venerdì
17 Aprile 2026

Nasce la Fondazione geometri per promuovere e valorizzare la professione

L’obiettivo è il costante aggiornamento tecnico-scientifico e culturale dei professionisti iscritti al collegio provinciale. Il presidente è Filippo Rosetti: «Abbiamo avuto un ruolo indispensabile a supporto delle amministrazioni pubbliche per far fronte all’ultima alluvione»

IMG 1752A Ravenna è nata la Fondazione provinciale geometri. Lo scopo è promuovere e valorizzare la professione attraverso il costante aggiornamento tecnico-scientifico e culturale dei professionisti. Il collegio Geometri è l’organo fondatore: dopo l’approvazione ottenuta dall’assemblea degli iscritti, il 19 marzo, è stato firmato l’atto costitutivo nello studio del notaio Paolo Gentile.

La presidenza spetterà a Filippo Rosetti: «Nella società dei nostri tempi il geometra ricopre un figura fondamentale – si legge in una nota inviata alla stampa –, basti ricordare il ruolo indispensabile che hanno avuto i geometri a supporto delle amministrazioni pubbliche per far fronte all’ultima alluvione. L’obiettivo di primaria importanza della Fondazione sarà la formazione continua degli iscritti al collegio di Ravenna, in stretta collaborazione con il comitato tecnico-scientifico che verrà nominato nei prossimi giorni».

Il ruolo di segretaria sarà ricoperto da Denise Tamburini e la tesoreria da Bruna Camurani. Gli altri membri che completeranno il cda, in qualità di consiglieri, saranno Marco Calderoni (presidente in carica del collegio provinciale), Gabriele Venturelli, Tommaso Neri, Samuele Mazzoni, David Tabanelli e Michele Minguzzi. Il commercialista Marco Castellani seguirà la parte contabile della neo nata fondazione.

Da domani partiranno le procedure per il riconoscimento della Regione Emilia Romagna, il primo passo per la piena operatività e per il rafforzamento della professione: «La Fondazione Provinciale Geometri Ravenna si propone come punto di riferimento per il miglioramento della qualità e della preparazione dei professionisti locali – assicura Rosetti –, contribuendo al consolidamento del ruolo dei geometri nel tessuto socio-economico dei nostri tempi».

Giornate Fai: visite in musei, chiese, un giardino, una biblioteca e un’idrovora

Il 22 e 23 marzo i volontari del Fondo Ambiente Italiano e gli apprendisti ciceroni delle scuole accompagneranno il pubblico alla scoperta di luoghi che in alcuni casi apriranno solo per l’occasione

Anche a Ravenna e provincia tornano le Giornate Fai di Primavera, l’evento promosso dal Fondo Ambiente Italiano dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico, storico e ambientale del Paese: in oltre 400 città italiane i volontari e gli apprendisti ciceroni delle scuole accompagneranno il pubblico negli oltre 750 luoghi aperti, alcuni in via esclusiva proprio in occasione delle Giornate di Primavera. Tutti i luoghi sono accessibili senza prenotazione e a fronte di un’offerta libera, che contribuirà ai progetti Fai di riqualificazione, tutela e valorizzazione del patrimonio.

A Ravenna sarà possibile visitare la Biblioteca di Storia Contemporanea Alfredo Oriani, sabato 22 marzo dalle 15 alle 17 e domenica 23 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 per comprendere il ruolo dell’edificio all’interno della Zona Dantesca nella quale è inserito. I visitatori avranno accesso ai magazzini librari, alle rarità bibliografiche e ai manoscritti conservati nella più antica biblioteca di storia contemporanea in Italia. Sempre in città, il Gruppo Fai Ponte fra Culture, nato dal progetto formativo su storia e storia dell’arte dedicato ai residenti di origine straniera, propone visite guidate alla Chiesa di Santa Giustina, oggi dedicata al culto ortodosso bizantino: sabato dalle 10 alle 12.30 (alle 10 è in programma una visita in lingua ucraina) e dalle 15 alle 17 i volontari del gruppo e gli apprendisti ciceroni delle scuole accompagneranno i visitatori alla scoperta di questo piccolo gioiello in piazza del Duomo.

A Cervia sarà possibile visitare un luogo di stringente attualità: l’Impianto Idrovoro Madonna del Pino, storica struttura che ha svolto un ruolo cruciale nella bonifica del territorio e che, ancora funzionante, continua il suo lavoro di tutela. Le visite si terranno domenica dalle 9.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 16.

A Faenza la Capanna Rustica già del Giardino di Palazzo Milzetti, visitabile in via eccezionale in occasione delle Giornate Fai, costituisce una rarissima testimonianza di arredo di giardino romantico, documentazione della cultura faentina di metà Ottocento. Le visite guidate saranno disponibili sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.30.

Il Gruppo Fai di Lugo propone due itinerari. Il primo a Castel Bolognese per conoscere l’opera dello scultore Angelo Biancini, a cui è dedicato un vero e proprio museo all’aperto: sarà possibile visitarlo domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 16.30. Il secondo percorso è interamente dedicato al Museo Baracca, recentemente restaurato, dopo i danni subiti in occasione dell’alluvione del 2023, grazie al contributo delle Delegazioni Fai dell’Emilia Romagna. Il Museo Baracca sarà visitabile sabato dalle14.30 alle 17 e domenica delle 9.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.

Durante le giornate sono previste due conferenze di approfondimento: domenica 23 alle 18, nella Sala Spadolini della Biblioteca Oriani, l’architetto Paolo Bolzani parlerà de “L’opera di Giulio Ulisse Arata nella zona dantesca di Ravenna”. Sempre domenica, alle 17.30, nel Palazzo Comunale di Castel Bolognese, Alberto Mingotti illustrerà “Angelo Biancini, le forme della scultura”.

Troppa pioggia sui campi, le Cab stimano 4 milioni di euro di danni in 6 mesi

Da settembre 2024 a marzo 2025 fino a 700 mm di acqua: i terreni sono saturi fino a 80 cm di profondità, rendendo impossibili o molto difficili le lavorazioni, mandando a male le colture presenti e compromettendo la struttura del suolo

Sui terreni delle sette Cooperative agricole braccianti (Cab) della provincia di Ravenna negli ultimi sei mesi sono piovuti 700 mm: troppa per le coltivazioni e il danno stimato è di circa 4 milioni di euro, il 16 percento in meno di produzione lorda vendibile del gruppo. Diverse centinaia di ettari rimarranno incolti nel 2025. Il patrimonio delle 7 Cab è di circa 12mila ettari su cui lavorano più di 600 persone.

L’eccesso di pioggia, che perdura ormai dall’autunno dell’anno scorso, genera impraticabilità, totale o parziale, e asfissia dei terreni oltre all’innalzamento eccessivo della falda idrica. Le piogge del weekend 12-14 marzo hanno aggravato un quadro già critico, che si inserisce in un’emergenza mai realmente rientrata dalle alluvioni 2023 e 2024. L’accumulo di acqua ha saturato i terreni delle cooperative fino a 80 cm di profondità, rendendo impossibili o molto difficili le lavorazioni, mandando a male le colture presenti e compromettendo la struttura del suolo.

Tra le coltivazioni più colpite: colture da seme, pomodoro, patate, grano tenero e duro, orzo, cipolla, bietola, coriandolo, bietola, erba medica, vivai fragola e asparago, pisello su circa il 25 percento dei terreni delle Cab.

Le attività agricole sono rallentate per le pessime condizioni dei terreni, come le operazioni per la fertilizzazione, con costi aggiuntivi ancora difficili da quantificare, legati anche all’eventuale risemina di altre colture in sostituzione di quelle andate a male o non germinate e alla minor produzione di quelle seminate o in previsione di semina.

Stefano Patrizi, presidente di Promosagri, società cooperativa di consulenza agronomica associata a Legacoop Romagna, si fa portavoce delle Cab: «Chiediamo con urgenza la liquidazione dei danni, ancora pendente, delle alluvioni 2023 e 2024 a partire dai sistemi Agricat e Sfinge, l’attivazione dello Stato di crisi per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna, un’ulteriore sospensione delle rate dei mutui e misure di sostegno per il ripristino della coltivabilità dei terreni».

Andrea Scanzi e le canzoni contro la guerra: «La musica può essere politica»

Il noto scrittore e giornalista al Socjale: «Il piano di riarmo non servirà, la Ue non ha capito nulla del conflitto in Ucraina»

Andrea Scanzi

Giornalista, scrittore e ormai volto noto della televisione, Andrea Scanzi sarà venerdì 21 marzo al teatro Socjale di Piangipane, protagonista di uno spettacolo musicale dal titolo “Give Peace a Song” (info e dettagli a questo link). Lo abbiamo intervistato.

Ci racconta qualcosa dello spettacolo? A quale pubblico si rivolge?
«Il titolo dello spettacolo è una parafrasi, una rilettura di “Give peace a chance” di John Lennon: il gruppo che è con me sul palco suona, ripropone brani iconici contro la guerra e per la pace e io racconto la storia di come quei pezzi sono stati concepiti. Le canzoni sono 9-10 e si alternano, un’italiana e una straniera. Il pubblico è un po’ mio e un po’ loro, si compone di chi ha voglia di ascoltare buona musica e chi magari mi conosce dal giornale o dalla tv».

Musica di ieri e musica di oggi: come percepisce il passaggio generazionale avvenuto in questo campo?
«È cambiato tutto. Da Spotify, dall’avvento della musica “liquida”, gratuita, si è persa la sacralità del disco. Oggi la musica non rappresenta più una parte incisiva delle nostre vite ma è qualcosa di accompagnamento, verso cui manca un interesse spasmodico. Non c’è più la discografia di un tempo, il talent scouting, e abbiamo assistito a un crollo qualitativo enorme, dagli anni ‘60 fino ai ‘90 abbiamo avuto un’età dell’oro, in Italia specialmente un periodo come il 1977-82 sarà irripetibile. Oggi quelli bravi, i pochi, sembrano fenomeni, come Lucio Corsi per esempio, che è bravo, ma forse negli anni ‘70 lo sarebbe stato come altri. Il mio giudizio sulla trap è molto negativo, mentre nel rap qualcuno si salva, Marracash ad esempio».

La musica è politica? Come si coniugano le due cose?
«La musica non è necessariamente politica, può esserlo; la musica non cambia il mondo, non fa la rivoluzione, ma può provare a incidere sul suo tempo. Ci sono due tipi di musica, semplificando: quella che ti fa sognare, evadere, ti accompagna, Lucio Battisti ne è un perfetto esempio, un musicista eccelso; oggi potrei citare Cremonini o Carboni. E poi c’è quella invece che si schiera, quella politica, non solo il cantautorato ma anche rock o hiphop. Io credo che l’artista si debba schierare, debba avere il coraggio di raccontare le sue idee, di non essere paraculo, qui cito Gaber, De André, Guccini».

Un ricordo, un aneddoto da una sua passata intervista ai grandi della musica e non?
«I ricordi sono fortunatamente molti. Ricordo ogni istante delle chiacchierate con Gaber, che doveva farmi da co-relatore della tesi, ricordo l’autografo di De André al teatro Verdi e il mio compleanno di tre anni fa nella sua vecchia dimora, il libro che ho scritto con Fossati, ricordo gli abbracci e i pranzi con Guccini, gli spettacoli con Bennato. Mi sono tolto tante soddisfazioni».

Lei è autore, conoscitore musicale, ma anche giornalista del Fatto quotidiano. Come percepisce oggi questo ruolo nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale?
«Non credo di essere la persona adatta a rispondere, io non mi sento giornalista; scrittore, autore teatrale sì, ma io penso per esempio che l’Ordine dei giornalisti vada abolito. Non ho mai avuto il mito del giornalismo, ma della scrittura. Scrivo su un giornale meraviglioso come il Fatto e ne sono orgoglioso, credo che in futuro rimarranno i nomi delle grandi penne e il giornalismo di inchiesta, ma personalmente la questione non mi tocca nel profondo».

Da osservatore delle vicende politiche, come vive invece la situazione attuale, tra il poderoso piano di riarmo, le politiche di Trump e l’espansione di Putin?
«Sono spaventato, sconcertato. Le forze socialiste che avvallano lo scellerato piano della Von der Leyen, l’Ue che non ha capito niente del conflitto in Ucraina dal suo inizio e che rifiuta una pace seppur difficile e raffazzonata. Il “ReArm” non servirà a nulla perché la Russia sarà sempre militarmente più forte di noi, i 27 stati rimarranno divisi e renderà i rapporti più tesi, anche con gli Usa, e impoverirà le nazioni che contrarranno quel debito».

Tra le forze politiche italiane oggi come valuta il Movimento 5 Stelle che lei in qualche modo sosteneva? E il lavoro di Meloni al governo?
«Io non ho mai sostenuto i 5 stelle, li ho votati due volte, il fatto che io li abbia sostenuti mi sembra una delle tante puttanate che ti attaccano addosso. Sono un uomo di sinistra, capita che ciò che penso si rispecchi a volte nei 5 Stelle, a volte in Sinistra Italiana, a volta nella Schlein, spero infatti in una coalizione tra il M5S, Verdi e Sinistra e la parte più vicina alla Schlein del Pd per il 2027. Non mi interessa il singolo partito, mi interessa che venga edificata un’alternativa. Il governo Meloni è orrendo, ci ho scritto due libri e fatto uno spettacolo che gira da due anni: è uno dei peggiori della storia della democrazia italiana, un governo di arroganti, incompetenti, che ha fatto malissimo in ogni campo, economia, welfare, politica estera, riforma della giustizia, spero sinceramente che Schlein, Conte e Fratoianni costruiscano un’alleanza per far fronte alla destra alle prossime elezioni».

Un accordo tra Comune e Cab per ridurre la puzza di concime nell’aria in estate

Lo spandimento del fertilizzante sui campi verrà fatto evitando la zona di Tantlon e il mese di agosto e il prodotto sarà subito interrato

Agricoltura2Il Comune di Cervia ha trovato un accordo con la Cooperativa agricola braccianti (Cab) di Cervia per ridurre i disagi alla popolazione per la puzza dallo spandimento di concimi organici, nel corso della prossima estate. Le operazioni sui campi saranno limitate a un numero ristretto di giornate, evitando il mese di agosto e la zona di Tantlon, e cercando di interrare rapidamente il prodotto, per ridurre la produzione di odori.

Il sindaco Mattia Missiroli ha incontrato nei giorni scorsi i vertici della cooperativa, dopo le segnalazioni pervenute nello scorso mese di agosto da parte di cittadini residenti in particolare dalle frazioni di Castiglione e Savio. La Cab ha spiegato che gli odori sono derivati dallo spandimento di un fertilizzante di origine organica regolarmente autorizzato, introdotto recentemente nel piano di concimazione dei loro terreni.

Il sindaco Mattia Missiroli ha dichiarato: «Come amministrazione vigileremo con impegno ed attenzione costante affinché le decisioni prese siano rispettate».

Al Mar arriva una galleria fotografica interamente dedicata a Paolo Roversi

L’artista ha donato oltre cento opere al museo, che le esporrà a rotazione sotto la sua stessa direzione artistica. L’inaugurazione del nuovo spazio è prevista per la prossima primavera

Paolo Roversi, Alexandra For Comme Des Garçons, Tokyo 2016

«La primavera del 2025 segnerà l’avvio di tanti lavori che porteranno il Mar a risplendere nelle sue piene potenzialità nel 2026» così Mauro Brighi, presidente del Museo d’arte della città, presenta le novità della stagione: dopo il riallestimento della gipsoteca e il rinnovo della galleria di mosaico, nel prossimo periodo verranno ampliati gli spazi espositivi del primo piano, sarà costruito un nuovo ingresso per la pinacoteca ma soprattutto verrà realizzata una nuova galleria fotografica dedicata interamente al lavoro di Paolo Roversi, noto fotografo di origine ravennate che da anni vive e lavora Parigi. L’inaugurazione dei nuovi spazi è prevista per la primavera del prossimo anno.

Non è il primo contatto del fotografo con il museo: nel 2020-2021 infatti, era stata allestita negli spazi del mar la personale “Paolo Roversi-Studio Luce”. A seguito dell’esperienza, Roversi ha deciso di donare due fotografie all’istituzione cittadina, per poi aggiungere nell’ultimo periodo una grande parte della sua opera (oltre 100 scatti) che entrerà a fare parte della collezione permanente con un comodato della durata di 12 anni rinnovabile per lo stesso periodo. Le fotografie ripercorrono il lungo lavoro dell’artista, passando anche per le molte collaborazioni con brand internazionali di moda.

Il comodato prevede inoltre che la direzione artistica della Galleria sia riservata allo stesso Roversi o a persona da lui designata, e le opere verranno esposte secondo un piano tematico di rotazione che garantirà un rinnovo periodico dell’offerta espositiva.

«Ringrazio tantissimo Paolo per questo straordinario regalo che ha deciso di fare alla sua città – commenta Fabio Sbaraglia, sindaco facente funzioni del Comune di Ravenna -. Questo nuovo progetto segna non solo un preziosissimo arricchimento per la nostra città ma anche un impegno importante che ci prendiamo nel valorizzare davanti al mondo questo patrimonio, con il pieno e diretto coinvolgimento di Paolo». Ai ringraziamenti del sindaco e del direttore e presidente del museo, l’artista risponde «Sono io che ringrazio la città per aver donato una casa permanente alle mie foto. Considerando il mio legame con Ravenna, si può considerare “una casa nella casa”».

Al Mar sarà riservato il diritto di esclusiva internazionale all’esposizione. La stretta vicinanza con l’artista poi, permetterà di dar vita al museo con una serie di incontri, workshop e laboratori dedicati a professionisti, appassionati e studenti. Sono in programma anche una serie di temporanee dedicate alla fotografia realizzate in collaborazione con lo stesso Roveri.

Il progetto vede la collaborazione di un ampio team che coinvolgerà la curatela di Chiara Bardelli Nonino, l’allestimento della scenografa Ania Martchenko e il light design di Giuseppe Silvestrin. La Galleria Roversi sarà realizzata anche grazie al Progetto Europeo Value Plus, programma Interreg Italia Croazia, e si inserisce all’interno di una più ampia strategia di valorizzazione del patrimonio culturale della città e della sua vocazione artistica. «Dopo aver festeggiato i 100 anni della scuola di mosaico e valorizzato il legame con le nostre tradizioni, oggi vogliamo esplorare il linguaggio della fotografia» conclude il direttore Roberto Cantagalli.

Tentativo di furto con spaccata nella notte ai danni dell’occhialeria

Il colpo non è riuscito, ma il negozio è stata gravemente danneggiato

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Foto dalla pagina Facebook Sos sicurezza Ravenna

 

Nella notte di ieri (mercoledì 19 marzo) è stato tentato un furto con spaccata ai danni dell’occhialeria Optique di Cervia, in viale Roma 20. Nello specifico, si è cercato di utilizzare un’automobile rubata come ariete per sfondare la vetrina del negozio, e anche se il colpo non è riuscito, l’attività ha riportato danni importanti alla struttura e alle vetrine.
I titolari, al momento impegnati nelle valutazioni preliminari dei danni e nella ricostruzione dell’accaduto, preferiscono non rilasciare ancora dichiarazioni.

Torri acquedotto: 17 ancora in piedi, in via Antica Popilia la prossima demolizione

Strutture di cemento armato che perdono la loro funzione operativa grazie agli investimenti che migliorano le reti di distribuzione dell’acqua. A Cervia una diventerà un punto panoramico. Alla periferia di Ravenna una è diventata la parete da arrampicata più alta d’Italia

Torre Di AvvistamentoUna diventerà presto un punto panoramico per i turisti delle saline di Cervia, un’altra è diventata da qualche anno una parete per arrampicate sportive alla periferia di Ravenna, altre sono state semplicemente demolite. Le torri dell’acquedotto stanno perdendo la loro funzione originaria.

Strutture di cemento armato, chiamate torri d’acqua o semplicemente acquedotti, sono per la precisione torri piezometriche: la quota di conservazione dell’acqua garantisce l’erogazione e la distribuzione negli edifici circostanti grazie al principio dei vasi comunicanti. Attualmente in provincia di Ravenna sono diciassette, di cui quattro fuori servizio: una in gestione al Comune di Faenza, tre a Romagna Acque e il resto a Hera. Dieci anni fa erano venti, di cui tre già fuori servizio.

Quelle in gestione a Hera saranno demolite tutte a mano a mano che saranno dismesse. Per essere mantenuti in funzione, infatti, questi serbatoi richiederebbero interventi di manutenzione conservativa e di adeguamento alle attuali normative sismiche più costosi di quelli messi in campo per il cosiddetto revamping, cioè la sostituzione degli impianti che permettono la distribuzione dell’acqua senza ricorrere alla torre.

La torre antistante al centro visite delle saline, a lato della statale Adriatica, è stata dismessa prima del 2000 e diventerà una torre di avvistamento panoramica. Il Comune di Cervia ha stanziato 300mila euro, finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). I lavori annunciati un anno fa sono in fase di completamento: sono terminate le opere di consolidamento strutturale e mancano gli ultimi interventi di finitura estetica e l’installazione di segnaletica promozionale. Il progetto prevede anche l’installazione di un sistema di telecamere ad alta definizione per implementare il circuito di video controllo del territorio già attivo da anni ed utilizzato quotidianamente per il monitoraggio dei luoghi sensibili da parte della protezione civile.

Alla fine di febbraio Hera ha annunciato il completamento dei lavori alla centrale idrica di via Antica Popilia a Ravenna che risale agli anni ‘60. Un investimento di 1,4 milioni di euro per sostituire le vecchie elettropompe. Risultato: consumi energetici ridotti di circa il 30 percento e superflua la presenza del vecchio acquedotto pensile di cemento armato dalla capacità di circa 800mila litri che sarà demolito. I tempi non saranno brevi, sia per le dimensioni della struttura sia per la presenza sul tetto di due antenne di telefonia e dei carabinieri. Indicativamente l’iter autorizzativo potrebbe richiedere circa tre anni. La demolizione avverrà per sezioni.

La torre in via Manzoni a Lido Adriano è dismessa da ottobre 2024: con un investimento di 700mila euro, Hera ha potenziato la centrale dell’acquedotto della località costiera e il nuovo sistema di pompaggio garantisce l’alimentazione diretta alla rete dell’acquedotto, senza dover ricorrere al serbatoio pensile.

Le altre due fuori servizio in provincia sono a Solarolo e in via Chiarini a Faenza.

In via Vicoli a Ravenna, nei pressi della statale Adriatica, sorge un serbatorio realizzato molti anni fa ma mai entrato in funzione. Dal 2017 è una parete per arrampicate in gestione all’associazione Gravity Fighters che la definisce la più alta d’Italia.

Tra quelle ancora in funzione è degna di nota la torre di 40 metri in centro a Ravenna, in via Fusconi. L’edificio costruito nel secondo decennio del ‘900 è una delle strutture che compongono la centrale idrica che dal 1929 alimenta la rete del centro città. Fu inaugurato nel 1930 da Benito Mussolini, dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. Venne fatta brillare dai Tedeschi in ritirata nella seconda guerra mondiale e venne ricostruita negli anni ‘50.

Le ultime demolite sono tre: nel 2023 a Lavezzola (in via Bastia nei pressi del campo sportivo), a Bagnara e nel 2017 a Reda (esisteva dal 1962).

Una mostra per “resistere” e analizzare la complessità del mondo attuale

Al Museo della Battaglia del Senio di Alfonsine le opere di 16 artisti e artiste transgenerazionali del territorio alle prese con temi scottanti, dall’emergenza climatica alla critica al militarismo, fino a una narrazione al femminile

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La Romagna è un luogo di creatività diffusa, ben percepibile solo se messa a confronto con altre regioni: qui vive infatti una comunità artistica diffusa, in attività e in relazione, di cui si possono comprendere i passi grazie soprattutto a mostre aperte in luoghi decentrati. Dopo Lugo, Cotignola, Bagnacavallo, Lavezzola – dove si è appena inaugurata una personale di Rosetta Berardi – è la mostra alla Galleria del Museo della Battaglia del Senio di Alfonsine a concentrare l’attenzione.

La mostra, a cura di Gianni Mazzesi, propone il titolo azzeccato di Resistenti #2, perchè di resistere si tratta quando si affronta un mondo complesso come il presente, direi quasi in caduta libera, stando ai giornali di questi mesi. E anche l’esposizione – senza sfiorare argomenti come l’evacuazione progettata di massa dai territori di Gaza o la caduta delle certezze sodali della Nato, la guerra in Ucraina, il presunto riarmo di massa e un terzo conflitto mondiale – inframmezza le opere di 16 fra artisti e artiste con una breve ricapitolazione di temi scottanti. L’analisi di diverse questioni – overtourism, land grabbing (appropriazione di grandi porzioni di suolo di paesi poveri da parte di privati), malattie come ansia, depressione e ludopatia, processi di cementificazione e sorveglianza digitale e altri ancora – viene proposta come focus della mostra per sollecitare l’attenzione. L’abbinata dei temi a opere di arte contemporanea coglie l’obiettivo di avvicinare a un linguaggio come esercizio dello sguardo e insegna a guardare con più lentezza, evitando il consumo delle immagini.

Le opere – realizzate da un gruppo transgenerazionale di persone che sono nate qui o abitano il territorio – restituiscono nell’insieme una variegata tipologia di temi analoghi, presentati tramite allestimento e video, sculture e mosaici, dipinti, disegni e fotografie. Alle osservazioni generali va aggiunta anche la partecipazione organizzativa di CRAC (Centro in Romagna Ricerca Arte Contemporanea), un’associazione che opera da più di 20 anni sul territorio e che oltre ad aver creato una rete di operatori del settore allestisce eventi e mostre in autonomia o in collaborazione con altre associazioni e collettivi. La presenza di  16 personalità rende l’idea dell’ampiezza dell’allestimento della mostra, che in due grandi sale ospita linee di poetiche diverse: dall’emergenza della questione climatica alla critica al militarismo, alla riappropriazione di una narrazione autonoma al femminile, all’analisi con sconfinamenti che riguardano temi più intimi e soggettivi. A quest’ultima linea progettuale appartengono i mosaici di Rossella Baccolini che in Baby’s on Fire, ispirandosi a una canzone di Brian Eno, crea un pannello in cui la rifrazione permette di moltiplicare in centinaia di microframmenti l’immagine di chi guarda. La stessa logica attraversa e-fébo, la leggera scultura alveare di Marcella Belletti, così come interseca le tavole espressive di Tommaso Martines, eseguite per la maggior parte a penna e a biro, e dedicate a Violet, la protagonista dell’omonima graphic novel. Su questa linea di attenzione alle storie individuali si situa il lavoro di Loretta Zaganelli, da sempre legata a una poetica dell’istante di vita, catturato e sottratto all’usura del tempo con un’operazione riuscita di riattribuzione poetica. Allo stesso climax appartengono le fotografie di Gianni Mazzesi, qui nella veste di artista, che raccontano in brevi haiku visivi il passaggio delle stagioni e della vita di fiori e piante. Anche le grandi tele di Maria Giovanna Morelli setacciano l’esperienza, soprattutto autobiografica, in modo da trasformare i grumi emotivi che ne scaturiscono in opere fortemente espressive. Altrettanto basate su un gesto forte, racchiuso però in forme precise attingendo alla grafica e all’immaginario Pop, sono le stampe digitali di Cristiano Pinna che affronta la sua esperienza di resistenza al deterioramento dell’ambiente. Un gusto dada invece aleggia sui lavori di Francesco Selvi, artista multiforme per tecniche e canali di espressione, i cui risultati racchiusi in scatole Merz risultano di forte ironia. La tematica ambientale è invece trattata nell’allestimento di Rosa Banzi in cui l’esperienza dell’alluvione riporta la dimensione della memoria personale e gli oggetti segnati, quasi bloccati dagli eventi.

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In forma diversa il rapporto sbilanciato fra esseri umani e natura attraversa l’allestimento del lughese Antonio Caranti e quello del collettivo Ossigeno Rosso, che nel lavoro affronta d’abitudine temi a forte impatto politico. Altrettanto politico è il lavoro di Isabella Zanotti che affronta lo specismo – ovvero la presunta e opinabile centralità della specie umana – nel suo terrificante Abisso (o tritapulcini). Sempre su questa linea, così fortemente condivisa dalle nuove generazioni, si collocano anche i dipinti del faentino Luca Casadio: con una sapienza quasi fotografica realizza piccoli frame da grandi incendi boschivi, mantenendo nelle immagini un’incredibile suspence. Ancora l’alluvione è inserita nella porta allestita da Massimiliano Marianni. L’artista – che opera indifferentemente attraverso grafica, audio allestimenti, video di animazione – presenta Underwater, in cui una porta – recuperata fra i rifiuti portati dalla corrente – appare chiusa su suoni registrati realmente durante la prima alluvione in Romagna. Molto interessante anche il secondo suo lavoro in mostra – un cortometraggio d’animazione dal titolo Fart Fat Raw (2024) –, che con molta ironia entra nel merito della virilità al servizio dei nuovi “venti” di guerra. Sempre fortemente politici sono i disegni di Antonio Nurchis, cagliaritano trapiantato in Romagna: incantevoli le sue tavole con delicati interventi a penna su carta velina bistrate di oro, dove sotto la lente di ingrandimento vengono messi i processi della produzione e di accumulo che caratterizzano l’attività agricola del territorio. Ultima ma non ultima, anche per la posizione delle opere appena all’ingresso del museo e sull’entrata della porta della mostra, è la ravennate Vanessa – meglio conosciuta come @apotropaike –, che affronta con decisione la questione della rappresentazione di genere da un punto di vista irriverente, ironico e rivendicativo. In mostra non sono gli ingrandimenti di vagine per cui è arrivata alla notorietà, ma alcune stampe che attivano un processo decostruzione – è il caso di Ave Maria piena di rabbia, una proposta di un femminile in piena azione di rivolta rispetto ai canoni – o amplificano la testimonianza di veri atti di rivolta femminile, come in Ahoo Daryaei, la ragazza iraniana che ha osato sfidare le severe regole del regime uscendo in università in slip e reggiseno. Irriverente anche la Sheela na gig blu che apre la mostra in cui l’ispirazione alle antiche immagini apotropaiche irlandesi – di donne con vulva evidenziata – testimonia il raggiungimento di una sessualità femminile finalmente priva di remore, consapevole, disobbediente, finalmente e del tutto felice.

Resistenti #2 corpi d’arte e mutazioni sociali; Alfonsine, Galleria del Museo della Battaglia del Senio, piazza della Resistenza 2, fino al 30/3/2025; orari: MA-VE 8.30-13; 14-17 MERC; SA 9-12; DO 15.30-18.30; visite guidate: sabato 15/3 e domenica 30/3 alle 17.30; info 0545 299618 / 347 2695502.

«Dall’emergenza idraulica appena passata a quella idrica dei prossimi giorni»

Durante lo scorso fine settimana sono stati allontanati circa 23 milioni di metri cubi d’acqua dalla pianura. Adesso serve approvvigionamento d’acqua a uso antibrina  WhatsApp Image Cassa Brignani

I temporali dello scorso fine settimana hanno messo a dura prova  il sistema idraulico del territorio della Romagna occidentale: nonostante le preoccupazioni fossero principalmente rivolte ai fiumi, l’ondata di maltempo ha coinvolto anche il reticolo di bonifica, costretto a gestire l’effetto combinato di precipitazioni intense nei bacini consortili (tra i 45 e i 70 mm di pioggia) e l’elevata saturazione dei suoli. «In questo contesto l’azione tempestiva e capillare del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, anche se invisibileagli occhi di gran parte dell’opinione pubblica, è stata determinante nel prevenire allagamenti estesi nelle aree di pianura, nuclei urbani compresi» commentano dal Consorzio.

Attraverso i canali consortili infatti sono stati allontanati circa 23 milioni di metri cubi di acqua, di cui 5 milioni di metri cubi sono stati pompati dagli impianti idrovori. Sono entrati in funzione la cassa di espansione Brignani a Lugo e i gruppi di pompaggio fissi degli impianti idrovori; sono state dislocate nei punti più critici motopompe; manovrate le paratoie per regolare i flussi delle acque; controllate e pulite le griglie; posizionati generatori elettrici di supporto e di emergenza per sopperire in caso di mancanza dell’energia elettrica; messo a disposizione un escavatore e un camion gru per eventuali necessità operative.

«La professionalità del personale e la gestione attenta della rete sono state fondamentali per prevenire criticità idrauliche ben più gravi sul territorio. Il lavoro silenzioso e continuo del Consorzio è indispensabile per garantire la sicurezza delle nostre comunità, soprattutto di fronte a eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti», sottolinea Antonio Vincenzi, Presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale.

Terminata l’emergenza idraulica però, si prospetta ora una nuova sfida legata alle condizioni climatiche: le previsioni infatti indicano, a partire da mercoledì 19 marzo, l’arrivo di un’ondata di freddo con possibili gelate notturne, che potrebbero compromettere le produzioni frutticole, uno degli assi portanti dell’economia del territorio. Questa situazione è resa ancor più critica dalle fioriture precoci causate dalle temperature insolitamente elevate delle scorse settimane.
«Il Consorzio è quindi impegnato nel cercare di soddisfare al meglio le richieste di approvvigionamento irriguo a uso antibrina, al fine di salvaguardare le produzioni agricole e l’indotto economico e occupazionale ad esse collegato» concludono dall’ente.

L’esperto di sicurezza: «Investimenti militari Ue servono per non finire ai margini»

Alberto Pagani, ex deputato Pd, oggi è docente all’università di Ravenna: «A Strasburgo avrei votato a favore della risoluzione sul riarmo, decide il gruppo del Parlamento e non la segretaria Schlein»

Alberto PaganiTra i convinti sostenitori del riarmo europeo c’è il ravennate Alberto Pagani, ex deputato Pd e oggi consulente nel settore della sicurezza e docente all’università di Ravenna.

Pagani, ha partecipato il 15 marzo alla manifestazione di Roma promossa da Michele Serra?
«Purtroppo avevo un impegno lavorativo che non mi ha permesso di partecipare, ma se avessi potuto sarei certamente andato a manifestare per l’Europa».

Erano presenti persone con posizioni e visioni molto diverse: quella piazza riesce a mandare un messaggio unico?
«A me pare che il messaggio di unità fosse chiaro: difendere l’Europa unita da chi la vuole disgregare, e anche da se stessa, perché all’interno le spinte autolesioniste non mancano. È un messaggio unitario, nel quale mi riconosco pienamente».

480174268 1048928020605660 1634754656748087681 NIl piano di riarmo, noto come Rearm Europe, è quello di cui ha bisogno l’Unione europea oggi per riconquistare un ruolo più centrale nella politica internazionale?
«È un punto di inizio, frutto anche questo di mediazioni tra le opinioni degli Stati membri. È un nome decisamente infelice, perché la priorità non è comprare le armi, ma coordinare meglio le forze armate europee, con un centro unico di comando e controllo, e colmare i deficit tecnologici dell’Unione, che per tecnologie abilitanti si affidava agli americani, in ambito Nato. L’Europa deve maturare la capacità di essere autonoma, senza che questo comprometta le alleanze, e quindi deve acquisire tecnologie nello spazio, nell’intelligence, nella logistica. Ovviamente servono anche le armi e le munizioni; ma non sono la componente più importante da programmare».

Qual è rischio per l’Europa se non riuscirà a conseguire la sua autonomia strategica?
«Nel mondo di domani non conterà più nulla, perché le grandi potenze si accorderanno tra di loro e ci spingeranno ai margini dell’irrilevanza. Le conseguenze peseranno sugli europei, perché sono la difficoltà di accesso alle risorse essenziali, l’impoverimento economico, e quindi anche l’aumento delle diseguaglianze sociali. I singoli Stati europei da soli sono come “vasi di coccio tra vasi di ferro”, direbbe il Manzoni. Per questo dobbiamo salvare l’Europa unita e renderla più solida».

Il riarmo europeo rischia di innescare un meccanismo di escalation da parte di altri soggetti più o meno democratici?
«Il riarmo dei Paesi non democratici è già pienamente in corso e procede molto in fretta, purtroppo. La Russia avrà entro il 2026 un esercito di un milione e mezzo di uomini; sta lavorando allo sviluppo e all’implementazione di nuovi carri armati T-14 e all’aumento della capacità di fuoco. Il programma Su-57 mira a dotare l’aeronautica russa di aerei da combattimento all’avanguardia, in grado di competere con i modelli occidentali. Inoltre i russi stanno già investendo in sistemi di difesa aerea avanzati, come l’S-400 e l’S-500, e in droni da combattimento e di sorveglianza. La flotta russa si sta già rinnovando con nuove fregate dotate di missili ipersonici, come il missile Avangard, in grado di eludere i sistemi di difesa antimissile, e nuovi sottomarini a propulsione nucleare, dotati di missili balistici intercontinentali, come l’RS-28 Sarmat, con testate nucleari. La minaccia è seria, e chi non può difendersi ed esercitare deterrenza, fa bene ad avere paura».

483895038 1054804536684675 2817948994148893714 NLa spesa militare italiana per il 2025 sarà l’1,57 percento del Pil. La Commissione Ue propone di arrivare al 3 per i 27 Stati. Per l’Italia significa un aumento di oltre 30 miliardi all’anno, l’equivalente di un’intera manovra finanziaria. È accettabile imboccare questa strada?
«Dipende da cosa si fa. Se dobbiamo solo comprare tecnologia prodotta da altri è un costo secco, a mio parere insostenibile. Se invece partecipiamo a programmi internazionali anche con le nostre capacità di ricerca e sviluppo tecnologico e produzione di sistemi, possiamo farcela, perché ci sono spese e anche ricavi».

480961794 1048928037272325 6829634709373530972 NChe messaggio manda il Pd che si divide al Parlamento europeo sul voto alla risoluzione per il riarmo? Se fosse stato un eurodeputato Pd, cosa avrebbe votato?
«Avrei votato a favore, come aveva deciso il gruppo parlamentare. Perché i parlamentari europei Pd appartengano al gruppo Socialisti e Democratici, che ha votato a favore, dopo una discussione tra tutti i partiti nazionali che ne fanno parte. Il Pd avrebbe dovuto votare come gli altri partiti socialisti e democratici europei, sottolineando quali miglioramenti vuole apportare al programma, non dividere il gruppo con un mezzo dissenso, che a mio parere non dice nulla. L’astensione di 11 deputati italiani su 136 parlamentari socialisti e democratici non ci rafforza a Bruxelles, nella discussione di merito, e manda un messaggio ambiguo anche all’elettorato italiano, che legittima la posizione contraria del M5s e di Avs, che si oppongono al piano europeo come Salvini e gli altri partiti filo russi europei».

La linea dettata dalla segretaria Elly Schlein era l’astensione. Ci sono sue dichiarazioni passate in cui affermava che la posizione del partito viene prima di quella dei singoli rappresentanti. Non vale più?
«Io sono stato parlamentare italiano per due legislature e ho sempre votato quello che ha deciso il mio gruppo, anche quando non ero pienamente convinto. Se il segretario regionale del mio partito mi avesse detto che in Emilia-Romagna avevano deciso di votare diversamente mi sarei stupito o mi sarei messo a ridere, perché nel parlamento nazionale decide il partito nazionale, non quello regionale, che deciderà come si vota nel consiglio regionale».

A Cervia un casting per un film horror

Basterà presentarsi alle Officine del Sale. Sarà presente il regista Antonio Bonifacio

Selective Focus Of Theater Director And Bowing Actress On Stage
Foto di repertorio

Il richiamo del grande schermo torna a solleticare i sogni e le speranze degli aspiranti attori della Romagna. Lunedì 24 marzo, dalle ore 10.30 in poi, alle Officine del Sale di Cervia, è in programma il casting di un nuovo film horror che – sotto la direzione logistica della GB Management – verrà girato nell’estate 2025 tra Cervia e Cesenatico.

Ai provini prenderà parte il regista Antonio Bonifacio che torna a cimentarsi nella regia dopo aver già firmato opere cinematografiche di un certo rilievo come “Appuntamento in nero” (1991), “Kreola” (1993), “La strana storia di Olga O” (1995), “Laura non c’è” (1998), “Il delitto di via Monti Parioli” (1998) e “Il monastero” (2004).

La pellicola, che si intitolerà “Panico”, punta a reclutare attori più o meno famosi del territorio romagnolo e anche le location saranno selezionate nei comuni di Cervia, Cesenatico e dintorni.

A produrre il film sarà Loretta Micheloni in partnership con la “Vitamine Cinema” di Lampo Calenda, che ha già prodotto diverse pellicole del genere horror come “L’Eretico” distribuito su Sky per la regia di Piero Benfatti.

Il casting è aperto a tutti: uomini e donne dai 18 anni in su. Per partecipare basta presentarsi lunedì prossimo dalle 10.30 in poi alle Officine del Sale.

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