venerdì
19 Giugno 2026

Cocaina in cambio di lenti a contatto Pusher arrestato all’uscita dall’ottico

Gli strumenti servivano per la fidanzata dello spacciatore In manette un 40enne, la squadra mobile lo seguiva da giorni

Per il pagamento delle dosi di cocaina accettava contanti e anche lenti a contatto per la fidanzata perché il cliente del pusher faceva l’ottico. L’1 agosto la squadra mobile della polizia di Ravenna ha arrestato un 40enne a Ravenna per spaccio e detenzione di droga. I movimenti dello spacciatore erano seguiti da alcuni giorni dagli agenti che hanno deciso di intervenire quando l’uomo è entrato in un negozio del centro storico in orario di chiusura: bloccato all’uscita, gli uomini dell’Antidroga gli trovavano addosso 550 euro in contanti mentre il negoziante consegnava ai poliziotti le due dosi appena acquistate.

La successiva perquisizione dell’abitazione dell’arrestato permetteva di recuperare ulteriori dosi di cocaina e materiale per il confezionamento delle stesse. Nella circostanza anche la convivente e compagna dell’arrestato veniva indagata a piede libero in quanto non estranea alla attività illecita.

Al processo per direttissima andato in scena ieri il 40enne è stato condannato a dieci mesi di reclusione con pena sospesa ed alla misura cautelare dell’obbligo di firma quotidiano in questura fino al febbraio 2017 (l’accusa chiedeva un anno e due mesi). Sono stati restituiti 480 euro perché ritenuti non prevenienti dallo spaccio. Secondo quanto si legge dalle pagine de Il Resto del Carlino, l’uomo in aula avrebbe detto di conoscere da tempo l’amico ottico: «Ci dividevamo la coca e lui mi pagava con le lenti a contatto che servono alla mia ragazza da almeno un anno, un paio di volte al mese». Il negoziante è stato segnalato alla prefettura di Ravenna come assuntore di stupefacenti.

Quella piattaforma crollata a 30 metri è diventata un’oasi protetta FOTO

La storia del Paguro: nel 1965 l’incidente con tre morti: il relitto sul fondale ha formato un ambiente che attira 3mila sub all’anno

La scelta di lasciare sul fondo del mare il relitto di una piattaforma metanifera crollata dopo un incendio fu tutt’altro che figlia di una coscienza ambientalista, non proprio così marcata nel 1965, ma col senno di poi si può dire che sia stata quanto di più lungimirante si potesse fare. È la storia del Paguro, la piattaforma Agip inabissatasi per le conseguenze di un tragico rogo in cui morirono tre delle 38 persone a bordo e interessata da una metamorfosi per opera della natura che in cinquant’anni l’ha trasformata in uno dei contesti ambientali marini più unici che vi siano nelle acque italiane e non solo. A dodici miglia dalle coste ravennati, nel tratto tra Marina di Ravenna e Cervia, a una profondità di trenta metri, un’area di circa un km quadrato è l’unico sito di importanza comunitaria (Sic) in mare riconosciuto dall’Unione europea. La carcassa del gigante ha fatto sì che un fondale naturalmente composto da fango e limo si sia evoluto come se fosse roccioso accogliendo specie viventi altrimenti impossibili da vedere nelle nostre acque e offrendo spunti per ricerche scientifiche ma anche enologiche.

Dal 1995 la gestione del sito Paguro è affidata all’omonima associazione nata per mettere ordine in una situazione confusa: «Tra pescatori di cozze e subacquei nel periodo estivo si trovava di tutto da quelle parti – spiega Giovanni Fucci, presidente dell’associazione –. E allora invece di farsi la guerra si è deciso di regolamentare l’area. Gli accessi sono limitati, la permanenza è fissata, c’è una organizzazione». L’associazione che opera su base volontaria oggi conta circa sessanta associati, per lo più si tratta di circoli subacquei della Romagna, in media ogni anno nel periodo maggio-settembre vengono fatte oltre tremila immersioni (se ne contano 63mila in cinquant’anni) principalmente provenienti dal nord Italia ma anche veri e propri gruppi di affezionati che organizzano pullman dalla Svizzera o dalla Germania. Di solito a febbraio le prenotazioni per i weekend sono già tutte esaurite fino a ottobre. Una squadra di circa venti sub, qualificati e preparati, si offrono volontari per accompagnare chi non conosce il sito.

La parte più alta del relitto si trova a meno 10 metri, buona parte degli alloggi è collassata corrosa dall’ossido e correnti galvaniche, mentre il punto più profondo è a 33 metri sotto il livello del mare ed è costituito dal cratere formatosi con l’esplosione. Il relitto vero e proprio copre un’area di 200 metri per 200 ma a cavallo del 2000 nella stessa zona sono state adagiate anche le cosiddette gambe (acciaio pieno di cemento) di altre piattaforme dismesse per ampliare il sito.

«Con il passare degli anni si è creato un laboratorio vivente che altrimenti non esisterebbe. All’epoca dell’incidente nessuno si pose il problema del recupero, alla sensibilità ambientale non pensava nessuno. Poi negli anni Novanta ci si rese conto che si era formato qualcosa di ammirevole».

E da qualche anno il relitto Paguro è diventato addirittura una tenuta vitivinicola unica al mondo. Le bottiglie di vino vengono portate sul fondo e lasciate invecchiare dodici mesi finendo poi sul mercato a prezzi da 100 a 150 euro: «L’idea è stata di un enologo. Il primo esperimento andò male: la pressione a quella profondità fece saltare tutti i tappi e non trovammo più un goccio di vino. Sono stati studiati tappi speciali e le condizioni particolari di quasi assenza totale di luce e temperatura costante a 12 gradi fanno invecchiare il vino con risultati che gli esperti giudicano apprezzabili. Io mi fido di loro».

Ravenna Insieme e Pigna sostengono il Ravenna Fc comprando una quota

Dalle due realtà una lista civica per il 2016. L’associazione a sostegno del calcio si smarca: «Apartitici». Sul campo presentate le nuove divise

Le associazioni culturali e politiche Ravenna Insieme e La Pigna, che nelle prossime settimane quasi certamente daranno vita a una lista civica per le amministrative del 2016 in città, acquisiranno una quota della società Ravenna Football Club come forma di sostegno al calcio ravennate. È la decisione maturata al termine dell’iniziativa organizzata dalle due associazioni il 30 luglio al bagno Dolce Vita a Marina di Ravenna: al netto delle spese per l’organizzazione, l’incasso dei circa 70 presenti alla cena (ticket a 15 euro) verrà destinato all’acquisizione della partecipazione nel sodalizio sportivo che vanta oggi circa settanta soci.

«Ravenna Insieme – si legge nel comunicato diffuso il giorno dopo la cena –, ringrazia per la splendida serata La Pigna, il bagno Dolce Vita, Sabrina Toscani e tutte le persone, gli amici e glli sponsor che hanno capito lo spirito della serata. Complimenti alla band gli Hellvis che nonostante le condizioni atmosferiche e i tempi stretti sono riusciti ad arricchire questo bellissimo contesto. Grazie al Ravenna Football Club che ha accettato il nostro invito e che è intervenuto con messaggi chiari sullo sport e sulla possibilità di aggregare che puo’ dare soprattutto ai giovani». La nota firmata da Samuele Albonetti, presidente di Ravenna Insieme, si conclude con una frecciatina: «Le persone che influenzate da molteplici fattori e correnti hanno preferito non aderire, sono invitate ancor di piu a braccia aperte alle nostre prossime iniziative. Vogliamo farci conoscere per quello che siamo, non per come ci descrivono. Il 2016 è alle porte, riflettiamoci».

Alla vigilia dell’evento l’associazione Ravenna Football Club (Arfc, presidente l’avvocato Ermanno Cicognani), nata lo scorso gennaio con lo scopo di garantire la continuità nel tempo al progetto calcistico avviato dalla cooperativa Ravenna Football Club, aveva voluto pubblicamente precisare di essere «apolitica ed apartitica, avendo come unico scopo l’organizzazione e la diffusione dei valori dello sport, che sono un elemento fondamentale per la formazione di tutti i giovani della nostra città». Arfc, veniva specificato, aveva accettato l’invito a partecipare a questo appuntamento, come ad altre iniziative analoghe, per far conoscere alla città il proprio progetto sportivo e sociale.

Per quanto riguarda invece il fronte strettamente sportivo, il Ravenna ha annunciato il prolungamento del rapporto commerciale con Nta: l’azienda ravennate, da oltre 30 anni operativa su specifici campi del settore dell’installazione e manutenzione impiantistica, non solo rinnova il suo appoggio alla società ma raddoppia, legandosi al Ravenna come main sponsor per altre due stagioni: quella attuale, appena iniziata, e la prossima. Il logo Nta in questa annata sportiva comparirà sulle tre maglie ufficiali della squadra, che quest’anno spiccheranno per il loro monocromatismo: la prima divisa è interamente rossa, la seconda interamente gialla, e, a queste se ne aggiunge una terza, che sarà tutta bianca. Le nuove maglie hanno già fatto il loro esordio ufficiale con una vittoria per 6-1 l’1 agosto a Cervia in occasione di un’amichevole contro i gialloblu locali che militano in Eccellenza.

Ravenna Insieme e Pigna sostengono il Ravenna Fc comprando una quota

Dalle due realtà una lista civica per il 2016. L’associazione a sostegno
del calcio si smarca: «Apartitici». Sul campo presentate le nuove divise

Le associazioni culturali e politiche Ravenna Insieme e La Pigna, che nelle prossime settimane quasi certamente daranno vita a una lista civica per le amministrative del 2016 in città, acquisiranno una quota della società Ravenna Football Club come forma di sostegno al calcio ravennate. È la decisione maturata al termine dell’iniziativa organizzata dalle due associazioni il 30 luglio al bagno Dolce Vita a Marina di Ravenna: al netto delle spese per l’organizzazione, l’incasso dei circa 70 presenti alla cena (ticket a 15 euro) verrà destinato all’acquisizione della partecipazione nel sodalizio sportivo che vanta oggi circa settanta soci.

«Ravenna Insieme – si legge nel comunicato diffuso il giorno dopo la cena –, ringrazia per la splendida serata La Pigna, il bagno Dolce Vita, Sabrina Toscani e tutte le persone, gli amici e glli sponsor che hanno capito lo spirito della serata. Complimenti alla band gli Hellvis che nonostante le condizioni atmosferiche e i tempi stretti sono riusciti ad arricchire questo bellissimo contesto. Grazie al Ravenna Football Club che ha accettato il nostro invito e che è intervenuto con messaggi chiari sullo sport e sulla possibilità di aggregare che puo’ dare soprattutto ai giovani». La nota firmata da Samuele Albonetti, presidente di Ravenna Insieme, si conclude con una frecciatina: «Le persone che influenzate da molteplici fattori e correnti hanno preferito non aderire, sono invitate ancor di piu a braccia aperte alle nostre prossime iniziative. Vogliamo farci conoscere per quello che siamo, non per come ci descrivono. Il 2016 è alle porte, riflettiamoci».

Alla vigilia dell’evento l’associazione Ravenna Football Club (Arfc, presidente l’avvocato Ermanno Cicognani), nata lo scorso gennaio con lo scopo di garantire la continuità nel tempo al progetto calcistico avviato dalla cooperativa Ravenna Football Club, aveva voluto pubblicamente precisare di essere «apolitica ed apartitica, avendo come unico scopo l’organizzazione e la diffusione dei valori dello sport, che sono un elemento fondamentale per la formazione di tutti i giovani della nostra città». Arfc, veniva specificato, aveva accettato l’invito a partecipare a questo appuntamento, come ad altre iniziative analoghe, per far conoscere alla città il proprio progetto sportivo e sociale.

Per quanto riguarda invece il fronte strettamente sportivo, il Ravenna ha annunciato il prolungamento del rapporto commerciale con Nta: l’azienda ravennate, da oltre 30 anni operativa su specifici campi del settore dell’installazione e manutenzione impiantistica, non solo rinnova il suo appoggio alla società ma raddoppia, legandosi al Ravenna come main sponsor per altre due stagioni: quella attuale, appena iniziata, e la prossima. Il logo Nta in questa annata sportiva comparirà sulle tre maglie ufficiali della squadra, che quest’anno spiccheranno per il loro monocromatismo: la prima divisa è interamente rossa, la seconda interamente gialla, e, a queste se ne aggiunge una terza, che sarà tutta bianca. Le nuove maglie hanno già fatto il loro esordio ufficiale con una vittoria per 6-1 l’1 agosto a Cervia in occasione di un’amichevole contro i gialloblu locali che militano in Eccellenza.

Ravenna Insieme e Pigna sostengono il Ravenna Fc comprando una quota

Dalle due realtà una lista civica per il 2016. L’associazione a sostegno del calcio si smarca: «Apartitici». Sul campo presentate le nuove divise

Le associazioni culturali e politiche Ravenna Insieme e La Pigna, che nelle prossime settimane quasi certamente daranno vita a una lista civica per le amministrative del 2016 in città, acquisiranno una quota della società Ravenna Football Club come forma di sostegno al calcio ravennate. È la decisione maturata al termine dell’iniziativa organizzata dalle due associazioni il 30 luglio al bagno Dolce Vita a Marina di Ravenna: al netto delle spese per l’organizzazione, l’incasso dei circa 70 presenti alla cena (ticket a 15 euro) verrà destinato all’acquisizione della partecipazione nel sodalizio sportivo che vanta oggi circa settanta soci.

«Ravenna Insieme – si legge nel comunicato diffuso il giorno dopo la cena –, ringrazia per la splendida serata La Pigna, il bagno Dolce Vita, Sabrina Toscani e tutte le persone, gli amici e glli sponsor che hanno capito lo spirito della serata. Complimenti alla band gli Hellvis che nonostante le condizioni atmosferiche e i tempi stretti sono riusciti ad arricchire questo bellissimo contesto. Grazie al Ravenna Football Club che ha accettato il nostro invito e che è intervenuto con messaggi chiari sullo sport e sulla possibilità di aggregare che puo’ dare soprattutto ai giovani». La nota firmata da Samuele Albonetti, presidente di Ravenna Insieme, si conclude con una frecciatina: «Le persone che influenzate da molteplici fattori e correnti hanno preferito non aderire, sono invitate ancor di piu a braccia aperte alle nostre prossime iniziative. Vogliamo farci conoscere per quello che siamo, non per come ci descrivono. Il 2016 è alle porte, riflettiamoci».

Alla vigilia dell’evento l’associazione Ravenna Football Club (Arfc, presidente l’avvocato Ermanno Cicognani), nata lo scorso gennaio con lo scopo di garantire la continuità nel tempo al progetto calcistico avviato dalla cooperativa Ravenna Football Club, aveva voluto pubblicamente precisare di essere «apolitica ed apartitica, avendo come unico scopo l’organizzazione e la diffusione dei valori dello sport, che sono un elemento fondamentale per la formazione di tutti i giovani della nostra città». Arfc, veniva specificato, aveva accettato l’invito a partecipare a questo appuntamento, come ad altre iniziative analoghe, per far conoscere alla città il proprio progetto sportivo e sociale.

Per quanto riguarda invece il fronte strettamente sportivo, il Ravenna ha annunciato il prolungamento del rapporto commerciale con Nta: l’azienda ravennate, da oltre 30 anni operativa su specifici campi del settore dell’installazione e manutenzione impiantistica, non solo rinnova il suo appoggio alla società ma raddoppia, legandosi al Ravenna come main sponsor per altre due stagioni: quella attuale, appena iniziata, e la prossima. Il logo Nta in questa annata sportiva comparirà sulle tre maglie ufficiali della squadra, che quest’anno spiccheranno per il loro monocromatismo: la prima divisa è interamente rossa, la seconda interamente gialla, e, a queste se ne aggiunge una terza, che sarà tutta bianca. Le nuove maglie hanno già fatto il loro esordio ufficiale con una vittoria per 6-1 l’1 agosto a Cervia in occasione di un’amichevole contro i gialloblu locali che militano in Eccellenza.

Puzza di plastica bruciata ai lidi nord È torba in combustione nelle valli

La comunicazione di Arpa: le esalazioni di stoppie e sterpaglie in terreni con elevato contenuto di carbonio causano i cattivi odori

L’origine dei cattivi odori, simili a plastica bruciata, avvertiti in questi giorni nella zona dei lidi nord tra Casalborsetti e Marina Romea sembra essere la combustione di torba e stoppie nei campi agricoli nell’area della valle del Mezzano, in territorio ferrarese: a causa del vento le esalazioni hanno investito anche il territorio a nord di Ravenna. È quanto rende noto Arpa attraverso un comunicato.

La combustione, accentuata dalla situazione di forte siccità, nei giorni di fine luglio ha richiesto l’intervento, oltre che di Arpa, anche dei vigili del fuoco e del Consorzio di Bonifica per l’utilizzo delle acque per lo spegnimento. Oltre alle stoppie, la combustione interessa terreni a prevalente matrice torbosa (elevato contenuto di carbonio) che bruciano emanando esalazioni compatibili con l’odore, percepito dai più, di plastica bruciata. Al momento i focolai risultano in fase di spegnimento, ma interessando un’area molto vasta richiedono parecchie ore di lavoro; il disagio pertanto dovrebbe prima attenuarsi e poi esaurirsi nei prossimi giorni.

Oltre duecento gatti in infermeria Appello per l’adozione di cuccioli

L’Enpa invita chi volesse un micio a visitare la struttura a Bizzuno di Lugo: «Purtroppo continunano gli abbandoni»

«L’infermeria felina è affollata, chi vuole adottare un cucciolo di gatto si faccia avanti». È l’appello lanciato da Lugo dall’Enpa (ente nazionale protezione animali) che si ritrova con oltre duecento animali raccolti dall’inizio dell’anno nella struttura, nella maggior parte dei casi si tratta di gattini, deboli e malati, che necessitano di cure veterinarie. L’Enpa di Lugo invita chiunque voglia adottare un cucciolo a recarsi direttamente all’infermeria felina di Bizzuno, dal lunedì al sabato dalle 15.30 alle 17.30.

«Purtroppo – affermano i volontari – chi decide di prendere un animale, una volta rivelatosi un impegno troppo grande, sceglie la strada più facile, ovvero l’abbandono. Inoltre, permane la cattiva abitudine di non sterilizzare le gatte di proprietà, con il risultato che a farne le spese sono i cuccioli, a cui occorre trovare una famiglia. La sterilizzazione è una scelta etica e responsabile. È l’unico modo per controllare le nascite e per combattere l’abbandono. In particolare, la sterilizzazione delle femmine abbassa l’incidenza di tumori e la castrazione nei maschi previene gravi patologie. Inoltre, con la sterilizzazione si evitano le fughe d’amore che spesso finiscono in tragedia: sulle strade infatti i gatti possono essere investiti e non bisogna dimenticare che questi incidenti possono avere conseguenze più o meno gravi anche per le persone».

Notte Rossa: in tanti  alla serata per la donazione sangue sfidando il maltempo

Musica, cena e divertimento all’iniziativa organizzata da Advs al bagno Mare Blu. Il 23 agosto lo spettacolo pirotecnico

Sono state decine le persone che si sono avvicinate al punto informativo di Advs in occasione della serata che l’associazione donatori volontari sangue ha organizzato l’1 agosto sulla spiaggia del bagno Mare Blu a Punta Marina per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importante tema della donazione sangue (informazioni sul sito www.advsravenna.it oppure sulla pagina Facebook Advs Ravenna). Gli organizzatori archiviano la seconda edizione della Notte Rossa con soddisfazione rimandando al 23 agosto per un’appendice inattesa: a causa del maltempo è stato infatti rinviato lo spettacolo pirotecnico previsto per sabato scorso.

«Una iniziativa di questa portata significa impegnare tanti sforzi e tante risorse – commenta Monica Dragoni, presidente di Advs Ravenna – ma i risultati ci sono stati e addirittura migliori delle aspettative. La grande partecipazione che abbiamo avuto ha significato tanta voglia di divertirsi da parte della gente, ma è anche lo specchio di una cittadinanza attenta e sensibile ai bisogni della comunità. Coinvolgere un così alto numero di persone specie durante il periodo estivo dove vi è un calo delle donazioni di sangue dovuto alle vacanze è un dato estremamente positivo».

La serata è iniziata con un apericena distribuita dai volontari di Advs che hanno lavorato per giorni per la buona riuscita di questo evento. Durante la serata, seppure in forma ridotta a causa del maltempo, si sono esibiti Skizzo e Jf che hanno saputo coinvolgere il pubblico con le loro performance nello spettacolo “Circus Off”. E la pioggia non ha fermato neanche gli amici di Radio Studio Delta, con il Dani (Daniele Tigli) ai microfoni, che hanno comunque trasmesso in diretta l’evento non senza qualche difficoltà tecnica.

«Siamo particolarmente felici di aver raggiunto il nostro obiettivo – spiega Flavio Vichi segretario organizzativo e responsabile della comunicazione di Advs Ravenna -. Abbiamo infatti avvicinato un numero altissimo di persone alla donazione di sangue, grazie al nostro punto informativo allestito sulla spiaggia. In tantissimi hanno ritirato il nostro biglietto-invito, da noi ideato, per portare nuovi aspiranti donatori direttamente nel nostro centro di raccolta in ospedale e avviarli verso il gesto salvavita della donazione, con la prima visita medica di accesso e gli esami del sangue. Purtroppo il maltempo non ci ha permesso di concludere la serata, ma aspettiamo tutti ancora più numerosi domenica 23 agosto».

«Non vorrei andare in pensione, ho dei progetti da concludere»

Marcello Landi, 65 anni, preside dell’Artistico dal 2005: «Nessuno
ha chiesto il trasferimento. Vorrei salvare la scuola di mosaico»

Landi e DaverioDal primo settembre dovrebbe andare in pensione, ma in molti si stanno mobilitando affinchè gli venga concesso di continuare, almeno per qualche anno ancora, la sua attività di preside: insegnanti, studenti e genitori, ma anche il presidente dell’associazione nazionale Essia (Ex Studenti delle Scuole e degli Istituti d’Arte), Vittorio Martini, che ha presentato un appello al ministro Giannini. Marcello Landi, classe 1950, è dirigente scolastico del liceo artistico Nervi-Severini dal 2005 e vorrebbe prolungare la sua attività per riuscire a portare a compimento alcuni progetti, che non riguardano soltanto l’istituto ravennate ma tutte le scuole d’arte d’Italia. Ne abbiamo parlato con lui.

Nello specifico, come si sta svolgendo la vicenda e quali sono le ragioni della richiesta rivolta al ministero di prorogare il suo pensionamento?
«Il pensionamento è dovuto per termini di legge, i funzionari del ministero non possono trasgredire le norme. Tuttavia può darsi che il ministro Giannini possa, in un tempo utile, fare una postilla che permetta a me, e ad altri nella mia situazione, di continuare a lavorare. Che sia chiaro, continuando a fare il preside non sottraggo il posto a qualcun altro più giovane: nessuno ha fatto domanda di trasferimento. Il mio desiderio di rimanere al liceo artistico è legato ad un progetto importante che stiamo portando avanti: la tutela della specificità dell’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, che con la riforma Gelmini confluisce in un generico indirizzo di “arti figurative”, comune a decine di altre scuole. L’obiettivo è salvaguardare la dizione di mosaico che è una prerogativa della nostra città: il Severini è l’unica scuola superiore in Italia e in Europa che conserva e insegna la tradizione del mosaico, perciò è paradossale che sul diploma di maturità non compaia l’indirizzo preciso di arte del mosaico».

L’intenzione è quindi portare all’attenzione del ministero il problema degli istituti d’arte…
«L’associazione Essia ha organizzato un convegno proprio a Ravenna, previsto per il 23 ottobre, in cui affronteremo questi argomenti: data l’esperienza degli scorsi cinque anni di riforma Gelmini, valuteremo cosa è giusto e cosa si può migliorare. Stiamo cercando di coinvolgere ministri e sottosegretari, per sensibilizzare le istituzioni riguardo alla questione delle dizioni specifiche delle scuole d’arte, per la quale ci sarà una risoluzione entro novembre. Sono già intervenuto ad altri convegni, a Parma e a Pesaro, ma questo è particolarmente importante perchè ne uscirà la Carta di Ravenna, un documento che si propone di tutelare le scuole d’arte che hanno una vocazione territoriale, spesso unica al mondo. Oltre a Ravenna ce ne sono un’altra ventina in Italia, come la ceramica a Faenza, il legno a Cortina, il corallo a Torre del Greco, il vetro a Venezia».

Perchè è essenziale tutelare questi istituti?
«Sono gli ultimi eredi di lunghe tradizioni, alcune di queste scuole hanno più di un secolo. Nei loro laboratori sono passati artisti che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento e che lì hanno lasciato le opere giovanili. Si tratta di un patrimonio che dovrebbe essere una priorità anche per i Beni Culturali. Infatti l’altra sera all’inaugurazione del Porto di Classe ho invitato il ministro Franceschini al convegno del 23 ottobre. Ma l’aspetto più importante è che negli istituti di questo genere si insegna non solo a progettare ma anche a realizzare il progetto: è il saper fare delle mani insieme alle idee della mente, l’artigianato colto che è nato nelle botteghe rinascimentali e che ha dato vita e nutrito il made in Italy nel mondo. Una volta a Ravenna avevamo sei o sette scuole d’arte, che avvicinavano i ragazzi al mosaico fin da piccoli, ma negli ultimi anni stiamo perdendo quello che era stato creato nel secolo scorso».

Liceo artistico RavennaCome mai sembra che non ci sia interesse a conservare tradizioni uniche, che all’estero cercano di copiare e che noi invece trascuriamo?
«È un vizio un po’ italiano quello di rincorrere falsi concetti di modernità e buttare via cose sui cui invece si dovrebbe investire. Il mio non è un atteggiamento nostalgico, non è un rifiuto del nuovo, e anzi sarebbe anche interessante integrare un’arte antica come il mosaico con le tecnologie di oggi, per esempio. Come diceva Gustave Mahler: “La tradizione è tramandare il fuoco, non adorare le ceneri”. Ma spesso dietro a certi provvedimenti si nasconde una filosofia sbagliata, che spesso ha guidato le scelte della politica negli ultimi vent’anni. Stiamo massacrando tutto il lavoro che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni e non riusciamo a passarlo ai nostri figli e nipoti, che rischiano di diventare una generazione di incoscienti.»

In questo suo progetto lei ha coinvolto anche gli studenti, interessandoli alla causa. C’è tuttavia una difficoltà di comunicazione con le nuove generazioni, soprattutto in relazione a realtà che possono apparire lontane dalla loro vita, come appunto il mosaico?
«Si i ragazzi si interessano, anche se per loro è difficile avvicinarsi al mosaico. Perchè tutto ciò che è lento diventa deleterio per i nativi digitali, per cui tutto deve bruciarsi in un attimo. Ci sono diverse teorie al proposito: da una parte Michel Serres dice che questa generazione tecnologica produrrà un nuovo Rinascimento, dall’altra Manfred Spitzer, neuropsichiatra tedesco, sostiene che ci sia una componente di demenza, nel senso che tutta questa tecnologia “sottrae mente” e cambia il senso del tempo. Il mosaico ha una sedimentazione differente, più lenta, ma ti dà una sensibilità che poi puoi spendere come meglio credi. Dagli istituti d’arte sono uscite persone che ora fanno le professioni più diverse, come Alex Maioli, direttore della Magnum, ma anche Laura Pausini e Ivano Marescotti».

Da quando lei è diventato preside del liceo artistico Nervi-Severini le iscrizioni sono molto aumentate. Il suo successo nel dirigere la scuola è dovuto anche al fatto che lei stesso si è formato in un istituto d’arte e quindi conosce bene ciò di cui si occupa?
«Io sono un pò un sopravvissuto, anni fa tutti i presidi delle scuole d’arte erano a loro volta usciti da scuole d’arte, ora non è più così. I prossimi dirigenti scolastici non avranno queste caratteristiche e credo sia un peccato, perchè è importante che il preside non sia solo un burocrate, ma abbia competenze specifiche nel campo. Quando sono arrivato c’erano poco meno di 500 studenti fra liceo artistico e istituto d’arte, mentre quest’anno sono 730, c’è stata sicuramente una buona crescita. Abbiamo organizzato decine di iniziative per i ragazzi, un’ottantina solo negli ultimi cinque anni, e in tutte sono previste borse di studio per chi ci lavora. Tra l’altro siamo l’unica scuola d’Italia che ha una sua opera all’Expo: alcune riproduzioni dei mosaici della Cattedrale di Otranto, realizzate dagli studenti e dai docenti del Liceo Artistico, si trovano all’interno della mostra curata da Vittorio Sgarbi».

«Non vorrei andare in pensione, ho dei progetti da concludere»

Marcello Landi, 65 anni, preside dell’Artistico dal 2005: «Nessuno
ha chiesto il trasferimento. Vorrei salvare la scuola di mosaico»

Landi e DaverioDal primo settembre dovrebbe andare in pensione, ma in molti si stanno mobilitando affinchè gli venga concesso di continuare, almeno per qualche anno ancora, la sua attività di preside: insegnanti, studenti e genitori, ma anche il presidente dell’associazione nazionale Essia (Ex Studenti delle Scuole e degli Istituti d’Arte), Vittorio Martini, che ha presentato un appello al ministro Giannini. Marcello Landi, classe 1950, è dirigente scolastico del liceo artistico Nervi-Severini dal 2005 e vorrebbe prolungare la sua attività per riuscire a portare a compimento alcuni progetti, che non riguardano soltanto l’istituto ravennate ma tutte le scuole d’arte d’Italia. Ne abbiamo parlato con lui.

Nello specifico, come si sta svolgendo la vicenda e quali sono le ragioni della richiesta rivolta al ministero di prorogare il suo pensionamento?
«Il pensionamento è dovuto per termini di legge, i funzionari del ministero non possono trasgredire le norme. Tuttavia può darsi che il ministro Giannini possa, in un tempo utile, fare una postilla che permetta a me, e ad altri nella mia situazione, di continuare a lavorare. Che sia chiaro, continuando a fare il preside non sottraggo il posto a qualcun altro più giovane: nessuno ha fatto domanda di trasferimento. Il mio desiderio di rimanere al liceo artistico è legato ad un progetto importante che stiamo portando avanti: la tutela della specificità dell’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, che con la riforma Gelmini confluisce in un generico indirizzo di “arti figurative”, comune a decine di altre scuole. L’obiettivo è salvaguardare la dizione di mosaico che è una prerogativa della nostra città: il Severini è l’unica scuola superiore in Italia e in Europa che conserva e insegna la tradizione del mosaico, perciò è paradossale che sul diploma di maturità non compaia l’indirizzo preciso di arte del mosaico».

L’intenzione è quindi portare all’attenzione del ministero il problema degli istituti d’arte…
«L’associazione Essia ha organizzato un convegno proprio a Ravenna, previsto per il 23 ottobre, in cui affronteremo questi argomenti: data l’esperienza degli scorsi cinque anni di riforma Gelmini, valuteremo cosa è giusto e cosa si può migliorare. Stiamo cercando di coinvolgere ministri e sottosegretari, per sensibilizzare le istituzioni riguardo alla questione delle dizioni specifiche delle scuole d’arte, per la quale ci sarà una risoluzione entro novembre. Sono già intervenuto ad altri convegni, a Parma e a Pesaro, ma questo è particolarmente importante perchè ne uscirà la Carta di Ravenna, un documento che si propone di tutelare le scuole d’arte che hanno una vocazione territoriale, spesso unica al mondo. Oltre a Ravenna ce ne sono un’altra ventina in Italia, come la ceramica a Faenza, il legno a Cortina, il corallo a Torre del Greco, il vetro a Venezia».

Perchè è essenziale tutelare questi istituti?
«Sono gli ultimi eredi di lunghe tradizioni, alcune di queste scuole hanno più di un secolo. Nei loro laboratori sono passati artisti che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento e che lì hanno lasciato le opere giovanili. Si tratta di un patrimonio che dovrebbe essere una priorità anche per i Beni Culturali. Infatti l’altra sera all’inaugurazione del Porto di Classe ho invitato il ministro Franceschini al convegno del 23 ottobre. Ma l’aspetto più importante è che negli istituti di questo genere si insegna non solo a progettare ma anche a realizzare il progetto: è il saper fare delle mani insieme alle idee della mente, l’artigianato colto che è nato nelle botteghe rinascimentali e che ha dato vita e nutrito il made in Italy nel mondo. Una volta a Ravenna avevamo sei o sette scuole d’arte, che avvicinavano i ragazzi al mosaico fin da piccoli, ma negli ultimi anni stiamo perdendo quello che era stato creato nel secolo scorso».

Liceo artistico RavennaCome mai sembra che non ci sia interesse a conservare tradizioni uniche, che all’estero cercano di copiare e che noi invece trascuriamo?
«È un vizio un po’ italiano quello di rincorrere falsi concetti di modernità e buttare via cose sui cui invece si dovrebbe investire. Il mio non è un atteggiamento nostalgico, non è un rifiuto del nuovo, e anzi sarebbe anche interessante integrare un’arte antica come il mosaico con le tecnologie di oggi, per esempio. Come diceva Gustave Mahler: “La tradizione è tramandare il fuoco, non adorare le ceneri”. Ma spesso dietro a certi provvedimenti si nasconde una filosofia sbagliata, che spesso ha guidato le scelte della politica negli ultimi vent’anni. Stiamo massacrando tutto il lavoro che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni e non riusciamo a passarlo ai nostri figli e nipoti, che rischiano di diventare una generazione di incoscienti.»

In questo suo progetto lei ha coinvolto anche gli studenti, interessandoli alla causa. C’è tuttavia una difficoltà di comunicazione con le nuove generazioni, soprattutto in relazione a realtà che possono apparire lontane dalla loro vita, come appunto il mosaico?
«Si i ragazzi si interessano, anche se per loro è difficile avvicinarsi al mosaico. Perchè tutto ciò che è lento diventa deleterio per i nativi digitali, per cui tutto deve bruciarsi in un attimo. Ci sono diverse teorie al proposito: da una parte Michel Serres dice che questa generazione tecnologica produrrà un nuovo Rinascimento, dall’altra Manfred Spitzer, neuropsichiatra tedesco, sostiene che ci sia una componente di demenza, nel senso che tutta questa tecnologia “sottrae mente” e cambia il senso del tempo. Il mosaico ha una sedimentazione differente, più lenta, ma ti dà una sensibilità che poi puoi spendere come meglio credi. Dagli istituti d’arte sono uscite persone che ora fanno le professioni più diverse, come Alex Maioli, direttore della Magnum, ma anche Laura Pausini e Ivano Marescotti».

Da quando lei è diventato preside del liceo artistico Nervi-Severini le iscrizioni sono molto aumentate. Il suo successo nel dirigere la scuola è dovuto anche al fatto che lei stesso si è formato in un istituto d’arte e quindi conosce bene ciò di cui si occupa?
«Io sono un pò un sopravvissuto, anni fa tutti i presidi delle scuole d’arte erano a loro volta usciti da scuole d’arte, ora non è più così. I prossimi dirigenti scolastici non avranno queste caratteristiche e credo sia un peccato, perchè è importante che il preside non sia solo un burocrate, ma abbia competenze specifiche nel campo. Quando sono arrivato c’erano poco meno di 500 studenti fra liceo artistico e istituto d’arte, mentre quest’anno sono 730, c’è stata sicuramente una buona crescita. Abbiamo organizzato decine di iniziative per i ragazzi, un’ottantina solo negli ultimi cinque anni, e in tutte sono previste borse di studio per chi ci lavora. Tra l’altro siamo l’unica scuola d’Italia che ha una sua opera all’Expo: alcune riproduzioni dei mosaici della Cattedrale di Otranto, realizzate dagli studenti e dai docenti del Liceo Artistico, si trovano all’interno della mostra curata da Vittorio Sgarbi».

«Non vorrei andare in pensione, ho dei progetti da concludere»

Marcello Landi, 65 anni, preside dell’Artistico dal 2005: «Nessuno ha chiesto il trasferimento. Vorrei salvare la scuola di mosaico»

Landi e DaverioDal primo settembre dovrebbe andare in pensione, ma in molti si stanno mobilitando affinchè gli venga concesso di continuare, almeno per qualche anno ancora, la sua attività di preside: insegnanti, studenti e genitori, ma anche il presidente dell’associazione nazionale Essia (Ex Studenti delle Scuole e degli Istituti d’Arte), Vittorio Martini, che ha presentato un appello al ministro Giannini. Marcello Landi, classe 1950, è dirigente scolastico del liceo artistico Nervi-Severini dal 2005 e vorrebbe prolungare la sua attività per riuscire a portare a compimento alcuni progetti, che non riguardano soltanto l’istituto ravennate ma tutte le scuole d’arte d’Italia. Ne abbiamo parlato con lui.

Nello specifico, come si sta svolgendo la vicenda e quali sono le ragioni della richiesta rivolta al ministero di prorogare il suo pensionamento?
«Il pensionamento è dovuto per termini di legge, i funzionari del ministero non possono trasgredire le norme. Tuttavia può darsi che il ministro Giannini possa, in un tempo utile, fare una postilla che permetta a me, e ad altri nella mia situazione, di continuare a lavorare. Che sia chiaro, continuando a fare il preside non sottraggo il posto a qualcun altro più giovane: nessuno ha fatto domanda di trasferimento. Il mio desiderio di rimanere al liceo artistico è legato ad un progetto importante che stiamo portando avanti: la tutela della specificità dell’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, che con la riforma Gelmini confluisce in un generico indirizzo di “arti figurative”, comune a decine di altre scuole. L’obiettivo è salvaguardare la dizione di mosaico che è una prerogativa della nostra città: il Severini è l’unica scuola superiore in Italia e in Europa che conserva e insegna la tradizione del mosaico, perciò è paradossale che sul diploma di maturità non compaia l’indirizzo preciso di arte del mosaico».

L’intenzione è quindi portare all’attenzione del ministero il problema degli istituti d’arte…
«L’associazione Essia ha organizzato un convegno proprio a Ravenna, previsto per il 23 ottobre, in cui affronteremo questi argomenti: data l’esperienza degli scorsi cinque anni di riforma Gelmini, valuteremo cosa è giusto e cosa si può migliorare. Stiamo cercando di coinvolgere ministri e sottosegretari, per sensibilizzare le istituzioni riguardo alla questione delle dizioni specifiche delle scuole d’arte, per la quale ci sarà una risoluzione entro novembre. Sono già intervenuto ad altri convegni, a Parma e a Pesaro, ma questo è particolarmente importante perchè ne uscirà la Carta di Ravenna, un documento che si propone di tutelare le scuole d’arte che hanno una vocazione territoriale, spesso unica al mondo. Oltre a Ravenna ce ne sono un’altra ventina in Italia, come la ceramica a Faenza, il legno a Cortina, il corallo a Torre del Greco, il vetro a Venezia».

Perchè è essenziale tutelare questi istituti?
«Sono gli ultimi eredi di lunghe tradizioni, alcune di queste scuole hanno più di un secolo. Nei loro laboratori sono passati artisti che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento e che lì hanno lasciato le opere giovanili. Si tratta di un patrimonio che dovrebbe essere una priorità anche per i Beni Culturali. Infatti l’altra sera all’inaugurazione del Porto di Classe ho invitato il ministro Franceschini al convegno del 23 ottobre. Ma l’aspetto più importante è che negli istituti di questo genere si insegna non solo a progettare ma anche a realizzare il progetto: è il saper fare delle mani insieme alle idee della mente, l’artigianato colto che è nato nelle botteghe rinascimentali e che ha dato vita e nutrito il made in Italy nel mondo. Una volta a Ravenna avevamo sei o sette scuole d’arte, che avvicinavano i ragazzi al mosaico fin da piccoli, ma negli ultimi anni stiamo perdendo quello che era stato creato nel secolo scorso».

Liceo artistico RavennaCome mai sembra che non ci sia interesse a conservare tradizioni uniche, che all’estero cercano di copiare e che noi invece trascuriamo?
«È un vizio un po’ italiano quello di rincorrere falsi concetti di modernità e buttare via cose sui cui invece si dovrebbe investire. Il mio non è un atteggiamento nostalgico, non è un rifiuto del nuovo, e anzi sarebbe anche interessante integrare un’arte antica come il mosaico con le tecnologie di oggi, per esempio. Come diceva Gustave Mahler: “La tradizione è tramandare il fuoco, non adorare le ceneri”. Ma spesso dietro a certi provvedimenti si nasconde una filosofia sbagliata, che spesso ha guidato le scelte della politica negli ultimi vent’anni. Stiamo massacrando tutto il lavoro che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni e non riusciamo a passarlo ai nostri figli e nipoti, che rischiano di diventare una generazione di incoscienti.»

In questo suo progetto lei ha coinvolto anche gli studenti, interessandoli alla causa. C’è tuttavia una difficoltà di comunicazione con le nuove generazioni, soprattutto in relazione a realtà che possono apparire lontane dalla loro vita, come appunto il mosaico?
«Si i ragazzi si interessano, anche se per loro è difficile avvicinarsi al mosaico. Perchè tutto ciò che è lento diventa deleterio per i nativi digitali, per cui tutto deve bruciarsi in un attimo. Ci sono diverse teorie al proposito: da una parte Michel Serres dice che questa generazione tecnologica produrrà un nuovo Rinascimento, dall’altra Manfred Spitzer, neuropsichiatra tedesco, sostiene che ci sia una componente di demenza, nel senso che tutta questa tecnologia “sottrae mente” e cambia il senso del tempo. Il mosaico ha una sedimentazione differente, più lenta, ma ti dà una sensibilità che poi puoi spendere come meglio credi. Dagli istituti d’arte sono uscite persone che ora fanno le professioni più diverse, come Alex Maioli, direttore della Magnum, ma anche Laura Pausini e Ivano Marescotti».

Da quando lei è diventato preside del liceo artistico Nervi-Severini le iscrizioni sono molto aumentate. Il suo successo nel dirigere la scuola è dovuto anche al fatto che lei stesso si è formato in un istituto d’arte e quindi conosce bene ciò di cui si occupa?
«Io sono un pò un sopravvissuto, anni fa tutti i presidi delle scuole d’arte erano a loro volta usciti da scuole d’arte, ora non è più così. I prossimi dirigenti scolastici non avranno queste caratteristiche e credo sia un peccato, perchè è importante che il preside non sia solo un burocrate, ma abbia competenze specifiche nel campo. Quando sono arrivato c’erano poco meno di 500 studenti fra liceo artistico e istituto d’arte, mentre quest’anno sono 730, c’è stata sicuramente una buona crescita. Abbiamo organizzato decine di iniziative per i ragazzi, un’ottantina solo negli ultimi cinque anni, e in tutte sono previste borse di studio per chi ci lavora. Tra l’altro siamo l’unica scuola d’Italia che ha una sua opera all’Expo: alcune riproduzioni dei mosaici della Cattedrale di Otranto, realizzate dagli studenti e dai docenti del Liceo Artistico, si trovano all’interno della mostra curata da Vittorio Sgarbi».

Dopo quattro mesi di cantiere riapre via Romea Nord alle Bassette

Lavori costati 500mila euro per rifare il passaggio sul canale Cupa L’assessore: «A settembre il piano di interventi su 256 ponti»

È costato mezzo milione di euro al Comune e più di qualche imprecazione agli automobilisti nei quattro mesi di cantiere che avevano interrotto via Romea Nord alle Bassette: da domani 4 agosto riaprirà il ponte sul canale Cupa nella zona artigianale alle porte di Ravenna. Grazie al nuovo ponte sarà consentito il transito anche ai mezzi con portata fino a 33 tonnellate, anziché 15 come in passato.

«Si tratta – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Enrico Liverani – del primo intervento di messa in sicurezza dei ponti, a seguito degli esiti del monitoraggio di staticità svolto dalla società 4Emme Service Spa su incarico del Comune di Ravenna in tutte le 256 strutture presenti nel nostro territorio. Su 48 di queste sono state effettuate anche prove di carico statiche, per determinarne il grado di transitabilità, da cui è emersa la necessità di intervenire subito in due ponti. Nello specifico, oltre a quello già realizzato in via Romea Nord, interverremo a Sant’Alberto sui Tre ponti. Il relativo progetto sarà oggetto di appalto e la realizzazione avverrà a partire di primi mesi del 2016, come da tempi di legge per le procedure. Il Servizio strade del Comune sta mettendo a punto la pianificazione delle opere prioritarie da effettuare sugli altri ponti in base delle criticità emerse attraverso i sondaggi e le prove di staticità. Alcune di queste verranno inserite a bilancio dell’anno prossimo, e a settembre renderemo nota tutta la pianificazione per la messa in sicurezza dei ponti».

I lavori compiuti sul ponte di via Romea Nord – fanno sapere da Palazzo Merlato – hanno riguardato la demolizione della struttura esistente, che presentava un alto indice di degrado, il rifacimento dell’impalcato con una struttura in acciaio Corten e l’installazione di una soletta in calcestruzzo. Il 26 giugno scorso il manufatto è stato sottoposto a collaudo statico con esito positivo.

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