie. Il ragazzo, già con precedenti di polizia, si era introdotto nella casa riuscendo a impossessarsi di un borsello, una banconota da 50 euro, un cellulare e due orologi. Proprio durante le fasi della colluttazione i vicini hanno udito le urla ed i rumori, chiamando prontamente il 112 e permettendo ai carabinieri di arrivare tempestivamente sul posto per bloccare il rapinatore: dopo aver preso in consegna il ragazzo, i militari lo hanno accompagnato in caserma, per poi dichiararlo in stato di arresto al termine degli accertamenti. Il malvivente è stato trattenuto in camera di sicurezza in attesa del rito direttissimo. La donna è rimasta solo lievemente ferita, procurandosi ferite giudicate guaribili in pronto soccorso, con 5 giorni.

La minoranza di Sel che non rompe con il Pd: «Ok Liverani, è della Cgil…»

L’ex coordinatore Mengozzi: «Faremo battaglia all’interno del partito»
E anche l’assessore Morigi attacca il progetto unitario di sinistra

Una scelta percepita come certo non renziana, quella di Liverani, ex sindacalista Cgil (cosa c’è del resto di meno renziano della Cgil?) e che quindi avvicina il Pd alle posizioni di Sel. La minoranza locale dei vendoliani che non ha approvato la scelta di rompere con la maggioranza Pd a priori per dar vita al nuovo soggetto unitario Ravenna in Comune (vedi articoli correlati), gongola all’ipotesi di un Enrico Liverani candidato sindaco del Pd, percepito come garanzia di laicità e di distanza, appunto, dal premier Renzi.

«Noi non vogliamo parlare con il Pd di Renzi, ma con il Pd locale – spiega Andrea Mengozzi, ex coordinatore provinciale del partito – e ci sembra che se davvero Liverani dovesse essere il candidato, Sel non possa non incontrarlo. Anche perché ci è stato detto che Sel avrebbe rotto in tutte le amministrazioni locali, ma non è così. Nelle vicine Bologna e Rimini si sta lavorando in questo senso». Eventuali liste civiche di appoggio al candidato? «Io intendo portare avanti la mia battaglia all’interno del mio partito che è Sel, alla luce di quanto accadrà nei prossimi mesi». Intanto però un no secco è invece arrivato dalle altre file di Sel, quelle che hanno aderito al progetto Ravenna in Comune, e a cui si è rivolto De Pascale alle festa del Pd: «Ci vediamo costretti a declinare la gentile offerta – dicono i promotori della lista che include anche l’ex Pd Maestri e i comunisti – di partecipare al tavolo delle discussioni per replicare il modello spartitorio che il Pd continua a propinare». Difficile immaginare una ricomposizione delle due anime di Sel, che nel frattempo peraltro è destinata a trasformarsi in un soggetto nuovo a livello nazionale.

E la minoranza di Sel che ancora resta legata al Pd (tra cui oltre allo stesso Mengozzi anche l’assessore Valentina Morigi – entrambi nella foto qui a fianco con Vendola –, la consigliera comunale Ilaria Morigi e l’ex assessore regionale Guido Pasi), ha risposto con una nota a Ravenna in Comune, ribadendo la propria posizione. «Riteniamo – si legge nella nota, che riportiamo testualmente – che se la candidatura di Liverani venisse confermata sarebbe necessario almeno lasciargli il tempo di spiegare quali siano le sue intenzioni e i suoi programmi. Intanto però possiamo registrare a suo favore la provenienza dal sindacato – la Cgil – e la laicità. Riteniamo che sia miope un progetto che rifiuta ogni confronto in modo preventivo, arroccandosi ancor prima che si sia mosso un passo nella definizione del suo programma. Ci sembra inoltre sbagliato rifiutare a priori un candidato senza essere in grado di assicurare che se ne potrà far eleggere uno migliore. Non ci sembra nemmeno condivisibile addossare preventivamente al futuro candidato i giudizi negativi sul precedente sindaco, giusti o sbagliati che siano. Speriamo e crediamo, per aver conosciuto in questi anni donne uomini della sinistra ravennate, che sapranno aspettare, interrogare e poi giudicare il futuro candidato espresso dal Pd. Lo diciamo anche per esprimere l’insoddisfazione completa che proviamo leggendo l’appello degli “spartiti” che fino ad ora rappresenta l’unica base dell’aggregazione Ravenna in Comune. Noi pensiamo che non sia praticabile un’alleanza col Pd nazionale, a causa del fatto che Renzi la esclude politicamente e la blocca con una legge elettorale anti-coalizione, ma diversa è la situazione a livello locale. Pensiamo che l’aggregazione in corso non abbia profilo strategico, base condivisa e radicamento sociale sufficienti a costituire un’alternativa reale di governo di sinistra. Pertanto non rinunciamo alla prospettiva di ricostruire un possibile centro-sinistra e praticare questa linea quando, come potrebbe accadere a Ravenna, il candidato abbia un profilo attento ai problemi sociali e ai diritti di tutti e su questi temi sia impegnato in prima persona».

Il commento del segretario del Pd Michele De Pascale a questa apertura da parte di una parte di Sel non può che essere positivo, con una precisazione rispetto al tema della vicinanza o meno al premier: “A me non appassiona il dibattito sul tasso di renzismo. Comunque la si pensi di Renzi c’è n’è uno solo. A Ravenna, sui temi locali, da tempo abbiamo superato le divisioni che caratterizzano il Pd nazionale e il centrosinistra, e che tutti auspichiamo si risolvano, mettendo al centro il futuro della città e della Romagna. Quello che respiro nel Pd in questo momento, invece, è una fortissima volontà di rinnovamento nei programmi, ma anche nei volti, mettendo in campo nuove generazioni ed energie, così come, fra l’altro, è già successo a livello nazionale e nei principali comuni della nostra provincia. Le alleanza locali non si sono mai fatte e non si faranno sulla politica nazionale, ma sulle scelte concrete sul futuro della città e in questo senso apprezziamo le tante aperture al confronto ricevute in questi giorni.”

Asili nido: le rette a Ravenna sono tra le più basse della regione

I dati dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva: Forlì la più cara

A 331 euro ammonta la retta mensile per frequentare l’asilo nido comunale in Emilia-Romagna, rispetto ai 311 euro di media nazionale, con una variazione rispetto al 2013/2014 del -1,2 percento.

Ravenna è tra le città dove si paga meno con i suoi 296 euro, superiori solo ai 288 di Parma e ai 244 di Ferrara. In testa Forlì, che con i suoi 410 euro è la città più cara. Le cifre sono fornite dall’Osservatorio di Cittadinanzattiva. Queste le rette nelle altre città della regione: Bologna 349 euro, Cesena 323, Modena 330, Piacenza 354, Reggio 345, Rimini 366. (Ansa.it)

Mirabilandia cerca 150 mostri Il 17 settembre la selezione

Torna il casting per le aperture di Halloween: chiunque potrà
partecipare per poi spaventare i visitatori del parco per lavoro

Mirabilandia lancia anche quest’anno un casting davvero particolare in vista delle settimane dedicate ad Halloween per tutto il mese di ottobre. Giovedì 17 settembre, infatti, avvierà la ricerca di 150 figuranti per interpretare zombie e creature spaventose pronte a tormentare le loro prede all’interno del parco.

«Hai spirito e movenze da mostro? Ti piace inventare travestimenti da paura per spaventare i tuoi amici il giorno di Halloween?»: sono le caratteristiche professionali che Mirabilandia ricerca nei 150 figuranti che, al calare del sole diventeranno protagonisti dell’Halloween Horror Festival, trasformandosi in una vera a propria orda di mostri che emergerà inaspettatamente dagli angoli più oscuri delle tre Horror Zones dedicate ad Halloween nei pressi delle attrazioni Phobia, Reset, Columbia e Discovery e che avranno così la possibilità di spaventare le persone per lavoro.

Partecipare al casting per mostri è semplice e immediato. Sarà necessario visitare il sito internet http://mirabilandia.it/it/eventi/halloween-horror-festival-casting e compilare l’apposito format per registrarsi e iscriversi, entro il 10 settembre.

La selezione avverrà il giorno 17 settembre al teatro Pepsi di Mirabilandia. A partire dalle 9 i partecipanti potranno accreditarsi all’ingresso principale del parco. L’apertura parcheggi è prevista per le 8.30. Una giuria appassionata del genere horror avrà il compito di selezionare la rosa dei vincitori sulla base di fattori chiave che valuteranno non solo l’abbigliamento ma anche il make-up, l’interpretazione e il personaggio nel suo complesso.
Tutti i partecipanti che si occuperanno di realizzare lo stile del proprio make-up, che sceglieranno in base al tipo di abito indossato, per evidenziare le caratteristiche horror del personaggio interpretato in questa speciale occasione, avranno maggiori possibilità di essere scelti.

A Mirabilandia ogni weekend del mese, a partire dal 3 ottobre e fino al 1° novembre è in programma nelle ore diurne un ricco palinsesto di iniziative, eventi, spettacoli per grandi e piccoli, mentre a partire dal 10 ottobre, tutti i sabati del mese, al calar del sole, avrà luogo l’Horror Festival consigliato ai più coraggiosi, over 12 anni.

Mirabilandia cerca 150 mostri Il 17 settembre la selezione

Torna il casting per le aperture di Halloween: chiunque potrà
partecipare per poi spaventare i visitatori del parco per lavoro

Mirabilandia lancia anche quest’anno un casting davvero particolare in vista delle settimane dedicate ad Halloween per tutto il mese di ottobre. Giovedì 17 settembre, infatti, avvierà la ricerca di 150 figuranti per interpretare zombie e creature spaventose pronte a tormentare le loro prede all’interno del parco.

«Hai spirito e movenze da mostro? Ti piace inventare travestimenti da paura per spaventare i tuoi amici il giorno di Halloween?»: sono le caratteristiche professionali che Mirabilandia ricerca nei 150 figuranti che, al calare del sole diventeranno protagonisti dell’Halloween Horror Festival, trasformandosi in una vera a propria orda di mostri che emergerà inaspettatamente dagli angoli più oscuri delle tre Horror Zones dedicate ad Halloween nei pressi delle attrazioni Phobia, Reset, Columbia e Discovery e che avranno così la possibilità di spaventare le persone per lavoro.

Partecipare al casting per mostri è semplice e immediato. Sarà necessario visitare il sito internet http://mirabilandia.it/it/eventi/halloween-horror-festival-casting e compilare l’apposito format per registrarsi e iscriversi, entro il 10 settembre.

La selezione avverrà il giorno 17 settembre al teatro Pepsi di Mirabilandia. A partire dalle 9 i partecipanti potranno accreditarsi all’ingresso principale del parco. L’apertura parcheggi è prevista per le 8.30. Una giuria appassionata del genere horror avrà il compito di selezionare la rosa dei vincitori sulla base di fattori chiave che valuteranno non solo l’abbigliamento ma anche il make-up, l’interpretazione e il personaggio nel suo complesso.
Tutti i partecipanti che si occuperanno di realizzare lo stile del proprio make-up, che sceglieranno in base al tipo di abito indossato, per evidenziare le caratteristiche horror del personaggio interpretato in questa speciale occasione, avranno maggiori possibilità di essere scelti.

A Mirabilandia ogni weekend del mese, a partire dal 3 ottobre e fino al 1° novembre è in programma nelle ore diurne un ricco palinsesto di iniziative, eventi, spettacoli per grandi e piccoli, mentre a partire dal 10 ottobre, tutti i sabati del mese, al calar del sole, avrà luogo l’Horror Festival consigliato ai più coraggiosi, over 12 anni.

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