sabato
20 Giugno 2026

Ingresso gratuito ai monumenti Unesco col biglietto del “Falstaff“

L’iniziativa riguarda i giorni fra il 23 e il 27 luglio compresi

Una straordinaria opportunità per il pubblico della manifestazione che da ventisei anni anima le estati della città: l’accesso gratuito con il biglietto del Festival, nei giorni tra il 23 ed il 27 luglio compresi, ai cinque monumenti Unesco della Diocesi di Ravenna. Questa nuova preziosa iniziativa – che non a caso prenderà il via con le recite del Falstaff diretto da Riccardo Muti al Teatro Alighieri (23, 25 e 26 luglio) – è un primo passo di collaborazione culturale e spirituale tra il Festival e l’Opera di Religione, anche in vista del prossimo Giubileo.

FalstaffL’opera di Verdi che concluderà l’edizione 2015 del Festival porterà infatti in città molti turisti dall’Italia e dal mondo. Non a caso è il cuore delle proposte di soggiorno mirate al turismo culturale in regione realizzate da Apt Servizi, con il sostegno dell’Unione di prodotto Città d’Arte, in occasione di EXPO 2015. Ravenna e il Falstaff sono stati quindi scelti come meta da numerosi visitatori dell’Expo (provenienti tra gli altri da: Stati Uniti, Germania, Francia, Austria, Gran Bretagna, Svizzera, Spagna, Russia, Lettonia, Corea, Giappone) che hanno scelto di crearsi un proprio itinerario in Italia e in particolare in Emilia Romagna.

Galla PlacidiaAgli amanti della musica e dell’arte di passaggio in città viene così offerto un percorso di meraviglie che si realizza con pochi passi nel centro storico, partendo dalla visita alla Basilica di San Vitale e dall’emozionante ingresso nel piccolo Mausoleo di Galla Placidia. E ancora Sant’Apollinare Nuovo, il Battistero Neoniano, fino alle gemme preziose custodite nel Museo Arcivescovile, dai i raffinati dettagli scolpiti nell’avorio della Cattedra di Massimiano e dalla luce che si riflette nell’oro e si irradia nella Cappella di Sant’Andrea.

Fds e Sel mollano la maggioranza ma le assessore non lasciano la giunta

Deciderà il sindaco. E in consiglio comunale la vendoliana Morigi
disubbidisce alla linea dettata dal partito confermando l’appoggio

Sel e Fds annunciano l’addio alla maggioranza di governo nel Comune di Ravenna con critiche pesanti all’operato della giunta ma le rappresentanti dei due partiti non intendono abbandonare ruoli e appoggio. È lo scenario che va delineandosi a Palazzo Merlato leggendo le repliche delle assessore Giovanna Piaia e Valentina Morigi, rispettivamente Fds e Sel, e della consigliera comunale Ilaria Morigi, unica rappresentanza vendoliana a Palazzo Merlato. Va ricordato che quelli in giunta sono incarichi fiduciari assegnati dal sindaco e l’intenzione del primo cittadino al momento sembra quella di non ritirare le deleghe (principalmente Servizi sociali per Piaia, Bilancio per Morigi).

«Comprendo la strategia pre-elettorale, ma non condivido questa drastica posizione di uscita dalla maggioranza. Per il periodo breve che ci separa dalla fine del mandato, consegno solo al sindaco, come mio dovere, la scelta che gli compete». L’assessore comunale Giovanna Piaia non si dimette dopo l’uscita di Fds, il partito che la sosteneva, dalla coalizione di governo a Ravenna con dure critiche all’operato della giunta Matteucci pur apprezzando «i recinti di buona pratica amministrativa».

Piaia poi riflette sui programmi futuri del partito per la realizzazione di una coalizione di sinistra alternativa al Pd: «Coalizione ampia, partecipata e alternativa al Partito Democratico ma quel che soprattutto chiederei è duratura. Questo il punto significativo e critico che tiene sospesa la mia scelta al futuro di questa sinistra. Ringrazio la Fds per la fiducia che ha riposto in me in occasione dello scorso mandato amministrativo, confermata dai voti degli elettori e, se posso interpretare questo orientamento a me favorevole, direi delle elettrici. Perché l’interesse delle donne è vedere esprimere nel ruolo politico la completa fedeltà al proprio genere. Ancora oggi vorrei rintracciare nei programmi elettorali dei partiti non un semplice interesse alle politiche delle donne, ma una permeazione alle pratiche femminili fondate sul valore e primato delle relazioni, della cura del bene pubblico e della solidarietà. La sinistra che si prospetta non mostra queste ambizioni».

L’assessore infine ringrazia il partito che rappresentava «per aver riconosciuto nella affermazione “recinti di buona pratica amministrativa” lo stile operativo sempre orientato alla ricerca della collaborazione, della partecipazione dei cittadini e cittadine attive, alla condivisione delle scelte amministrative. L’idea di “comunità governante” è la mia utopia».

In casa vendoliana le cose non stanno diversamente. «Non riteniamo di poter aderire alla richiesta di uscire dalla maggioranza di centrosinistra e dalla giunta della quale facciamo parte da quattro anni». L’assessore Valentina Morigi e il consigliere comunale Ilaria Morigi (omonimia, nessuna parentela) vanno contro la posizione presa dal partito che rappresentano (Sel) che ha annunciato l’uscita dalla maggioranza criticando l’operato della giunta Matteucci e preparando una futura coalizione di sinistra per le amministrative 2016.

Ecco perché: «Pensiamo che sia prematuro schierarsi senza nemmeno confrontarsi con altre forze e senza aspettare di poter giudicare candidati e programmi del centrosinistra. Non ci pare giusto interrompere un’esperienza positiva che ci ha viste offrire un contributo importante alle scelte di equità sociale e tenuta del welfare, ed inoltre realizzare nuove pratiche di inclusione e democrazia dal basso introdotte dai percorsi della partecipazione. Non ci pare conseguente la decisione di rompere questa maggioranza solo per annunciare che non si farà parte della prossima alleanza di centro sinistra. Non ci pare giustificato farlo solamente in base al quadro politico nazionale che “nonostante le enormi difficoltà” non autorizza a “far cadere le amministrazioni locali” come dichiarato dal coordinatore nazionale di Sel il 16 luglio scorso. Pensiamo infatti che per quanto chiuso possa apparire il quadro nazionale, si debba cercare di aprire quello locale e che questa dovrebbe essere la missione di SEL nell’opporsi al “renzismo” e al governo di cui il Pd è forza principale. Pensiamo che si debbano contrastare le spinte del populismo e la minaccia di una destra reazionaria e razzista che abbiamo visto concretizzarsi anche a Faenza».

Fds e Sel mollano la maggioranza ma le assessore non lasciano la giunta

Deciderà il sindaco. E in consiglio comunale la vendoliana Morigi disubbidisce alla linea dettata dal partito confermando l’appoggio

Sel e Fds annunciano l’addio alla maggioranza di governo nel Comune di Ravenna con critiche pesanti all’operato della giunta ma le rappresentanti dei due partiti non intendono abbandonare ruoli e appoggio. È lo scenario che va delineandosi a Palazzo Merlato leggendo le repliche delle assessore Giovanna Piaia e Valentina Morigi, rispettivamente Fds e Sel, e della consigliera comunale Ilaria Morigi, unica rappresentanza vendoliana a Palazzo Merlato. Va ricordato che quelli in giunta sono incarichi fiduciari assegnati dal sindaco e l’intenzione del primo cittadino al momento sembra quella di non ritirare le deleghe (principalmente Servizi sociali per Piaia, Bilancio per Morigi).

«Comprendo la strategia pre-elettorale, ma non condivido questa drastica posizione di uscita dalla maggioranza. Per il periodo breve che ci separa dalla fine del mandato, consegno solo al sindaco, come mio dovere, la scelta che gli compete». L’assessore comunale Giovanna Piaia non si dimette dopo l’uscita di Fds, il partito che la sosteneva, dalla coalizione di governo a Ravenna con dure critiche all’operato della giunta Matteucci pur apprezzando «i recinti di buona pratica amministrativa».

Piaia poi riflette sui programmi futuri del partito per la realizzazione di una coalizione di sinistra alternativa al Pd: «Coalizione ampia, partecipata e alternativa al Partito Democratico ma quel che soprattutto chiederei è duratura. Questo il punto significativo e critico che tiene sospesa la mia scelta al futuro di questa sinistra. Ringrazio la Fds per la fiducia che ha riposto in me in occasione dello scorso mandato amministrativo, confermata dai voti degli elettori e, se posso interpretare questo orientamento a me favorevole, direi delle elettrici. Perché l’interesse delle donne è vedere esprimere nel ruolo politico la completa fedeltà al proprio genere. Ancora oggi vorrei rintracciare nei programmi elettorali dei partiti non un semplice interesse alle politiche delle donne, ma una permeazione alle pratiche femminili fondate sul valore e primato delle relazioni, della cura del bene pubblico e della solidarietà. La sinistra che si prospetta non mostra queste ambizioni».

L’assessore infine ringrazia il partito che rappresentava «per aver riconosciuto nella affermazione “recinti di buona pratica amministrativa” lo stile operativo sempre orientato alla ricerca della collaborazione, della partecipazione dei cittadini e cittadine attive, alla condivisione delle scelte amministrative. L’idea di “comunità governante” è la mia utopia».

In casa vendoliana le cose non stanno diversamente. «Non riteniamo di poter aderire alla richiesta di uscire dalla maggioranza di centrosinistra e dalla giunta della quale facciamo parte da quattro anni». L’assessore Valentina Morigi e il consigliere comunale Ilaria Morigi (omonimia, nessuna parentela) vanno contro la posizione presa dal partito che rappresentano (Sel) che ha annunciato l’uscita dalla maggioranza criticando l’operato della giunta Matteucci e preparando una futura coalizione di sinistra per le amministrative 2016.

Ecco perché: «Pensiamo che sia prematuro schierarsi senza nemmeno confrontarsi con altre forze e senza aspettare di poter giudicare candidati e programmi del centrosinistra. Non ci pare giusto interrompere un’esperienza positiva che ci ha viste offrire un contributo importante alle scelte di equità sociale e tenuta del welfare, ed inoltre realizzare nuove pratiche di inclusione e democrazia dal basso introdotte dai percorsi della partecipazione. Non ci pare conseguente la decisione di rompere questa maggioranza solo per annunciare che non si farà parte della prossima alleanza di centro sinistra. Non ci pare giustificato farlo solamente in base al quadro politico nazionale che “nonostante le enormi difficoltà” non autorizza a “far cadere le amministrazioni locali” come dichiarato dal coordinatore nazionale di Sel il 16 luglio scorso. Pensiamo infatti che per quanto chiuso possa apparire il quadro nazionale, si debba cercare di aprire quello locale e che questa dovrebbe essere la missione di SEL nell’opporsi al “renzismo” e al governo di cui il Pd è forza principale. Pensiamo che si debbano contrastare le spinte del populismo e la minaccia di una destra reazionaria e razzista che abbiamo visto concretizzarsi anche a Faenza».

Parlano i ristoratori: «Buon risultato, ma ora servono investimenti»

Soddisfazione dei gestori degli stand, che già pensano al futuro delle banchine. Il parere di Confesercenti.

Il Darsena Open Show di sabato 18 luglio è stato una vera e propria scossa per la città di Ravenna: tante iniziative culturali e spettacolari, bancarelle e una lunga tavolata da 300 metri hanno dato vita a un luogo quasi sempre deserto, attirando così migliaia di persone. Erano presenti sette ristoranti in particolare, che hanno aderito a un bando pubblico aperto a tutti gli esercenti ravennati: I Furfanti, La Campaza, Corte Cabiria, Enoteca Bastioni, Terrazza Einaudi, Diabolik e il Naif.
«La serata è andata molto bene, è stata una bella iniziativa» dicono i gestori del Corte Cabiria. Sono d’accordo anche i responsabili del ristorante I Furfanti: «È stata una manifestazione di gran successo, sostenuta peraltro da una buona promozione». Il Naif si ritiene molto soddisfatto, ma lascia un piccolo appunto nell’eventualità di altre serate analoghe: «Bisogna che gli stand siano più separati fra loro, lo spazio per farlo c’è…».

folla davanti agli standDavvero in moltissimi hanno partecipato all’evento per festeggiare Ravenna Capitale Italiana della Cultura 2015, procurando grande frenesia ai ristoratori. Il Diabolik, ad esempio, ha venduto circa 700 hamburger, mettendo d’accordo con un solo prodotto tutte le età. 
Infatti, come ci racconta Maurizio Bucci, proprietario del locale che prende il nome dal mitico personaggio dei fumetti, in Darsena erano presenti sia famiglie che gruppi di giovani. Bucci è soddisfatto della serata, ma il retrogusto non è dei più dolci: «È stata una bella iniziativa, però bisogna darle continuità. La Darsena ha grandi potenzialità: potrebbe anche essere un elemento di richiamo turistico. Sono solo i ravennati che dovrebbero essere più intraprendenti e avere più voglia di investire. E servirebbe un’amministrazione più lungimirante, capace di sostenere gli imprenditori».
Anche il proprietario dell’Enoteca Bastioni è convinto che la zona urbana del Candiano sia una grande risorsa: «È da sfruttare – dice appunto –  proprio per i fatto che si affaccia sull’acqua. È un peccato che ci siano ancora così poche opportunità per lo svago e il divertimento». Il Darsena Open Show ha dimostrato quanto una zona non frequentata possa riscattarsi, ma la formula della festa non può essere fine a sé stessa.
I ristoranti proponevano piatti per tutti, anche per vegani e vegetariani. Questo è un particolare da non trascurare: il cibo ci unisce e chi lo prepara per noi viene sempre più incontro alle nostre esigenze. I gestori della Terrazza Einaudi erano particolarmente stupiti: «Abbiamo dovuto rifare molti piatti, e per quanto riguarda la cucina vegana anche chi non segue quel genere di alimentazione era incuriosito e ha assaggiato qualcosa».

tavolataInsomma, i ristoratori si sono rivelati soddisfatti per l’evento in sé, anche se con qualche perplessità: la festa in Darsena si è dissolta nella compiutezza di una serata.
Alcuni tra i proprietari dei ristoranti che hanno vissuto il Darsena Open Show, se ci fossero condizioni favorevoli e sostenibili, si sono dichiarati disponibili ad investire nella zona, come ad esempio il gestore della Campaza. Proprio lui dice: «È stato un ottimo lavoro, con una fantastica affluenza di persone e anche tra gli operatori c’è stato un grande spirito di condivisione. L’idea del tavolo di 300 metri in cui ci si poteva sedere liberamente è stata ottima. Il mio suggerimento per il futuro è di collegare al più presto la Darsena e il centro città e proseguire questo percorso di eventi e manifestazioni pubbliche che possano portare a stimolare investimenti duraturi».

Una posizione che va incontro alle considerazioni espresse anche dalla Confesercenti: «Darsena open show si è rivelato un evento visionario, ben riuscito e molto apprezzato dai ravennati e non solo, e ci auguriamo possa essere lo stimolo per attivare nuovi investimenti, viste le potenzialità della Darsena che sono state evidenziate».
L’associazione dei commercianti ribadisce tra l’altro la sua soddisfazione per il fatto che il Comune abbia raccolto la proposta di coinvolgere più ristoratori con un bando aperto. E, guardando al futuro, lancia una sfida a tutti gli attori affinché le prossime iniziative in Darsena nascano con l’ambizione di diffondere la reputazione di Ravenna al di fuori dei confini nazionali, e soprattutto far crescere i numeri di un turismo che per ora purtroppo non decolla.
Proprio da quegli spazi affacciati sull’acqua potrebbe arrivare il colpo di reni necessario per rendere la nostra città una metà invitante per sempre più persone. Dovranno perciò essere «sfruttati con intelligenza, a beneficio di tutta la comunità, o a soffrirne saranno altri luoghi di aggregazione e ritrovo come i lidi e il centro».

Fds e Sel lasciano la maggioranza «Giudizio negativo sulla giunta»

L’attacco da sinistra: «Da tempo costretti a comportarci
come l’opposizione». Il Pd resta con Idv e Pri (19 seggi su 32)

La maggioranza al governo nel comune di Ravenna perde pezzi: quando manca meno di un anno alla fine del secondo mandato di Fabrizio Matteucci (Pd), Sinistra Ecologia Libertà e la Federazione della Sinistra escono dalla coalizione che oltre al Partito Democratico comprende anche Italia dei valori e Partito repubblicano italiano. Perde pezzi ma regge: senza Sel e Fds, un consigliere a testa, la maggioranza può contare su 19 seggi (16 Pd, 2 Pri, 1 Idv) su 32.

«È ormai condiviso da entrambi i soggetti politici il giudizio negativo nei confronti della giunta guidata da Fabrizio Matteucci, inadempiente rispetto alle linee programmatiche concordate nel 2011», si legge in una nota congiunta diffusa dai portavoce dei due partiti.

Le critiche all’indirizzo delle linee di governo sono esplicite: «Da tempo ormai Sel e Fds sono costrette di fatto a comportarsi come forze di opposizione contro provvedimenti importanti per la vita della città che nulla hanno di progressista e che vengono adottati senza coinvolgimento reale né dei cittadini, né degli alleati di governo». Segue l’elenco di temi che nel corso del tempo hanno alimentato i mal di pancia dell’ala più a sinistra della coalizione: il finanziamento alle scuole private, il Poc della Darsena, il dimensionamento scolastico, la mancata ripubblicizzazione del ciclo idrico, la metodologia di costituzione dell’Ausl unica, la politica ambientale rispetto all’estrazione di gas, la realizzazione di un grattacielo a Marina di Ravenna, la vendita di azioni di Hera per finanziare opere di manutenzione.

Dei nove assessori che compongono la seconda giunta Matteucci fanno parte anche rappresentanti delle due forze politiche in uscita, Valentina Morigi (Sel) al Bilancio e Giovanna Piaia (Fds) a Servizi Sociali e Sanità che pare non siano intenzionate a lasciare la squadra potendo contare ancora sull’appoggio del primo cittadino: «Nonostante il lavoro delle assessore – continua la nota –, che si sono distinte per competenza e per le scelte adottate che hanno mantenuto in piedi recinti di buona pratica amministrativa, il giudizio complessivo sull’operato di questa giunta non può che essere negativo. I tagli insopportabili dei governi partecipati e sostenuti dal Partito Democratico Monti-Letta-Renzi che mettono a rischio la tenuta dei conti e i servizi dei comuni italiani non hanno prodotto alcuna vera reazione nei nostri amministratori, mostrando la continuità tra il Partito Democratico locale e quello nazionale che sta perseguendo politiche per noi irricevibili in tema di diritti dei lavoratori, scuola, beni pubblici».

Si va così a delineare meglio uno scenario in vista delle elezioni amministrative in programma per la prossima primavera. L’assemblea di Sel nelle scorse settimane aveva già annunciato la decisione di non correre con il Pd: «Sinistra Ecologia Libertà e la Federazione della Sinistra si adopereranno dunque perché in questa città possa nascere una coalizione di sinistra ampia e partecipata, alternativa al Partito Democratico e ai poteri forti che in questi ultimi tempi hanno preso linfa dalle politiche ben poco lungimiranti di questa amministrazione».

L’Eresia fra testimonianze, e temperature, africane

“A piena voce“ (3) da Milano

ragazzi senegalesi eresia a MilanoPortate i pianoforti sulla strada,
alla finestra agganciate il tamburo!
Il tamburo
spaccate e il pianoforte,
perché un fracasso ci sia,
un rimbombo.
V. M.

Ho dato un’occhiata veloce al meteo di Saigon, Vietnam. 28 gradi previsti. Qui a Milano, quartiere Affori, 36. Perfino i senegalesi sembrano accusare il caldo. «Siamo andati via da Diol Kadd, il nostro villaggio, che faceva freschino. Pioveva! Qui ho fatto fatica a dormire», mi racconta un sognante Moussa Ndiaye, 30 anni, figlio di Mandiaye, figura chiave del teatro africano contemporaneo, scomparso poco più di un anno fa. «Anche i nostri ragazzi si sono stupiti di trovare queste temperature africane qui in Occidente».

Stamattina, dopo colazione, il gruppo senegalese si è sistemato sul prato, all’ombra, a suonare i tamburi. Un lontano pulsare ossessivo che si perde nell’afa, e crea una strana sensazione di spaesamento: i suoni della giungla in un ex-manicomio milanese. Si preparano per la prima che ci sarà stasera, come tutti gli altri del resto: in cerchio, a ripetere i versi di Majakovskij, Ariosto, Baldini, in tutte (o quasi) le lingue del mondo.

Moussa si è avvicinato al Teatro delle Albe da giovane, 14 anni. Era appena arrivato in Italia per seguire suo padre, uno dei tanti nuovi abitanti del “ghetto”, Lido Adriano. «Quando partecipo ad un progetto della non-scuola penso sempre che è proprio questo ciò che stiamo cercando di fare anche noi, giù in Senegal. La nostra compagnia, Takku Ligey Theatre, fondata da mio padre, cerca di avvicinare al teatro soprattutto i bambini, per educarli certo, ma anche, semplicemente, per proteggerli. Ci sono enormi problemi istituzionali in Senegal, e i primi a rischiare sono loro. Scriviamo dei testi teatrali, recitiamo versi di poeti senegalesi che mirano a scuotere l’opinione pubblica proprio su questa tematica: la vulnerabilità dei bambini».

 

Porve dell'Eresia a MilanoAdesso i più piccoli del Senegal sono attorno al calcino (o calcio Barilla, come ho sentito dire ieri sera). Stanno sfidando il gruppo napoletano, che sembra le stia prendendo.

«Stiamo portando avanti il lavoro che l’ex presidente del Senegal, Léopold Sédar Senghor, attivista e poeta, aveva iniziato cinquantanni fa. Negli anni ’60 il Senegal, come tutto il mondo del resto, ha attraversato una fase di inurbamento incontrollato. Fu soprattutto Dakar a crescere, con le sue periferie mostruose, quartieri fittizi che ospitavano ragazzi giovanissimi di provenienza ed etnie diverse, quasi sempre lasciati a se stessi. Senghor decise di creare le ASC, associazioni sportivo-culturali, per farli giocare e parlare tra loro. Teatro, prima di tutto, come attività politica: si trattava di lasciar emergere quelle problematiche non dette, ma comuni a tutti, e trovare un modo di affrontarle di concerto».

«Anche noi, come i ragazzi della non-scuola, ci mettiamo in cerchio, a Diol Kadd, e recitiamo versi potenti e universali per noi, quanto quelli di Majakovskij». Basta! Basta! Basta! Combattiamo i maltrattamenti dei bambini!, mi recita in wolof. È il loro semplice e terribile grido di rivoluzione, la loro personale eresia della felicità.

«Venire in Occidente mi ha aperto gli occhi sulla mia cultura. Ora guardo tutto in modo diverso. La mia terra, le persone, le loro tradizioni. Credo sia un’esperienza che tutti gli africani debbano fare, senza dimenticarsi chi sono». Un’esperienza che noi Europei continuiamo a far costare troppo cara.

Andiamo a mangiare. Una breve pausa prima della ripresa delle prove. Roberto Magnani ci passa davanti col megafono in una mano e un calippo nell’altra, pronto ad iniziare l’appello. Esercizi fino alle 4 e mezza poi tutti sul torpedone, verso il Castello Sforzesco, ad intronare gli ignari passanti per la prima volta.

L’Eresia fra testimonianze, e temperature, africane

“A piena voce“ (3) da Milano

ragazzi senegalesi eresia a MilanoPortate i pianoforti sulla strada,
alla finestra agganciate il tamburo!
Il tamburo
spaccate e il pianoforte,
perché un fracasso ci sia,
un rimbombo.
V. M.

Ho dato un’occhiata veloce al meteo di Saigon, Vietnam. 28 gradi previsti. Qui a Milano, quartiere Affori, 36. Perfino i senegalesi sembrano accusare il caldo. «Siamo andati via da Diol Kadd, il nostro villaggio, che faceva freschino. Pioveva! Qui ho fatto fatica a dormire», mi racconta un sognante Moussa Ndiaye, 30 anni, figlio di Mandiaye, figura chiave del teatro africano contemporaneo, scomparso poco più di un anno fa. «Anche i nostri ragazzi si sono stupiti di trovare queste temperature africane qui in Occidente».

Stamattina, dopo colazione, il gruppo senegalese si è sistemato sul prato, all’ombra, a suonare i tamburi. Un lontano pulsare ossessivo che si perde nell’afa, e crea una strana sensazione di spaesamento: i suoni della giungla in un ex-manicomio milanese. Si preparano per la prima che ci sarà stasera, come tutti gli altri del resto: in cerchio, a ripetere i versi di Majakovskij, Ariosto, Baldini, in tutte (o quasi) le lingue del mondo.

Moussa si è avvicinato al Teatro delle Albe da giovane, 14 anni. Era appena arrivato in Italia per seguire suo padre, uno dei tanti nuovi abitanti del “ghetto”, Lido Adriano. «Quando partecipo ad un progetto della non-scuola penso sempre che è proprio questo ciò che stiamo cercando di fare anche noi, giù in Senegal. La nostra compagnia, Takku Ligey Theatre, fondata da mio padre, cerca di avvicinare al teatro soprattutto i bambini, per educarli certo, ma anche, semplicemente, per proteggerli. Ci sono enormi problemi istituzionali in Senegal, e i primi a rischiare sono loro. Scriviamo dei testi teatrali, recitiamo versi di poeti senegalesi che mirano a scuotere l’opinione pubblica proprio su questa tematica: la vulnerabilità dei bambini».

 

Porve dell'Eresia a MilanoAdesso i più piccoli del Senegal sono attorno al calcino (o calcio Barilla, come ho sentito dire ieri sera). Stanno sfidando il gruppo napoletano, che sembra le stia prendendo.

«Stiamo portando avanti il lavoro che l’ex presidente del Senegal, Léopold Sédar Senghor, attivista e poeta, aveva iniziato cinquantanni fa. Negli anni ’60 il Senegal, come tutto il mondo del resto, ha attraversato una fase di inurbamento incontrollato. Fu soprattutto Dakar a crescere, con le sue periferie mostruose, quartieri fittizi che ospitavano ragazzi giovanissimi di provenienza ed etnie diverse, quasi sempre lasciati a se stessi. Senghor decise di creare le ASC, associazioni sportivo-culturali, per farli giocare e parlare tra loro. Teatro, prima di tutto, come attività politica: si trattava di lasciar emergere quelle problematiche non dette, ma comuni a tutti, e trovare un modo di affrontarle di concerto».

«Anche noi, come i ragazzi della non-scuola, ci mettiamo in cerchio, a Diol Kadd, e recitiamo versi potenti e universali per noi, quanto quelli di Majakovskij». Basta! Basta! Basta! Combattiamo i maltrattamenti dei bambini!, mi recita in wolof. È il loro semplice e terribile grido di rivoluzione, la loro personale eresia della felicità.

«Venire in Occidente mi ha aperto gli occhi sulla mia cultura. Ora guardo tutto in modo diverso. La mia terra, le persone, le loro tradizioni. Credo sia un’esperienza che tutti gli africani debbano fare, senza dimenticarsi chi sono». Un’esperienza che noi Europei continuiamo a far costare troppo cara.

Andiamo a mangiare. Una breve pausa prima della ripresa delle prove. Roberto Magnani ci passa davanti col megafono in una mano e un calippo nell’altra, pronto ad iniziare l’appello. Esercizi fino alle 4 e mezza poi tutti sul torpedone, verso il Castello Sforzesco, ad intronare gli ignari passanti per la prima volta.

Si conclude la prima fase dei lavori in piazza Kennedy: riapre via D’Azeglio

Torna in vigore anche la Ztl di via Guaccimanni ma Forza Italia chiede che resti sospesa per facilitare l’accesso a largo Firenze

La prima fase dei lavori in piazza Kennedy a Ravenna termina oggi, mercoledì 22 luglio: da domani quindi sarà possibile transitare nuovamente in via D’Azeglio, così come in via Garatoni e le altre vie afferenti interrotte dal 29 giugno scorso per consentire gli interventi alle condotte di via D’Azeglio. Con il ripristino della normalità della circolazione stradale tornerà in vigore la Ztl in via Guaccimanni, temporaneamente sospesa. «Con circa una settimana di anticipo sui tempi – dichiara l’assessore comunale ai Lavori Pubblici e mobilità, Enrico Liverani – si conclude questa prima fase dedicata alla realizzazione dei sottoservizi e i relativi allacci su via Massimo d’Azeglio a cura di Hera, e per questo la più complessa sotto il profilo della viabilità cittadina».

Continuano intanto i sondaggi archeologici in stretto raccordo con la Soprintendenza Archeologia nell’area in prossimità del palazzo del mutilato nella quale era situata l’antica chiesa di Sant’Agnese. «Lavoriamo in stretto raccordo con gli archeologi – aggiunge l’assessore Liverani – condividendo lo stesso interesse a scoprire vestigia di valore storico architettonico senza escludere, a priori, che eventuali rinvenimenti non possano entrare a far parte del patrimonio monumentale cittadino. Passo dopo passo affronteremo le scelte necessarie a beneficio della nostra città».

Da giovedì l’intervento proseguirà con l’esecuzione delle linee di fognatura, acqua e gas sugli altri lati della piazza. Terminata la posa delle dorsali principali si provvederà a realizzare gli allacciamenti e i sottoservizi interni alla piazza. Terminata la fase 2 dei lavori, verrà riaperta ai veicoli via Rasponi e l’intervento entrerà nel vivo del restyling della piazza che terminerà nel giugno 2016.

Il capogruppo di Forza Italia, Alberto Ancarani, chiede che Sirio non venga riattivato: «Lo avevamo richiesto in tempi non sospetti e lo ripetiamo ora che cittadini e turisti ne toccano con mano l’utilità. L’apertura provvisoria di via Guaccimanni consente agli automobilisti un accesso più facile all’ultimo parcheggio realmente adiacente al centro storico tuttora esistente in un modo molto più lineare e “tourism-friendly”, ovvero Largo Firenze. È appena il caso di ricordare infatti che con la lunga chiusura di piazza Kennedy, largo Firenze rimane l’ultimo baluardo per chi si avventura con l’auto in centro. Continuare a raggiungerlo da via Pascoli, disastratissima come i suoi residenti continuano a ricordarci, è a nostro avviso un grave errore. Tanto più che costringere chi arriva in piazza Caduti da via De Gasperi a fare il giro della rotatoria e a tornare nuovamente sulla stessa strada non sembra l’azione più intelligente da proporre ai molti che cercano disperatamente un parcheggio in zona».

Il Rotary apre un bando per giovani professionisti dei beni culturali

Un premio di 6mila euro al miglior progetto di valorizzazione del patrimonio artistico regionale

La Commissione Cultura e promozione del Patrimonio del Distretto Rotary 2072 lancia un’iniziativa dedicata ai giovani impegnati nella cura dei beni culturali del territorio regionale. Si tratta del “Premio Rotary Cultura e Patrimonio”, un concorso aperto a tutti gli under 35 anni e non soci di un Rotary Club.
Fino al 31 ottobre 2015 i partecipanti potranno presentare un’idea che riguardi la valorizzazione e/o comunicazione di un bene culturale (o anche di un gruppo di beni) presente in Emilia Romagna, oppure un progetto di servizio per la gestione e fruizione migliorativa del bene culturale individuato.
Il territorio oggetto del concorso è quello determinato dai confini del Distretto 2072, che in Emilia Romagna include la Repubblica di San Marino ed esclude la provincia di Piacenza che è legata ad altro Distretto.
Il Bando è sul sito del Distretto Rotary 2072 (www.rotary2072.org) dal 15 luglio scorso. Al vincitore spetterà un premio in denaro pari a 6000 euro e il diritto alla pubblicazione del lavoro proposto. Inoltre la sua idea sarà segnalata sul sito distrettuale entro gennaio 2016 e verrà premiata nel corso del Congresso distrettuale che si terrà a Rimini a giugno 2016.

Paolo Bolzani«Abbiamo pensato di promuovere la progettualità dei giovani intenzionati ad impegnarsi nel mondo dei beni culturali e che non sempre trovano un facile inserimento nel mondo del lavoro – spiega Paolo Bolzani, Presidente della Commissione Cultura e promozione del Patrimonio Rotary Distretto 2072 – Il concorso intende premiare un’idea rivolta alla valorizzazione, comunicazione e gestione di quei beni di cui il territorio del Distretto è ricco, vale a dire in ambito artistico, archeologico, architettonico e musicale, sperimentando dinamiche innovative e interdisciplinari di approccio ad un sapere, mentre si fa professione».

«Purtroppo tanti ragazzi usciti dalle nostre università con una formazione dedicata al patrimonio artistico ora lavorano in altri ambiti professionali e non viene loro riconosciuta la qualità degli studi fatti – aggiunge Giorgio Cozzolino, Soprintendente alle Belle Arti e il Paesaggio di Ravenna – Sono disponibili professionisti di alto valore, moltissimi giovani, dimenticati e non occupati. Il Rotary si impegna invece a loro vantaggio, cosciente che i laureati tecnici possono specializzarsi fuori dai confini; per i destinatari del Premio invece l’estero è qui da noi”.

Le idee proposte dai giovani verranno valutate da una commissione presieduta da Paolo Bolzani (Presidente della Commissione Rotary promotrice del premio, architetto e saggista, Professore a contratto di Museologia Archeologica, Università di Bologna) e costituita da Salvatore Amelio (Artista), Alberto Pedrazzini (Ingegnere e architetto libero professionista), Giovanni Brizzi (Professore Ordinario di Storia Romana, Università di Bologna), Clementina Rizzardi (Professore Ordinario di Antichità Ravennati e Bizantine, Università di Bologna), Giuseppe Sassatelli (Professore Ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica, Università di Bologna) e Adriano Tumiatti (Musicista, docente e già Direttore del Conservatorio ‘Bruno Maderna’ di Cesena).

Sul sito è disponibile il documento per partecipare al Premio ed il testo del Bando al link http://www.rotary2072.org/rotary2072/?page_id=10785 .

Con 3 milioni la gru di banchina diventa hotel di lusso da 600 euro a notte

Il caso di Amsterdam. Stessa cosa a Harlingen. E Zurigo ha speso
600mila euro per importarne una come installazione temporanea

In Olanda ne hanno fatto alberghi di lusso, in Svizzera ne hanno importata una dalla Germania come installazione temporanea, in Polonia ci hanno sistemato un ristorante panoramico. E solo per citare alcuni esempi. Allargando le vedute oltreconfine non mancano spunti per quella rivalorizzazione che il sindaco di Ravenna immagina per la gru di banchina appena smontata dalla darsena di città (vedi articoli correlati) perché pericolante e valutata da una perizia non ripristinabile sul posto.

Uno dei casi più eclatanti e recenti è il Faralda Crane Hotel di Amsterdam: nel 2011 l’imprenditore Edwin Kornmann Rudi comprò una vecchia gru sui dock portuali (50 metri di altezza, costruita nel 1951 e in disuso dal 1984 dopo il fallimento della società proprietaria) trasformandola in quattro anni con un investimento di oltre tre milioni di euro da un ammasso di ferro arrugginito di 198 tonnellate a una struttura di 295 tonnellate che ospita tre suite di lusso da 38 metri quadrati ognuna e uno studio televisivo di 58 mq con tanto di piscina termale panoramica da duemila litri di acqua sul punto più alto del gigante e possibilità di fare bungee-jumping. Una notte in suite per due persone può costare anche 600 euro. Finora, ci dice David Teigeler che ci ha fornito tutti i dettagli del progetto per conto degli investitori, dall’apertura di dicembre 2014 ha ospitato circa 300 persone.

Restando in Olanda c’è anche l’esempio di Harlingen, località di 16mila abitanti affacciata sul mare di Wadden, area protetta dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: dal 2003, dopo un anno e mezzo di ristrutturazione necessaria a risolvere alcune questioni tecniche delicate, una vecchia gru costruita nel 1967 (e usata per lo scarico del legname poi abbandonata) è un albergo con una unica stanza extralusso e terrazza panoramica (si parte da 320 euro a notte, finora circa 7.800 ospiti). È ancora attivo il meccanismo di rotazione azionabile da chi alloggia per scegliere la visuale preferita. L’idea venne a Willem Koornstra. È la moglie Carla Comello a fornirci qualche dettaglio: preferisce non dare cifre dell’investimento privato (dal Comune solo le licenze) limitandosi a definirlo «abbastanza costoso».

A Zurigo invece hanno voluto far finta di essere una città portuale (con un concorso artistico) e per circa 600mila euro nel 2014 hanno importato una gru di 30 metri da Rostock (Germania) trasformandola in una installazione sul fiume Limmat che sarà rimossa nel corso del 2015.

E poi c’è Danzica che ha affascinato anche l’imprenditore Daniele Baldini dell’Immobiliare Platani che possiede l’edificio su cui poggiava la gru ravennate e che era interessato alla riqualificazione. La vecchia gru portuale risale addirittura al Medioevo e ora è un edificio turistico con un ristorante panoramico sulla vecchia darsena.

Con 3 milioni la gru di banchina diventa hotel di lusso da 600 euro a notte

Il caso di Amsterdam. Stessa cosa a Harlingen. E Zurigo ha speso
600mila euro per importarne una come installazione temporanea

In Olanda ne hanno fatto alberghi di lusso, in Svizzera ne hanno importata una dalla Germania come installazione temporanea, in Polonia ci hanno sistemato un ristorante panoramico. E solo per citare alcuni esempi. Allargando le vedute oltreconfine non mancano spunti per quella rivalorizzazione che il sindaco di Ravenna immagina per la gru di banchina appena smontata dalla darsena di città (vedi articoli correlati) perché pericolante e valutata da una perizia non ripristinabile sul posto.

Uno dei casi più eclatanti e recenti è il Faralda Crane Hotel di Amsterdam: nel 2011 l’imprenditore Edwin Kornmann Rudi comprò una vecchia gru sui dock portuali (50 metri di altezza, costruita nel 1951 e in disuso dal 1984 dopo il fallimento della società proprietaria) trasformandola in quattro anni con un investimento di oltre tre milioni di euro da un ammasso di ferro arrugginito di 198 tonnellate a una struttura di 295 tonnellate che ospita tre suite di lusso da 38 metri quadrati ognuna e uno studio televisivo di 58 mq con tanto di piscina termale panoramica da duemila litri di acqua sul punto più alto del gigante e possibilità di fare bungee-jumping. Una notte in suite per due persone può costare anche 600 euro. Finora, ci dice David Teigeler che ci ha fornito tutti i dettagli del progetto per conto degli investitori, dall’apertura di dicembre 2014 ha ospitato circa 300 persone.

Restando in Olanda c’è anche l’esempio di Harlingen, località di 16mila abitanti affacciata sul mare di Wadden, area protetta dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: dal 2003, dopo un anno e mezzo di ristrutturazione necessaria a risolvere alcune questioni tecniche delicate, una vecchia gru costruita nel 1967 (e usata per lo scarico del legname poi abbandonata) è un albergo con una unica stanza extralusso e terrazza panoramica (si parte da 320 euro a notte, finora circa 7.800 ospiti). È ancora attivo il meccanismo di rotazione azionabile da chi alloggia per scegliere la visuale preferita. L’idea venne a Willem Koornstra. È la moglie Carla Comello a fornirci qualche dettaglio: preferisce non dare cifre dell’investimento privato (dal Comune solo le licenze) limitandosi a definirlo «abbastanza costoso».

A Zurigo invece hanno voluto far finta di essere una città portuale (con un concorso artistico) e per circa 600mila euro nel 2014 hanno importato una gru di 30 metri da Rostock (Germania) trasformandola in una installazione sul fiume Limmat che sarà rimossa nel corso del 2015.

E poi c’è Danzica che ha affascinato anche l’imprenditore Daniele Baldini dell’Immobiliare Platani che possiede l’edificio su cui poggiava la gru ravennate e che era interessato alla riqualificazione. La vecchia gru portuale risale addirittura al Medioevo e ora è un edificio turistico con un ristorante panoramico sulla vecchia darsena.

Con 3 milioni la gru di banchina diventa hotel di lusso da 600 euro a notte

Il caso di Amsterdam. Stessa cosa a Harlingen. E Zurigo ha speso 600mila euro per importarne una come installazione temporanea

In Olanda ne hanno fatto alberghi di lusso, in Svizzera ne hanno importata una dalla Germania come installazione temporanea, in Polonia ci hanno sistemato un ristorante panoramico. E solo per citare alcuni esempi. Allargando le vedute oltreconfine non mancano spunti per quella rivalorizzazione che il sindaco di Ravenna immagina per la gru di banchina appena smontata dalla darsena di città (vedi articoli correlati) perché pericolante e valutata da una perizia non ripristinabile sul posto.

Uno dei casi più eclatanti e recenti è il Faralda Crane Hotel di Amsterdam: nel 2011 l’imprenditore Edwin Kornmann Rudi comprò una vecchia gru sui dock portuali (50 metri di altezza, costruita nel 1951 e in disuso dal 1984 dopo il fallimento della società proprietaria) trasformandola in quattro anni con un investimento di oltre tre milioni di euro da un ammasso di ferro arrugginito di 198 tonnellate a una struttura di 295 tonnellate che ospita tre suite di lusso da 38 metri quadrati ognuna e uno studio televisivo di 58 mq con tanto di piscina termale panoramica da duemila litri di acqua sul punto più alto del gigante e possibilità di fare bungee-jumping. Una notte in suite per due persone può costare anche 600 euro. Finora, ci dice David Teigeler che ci ha fornito tutti i dettagli del progetto per conto degli investitori, dall’apertura di dicembre 2014 ha ospitato circa 300 persone.

Restando in Olanda c’è anche l’esempio di Harlingen, località di 16mila abitanti affacciata sul mare di Wadden, area protetta dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: dal 2003, dopo un anno e mezzo di ristrutturazione necessaria a risolvere alcune questioni tecniche delicate, una vecchia gru costruita nel 1967 (e usata per lo scarico del legname poi abbandonata) è un albergo con una unica stanza extralusso e terrazza panoramica (si parte da 320 euro a notte, finora circa 7.800 ospiti). È ancora attivo il meccanismo di rotazione azionabile da chi alloggia per scegliere la visuale preferita. L’idea venne a Willem Koornstra. È la moglie Carla Comello a fornirci qualche dettaglio: preferisce non dare cifre dell’investimento privato (dal Comune solo le licenze) limitandosi a definirlo «abbastanza costoso».

A Zurigo invece hanno voluto far finta di essere una città portuale (con un concorso artistico) e per circa 600mila euro nel 2014 hanno importato una gru di 30 metri da Rostock (Germania) trasformandola in una installazione sul fiume Limmat che sarà rimossa nel corso del 2015.

E poi c’è Danzica che ha affascinato anche l’imprenditore Daniele Baldini dell’Immobiliare Platani che possiede l’edificio su cui poggiava la gru ravennate e che era interessato alla riqualificazione. La vecchia gru portuale risale addirittura al Medioevo e ora è un edificio turistico con un ristorante panoramico sulla vecchia darsena.

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