Il Comune ha definito i criteri per la distribuzione del fondo donazioni da 750mila euro da privati e imprese: andranno a proprietari di immobili o affitturari, non serviranno domande ma arriveranno sul conto corrente di chi ha presentato domanda per Cis o Cas
Le donazioni di benefattori, cittadini e imprese, arrivate al Comune di Faenza dopo l’alluvione verranno distribuite a favore della popolazione colpita tenendo conto dei redditi familiari: potranno riceverle chi ha un Isee che non supera i 24mila euro e ha già fatto domanda per Contributo di immediato sostegno (Cis) o Contributo di autonoma sistemazione (Cas) e alla fine di agosto non era ancora rientrato nella propria casa.
La somma raccolta è di 820mila euro. Una parte di questa, 70mila euro, è stata destinata alla Camera di Commercio per contribuire al fondo al quale concorre anche l’Unione della Bassa Romagna, in favore delle imprese danneggiate dalle alluvioni mentre i 750mila euro rimanenti andranno ai faentini residenti.
A ogni nucleo familiare sarà riconosciuto un solo contributo per ciascuna unità immobiliare. Per Isee fino a 15mila euro, contributo fino a un massimo di duemila euro. Per Isee entro24mila euro contributo fino a mille euro. La cifra varierà in base al numero di richiedenti fino all’esaurimento del plafond di 750mila euro. Per ottenere il contributo non sarà necessario compilare alcun modello né tantomeno sottoscrivere richieste al Comune. Sarà l’ente locale, attraverso la collaborazione con l’Inps, a individuare le famiglie che rientrano nelle fasce Isee che potranno ottenere il contributo inviandolo direttamente sui conti correnti, probabilmente entro la fine di novembre.
Beneficiari di questo fondo potranno essere tutti i cittadini che hanno presentato domanda di Contributo di immediato sostegno (Cis) e che dichiarano di avere sostenuto spese superiori a cinquemila euro. Potranno richiedere il sostegno anche tutti gli affittuari che avevano diritto a presentare domanda di Cis ma che erano impossibilitati a farlo o la domanda è stata respinta, perché era già presentata dal proprietario dell’immobile in locazione danneggiato. Gli affittuari non avranno l’obbligo di dichiarare di avere sostenuto spese superiori a cinquemila euro, per i costi già ammissibili per il contributo di immediato sostegno. Infine potranno chiedere il contributo tutti i cittadini che hanno presentato domanda di Contributo di autonoma sistemazione (Cas) e che dichiarano di non essere ancora rientrati nella propria abitazione principale alla data del 31 agosto 2023.
In caso di percettori di Cis, i richiedenti dovranno dichiarare di impegnarsi a presentare, al momento della domanda di saldo del contributo di immediato sostegno entro il 31 ottobre, l’autodichiarazione delle spese giustificative per un importo complessivo superiore a 5.000 euro o in alternativa, presentare una perizia contenente i danni subiti (secondo lo schema tipo di cui all’art. 2 dell’OCDPC 999/23) entro i termini che saranno definiti da una disposizione successive sul tema.
Dovranno presentare apposita domanda/dichiarazione (dal 1 ottobre al 15 novembre 2023), tramite un link online che verrà messo a disposizione prossimamente, solo gli affittuari che avevano diritto a presentare domanda di Cis ma che erano impossibilitati a farlo o a chi la domanda era stata respinta, perché era già presentata dal proprietario dell’immobile in locazione danneggiato. Per tutte le altre casistiche gli uffici comunali acquisiranno l’Isee nella banca dati Inps. Si invitano quindi i cittadini a dotarsene.
L’intellettuale è nato a Ravenna e si è trasferito a Rimini: la pellicola prodotta con il contributo della Regione sarà proiettata in anteprima il 21 settembre
La Regione Emilia-Romagna dedica un film a Sergio Zavoli, morto nel 2020, in occasione del centenario della nascita dell’intellettuale, ravennate di origini e riminese di adozione. Al centro del film Il sole tramonta alle spalle ci sono l’amicizia con il regista Federico Fellini di Rimini e l’amore per la loro città. In fondo a questa pagina si può vedere il trailer.
Nel film – realizzato grazie al sostegno della Regione attraverso l’Emilia-Romagna Film Commission e al contributo del Comune di Rimini e della Repubblica di San Marino – Zavoli si racconta in due interviste finora inedite, sviscerando la propria storia, l’amicizia con Federico Fellini, il legame poetico con l’Emilia-Romagna e in particolare con la città di Rimini. Il racconto di Zavoli si intreccia con le interviste ai registi Pupi Avati e Gianfranco Angelucci nonché a Gianfranco Miro Gori, storico del cinema già direttore della Cineteca di Rimini.
Sergio Zavoli è nato a Ravennail 21 settembre 1923, per poi trasferirsi a Rimini, dove ha frequentato il liceo classico Giulio Cesare (come il regista Federico Fellini). Nella sua carriera Zavoli ha ricoperto importanti cariche pubbliche come la presidenza della Rai, dal 1980 al 1986, e la presidenza della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati. Nel 1993, ha contribuito alla fondazione dell’emittente di Stato sammarinese, diventando il primo presidente di San Marino Rtv. A Rimini è stato l’ideatore della Publiphono il servizio di radiodiffusione sulle spiagge della Riviera. È stato stato senatore della Repubblica dal 2001 al 2018. È morto a Roma il 4 agosto 2020.
Il film sarà proiettato in anteprima giovedì 21 settembre, alle 21, al cinema Fulgor di Rimini. L’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia, rivela che l’amministrazione comunale si è già attivata affinché il film dedicato al giornalista ravennate possa essere al più presto presentato anche nella sua città natale: «Sergio è sempre stato buon amico di Ravenna, e non ha mai mancato di mostrare il suo affetto verso la città».
Il sole tramonta dietro le spalle offre uno spaccato sulla provincia come luogo dell’immaginario, nel quale Sergio Zavoli e Federico Fellini, amici e romagnoli, tornano per recuperare ricordi, fatti e personaggi che vanno a popolare i loro racconti. Il repertorio messo a disposizione dalla Cineteca di Rimini e dall’Archivio fotografico della biblioteca Gambalunga di Rimini consente di rivedere la riviera romagnola attraverso l’obiettivo di Davide Minghini, fotografo e cineoperatore riminese, grande amico di Zavoli e Fellini.
Il regista Bartoli ha raccontato come è nata e si è sviluppata l’idea del docufilm: «Avevo Sergio Zavoli fra i miei miti, per come sapeva tirare fuori le parole giuste, al momento giusto. “Ho raccontato tante storie, ma nessuno ha mai raccontato la mia”: è con questa frase che Zavoli ci ha salutato in occasione dell’ultimo incontro, quando andammo a trovarlo per ragionare sul progetto di fare un film su di lui, sulla sua poetica, sul suo straordinario modo di raccontare. Queste sue parole ci hanno accompagnato durante tutta la lavorazione del film. Ci sono incontri che restano e segnano il tempo in cui li viviamo, tanto da diventare un ricordo importante. Il mio con Sergio Zavoli ha questa valenza».
Contestualmente alla proiezione del film, giovedì 21, verrà presentato il libro Provinciali del mondo. Zavoli, Fellini e l’immaginario riminese, a cura di Gianfranco Miro Gori, che contiene le interviste integrali realizzate per il film.
L’insegnante Ilaria Cerioli, alla vigilia del ritorno in aula, pone una riflessione in attesa di capire meglio il ruolo delle nuove figure di Tutor e Orientatore
Alla vigilia del nuovo anno scolastico, abbiamo chiesto un intervento sulle criticità da risolvere a un’addetta ai lavori, Ilaria Cerioli, insegnante all’istituto tecnico commerciale Ginanni di Ravenna, nota in città anche in veste di scrittrice.
Mai come quest’anno mi sono trovata ad affrontare l’inizio in balia di sentimenti contrastanti. In bilico tra attese e qualche ansia per le nuove sfide dietro l’angolo. Come molte colleghe e colleghi ho dedicato le mie vacanze alla formazione. Sono stata impegnata nel seguire il corso OrientaMenti, finalizzato a creare due nuove figure: il docente Tutor e docente Orientatore (come previsto dalle riforme del Pnrr). Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, come promesso, ha avviato il piano per l’orientamento che prevede novità importanti. Queste, infatti, andranno a incidere sul triennio delle superiori collegandolo sempre di più verso il mondo del lavoro e della Formazione.
In realtà, a parte il mio innato entusiasmo verso una scuola più dinamica, aperta al reale grazie anche a una didattica esperienziale e laboratoriale, mi riservo ancora del tempo non solo per comprendere davvero quali siano gli obiettivi, gli oneri e i doveri di queste due nuove figure ma soprattutto ho bisogno di chiarire a me stessa cosa davvero potrebbe smorzare le mie aspettative. Insomma, sarà ‘na sola o davvero una grande opportunità di trasformazione?
Intanto inizio a riflettere sui contesti: in quale cornice andremo a operare? Non tutte le nostre istituzioni scolastiche per tanti motivi sono disposte e predisposte verso queste modalità. Occorre davvero immaginare nuovi orizzonti che prevedono consigli di classe collaborativi, nuove pratiche di lavoro e un patto con le famiglie che saranno chiamate a partecipare di più nel percorso scolastico e formativo dei figli (in barba a tutti coloro che le vorrebbero fuori dalla scuola). In questa ottica si interviene, almeno sulla carta, per innovare una scuola ancora tradizionale, affezionata ai voti, a quel concetto di meritocrazia spesso declinato nel peggiore dei modi (insomma dove si premiano i migliori ma si affonda inesorabilmente chi fa più fatica), dove ancora sono tanti i sostenitori di una trasmissione del sapere in senso verticale.
Grazie al corso OrientaMenti ho visto l’opportunità di realizzare davvero una didattica dinamica sulla persona con le sue capacità, caratteristiche e potenzialità. Ma come arrivare a quello che un po’ enfaticamente viene definito “il capolavoro” di ciascuno da inserire nel Portfolio se persiste in alcune realtà una tendenza alla selezione anziché all’inclusione, programmi stereotipati (nonostante l’introduzione dell’Autonomia e la legge n.59 del 1997 di fatto ancora fondati su una trasmissione di contenuti manualistica) e esami di maturità obsoleti?
Mi chiedo altresì perché nessuno abbia pensato di partire dalle fondamenta per riformare anziché dalle tegole? Non voglio dilungarmi sulla necessità di rivedere gli stipendi degli insegnanti (comunque siamo negli ultimi posti nelle retribuzioni Ue. La nostra retribuzione non riesce a mantenere il passo con il costo della vita e per molti il rischio povertà è alto. Soprattutto per chi è monoreddito e, visto che sono più le docenti che i docenti, si evince che le più compromesse siano donne sole e con figli a carico) mi basta ricordare l’esigenza di un tempo pieno diffuso, di classi non sovraffollate, ambienti puliti, accoglienti e sicuri, risorse effettive contro la dispersione scolastica che continua a colpire chi cresce in contesti poveri, chi ha difficoltà linguistica, chi vive in aree periferiche e del Mezzogiorno come quelle degli ultimi avvenimenti di cronaca.
In conclusione, a riguardo del nuovo anno scolastico solo una battuta “speriamo che tra dire il fare non ci sia di mezzo il mare”. O almeno che quel mare di intenti non diventi bonaccia sterile.
I lavori di ripristino della scuola per l’infanzia colpita dall’alluvione sono possibili anche grande alla solidarietà della banca Bcc e dell’azienda Euro Company
L’asilo Azzaroli di Sant’Agata sul Santerno, duramente colpito durante l’alluvione dello scorso maggio, si prepara a riaccogliere a fine ottobre i bambini e le bambine all’interno delle sue aule, quasi completamente ristrutturate. Per il momento la partenza del nuovo anno scolastico è avvenuta nei locali del teatro parrocchiale di Villa San Martino, che ha ospitato la scuola durante le attività estive e che continuerà a farlo fino alla fine dei lavori in corso nell’edificio di via Mazzini.
Gli interventi di ripristino della struttura sono stati molteplici: dalla ricostruzione del parco e delle sue staccionate, completamente divelte dall’acqua, alla sostituzione dell’intonaco, il rifacimento dei cartongessi e il cambio degli infissi, dell’impianto elettrico e di quello termico. I lavori, la cui fine è prevista entro la fine di ottobre, sono stati resi possibili anche grazie alle donazioni rivolte alla scuola da enti, imprese e privati cittadini: prime tra tutti la banca Bcc, la cui donazione ammonta a 28mila euro (determinanti per la sistemazione della recinzione esterna e dei cancelli, la potatura di tutti gli alberi pericolanti, la piantumazione che sarà fatta a fine settembre e l’acquisto di alcuni nuovi giochi per l’esterno) e l’azienda EuroCompany di Russi che, attraverso la Fondazione Ossigeno, ha devoluto in favore dell’asilo una somma di denaro che viene definita “cospicua”.
«Le donazioni ricevute ci hanno permesso di accelerare i tempi e di progettare opere di miglioramento dell’Istituto – commenta Giacomo Vici, direttore del consorzio Solco Ravenna che insieme alla Fondazione Azzaroli gestisce la scuola dell’infanzia -. È stata una grande opera di solidarietà per cui siamo davvero grati».
Sul rientro all’asilo dei bambini interviene invece la coordinatrice Caterina Castellari: «Iniziare l’anno scolastico è sempre una grande emozione, quest’anno, come si può immaginare, lo è ancora di più. Siamo contenti di avere la possibilità di iniziare nei locali di Villa San Martino che ci hanno permesso di non interrompere mai le nostre attività scolastiche, ma siamo anche ansiosi di rientrare nella nostra scuola. A fine ottobre, quando avverrà, sarà come rivivere un secondo primo giorno di scuola».
Novità ai vertici della polizia di Stato a Ravenna con i commissari capo Francesco Ricciardelli e Davide Pani
La questura di Ravenna ha due nuovi funzionari. Il commissario capo Francesco Ricciardelli, 32 anni, è il nuovo dirigente della Digos e prende il posto del vicequestore Alberto Aurelio Verzera, trasferitosi alla Digos di Bologna. Il commissario capo Davide Pani, 32 anni, è il nuovo dirigente della polizia stradale di Ravenna.
Ricciardelli è originario di Avellino: laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Salerno, ha svolto il tirocinio formativo al Tribunale di Avellino e conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense alla Corte di Appello di Napoli, nonchè il master di II livello in Scienze della Sicurezza all’Università “La Sapienza” di Roma. A conclusione del corso di formazione per commissari della polizia di Stato è stato assegnato nel luglio 2022 all’Upgsp di Teramo, assumendo la direzione dell’ufficio fino a settembre del 2023.
Pani è laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari, sua città di origine, ha collaborato con la cattedra di Diritto della navigazione e dei trasporti dello stesso ateneo. Ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense alla Corte di Appello di Cagliari e il master di II livello in Scienze della Sicurezza all’l’Università “La Sapienza” di Roma. Al termine del corso di formazione per commissari della polizia di Stato a Roma nel 2022 ha assunto l’incarico di dirigente della polizia stradale di Piacenza sino ai primi di settembre del 2023.
Anas annuncia un secondo slittamento dopo quello che aveva spostato da luglio a settembre la riapertura delle rampe in ingresso e in uscita: la motivazione è la sospensione dei lavori a maggio per l’alluvione
La chiusura al traffico delle rampe in ingresso e in uscita dello svincolo di via Savini per chi viaggia verso sud sulla statale 16 Adriatica all’altezza di Ravenna è iniziata lo scorso marzo e avrebbe dovuto concludersi oggi, 14 settembre, e invece viene prorogata per un altro mese, fino al 15 ottobre. È la seconda proroga decisa da Anas dopo quella che aveva fatto slittare la prevista riapertura da luglio a metà settembre. La ragione del nuovo slittamento è la stessa del primo posticipo: «Per recuperare il periodo di sospensione dovuto all’alluvione che ha colpito la regione nel mese di maggio».
Sul tratto dell’Adriatica tra il km 149,3 e il km 150,24 quindi rimane attivo il restringimento di carreggiata con transito consentito sulla corsia di sorpasso. Durante la modifica alla circolazione sarà possibile usufruire dello svincolo di via Vicoli (Consar) e di quello di viale Randi.
Il 15 settembre ritorno in classe per elementari, medie e superiori (le matricole dei licei superano quelle dei tecnici). La Cgil critica per le promesse di assunzioni non mantenute
Dopo gli asili nido e le scuole per l’infanzia (materne), già ripartiti a inizio settembre, venerdì 15 aprono le porte di scuole primarie (elementari) e secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori) in Emilia-Romagna. L’anno scolastico finirà il 6 giugno.
In regione oltre 500mila gli studenti e le studentesse sui banchi, 70mila i docenti e più di 16mila il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
In provincia di Ravenna la popolazione studentesca complessiva conta circa 45mila individui. Poco più di un terzo è alle superiori che avranno 3.460 nuovi iscritti (negli ultimi cinque anni risultati in continua, seppur leggera, crescita): il 40,7 percento degli studenti usciti dalla terza media ha scelto un liceo, una decina in più in valore assoluto rispetto a un anno fa. Ma oltre 7 punti percentuali in meno rispetto alla media regionale.
In provincia quindi tornano a crescere, seppur di poco, gli iscritti ai licei (che superano di nuovo gli istituti tecnici dopo lo storico sorpasso subìto invece un anno fa), mentre continua la risalita dei professionali, scelti da due ragazzi su dieci. Un dato, quest’ultimo, ancora più rilevante se confrontato con il 15,6 percento dell’Emilia- Romagna, che è la regione con la media più alta d’Italia (quella nazionale è del 12,1 per- cento).
È l’anno scolastico dopo l’alluvione. I Comuni sono spesso intervenuti con lavori di somma urgenza per garantire la riapertura degli istituti nei tempi, interventi che ora vanno saldati: in attesa dei fondi statali, la Regione ricorrerà alle donazioni raccolte. Una parte sarà appunto usata per far sì che tutto il sistema scolastico pubblico sia ripristinato nel più breve tempo possibile e che gli enti locali possano pagare tempestivamente le imprese che hanno lavorato questa estate.
La stima dei danni per l’alluvione al patrimonio pubblico utilizzato per scuole e servizi educativi (cioè aule ma anche palestre, giardini, laboratori) ammonta a circa 12 milioni di euro. In particolare, gli istituti scolastici più colpiti si trovano in provincia di Ravenna: a Solarolo, Castel Bolognese, Lugo, Faenza e Sant’Agata sul Santerno. Le stime per provincia prevedono costi per il ripristino pari a nove milioni di euro a Ravenna, due a Forlì- Cesena, oltre 500mila euro per la Città metropolitana di Bologna, 400mila euro per Rimini e 100 mila euro per Ferrara.
L’anno scolastico si apre con l’insoddisfazione dei sindacati: «Le promesse estive sulle immissioni in ruolo per docenti e personale Ata si scontrano ancora una volta con la dura realtà», afferma Sara Errani, segretario Flc-Cgil.
Questi i numeri forniti: «Sul versante del personale docente, fra organico di diritto e di fatto, nei vari ordini di scuola, sono circa 157 i posti su cattedra oraria intera e 116 su spezzone orario, che sono stati coperti con assunzioni di personale a tempo determinato. Allarmante il dato sui posti di sostegno, sono circa 387 i posti su cattedra oraria intera e 200 su spezzone orario. Per il personale Ata, fra organico di diritto e di fatto, sono circa 355 i posti che sono stati in parte già assegnati con contratti a tempo determinato a cui si aggiungono i 100 posti su spezzone orario. Le tabelle che stabiliscono i parametri numerici del personale Ata sono obsolete e non tengono minimamente conto delle effettive esigenze delle scuole».
Misura di sostegno per le famiglie con Isee non superiore a 26mila euro con figli sia agli asili comunali che privati
Le famiglie con Isee inferiore o uguale a 26mila euro, con figli che frequentano sia nidi comunali che privati a Ravenna, potranno beneficiare di sconti sulle rette come già previsto negli anni scolastici precedenti. Il Comune, infatti, in continuità con gli anni scolastici precedenti, aderirà alla misura “Al nido con la Regione” insieme a tutti gestori privati che costituiscono il sistema integrato dei servizi per bambini e bambine da 0 a 3 anni.
L’assessora Livia Molducci, con delega all’Infanzia, ha incontrato i gestori dei servizi privati per chiedere la conferma della loro adesione a tale progetto, anche in attesa degli atti deliberativi regionali che saranno formalizzati a breve. I gestori hanno confermato la disponibilità ad abbattere le rette, aderendo all’invito di non far gravare sulle famiglie le rette intere per i primi mesi di avvio del progetto, evidenziando il grande sforzo che questa anticipazione dello sconto, già a partire dalle rette di settembre, comporta per ciascuno di loro.
«Siamo consapevoli dell’impegno che viene richiesto – afferma l’assessora Molducci – e ringraziamo i gestori, anche a nome delle famiglie, confermando l’impegno degli uffici competenti a trasferire le risorse regionali non appena verranno trasferite dalla Regione e saranno disponibili nel bilancio comunale».
Il Comune di Ravenna conferma inoltre anche per quest’anno la misura del voucher comunale per l’ulteriore abbattimento delle rette dei nidi privati per facilitare l’accessibilità economica ai servizi educativi del nostro territorio.
Sono i fondi raccolti dalla Regione Emilia-Romagna grazie alla generosità di cittadini e imprese, una parte consistente andrà a chi ha avuto l’auto danneggiata. La giunta poi ha messo risorse dal suo bilancio per danni da grandine e trombe d’aria e granchio blu
La giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato una proposta di legge su “Misure urgenti a sostegno delle comunità e dei territori della Regione Emilia-Romagna colpiti dai recenti eventi emergenziali”. La norma permetterà l’utilizzo delle donazioni arrivate da privati e imprese a favore degli alluvionati (oltre 50 milioni di euro raccolti). Finanziate invece con risorse del bilancio regionale una misura straordinaria per contributi ai Comuni emiliano-romagnoli che hanno subito danni a causa dell’ondata di maltempo, grandine e trombe d’aria, del luglio scorso (3 milioni) e l’intervento tributario per rimborsare il pagamento del bollo in caso di avvenuta rottamazione sempre a causa dell’alluvione (un milione). Infine, sempre con risorse regionali, ristori per gli acquacoltori di Comacchio e Goro le cui produzioni di vongole sono danneggiate dalla proliferazione del granchio blu.
La proposta di legge è già stata inviata all’Assemblea legislativa per l’approvazione in tempi rapidi, vista la necessità di arrivare velocemente all’erogazione di contributi e risorse.
Distribuzione delle donazioni
La norma autorizza la Regione alla spesa dei fondi raccolti con le donazioni liberali dopo l’alluvione. Questo con misure a favore: dei cittadini residenti che siano intestatari di veicoli danneggiati; delle famiglie e delle persone, residenti o con dimora principale, abituale o prevalente nei territori colpiti, in particolari situazioni di fragilità economica e sociale; delle imprese e degli enti locali delle aree interessate per realizzare interventi straordinari relativi in particolare a beni immobili pubblici adibiti a scuole, ad impianti sportivi ed a strutture dedicate ad attività culturali e sociali. Le risorse necessarie agli interventi saranno in parte gestite direttamente dalla Regione e, laddove funzionale, trasferite agli Enti locali e Camere di Commercio per intervenire in modo più puntuale e incisivo.
Rimborso bollo auto
Agli intestatari o utilizzatori di veicoli distrutti dall’alluvione, residenti o aventi sede legale o operativa all’1 maggio 2023 nei territori colpiti, è riconosciuto, su istanza di parte, il diritto al rimborso della tassa automobilistica, versata nell’anno di imposta 2023, qualora abbiano consegnato il veicolo per la demolizione. Tale misura sarà finanziata con risorse del bilancio regionale (e quindi non con le donazioni).
Grandinate e trombe d’aria
Contributi straordinari ai Comuni per complessivi 3 milioni di euro per assicurare il sostegno economico alle imprese, ai cittadini ed agli altri soggetti privati, che hanno sede, residenza, dimora principale, abituale o prevalente nei territori colpiti dagli altri eventi meteorologici avversi verificatisi nel luglio 2023, per i quali la Regione abbia dichiarato lo stato di crisi regionale. Anche in questo caso, le risorse provengono dal bilancio regionale (non delle donazioni).
Granchio blu
Interventi straordinari a sostegno delle imprese dell’acquacoltura a fronte dell’emergenza dovuta alla diffusione invasiva del crostaceo Callinectes sapidus, il granchio blu. La Regione potrà concedere per un totale di 1 milione di euro alle imprese titolari di concessioni di aree demaniali, per le perdite di produzione subite e per gli oneri di smaltimento del pescato non soggetto a commercializzazione. Anche in questo caso le risorse stanziate sono quelle del bilancio regionale (e quindi non delle donazioni) e vanno ad aggiungersi a quelle stanziate dal Governo con il decreto legge di agosto, ora in conversione in Parlamento, al fine di potenziare il sostegno.
Il primo evento il 14 settembre, cena di gala il 15 e il 16 il triathlon estremo (3,8 km di nuoto, 180 km in bici e una maratona): attese 45mila presenze in città
Dal 14 al 17 settembre arriva a Cervia la sesta edizione dell’Ironman, il triathlon estremo che si sviluppa con 3,86 km di nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km di corsa (cioè la distanza della maratona). Il programma prevede anche prove su distanze minori. Sono attesi atleti da 98 Paesi del mondo e si stimano 45mila presenze sul territorio.
Il programma sportivo
Il programma degli eventi si apre giovedì 14 settembre con la Night Run: corsa notturna non competitiva di 5 km. Partenza alle 21 dal bagno Fantini Club (iscrizioni sul sito ironman.com)
Venerdì 15 settembre Ironkids: per i giovani di età compresa tra i 5 ed i 15 anni una corsa non competitiva interamente sulla sabbia dalle 15 dal Fantini Club su una distanza che varia in base all’età, da 250 a mille metri. In serata il ristorante Calamare ospiterà la cena di gala con atleti, istituzioni e ospiti del mondo dello sport.
L’Ironman vero e proprio è in programma sabato 16 settembre. Novità di questa edizione è che il 15esimo stormo dell’Aeronautica darà il via alla tappa con il passaggio di un elicottero durante l’inno nazionale.
Domenica 17 settembre a chiudere la rassegna di eventi saranno come sempre l’Ironman sulla mezza distanza e l’evento di triathlon su distanza olimpica.
Cambia la raccolta rifiuti porta a porta a Cervia e Milano Marittima per l’Ironman
Con l’arrivo dell’evento sportivo, nelle zone di Cervia e Milano Marittima cambiano gli orari per il servizio di raccolta porta a porta per famiglie ed attività. Vista l’impossibilità di transito dei mezzi di raccolta sul tratto del lungomare Deledda che va dal bagno White Beach 150 al bagno Dover 175, fino a lunedì 18 settembre, nelle traverse del lungomare che sfociano sull’Area interdetta sono disponibili dei punti di raccolta temporanei, in sostituzione del servizio porta a porta, che ripartirà regolarmente martedì 19.
Dalla mattina di venerdì 15 settembre i corridoi verranno chiusi fino a domenica 17 sera, finché non sarà concluso l’evento, per cui gli stabilimenti balneari interessati dovranno circumnavigare tale area e conferire i loro rifiuti nei punti di raccolta temporanei a loro più comodi.
Solo per sabato 16 settembre nelle zone del lungomare interessate dalla manifestazione, la raccolta del vetro verrà anticipata di sei ore: sarà effettuata infatti a partire dalle ore 3,00 e non dalle ore 9,00 come previsto dal calendario per via del blocco stradale.
A Castiglione di Cervia e zona Tantlon nella giornata di sabato 16 settembre il servizio porta a porta di plastica/lattine verrà ritirato dalle 3 di notte (anziché dopo le ore 11), vista la chiusura al traffico dalle 5,30 in poi.
A Castiglione di Ravenna, Casemurate, Mensa, Matellica, Villa Inferno, Cannuzzo, Pisignano sempre sabato 16 settembre sarà anticipata la raccolta porta a porta della plastica/lattine alle ore 3,00 della notte (invece che dalle 11,00).
Nel centro di Milano Marittima, l’esposizione di tutte le tipologie di rifiuti raccolte a domicilio nelle giornate di sabato 16 e domenica 17 andrà effettuata dalle ore 23 della notte precedente la raccolta alle 3 del mattino seguente (anziché dalle ore 12 alle 13).
Nello specifico:
calendario rosa (famiglie): organico/sfalci dalle 23 di sabato alle 3 di domenica;
calendario grigio (attività): organico e cartone, dalle 23 di venerdì alle 3 di sabato; indifferenziato, organico e cartone dalle 23 di sabato alle 3 di domenica.
Il festival si chiude con l’usuale tre giorni dedicata ai progetti emergenti da tutta Italia
“Alex”, di Roberta Maimone
Da giovedì 14 fino a sabato 16 settembre, in vari luoghi della città, è la Vetrina della giovane danza d’autore a trovare la sua naturale realizzazione nell’ultimo weekend di Ammutinamenti, progetto ideato dall’Associazione Cantieri Danza e realizzato in collaborazione con il Network Anticorpi XL (rete italiana dedicata alla promozione e allo scouting della giovane danza d’autore, che attualmente coinvolge 38 strutture di 16 regioni).
Tra l’altro, per il terzo anno consecutivo, Network Anticorpi XL rinnova il suo impegno nel creare un più ampio ventaglio di opportunità, fornendo supporto alle giovani generazioni grazie al suo formato “eXtra”: il significativo momento di presentazione delle creazioni selezionate viene infatti preceduto da un percorso di accompagnamento estivo che possa offrire ai giovani autori e autrici gli strumenti per riuscire ad affrontare al meglio la partecipazione alla Vetrina.
Saranno 15 le performance proposte dallaVetrina, per un approfondito excursus sullo stato dell’arte della danza contemporanea di ricerca. Si parte giovedì 14 settembre, con cinque lavori, a partire dalle 17.30 al giardino “Il Deserto Rosso”, dove il coreografo Michele Scappa presenta There is a planet, creazione ispirata all’omonima mostra di fotografie realizzate dall’architetto Sottsass. Alle 18, sulla banchina della Darsena, troviamo poi Danilo Smedile, ideatore e interprete di Rosso, liberamente ispirato a Rosso Malpelo di Giovanni Verga. Ci si sposta quindi all’Almagià per i tre lavori serali, a partire dalle 21: in Eroide contemporanea, adottando il modello ovidiano, Massimo Monticelli compone una sua personalissima eroide danzata, mentre con InesorabilmenteunaviaYoY Performing arts (ossia Emma Zani e Roberto Doveri) cercano una sorta di esortazione alla ricerca di nuovi equilibri. A chiudere, il primo studio di Come sopravvivere in caso di danni permanenti, di e con Francesca Santamaria, che l’autrice definisce «una radiografia coreografica».
Venerdì 15 settembre si inizia alle 16.30 (replica alle 18) a Palazzo Rasponi con Chiara Ameglio, che in collaborazione con Santi Crispo presenta Lingua, nato nel tentativo di rispondere alle domande su quali siano l’incarico primario e la missione della performance. Alla Classense (ore 17 e 18) vedremo poi Alex, di Roberta Maimone, coreografia che testimonia un processo psicologico di conoscenza e che coinvolge l’autoriflessione e l’interazione con gli altri. La tripletta dell’Almagià (sempre dalle 21) si apre invece con Cuma, solo coreografico attorno alla figura della sibilla, di Michele Ifigenia Colturi, cui seguono Caronte di Camilla Montesi, ispirato alla omonima figura mitologica, e Albatros di Pablo Ezequiel Rizzo, che trae anche ispirazione dalla teoria cyborg della biologa e filosofa Donna Haraway.
Sabato 16 settembre sono gli spazi della Fondazione Sabe per l’arte (ore 16.30 e 18) a ospitare Martina Gambardella con Mute, che nasce dal desiderio di celebrare l’origine del movimento, mentre è al Rasi (ore 17) che Roberto Tedesco presenta Simbiosi, termine che spesso viene scambiato per “vero amore”. Finale all’Almagià dalle 21, con A Solo in the Spotlights di Vittorio Pagani, in cui, attraversando danza, parole e proiezioni video, il solista esplora aspetti della vita sulla scena; poi Infieri di Pierandrea Rosato, che fa del silenzio il principio chiave del pezzo, quindi Ototeman di Sofia Galvan e Stefania Menestrina, dove l’esigenza di leggerezza dà vita a una stanza fittizia in cui tre anime strettamente legate tra loro cercano uno spazio per coesistere.
La testimonianza del ravennate Andrea Casadio, per vent’anni inviato e autore tv: «A far marcire quel tipo di trasmissione sono state due cose: la par condicio e lo strapotere della gente»
Andrea Casadio, a sinistra, premiato per il suo ultimo programma tv, sui disturbi dei comportamenti alimentari
Io confesso: ho fatto l’inviato e l’autore di talk show televisivi italiani per di più di vent’anni, e ora sono pentito. Quando iniziai a lavorarci sulfinire degli anni ‘90 i talk show all’italiana potevano avere un senso. Se uno si voleva informare a quell’epoca poteva guardare solo i tg, che erano seriosi e ufficiali, e in pratica si ascoltava solo la versione della politica. Poi arrivarono il “Maurizio Costanzo show”, “Samarcanda” di Michele Santoro, “Milano Italia” con Gad Lerner, e fu una rivoluzione. Finalmente potevi ascoltare Giovanni Falcone che parlava contro la mafia, mentre prima sentivi solo la versione di Andreotti, potevi vedere la gente collegata dalle piazze che protestava contro i politici, e forse non aveva tutti i torti. Certo, la gente è scomposta, poco fine, talvolta maleducata – erano gli anni del boom della Lega e della protesta del nord – ma tra ascoltare all’infinito un serioso dibattito tra Alberto Arbasino e Dacia Maraini o lo sfogo salivare e rabbioso di un tabaccaio brianzolo che urla contro le tasse, io tutta la vita preferisco ascoltare il tabaccaio perché i due intellettuali dopo un po’ sfrantumano i cabbasisi.
Poi però i talk show hanno cominciato a marcire come l’uva sui tralci. Per colpa di due cose: la par condicio e lo strapotere della gente. Un tempo i talk show avevano un senso perché i politici che si scontravano sul palco rappresentavano due visioni del mondo opposte: sinistra contro destra, progressisti contro conservatori, oppure anti-berlusconiani contro Berlusconi. E la par condicio era giusta perché si doveva dare rappresentanza a queste due opinioni o visioni del mondo diverse. Ma a quell’epoca esistevano le ideologie e ci si scontrava sui massimi sistemi. La mafia esiste oppure no? Pare impossibile ma si discuteva anche di questo. Posto garantito o flessibilità? Più diritti civili alle donne oppure no?
Invece adesso le ideologie sono crollate, non si dibatte più su questioni ideali e i politici si devono scontrare su questioni pratiche minuscole, più adatte a un ragioniere del catasto o a un muratore. Ci sono troppe buche nelle strade? A Roma c’è un’emergenza spazzatura, come si risolve? E che ne so, chiamate uno stradino o uno spazzino.
Oppure si inventano dibattiti su grandi temi nei quali non ci sarebbe niente da discutere. Esiste il riscaldamento globale? No, ma davvero invitate due politici a parlare di questo? I migranti che affogano nel Mediterraneo: li salviamo oppure no? No, ma dai, discutiamo di questo? Ma state scherzando? L’Ucraina l’ha invasa la Nato o Putin? Sono stati gli Ufo, signora, gli Ufo.
Ma la colpa più grande dei talk show all’italiana è avere creato il falso mito populista del “bisogna ascoltare la voce della gente”, che poi è diventato “uno vale uno”. Uno vale uno un cavolo. Perché se devi invitare uno della gente a raccontare i fatti suoi va bene, ma se invece vuoi invitare un barista di Bergamo a discutere di Covid-19 con un Nobel della medicina allora non ci siamo. Uno non vale uno. Uno dei due è competente e l’altro non sa nulla, e deve stare zitto.
La crisi definitiva del modello dei talk show all’italiana è arrivata con la pandemia del Covid-19. Ricordo benissimo la scena: ero a casa, avevo appenafinito una call collettiva con una decina di miei amici scienziati e medici (in realtà sono un ex neuroscienziato e medico) sparsi nei quattro angoli del pianeta, che mi avevano raccontato cose atroci su quanto fosse aggressivo e mortale il virus, quanti morti facesse in Cina, e quanto rapidamente si stesse diffondendo, quando mi sintonizzai su un talk show italiano dove a discutere di Covid il conduttore aveva invitato Vittorio Sgarbi, Selvaggia Lucarelli, Philippe Daverio e un ristoratore di non ricordo dove. Loro dicevano che era come un’influenza, che il virus non sarebbe mai arrivato in Italia, che si potevano mangiare gli involtini primavera perché i cinesi non erano contagiosi, e poi si è visto com’è andata. Dalla rabbia ho tirato una Crocs contro la tv. E il giorno dopo chiamai il conduttore per protestare. In una trasmissione giornalistica di informazione non si può fare così, non puoi invitare quattro incompetenti – sul tema, ovviamente – a discutere questioni così importanti come il Covid, per il quale un’informazione sbagliata può influenzare i comportamenti della gente e causare la morte di molte persone che di te si sonofidate. Il dovere etico di ogni buon giornalista dovrebbe essere quello di riportare in maniera imparziale tutte le opinioni in campo su una determinata questione. Quando la questione è di natura politica o sociale l’imparzialità – cioè il presentare gli argomenti principali di ogni parte in campo assicurando a ciascuna di esse spazio – è fondamentale. Ma quando si applica alla scienza l’imparzialità può causare problemi: può sembrare che richieda al giornalista di presentare i diversi punti di vista in competizione su una questione come se essi avessero uguale peso scientifico, quando in realtà non l’hanno affatto. Quando il 99,9 per cento degli scienziati sostengono una tesi, verificata dai fatti sperimentali, e lo 0,1 quella contraria, non verificata, se inviti a parlare un esperto che sostiene la prima posizione e un “esperto” che sostiene quella opposta stai dando l’impressione che ci sia un dibattito tra pari che invece non esiste, e stai manipolando la realtà. Ti nascondi dietro al paravento della par condicio,fingi di essere imparziale e invece sei fazioso, e stai pure dalla parte sbagliata. E durante una pandemia dare voce a chi spara fandonie non suffragate dai fatti sperimentali può significare anche avere dei morti sulla coscienza. E sul riscaldamento globale stiamo commettendo gli stessi errori.
Quindi, bisognava dare voce a tutti? Bisognava dare voce solo a chi sosteneva che il Covid è una malattia letale che stava mietendo milioni di morti, oppure anche a chi diceva che il Covid è come una banale influenza? Solo a chi sosteneva che i vaccini anti-Covid ci proteggono dal contagio, dalla malattia e dalla morte, oppure anche a chi diceva che sono terapie geniche sperimentali e che causano effetti avversi a lungo termine a noi ignoti perché la ricerca era stata fatta troppo in fretta? Pe me no. Bisognava chiamare solo i competenti che parlavano basandosi su prove documentali. Difatti i media seri come il New York Times o la BBC durante la pandemia hanno deciso di dare voce solo a chi diceva che il virus era letale e i vaccini erano fondamentali.
In realtà lo stesso modello si dovrebbe applicare anche a molti temi politici. Invitare politici a discutere se sia giusto o no salvare i migranti che affogano nel Mediterraneo mi pare tragicamente comico. Come aprire un dibattito sulla questione se una donna che ha bevuto e poi è stata violentata se l’è cercata oppure no. Ridicolmente lugubre. I giornalisti italiani hanno la preparazione e la competenza sufficiente? Spesso, no. E se ce l’hanno non la usano. Sulle questioni politiche i giornalisti italiani ancora se la cavano perché basta dare la voce a un politico e poi all’altro senza prendere posizione. Ma quando ci sono in ballo questioni tecniche e scientifiche dove la competenza e la preparazione sono fondamentali i giornalisti italiani rivelano spesso il loro pressappochismo e la loro impreparazione. Non puoi cavartela con un «Adesso ascoltiamo il signore che dice che i vaccini salvano la vita… e adesso ascoltiamo il signore che dice che i vaccini uccidono la gente!». Tu devi sapere quali delle due affermazioni è vera e quale invece non è fondata sui fatti, perciò dovresti dire: «Adesso ascoltiamo il signore che dice che i vaccini salvano la vita… E poi adesso questo pazzo che dice che invece uccidono», oppure non invitarlo neppure.
Ma stiamo parlando inutilmente: bisogna accettare che i talk show non fanno informazione ma sono solo uno spettacolo di intrattenimento, sono un circo e come ogni circo deve avere i suoi protagonisti fissi: il politico impegnato, l’industriale brianzolo che urla contro le tasse, il vecchio guru della televisione che dice che lo censurano perché ha opinioni scomode eppure sono trent’anni che compare indisturbato in Tv, il critico d’arte che gioca a fare il bastian contrario eppure esprime sempre e solo l’opinione della maggioranza, l’esperto di guerre appena fuggito da un Tso, il montanaro eremita che solo perché vive nei boschi e ha scalato due cime possiede la saggezza per parlare di tutto, dalla metafisica ai pomodorini biologici.
Se sono così in crisi, perché di talk show ce ne sono così tanti? Innanzitutto perché costano poco: un talk show di quattro ore con studio e servizifilmati costa 100mila euro, uno solo con un conduttore e tre ospiti attorno a un tavolo costa 15mila euro, mentre un’ora di fiction anche senza attori noti ti costa come minimo 1 milione di euro. E poi i protagonisti dei talk show – che sono i politici – neanche li paghi, così risparmi, ma quelli ci vengono volentieri perché così fanno passerella. E i conduttori del talk show che lasciano parlare i politici senza fargli domande scomode puoi stare tranquillo che dopo fanno carriera. Ma l’informazione vera sta di casa da un’altra parte.