domenica
17 Maggio 2026

L’estate dell’alluvione ha fatto perdere ai bagnini fino al 20% degli incassi

Le stime dei presidenti delle cooperative di Ravenna e Cervia, alle prese anche con le incertezze della Bolkestein: «E gli investimenti sono fermi»

Mare Lido Riviera

Così come ha stentato a iniziare, ora è restia ad andarsene, l’estate 2023, segnata profondamente dall’alluvione. Ancora i tempi non sono maturi per avere dati definitivi su presenze, ma i bagnini non hanno dubbi: la stagione si chiuderà sotto il segno negativo per i profitti, resta solo da capire se sarà un meno 10 o un meno 20 percento.

«Questa è stata un’annata molto particolare – afferma Maurizio Rustignoli, presidente della Cooperativa Spiagge Ravenna –, iniziata col dramma dell’alluvione e quindi con i mesi di maggio e giugno “invalidati”. Dal 10 luglio ci siamo stabilizzati, agosto è andato bene e a settembre c’è stato un buon inizio. Ma già prevediamo un calo del fatturato nell’ordine del 15-20 percento. Tra i grandi nodi da risolvere vi è certamente quello del personale che è necessario per chi, come noi, deve poter dare dei servizi. Le difficoltà, al riguardo, non sono state molto diverse da quelle degli anni scorsi, ma è chiara la necessità di intercettare nuova manovalanza. Una parte dei flussi migratori potrebbe forse essere una potenziale risorsa. A chi accusa il settore di pagare poco, mi sento di dire che difficilmente un imprenditore lascia andare via un bravo collaboratore».

Sulla stessa lunghezza d’onda è poi Fabio Ceccaroni della Cooperativa Bagnini Cervia. «Questa lunga coda dell’estate è stata certamente ben gradita dagli operatori – ricorda – ma non cancella le difficoltà legate a una primavera troppo inoltrata a causa del maltempo. Anche in agosto, quando ormai abbiamo iniziato a respirare, non c’è stato il solito sovraffollamento. E anche ora che ci siamo appena lasciati alle spalle l’ottimo “Ironman” per il turismo, credo che quando andremo a fare i conti il saldo sarà negativo del 10-15 percento». Una stagione difficile anche per la ricerca del personale, un problema che in realtà non riguarda solo il settore balneare ma è ormai trasversale. «Premesso che c’è l’imprenditore diligente e quello che lo è meno – prosegue Ceccaroni –, non si può pensare di saltare la fase di apprendistato per un giovane e offrire paghe stellari. Diverso è invece il discorso per chi ha esperienza ed è giusto che migliori il suo percorso. Personalmente credo sia una questione culturale e non meramente economica: fino a qualche anno fa la professione del marinaio di salvataggio, per esempio, era ambita perché ben pagata, con permessi e tutto ciò che serve, oggi non è più così. I giovani fanno la fila per diventare social media manager. Il ricorso a migranti?
Può essere un’opzione se ben gestita e organizzata, ma bisogna mettere in conto almeno quattro anni di permanenza in Italia e tutta una serie di problematiche legate alle differenze culturali e religiose».

C’è poi l’ormai annosa questione della Bolkestein che affligge la categoria. Rustignoli dice che ci sono grandi aspettative sul lavoro del tavolo tecnico che, entro settembre, dovrà fare una relazione al governo. Il tavolo ha mappato e raccolto dati sulle coste italiane, come mai era stato fatto prima, e sembra che ci siano le condizioni per valutare una diversa applicazione della direttiva come previsto dall’articolo 12, visto che non ci sarebbe “scarsità di risorsa”. «Sarà il Governo a farci sapere come procedere. C’è preoccupazione soprattutto nell’ottica di futuri investimenti», dice.

Per Ceccaroni l’umore è quello di sfinimento, visto che ancora non si sa di “quale morte morire”. « Non possiamo che aspettare cosa deciderà il parlamento – conclude -. Il prossimo 31 dicembre scadranno le concessioni balneari che non potranno più essere rinnovate automaticamente, secondo anche il consiglio di Stato. Insomma, siamo in alto mare».

Per quanto riguarda i lidi ravennati, una delle novità dell’estate è stato il “debutto” del Parco Marittimo che sarà completato nei prossimi mesi, visto che i lavori riprenderanno in ottobre. Ci sono ancora molte sistemazioni da fare: piantumazioni, finiture dei passaggi pinetali, collegamenti, creazione di percorsi pedonali all’interno della pineta tra Marina di Ravenna e Punta Marina, razionalizzazione delle postazioni rifiuti e degli stalli per moto. «Se visto dal punto di vista dei turisti e dei fruitori – spiega Rustignoli -, il riscontro è stato positivo. Anche se ancora incompleta, non si può che apprezzare una passerella che per 5 km consente di passeggiare tra mare e pineta. Dall’altro lato, però, ci sono problemi che devono trovare una soluzione. Per esempio quello della raccolta delle acque che, in alcuni tratti, è difficoltosa. Il grosso nodo è poi quello dei parcheggi».

Secondo il presidente della Cooperativa Spiagge Ravenna, va anzitutto risistemato il parcheggio scambiatore che deve diventare una sorta di hub, un posto in cui arrivare e poi decidere se prendere il navetto o spostarsi a piedi o in bici, il tutto in una situazione di comfort con la realizzazione di pensiline per ripararsi dal sole e dalla pioggia e di cartelli stradali con l’indicazione del mare. Va rivista anche la viabilità del navetto che ha bisogno di una corsia preferenziale per non restare bloccato nel traffico. Serve poi un nuovo parcheggio a Punta Marina. «Il Comune deve dirci qual è l’area individuata. Servono soluzioni definitive per poter dare informazioni certe alla gente che arriverà». Dalla prossima settimana, inizieranno le riunioni di zona a Marina di Ravenna e a Punta Marina per continuare il confronto e poi decidere.

In scooter con il padre, si schianta con un’auto: bambina di 10 anni al Bufalini

Lo scontro in via Piratello a Lugo

Una bambina di 10 anni è stata portata al Bufalini in elicottero dopo un incidente avvenuto nella tarda mattinata di oggi, sabato 23 settembre, a Lugo.

La piccola si trovata a bordo di uno scooter con il padre, anche lui finito all’ospedale di Cesena dopo l’incidente. Entrambi hanno riportato ferite di media gravità.

Per cause ancora in corso di accertamento da parte della polizia locale, lo scooter si è scontrato con un’auto all’altezza del civico 48 di via Piratello, finendo nel fosso. Illesi i due occupanti della Skoda.

Disagi per il traffico per la chiusura temporanea della strada.

Bollette luce, acqua, gas, rifiuti: «Esenzione integrale per gli alluvionati»

Una lettera a Governo e commissario da parte dei rappresentanti dell’Atersir a nome di tutti gli amministratori locali della provincia

BOLLETTA ENERGIAUna lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al commissario straordinario alla ricostruzione Francesco Paolo Figliuolo, al presidente dell’Arera Stefano Besseghini, alla presidente di Atersir Francesca Lucchi e per conoscenza al Presidente della Regione e Sub-Commissario alla ricostruzione Stefano Bonaccini per segnalare la forte criticità connessa alle agevolazioni tariffarie da disporre per gli utenti del servizio idrico integrato e rifiuti e per richiedere un provvedimento urgente.

È quanto hanno deciso di fare le rappresentanti del Consiglio d’ambito Atersir (l’Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della Regione Emilia-Romagna), la sindaca di Conselice Paola Pula, e la presidente del consiglio locale Atersir, la sindaca di Russi Valentina Palli, in rappresentanza di tutti gli Amministratori locali della Provincia di Ravenna, segnalando una «totale assenza dei necessari provvedimenti di natura legislativa per consentire le agevolazioni tariffarie che sgravino la popolazione colpita dagli eventi alluvionali, con riferimento agli ingenti consumi di acqua potabile utilizzata dalle utenze per le pulizie straordinarie e ai rifiuti prodotti».

Esentare integralmente dal pagamento della tassa rifiuti per il 2023 i cittadini e le imprese colpiti dall’alluvione – questa la richiesta formulata al Governo per tutti i cittadini colpiti, a prescindere dal Comune di residenza – sollecitazione svolta anche per le utenze luce, acqua e gas.

«Tutte le attività di natura regolatoria e tecnica di competenza dei soggetti preposti sono state già attuate, in maniera particolare da parte di Arera, Autorità di Regolazione dell’Energia le Reti e l’Ambiente – scrivono le sindache – e hanno sin qui consentito la sospensione dei termini di pagamento per i clienti finali interessati dagli eventi, e individuati con appositi provvedimenti, fino all’ormai prossimo 31 ottobre. È stata inoltre disposta la costituzione di apposite quote di fondi generati mediante l’introduzione di componenti tariffarie temporanee e di natura solidaristica a livello dell’intero Paese, che consentirebbero di agevolare gli utenti senza generare aggravi per la finanza pubblica».

Nonostante questo, la situazione resta molto critica. «Per quanto riguarda il servizio idrico integrato – cita la lettera – gli utenti alluvionati hanno ricevuto e stanno ricevendo bollette di importi molto elevati, commisurati ai consumi anomali di acqua utilizzata nel periodo critico, avendo a loro beneficio un semplice provvedimento di sospensione dei termini di pagamento al 31 ottobre 2023. Per quanto riguarda il servizio gestione rifiuti urbani, dopo una lunga fase in cui i cittadini hanno dovuto disfarsi di oggetti di vario genere in quanto danneggiati irrimediabilmente, e i gestori di servizio pubblico hanno operato sul campo mediante raccolta, rimozione, recupero (ove possibile) e smaltimento dei rifiuti prodotti in quantità del tutto anomala, in un regime governato da specifiche ordinanze emesse dal Presidente della Regione Emilia-Romagna nella sua funzione di Commissario delegato per fronteggiare l’emergenza, oggi si sta tornando alla normalità sotto il profilo funzionale, ma in un contesto di incertezza generale circa le coperture economiche delle operazioni svolte dei gestori (su fondi collegati all’emergenza) e, per quanto riguarda le utenze, circa le coperture che dovranno trovare anch’essi ristoro in provvedimenti solidaristici e non sui Piani Economico-Finanziari dei Comuni che avrebbero, sotto questa ipotesi, incrementi sicuramente insostenibili».

Per questo le sindache chiedono con forza al commissario straordinario e al Governo «di assumere le norme e i provvedimenti di rango adeguato per consentire alle deliberazioni tecniche di dispiegare compiutamente i propri effetti a ristoro dei danni provocati dai drammatici eventi alluvionali che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel maggio 2023. Rammentiamo, per completezza – concludono – che esigenze analoghe si pongono anche per quei territori della Provincia che hanno subito, oltre alla summenzionata alluvione, anche la tromba d’aria del 22 luglio scorso».

Tornano i temporali: allerta meteo gialla in tutta la provincia di Ravenna

 

Allerta meteo gialla per temporali in tutta la provincia di Ravenna. L’allerta – emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae – è in vigore già da oggi (sabato 23 settembre) ed è stata prorogata anche per domenica 24.

I temporali sono previstidal pomeriggio-sera di oggi, mentre «nelle prime ore di domenica 24 settembre il settore orientale della regione e i rilievi centro-orientali potranno essere interessati da temporali anche di forte intensità, con possibili effetti e danni associati. Si segnala inoltre un rinforzo della ventilazione nord-orientale sul mare e sul settore costiero in associazione al passaggio temporalesco».

In migliaia alla grande festa di Faenza dedicata agli “Angeli del fango” – FOTO

Stand gastronomici e concerti nelle piazze del centro con Nomadi, Modena City Ramblers e l’orchestra di Mirko Casadei

Grande successo di pubblico nella serata dedicata ai volontari che nei giorni delle due alluvioni hanno contribuito a liberare la città di Faenza da acqua e fango.

Tre i momenti organizzati in diversi luoghi nei quali l’amministrazione comunale ha voluto ringraziare anche le imprese e il mondo dell’associazionismo.

Mentre sin dal pomeriggio nell’angolo tra piazza della Libertà e corso Mazzini i Rioni hanno allestito uno stand gastronomico, alle 19 le associazioni di volontariato del territorio sono state salutate nel Salone dell’Arengo dalla giunta comunale. Alle 20 nella Sala del Consiglio comunale di Palazzo Manfredi protagoniste sono state le aziende che da tutta Italia hanno risposto all’appello degli amministratori per liberare la città da acqua e fango.

Dalle 21 in poi in piazza del Popolo è andato in scena il concerto “Me la sfango Go Go”, una festa musicale con i Nomadi, Modena City Ramblers, Mirko Casadei Popular Folk Orchestra, Zibba e Metallurgica Viganò. Presentatrice della serata l’attrice Maria Pia Timo che ha aperto il momento di ringraziamento con un’ospite speciale, Neri Marcorè, in città per la tre giorni del Talk della testata giornalistica “Il Post” che si svolge nell’ex complesso dei Salesiani. Dopo il saluto del sindaco Massimo Isola il via alla musica con le immagini dei terribili giorni di fango e acqua a fare da sfondo.

Incredibile il colpo d’occhio dall’alto delle due piazze di Faenza che possono arrivare a contenere sino a 4mila persone, entrambe piene. Momento speciale quando Mirko Casadei ha cantato “Romagna Mia”.

A questo prima serata di ringraziamento, nelle prossime settimane si aggiungerà un altro appuntamento più istituzionale in cui l’Amministrazione ringrazierà i componenti degli enti statali e dell’Unione della Romagna Faentina che hanno contribuito a liberare la città dal fango, salvato centinaia di vite umane e dato supporto alla popolazione durante e dopo le alluvioni.

Il Governo trasferisce alle scuole del Sud 10 milioni del fondo per l’Alluvione

Il sindaco: «Vergogna, nessuno si permetta di toccare i soldi per l’Emilia-Romagna». Il ministero: «Non erano stati utilizzati»

Scuola Sant'agata Santerno
Il ritorno a scuola a Sant’Agata sul Santerno

«Come purtroppo temevamo, le risorse stanziate dal Governo per l’alluvione, invece di aumentare, come sarebbe necessario, stanno progressivamente venendo spostate su altri capitoli». Lo dice il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, commentando la notizia dei giorni scorsi, confermata dallo stesso Governo.

In particolare, 10 dei 20 milioni stanziati inizialmente per finanziare direttamente gli istituti scolastici colpiti dall’alluvione (per “beni, servizi e lavori funzionali a garantire la continuità didattica e a potenziare e supportare la didattica a distanza, nonché attrezzature, arredi, servizi di pulizia, interventi urgenti di ripristino degli spazi interni ed esterni, servizi di trasporto sostitutivo temporaneo, locazione di spazi e noleggio di strutture temporanee”) sono stati dirottati invece per il contrasto alla dispersione scolastica nel Mezzogiorno.

Una decisione denunciata e criticata nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle e dall’Alleanza Verdi-Sinistra, su cui è intervenuto con una precisazione lo stesso Governo, sottolineando come entro il 31 agosto (scadenza fissata per richiedere i contributi del fondo da 20 milioni, «in quanto normativamente vincolati alla fase della prima emergenza») il fabbisogno complessivo per le scuole alluvionate sia stato pari a 10.174.736 euro. «Ne deriva – si legge in una nota del ministero – che, soddisfatto il fabbisogno espresso dalle scuole interessate dall’alluvione e spirato il termine del 31 agosto, la parte del fondo non utilizzata nell’ambito del predetto riparto, pari a euro 9.825.264, avrebbe costituito, laddove non diversamente impiegata entro l’anno, una economia non altrimenti utilizzabile e, dunque, destinata a perenzione. Per tale motivo, tale economia è stata impiegata a finanziare, in particolare, il potenziamento dell’organico del personale Ata, che costituisce una delle maggiori criticità rilevate dalle scuole del Mezzogiorno».

Il sindaco De Pascale sottolinea invece come i restanti dieci milioni di euro avrebbero potuto essere utilizzati «per i lavori di Comuni e Province sull’edilizia scolastica per le scuole distrutte, o trasformati in risorse per gli indennizzi a famiglie e imprese».

«È una cifra non certo risolutiva – continua De Pascale – ma, purtroppo, questo fatto vergognoso è la stessa cosa che accadrà, se non si agirà immediatamente come da noi richiesto, al miliardo e duecento milioni previsti per ammortizzatori ed export. Fin dai primi di giugno stiamo cercando di spiegare al Governo che, anche senza voler per forza pensare alla malafede, ha commesso errori gravissimi nel predisporre i primi provvedimenti legislativi sull’alluvione ed è necessario cambiare rotta in fretta, ma è da giugno che il Governo si rifiuta di incontrare i Comuni per un confronto franco e finalizzato a risolvere i problemi. Basta scherzare – conclude il sindaco -, nessuno si permetta di toccare neanche un euro di quelli già destinati al nostro territorio e si aggiungano in fretta quelli che mancano!».

Fanny & Alexander porta in scena Manson e trasforma il pubblico in una giuria

Debutta la nuova produzione della compagnia ravennate dedicata alla figura del celebre criminale

Andrea Argentieri Manson

Debutta oggi (23 settembre) al Mercurio Festival di Palermo il nuovo, atteso, spettacolo della compagnia ravennate Fanny & Alexander, dedicato alla figura del criminale americano Charles Manson.

A indossare i panni dell’accusato è il premio Ubu Andrea Argentieri, che farà ripercorrere agli spettatori i meandri della mente labirintica e manipolatoria di Manson, a partire dalle testimonianze video e audio e dalle numerose interviste che Manson in vita rilasciò.

Lo spettacolo mette il pubblico nello scomodo ruolo di una sorta di giuria postuma. È solo al termine di una fantasmatica ricostruzione “per suoni e scrittura concreta”, che ci si accorge di una presenza reale in sala, una specie di testimone silente che dà le spalle fin dal principio alla platea. L’uomo si gira, si avvicina, invita ripetutamente il pubblico a rivolgergli delle domande. «È proprio Manson, è qui, di fronte a noi – si legge nella cartella stampa -. Il pubblico pesca adesso da un elenco di trentadue domande che gli sono state consegnate al suo ingresso a teatro e poi, singolarmente e volontariamente, rivolge il quesito scelto all’attore, che adesso risponde in inglese, sopratitolato».

Dopo l’anteprima di Palermo, Manson debutterà a Milano il 29 settembre.

Drammaturgia e costumi sono a cura della ravennate Chiara Lagani; regia, luci e progetto sonoro di Luigi De Angelis. Produzione della cooperativa E Production, in collaborazione con Olinda / Teatro La Cucina.

Storia e futuro delle concessioni balneari, una vicenda (ancora) senza fine

Abbiamo affidato l’arduo compito di sintetizzare oltre due decenni di “direttiva Bolkestein” al caporedattore di Mondo Balneare, autorevole punto di riferimento del settore, che ringraziamo per la disponibilità.

Alex Giuzio
Alex Giuzio è giornalista specializzato in coste e turismo, caporedattore della rivista Mondo Balneare

Quella delle concessioni balneari è una vicenda controversa e in corso da molti anni, senza che si veda ancora una soluzione all’orizzonte.

Tutto è iniziato nel 2010, quando per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein, l’ultimo governo Berlusconi ha abrogato la legge sul rinnovo automatico delle concessioni: secondo il diritto comunitario, un bene pubblico come la spiaggia non può essere lasciato sempre allo stesso titolare, come si faceva in Italia, bensì deve essere oggetto di periodiche procedure selettive. Tuttavia, all’abrogazione di quella norma non è seguita una riforma che introducesse nuove regole per assegnare le concessioni di spiaggia. Lo stesso governo Berlusconi IV aveva elaborato una bozza di legge per disciplinare le gare pubbliche, ma la proposta fu ritirata perché respinta dalle associazioni di categoria degli imprenditori balneari.

Da allora si sono susseguiti sette governi, e nessuno di questi è stato in grado di approvare una soluzione definitiva.

Per ovviare alla scadenza delle concessioni che man mano si avvicinava, il parlamento ha approvato una serie di proroghe: prima al 2015 (sempre Berlusconi IV), poi al 2020 (Monti) e infine al 2033 (Conte I). Sia il governo Gentiloni che il primo governo Conte hanno tentato di approvare delle riforme organiche, ma entrambe si sono arenate a causa della cronica instabilità politica e dei continui cambi a Palazzo Chigi.

Nel mentre, la Corte di giustizia europea ha dichiarato che anche le reiterate proroghe sulle concessioni balneari sono incompatibili con il diritto comunitario, poiché rappresentano sempre una forma di rinnovo automatico al medesimo soggetto. E a novembre 2021 il Consiglio di Stato è andato oltre: con un’eclatante sentenza, il massimo organo di giustizia amministrativa non solo ha annullato la proroga al 2033, ma ha anche fissato la data del 31 dicembre 2023 come termine ultimo per riassegnare le concessioni balneari tramite gare pubbliche. Dichiarando che eventuali ulteriori proroghe sarebbero invalide e immediatamente disapplicabili. Il governo Draghi ha recepito gli effetti di questa sentenza con la legge sulla concorrenza di agosto 2022, ma ha rinviato a un successivo decreto attuativo il compito di stabilire i criteri con cui effettuare le gare. A causa delle dimissioni anticipate del premier, nemmeno tale decreto è stato emanato.

Concessioni
Foto di Adriano Zanni

Questa, in estrema sintesi, è l’intricata vicenda delle concessioni balneari italiane negli ultimi tredici anni (in realtà ancora più complessa e con molte più sfumature e responsabilità rispetto a quanto si possa illustrare in questo spazio). La palla è ora in mano al partito di Giorgia Meloni, che in campagna elettorale ha dichiarato la sua contrarietà alle gare delle concessioni balneari e ha promesso di salvaguardare gli attuali titolari. Per prendere tempo, l’attuale governo con l’ultimo decreto milleproroghe ha spostato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2024, ma il Consiglio di Stato ha già dichiarato l’invalidità della norma per i motivi ormai noti. E lo scorso giugno Palazzo Chigi ha svelato la sua proposta per risolvere il problema: l’articolo 12 della direttiva Bolkestein prevede che le procedure selettive debbano essere effettuate solo «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali», pertanto il governo intende dimostrare che le spiagge italiane non sono un bene scarso e che si può garantire la concorrenza assegnando più concessioni su litorali liberi, permettendo di avviare nuove imprese anziché mettere a gara quelle esistenti. Per farlo, il ministero delle infrastrutture ha avviato una mappatura che ad oggi ha appurato come solo il 19% delle coste italiane sia in concessione, ma il dato è ancora provvisorio, perché resta da stabilire quali spiagge libere siano anche concedibili (escludendo cioè le aree naturali protette, il demanio militare, i tratti non balneabili, eccetera).

La strategia del governo Meloni è ambiziosa e difficile. Per evitare l’avvio di una procedura di infrazione, già minacciato da Bruxelles con una lettera di messa in mora, l’Italia dovrà concordare con la Commissione europea i contenuti della riforma delle concessioni balneari, e non è detto che l’Ue approvi la tesi della “non scarsità di risorsa”: anche se alle spiagge non si dovesse applicare la direttiva Bolkestein, resta infatti il Trattato di Lisbona a imporre le gare sull’assegnazione dei beni pubblici. Inoltre, Bruxelles potrebbe contestare la percentuale di calcolo nazionale utilizzata: i litorali liberi sono quasi tutti concentrati nel sud Italia, mentre i distretti turistici più inflazionati sono già saturi, perciò il governo deve far accettare che un imprenditore interessato ad avere una concessione a Milano Marittima sia dirottato in Calabria o in Sicilia.

Sta di fatto che la situazione di incertezza sulle concessioni balneari è ormai inaccettabile non solo per gli operatori del settore, ma per tutto il paese. Prendiamo come esempio la riviera di Ravenna e Cervia: oltre 400 stabilimenti, in prevalenza piccole e medie imprese a gestione familiare, hanno una scadenza fra pochi mesi senza sapere cosa sarà del loro futuro; il sistema turistico del territorio, che si basa in gran parte sulla spiaggia, non ha garanzie sul proseguimento dell’attuale offerta balneare che è sempre stato l’elemento di attrazione per milioni di persone; le amministrazioni comunali non possono pianificare la gestione del demanio marittimo senza regole certe; e infine i cittadini si chiedono in che mani finiranno le spiagge in quanto beni comuni.

La proroga al 2024 significa solo un altro anno di agonia per un settore in sofferenza già da molti anni, e con l’avvicinarsi della scadenza fissata dal Consiglio di Stato, si rischia il caos: in assenza di un provvedimento da parte del governo, ogni funzionario comunale potrà gestire la situazione a modo suo, con conseguenti disparità e contenziosi a non finire.

Per decidere il futuro delle spiagge italiane, occorre insomma fare in fretta e tenere in considerazione i tanti aspetti della questione. Fare le gare, infatti, non è semplice come si dice nelle chiacchiere da bar o sui social: bisogna stabilire dei criteri uniformi e compatibili col diritto europeo per evitare ricorsi e procedure di infrazione, considerare il modello privatistico a cui lo Stato ha finora demandato la gestione delle spiagge italiane (per intenderci: quel modello che garantisce il servizio di salvamento e la pulizia degli arenili, servizi pubblici sostenuti da imprenditori privati), calcolare il valore aziendale degli stabilimenti balneari (che sono aziende di proprietà, seppure su suolo pubblico) e non dimenticarsi di quello ecologico, importante tanto quello economico.

Inoltre, la concorrenza e le liberalizzazioni richieste dall’Europa non devono essere la bandiera dietro cui nascondere l’ennesima svendita di patrimonio pubblico. In assenza di adeguati paletti, il rischio è che nelle gare domini la legge del più forte, soprattutto nelle aree di maggiore valore turistico; e che dunque, in riviera romagnola come altrove, venga spazzato via l’attuale modello di piccole e medie imprese familiari per fare spazio a insegne di McDonald’s, Red Bull e Valtur sui lungomari, con tutto ciò che ne consegue.

Negli ultimi tredici anni la politica ha deciso di non decidere, congelando la situazione esistente poiché il cambiamento imposto dall’Europa, comunque sarà gestito, richiederà provvedimenti difficili da attuare e impopolari per l’uno o per l’altro interesse in campo.
Ma ora che non si può più nemmeno rinviare la scelta, vedremo entro pochi mesi come si chiuderà questo cerchio già troppo lungo.
La strada è infatti ormai a senso unico: la riassegnazione delle concessioni di spiaggia tramite gare si potrebbe evitare solo facendo
uscire l’Italia dall’Unione europea, ma è indubbio che quello dei balneari non sia un motivo sufficiente per farlo. La riforma del governo Meloni non potrà dunque che disciplinare le procedure selettive, a prescindere dalle promesse fatte: il dibattito non è più se fare o non fare le gare, bensì come farle; per tutelare gli attuali concessionari, è possibile comunque inserire criteri come la premialità per l’esperienza professionale nel settore: sono escamotage che abbiamo già visto nelle precedenti proposte di riforma fallite, e che l’attuale esecutivo potrebbe recuperare dal cassetto per mantenere almeno in parte gli impegni presi.

Prelevato il cuore a Ravenna, trapiantato a Bologna: è la prima volta in Italia

Aveva smesso di battere da venti minuti: un modello replicabile che può fare la differenza nel salvare le vite

trapianto cuore sant'orsola ravenna cuore fermoSi tratta della prima donazione “a cuore fermo” in Italia effettuata in una struttura che non è sede di cardiochirurgia. In questo caso, infatti, i professionisti si sono mossi verso il paziente donatore, e non il contrario.

Gli specialisti di cardiochirurgia del policlinico Irccs si sono recati infatti all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna e hanno prelevato il cuore con il supporto dell’Ecmo Team di Cesena, applicando una tecnica che consente di salvaguardare le funzionalità degli organi e facilitare la ripresa del cuore stesso. Il trapianto dell’organo è stato poi effettuato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Coinvolti nell’operazione il direttore del reparto di cardiochirurgia bolognese, Davide Pacini, i cardiochirurghi Luca Botta e Sofia Martin Suarez e un’equipe di specializzandi, perfusionisti, strumentisti e infermieri. Dall’Ausl Romagna invece, Marina Terzitta, direttrice di anestesia e rianimazione a Ravenna, Andrea Rubboli, direttore di cardiologia sempre a Ravenna e un team di cardiologi, anestesisti e coordinatori medici e infermieristici.

Questo modello di operazione, replicabile e efficiente, può fare la differenza nel numero di vite salvate con i trapianti. Mettere in piedi un sistema in cui la squadra che preleva il cuore si sposta verso il donatore e non il contrario garantisce una replicabilità e performance migliori della procedura. Proprio grazie a questa competenza nel 2022 l’Emilia-Romagna è arrivata a quota 71 organi (tra rene, fegato e polmone): pari quasi al 40% del totale nazionale dei donatori.

Sebbene il prelievo di un organo a scopo di trapianto venga sempre eseguito su un cadavere, la procedura si può differenziare per le modalità di accertamento della morte del donatore: una attraverso criteri neurologici (comunemente conosciuta come “morte cerebrale” e caratterizzata per il prelievo degli organi a cuore battente), l’altra attraverso criteri cardiaci. Il secondo è il caso della donazione “a cuore fermo”. Per questa procedura la legge prevede, in Italia, un tempo di attesa e di osservazione prima del prelievo dell’organo di 20 minuti, contro i 5 minuti della maggior parte degli altri paesi europei. La maggior parte dei trapianti è ancora oggi legata alle morti encefaliche, ma le donazioni “dcd” (Donazione dopo la “morte cardiaca” o a “cuore fermo”) per organi come i reni, il fegato o i polmoni crescono anno dopo anno. La procedura fino ad oggi invece non era mai stata effettuata per il cuore, perché si tratta di un organo complesso e tra i più sensibili alla mancanza di ossigeno durante il periodo di arresto della circolazione sanguigna. Oggi invece le tecniche di riperfusione consentono finalmente di recuperare le funzionalità del cuore anche dopo i 20 minuti di arresto previsti per legge. Di conseguenza il Centro Nazionale Trapianti ha autorizzato la procedura, resa possibile grazie all’efficiente coordinamento tra l’ospedale bolognese e quello ravennate.

La Regione Emilia-Romagna grazie a questo modello unico in Italia fornisce quasi il 40% dei donatori a cuore fermo (nel 2022 sono stati complessivamente 71 i donatori di questo tipo). Il 2022 è stato un anno record per la regione, che ha visto un totale 516 trapianti (29 di cuore, 9 di polmone, 247 fegato, 229 rene e 2 di pancreas) e, entro dicembre 2023 si stimano risultati anche maggiori, per un totale di 578 trapianti.

In generale, l’Emilia Romagna si pone al primo posto in Italia come percentuale di donatori, con 49,7 donatori per milione di abitanti e, negli ultimi due anni, la percentuale di opposizione alla donazione ha toccato il suo livello più basso, arrivando al 22%, contro al 30% della media nazionale.

Il cane antidroga lo fiuta: in casa aveva una coltivazione di marijuana. Arrestato

Sequestrati 27 chili di droga e 3mila euro in contanti, considerati frutto dell’attività di spaccio

GdF Stupe 1Fermato dai finanzieri per un controllo stradale in zona Bagnacavallo, un uomo è stato poi arrestato per detenzione e spaccio di droga.

A incastrarlo, il cane antidroga, la cui insistenza ha indotto i finanzieri a fare un sopralluogo nell’abitazione dell’uomo fermato. Qui sono state trovate 13 piante di marijuana nascoste tra gli alberi da frutto.

GdF Stupe 2

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 27 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra cui anche in 11 grammi di hashish e altre piante essiccate pronte a essere confezionate. Trovati anche un bilancino di precisione e una macchina per il sottovuoto, con la quale erano state già preparate tre buste.

Infine, i finanzieri hanno sequestrato anche 3.000 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

L’autore esordiente: «Il noir? Un mezzo per raccontare i miei personaggi»

Nicolò Bertaccini ha dato alle stampe il suo primo romanzo

Nicolo BertacciniDi professione commerciante (titolare dei supermercati NaturaSì a Ravenna e Forlì), il ravennate Nicolò Bertaccini parla di scrittura come “hobby”, ma di fatto lo si può definire uno scrittore esordiente: ha da poco infatti dato alle stampe il suo primo romanzo, dal titolo Mosaico Criminale per Clown Bianco, che sta presentando al pubblico in vari incontri. Il prossimo è quello di sabato 23 settembre alle 17.30 alla libreria Liberamente di viale Alberti, a Ravenna. 

Per lungo tempo ha scritto di motociclismo, la sua grande passione, come è approdato al romanzo? E perché proprio a un romanzo di genere?

«La scrittura mi è sempre interessata, ho frequentato diversi corsi, l’ultimo è stato quello di Matteo Cavezzali a Ravenna e ora penso che frequenterò anche il prossimo, in procinto di iniziare. Lo faccio come hobby, per me è un divertimento e ho voluto provare  a intrecciare alcune storie partendo da quella finale, che avevo abbozzato già una ventina di anni fa dopo che all’università avevamo studiato gli effetti sugli esseri umani delle camere di deprivazione sensoriale. Ho bisogno di sapere come va a finire una storia per iniziare a scriverla, per evitare di perdermi nel mezzo. Partendo da quella ho costruito e intrecciato le altre che ruotano fondamentalmente attorno a due personaggi antitetici, Alfonso e Martina».

Il suo è un romanzo noir o comunque di genere che però più che incentrarsi sulla trama sembra riflettere su alcuni grandi temi universali, come il dilemma etico  tra giusto e sbagliato, la normalità stravolta da un evento straordinario che può portare chiunque a superare limiti impensabili, il confine tra vittima e carnefice, tra illusione e realtà…

«È vero, come dicevo, a me interessava soprattutto raccontare due personaggi, Alfonso, simbolo di una generazione che non vede mai avverarsi il proprio futuro e si ferma, si arrende, cercando di mantenere un equilibrio senza capire che l’equilibrio non può però mai essere statico, ma è sempre dinamico. Dall’altra parte abbiamo Martina, rampante, in movimento, è invece costretta a fermarsi. Utilizzare le regole del genere mi ha aiutato a non perdere il filo, a stare dentro paletti e soprattutto a cercare con il lettore un rapporto basato sulla credibilità».

Come l’ha costruita la credibilità? Come si è documentato e a cosa si è ispirato? Cronache locali?

«No, nessuna cronaca locale. Ho solo voluto inserire la Regina d’Africa come ricordo di infanzia, di quando mio nonno mi portava in bicicletta a vederne i ruderi, in un luogo (la pineta, ndr) oggi impensabile per un locale simile. Mi sono poi consultato spesso con un amico che è carabiniere, che mi ha evitato errori di procedura nelle indagini».

Anche l’ambientazione, tutta ravennate come lascia intuire anche il titolo, è molto dettagliata e riconoscibile…

«Anche in questo caso avevo bisogno di una comfort zone, ossia di ambientare le storie che volevo raccontare in un posto che conoscevo su cui ero sicuro di non fare errori, che è la stessa ragione per cui uno dei due protagonisti, Alfonso, ha l’abitudine di correre, come faccio io al mattino».

E anche lei guida un T-Max?

«(Ride, ndr) No, io sono un motociclista; quello era un po’ un gioco e uno scherzo per i miei amici motociclisti».

Come si trova in questi nuovi panni di scrittore, impegnato a presentare il libro in pubblico?

«Credo che chiunque pubblichi qualcosa speri di essere letto e apprezzato, sia insomma un po’ narcisista. E non nascondo che mi piace andare alle presentazione e incontrare persone che hanno letto e amato il libro. Così come mi piace usare i social, che per me sono anche un modo per esercitare la mia scrittura. Se non si è disposti a questo confronto, forse tanto vale limitarsi a scrivere il proprio diario segreto…».  

È morto Napolitano. Nel 2011 la visita a Ravenna da Presidente della Repubblica

Amico dell’ex sindaco Matteucci, la vedova lo ricorda così: «Custodisco ricordi bellissimi della tua gentilezza»

Napolitano Matteucci
Napolitano con il sindaco Matteucci, nel corso della sua visita a Ravenna nel 2011

È morto Giorgio Napolitano. Il Presidente Emerito della Repubblica aveva 98 anni.

Da Presidente, nell’ambito delle iniziative per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, fece visita a Ravenna nel gennaio del 2011 – quando era sindaco Fabrizio Matteucci, di cui era amico di vecchia data.

Tra i tanti che lo stanno ricordando sui social, infatti, anche la vedova di Matteucci, Simona Pepoli: «Una vita dedicata alla politica – commenta -. Custodisco ricordi bellissimi della tua gentilezza. Grazie di tutto Presidente».

A ricordarlo è anche il sindaco Michele de Pascale: «Protagonista e punto di riferimento della storia politica e istituzionale italiana, ha trascorso la sua vita al servizio delle istituzioni della Repubblica».

 

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