domenica
21 Giugno 2026

Lascia il figlio di otto mesi in auto per mezzora: madre condannata

Se ne era andata a prendere un caffè. La difesa: «Nessun rischio»

Aveva lasciato suo figlio di appena otto mesi per circa mezz’ora chiuso dentro l’automobile e lei se ne era andata per prendere un caffè al bar.
Per quanto accaduto il 14 marzo dell’anno scorso in centro a Ravenna, una giovane madre originaria della provincia di Bari è stata condannata in abbreviato a quattro mesi di carcere per abbandono di minori.
La difesa aveva chiesto l’assoluzione della giovane, rilevando che per l’incolumità del piccolo non c’era stato nessun concreto pericolo. (Ansa.it)

Il deputato Paglia (Sel) da Ventimiglia «Subito permessi umanitari per tutti»

Dalla frontiera francese dove sono bloccati diversi profughi africani
il parlamentare ravennate propone la sua soluzione immediata

«La cosa più incredibile è che noi potevamo passare la frontiera senza che nessuno ci chiedesse i documenti e loro no». A raccontarlo è Giovanni Paglia, parlamentare ravennate di Sel che oggi, martedì 16 giugno, con alcuni colleghi si è recato a Ventimiglia dove da alcuni giorni migranti africani privi di permesso di soggiorno cercano, invano, di passare la frontiera e andare in Francia. Da Oltralpe vengono respinti, appellandosi al trattato di Dublino che prevede che i profughi debbano necessariamente far richiesta di asilo nel Paese dove arrivano, in questo caso appunto l’Italia. Anche qualora il loro progetto di vita li portasse poi comunque lontano dal Belpaese. E stamani le forze dell’ordine italiane hanno sgomberato una parte dei profughi accampati nei giardini e nella piccola pineta a ridosso della scogliera, su cui sono rimaste poi ancora un centinaio di persone.

«Si può dire – prosegue Paglia –che la Francia abbia sospeso gli accordi di Schengen (dove fu firmato il trattato sulla libera circolazione delle persone all’interno della Ue) di fatto, anche se non di diritto». E la soluzione? Per il deputato ravennate ci sarebbe qualcosa da fare subito: dare a tutti i permessi umanitari subito in modo che, spiega, «ciascuno diventa libero di girare per l’Europa. A meno che Francia e Germania sospendano ufficialmente Schengen, ma a qual punto la Ue è finita».

Ma l’uso di questo tipo di permessi umanitari non sarebbe di fatto un modo per aggirare il trattato di Dublino? «No – dice Paglia -. È una possibilità prevista e quindi non si può parlare di aggiramento. Questi permessi permettono di soggiornare nella Ue e intanto di chiedere lo status di rifugiato e di trovarsi un lavoro. Quello che ci chiede di fare la Francia è folle: l’idea di rimpatriare questa gente in massa significa voler svuotare il mare con un cucchiaino».

La Francia per la verità ci chiede di distinguere tra profughi e migranti economici. «Sì, in pratica ci chiede di costruire enormi Cie, io invece credo sia necessario trovare altri meccanismi». Eppure il “permesso per motivi umanitari” concesso al posto dello status di richiedente asilo comporta più di un problema, come si è visto in passato, perché queste persone, otterrebbero il documento senza alcun collegamento con progetti di accoglienza o accompagnamento. «Le due cose non sono incompatibili, tanto più che daremmo un permesso per ragioni umanitarie e questo rende ovvio che le condizioni siano diverse da quelle di un turista o di un lavoratore. Vogliamo per esempio pensare a forme di scambio obbligatorio fra mezzi di sussistenza e lavoro? Si può fare. Poi uno dice: e gli italiani? Io rispondo: anche per loro. Purché non sia coattivo, ovviamente. Io sono per lavorare seriamente su una cosa enorme. Altrimenti si fa solo il gioco del qualunquismo razzista».

Ma non si aumenterebbe comunque il rischio di andare ad aumentare le schiere di senzatetto, pur muniti di un documento che li protegge dal solo rischio espulsione anche tra coloro che resterebbero in Italia? «Quelli che restano in Italia sono esseri umani come gli altri. Cercheranno un lavoro o se ne andranno. Qualcuno farà anche errori, non ho dubbi. Ma il problema a cui nessuno risponde è: come si evita che la gente emigri in massa? Io credo sia inevitabile, date le attuali condizioni socio-economiche del mondo. Quindi è giusto pensare a diverse relazioni globali e lo dicevamo a Genova nel 2001. Ma fino a quel momento bisogna fare i conti col fatto che nessuno si rassegna a una vita senza futuro, in preda a fame e violenza. Quindi o si bombardano i barconi, o si creano lager in Africa, come ai tempo di Gheddafi, o si accettano e gestiscono le migrazioni».

«Concedere uno spazio per le preghiere del Ramadan sarebbe un atto di giustizia»

Il sindaco Proni commenta la richiesta di un’associazione islamica per riunirsi per un mese tutte le sere sulla piastra polivalente

«So bene, e con me la mia giunta, quale sia il rischio di impopolarità dell’accoglimento della richiesta in un momento storico nel quale l’immigrazione rappresenta un nervo scoperto per l’opinione pubblica ma concedere uno spazio per pregare rappresenterebbe un atto di giustizia e allo stesso tempo una responsabilità che i rappresentanti dell’associazione certo comprenderebbero e, ne sono convinta, anche i cittadini di Bagnacavallo saprebbero condividere». Così Eleonora Proni, sindaco di Bagnacavallo, interviene per fare chiarezza nella vicenda riguardante il “Consiglio Culturale Islamico” che ha richiesto di poter utilizzare, a fronte del pagamento di un corrispettivo economico, la piastra polivalente di via Togliatti come punto di incontro fino a metà luglio per la preghiera serale nel mese del Ramadan.

Secondo le richieste dell’associazione, nello spazio si ritroverebbero singoli cittadini e famiglie fino a un numero massimo di persone che sarà definito e, in caso di accoglimento della proposta, verrebbe effettuato un costante servizio di vigilanza da parte del gruppo comunale di protezione civile. Dovranno essere garantiti dall’associazione il rispetto e la pulizia del luogo pubblico. In caso questa garanzia non dovesse trovare riscontro, vi sarà la revoca immediata della concessione.

Ufficialmente l’accoglimento della richiesta è ancora al vaglio dell’amministrazione ma, come chiarisce Proni, «il Comune non può che rispondere positivamente alla richiesta di un’associazione regolarmente iscritta all’albo che richieda uno spazio pubblico per un’attività lecita: ciò rappresenta dal punto di vista amministrativo l’esito dovuto per una domanda che venga presentata nel rispetto di tutti i requisiti previsti. Né in casi di questa natura si passa mai attraverso il vaglio del Consiglio comunale, essendo l’iter procedimentale ben determinato a priori».

Il primo cittadino bagnacavallese non si lascia guidare dall’impopolarità della scelta verso la concessione dello spazio: «Decisioni emotive, oltre che tecnicamente immotivabili, sarebbero anche politicamente scorrette». E vede l’iniziativa come «un’occasione per aprire un canale di dialogo con rappresentanti di una religione che raccoglie una parte non irrilevante della popolazione del nostro comune e che a loro volta si dimostrano ben disposti a dialogare con noi, con apertura e volontà di condivisione. Riteniamo in assoluto, e questo prescinde di per sé dalla cronaca del momento, principi irrinunciabili l’incontro tra le persone, l’apertura e la libertà».

Litigano al mare per un parcheggio e uno denuncia l’altro per minacce

A Cervia invece individuato un deposito di Ray-Ban tarocchi 300 occhiali nascosti nelle poltrone, in giardino, dietro al frigo

Dalla lite per un parcheggio al mare si è arrivati alla denuncia per minacce. È accaduto nel weekend scorso a Marina di Ravenna dove un uomo di 68 anni, con alcuni precedenti, si è rivolto ai carabinieri per denunciare di essere stato minacciato da un’altra persona durante un diverbio per un posto auto portando a sostegno la versione di un testimone.

Una denuncia per furto invece è andata a carico di un 37enne ravennate: gli occhiali da sole che indossava non erano i suoi ma provenivano da una vettura parcheggiata con i finestrini aperti ed è stato il proprietario dell’auto e degli occhiali ad accorgersi che questi ultimi stavano sul naso di uno sconosciuto che non ha saputo giustificare la provenienza dell’accessorio.

Durante i controlli ad ampio raggio sul litorale, un senegalese è stato deferito all’autorità giudiziaria poiché in possesso di coltelli e per l’ingresso illegale nello Stato Italiano, in quanto circolava con un permesso di soggiorno scaduto dal settembre 2014; il ragazzo, appena 19enne, vanta già numerosi precedenti di polizia. Anche un suo connazionale, di 36 anni, è stato deferito per l’inottemperanza del questore di lasciare lo stato italiano.

In merito ai controlli veri e propri sui venditori da spiaggia, i carabinieri di Lido Adriano hanno denunciato un senegalese per aver messo in vendita prodotti con marchi contraffatti di provenienza illecita: è stato infatti sorpreso con circa una trentina di paia di occhiali da sole, imitazioni dei modelli delle marche più in voga. A Marina di Ravenna invece i militari della locale stazione hanno elevato sanzioni per oltre cinquemila euro a due bengalesi, un nigeriano ed un senegalese: sono stati sequestrati migliaia e migliaia di prodotti di bigiotteria, ma anche aquiloni e gadget vari. I militari sono stati sulle tracce degli uomini fermati per rintracciare i depositi veri e propri, come già fatto dai carabinieri della compagnia di Cervia-Milano Marittima.

All’alba di oggi, 16 giugno, nel giardino di un’abitazione di Milano Marittima, i militari hanno rinvenuto sacchetti pieni di occhiali da sole Ray-Ban contraffatti. È così scatta la perquisizione in casa di un cittadino del Bangladesh: sono stati scovati, nascosti nella tappezzeria di un divano e in un doppio fondo, dietro al frigorifero della cucina, altri sacchetti di occhiali falsi. Circa 300 i pezzi alla fine recuperati ma il volume di merci gestito dallo straniero si ritiene possa essere molto più ingente dal momento che su di lui grava il sospetto di essere il distributore di zona dello specifico articolo, intermediario tra venditori e grossisti della capitale.
Anche i servizi antidroga hanno prodotto i loro risultati: la lotta continua al consumo di droga tra i più giovani ha portato al deferimento di tre ragazzi, due italiani provenienti da Bologna e Napoli ed un nigeriano, tutti tra i 19 ed i 23 anni. I carabinieri di Marina di Ravenna, li hanno sorpresi con marijuana e hashish che stavano consumando.

Acquisti e prelievi per 1.130 euro con il bancomat rubato al prete

I carabinieri denunciano due donne di 36 anni e 54 individuate grazie alle telecamere di videosorveglianza nei pressi della chiesa

I carabinieri di Sant’Agata sul Santerno hanno denunciato due donne, due nomadi di 36 e 54 anni, per furto in abitazione e indebito utilizzo di tessera bancomat: grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nei pressi della chiesa è stato possibile individuarle come le responsabili del furto commesso in canonica il 6 giugno scorso quando al parroco sono stati rubati 360 euro in contanti e il bancomat poi utilizzato per effettuare degli acquisti in un negozio di Lugo e prelievi per un danno complessivo di 1.130 euro.

Parata, concerti, performance e anche un mostro alla festa di Ravenna 2015

Il 18 luglio l’evento in Darsena per la Capitale della cultura: tavolata di 300 metri per cena e inaugurazione delle installazioni artistiche

Si aprirà alle 18 di sabato 18 luglio, la grande festa di Ravenna Capitale italiana della cultura 2015, organizzata attorno alle banchine della Darsena di città, lungo il miglio fra la testata del Candiano e l’ex Tiro a segno. L’esordio è affidato ad una giocosa parata per grandi e piccoli ideata dal Teatro del Drago.

Più tardi, via alla musica con un set dedicato all’hip-hop e ai ritmi urbani, il concerto dei Playing for change, una big band internazionale soul & blues e l’esibizione del cantante e chitarrista Bombino con i suoi “suoni del deserto”.

Per quanto riguarda gli eventi spettacolari spazio, dalle 21 alle 23, alle performance inedite dei gruppi teatrali Tanti Cosi Progetti, Menoventi, nanou e Fanny&Alexander (all’Almagià), e alle “incursioni” di danza urbana di Cantieri.

L’offerta enogastronomica sarà affidata a sette ristoranti e si snoderà su di una tavolata di ben 300 metri. All’arte sono dedicate un contest di live painting di giovani artisti (ex Tiro a segno), uno stand per la creazione in diretta di un mosaico a tema acquatico destinato all’Expo di Milano e un’installazione musiva degli allievi dell’Accademia di Belle Arti.

Fra le inziative collaterali anche il Garage sale, mercatino vintage nella corte di via Magazzini Posteriori. La chiusura della festa è prevista a mezzanotte con la monumentale videoproiezione di Andrea Bernabini sul rudere della torre-monolite della Darsena, dedicata all’Inferno di Dante. Non prima, però, di una terrificante sorpresa, l’apparizione di un Mostro legato all’acqua.

In occasione della festa saranno inaugurate anche le quattro stazioni di aggregazione lungo il percorso in via D’Alaggio fra l’Almagià e l’ex Tiro a segno (vedi articoli correlati). Si tratta di installazioni illuminate, dotate di sedute, realizzate con materiali di recupero, e dedicate al rapporto fra terra e acqua. La prima, vicino alla testata della Darsena, sarà rivolta ai bambini, la seconda, nei pressi della torre di Cino Zucchi rappresenterà un campo coltivato, la terza, di fronte alla Pansac, richiamerà le dune e un bosco, la quarta infine all’altezza di via Pirano sarà una sorta di faro. La loro funzione resterà permanente.

Scavi porto, Cgil: «Basta contrasti, lavori urgenti o si perde occupazione»

Il sindacato critica la guerra tra Ap e Confindustria che ritarda
le opere di dragaggio: «Nessuno ha alibi, tutti sono responsabili»

«Non è più sopportabile il ritardo che si sta accumulando sia per i necessari e continuativi dragaggi manutentivi, che non vengono svolti da anni, che per il progetto di approfondimento del porto canale». Il sindacato Cgil interviene sul tema che tiene banco nella portualità di Ravenna e richiama «ogni istituzione pubblica e di rappresentanza ad assumere l’obiettivo comune di realizzare gli interventi necessari per salvaguardare e potenziare il nostro scalo». La vicenda è ormai nota: il cosiddetto Progettone per l’approfondimento dei fondali è fermo da tempo alle prese con vicende giudiziarie di varia natura tra Roma e Ravenna ma fermi sono anche i lavori di manutenzione ordinaria contro l’insabbiamento del porto.
Costantino Ricci, segretario generale di Cgil Ravenna, e Danilo Morini, segretario generale di Filt Cgil Ravenna, attaccano: «È ora di finirla con contrasti ingiustificabili e diatribe inconcludenti che allontanano sempre più i lavori, per evitare pesanti ripercussioni occupazionali su tutto il territorio provinciale». Il riferimento è allo scontro in atto da mesi tra Autorità portuale e Confindustria con scambi polemici e continui attacchi. «Come già avviene negli altri scali concorrenti – riassumo i sindacalisti – vanno trovate rapidamente le soluzioni possibili all’attivazione rapida dei dragaggi. Senza questi interventi (imboccatura e dragaggi) in tempi rapidissimi, anche quanto convenuto in tema di investimenti infrastrutturali ferroviari nei giorni scorsi, seppur di grande rilevanza e prospettiva, corre, purtroppo, il rischio di essere solamente una ulteriore chimera teorica. Senza imboccatura e pescaggio non si avrà un porto all’altezza delle necessità del naviglio attuale e non ci sarà realizzazione di nessun ulteriore terminal. Senza un intervento d’urgenza le perdite in termini di lavoro e di traffici saranno difficilmente recuperabili e metteranno in seria difficoltà la tenuta occupazionale di un settore che, da ogni istituzione, è stato considerato centrale per lo sviluppo, l’economia ed il lavoro».
La conclusione è senza dubbi: «La politica, le istituzioni, le rappresentanze non hanno più alibi né sono concessi loro tentennamenti. O si interviene immediatamente o il declino del porto sarà inevitabile e irreversibile. Nessuno potrà considerarsi esente da responsabilità se questo drammatico scenario dovesse avverarsi».

Scavi porto, Cgil: «Basta contrasti, lavori urgenti o si perde occupazione»

Il sindacato critica la guerra tra Ap e Confindustria che ritarda le opere di dragaggio: «Nessuno ha alibi, tutti sono responsabili»

«Non è più sopportabile il ritardo che si sta accumulando sia per i necessari e continuativi dragaggi manutentivi, che non vengono svolti da anni, che per il progetto di approfondimento del porto canale». Il sindacato Cgil interviene sul tema che tiene banco nella portualità di Ravenna e richiama «ogni istituzione pubblica e di rappresentanza ad assumere l’obiettivo comune di realizzare gli interventi necessari per salvaguardare e potenziare il nostro scalo». La vicenda è ormai nota: il cosiddetto Progettone per l’approfondimento dei fondali è fermo da tempo alle prese con vicende giudiziarie di varia natura tra Roma e Ravenna ma fermi sono anche i lavori di manutenzione ordinaria contro l’insabbiamento del porto.
Costantino Ricci, segretario generale di Cgil Ravenna, e Danilo Morini, segretario generale di Filt Cgil Ravenna, attaccano: «È ora di finirla con contrasti ingiustificabili e diatribe inconcludenti che allontanano sempre più i lavori, per evitare pesanti ripercussioni occupazionali su tutto il territorio provinciale». Il riferimento è allo scontro in atto da mesi tra Autorità portuale e Confindustria con scambi polemici e continui attacchi. «Come già avviene negli altri scali concorrenti – riassumo i sindacalisti – vanno trovate rapidamente le soluzioni possibili all’attivazione rapida dei dragaggi. Senza questi interventi (imboccatura e dragaggi) in tempi rapidissimi, anche quanto convenuto in tema di investimenti infrastrutturali ferroviari nei giorni scorsi, seppur di grande rilevanza e prospettiva, corre, purtroppo, il rischio di essere solamente una ulteriore chimera teorica. Senza imboccatura e pescaggio non si avrà un porto all’altezza delle necessità del naviglio attuale e non ci sarà realizzazione di nessun ulteriore terminal. Senza un intervento d’urgenza le perdite in termini di lavoro e di traffici saranno difficilmente recuperabili e metteranno in seria difficoltà la tenuta occupazionale di un settore che, da ogni istituzione, è stato considerato centrale per lo sviluppo, l’economia ed il lavoro».
La conclusione è senza dubbi: «La politica, le istituzioni, le rappresentanze non hanno più alibi né sono concessi loro tentennamenti. O si interviene immediatamente o il declino del porto sarà inevitabile e irreversibile. Nessuno potrà considerarsi esente da responsabilità se questo drammatico scenario dovesse avverarsi».

Chiusa la mostra “Il Bel Paese“: registrati 30mila visitatori

Bilancio positivo per la grande mostra al Mar, incassi superiori alle aspettative, apprezzamenti dalla critica

quanro bertelli MarSi è conclusa domenica 14 giugno l’esposizione “Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra dai Macchiaioli ai Futuristi”, dopo aver ottenuto l’apprezzamento di 30mila visitatori certificati Siae e il favore della critica, rappresentata da oltre 300 giornalisti accreditati. Notevole anche il numero di gruppi prenotati, oltre 450 dall’inaugurazione avvenuta il 22 febbraio. L’attenzione riservata all’evento, ampiamente promosso da quotidiani, periodici e riviste del settore, si è rivelata anche nell’incasso, che ha superato le aspettative. Una grande soddisfazione per il curatore Claudio Spadoni e il Comune di Ravenna, che ha organizzato la mostra insieme all’Assessorato alla Cultura e al Museo d’Arte della città. All’allestimento dell’esposizione hanno collaborato la Galleria d’Arte Moderna di Genova e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, che non ha fatto mancare il suo generoso contributo. La prossima grande mostra, in programma nella primavera del 2016, sarà a breve annunciata.

L’industria e i valori d’impresa Poi Kahneman e Jim Morrison

Il libro del Nobel per l’economia e i Doors tra le passioni di Ottolenghi
Il presidente di Confindustria Romagna e il rapporto con la cultura

«Non abbiamo mai combattuto per il risultato perfetto ma per qualcosa un po’ meglio di quello che c’era prima». La filosofia di Confindustria è riassunta così da Guido Ottolenghi, manager e imprenditore alla guida dell’associazione di categoria a Ravenna e in Romagna. Pubblichiamo qui sul sito l’intervista uscita sul numero di giugno di R&D Cult, il mensile freepress Romagna & Dintorni Cultura dedicato alla cultura in Romagna in uscita ogni ultimo giovedì del mese.

Si sta svolgendo a Ravenna la prima edizione del “Festival dell’industria e dei valori d’impresa” promosso da Confindustria (scaricabile dal link in fondo alla pagina il programma completo in pdf). Come nasce l’idea e quali sono i valori in cui si riconosce l’impresa associata?
«Nel 2015 festeggiamo i 70 anni di Confindustria Ravenna. Dopo la guerra, in un momento difficile, un piccolo gruppo di imprenditori aveva già intuito l’importanza di un punto di riferimento dove incontrarsi e discutere su come affrontare le sfide quotidiane. Se vogliamo avevano già capito l’importanza della cultura d’impresa e oggi vogliamo onorare quel punto di partenza a distanza di settant’anni. In questi anni abbiamo dedicato molte energie, soprattutto al nostro interno, per far capire quanto sia importante la cultura perché non è così ovvio quanto influenza la nostra capacità di vivere bene. Fare cultura per l’impresa è anche conveniente, ma non significa sedersi in un salotto e parlare di cose alte ma discutere e ragionare per una analisi e poi le azioni per migliorare il mondo in cui viviamo. E questo è un aspetto tipico della cultura di impresa, più abituata di altri processi culturali a non incardinarsi su una ideologia pregressa ma a interessarsi alla ricerca di una soluzione».

Qual è il clima di questo festival?
«Diciamo che sarà un assaggio di quello che potrebbe essere il museo dell’impresa e dell’ingegno, un’idea che abbiamo lanciato l’anno scorso e su cui stiamo ancora lavorando per raccontare la storia dell’impresa sul nostro territorio e permettere di conoscere come le imprese influiscono sul benessere del nostro territorio o sulla quotidianità dei cittadini. I nostri associati sono pronti a investire 1,5 milioni di euro per l’avviamento e la gestione dei primi tre anni e stiamo lavorando con le istituzioni per individuare un luogo che possa accogliere l’iniziativa. In attesa di individuare lo spazio ci siamo detti che il festival potrà essere un prova. Hanno già dato la loro adesione 50 imprese, ci sarà una mostra fotografica e momenti di dibattito e riflessione ma soprattutto vogliamo che le imprese si aprano verso l’esterno e accolgano la curiosità di chiunque».

Che rapporto c’è tra gli imprenditori e i soggetti che fanno cultura nel senso più classico?
«In Romagna c’è una passione largamente condivisa per le proprie radici, non conosco altri territori con queste slancio per la divulgazione riferita al locale. E il rapporto con l’industria è vivo. Non solo c’è il sostegno in termini di tempo e risorse che il singolo imprenditore dedica nei contesti più vicini alle sue passioni personali, ma mi sento di dire che non siamo da meno alle associazioni industriali più grandi. Con il premio Guidarello e il sostegno al Ravenna Festival dimostriamo la volontà di non abbandonare il dibattito culturale e alimentare le riflessioni».

Eppure ogni tanto qualcuno vi tira per la giacchetta dicendo che potreste fare di più per la cultura…
«Le critiche arrivano sempre ma non credo si possa dire che facciamo poco. Non solo in termini di fondi, che purtroppo sono oggettivamente più scarsi di una volta, ma penso si debba dare atto alla nostra associazione del contributo portato in termini di idee, riflessioni, iniziative culturali. Se guardiamo i dibattiti aperti alla città sotto il cappello Ravenna 2030 si trovano ragionamenti su economia, giustizia, legalità, finanza. Abbiamo permesso di dare un arricchimento di pensiero. Sosteniamo anche l’Università. A Forlì si è riusciti a fare di più per l’Ateneo ma là si sono alleate altre risorse».

Ma allora Confindustria ha ancora un peso nel dibattito pubblico oppure ha perso l’importanza di un tempo?
«Ha ancora influenza? Mi sembra di sì. C’è un potere soft e un potere hard. Il secondo Confindustria non lo esercita più da tempo e quando ancora lo faceva negava di farlo. Il potere soft invece è quello di avere idee, contributi, identificare soluzioni e mi sembra che questo non sia venuto a mancare. Confindustria ha sempre dimostrato capacità di concretezza, non abbiamo mai combattuto per il risultato perfetto ma per qualcosa un po’ meglio di quello che c’era prima. La capacità che oggi viene chiamata riformismo è una nostra qualità, un valore per gli associati e per la società. Ma certo che anche gli imprenditori a volte perdono concretezza e fanno prevalere l’orgoglio».

In uno degli ultimi numeri di maggio L’Espresso si chiedeva a cosa serva ancora Confindustria…
«Credo che serva agli imprenditori per avere un posto dove confrontarsi, mettere insieme più cervelli per risolvere problemi. Non è vero che Confindustria è dominata dalle grandi aziende, anzi permette alle piccole di essere ascoltate meglio. E in alcuni casi aggregarsi aiuta a ottimizzare certi costi. Però è vero che è cambiata l’Italia e ovviamente dobbiamo adeguarci al cambiamento del tessuto industriale. Ci sono istanze di cambiamento dalle aziende e tentativi dell’associazione di adeguarsi, ma serve tempo».

Fra un anno il comune capoluogo di Ravenna sceglierà il nuovo sindaco. Come si augura che sia il profilo dell’amministratore futuro?
«È una persona che si appressa a svolgere un compito obiettivamente ingrato. Dovrà ascoltare tutti poi generare una visione per il futuro, ma deve avere anche il senso dei propri limiti lasciando spazio alla libera iniziativa del cittadino, in tutti i sensi, non solo imprenditoriale. Mi auguro sia una persona capace di usare un linguaggio chiaro, niente populismi ma in grado di parlare alla pancia della gente per spiegare quando necessario che sta andando verso una direzione che si ritiene sbagliata. Spero sia finito il tempo del linguaggio criptico e manipolativo. Mi auguro sia una persona concreta e di buon senso».

Stiamo parlando di cultura ma è inevitabile una parentesi più economica sul mondo della portualità che lei conosce bene. Tra indagini, progetti sospesi e piani di riforme, cosa succederà allo scalo di Ravenna?
«Prima di tutto bisogna decidere se è davvero importante per la città, perché tutti dicono che è così poi agiscono al contrario. E allora bisogna fare chiarezza. Smettendo di spiegare tutto con complotti. Per quanto riguarda la bozza di riforma Delrio (ipotesi di accorpamento delle Autorità portuali di Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste in un unico distretto con sede a Venezia, ndr) credo che parta da una premessa condivisibile: tutti i porti italiani messi insieme fanno meno di un sistema portuale olandese o tedesco. Questo è vero e impone delle riflessioni, almeno per dirci che non tutto è perfetto ma non è nemmeno detto che sia perfetta ogni proposta dal ministero. Dobbiamo capire perché nonostante una posizione logistica fortunata, l’Italia non riesca a sfruttare al massimo i suoi potenziali portuali. Però mi sembra di vedere la stessa reazione già vista in altri settori davanti a ogni riforma proposta dal Governo. Crediamo che dialogare serva ma il dialogo non sia strutmento di ricatto e immobilismo altrimenti si spinge il Governo ad agire in isolamento. Il Governo ci sta insegnando che la tecnica consolidata della lamentela per paralizzare tutto non funziona più. Certo che la riforma dei porti tocca un problema che esiste. Non conosco ancora la proposta Delrio nel dettaglio ma la massa critica è ormai una necessità per essere competitivi».

Poi c’è il cosiddetto Progettone per l’approfondimento dei fondali…
«Chiamiamolo progetto Hub Portuale, perché se questo è un Progettone allora come dovrebbero chiamare quelli dei porti in cui hanno investito centinaia di milioni? Noi abbiamo espresso le nostre perplessità sugli espropri e sulle modifiche al progetto già all’inizio dell’anno. Abbiamo chiesto alternative a quella linea e ci hanno detto che non c’erano alternative salvo ora sentirci dire che stanno cercando alternative. Magari sarebbe servito un tavolo tecnico per ragionare. Le debolezze denunciate da noi erano tutte lì visibili e quel progetto non si realizzerà, magari con un po’ di ingegno si potrà trovare l’alternativa. Ma constatiamo un fallimento della capacità di analisi».

Torniamo alla cultura. Libri, film, teatro e musica: qualche consiglio dai suoi gusti personali?
«Un libro che non può mancare sul comodino dell’imprenditore è “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman ma è un po’ un mattone. Un film invece mi sento di citare un lavoro piuttosto banale ma con una scena splendida: in “Civil Action” i protagonisti si rendono conto di avere perso l’occasione per cambiare la loro vita e questo è qualcosa che accade spesso nella vita quotidiana. A teatro a non vado da molto tempo. Per la musica faccio solo tre nomi: Mozart, Rossini e i Doors». Andrea Alberizia

E l’avvocato Andrea Maestri si ritrova in Parlamento: «Penserò ai più deboli»

Aveva raccolto 2.700 voti alle primarie del Partito democratico, che
ha poi lasciato. Ora la “sorpresa” dopo le dimissioni di Lapo Pistelli

L’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale a Ravenna nella scorsa legislatura, l’avvocato Andrea Maestri, entra in Parlamento. Il 40enne ravennate, come primo degli esclusi, prenderà infatti il posto del dimissionario Lapo Pistelli del Pd, partito che però è così destinato a perdere un parlamentare.
Come noto, infatti, Maestri è da tempo uscito dal Partito democratico e in città ha già fatto nascere un’associazione (Li.be.ra) che alle prossime amministrative del comune di Ravenna si presenterà proprio come un’alternativa al Pd.
«Credo che il mio approdo in parlamento – ha detto all’Ansa – sarà il gruppo misto anche se al momento è prematuro fare qualsiasi considerazione. Sicuramente sarò fedele al mio impegno politico e sociale dedicato ai diritti dei più deboli (Maestri fa parte anche dello sportello Avvocato di strada, ndr). Io ho raccolto 2.700
preferenze alle primarie per i parlamentari del Pd e credo che queste persone meritino una rappresentanza».

Sottopasso in via Canale Molinetto, stazione bifronte e ponte Teodorico

Protocollo da 22,6 milioni tra Comune, Regione, Ap e Rfi: compreso
anche il prolungamento del raccordo ferroviario in destra Candiano

Il nuovo tentativo messo in campo dalle istituzioni per ridurre la distanza tra le banchine della darsena di città e il centro storico di Ravenna si chiama prolungamento del sottopasso pedonale della stazione ferroviaria: dall’atrio affacciato su piazza Farini si potrà raggiungere piazzale Moro scendendo a 2,73 metri sotto il livello del mare per passare sotto agli otto binari e alle tre corsie di via Darsena facendo sì che la stazione diventi di fatto bifronte con un ingresso lato città e un ingresso lato Candiano. Secondo le previsioni degli amministratori pubblici potrebbe essere a disposizione del pubblico nel corso del 2016: l’investimento sarà di 1,5 milioni di euro di cui appena 100mila euro a carico delle casse comunali e il resto stanziato da Rfi (la società Rete ferroviaria italiana con funzioni di gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale partecipata al 100 percento da Ferrovie dello Stato). La realizzazione dell’opera (che di fatto andrà ad affiancare il sottopasso già esistente che collega viale Pallavicini con piazzale Aldo Moro) comporterà una modifica al tracciato attuale di via Darsena: una esse per aggirare l’area del cantiere consentirà di rendere percorribile la via mentre verranno svolti i lavori per il sottopasso.
L’intervento (anticipato sulle pagine di R&D del 21 maggio, vedi tra i correlati) è il primo che vedrà la luce di un pacchetto complessivo che ne include altri tre (per un investimento totale da 22,6 milioni di euro) previsti da un protocollo di intesa firmato in mattinata a in municipio a Ravenna dai rappresentanti del Comune, della Regione, dell’Autorità portuale e di Rfi. Gli altri interventi sono il prolungamento della dorsale ferroviaria di collegamento tra la stazione fino al futuro nuovo terminal container nella penisola Trattaroli lungo la sponda destra del Candiano (un milione di euro a carico di Ap), la soppressione del passaggio a livello di via Canale Molinetto con la realizzare di un sottopassaggio carrabile sostitutivo (15 milioni di euro ripartiti in tre parti uguali tra Rfi, Ap e fondi europei) e infine la ricostruzione del cavalcaferrovia nei pressi del mausoleo Teodorico con una nuova sagoma che consentirà il passaggio dei treni caricati con container di grandi dimensioni (5 milioni da Rfi). Sui tempi di realizzazione ancora non esistono date precise. Si è detto che per il sottopasso pedonale si ipotizza il completamento nel 2016. Per il prolungamento del raccordo ferroviario in destra Candiano Rfi si impegna a consegnare il progetto definitivo entro settembre 2015. Entro il 2016 invece la presentazioen del progetto definitivo per la soppressione del passaggio a livello in via Molinetto. Nessuna precisazione per quanto riguarda il nuovo cavalcaferrovia Teodorico.
Per tutti i quattro interventi il coordinamento e la promozione per l’ottenimento delle risorse europee verrà svolto dalla Regione Emilia Romagna. «Questa firma – ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – è l’esempio di come ci interessino molto i fatti e poco le chiacchiere, ed è la dimostrazione di quanto sia importante per noi il porto di Ravenna, autentico nodo strategico di interconnessione con le grandi reti infrastrutturali europee. Gli interventi che andremo a realizzare avranno ricadute positive per la quotidianità del porto e della città, per la mobilità e la logistica, ma anche per l’occupazione: i cantieri significano lavoro per le imprese e per le persone. Quest’infrastruttura, la sua funzione strategica per l’Emilia-Romagna, l’Adriatico e l’Europa, sono per noi una priorità indiscussa». Insieme al presidente della Regione, hanno firmato il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, l’amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile e il presidente dell’Autorità Portuale Galliano Di Marco.

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