venerdì
15 Maggio 2026

I giovani e l’affettività: «La lettura può aiutare, ampliando il pensiero»

La scrittrice e libraia per ragazzi, Alice Keller: «Consiglio i saggi di Bell hooks e per i più piccoli “Ronja” di Lindgren»

Alice Keller Scaled (1)

Le dinamiche relazionali e introspettive tra i più giovani si ritrovano spesso al centro dell’opera di Alice Keller, scrittrice ravennate di origini bolognesi, appena finita nella terna finalista del Premio Campiello Junior (categoria 11-14 anni) con il suo ultimo romanzo Fuori è quasi buio.

Sul tema dell’educazione affettiva, tornato prepotentemente d’attualità in queste settimane, abbiamo interpellato Keller in quanto anche libraia, tra le titolari della libreria per ragazzi Momo, aperta nel 2016 in centro a Ravenna.

Le dinamiche relazionali e affettive tra giovani e giovanissimi hanno un forte rilievo all’interno dei suoi romanzi, è importante affrontare questi temi a prescindere dall’età dei lettori?
«Penso siano, in generale, il fulcro della letteratura, sia che riguardino adulti o più giovani. Scriviamo per trovare una forma a ciò che proviamo, dentro di noi e in relazione al mondo, che si tratti di romanzi autobiografici o di finzione. Nel mio caso, scrivendo storie per ragazzi, il mio sguardo viaggia per parlare direttamente a loro».

Da scrittrice e da titolare di una libreria per ragazzi, come interpreta la sfera affettiva dei giovanissimi?
«Da un lato penso che questa sfera debba mantenere un carattere di segretezza: non credo nei libri che insegnano ai più piccoli a catalogare le emozioni, né nei “barattoli” dentro cui metterle in ordine. Credo nell’andare in profondità dentro se stessi ponendosi domande e impiegando il tempo necessario per trovare le risposte. A volte però sembra che anche i più piccoli vengano risucchiati dal vortice di frenesia e superficialità in cui vive la nostra società. Mi piacerebbe che tutti, soprattutto i più giovani, avessero tempo e modo per indagare il proprio io e la propria vita affettiva, trovando più parole per parlare e per pensare: parole complesse, provenienti dalla letteratura, dalle fiabe, da una comunità che racconta e si racconta. Invece, nonostante la quantità di immagini, video e testi a cui tutti i giorni gli smartphone ci sottopongono, siamo una comunità sempre più fragile, che si accontenta di poche parole e soluzioni estemporanee».

In che modo la letteratura di genere può aiutare bambini e adolescenti a rapportarsi tra loro e a creare relazioni?
«Ampliando il pensiero. Complicandolo, insinuando dubbi e domande, come tutta la buona letteratura dovrebbe fare. È importante per i più piccoli combattere i luoghi comuni tra nuove parole, nuove immagini e visioni. Il termine “letteratura per ragazzi” però, va usato con cura. È appropriato solo se parliamo di quei libri che davvero ne fanno parte, e non dell’intero mercato editoriale per l’infanzia e l’adolescenza che, come tutti i settori di oggi, è saturo di pubblicazioni che spesso non aggiungono nulla alle opere esistenti. Esistono libri progettati a tavolino ma comunque incapaci di modificare ciò che vorremmo migliorare».

Quanto si può essere espliciti in un libro per adolescenti su argomenti come la sfera sessuale o su dinamiche relazionali tossiche o problematiche?
«Nella misura in cui la storia che è arrivata a noi ci chiede di esserlo. Non progetto quello che scrivo e non seguo “regole”, se non una fedeltà intima alle parole e a come arrivano a noi, a volte anche in maniera molto misteriosa».

Qualche consiglio di volumi per genitori o ragazzi che aiuti a sviscerare il tema dell’educazione affettiva?
«Sono convinta che il piacere della letteratura debba restare inutile: è una passione che ha più a che fare con l’innamoramento che con lo scopo e l’utilità. Ogni storia della grande letteratura ci darà le parole per nutrire la nostra affettività. Abbiamo bisogno di romanzi che ci regalino tutte le sfumature dei nostri sentimenti e del paesaggio in cui siamo immersi, costringendoci a uscire dall’ego, e di saggi che ci aiutino a far luce sulla fragilità della nostra società e sulla quantità di patriarcato che ancora ognuno di noi e ognuna di noi si porta dentro. Se dovessi pensare a testi per me, adulta, citerei i saggi di Bell hooks, tra tutti: La volontà di cambiare, Mascolinità e amore (Il saggiatore); o Donne che parlano di Miriam Toews (MarcosYMarcos), da cui di recente è stato tratto il film Women Talking. Per ragazzi invece penso a Ronja, di Astrid Lindgren, ma il bosco di storie possibili è così ricco che vale la pena andare in una valida libreria indipendente per esplorarlo».

Il suo “Fuori è quasi buio” è finalista al Campiello Junior, come ha accolto questo traguardo? Ci racconta qualcosa del libro?
«È stata una grande soddisfazione, per cui ringrazio ancora tutta la giuria, sia per la fiducia data al mio romanzo che per il valore dato alla ricerca di scrittura che porto avanti da anni. È la storia di due fratelli tra solitudine e relazioni: chi siamo quando siamo con gli altri, e quando siamo da soli? È una storia di presenze e di assenze, di ricerca e di risposte, di limiti di ciò che si può e non si può arrivare a conoscere. Di fratellanza e di amicizia, ma non dico altro perché in fondo, di ogni storia, la trama è una piccolissima parte».

Come funziona il laboratorio di scrittura itinerante che sta portando avanti e in che modo aiuta i bambini alla scoperta di sé e della propria sfera affettiva?
«La scoperta di sé e della propria sfera affettiva non sono per me un punto di partenza, o un obiettivo, ma una diretta conseguenza del lavoro svolto seguendo la passione per le parole, per le storie e per l’indagine. Scrivere significa andare alla ricerca del fondo delle cose, e in questa profondità c’è già tutto. Durante i gruppi di scrittura leggiamo, ascoltiamo parole e storie dando voce alla necessità di espressione dei propri pensieri, ascoltando il proprio mondo interiore. Quindi non scriviamo il classico tema, ma peschiamo dalla letteratura le forme in cui poter appoggiare le forme dei propri pensieri. Molti ragazzi e molte ragazze non amano scrivere, nonostante la grande ricchezza dei loro pensieri: questi gruppi mirano a far vedere a tutti il foglio bianco non come un fallimento o un insieme di regole straniere, ma infinite possibilità di essere e abitarlo».

Caviro, fatturato in crescita nonostante incendio e alluvione. Boom dell’export

Approvato a Faenza il bilancio chiuso al 31 agosto del gruppo primo in Italia per quota di mercato nel settore vino

DG Bassetti Baldazzi Tonini E PRES Dalmonte
Il presidente Dalmonte (seduto) con la nuova direzione (Bassetti, Baldazzi, Tonini)

Questa mattina (18 dicembre) a Faenza l’assemblea dei soci del Gruppo Caviro ha approvato il bilancio d’esercizio chiuso al 31 agosto 2023. Caviro, primo in Italia per quota di mercato nel settore vino, ha chiuso il fiscal 2022-2023 con un fatturato consolidato di 423 milioni di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente e con indici finanziari stabili (Ebitda a 33,2 milioni di euro, Pfn a 74,3 milioni di euro). Durante la stessa assemblea è stato rinnovato il consiglio di amministrazione con l’ingresso di quattro nuovi consiglieri e la riconferma alla presidenza di Carlo Dalmonte, dal 2012 ai vertici del Gruppo.

«Nel ringraziare l’assemblea per la fiducia – commenta il presidente Carlo Dalmonte -, voglio sottolineare l’importante lavoro svolto in questi anni dal Consiglio di Amministrazione e il contributo dei consiglieri uscenti Maurizio Baldisserri, Raffaele Drei, Francesco Labbrozzi e Gianfranco Ravaglia. Diamo il benvenuto nel gruppo ai nuovi amministratori Giuseppe Alfino, Alberto Guerra, Alessandro Neri e Roberto Savini. Nonostante gli eventi straordinari vissuti nell’ultimo anno, mi riferisco all’incendio che ha coinvolto il sito di Faenza e alla grave alluvione che ha colpito il territorio, il Gruppo ha raggiunto risultati positivi e confermato la propria solidità».

I risultati dell’anno fiscale 2022-2023 sono stati trainati dal buon andamento di Caviro Extra, la società con sede a Faenza che concretizza l’economia circolare del gruppo, e dall’export che rappresenta 143 milioni di euro di fatturato (+16% sull’anno precedente), dei quali oltre 103 milioni provenienti dal settore vino. La crescita delle esportazioni è stata guidata soprattutto dagli effetti registrati sul mercato Uk.

Gli investimenti realizzati sul fronte della sostenibilità, a sostegno del modello di economia circolare, «confermano la propensione del gruppo all’innovazione – si legge in una nota dell’azienda – con la messa a terra di progetti legati ai contratti di sviluppo, tra cui gli investimenti tecnici sul nuovo magazzino automatico della Cantina di Forlì e l’avvio di una profonda fase di ridefinizione post incendio nella sede di Faenza, sito in cui Caviro Extra ottiene i prodotti nobili, l’energia e i fertilizzanti a partire dai sottoprodotti della vinificazione. Nonostante l’anno straordinario, Extra ha confermato le buone performance dell’ultimo triennio, avvalorando il forte interesse del mercato per i prodotti realizzati dall’economia circolare di Caviro e sostenendo il gruppo in un periodo complesso dal punto di vista macro-economico».

«Servono fiducia e determinazione per affrontare un contesto nazionale molto complesso, legato a fattori di mercato esogeni quali inflazione, calo dei consumi e produzione ridotta con punte di oltre il 50% in alcune regioni della nostra filiera – ha aggiunto Dalmonte -. La prospettiva sarà ancora più complessa con effetti riverberati sul nuovo esercizio. Ma il gruppo è impegnato ad affrontare le sfide che l’anno ci ha presentato mettendo come sempre al primo posto la valorizzazione del lavoro dei propri soci. Il riassetto organizzativo segna il cambio di passo e l’inizio di un nuovo capitolo con una nuova direzione e tutto il management impegnato a contrastare gli effetti di un trend negativo».

Il riferimento è alla nuova direzione generale, pienamente operativa dal 1° settembre 2023, affidata a Fabio Baldazzi, Giampaolo Bassetti e Valentino Tonini: «L’approccio del gruppo al 2024 sarà di massima prudenza e con un focus sul contenimento dei costi e sulla massima valorizzazione dei prodotti di tutte le unità produttive, anche in termini di prezzo di vendita, sul mercato», conclude Dalmonte.

Donate al museo Mascagni le cartelle per conservare le lettere del compositore

Si tratta di un carteggio con poco meno di 5mila scritti

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La Soprintendenza archivistica di Bologna ha donato al museo “Pietro Mascagni” di Bagnara di Romagna le cartelle a norma di contenimento per tutte le lettere del compositore a cui è intitolata la struttura museale.

Avviato già da tempo e quasi concluso l’intervento di digitalizzazione del carteggio, la Soprintendenza ha deciso di fornire, grazie a un finanziamento della Direzione generale archivi, tutte le nuove cartelle a norma per la conservazione delle lettere, con l’intento di garantire la tutela e la valorizzazione dei beni culturali

Il museo Mascagni di Bagnara di Romagna, aperto nel 1974 a seguito del lascito testamentario della concittadina Anna Lolli, musa ispiratrice e confidente del grande musicista, custodisce tra le altre cose un carteggio di poco meno di 5mila lettere autografe del compositore livornese, scritte a partire dal 1910. Si tratta di una corrispondenza durata quasi 35 anni che, in una sorta di diario scritto a cuore aperto, racconta la storia d’Italia, le guerre mondiali, le vicende di ogni giorno, notizie relative alla musica e ai teatri, raccontate da uno dei protagonisti del panorama musicale più in voga e discussi dell’epoca.

Qualità dell’aria, scatta l’emergenza: vietato superare i 19 gradi in case e uffici

Le nuove misure in vigore il 19 e 20 dicembre

Blocco Traffico Smog Emissione Auto

È stato emesso il bollettino regionale relativo alla qualità dell’aria, che evidenzia una previsione di sforamenti del livello ammesso delle polveri sottili nel territorio provinciale. Nelle giornate di martedì 19 e mercoledì 20 dicembre saranno pertanto in vigore le misure emergenziali antismog, in aggiunta a quelle ordinarie.

Scattano in tutta la provincia il divieto di spandimenti dei liquami zootecnici con tecniche non ecosostenibili, il divieto di utilizzo di generatori di calore a biomasse (camini, caminetti, stufe) con classe di prestazione energetica inferiore a 4 stelle (nel caso in cui sia presente un metodo di riscaldamento alternativo) e la riduzione delle temperature degli ambienti interni riscaldati (19 gradi per case, uffici, attività ricreative e di culto, attività commerciali, attività sportive; 17 gradi per attività industriali e artigianali).

Per i Comuni Pair, ossia quelli di Ravenna, Faenza e Lugo, in provincia, sono disposti anche il divieto di circolazione dalle 8.30 alle 18.30 ai veicoli diesel di categoria inferiore a euro 5 compreso nell’area urbana individuata da appositi cartelli (ad esclusione dei residenti, per i quali la limitazione riguarda i veicoli diesel fino a Euro 4 compreso, deroga concessa ai residenti dei Comuni alluvionati) e il divieto di combustione all’aperto (residui vegetali, falò, fuochi d’artificio, eccetera).

Un progetto da 60mila euro per rifare il cortile del centro Valtorto, alluvionato

Verrà realizzato anche un campo da mini basket

Valtorto Fornace Zarattini

Sistemare e migliorare l’area cortilizia del centro giovani Valtorto, in via Faentina 216, a Fornace Zarattini, danneggiatasi a seguito degli eventi alluvionali dello scorso maggio, è l’obiettivo di un progetto del valore di 60mila euro approvato dalla giunta comunale nella seduta di venerdì 15 dicembre.

L’intervento sarà finanziato grazie a una donazione della Federazione Provinciale Coldiretti di Ravenna e della National Italian American Foundation. Si prevede di realizzare i lavori in primavera.

«Il Valtorto – dichiara l’assessora ai Lavori pubblici Federica Del Conte – è uno spazio di aggregazione giovanile e un luogo di partecipazione, socialità e incontro per ragazzi dagli 11 ai 17 anni, la cui area cortilizia è utilizzata per lo svolgimento di molte attività laboratoriali e ludico-sportive. Per questo l’intervento è assolutamente indispensabile e mira sia a ripristinare condizioni di completa sicurezza che a potenziare le possibilità di fruizione dell’area da parte di ragazzi e ragazze».

Sono quindi previsti: la demolizione e il rifacimento delle porzioni di marciapiede e recinzione degradate, la posa di pavimentazione per esterni per la realizzazione di un campo da mini basket; la fornitura e la posa in opera di un canestro da basket e altri lavori di finitura.

Il Comune di Ravenna ha sospeso “l’intrattenimento danzante” al mercato coperto

Lo rivela Ancisi (Lista per Ravenna), che chiede in un’interrogazione al sindaco di fare chiarezza

Mercato Coperto

Il Comune di Ravenna ha disposto la sospensione dell’intrattenimento danzante e dell’installazione degli scenari al primo piano del Mercato Coperto per motivi di sicurezza. Lo rende noto Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione con Lista per Ravenna.

Il provvedimento di sospensione è stato preso dal dirigente comunale dello Sportello unico per le attività produttive ed economiche (Suap) che era stato interpellato da Ancisi stesso il 12 dicembre con un’istanza di accesso agli atti per avere copia delle autorizzazioni che legittimavano l’esercizio delle attività di pubblico spettacolo programmate per i giorni 15 e 16 dicembre e quelle svolte in precedenza nel locale.

Gli annunci diffusi per le serate di venerdì 15 e sabato 16 dicembre riportavano questi passaggi: “Show in terrazza”, per “cenare, cantare e ballare”, “live show” per “Musica e cena […] nella taverna più famosa del mondo dove tutti possono cantare e ballare!”. Ancisi fa presente che nella nottata di venerdì scorso lo spettacolo pubblico programmato si è svolto ugualmente nei modi vietati dal provvedimento.

Per il 21 dicembre il Comune ha convocato, “con carattere di urgenza per le superiori ragioni di sicurezza”, una seduta della commissione tecnica di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo al Mercato Coperto per esame della documentazione e contestuale sopralluogo, al fine di “definire le varie configurazioni standard con le relative capienze ed il sistema di controllo degli accessi per non superare la capienza dell’area di pubblico spettacolo e di quella dell’intero piano primo, nonché di valutare le altre criticità segnalate dal Comando provinciale dei vigili del fuoco”.

L’autorizzazione rilasciata dal Suap risale al 9 ottobre 2020 a tempo indeterminato, per l’esercizio di pubblici spettacoli da svolgersi nel soppalco per una capienza massima di 200 persone, con l’obbligo di garantire un idoneo sistema per verificare il rispetto di tale capienza. «Nell’ulteriore documentazione trasmessami – aggiunge Ancisi  – si legge che “il locale di pubblico spettacolo, di modesta estensione (circa 190 mq) posto al primo piano […] risulta destinato ad intrattenimento e/o riunione/convegni, con assenza dell’attività danzante e con assenza di scenari”».

Alla luce di tutto questo, il decano dell’opposizione ha presentato un’interrogazione al sindaco: «Sembra che, negli anni di validità dell’autorizzazione, non sia stato effettuato controllo alcuno che rilevasse tempestivamente eventuali irregolarità o trasgressioni, così da intervenire d’urgenza onde evitare potenziali situazioni critiche “per le superiori ragioni di sicurezza”. Chiedo al sindaco di riferire come ciò sia potuto accadere e come la propria Giunta intenda operare per porvi rimedio ed impedire che ciò abbia a ripetersi ovunque, non certo per limitare a giovani e meno giovani modalità d’intrattenimento piacevole e divertente del loro tempo libero, quanto perché non ne sia messa a rischio rilevante la sicurezza».

La prof che insegna sessualità a scuola: «Per combattere l’analfabetismo emotivo»

Tania Mariani è la tutor del progetto Teen Star, attivo all’Olivetti-Callegari: «La maggior parte dei ragazzi pensa di conoscere già tutto. Ma la pornografia fa leggere le “istruzioni” in modo confuso»

Teen Star
Tania Mariani, a destra, con Cinzia Bagnoli, referente regionale e formatrice di Teen Star

Oggi più che mai si avverte l’urgenza di intervenire sull’educazione sessuale ed emotiva dei giovani, con la speranza e la convinzione che un’azione alla radice possa contribuire a far germogliare in futuro una società in cui il rispetto e l’amore per se stessi e per l’altro possano essere alla base del vivere comune. Questo è quello che si propone di fare Teen Star – programma internazionale dedicato alla sessualità e all’affettività degli adolescenti (info su www.teenstar.it), attualmente attivo anche a Ravenna, all’istituto professionale Olivetti-Callegari (dallo scorso anno scolastico diretto da Antonia Sallustio), grazie alla proposta della docente di religione Francesca Bartoli.

Il corso, che ha preso il via il 30 ottobre, prevede 15 incontri di un’ora a settimana per ciascuna delle tre classi coinvolte, dalla terza alla quinta, su base volontaria, con la necessaria autorizzazione delle famiglie.

Con l’utilizzo del metodo induttivo, volto a stimolare domande più che risposte, gli adolescenti sono accompagnati in un percorso di conoscenza di sé e dell’altro che coinvolge i diversi aspetti della persona, non limitandosi quindi al dato fisico. «Oggi gli adolescenti si trovano in una situazione di analfabetismo emotivo che compromette la loro vita affettiva», spiega Tania Mariani, 52 anni, docente di scienze motorie e tutor del progetto. «Non si tratta semplicemente di illustrare quali sono i tipi di contraccettivi e le malattie sessualmente trasmissibili, ma di conoscere il dato biologico, emotivo e relazionale che costituisce la radice di ciascuno nel contesto socio-culturale in cui è immerso».

Il logo del Teen Star rappresenta una stella, cinque “punte” che sintetizzano le aeree della personalità. Nello svolgimento del programma, ogni aspetto viene affrontato in maniera graduale, secondo le esigenze della fase evolutiva in cui si trovano i ragazzi che partecipano. È un percorso che coinvolge sia gli studenti che le loro famiglie: «Sono previsti tre incontri con i genitori, all’inizio, a metà e alla fine del percorso. Sono loro i primi educatori ed è bene che siano al corrente dei percorsi in cui sono coinvolti i loro ragazzi al di là delle materie curricolari. Oggi il dialogo intergenerazionale è complesso e difficile, nel programma quando parliamo dei diversi tipi di relazione chiediamo ai ragazzi di intervistare i genitori o i nonni perché raccontino la loro “storia” e le motivazioni che hanno guidato le loro scelte. Questa attività riscuote sempre un notevole successo».

Nella fase iniziale del percorso si affronta l’aspetto biologico. Dopo il primo incontro, la classe viene divisa in due gruppi (femmine e maschi) e per i successivi tre appuntamenti si studiano gli apparati riproduttivi di entrambi i sessi e quali sono i fattori che possono influire sul benessere del corpo e sul suo corretto funzionamento. «Quando, al quinto incontro, ritornano insieme per parlare del cervello, dell’azione degli ormoni, dell’importanza dei neuroni – rileva Mariani – i ragazzi cominciano già a guardarsi in modo diverso, ognuno è più consapevole delle differenze e della complessità dell’altro. Cominciano a guardarsi e stimarsi perché si rendono conto che la diversità, innanzitutto biologica, determina comportamenti e scelte, altrimenti incomprensibili, e può essere un arricchimento reciproco».

E i ragazzi e le ragazze non-binary o transgender? «Sono ragazzi come gli altri, il dato biologico, il corpo in evoluzione, è parte del loro interesse come per i compagni, li accompagniamo nella scoperta del funzionamento degli apparati e del cervello. Il tema dell’identità di genere, infatti, viene presentato come il risultato dell’intersezione di tre fattori: il dato biologico, il vissuto personale e quello socio-ambientale. Tutti e tre questi aspetti sono da tenere in considerazione per la costruzione dell’identità, che comunque non è determinata solo dall’orientamento sessuale, ma anche da molto altro».

L’attività di tutoraggio nel programma ha permesso a Tania Mariani di rilevare una discrepanza tra ciò che i giovani credono di sapere e ciò che invece ignorano: «La maggior parte dei ragazzi si sente molto libera a parlare di sesso perché pensa di sapere già tutto. Quando poi consegniamo loro la scheda dell’anatomia e della fisiologia, si rendono conto invece di quante cose ignorano, delle lacune che hanno, si stupiscono della bellezza e dell’armonia di un corpo perfettamente sincronizzato, nei minimi dettagli, iniziano a rendersi conto che, cercare di scoprire come “funzioniamo”, attraverso la pornografia è come leggere, solo in modo parziale e confuso, le istruzioni per l’uso di un corpo che è fatto per la relazione e desidera amare ed essere amato». D’altra parte, nota Mariani, «la disponibilità di informazioni e strumenti non implica necessariamente la loro conoscenza o il loro corretto utilizzo». Da qui, tante domande sulla contraccezione, tema molto sentito e dibattuto, soprattutto tra le ragazze. Per imparare a conoscersi, il programma prevede anche altro: «La fisicità è solo un aspetto della persona». Gli studenti sono invitati a compilare quotidianamente una tabella delle emozioni che consente di monitorare il loro mondo interiore e i condizionamenti, sia interni che esterni, a cui sono sottoposti.

«Con la velocità dei Tik Tok – osserva Mariani – il cervello dei ragazzi di oggi non è più in grado di fermarsi a riflettere. Farli ragionare sulle spinte che provengono dalla loro interiorità e, aiutarli a prendere consapevolezza di ciascuna di esse, li aiuta ad affrontare situazioni complesse e difficili, soprattutto li fa sentire compresi». Così può accadere che, durante un gioco di ruolo, un ragazzo si soffermi a guardare attentamente il volto di una compagna e scorga in lei qualcosa che non aveva mai notato prima: «Si guardano negli occhi e si rendono conto della bellezza, della complessità e della meraviglia che ciascuno di loro è».

“Storie di Ravenna” rende omaggio a Don Giovanni Minzoni

Al Rasi con letture di Dadina e racconti degli storici

Don MinzoniStorie di Ravenna rende omaggio alla figura di Don Giovanni Minzoni a cento anni dalla tragica morte per mano fascista, lunedì 18 dicembre, alle 18 al teatro Rasi.

Un racconto trasversale portato in scena da Paolo Cavassini, storico;
Giovanni Gardini, iconografo del Museo Diocesano di Faenza-Modigliana; Alessandro Luparini, storico, direttore della Fondazione Casa Oriani; Laura Orlandini, storica dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e provincia.

Le letture saranno eseguite da Luigi Dadina, la regia sarà di Alessandro Renda, il canto di Celeste e Matilde Pirazzini.

La complessa figura del sacerdote ravennate verrà rievocata attraverso alcuni degli snodi principali del primo Novecento italiano.

Ingresso unico 5 euro, info 0544 36239 e 30227.

Arrestato un 44enne per lesioni e violenza sessuale ai danni della convivente

L’uomo trattava la donna «come una serva e una schiava sessuale»

Violenza Sessuale Aggravata
Foto di repertorio

Un 44enne di Ravenna è stato arrestato per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale ai danni della convivente, di qualche anno più giovane. La donna aveva chiesto l’intervento dei carabinieri lo scorso 27 novembre, segnalando di essere stata ferita dal compagno (entrambi erano stati poi medicati al pronto soccorso).

La notizia è riportata con ulteriori dettagli sull’edizione di domenica 17 dicembre del Carlino Ravenna.

Secondo il Gip, l’uomo trattava la donna «come una serva e una schiava sessuale», esponendola «a quotidiane aggressioni verbali e fisiche».

I due si erano conosciuti più di tre anni fa in un centro di disintossicazione, dove entrambi erano seguiti. Ma già da ottobre 2020 le liti erano diventate sempre più frequenti e accese.

Dimmi come illumini e ti dirò chi sei

Una tassonomia degli addobbi cittadini, per contrastare la depressione natalizia

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Foto di Adriano Zanni

Sono figlio di commercianti, mio babbo aveva un negozio di piatti a Cesena, di fronte a quella che oggi si chiama Galleria Pescheria (allora si chiamava Pescheria). Ricordo anni in cui si facevano riunioni in Confcommercio e manifestazioni in giro per i palazzi comunali, in seguito alle saltuarie decisioni di risparmiare un pochino sul budget del Comune tagliando qualche euro di illuminazione natalizia. I commercianti del centro non se la potevano ciucciare: le strade meno addobbate erano le strade che fatturavano meno soldi.

Immagino di avere avuto, all’epoca, un atteggiamento molto più permissivo e forse perfino partecipe alle festività natalizie, che per tutta un serie di motivi (non ultimo il fatto che mio babbo ha chiuso il negozio e se n’è andato in pensione) negli anni dell’adolescenza si è completamente estinto. La recente decisione di mettere su famiglia ha parzialmente ingentilito il mio atteggiamento nei confronti degli addobbi natalizi: nello starter pack del genitore è compresa la capacità di essere felice per interposta persona e non si riesce a essere indifferenti all’estasi di un bambino che si trova per la prima volta un regalo di Babbo Natale in soggiorno.

Detto questo, se fossi scapolo e libero di lasciare libero sfogo al mio inner scrooge, scambierei in tranquillità i giorni che vanno dal 15 dicembre al primo gennaio con qualunque periodo dell’anno, compresa la prima metà di settembre (se interessati allo scambio contattatemi in pvt, astenersi perditempo). Esiste un vero e proprio partito di hater del Natale e mi piace ancora oggi dichiarare il mio sostegno esterno. Conosco nell’intimo quel particolarissimo anticlimax per cui ti senti sfiorire sempre di più, e cadere inesorabilmente nello sconforto, man mano che fuori da casa tua si moltiplicano le luci e gli addobbi; la gente che ci vede così a disagio e presi male ci prende ancora per il culo: e fatti una risata, e fatti un brulé, e fatti una fetta di panforte. Non capiscono. Ci siamo abituati, e abbiamo sviluppato alcune abilità funzionali di base per sopravvivere alle effusioni di gioia natalizie. Tra le varie, una tassonomia rigorosa dell’estetica natalizia in Romagna, che conosciamo a menadito, anche solo per evitare i posti in cui si rischia la maggior crisi di rigetto.

Una premessa necessaria: in Romagna esiste un anno zero dell’addobbo natalizio moderno, ed è quello in cui – credo all’improvviso, ma non ho modo di verificare le fonti – Milano Marittima ha deciso di diventare Milano Marittima anche d’inverno. Il resto dei comuni romagnoli si è sempre arrabattato unendo generosi impegni di budget pubblico alla creatività delle persone deputate agli addobbi, chiunque essi siano. Ricordo con una certa meraviglia la comparsa di una palla gigante, in anni recenti, nella piazza di fianco a Palazzo del Capitano; i bambini che corrono a farsi una foto, con o senza Babbo Natale tra i piedi, e un clima di opulenza che s’impadroniva delle teste dei passanti, come se la città di Cesena fosse riuscita a impadronirsi di trecento metri quadri della New York di Serendipity (il terzo più bel film di Natale di sempre, ovviamente dopo Trappola di cristallo e Una poltrona per due). Qualche tempo dopo, la stessa palla, o una molto simile, è comparsa all’intersezione delle due ali dell’Esp di Ravenna. Milano Marittima, a quel punto, aveva già da tempo iniziato ad intonare un beffardo hold my beer. Passeggiando per i viali della località, a rimirare le vetrine delle boutique e dei negozi di streetwear d’alto bordo, si diventa comparse di una delle visioni natalizie più psichedeliche di cui io abbia mai avuto notizia. Ci sono i banchetti di castagne e vin brulé, e vabbè, quelli ce li hanno tutti. Ci sono palle di Natale che sembrano progettate da Buckminster Fuller, orsetti e babbi natali alti 30 metri, impalcature che ad abitarci dentro andrei in bancarotta solo a pagare l’Imu. Ci sono, o ci sono state, esperienze enhanced di microvillaggi natalizi a pagamento in cui i bambini possono esplorare i cieli d’Europa nella slitta delle renne in realtà virtuali, c’è la rotonda di ghiaccio più grande d’Europa, come strillato diverse volte dai comunicati stampa (e in effetti, a sapere che l’attrazione natalizia di punta di una città del ravennate è UNA ROTONDA, viene da piangere di gioia). Ogni anno è tutto più violento e aggressivo, ed è stata una folgorazione scoprire (avevo già chiuso il pezzo) che l’enhancement di quest’anno è una batteria di cannoni che spareranno neve artificiale su base oraria per darci l’illusione di stare guardando la vetrina di un negozio di costumi da bagno in Lapponia.

Tutto quello che succede nelle altre città, al confronto, sembra quasi un’esperienza intimista. A partire dal presepe sul porto canale di Cesenatico, che a mio parere continua ad essere l’unico vero must-see natalizio della regione ma che in qualche modo ha iniziato a perdere una parte della sua importanza strategica. Ma come detto, è solo una questione di arrabattarsi. Le luminarie dei centri cittadini sono in una fase di crisi, un po’ perché c’è da risparmiare soldi e un po’ per via (paradossalmente) del progresso tecnologico. Nel senso che la possibilità di reperire luminarie sempre più spettacolari a prezzi sempre più bassi rende qualunque abitante del centro un potenziale concorrente dell’amministrazione comunale, che ovviamente beneficia dall’impegno dei privati ma non riesce a metterli assieme in un progetto unico e organico. In questo campo, un centro cittadino vale l’altro.

Fa piacere registrare che anche nel campo dell’addobbo natalizio si è soggetti a mode e periodi, come nel passato recente, quando l’esempio di Bologna ha reso inevitabile l’apparizione, anche sulle strade del centro delle città della provincia, di frasi a tema (Ravenna ovviamente ci ha messo citazioni della Commedia, anche se io amo pensare che l’animo natalizio di Dante Alighieri rivaleggiasse col mio). Naturalmente non è il mio pane quotidiano. Preferisco di gran lunga la resilienza dei paesini, delle frazioni, dei posti in cui una pro loco improvvisata e senza quattrini si adopera per tenere in funzione gli stessi cinque fili di luci natalizie per 25 anni, arrampicandosi sul balcone di casa di Gino e della Ines per attaccarlo all’illuminazione pubblica mentre qualche scoppiato si mette il giubbino di emergenza e si occupa di fermare il traffico, magari con la gente che mugugna per strada che ogni anno le luci sono più tristi e vuote e fortuna che la Rita ha illuminato l’albero grande nel giardino sulla via principale. È un atteggiamento di resistenza attiva al cambiamento e alla normalizzazione della gioia natalizia, un moto di orgoglio dal passato che negli anni delle Milano marittimæ ha risvolti eroici, e sembra introdurre una nuova narrativa. Un mondo alternativo di piccoli e medi babbi natale con le pezze al culo che reclamano il loro diritto di esporre le insegne, cucinare il baccalà con le patate e giocarsi la tredicesima a Bestia la sera del 26.

Cesenate trapiantato a Ravenna, Francesco Farabegoli scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice, Rumore, Esquire, Prismo, Il tascabile, Not

Un 49enne arrestato per atti sessuali con una 13enne e sequestro di persona

I due si erano conosciuti su Instagram. Mercoledì l’incontro in auto, dove la ragazzina è riuscita a chiedere aiuto

1517513465643.jpg Marsala Palpeggia Ragazzina Condannato AvvocatoÈ stato convalidato l’arresto di un 49enne ravennate che deve rispondere di accuse gravissime: atti sessuali con minorenne e sequestro di persona.

I familiari della vittima, una ragazzina di 13 anni, hanno chiamato i carabinieri nella serata del 13 dicembre, allarmati per non riuscire più a rintracciarla, dopo una lite.

La 13enne, residente in provincia di Ferrara, aveva conosciuto il 49enne su Instagram. L’uomo è stato intercettato mercoledì in auto con a bordo la ragazzina.

Secondo le accuse, l’uomo si sarebbe lasciato andare in atti sessuali con la minorenne, come scrive il Corriere Romagna in edicola oggi, 17 dicembre. In un momento di disattenzione del 49enne, la ragazzina è riuscita a mandare un messaggio a madre e sorella, facendo partire le ricerche.

Nel corso dell’udienza di convalida, il 49enne ha sostenuto di non essersi reso conto della reale età della minore. Considerato che l’indagato è incensurato, il gip ne ha disposto la scarcerazione e gli arresti domiciliari.

A Faenza c’è l’Albero di Natale degli Alluvionati, addobbato con pensieri e poesie

Si tratta di un ulivo già presente in uno dei quartieri più colpiti

Albero Alluvionati Prima Dopo
L’albero a sinistra nei giorni dell’alluvione, a destra addobbato per Natale

A Faenza i residenti di Sant’Agostino – nella zona del Rione Giallo, uno dei quartieri del centro colpiti dall’alluvione del 16 maggio – hanno deciso di addobbare “l’Albero degli alluvionati” per le festività natalizie. Si tratta di un ulivo, già presente, al lato della chiesa, lungo via Sant’Agostino.

«La mattina successiva l’alluvione – ricordano i cittadini in una nota inviata alla stampa – tanti residenti della zona, pur non conoscendosi, si sono ritrovati in strada rimboccandosi le maniche per liberare da acqua e fango la loro zona, abitazioni, garage e cantine. Una solidarietà nata spontaneamente che ha portato ora i residenti della zona a realizzare l’Albero di Natale degli alluvionati, che in questo caso è un ulivo, simbolo di pace, un modo per non dimenticare quanto accaduto». L’arbusto è stato addobbato con piccoli pensieri e poesie.

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