I lavori per l’installazione, a carico della Rete Ferroviaria Italiana, inizieranno entro novembre
A seguito dell’allagamento della stazione ferroviaria di Lugo nel maggio scorso, Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ha scelto di sostituire gli ascensori danneggiati in modo irreparabile con impianti più moderni e performanti. Il 30 ottobre è stato firmato il contratto che prevede un investimento di 600mila euro da parte dell’azienda per i lavori che partiranno entro fine novembre.
«L’installazione di questo tipo di ascensori è un servizio importante sia per le persone più fragili o con mobilità ridotta, sia per coloro che viaggiano trasportando pesanti bagagli, passeggini e biciclette – spiega l’assessora comunale alla Mobilità Maria Pia Galletti -. Ringrazio Rfi per la risposta su questo punto; all’azienda ho anche chiesto di valutare la possibilità di ripristinare la biglietteria con operatore nei momenti della giornata di maggior afflusso di viaggiatori».
Si ricorda che, per esigenze particolari come quelle dei passeggeri a ridotta mobilità e con disabilità, la stazionediLugo è una di quelle dove si possono attivare i servizi di Sala Blu. Si tratta della possibilità di avere a disposizione, chiamando il numero verde 800 90 60 60, servizi per persone che presentino necessità di aiuto alla mobilità per la loro condizione temporanea o stabile.
Contributo massimo di 150mila euro per ogni impresa, priorità ai casi vicini a scuole e ospedali o che installano fotovoltaico, domande dal 22 novembre
La Regione Emilia-Romagna mette a disposizione 4 milioni di euro di incentivi per la rimozione e lo smaltimento dei manufatti contenenti amianto (asbesto) nelle fabbriche. Il bando è indirizzato a microimprese, Pmi e grandi aziende, con sede legale o unità locale nel territorio emiliano-romagnolo: finanziabili i progetti per la rimozione e smaltimento di manufatti contenenti amianto, presenti in immobili in cui si svolgono attività produttive, terziarie e commerciali.
L’intervento dovrà avere un costo complessivo ammissibile di almeno 15mila euro per le spese di rimozione e smaltimento dell’amianto (esclusi, quindi, i costi di ricostruzione) e dovrà riguardare immobili localizzati in Emilia-Romagna. Sono esclusi gli interventi finalizzati all’adeguamento alle norme esistenti. Sono ammissibili solo gli interventi avviati dopo la data di prenotazione online. Il limite massimo di contributo ammissibile per intervento è fissato a 150mila euro.
Priorità sarà data agli interventi degli edifici da bonificare che si trovano a una distanza inferiore a 800 metri in linea d’aria da scuole o ospedali; che contestualmente all’intervento prevedono anche l’installazione di impianti fotovoltaici presso la medesima unità locale, area o sito produttivo di cui fa parte l’edificio da bonificare. Sarà possibile indicare la presenza di entrambi i criteri di priorità.
La presentazione della domanda si articolerà in due fasi. Una prima riguarda la prenotazione online del contributo dal 22 al 28 novembre 2023, con l’indicazione del costo stimato dell’intervento candidato e dichiarazione di eventuali priorità; una seconda (dal 10 gennaio al 5 aprile 2024) che prevede la presentazione della domanda completa, alla quale saranno invitate solo le imprese che si troveranno in posizione utile nella graduatoria, sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Queste ultime avranno tre mesi per presentare il progetto dell’intervento e completare la domanda di contributo. Gli interventi di rimozione e smaltimento dovranno essere effettuati entro 24 mesi dalla concessione del finanziamento.
L’obiettivo è di facilitare e velocizzare l’immissione dei veicoli in corrispondenza dell’intersezione anche nei giorni di maggiori flussi di traffico
La giunta comunale di Ravenna ha approvato il progetto per una rotonda tra viale Berlinguer e piazza Sighinolfi, la piazza del mercato ambulante, per un costo di 800mila euro (275mila euro dal Comune, 525mila dalla Regione). Il progetto prevede una rotatoria “compatta” di forma circolare, con un’isola centrale parzialmente sormontabile. Nella nota diffusa dall’ufficio stampa del Comune non sono indicati tempi di realizzazione.
Il progetto ha l’obiettivo di facilitare e velocizzare l’immissione dei veicoli in corrispondenza dell’intersezione anche nei giorni di maggiori flussi di traffico. La zona infatti è una delle più nevralgiche in città, molto frequentata e trafficata per la presenza di numerosi uffici tra cui quelli del Comune, esistenti e di futura realizzazione, della Questura, della Polizia Stradale, di studi professionali e di esercizi commerciali di varia tipologia. Nelle immediate vicinanze si trovano l’ospedale Santa Maria delle Croci, il comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e il Tribunale. Lungo la via Sighinolfi, nelle giornate di mercoledì e sabato, si effettua il mercato ambulante cittadino che occupa tutta la sede stradale, che, per l’occasione, viene chiusa al traffico veicolare.
L’intera area, comprese le vie Marzabotto e Cassino, sono interessate inoltre dalla presenza del maggior polo scolastico della città oltre che dallo stadio comunale che determina movimenti di veicoli, di biciclette e di pedoni anche rilevanti in occasione delle manifestazioni sportive.
Le aree su cui si dovrà svolgere l’intervento sono pertinenze stradali e di proprietà comunale ricadenti nel centro abitato; pertanto, non è necessario avviare alcuna procedura di esproprio e/o accordi bonari.
«La realizzazione di una rotatoria in quella zona per migliorare il flusso del traffico – afferma l’assessora ai Lavori pubblici Federica Del Conte – sarà senz’altro di grande supporto e consentirà una migliore scorrevolezza, aumentando d’altro canto anche la sicurezza di automobilisti e pedoni, soprattutto nelle ore di punta. Tra i vantaggi secondari dell’intervento la diminuzione delle emissioni inquinati e riduzione dell’inquinamento acustico, grazie alla maggiore fluidità di percorrenza e la riduzione della velocità media; la maggiore tutela verso le utenze deboli, come pedoni e ciclisti, dato dalla velocità ridotta e dalla possibilità di usufruire delle isole divisionali come riparo durante l’attraversamento; la semplificazione della segnaletica verticale, riducendo l’ingombro e facilitando la comprensione, la possibilità di inversione di marcia senza compiere manovre pericolose e non consentite».
La polizia indaga a Faenza sulla morte di un uomo di 49 anni, Stefano Bandini, trovato senza vita sul terrazzo di casa in un condominio di via Boschi. Il ritrovamento della salma è avvenuto ieri, 1 novembre, ma secondo i primi rilievi il decesso risale a diversi giorni prima, presumibilmente fra cinque e sette. L’uomo viveva solo, in compagnia di un cane ritrovato nell’appartamento e ora curato dai familiari. La notizia è riportata dall’edizione di oggi del quotidiano Il Resto del Carlino in un articolo firmato da Filippo Donati. L’allarme è partito dai vicini di casa per i miasmi percepibili dalla terrazza. Accanto al corpo pare non ci fosse altro che uno stendipanni e la finestra era spalancata, non sarebbero presenti tracce ematiche.
Se ne parla il 4 novembre alla Casa Matha con esperti del settore
Il 4 novembre alla Casa Matha di Ravenna (piazza Andrea Costa 3) si svolgerà il convegno “Aggiustiamo il Tiro” organizzato da StrategieSociali.it in collaborazione con Piada Bitcoin, l’associazione Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali Ravenna e l’associazione Almae Matris Alumni dell’Università di Bologna.
Il convegno mira a scandagliare le possibili vie alla sostenibilità cercando di affrontare modelli di business ed opportunità estremamente innovative.
«Il titolo “Aggiustiamo il tiro” – spiegano gli organizzatori – è stato scelto perché su questi temi è necessario ricalibrare e ritarare le informazioni che la stampa spesso propone ai cittadini. Comprendere l’importanza dei temi trattati e ricalibrare le proprie visioni ed atteggiamenti è il primo passo verso un nuovo, più moderno e sano concetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica».
Tra gli ospiti, Rikki & Guybrush, fondatori del Bitcoin Italia Podcast, parleranno di cosa sia Bitcoin, di come funzioni questa tecnologia (in maniera non tecnica e divulgativa); Valerio Dalla Costa – fondatore del Villaggio Bitcoin, una comunità a tutto tondo che ha fatto della sostenibilità ambientale ed economica il fulcro del suo sviluppo; Sandro Fuzzi dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Cnr) nonché tra i promotori della lettera aperta ai media sulla corretta comunicazione delle emergenze climatiche, parlerà di come il clima stia cambiando.
Durante la giornata saranno presenti i volontari del gruppo Piada Bitcoin (https://t.me/BitcoinPiada) e dell’Associazione Comunità Energetiche Ravenna (https://cersra.it) per aiutare i partecipanti ad approcciare con maggiore consapevolezza questi temi.
L’evento è totalmente gratuito e aperto al pubblico anche se per motivi logistici è gradita la prenotazione a questo link: https://bit.ly/411ravenna
Solo gialla nella costa, con possibili fenomeni di ingressione marina ed erosione del litorale
Allerta meteo di colore arancione, per tutte le 24 ore di giovedì 2 novembre, in gran parte della provincia di Ravenna (fatta eccezione per i comuni di Faenza, Russi, Ravenna e Cervia dove è “solo” gialla).
L’allerta è per temporali, e si estende anche a vento e frane in collina, nel Faentino.
«Nelle zone montane e collinari si potranno generare diffusi fenomeni franosi, estesi ruscellamenti lungo i versanti e rapidi innalzamenti dei livelli idrometrici nei corsi d’acqua montani – si legge nel testo dell’allerta meteo -, con possibili superamenti delle soglie 2 e diffusi fenomeni di erosione spondale. Si prevede, inoltre, per tutta la giornata una forte ventilazione, fino a valori di burrasca forte (62-74 km/h) o superiori su tutte le aree dei rilievi, sulla pianura occidentale e sul mare, che diventerà agitato al largo nelle ore serali. Le condizioni del mare sotto costa potranno generare localizzati fenomeni di ingressione marina ed erosione del litorale, in particolare nella costa ferrarese».
Giovedì 16 novembre parte la prima stagione di stand-up comedy al Royal Beach di Milano Marittima (in collaborazione con The Comedy Club).
Il primo ospite è l’acclamato Daniele Tinti con Crossover (ore 21), il suo nuovo live show, che racconta e ironizza sui grandi paradossi del vivere quotidiano.
Daniele Tinti, comico e autore, è noto anche per l’enorme successo del suo podcast “Tintoria”, nel quale Tinti insieme a Stefano Rapone intervista i più disparati personaggi del mondo dello spettacolo, abbinando confidenza e ironia, comicità e riflessione.
Ingresso: 25 euro (show + calice di benvenuto); prenotazioni al 335/1439990 o 0544/422210.
Uomo e galantuomo vede protagonistiGeppy e Lorenzo Gleijeses diretti da Armando Pugliese
La stagione dei teatri 23-24 si apre all’Alighieri, dove da giovedì 2 a domenica 5 novembre (ore 21, domenica ore 15.30) andrà in scena Uomo e galantuomo, di Eduardo De Filippo, con Geppy e Lorenzo Gleijeses, diretti da Armando Pugliese.
Primo testo in tre atti di De Filippo, scritto a soli ventidue anni, questo classico della commedia degli equivoci narra la storia di una compagnia di guitti, scritturati per una serie di recite in uno stabilimento balneare. Un racconto tra farsa e dramma, dalle tinte pirandelliane, dove gli intrecci amorosi si mescolano alla finta pazzia, unica via per evitare duelli e galera.
A portare in scena la commedia, insieme al figlio Lorenzo, è un protagonista d’eccezione, Geppy Gleijeses, allievo di Eduardo e da lui autorizzato a rappresentare le sue opere, con la direzione di Armando Pugliese, storico regista di opere eduardiane. Info: ravennateatro.com.
Torna dopo un anno la Festa dell’Unità autunnale a Lavezzola alla sala Pd New Petrol.
Sabato 4 novembre sarà la giornata di apertura con cena a partire dalle 18.30 , musica, ballo in compagnia di Dante e Mauro Ferrara. Alle ore 20 sarà presente la segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein.
Si continua poi la domenica 5 a pranzo, sabato 11 a cena e domenica 12 a pranzo (prenotazioni al 338 7789694).
Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Marina Mannucci, attivista, ricercatrice e pubblicista ravennate nel campo dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, dei diritti civili e delle discriminazioni razziali e di genere.
L’artista Federico Ferroni con la sua scultura Teodora
Il 26 ottobre si è concluso l’Omc (Offshore Mediterranean Conference) Med Energy Conference & Exhibition, che ha visto riuniti a Ravenna i principali attori dell’energia per partecipare al dibattito sull’evoluzione del settore energetico. Una “giusta transizione”, il tema individuato dagli organizzatori per questa edizione 2023.
Ravenna è stata trasformata per tre giorni – a dire dei promotori – «nel principale hub di dibattito sull’energia del Mediterraneo, punto di incontro tra Nord e Sud del mondo. Dove costruire soluzioni concrete e creare nuovi modelli di business che puntino alla transizione energetica e assicurino la sicurezza energetica, la competitività e la sostenibilità».
Nel frattempo, sono continuati anche i lavori per l’arrivo della nave rigassificatrice “BW Singapore”, che darà un valido contributo al peggioramento della qualità dell’aria, all’aggravamento del surriscaldamento globale e al rischio incidenti.
Un’“accurata” promozione su tutti i mezzi di comunicazione del suddetto vertice del settore Oil & Gas abbonda di espressioni ridondanti come transizione ecologica, decarbonizzazione e sostenibilità. Un ambientalismo di facciata, ampiamente supportato dagli organi d’informazione, che ha sorvolato sul fatto che le emissioni climalteranti sono in buona parte correlate alle attività estrattive e a tutta la filiera dell’utilizzo delle fonti fossili, glissando sulla proposta di uno stop ai sussidi che, con sperpero di denaro pubblico, garantiscono risorse, profitti e potenza alle aziende protagoniste dell’estrattivismo. Si è tralasciato di approfondire come il calo di consumo di gas renda inopportuni e privi di senso investimenti in nuove strutture metanifere. Affrontare seriamente il tema di una “giusta transizione”, poteva essere l’occasione per promuovere una produzione energetica globale – trasferita dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni – decentrata, diffusa, controllata e governata anche dal basso, unica alternativa alle tensioni geopolitiche che stanno interessando aree sempre più vaste del Pianeta. È noto come la maggior parte delle compagnie petrolifere e del gas utilizzino tecniche di marketing per convincere opinione pubblica e consumatori di essere rispettose dell’ambiente. La promozione di questo storytelling si concretizza attraverso la sponsorizzazione di iniziative di vario tipo. Stampa, televisione, social media, eventi sportivi e culturali, perfino percorsi formativi all’interno di istituti scolastici e atenei, sono “comprati” dalle oil & gas company, con l’obiettivo di ritardare il processo di decarbonizzazione. “Nega, ritarda e inganna” sono i pilastri della disinformazione climatica.
Per sfidare il gergo, il linguaggio e l’approccio culturale di massa, che ha caratterizzato la maggior parte dell’informazione mediatica di questo evento, a Ravenna, nelle stesse date in cui si è tenuto il vertice Omc, è stato realizzato un fitto programma di iniziative promosse dalla Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile, insieme alla Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna, al Gruppo Energia per l’Italia e alla Rete No Rigassificatori No Gnl, con l’adesione e la partecipazione di numerose realtà ambientaliste di base dei territori limitrofi e anche di zone più lontane, di soggetti dell’elaborazione femminista come l’Associazione Femminile Maschile Plurale e la Casa delle donne di Ravenna. Il 24 mattina, durante il presidio all’apertura dell’Omc davanti al Pala De André, l’artista Federico Ferroni ha sfilato in testa al corteo con la sua scultura, una Teodora scolpita nel tronco di un vecchio albero rinvenuto sulle rive del nostro mare (in mostra alla galleria MAG di via Mazzini fino al 26 novembre), che ha infangato davanti a tuttə prima di arrivare al punto del presidio, in segno di protesta, nel ricordo dell’alluvione e come monito di quello che potrebbe ancora accadere. Quella stessa mattina, gli artisti Aziz Sydygaliev e Elizaveta Sineva, iscritti al biennio di Mosaico dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, hanno installato un’opera pubblica alla Rocca Brancaleone, dal nome “Balance in landscape”, che rappresenta una riflessione sull’importanza e la fragilità del nostro suolo. Nel pomeriggio dello stesso giorno, presso il Polo delle Arti, è stato presentato il libro di Mario Pizzola “La sporca Pace”, dove l’autore ha messo a fuoco i rapporti che intercorrono tra estrattivismo, armamenti e guerre. Nei giorni successivi, in un convegno articolato in tre sessioni tematiche, docenti universitari/e, scienziate/i, attiviste/i hanno parlato di crisi climatica, gestione del territorio e delle possibili alternative.
Un gruppo di studentesse dell’Università di Bologna, Campus Ravenna, Laurea Magistrale in International Cooperation on human rights and intercultural heritage, Corso di Cooperazione e Patrimonio Interculturale che ha collaborato molto attivamente alla progettazione e realizzazione delle iniziative, così si raccontano: «Durante il nostro intervento abbiamo portato il discorso a un livello umanistico, sottolineando l’importanza dell’unione sociale nel fare fronte alla crisi climatica. Unione intesa anche come inclusione, non solo di chi già lotta. Abbiamo per questo deciso di coinvolgere lə cittadinə di Ravenna che ancora non erano a conoscenza delle conferenze attraverso un quiz interattivo. Grazie a un approccio orizzontale, divertente e coinvolgente abbiamo stimolato il dialogo su problematiche generali e locali tra cui rigassificatore, alluvioni, estrattivismo e cambiamento climatico. Siamo uscite da questa esperienza con tanta gratitudine per chi ci ha accolto così bene qui a Ravenna e anche con la voglia di rendere la lotta non solo sempre più forte ma anche completamente inclusiva».
Una settimana intensa, un buon numero di partecipanti al presidio, tante le persone agli incontri (registrazioni degli eventi sulla pagina FB del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile e su YouTube).
«Ma ora stringono quelli per la seconda tranche» Il presidente di Ap: «Follia pensare che questo progetto non fosse necessario: non c’era piano B»
Dopo decenni di annunci, smentite, polemiche e litigi, la firma era arrivata ormai tre anni fa. Il progetto Hub Portuale è partito di fatto in quel novembre del 2020, con l’assegnazione dell’appalto della prima tranche di lavori, da 235 milioni (oggi diventati 250) – finanziati da Cipe, Banca Europea degli Investimenti, Unione Europea e Autorità di Sistema Portuale. Lavori che consistono nell’approfondimento dei fondali del canale Candiano da 10,5 a 12,5 metri e nel contestuale rifacimento delle banchine esistenti, con la realizzazione anche di quella per il nuovo terminal container. Lavori che termineranno in anticipo, ci conferma il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi nella sede di via Antico Squero.
A questa prima fase di cantiere ne seguirà una seconda da oltre 200 milioni che porterà i fondali alla quota definitiva di 14,5 metri.
Daniele Rossi, qualcuno mette in dubbio la reale necessità di questi lavori. O perlomeno la loro dimensione. Vuole ribadire perché si investe quasi mezzo miliardo di euro sul porto? «Se davvero qualcuno crede non fossero necessari, allora devo dire che la legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi ha fatto veramente dei danni…Dobbiamo partire dalla constatazione che le dimensioni del naviglio sono in grandissima crescita. D’altronde, il costo medio dell’unità trasportata per essere compatibile con l’economia di mercato deve diminuire e l’unico modo per farlo è portare più merce. Veniamo da un periodo storico in cui abbiamo lavorato con navi da 35mila tonnellate per cui erano sufficienti 8,5 metri di pescaggio. Poi siamo passati alle navi da 55.000 tonnellate per cui è stato sufficiente avere i -10,50 metri. Ma ora siamo in un momento in cui le Panamax, navi da 80mila tonnellate, non possono entrare nel porto di Ravenna, per cui servono -12.50 metri. E oggi è inevitabile puntare anche sulle Capesize, navi da 180mila tonnellate che necessitano di pescaggi da 14,50 metri. Senza considerare poi quelle ancora più grandi che entrano nei porti di Trieste o Genova. Se noi usciamo da questa logica, se non approfondiamo quindi fino a 14,5 metri, il porto di Ravenna, semplicemente, chiude. Non c’è un piano B».
Non basta scavare pochi centimetri, insomma. «Chi lo dice, poi tra l’altro non sa nemmeno dove mettere quei 100mila metri cubi di fanghi che bisogna scavare per togliere anche solo 10 centimetri. Noi invece abbiamo dovuto fare un progetto complessivo, approvato dal Cipe, in cui abbiamo presentato un piano per l’utilizzo di 10 milioni di metri cubi, da destinare per la realizzazione di oltre 200 ettari di aree produttive e logistiche, in un perfetto esempio di economia circolare. E se arrivi a 14,5 metri, poi devi anche adeguare le banchine. Ed è così che un progetto da 7-8 milioni diventa, inevitabilmente, un piano da 250 milioni».
Siamo in anticipo sui tempi, quindi? «Sì, grazie a un contratto di accelerazione con l’impresa appaltatrice. i lavori che dovevano finire nel 2025-2026 per la maggior parte saranno pronti la prossima estate, o comunque entro il 2024. Questo ha avuto un costo (il progetto è passato da 235 a 250 milioni di euro anche a causa dell’adeguamento dei costi dei materiali, ndr), ma penso sia molto più importante per la nostra economia chiudere in fretta i lavori e avere un porto senza troppi cantieri in corso. Si trattava comunque sempre di cifre che sono nella nostra disponibilità, fornite dal ministero».
Per quanto riguarda la seconda fase, ci sono dubbi sui fondi Pnrr annunciati? «No, abbiamo già i fondi stanziati (210 milioni di euro complessivi per la seconda tranche dei lavori, di cui 130 dal Pnrr, ndr). Sono i tempi a essere invece a rischio. Entro il 2026 l’impianto da realizzare in questa seconda fase deve essere in grado di trattare 1 milione di metri cubi di materiale da escavo, i tempi sono strettissimi. I lavori sono già aggiudicati ma stiamo attendendo le autorizzazioni amministrative».
Si è parlato per anni anche del nuovo terminal container che nascerà nell’ambito dei lavori dell’Hub Portuale. Ma Ravenna ha davvero le potenzialità per poter investire su questo comparto? «Ravenna strutturalmente non è un porto destinato ai container. Nasce e ha come core business le rinfuse solide. I container sono però una parte importante da sviluppare. E proprio perché i numeri sono limitati, il margine per implementarli c’è. Se si parla di milioni di Teu, come capita in altri porti, sono il primo a dire che sono fantasie: non esiste un mercato da milioni di Teu da intercettare. Ma se dai nostri 250mila scarsi si vuole passare a 450-500mila, come abbiamo detto, i margini ci sono e non c’è proprio dubbio che ce li porteremo a casa quei 450-500mila Teu all’anno, grazie a una struttura nuova ed efficiente che nascerà e a un sistema logistico retroportuale come il nostro capace di gestire un carico addizionale. Voglio ricordare che siamo l’unico porto in Italia che è stato in grado di passare negli ultimi anni da 6mila a 10mila treni. E l’unico con una tangenziale che arriva alle banchine senza attraversare la città. Grazie anche alla “natura” e alla conformazione di Ravenna abbiamo la possibilità di puntare sull’intermodalità, che fa sempre più la differenza».
A proposito di treni, a frenare ulterioremente la crescita è sempre l’unica linea con Castel Bolognese… «Ma non dipende da noi. Quello che invece possiamo fare è portare a termine l’accordo siglato con la Rete Ferroviaria Italiana per i due nuovi scali merci, che toglieranno quasi tutti i treni merci dalla stazione. Un investimento di 80 milioni (Autorità portuale ce ne mette 15, ndr) che sta procedendo. Per lo scalo in sinistra Candiano è stata completata la Conferenza di Servizi e al momento siamo in fase di progettazione esecutiva, così da poter partire il prossimo anno con i lavori. A destra siamo invece ancora in Conferenza di servizi, che speriamo di chiudere il prima possibile».
A che punto è invece la progettazione per i nuovi lavori al terminal crociere di Porto Corsini? «È finita la conferenza dei servizi e tra qualche giorno la Royal Caribbean (la compagnia internazionale che ha ottenuto in concessione il terminal, ndr) pubblicherà un bando di gara da 50 milioni di euro per la realizzazione della nuova stazione marittima. Subito dopo come Autorità portuale prepareremo il bando per il Parco delle Dune (l’area verde su 12 ettari che dovrà collegare il terminal al paese, ndr). Per i tempi dipenderà molto dalla velocità delle autorizzazioni».
È successo in Brianza. Il giovane è dipendente di un’azienda di Conselice
Un ragazzo di 22 anni residente nel Lughese è ricoverato in gravissime condizioni al San Gerardo di Monza dopo un infortunio sul lavoro avvenuto nella mattinata di martedì 31 ottobre alla Felice Dania, storica fabbrica di scatole di Burago Molgora, in Brianza.
Il giovane, dipendente di un’azienda di Conselice, è rimasto folgorato da una scarica da 380 volt durante l’installazione di una pellettizzatrice.