venerdì
19 Giugno 2026

Rientra dal Marocco con 150 grammi di hashish in 15 ovuli nello stomaco

Piantonato in ospedale per dodici ore poi l’uomo ha espulso la droga. Arrestato con l’amico che era in sua compagnia in auto

Dal viaggio in Marocco è tornato a Cervia con la pancia piena: aveva ingerito quindici ovuli di hashish da dieci grammi ognuno. L’uomo è stato arrestato insieme all’amico che era in sua compagnia quando sono stati fermati per un controllo su strada da parte della guardia di finanza della località costiera. In manette un 30enne e un 40enne italiani.

La scoperta della droga è arrivata a conclusione di un controllo cominciato su un auto in transito per le vie del centro. A bordo i due che, alla vista dei militari, palesavano segni di insofferenza e di agitazione. I finanzieri, quindi, dopo aver richiesto la collaborazione delle unità cinofile antidroga di Ravenna, proseguivano l’attività ispettiva mediante perquisizioni locali nei luoghi risultati nella disponibilità dei due soggetti rinvenendo un panetto di hashish, un bilancino di precisione e un ovulo della medesima sostanza stupefacente che, tradizionalmente, viene ingerito dai trafficanti internazionali per eludere i controlli alle frontiere.

Considerato che uno dei due era rientrato in Italia dal Marocco il giorno precedente transitando per l’aeroporto bolognese Marconi, le Fiamme Gialle accompagnavano lo stesso all’ospedale di Ravenna per sottoporlo ad un esame radiologico; la lastra addominale evidenziava la presenza di numerosi corpi estranei di forma ovoidale. Dopo dodici ore di piantonamento nell’apposita area ospedaliera, l’uomo espelleva 15 ovuli di hashish del peso di circa 10 grammi ciascuno. Sono in corso ulteriori accertamenti finalizzati all’individuazione dei fornitori e degli eventuali destinatari della sostanza stupefacente che è stata sottoposto a sequestro, per un totale complessivo di 300 grammi.

Concluso il recupero del Gokbel Due mesi di ritardo sul programma

Operazione costata circa tre milioni di euro (pagherà l’armatore
o l’assicurazione). Il relitto ora trainato verso la Turchia

Con due mesi di ritardo rispetto alle previsioni fatte all’inizio dei lavori, si sono concluse le operazioni di recupero del relitto Gokbel, il mercantile turco lungo 87 metri inabissatasi lo scorso 28 dicembre dopo la collisione con la nave Lady Aziza al largo del porto di Ravenna, causando la morte di sei marittimi. Il relitto ora verrà rimorchiato fino in Turchia per essere smantellato. Il costo dell’operazione, secondo quanto riporta il Corriere Romagna, si aggira sui tre milioni di euro che andranno a carico dell’armatore o dell’assicurazione.

La missione di recupero è iniziata lo scorso 7 maggio e fu il vicesindaco Giannantonio Mingozzi a ipotizzare che potessero concludersi entro il mese di maggio. I lavori sono stati condotti da un team formato da società italiane specializzate (Cmc, Fratelli Neri di Livorno, Marine Consulting per le attività subacquee, Secomar per il servizio di ritiro del bunker e degli olii residui ancora all’interno della nave nonché per i dispositivi antinquinamento marino nelle varie fasi, Naviravenna per la fabbricazione e saldatura in loco delle lamiere di copertura della falla, Gruppo Gesmar per i rimorchiatori, ormeggiatori e piloti del porto di Ravenna, Bambini Srl, Ciappini Renzo, Rosetti Marino, Italmet, Eurodocks Terminal e Santi Shipping Agenzia Marittima), coordinate dalla olandese Smit Salvage. Una squadra di circa 50 uomini, di cui 15 sommozzatori specializzati.

I lavori, realizzati sotto la supervisione del ministero dell’Ambiente, capitaneria di Porto di Ravenna, società Castalia per la salvaguardia dell’ambiente marino, sono iniziati con il recupero degli olii combustibili all’interno della struttura della nave utilizzando il sistema hot-tap. Tale sistema prevede la riparazione dell’apertura dello scafo in conseguenza alla collisione, la messa sotto-vuoto delle casse contenenti gli oli combustibili e l’aspirazione degli stessi attraverso il supporto di una nave specializzata. Una volta recuperato il carburante e gli olii combustibili dall’interno del relitto, è iniziato il parbuckling, ovvero la rotazione dello scafo, un’operazione complessa date le grandi quantità di argilla densa e sabbia accumulate dentro e intorno al blocco alloggi penetrati nel fondale.

Pieter Van Vuuren, project director di Smit Salvage, ha commentato: «Desideriamo ringraziare tutte le autorità ed in particolare la capitaneria di Porto di Ravenna, il comandante e il suo personale che hanno reso possibile le operazioni in sicurezza e senza interruzioni. La loro professionalità e costante presenza sono state d’aiuto nei momenti difficili. La direzione e il supporto che l’autorità marittima ha dimostrato nel corso delle operazioni appena concluse, tutelando il lavoro delle persone e la salvaguardia dell’ambiente, devono essere considerate un fiore all’occhiello di questo paese».

Concluso il recupero del Gokbel Due mesi di ritardo sul programma

Operazione costata circa tre milioni di euro (pagherà l’armatore o l’assicurazione). Il relitto ora trainato verso la Turchia

Con due mesi di ritardo rispetto alle previsioni fatte all’inizio dei lavori, si sono concluse le operazioni di recupero del relitto Gokbel, il mercantile turco lungo 87 metri inabissatasi lo scorso 28 dicembre dopo la collisione con la nave Lady Aziza al largo del porto di Ravenna, causando la morte di sei marittimi. Il relitto ora verrà rimorchiato fino in Turchia per essere smantellato. Il costo dell’operazione, secondo quanto riporta il Corriere Romagna, si aggira sui tre milioni di euro che andranno a carico dell’armatore o dell’assicurazione.

La missione di recupero è iniziata lo scorso 7 maggio e fu il vicesindaco Giannantonio Mingozzi a ipotizzare che potessero concludersi entro il mese di maggio. I lavori sono stati condotti da un team formato da società italiane specializzate (Cmc, Fratelli Neri di Livorno, Marine Consulting per le attività subacquee, Secomar per il servizio di ritiro del bunker e degli olii residui ancora all’interno della nave nonché per i dispositivi antinquinamento marino nelle varie fasi, Naviravenna per la fabbricazione e saldatura in loco delle lamiere di copertura della falla, Gruppo Gesmar per i rimorchiatori, ormeggiatori e piloti del porto di Ravenna, Bambini Srl, Ciappini Renzo, Rosetti Marino, Italmet, Eurodocks Terminal e Santi Shipping Agenzia Marittima), coordinate dalla olandese Smit Salvage. Una squadra di circa 50 uomini, di cui 15 sommozzatori specializzati.

I lavori, realizzati sotto la supervisione del ministero dell’Ambiente, capitaneria di Porto di Ravenna, società Castalia per la salvaguardia dell’ambiente marino, sono iniziati con il recupero degli olii combustibili all’interno della struttura della nave utilizzando il sistema hot-tap. Tale sistema prevede la riparazione dell’apertura dello scafo in conseguenza alla collisione, la messa sotto-vuoto delle casse contenenti gli oli combustibili e l’aspirazione degli stessi attraverso il supporto di una nave specializzata. Una volta recuperato il carburante e gli olii combustibili dall’interno del relitto, è iniziato il parbuckling, ovvero la rotazione dello scafo, un’operazione complessa date le grandi quantità di argilla densa e sabbia accumulate dentro e intorno al blocco alloggi penetrati nel fondale.

Pieter Van Vuuren, project director di Smit Salvage, ha commentato: «Desideriamo ringraziare tutte le autorità ed in particolare la capitaneria di Porto di Ravenna, il comandante e il suo personale che hanno reso possibile le operazioni in sicurezza e senza interruzioni. La loro professionalità e costante presenza sono state d’aiuto nei momenti difficili. La direzione e il supporto che l’autorità marittima ha dimostrato nel corso delle operazioni appena concluse, tutelando il lavoro delle persone e la salvaguardia dell’ambiente, devono essere considerate un fiore all’occhiello di questo paese».

Ruspe al lavoro all’Esp: partito il cantiere per raddoppiare il centro commerciale

Il colosso crescerà di 19mila mq, passando da 40 a 99 negozi
Ora opere di urbanizzazione, a settembre l’appalto per le opere edili

Le ruspe hanno acceso i motori ieri, 5 agosto: è partito il cantiere per l’ampliamento del centro commerciale Esp alle porte di Ravenna. Inaugurazione della nuova ala prevista per la primavera del 2017, quando saranno passati diciannove anni dalla prima apertura della struttura a ridosso della statale 16 Adriatica.

La prima fase del cantiere riguarda la parte relative alle opere di urbanizzazione e di movimentazione. I lavori si interromperanno nella settimana di ferragosto e nelle giornate nelle quali è previsto il blocco circolazione mezzi pesanti. Ad inizio settembre verrà assegnato l’appalto per le opere edili ed impiantistiche.

L’ampliamento, progettato dalla società cooperativa Inres e dall’architetto Carlo Sadich, è di 19mila metri quadrati (di cui 13mila di area vendita) per arrivare a un colosso con una superficie complessiva di 47mila metri quadrati (di cui 31mila di area vendita). Il design sarà realizzato in linea con l’ultima recente ristrutturazione (la pavimentazione come elemento di unione con l’attuale edificio): il passaggio di collegamento sarà dove oggi si trova il negozio Deichmann. L’impianto oggi conta 40 negozi e sei punti vendita di media superficie: se ne aggiungeranno rispettivamente 45 e 8 per arrivare a un totale di 99. Con l’ambizione di averli tutti assegnati al momento dell’inaugurazione. Resterà immutata l’area del supermercato. Sarà necessario un ampliamento del parcheggio: arriveranno oltre mille nuovi posti (960 auto, 398 bici-moto) che si aggiungeranno ai circa tremila già esistenti (2.650 auto, 247 bici-moto).

A farsi carico dell’investimento sarà la società per azioni Immobiliare Grande Distribuzione (Igd), proprietaria del centro commerciale. Igd, nata a fine anni novanta, sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale (è presente in undici regioni) e vanta una presenza importante nella distribuzione retail in Romania (15 centri). La società è stata la prima in Italia nel 2008 a entrare nel regime Siiq (società di investimento immobiliare quotata): uno specifico sistema societario che sposta la tassazione dai ricavi ai dividendi (quindi dalle società ai soci) a condizione di rispettare alcuni rigidi parametri. I soci di maggioranza di Igd sono Coop Adriatica (44 percento) e Unicoop Tirreno (13 percento). Il patrimonio immobiliare, valutato in circa 1,9 miliardi di euro al 31 dicembre 2013, comprende in Italia: 19 tra ipermercati e supermercati, 19 tra gallerie commerciali e retail park, 1 city center, 4 terreni oggetto di sviluppo diretto, 1 immobile per trading e 7 ulteriori proprietà immobiliari.

Ruspe al lavoro all’Esp: partito il cantiere per raddoppiare il centro commerciale

Il colosso crescerà di 19mila mq, passando da 40 a 99 negozi Ora opere di urbanizzazione, a settembre l’appalto per le opere edili

Le ruspe hanno acceso i motori ieri, 5 agosto: è partito il cantiere per l’ampliamento del centro commerciale Esp alle porte di Ravenna. Inaugurazione della nuova ala prevista per la primavera del 2017, quando saranno passati diciannove anni dalla prima apertura della struttura a ridosso della statale 16 Adriatica.

La prima fase del cantiere riguarda la parte relative alle opere di urbanizzazione e di movimentazione. I lavori si interromperanno nella settimana di ferragosto e nelle giornate nelle quali è previsto il blocco circolazione mezzi pesanti. Ad inizio settembre verrà assegnato l’appalto per le opere edili ed impiantistiche.

L’ampliamento, progettato dalla società cooperativa Inres e dall’architetto Carlo Sadich, è di 19mila metri quadrati (di cui 13mila di area vendita) per arrivare a un colosso con una superficie complessiva di 47mila metri quadrati (di cui 31mila di area vendita). Il design sarà realizzato in linea con l’ultima recente ristrutturazione (la pavimentazione come elemento di unione con l’attuale edificio): il passaggio di collegamento sarà dove oggi si trova il negozio Deichmann. L’impianto oggi conta 40 negozi e sei punti vendita di media superficie: se ne aggiungeranno rispettivamente 45 e 8 per arrivare a un totale di 99. Con l’ambizione di averli tutti assegnati al momento dell’inaugurazione. Resterà immutata l’area del supermercato. Sarà necessario un ampliamento del parcheggio: arriveranno oltre mille nuovi posti (960 auto, 398 bici-moto) che si aggiungeranno ai circa tremila già esistenti (2.650 auto, 247 bici-moto).

A farsi carico dell’investimento sarà la società per azioni Immobiliare Grande Distribuzione (Igd), proprietaria del centro commerciale. Igd, nata a fine anni novanta, sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale (è presente in undici regioni) e vanta una presenza importante nella distribuzione retail in Romania (15 centri). La società è stata la prima in Italia nel 2008 a entrare nel regime Siiq (società di investimento immobiliare quotata): uno specifico sistema societario che sposta la tassazione dai ricavi ai dividendi (quindi dalle società ai soci) a condizione di rispettare alcuni rigidi parametri. I soci di maggioranza di Igd sono Coop Adriatica (44 percento) e Unicoop Tirreno (13 percento). Il patrimonio immobiliare, valutato in circa 1,9 miliardi di euro al 31 dicembre 2013, comprende in Italia: 19 tra ipermercati e supermercati, 19 tra gallerie commerciali e retail park, 1 city center, 4 terreni oggetto di sviluppo diretto, 1 immobile per trading e 7 ulteriori proprietà immobiliari.

Lido di Savio si tinge di arcobaleno con l’arrivo della Color Vibe Run

Appuntamento il 5 settembre con la corsa non competitiva nata in America: coloranti e divertimento

È nata negli Stati Uniti e da un paio di anni è sbarcata anche in Italia: il prossimo 5 settembre farà tappa a Lido di Savio la Color Vibe 5k Run, corsa non competitiva di 5 chilometri, contrassegnata dal lancio di polveri variopinte (tutte naturali) all’insegna del divertimento e del gioco. L’iniziativa è organizzata da Color Vibe Italia, con il patrocinio del Comune di Ravenna ed il supporto del comitato cittadino della località costiera.

La giornata inizierà in piazza Forlimpopoli alle 10, con l’apertura del Color Vibe Village: qui gli iscritti potranno ritirare il Color Vibe Kit (maglietta ufficiale, pettorale, bustina di colore da usare per il party finale, tatuaggi temporanei, gadget e prodotti offerti dai partner), incluso nella quota di iscrizione, ed i ritardatari potranno ancora registrarsi alla corsa fino a pochi minuti dal via, fissato per le ore 16.30. Per info, quote di iscrizione e iscrizioni www.colorvibe.it, info@colorvibe.it, Facebook http://www.facebook.com/colorvibeitalia.

Partecipazione aperta a tutti: non ci sono limiti di età. «Il percorso di 5 chilometri – spiegano gli organizzatori sul sito internet – si può percorrere camminando, correndo, saltando, in avanti, all’indietro, ballando. Non è una gara, ma una festa ed un modo alternativo per divertirsi e passare una giornata in allegria con amici, parenti, colleghi e l’importante è divertirsi».

È soddisfatto Massimo Cameliani, assessore comunale al Turismo: «Ci fa molto piacere ospitare questo evento che sta diventando molto popolare anche in Italia, perché è rivolto a persone di tutte le età, non necessariamente sportive, ma accomunate dalla voglia di muoversi e stare insieme. Siamo certi che per Lido di Savio, che dopo l’alluvione di febbraio ha saputo reagire con orgoglio e determinazione, presentandosi ai turisti nella sua veste migliore e raccogliendo ottimi risultati in termini di presenze e gradimento, sarà un bellissimo modo per avvicinarsi alla fine della stagione, offrendo a cittadini e turisti un altro evento molto bello, dopo quelli fin qui già proposti».

Lido di Savio si tinge di arcobaleno con l’arrivo della Color Vibe Run

Appuntamento il 5 settembre con la corsa non competitiva nata in America: coloranti e divertimento

È nata negli Stati Uniti e da un paio di anni è sbarcata anche in Italia: il prossimo 5 settembre farà tappa a Lido di Savio la Color Vibe 5k Run, corsa non competitiva di 5 chilometri, contrassegnata dal lancio di polveri variopinte (tutte naturali) all’insegna del divertimento e del gioco. L’iniziativa è organizzata da Color Vibe Italia, con il patrocinio del Comune di Ravenna ed il supporto del comitato cittadino della località costiera.

La giornata inizierà in piazza Forlimpopoli alle 10, con l’apertura del Color Vibe Village: qui gli iscritti potranno ritirare il Color Vibe Kit (maglietta ufficiale, pettorale, bustina di colore da usare per il party finale, tatuaggi temporanei, gadget e prodotti offerti dai partner), incluso nella quota di iscrizione, ed i ritardatari potranno ancora registrarsi alla corsa fino a pochi minuti dal via, fissato per le ore 16.30. Per info, quote di iscrizione e iscrizioni www.colorvibe.it, info@colorvibe.it, Facebook http://www.facebook.com/colorvibeitalia.

Partecipazione aperta a tutti: non ci sono limiti di età. «Il percorso di 5 chilometri – spiegano gli organizzatori sul sito internet – si può percorrere camminando, correndo, saltando, in avanti, all’indietro, ballando. Non è una gara, ma una festa ed un modo alternativo per divertirsi e passare una giornata in allegria con amici, parenti, colleghi e l’importante è divertirsi».

È soddisfatto Massimo Cameliani, assessore comunale al Turismo: «Ci fa molto piacere ospitare questo evento che sta diventando molto popolare anche in Italia, perché è rivolto a persone di tutte le età, non necessariamente sportive, ma accomunate dalla voglia di muoversi e stare insieme. Siamo certi che per Lido di Savio, che dopo l’alluvione di febbraio ha saputo reagire con orgoglio e determinazione, presentandosi ai turisti nella sua veste migliore e raccogliendo ottimi risultati in termini di presenze e gradimento, sarà un bellissimo modo per avvicinarsi alla fine della stagione, offrendo a cittadini e turisti un altro evento molto bello, dopo quelli fin qui già proposti».

Consigli di lettura per viaggi molto low cost

Giro del mondo in una manciata di libri

Viaggiare senza biglietto. Senza aver fatto la valigia, in cui manca sempre qualcosa. Senza aerei, né treni. Senza visto, e con il passaporto scaduto. Viaggiare con un budget da 8 a 20 euro, o anche gratis se avete una biblioteca vicino a casa, è possibile. Ad accompagnarvi non saranno i noiosi compagni dei viaggi organizzati, sempre sudati e pronti a fare battute di dubbio gusto lanciate a squarciagola in mezzo al pullman con l’aria condizionata troppo alta, non saranno nemmeno le guide pedanti che alla fine del tour vogliono accompagnarvi al negozio di souvenir di loro cugino, ma con voi ci saranno solamente alcuni tra i più interessanti scrittori del mondo. Ecco alcuni consigli su viaggi very lowcost.

Messico – Per andare in Messico vi consiglio un compagno di viaggio ubriaco di absinthe e malinconico chiamato Geoffrey Firmin. Si tratta dell’alter ego del suo autore Malcom Lowry, che con il romanzo Sotto il vulcano (Feltrinelli) ci porta nella remota e selvaggia cittadina di Quauhnahuac, alle pendici della regione vulcanica dell’America Latina, in un’avventura che è stata definita una Divina Commedia ubriaca.

Myanmar-Birmania – Sul paese un tempo noto come Birmania, c’è Giorni in Birmania (Mondadori), il primo romanzo di George Orwell. Il giovane giornalista Orwell, al servizio dell’esercito di sua maestà, viene stanziato nella colonia britannica della Birmania e assegnato a un ufficio di burocrati dove assiste all’assurdità del potere dei coloni sulla popolazione. Al suo ritorno in Inghilterra scrive un romanzo su un mercante inglese che, giunto in Birmania, è affascinato dalla cultura locale e guarda con sospetto e paura alle politiche dei coloni britannici e all’insensatezza del loro potere brutale. Un mondo cinico e insensato da cui Orwell trarrà ispirazione anche per la distopia di 1984.

New York – Scegliere un libro che parli di New York non è facile visto che fin dai romanzi di Francis Scott Fitzgerald e John Dos Passos è forse la città che ha ispirato più libri della letteratura dell’ultimo secolo. Optiamo allora per un tributo a un grande della letteratura americana che ci ha recentemente lasciato: Edgar L. Doctorow scomparso il 22 luglio 2015. Del cinico autore di molti capolavori, quasi tutti ambientati nella sua New York, abbiamo scelto L’ acquedotto di New York (Mondadori). Il libro si apre in una mattina piovosa a New York, nel 1871. Il giovane Martin Pemberton riconosce tra i passeggeri di un omnibus a cavalli il proprio padre, che credeva morto da tempo. Nel tentativo di rintracciare il veicolo, Pemberton attraversa tutti gli strati di quella metropoli di fine Ottocento. Le vie più illuminate dai recentissimi lampioni a gas, il telegrafo, i giornali, tutta la luccicante vernice della modernità nasconde una cupa congiura animata dagli istinti e dalle pulsioni più primitive.

Londra – Anche su Londra la bibliografia è interminabile, ci limitiamo a suggerire due titoli degli ultimi anni che danno una lettura particolarmente suggestiva della city. Per Peter Ackroyd Londra non è un aglomerato di strade, ponti, autobus, palazzi, marciapiedi e nostalgie, ma è una donna. Per questo le dedica una vera e propria biografia che intitola semplicemente Londra, una biografia (Neri Pozza). Nelle oltre 700 pagine del libro Ackroyd narra la storia di una vita lunga centinaia di anni, dei ponti che traversano il Tamigi con le loro gambe tozze e arcuate, delle luci di Westminster e delle insegne di Trafalgar Square, una Londra in cui «nella nebbia, le strade di ciottoli brillano di sudore, mentre le bocche degli idranti gettano acqua come sangue da un’arteria». Per conoscere invece la Londra di chi la vive quotidianamente, quella dei sobborghi, lontani dal Big Ben e dal Buckingham Palace, ma nelle strade multietniche in cui si sente parlare ogni lingua del mondo come in una Babele contemporanea, consigliamo il divertente NW (Mondadori) di Zadie Smith ambientato nel Brent, quartiere Nord Ovest (NW appunto sta per North West) di Londra dove la scrittrice inglese di origini giamaicane è nata e cresciuta.

India – Dagli anni sessanta in avanti l’India è diventato un luogo esotico e mistico in cui gli occidentali vanno per “trovare se stessi” e tornano con la dissenteria. Bellissime pagine sull’India sono state scritte dal premio Nobel Vidiadhar S. Naipaul in Una civiltà ferita (Adelphi) e da Pier Paolo Pasolini in L’odore dell’India (Guanda). Il libro che vogliamo suggerirvi però è quello di un notissimo scrittore di viaggio britannico, che ha dedicato al paese in cui ha trascorso gran parte della sua vita moltissimi testi. Stiamo parlando di William Dalrymple e del suo In India (Rizzoli) suggestivo e visionario resoconto di quattro anni di pellegrinaggio dalle giungle del Tigri Tamil ai cocktail party di Bombay, al Kerala del tempio dedicato a Para Sakti «colei che siede sul trono di cinque cadaveri». Sull’India contemporanea, e sulla migrazione degli indiani verso gli Stati Uniti per studiare e lavorare, vi consigliamo di leggere una delle grandi autrici contemporanee Jhumpa Lahiri e i suoi racconti raccolti ironici e malinconici raccolti nel volume L’interprete dei malanni (Guanda).

Iran – Per sfuggire alla censura del regime di Khomeini la giovane insegnante Nafisi Azar si inventa un metodo per parlare di ciò che è vietato. Un libro intenso e intelligente per capire come nel mondo islamico vivano pensieri molto diversi tra loro e su come sia possibile resistere contro l’ortodossia e l’estremismo attraverso una delle armi più potenti che l’uomo ha a disposizione: la letteratura. Il titolo di questo libro autobiografico è Leggere Lolita a Teheran (Adelphi) di Nafisi Azar.

Africa – Se volete recarvi nell’Africa nera senza problemi di vaccinazioni o di punture di insetti di cui non sapete pronunciare il nome vi consigliamo Congo (Feltrinelli) di David Van Reybrouck. Lo studioso e scrittore belga ripercorre la strada fatta dai colonizzatori lungo l’estuario del fiume Congo e racconta uno spaccato di come è oggi quel mondo a noi lontano e sconosciuto. Lo fa nella maniera più semplice e diretta: fermandosi a parlare con le persone che incontra. Raccoglie le loro storie, i ricordi della loro giovinezza, della guerra civile e anche della colonizzazione (un’anziana sdentata sostiene di avere vissuto più di cento anni e di ricordarsi i coloni!). Reybrouck ripercorre la storia del Congo dai primi insediamenti preistorici agli orrori della dominazione belga, dall’indipendenza alle guerre civili, attraverso giungle e città, montagne di ghiacciai perenni e pianure rigogliose, miniere di ogni minerale prezioso e una natura ricchissima e incontaminata.

Luoghi estremi – Se volete esplorare i confini del mondo fa al caso vostro il racconto della conquista mancata del Polo Sud da parte di una missione di esploratori male equipaggiati che agli inizi del ‘900 partirono alla conquista dell’ultimo lembo di terra ancora inesplorato. Tra poesia e avventura ci racconta questa tragica vicenda Filippo Tuena in Ultimo Parallelo (Il Saggiatore). Se invece volete vivere isolati dal mondo “civilizzato”, vi consigliamo Henry D. Thoreau e il suo diario scritto nel 1845, quando visse nei boschi del Massachusetts per un intero anno senza contatti con la civiltà. Walden, vita nei boschi (BUR) è un classico da rileggere oggi per poter ripensare la nostra vita liberi dalla dipendenza tecnologica contemporanea. Perché, come insegna Thoureau, una vera vacanza è quella senza wi-fi, anche se lui non aveva mai sentito questa parola.

«La piattaforma logistica del Progettone forse è troppo grande per il territorio»

Il presidente del Consar (700 mezzi pesanti) siede nel comitato di Ap
«Gli espropri toccano molti interessi, c’è troppa tensione al porto».

Dice che negli ultimi tempi si è alzato troppo rumore attorno al porto, creando anche un danno di immagine: non sarà facile farlo ma è solo superando le tensioni opposte che potrà arrivare l’interesse dello scalo. Nelle vesti di rappresentante della categoria degli autotrasportatori, il 67enne Veniero Rosetti (presidente del Consar dal 1989) è uno dei sedici membri del comitato portuale e sta quindi assistendo in prima persona alle travagliate vicessitudini degli ultimi tempi che riguardano il progetto per l’approfondimento del canale alle prese con scontri, ritardi e inchieste.

Rosetti, cosa sta succedendo attorno al Candiano?
«Abbiamo perso anni tra ritardi e rallentamenti per fare le opere di cui c’è bisogno e ora si è creata una situazione bloccata. Auspico che il caso porto arrivi a una soluzione per l’interesse dell’economia locale e quindi di tutti».

Come si è finiti in questa situazione di stallo?
«A un certo punto sono emerse divergenze fra alcune parti che non mi risulta fossero mai uscite prima in maniera così forte. La tensione fra Confindustria e Autorità portuale per me è una novità: da tempo nelle riunioni si parlava delle linee guida per il progetto di escavo e venivano citati eventuali espropri. Forse è mancato un po’ di dialogo fra le parti, mi auguro che si possa trovare un punto di incontro».

Tra via Barbiani e via Antico Squero hanno viaggiato attacchi anche pesanti. Da fuori forse risulta difficile capirne le motivazioni. E dal comitato portuale?
«Il cosiddetto Progettone va a toccare interessi di molte parti su aree sia private che pubblico-private. Procedendo con gli espropri di certi terreni andrebbero a cambiare equilibri e strategie di qualche operatore».

Il presidente degli Industriali, Guido Ottolenghi, ha criticato soprattutto la parte logistica del progetto che prevede una piattaforma da realizzare sui terreni espropriati soprattutto a Sapir e Cmc e poi riempiti con i fanghi dragati. Da dirigente del settore, Ravenna ha bisogno di quelle strutture?
«Se la logistica non fosse stata inserita, il progetto non sarebbe tra i più importanti a livello europeo. Una piattaforma delle dimensioni previste forse è eccessiva per i bisogni della nostra area: potrebbe essere sensato rivederla nell’estensione».

Anche per consumare meno territorio?
«Le zone interessate dai piani di esproprio fanno già parte delle aree portuali. E Sapir che oggi ne possiede una parte aveva già indicato una destinazione logistica».

Ci si chiede anche se un nuovo terminal container sia necessario: i contenitori crescono ma l’attuale piazzale non è a saturazione e Contship che dovrebbe investire nel terminal già ora porta moltre delle sue linee a La Spezia.
«Credo che anche questa opera debba essere considerata un obiettivo da raggiungere prima o poi per avere una prospettiva di sviluppo a lungo termine ma nell’immediato non è tra le urgenze. Ora bisogna scavare, partendo dal dosso causato dalle mareggiate all’imboccatura e poi tutto il canale».

Basterà trovare una sistemazione ai milioni di metri cubi di sabbie dragate. Che forse è una lacuna gestionale da anni visto che come noto il dragaggio è periodicamente necessario.
«Servirà individuare una soluzione in grado di non consumare territorio ma capace di reggersi con i volumi di materiale prodotti dal nostro porto. Bisogna pianificare».

Sarà materia sulla scrivania anche del prossimo sindaco. Elezioni nella prossima primavera: cosa chiederebbe al futuro inquilino di Palazzo Merlato?
«Mi accontenterei che fosse onesto e leale verso le persone che lo avranno votato, come quello attuale. E spero sia una persona con valori politici forti perché senza la politica non si va da nessuna parte e ultimamente sta succedendo questo, a Ravenna come nel resto d’Italia: molti uomini si sono appropriati della rappresentanza per i propri fini, in questo Berlusconi è stato un ottimo insegnante».

Nella girandola di nomi che circolano in queste settimane ne vede qualcuno adatto?
«Uno in particolare. Non faccio nomi perché non spetta a me ma dico solo che lo vedo con le giuste competenze acquisite fuori dalla politica che tornerebbero utili per amministrare una città». Andrea Alberizia

«Manca la valutazione di impatto Il Progettone è carta straccia»

Secondo Ancisi (Lpr) la versione definitiva del piano di escavo
non ha tutti i requisiti e presenta diffida ai ministeri competenti

Mancherebbe la necessaria valutazione di impatto ambientale (Via) che serviva per l’approvazione del progetto preliminare. Per questo, secondo Alvaro Ancisi (capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale) il Progettone per l’escavo dei fondali del porto non può essere approvato e ha inviato una diffida ai ministeri competenti (testo integrale scaricabile in formato pdf dal link in fondo alla pagina) per bloccare il procedimento allegando una documentazione che lo stesso decano dell’opposizione definisce «probante e inoppugnabile, estratta dagli atti ufficiali dell’Autorità Portuale stessa».

«Nel Progettone preliminare – scrive Ancisi –, la mancanza di Via investe le aree destinate a deposito finale a terra dei fanghi portuali denominate Logistica 3 (terreni ex agricoli di Porto Fuori), Bassette sud-sud, Lido Adriano e Pontazzo, pari a 2,7 milioni di metri quadrati su 3,7 totali. L’equivoco deriva dalla dichiarazione del comitato tecnico di Via del ministero dell’Ambiente, secondo cui il Progettone preliminare non avrebbe richiesto alcuna Via in quanto, sugli interventi previsti, la Via sarebbe stata compiuta, con esito favorevole, nel progetto delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007. Mettendo a confronto le relazioni tecniche e le cartografie dei due progetti mostro però, con solare evidenza oculare, che sulle aree di cui sopra non c’è stato un barlume di valutazione dell’impatto ambientale. Ne consegue, a mio giudizio, che l’approvazione del Progettone preliminare risulta irrimediabilmente viziata, rendendo di per sé inammissibile l’approvazione del Progettone definitivo».

Ancisi riconosce che le aree Lido Adriano e Pontazzo sono state eliminate nel definitivo «ma la mancanza di Via colpisce comunque, nel Progettone definitivo, le seguenti aree, per un totale di 1,5 milioni di mq: Logistica 3, Logistica 4 (la restante parte dei terreni di Porto Fuori introdotta ex novo) e Bassette sud-sud/Area S3 di cui però il progetto definitivo ha modificato i confini».

E proprio per domani, 6 agosto, è in programma una riunione del comitato portuale in cui il tema degli scavi dei fondali potrebbe essere al centro del dibattito: nei giorni scorsi il presidente di Ap, Galliano Di Marco, ha illustrato alle imprese portuali una revisione del Progettone riducendo la profondità degli scavi (12,5 metri invece di 14,5) in modo da avere meno volumi di fanghi dragati rendendo necessari minori superfici per la destinazione.

Ancisi ritiene che un intervento radicale sul Progettone definitivo possa essere «un’operazione tecnicamente spericolata, anche se non avrei politicamente nulla da dire». E allora piuttosto «potrebbe essere ripreso il progetto definitivo delle opere connesse al Piano Regolatore Portuale 2007, ben munito di Via e cantierabile fin dal 2012, ma inspiegabilmente accantonato subito in cambio del Progettone, su operazione avvenuta prima dell’arrivo dell’attuale presidente dell’Autorità Portuale. Sarebbe applicabile dunque alle Logistiche 1 e 2, interne al porto, pari a 653.282 metri quadrati (ma si lascino fuori i terreni tuttora coltivati o abitati le cui proprietà vi si oppongano), ma anche l’area all’estremo nord delle Bassette di proprietà dell’Autorità Portuale, che potrebbe ricevere 500.000 metri cubi di fanghi, della quale nessuno più parla. Potrebbe essere utilizzata anche l’ex cava Bosca. Non so le cave Morina e Stazzona, che pure sono figurate in ipotesi».

Designata Monica Maggioni (RaiNews24) Un Premio Guidarello alla presidenza della Rai?

La nomina della Maggioni diventerà efficace solo dopo aver ottenuto i due terzi dei voti della commissione di vigilanza

L’assemblea degli azionisti ha designato Monica Maggioni come nuova presidente della Rai. La giornalista, attualmente direttrice di RaiNews24, lo scorso novembre a Ravenna ha ricevuto da Confindustria il Premio Guidarello (Bruno Vespa presidente di giuria) per il giornalismo d’autore nella sezione radio/televisione. La nomina della Maggioni diventerà efficace solo dopo aver ottenuto i due terzi dei voti della commissione di vigilanza, che dovrebbe riunirsi stasera.

Maggioni è nata a Milano il 20 maggio 1964. Da gennaio 2013 è direttrice di Rainews24 e di Televideo. Si è laureata in lingue e letterature straniere moderne all’Università cattolica di Milano. Dal 1989 al 1990 ha collaborato con il quotidiano Il Giorno, prima di frequentare il master di giornalismo radiotelevisivo alla scuola della Rai a Perugia. Ha cominciato a lavorare in televisione nel 1994 a Euronews. Nel 1996 è stata assunta alla Rai, cominciando a collaborare con la trasmissione di approfondimento Tv7. Due anni dopo le è stata affidata la conduzione della serie estiva di Unomattina e nel 1999 la conduzione del Tg1 del mattino. Ha fatto l’inviata in Sudafrica, in Mozambico, in Israele, negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Nel 2003 è stata l’unica giornalista italiana embedded in Iraq insieme ai marines statunitensi, durante la seconda Guerra del Golfo. Nel 2007 è diventata una delle conduttrici del Tg1 delle 20. Poi è stata nominata caporedattrice degli esteri. Dall’ottobre del 2009 ha preso in mano la conduzione degli speciali del Tg1.

Sponsor, servizi, corsi: tutto finto 1.300 fatture false per 23,5 milioni

Associazione per delinquere per la frode fiscale con 170 utilizzatori Foto taroccate di auto e moto per giustificare le pubblicità

A supporto dei contratti di sponsorizzazione a scuderie da corsa c’erano le foto di auto e moto con il marchio dell’azienda. Ma la foto era sempre la stessa e veniva ritoccata al computer applicando di volta in volta il logo necessario in modo da giustificare le fatture di diverse aziende per sponsorizzazioni che non esistevano. Scoperte dalla guardia di finanza di Ravenna circa 1.300 fatture false per un totale di 23,5 milioni di euro. Le prestazioni fatturate erano disparate: sponsorizzazioni sportive falsificate ma anche pubblicità su cartellonistica stradale mai effettuata e falsamente documentata con creazioni virtuali commissionate a tecnici del settore, corsi di aggiornamento e di formazione per le imprese mai avvenuti; ricerche di mercato non effettuate.

Un’indagine durata quasi due anni ha permesso di portare alla luce un’associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti che ha visto coinvolti undici soggetti promotori del sodalizio e 170 utilizzatori, tutti denunciati; un ruolo di non poca importanza è stato svolto anche da alcuni commercialisti.

Tutto è partito da una verifica fiscale svolta nei confronti di un’azienda del lughese: nel passare sotto la lente d’ingrandimento le fatture d’acquisto, sono balzate all’occhio dei finanzieri alcuni documenti relativi a sponsorizzazioni sportive, supportati da strane fotografie di vetture da corsa. A quel punto, su iniziativa delle Fiamme Gialle della Tenenza di Lugo, sono partite le indagini a tappeto. I finanzieri hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni dei gestori di fatto delle ditte emittenti le fatture false, tra Reggio Emilia e Cervia: in un computer, in uso ad uno dei principali responsabili, sono state rinvenute fatture emesse a nome di circa 25 aziende intestate a prestanome, ma gestite, di fatto, dai promotori del sodalizio criminoso. L’indagine è andata avanti attraverso l’esecuzione di 207 acquisizioni documentali effettuate in 12 regioni e indagini bancarie su 32 conti correnti e varie perizie tecniche nonché intercettazioni telefoniche e ambientali.

Al termine delle indagini, sono state effettuate 15 verifiche fiscali nei confronti delle aziende cartiere a Reggio Emilia, Bologna, Forlì e Rimini; saranno effettuate ulteriori verifiche e controlli nei confronti dei soggetti che hanno utilizzato le fatture false – dislocati prevalentemente in Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Marche, Umbria e Veneto – al fine di recuperare a tassazione i costi indebitamente dedotti.

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