Raffigura lo stendardo presidenziale. Il 21 dicembre la consegna ufficiale
Da un accordo consolidato l’estate scorsa con il dirigente scolastico Gianluca Dradi – oggi a Roma con un incarico al ministero dell’Istruzione – è nato un progetto del liceo artistico di Ravenna per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ieri, 15 dicembre, è stato infatti consegnato al tenente colonnello Domenico Veliani dell’Ufficio Cerimoniale del Presidente, un mosaico raffigurante lo stendardo presidenziale. Il lavoro è stato realizzato nel laboratorio di mosaico della professoressa Elena Pagani dalle allieve della classe 5 D/E “Arti Figurative Mosaico”: Blessing Aimuanmwosa Oghogho, Melania Mondino, Gaia Pescosolido, Alice Zauli, con l’assistenza tecnica di Silvia Facchini e Paola Nappini.
La consegna ufficiale, alla quale parteciperanno, in delegazione, le artiste coinvolte, insieme allo stesso Dradi e all’attuale dirigente scolastico del liceo ravennate, Paolo Taroni, è prevista per giovedì 21 dicembre all’areoporto “Francesco Baracca” di Centocelle a Roma.
Cinque le priorità dell’ente, dalle infrastruttura alla sostenibilità
Giorgio Guberti
«Sarà un mandato con lo sguardo rivolto ai giovani. Nel pieno di una grande trasformazione, i giovani intravedono possibilità inesplorate e quando è data loro l’occasione di concretizzare una visione, di investire le loro migliori energie, di partire dalla scienza e dalla tecnologia per intercettare e soddisfare i bisogni emergenti, aprono un’impresa e generano sviluppo».
Con queste parole Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara e Ravenna, ha delineato il nuovo Piano strategico approvato all’unanimità, la scorsa settimana, dal Consiglio camerale al cui interno siedono i massimi rappresentanti del mondo dell’impresa, del lavoro, delle professioni e del consumo. 25 milioni di euro, nei prossimi 5 anni, le risorse stanziate dalla Camera di commercio e cinque le priorità: Pubblica amministrazione semplice e digitale; Ecosistema sostenibile; Imprese solide, innovative e internazionali; Infrastrutture; Giovani, agenti di sviluppo economico.
Messa in sicurezza della Superstrada Ferrara-Mare, della Strada Statale 3bis ‘Tiberina’ (E45), nel tratto romagnolo di 88 chilometri che collega in direzione nord-sud la provincia di Ravenna alla provincia di Forlì-Cesena, e della Strada Statale 309 Romea; attivazione della Zona Logistica Semplificata; sostegno alla doppia transizione, digitale ed ecologica; nascita e sviluppo di nuove imprese; formazione e lavoro; valorizzazione del turismo e del patrimonio culturale; certificazione per la parità di genere, contrasto alla burocrazia e all’illegalità, sostegno all’occupazione e alle imprese femminili e giovanili.
Queste le principali azioni di intervento messe a punto dalla Camera di commercio: misure, quelle della massima istituzione economica del territorio, che guardano tutte alla crescita e allo sviluppo.
Scorrendo nel dettaglio il Piano degli interventi, particolare evidenza assumono poi i progetti e i contributi alle imprese per nuove assunzioni, i progetti di sviluppo dell’internazionalizzazione e dell’export digitale, l’inserimento a tempo di esperti di energia, la creazione di reti e la diffusione delle tecnologie Impresa 4.0. Implementate, infine, le attività per la promozione della sostenibilità ambientale e sociale, la vigilanza sui mercati e sui prodotti a tutela dei consumatori e quelle relative alla composizione negoziata delle crisi d’impresa.
Tra libri antichi e moderni, disegni e illustrazioni che vanno dal Quattrocento ai giorni nostri
Ha inaugurato oggi (16 dicembre) nel Corridoio Grande della Biblioteca Classense di Ravenna la mostra “C’era una volta… Favole e fiabe nelle raccolte classensi”. La mostra, curata da Daniela Poggiali, che ha coordinato un gruppo di colleghe bibliotecarie, presenta oltre 90 pezzi tra libri antichi e moderni, disegni e illustrazioni che vanno dal Quattrocento ai giorni nostri.
Il percorso permette di rivivere attraverso preziosi esemplari, la magia della narrazione e di riscoprire o scoprire autori noti e meno conosciuti: si possono ammirare volumi che riportano le storie di Fedro, Francesco Straparola e Giambattista Basile e che ci riconsegnano un mondo pieno di creature magiche, di principi e principesse, di streghe malvagie e buone fate.
Tra gli illustratori e le illustratrici che contribuiscono alla mostra si possono citare, tra i moderni e viventi, Roberto Innocenti, Attilio Cassinelli e Lisbeth Zwerger, poi anche Ugo Fontana (1921-1985) e Walter Crane (1845-1915), con il bellissimo albo per bambini The baby’s own Aesop (London-New York, G. Routledge & Sons, 1887), mentre risalendo verso i materiali più antichi è degno di nota l’incunabolo Aesopus moralisatus (Verona, Giovanni e Alberto Alvise, 1479), una incisione del ravennate Marco Dente (1493-1527) e il Pentamerone di Giambattista Basile nelle edizioni curate da Benedetto Croce (Bari, Laterza, 1925) appartenute a Corrado Ricci ed Eurialo De Michelis.
La mostra permette un viaggio dal mondo greco a oggi, in compagnia dei personaggi più cari di sempre e delle storie incantevoli o spaventose che hanno accompagnato intere generazioni di bambini.
Un ricco calendario di appuntamenti e visite guidate è stato pensato per affiancare l’esposizione. Si parte con lunedì 15 gennaio alle 17, quando in Sala Dantesca verrà presentato il volume Il mangiafiabe. Le più belle fiabe italiane di cibi e magia, a cura di Bianca Lazzaro, con illustrazioni di Lucia Scuderi (Donzelli Editore, 2022). Sarà Oscar Manzelli a dialogare con Massimo Montanari (Università di Bologna). I volontari di “Nati per Leggere” aiuteranno i presenti a interpretare i brani tratti dalle fiabe del volume, scelti dal professor Montanari. L’evento è promosso da Slow Food Ravenna Aps e Camst Group, con la collaborazione dell’Ufficio Istruzione del Comune di Ravenna.
Lunedì 5 febbraio alle 17, presso la Sala Dantesca della Classense, la pedagogista Tiziana Roversi incontrerà il pubblico con Variazioni sul rosso: come cambia Cappuccetto Rosso. Giovedì 22 febbraio alle 17, ancora presso la Sala Dantesca, sarà la curatrice della mostra, Daniela Poggiali (Istituzione Biblioteca Classense), a occuparsi di un tema presente nell’itinerario espositivo: Once upon a time: illustratori inglesi di fiabe tra Ottocento e primo Novecento.
Sono previste visite guidate per tutti i visitatori e le visitatrici ma anche visite specificamente modulate per famiglie con bambine e bambini e per le scuole. Inoltre verranno realizzati un gioco da tavolo, da omaggiare alle classi in visita, e un catalogo, attualmente in produzione, in vendita in biblioteca a 5 euro.
Fino al 2 marzo 2024. Orari di apertura: lunedì 14-19; dal martedì al sabato ore 9-19; chiusura: domenica, lunedì, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio – Ingresso gratuito
Visite guidate (su prenotazione telefonando allo 0544.482112) il 20 gennaio e il 24 febbraio alle 16.30.
Visite guidate per famiglie con bambine e bambini sabato 30 dicembre, ore 16.30, e sabato 17 febbraio, ore 16.30.
Nicola Fronte, operaio indagato per un infortunio mortale avvenuto nel 2020 all’Unigrà, è stato scagionato a pieno titolo, ma il processo ha lasciato l’uomo sul lastrico. Al via una raccolta fondi
È stato assolto dall’accusa di omicidio colposo per la morte di un collega in un incidente sul lavoro, ma ora è costretto a lanciare una raccolta fondi online per riuscire a pagare i circa 20mila euro che sono serviti per difendersi in un processo durato tre anni. È la storia di Nicola Fronte, 38enne originario di Bagnacavallo che ora vive a Faenza, unico imputato e unico testimone per la morte del 37enne Emiliano Orlandi all’Unigrà di Conselice nel 2020.
Negli scorsi giorni, trascorsi i tempi tecnici per eventuali opposizioni, la sentenza è diventata definitiva. L’assoluzione è arrivata perché il fatto non sussiste. Al termine delle indagini e degli accertamenti che hanno interessato anche i movimenti registrati dalle scatole nere dei macchinari, era stata la stessa procura a chiedere in aula il proscioglimento dell’imputato con formula piena. In prima battuta, erano stati indagati anche i vertici aziendali, l’amministratore delegato di Unigrà e il direttore dello stabilimento, posizioni poi archiviate a seguito di un risarcimento in denaro alla famiglia della vittima.
Orlandi è morto nel tentativo di ripristinare un macchinario all’interno del reparto di frazionamento degli olii alimentari, aprendo manualmente le porte del serbatoio inceppato. Il collega Fronte, con un carrello elevatore, aveva alzato una pedana di legno a sufficienza per permettere a Orlandi di infilarsi all’interno della vasca, dentro la quale sarebbe poi rimasto schiacciato a causa dell’improvvisa ripartenza del macchinario. Fronte, secondo la tesi difensiva poi accolta dalla procura, si era solo prestato ad aiutare un collega, su sua richiesta, facendolo salire sul macchinario con un muletto.
«Emiliano era un amico prima che un collega – ci dice Fronte al telefono –. La parte peggiore di tutta la vicenda è che non ho avuto nemmeno tempo di stare male e elaborare il lutto. Mancavano pochi mesi al giorno del mio matrimonio e stavamo organizzando insieme il mio addio al celibato. Ovviamente non festeggiato senza di lui. E durante le nozze il clima non era davvero di festa. Ma nel frattempo dovevo pensare a difendermi, non tanto in tribunale, dove la mia innocenza era risultata chiara fin dai primi riscontri, quanto dagli sguardi di sospetto e giudizio delle persone».
La vittoria legale però non basta per restituire a Fronte – difeso dall’avvocato Francesco Barone di Lugo – la normalità della propria vita. Le spese legali sostenute nei tre anni di processo, cui si sono sommati i danni subiti durante l’alluvione di marzo che ha portato via all’uomo le due autovetture di famiglia e parte della propria abitazione, lo hanno lasciato impossibilitato a risarcire prestiti e finanziamenti.
«Credevo che avendo avuto la piena assoluzione sarei stato risarcito delle spese legali al termine del processo – racconta Fronte –, ma a quanto pare non è così. Essendo un’indagine d’ufficio, e non un’accusa mossa da privati, il rimborso proviene da fondi statali accessibili solo attraverso una procedura lunga, complicata e dall’esito incerto. Si tratta infatti di un fondo esiguo e difficile da elargire, spesso bloccato da cavilli e pretesti».
Fronte deve risarcire finanziamenti e prestiti di amici e parenti per un totale di oltre 20mila euro: «Le spese legate al processo ammontano a circa undicimila euro. Contemporaneamente però ho dovuto aprire un’ulteriore causa per la sospensione dei pagamenti di un vecchio finanziamento, a causa dell’impegno economico causato dalle indagini, per un totale di sedicimila euro». Si aggiungano poi oltre cinquemila euro del tecnico di parte, assunto per stilare una relazione sui macchinari interessati nell’incidente: «Mi è stato detto che queste spese non verranno coperte perché avrei potuto fidarmi delle indagini della procura, senza assumere professionisti esterni. Ma per una persona che viene accusata di omicidio e sa di essere innocente credo sia normale fare qualsiasi cosa per tutelarsi».
Per ricostruire la propria vita, il 38enne ha anche cambiato lavoro: «Non sopportavo più l’idea di rientrare in fabbrica e rivivere la tragedia ogni giorno. Oggi parlo di questa storia per esorcizzarla, le accuse sono “facili” e volano di bocca in bocca, la notizia della mia innocenza sembra non sortire lo stesso scalpore».
I lavori di Rfi dopo l’alluvione si erano conclusi a luglio, ma la circolazione è rimasta sospesa a causa di movimenti franosi
Mercoledì 27 dicembre tornano i treni tra Faenza e Marradi, sulla linea Faentina, dove la circolazione ferroviaria era sospesa da maggio scorso per i danni al territorio provocati dal maltempo. Il programma dettagliato delle corse è in via di definizione e sarà reso noto nei prossimi giorni.
I lavori di ripristino dell’infrastruttura eseguiti da Rete Ferroviaria Italiana (società capofila del polo Infrastrutture del gruppo Fs Italiane) si erano conclusi già a luglio ma la circolazione era rimasta sospesa a causa di movimenti franosi ancora attivi nelle aree limitrofe, che avrebbero potuto nuovamente coinvolgere la linea.
Uno studio di mappatura e analisi delle frane, condotto da Rfi e poi condiviso a settembre con le Regioni Emilia-Romagna e Toscana, aveva permesso infatti di individuare oltre 250 corpi di frana, quasi tutti in aree non di pertinenza di Rfi. Lo studio, partito dall’inquadramento bibliografico, è stato condotto tramite l’acquisizione di dati forniti dal volo di elicotteri e droni con radar ottico, il passaggio lungo i binari con mezzi d’opera ferroviari attrezzati e sopralluoghi da parte di geologi.
Per consentire la ripresa del servizio pur in presenza della situazione descritta, Rfi ha perfezionato una procedura allertamento ad hoc per la linea Faentina, che prevede l’utilizzo del Sanf – Sistema di Allertamento Nazionale per la previsione del possibile innesco di fenomeni franosi indotti da piogge lungo l’infrastruttura ferroviaria. Si tratta di uno strumento di supporto all’organizzazione delle attività di vigilanza straordinaria in caso di allerte meteo realizzato in collaborazione con il Cnr Irpi, uno dei più importanti centri di competenza del Dipartimento della Protezione Civile.
Al verificarsi di precipitazioni significative il sistema invia specifici alert alla sala operativa responsabile della circolazione ferroviaria in quel territorio, consentendo di sospendere il passaggio dei treni in anticipo rispetto a potenziali movimenti franosi. La ripresa della circolazione ferroviaria avviene solo a seguito del cessato allarme e dei controlli da parte dei tecnici di Rfi lungo l’intera tratta interessata.
Sono 15 i milioni di euro già stanziati da Rfi per ripristinare la linea fra Faenza e Marradi dopo le alluvioni di maggio. Fra gli interventi, iniziati subito dopo gli eventi meteo avversi, il risanamento del binario, la rimessa in efficienza del sistema di regimazione delle acque e il ripristino dei sistemi tecnologici, oltre a interventi di messa in sicurezza di ponti e di tratti di linea. Una delle attività più importanti è stata senza dubbio la posa di una travata metallica provvisoria da 31 metri per la messa in sicurezza del ponte sul rio Signora Giovanna. Sono inoltre in via di completamento le attività di progettazione degli interventi definitivi di consolidamento dei ponti e di difesa della linea ferroviaria.
Un excursus sulla sua carriera, dagli Area a John Cage, in occasione della mostra a Palazzo Malagola, fino al 22 dicembre
Foto di Roberto Masotti
Cinquant’anni dopo mi suscita ancora i brividi (e qualche lacrima) ascoltare l’incipit di Arbeit macht frei, dal primo album (1973) degli Area, il pezzo “Luglio, agosto, settembre (nero)” – anche perché rievoca una sconvolgente attualità. La struggente poesia declamata in arabo da una giovane donna che recita: «Lascia la rabbia / Lascia il dolore / … / Lascia le armi e vieni a vivere con la pace». E poi l’irrompere della potentissima e sinuosa voce di Demetrio Stratos a cantare «Giocare col mondo facendolo a pezzi / Bambini che il sole ha ridotto già a vecchi / Non è colpa mia se la tua realtà / Mi costringe a fare guerra all’omertà. / Forse così sapremo quello che vuol dire / Affogare nel sangue tutta l’umanità […]».
Un grido multiforme modulato su di un tappeto di sonorità elettroniche, tempi dispari, ritmi sincopati, echi di armonie mediterranee e balcaniche, improvvisazioni jazz, rumori della metropoli e del terzo mondo e comunque battiti rock. Mentre sul piano del messaggio emerge la consapevolezza dei conflitti mediorientali, la questione palestinese, la critica al neocapitalismo avido di profitti fra consumismo e sfruttamento dei lavoratori. La temperie mondiale a quell’epoca è gravida di tensioni, fra la fine delle dittature in Spagna, Grecia, Portogallo e la guerra del Vietnam; il golpe in Cile e Argentina, la guerra civile in Guatemala, e in Italia la strategia della tensione fra stragi “nere” e terrorismo “rosso”.
Per noi ancora adolescenti curiosi e desiderosi di futuro, che pure avevamo frequentato il prog rock e stavamo entrando nell’era del punk e della new wave, quella degli Area era musica inaudita, entusiasmante. A cui si univano indissolubilmente sogni di utopia sociale, impegno culturale e partecipazione politica. Cambiare il mondo a modo nostro.
Gli Area di Demetrio Stratos (con eccezionali musicisti come Patrizio Fariselli, Giulio Capiozzo, Ares Tavolazzi e Paolo Tofani) erano fra i catalizzatori di questi slanci verso la libertà (almeno di pensiero e creativa), con i loro dischi (da Caution Radiation Area, a Crac! fino a Maledetti) e i concerti dal vivo. Che erano spesso delle vere proprie azioni sceniche fra una versione free jazz dell’Internazionale (così avrebbe potuto suonarla l’Art Ensemble of Chicago) e la provocazione di Lobotomia, quando a luci spente il gruppo sparava lampi di torce elettriche in faccia agli spettatori e lanciava il cavo di un sintetizzatore fra presenti che più era toccato più le frequenze sonore salivano… In una esaltante, stocastica, elaborazione musicale partecipata dal pubblico. Si citava il dadaismo, il teatro dell’assurdo di Antonin Artaud e le performance multimediali della comunità artistica Fluxus.
Intorno alla metà degli anni ‘70 – visto che i collettivi autonomi contro “La musica dei padroni” e per l’ingresso gratis (o autoriduzione) ai concerti avevano “desertificato” la proposta di show di gruppi stranieri in Italia – gli Area (assieme ai “nuovi” cantautori e qualche jazz band radicale) dominarono la scena live nazionale con centinaia di concerti, fra raduni giovanili, feste politiche e sociali, teatri e club. In queste esibizioni, a Demetrio – frontman della band che il produttore Gianni Sassi aveva definito genialmente “International POPular group” – non mancavano ampi spazi di improvvisazione dove esprimere la sue ricerche vocali, dal “lallismo infantile” alle diplofonie, fino addirittura alle “quadrifonie” (cioè l’emissione contemporanea di più suoni con la voce).
Gli Area salutano il pubblico a pugno chiuso in un concerto della metà degli anni ’70. Demetrio Stratos, che oltre a cantante era polisturmentista, è il primo a destra
Demetrio Stratos infatti, parallelamente al suo impegno professionale con gli Area, aveva deciso di approfondire in modo abissale, estremo, le potenzialità della voce, il suo strumento ancestrale. Ne sono testimonianza gli studi compiuti con l’istituto di fonologia dell’Università di Padova per sondare i limiti fisiologici della sua ugola e della sue prestazioni vocali, e poi le performance artistiche soliste raccolte nelle incisioni degli album Metrodora e Cantare la voce, sempre pubblicati dalla Cramps di Gianni Sassi. Ma Stratos era un artista veramente “rivoluzionario”, colto, febbrile, geniale e curioso, aperto alla sperimentazione, che nel fervido laboratorio culturale di Sassi, a Milano, aveva conosciuto e collaborato con artisti dell’area Fluxus come Walter Marchetti, Juan Hidalgo, Gianni-Emilio Simonetti… E soprattutto John Cage, maestro indiscusso della ricerca sonora contemporanea, sempre ai limiti dell’estetica e della filosofia musicale. Di Cage, Stratos aveva interpretato l’ardua Sixty-Two Mesostics Re Merce Cunningham, per voce non accompagnata e microfono, e con lui aveva partecipato allo straordinario progetto itinerante del “Treno di Cage”, fra Porretta Terme, Bologna, Ravenna e Rimini del 1978. A cui seguirono molti altri progetti, performance ed eventi. Un anno dopo, nel ‘79, in Usa, quando stava perfezionando un corso universitario di musica sperimentale all’Università di San Diego in California, proprio promosso da Cage, Demetrio soccombe a una fulminea e letale leucemia che se lo porta via a 34 anni, lasciando, oltre alla commozione per la sua scomparsa, un vasto orizzonte di prospettive, aperto e inesplorato, sul senso e il ruolo autonomo della vocalità nell’avanguardia musicale del nostro tempo, di caratura internazionale.
È passato molto tempo, ma a tutti questi sparsi appunti, memorie e suggestioni rende conto una pregevole mostra a Palazzo Malagola di Ravenna (via di Roma 118), centro di formazione e documentazione sulla voce artistica, che espone attualmente parte dell’archivo di Demetrio Stratos, recentemente acquisito come patrimonio dell’istituzione. La rassegna, a ingresso gratuito e aperta al pubblico fino al 22 dicembre (dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 e la domenica mattina), è un inedito percorso sulla parabola artistica e umana di questo straordinario musicista e intellettuale, fra spartiti, documenti, memorabilia, immagini video e tracce audio, che ci parla ancora oggi del valore e del rigore della sua indomita creatività e dell’eredità artistica in buona parte ancora da indagare e tramandare.
Da segnalare che, nell’ambito della mostra, sabato 16 dicembre, alle ore 20.30, nella sala Martini del Mar – Museo d’arte della città di Ravenna, è in programma la proiezione del film La voce Stratos (Italia, 2009, 110 minuti), regia di Monica Affatato, Luciano D’Onofrio. Al termine della proiezione Marco Sciotto coordinerà il dialogo con gli autori.
De Pascale rettifica le dichiarazioni riportate da “Repubblica”: «La si smetta di tirarci in ballo senza motivo»
In un articolo di Repubblica, il sindaco Ravenna Michele De Pascale dichiara di non avere preclusioni a valutare «l’ipotesi di ospitare un rigassificatore, o di aggiungere la Golar Tundra all’altra nave che già sarà operativa a Ravenna».
Una dichiarazione «mal riportata, immagino in assoluta buonafede», secondo lo stesso De Pascale che smentisce il quotidiano in una nota inviata alla stampa.
«Ravenna sta facendo la propria parte come nessun’altra città italiana nella transizione energetica – si legge nel comunicato firmato da De Pascale – ed è abituata a discutere dei progetti in maniera seria e puntuale. Abbiamo autorizzato con assoluta convinzione un rigassificatore in tempi da record e aspettiamo da tempo notizie per il più importante impianto eolico offshore in via di approvazione al largo delle nostre coste. Chiediamo che la nostra serietà e responsabilità non venga strumentalizzata. Se il Governo per ragioni tutte politiche vuole spostate il rigassificatore di Piombino in altra sede nel Tirreno lo faccia, ma la si smetta di tirare in ballo il nostro territorio senza alcun motivo».
Sabato 16 dicembre (ore 18) prosegue a Ravenna la rassegna “I sabati della Rocca – Radici, semi, germinazioni: linguaggi e visioni ravennati”, curata da Ivano Mazzani alla Rocca Brancaleone.
Gianluca Costantini (artista e attivista), Davide Sacco e Agata Tomšič (compagnia teatrale ErosAntEros) dialogano con Fausto Piazza (già direttore di Ravenna&Dintorni) della genesi e degli sviluppi di Libia (Mondadori 2019).
Costantini ha proposto alla giornalista d’inchiesta Francesca Mannocchi di trasformare i suoi reportage in un’opera di graphic journalism; ne è nato un volume che dà notizia di una Libia diversa da quella dei telegiornali e dei post sui social: è la Libia dei libici, la Libia delle code fuori dalle banche per procurarsi una moneta che non ha più valore. La Libia dei ragazzi che hanno combattuto il regime di Gheddafi e ora lo rimpiangono perché almeno, “quando c’era lui”, si sentivano sicuri, quella delle madri ferme alla finestra in attesa di figli che non torneranno, quella della gente comune che subisce ogni giorno ricatti dei militari, abusi, rapimenti, e vive perennemente nel terrore.
ErosAntEros ha poi trasformato le potenti immagini e parole di Costantini e Mannocchi in uno spettacolo multidisciplinare: la voce, i disegni animati di Costantini e la musica dal vivo del poliedrico musicista Bruno Dorella.
Sabato 16 dicembre alle 18 alla Sala delle Arti di Piazza Kennedy 7, a Ravenna, il fotografo abruzzese Matteo Di Giovanni presentaTrue Places Never Are. L’incontro è gratuito e aperto alla cittadinanza senza necessità di prenotazione.
Verrà presentato il lavoro di uno dei più interessanti nuovi fotografi italiani, che parlerà del proprio percorso artistico e professionale in dialogo conElena Dolcini(libreria Marmo,Forlì) e in collegamento con il fotografo americanoMike Slack(fondatore della casa editriceThe Ice Plant).
L’evento fa parte del percorso didatticoScuola Elementare di Fotografia, un progetto del Comune di Ravenna, ideato e curato daOsservatorio Fotografico. Si tratta di un corso atipico, articolato in una serie di appuntamenti nei weekend compresi fra settembre 2023 e dicembre 2024 e itinerante, che ha luogo in diversi spazi della città. Ogni iscritto ha la possibilità di avvicinarsi alla fotografia da un punto di vista sia teorico che pratico: può fare esperienza di uno spaccato del mondo della fotografia contemporanea italiana e internazionale grazie all’incontro con artisti e professionisti che si occupano della disciplina in campi diversi, e seguire workshop tecnico/pratici che comprendono sia lezioni che uscite fotografiche. Il corso prevede momenti di confronto collettivo e di condivisione del materiale prodotto.
Dal 16 al 22 dicembre con “Norma”, “Nabucco” e un gala verdiano. Parallelamente, performance danzate alla Domus dei Tappeti di Pietra
Torna la Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival, quest’anno affidata eccezionalmente alla sapiente guida di Riccardo Muti. Alle porte dell’inverno – dal 16 al 22 dicembre al Teatro Alighieri di Ravenna – Muti, sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, propone una settimana di appuntamenti dedicati all’opera italiana.
Si parte sabato 16 dicembre, alle 20.30, con Norma(replica 19 dicembre), a cui Muti ritorna dopo quasi trent’anni per riscoprirne “la levatura drammatica di tragedia greca” – a novembre l’opera di Bellini è stata oggetto di studio della sua Accademia dell’Opera Italiana presso la Fondazione Prada di Milano – mentre domenica 17 dicembre, alle 15.30, è in scena Nabucco (replica 20 dicembre), uno dei titoli che meglio rappresenta il profondo amore del Maestro per Verdi. Le due opere sono in forma semi-scenica, in perfetto equilibrio tra l’agire del palcoscenico e la dimensione del concerto; la “scenografia virtuale” è firmata dal giovane visual artist Svccy, dal visual programmer Davide Broccoli e dalla lighting designer Eva Bruno.
Venerdì 22 dicembre, la Trilogia si completa con un gala verdiano – sinfonie, cori e arie da Macbeth, Il Trovatore, I Vespri siciliani, Simon Boccanegra, La forza del destino, Don Carlo, Otello… – con Ildar Abdrazakov, Elisa Balbo, Isabel De Paoli, Rosa Feola, Juliana Grigoryan, Vittoria Magnarello, Luca Micheletti, Piero Pretti e Riccardo Rados. Il Coro è sempre quello del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati.
«Ritornando a studiare Norma, quello che mi ha colpito è stata la grandiosità dei recitativi che danno alla partitura di Bellini la levatura drammatica della tragedia greca – nota Riccardo Muti nel riflettere sui titoli messi a confronto da questa Trilogia – Bellini stesso dichiarò che componeva declamando il testo per rendere in musica le inflessioni della voce, le accelerazioni, i rallentamenti, gli accenti e il tono dell’espressione. Lo stesso farà Verdi, il che dimostra come mai i recitativi della Norma si stacchino da quelli della tradizione. (…) Norma è un bassorilievo antico. Non parlerei tanto di staticità, quanto di melodia infinita, che fa presagire Wagner nell’abbandono a un lirismo quasi lunare, presente in tutta l’opera, non solo in «Casta diva». Molto spesso, l’andamento della musica di Bellini riflette la mediterraneità del nostro mondo, un sentimento affettivo che affiora in ogni melodia. Nel Nabucco ci sono ancora elementi che nascono da Bellini: la differenza sta nel fermento rivoluzionario, nell’energia del tutto nuova che accompagna sempre il lirismo verdiano».
Norma, in scena sabato 16 e martedì 19 dicembre alle 20.30, ha per protagonista Monica Conesa, la cui Casta diva è stata già applaudita dal pubblico in occasione dei concerti Le vie dell’Amicizia a luglio; Pollione e Oroveso sono rispettivamente Klodjan Kaçani e Vittorio De Campo, mentre Eugénie Joneau è Adalgisa, Vittoria Magnarello è Clotilde e Riccardo Rados è Flavio.
Nabucco, in programma domenica 17 dicembre alle 15.30 e mercoledì 20 alle 20.30, vede Serban Vasile nei panni del sovrano babilonese, mentre Abigaille è affidata a Lidia Fridman e Zaccaria è Evgeny Stavinsky; Francesca Di Sauro è Fenena, mentre è di Riccardo Rados il ruolo di Ismaele. Adriano Gramigni, Giacomo Leone e Vittoria Magnarello sono rispettivamente il Gran sacerdote di Belo, Abdallo e Anna.
In occasione della Trilogia d’Autunno, la Domus dei Tappeti di Pietra (via Barbiani 16) accoglie le MicroDanze di Aterballetto, brevi performance danzate di sei-otto minuti. Le coreografie di Diego Tortelli “abitano” il sito archeologico: “A Gig” è in scena sabato 16, mentre “Yes, Yes…” sarà protagonista di tutte le altre giornate. Il 16, 19, 20 e 22 dicembre l’appuntamento è alle 17 e alle 18, mentre domenica 17 è alle 12 e alle 12.30. Il biglietto della Trilogia è valido per tutte le MicroDanze in programma (e per il Museo Classis fino al 7 gennaio); l’ordinario biglietto d’ingresso alla Domus include la performance.
Tra i promotori Potere al Popolo: «Vogliamo denunciare le complicità del nostro Paese»
Presidio al porto di Ravenna ieri, giovedì 14 dicembre, in occasione del passaggio della nave di una compagnia israeliana che, secondo i manifestanti, «trasportava armi per la guerra in Palestina».
Bandiere della pace e della Palestina si mischiavano a quelle di ambientalisti e Potere al Popolo, che in una nota aveva commentato: «Insieme a studenti e lavoratori vogliamo denunciare le complicità del nostro paese e del governo Meloni con Israele, come dimostra l’astensione dell’Italia al voto all’Onu per esigere un cessate il fuoco immediato, e del trasporto di armi che viene concesso tranquillamente. Da ormai due anni diciamo che l’Italia deve uscire dalle guerre, e l’abbiamo ripetuto anche nelle manifestazioni insieme ai lavoratori portuali che hanno bloccato i carichi di armi a Genova come a Salerno, e i lavoratori degli aeroporti di Pisa, perché uscire dalla guerra vuol dire prima di tutto finirla con l’invio di armi».
Si tratta di una filiera di imprese, anche fittizie, impegnate nel confezionamento e nel commercio. Confiscati 2 milioni di euro
I finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza hanno dato esecuzione alla sentenza di condanna con la quale il tribunale di Ravenna ha disposto la confisca, anche per equivalente, di disponibilità pari a 1.952.115,48 euro, quali profitto di reati tributari e di riciclaggio.
Il provvedimento costituisce l’epilogo di articolate indagini svolte dalla compagnia di Faenza che hanno permesso di constatare complessivamente imponibili sottratti a tassazione ai fini delle imposte dirette per oltre 16 milioni di euro e violazioni all’Iva per circa 4 milioni.
In particolare, le investigazioni hanno ricostruito un sofisticato sistema fraudolento di evasione delle imposte, realizzato attraverso la creazione di una filiera di imprese, anche fittizie, operanti nel settore del confezionamento e del commercio di abbigliamento. Coinvolti e deferiti all’autorità giudiziaria dieci soggetti di nazionalità italiana e cinese (questi ultimi operanti nel territorio pratese) che, a vario titolo, hanno preso parte al sofisticato sistema di frode.
Ora, per tre persone residenti a Faenza, il relativo procedimento penale si è concluso con il patteggiamento della pena.