lunedì
18 Maggio 2026

Buona la prima per il Ravenna: battuta la Pistoiese, tra le favorite del campionato

Vittoria al debutto della nuova stagione in D per i giallorossi

Ravenna-Pistoiese 1-0 10 settembre 2023

Il Ravenna batte davanti ai propri tifosi la Pistoiese – tra le grandi favorite del girone D del campionato di calcio di Serie D – e rilancia le proprie ambizioni al termine di un’estate passata a fari spenti.

Decisivo il gol di un 18enne, Mattia Marino, arrivato in prestito dalla Juventus dopo una stagione trascorsa nel Parma Under 18.

L’1-0 finale arriva al termine di una giornata in cui a tenere banco in città sono stati anche i numeri del debito che il Ravenna avrebbe nei confronti del Comune, resi pubblici dal consigliere della Lega Rolando.

In tanti in centro a Ravenna per celebrare l’annuale della morte di Dante – FOTO

Tra i protagonisti anche lo scrittore Paolo Nori e l’attrice Isabella Ragonese

In tanti a Ravenna domenica 10 settembre per celebrare il 702° Annuale della morte di Dante.

Corposo il programma della giornata, con ospiti d’eccezione lo scrittore Paolo Nori (in Classense) e l’attrice Isabella Ragonese, protagonista di una lettura dal palazzo della Provincia, coinvolta dal  Teatro delle Albe in queste celebrazioni, che hanno visto anche Marco Martinelli ed Ermanna Montanari celebrare il Poeta.

Si è poi rinnovata la tradizione della messa e della cerimonia dell’olio, alla Tomba, con rappresentanti del Comune di Firenze.

La fotogallery è a cura di Massimo Argnani.

«Il romanzo storico non esiste»: la provocazione del premio Nobel Olga Tokarczuk

In tanti al Festival della Letteratura di Mantova per la scrittrice polacca

Foto 10 09 23, 19 47 16I capelli intrecciati a sottili dreadlocks e appuntati in alto, sorridente e con una voce a cadenza riflessiva, mite che però si innalza ad accenti decisi quando si esprime sulla sua scrittura: così si presenta 10 (si pronuncia Tokàrciuk) al pubblico del Festival della Letteratura di Mantova, accorso in massa all’incontro di chiusura per accogliere la Premio Nobel del 2018. Intervista l’autrice Wlodek Goldkorn, un giornalista come lei di origine polacca, che esordisce con un ampio e sincero panegirico: nessuno – afferma – ha scritto come lei in Polonia almeno negli ultimi 100 anni e questo è sicuramente il suo libro migliore. Con queste parole ammirate intende I Libri di Jakub, un romanzo storico – come preferisce definirlo Tokarczuk – ambientato nella seconda metà del ‘700 nel momento della dissoluzione dell’antico regno di Polonia. Mentre l’Illuminismo ad ovest manifesta già i primi segni di crisi, qui ad est – in luoghi divisi fra cinque lingue, tre frontiere e altrettante religioni – infuria un vento di idee nuove che si intreccia alla nascita dell’hassidismo, un movimento spirituale sorto all’interno dell’ebraismo. In questo contesto, un ebreo di nome Jacob Frank si presenta come il nuovo Messia sovvertendo le leggi dell’ebraismo. Nonostante le sue teorie provocatorie e azzardate per i tempi, molti diventeranno suoi discepoli anche dopo la sua conversione – vera o finta che fosse – al cristianesimo.

Già questa breve sintesi evidenzia la complessità della trama di un romanzo corale che non ha nulla di fantastico. Frank è infatti un personaggio realmente vissuto, scovato quasi per caso dalla scrittrice in una delle sue abituali esplorazioni nelle librerie antiquarie: la sua storia, le sue teorie si trovavano in un libro antico scritto dai discepoli. Jakob si è manifestato come personaggio inconsueto, affascinante, insolente. E soprattutto, quasi del tutto dimenticato. Tokarczuk ha compreso che l’oblio riguardava “una storia scomoda per tutti”: per ebrei, cattolici, e per gli stessi discepoli del maestro, successivamente integrati nella buona società polacca, francese, tedesca. La ricostruzione storica – che l’autrice dichiara essere una passione intensa e continua della sua vita – le è costata 8 anni di lavoro. Un lungo tempo per scrivere un grande viaggio, come suggerisce il sottotitolo, che si dispiega attraverso quasi un migliaio di pagine a cui ci possiamo abbandonare come ad un romanzo di avventure, come suggerisce la scrittrice. Ma anche leggerle in chiave contemporanea – continua Tokarczuk – perchè i personaggi sono alla ricerca della propria identità, del proprio posto in una società in forte cambiamento.

Foto 10 09 23, 18 53 01Una delle questioni di fondo è la riflessione sul cristianesimo e su quale religione possa essere considerata base dell’attuale Europa. La seconda è la questione sociale: i protagonisti sono poveri che vivono sulla frontiera dove commerciano con l’Impero Ottomano e a poco a poco entrano a far parte di un nuovo sistema sociale. Il libro può essere considerato anche come un trampolino per nuove ricerche in modo da rompere alcune stereotipie, prima di tutto la visione della civiltà ebrea polacca da sempre collegata solo all’Olocausto. Il desiderio era quello di ridare spessore alla cultura ebraica e all’incrocio di culture, popolazioni e convivenze diverse che esistevano nell’antica Podolia – oggi parte dell’Ucraina e Moldavia – dando modo di rileggere le radici della contemporaneità. Il collegamento è favorito dalla protagonista, una donna, la cui narrazione in “quarta persona” ha sostituito nelle prime stesure del romanzo il racconto in terza e poi in prima persona. Questa narratrice, dice Olga, conosce passato e futuro, conosce anche la stessa autrice del romanzo, creando uno spazio completamente autonomo per la propria voce.

L’incontro a Mantova si conclude con una provocazione di Tokarczuk: il romanzo storico – il genere individuato per questo libro – non esiste perchè in realtà parliamo sempre solo di ciò che vediamo nel passato attraverso le prospettive e urgenze della contemporaneità. Parliamo di donne che c’erano ma che sono solo nominate nelle testimonianze storiche in cui spesso appaiono schematiche, senza personalità. Allora occorre grattare la superficie, dice l’autrice, integrare con fonti che esistono, come le lettere di alcune figure femminili di spicco che hanno influenzato la politica del tempo. Un lavoro immane che secondo Olga costringe ad un’intensità carnale e quasi priva chi scrive dell’energia vitale. Tutta la fatica poi si dimentica e quel che resta al pubblico mondiale è un nuovo nato, tutto da leggere.

«Il Ravenna Fc non ha pagato quasi mezzo milione di euro di utenze al Comune»

Lo denuncia il consigliere della Lega Rolando. Il club calcistico ora dovrà rientrare nel debito in sei anni

Stadio Benelli Ravenna

«Debiti accumulati in 10 anni  dal 2013 al 2022 dal Ravenna Football Club verso il Comune per 328.240,66 euro che con Iva e interessi legali arrivano a un totale complessivo di 429.484,67 euro, a front edi contributi erogati dallo stesso Comune di Ravenna al club calcistico della città per 903.000 euro, più Iva,  per la manutenzione ordinaria dello stadio Benelli».

Lo denuncia Gianfilippo Nicola Rolando, capogruppo della Lega in consiglio comunale.

Il debito riguarda il pagamento delle utenze dello stadio, che il Ravenna quindi non avrebbe mai pagato per dieci anni. Solamente lo scorso 13 giugno il Dirigente del Servizio Sport del Comune, Stefano Savini, avrebbe contestato al club, concedendo 60 giorni di tempo per il pagamento.

Il Ravenna Fc – informa ancora il consigliere leghista – avrebbe però chiesto di rateizzare il debito, arrivando a firmare con il Comune un accordo per un pagamento in sei anni in rate bimestrali a partire dal 1° gennaio 2024, coprendo l’importo complessivo di 429.484,67 euro.

«Senza però chiedere neppure la garanzia fideiussoria», scrive Rolando, che intende vederci chiaro, annunciando «ulteriori approfondimenti» e chiedendosi come sia possibile che in dieci anni nessuno abbia sollevato il tema.

«Una scossa fortissima, eravamo appena andati a letto. Poi la corsa in strada»

Il drammatico racconto di una famiglia di Casola Valsenio in vacanza in Marocco nei giorni del devastante terremoto

«Eravamo appena andati a letto, quando abbiamo sentito la scossa, fortissima, durata almeno trenta secondi. Ci siamo riparati sotto una copertura a volta, pensando di essere più al sicuro. Poi siamo corsi in strada, ma non si vedeva niente: c’erano polvere e fumo, sentivamo la gente che urlava. Dopo pochi metri ho incontrato una donna ferita, colpita alla testa da un calcinaccio. L’ho aiutata a rialzarsi e poi siamo andati tutti verso la piazza più vicina».

Il drammatico racconto è di Luca Sabbatani, 42enne di Casola Valsenio, in vacanza a Marrakech con la moglie Ilaria e il figlio Pietro (di 6 anni) nei giorni del terribile terremoto che ha devastato il Marocco, provocando oltre 2mila morti.

Sabbatani è uno dei circa cinquecento italiani presenti nel Paese africano, secondo le prime stime della Farnesina.

Terremoto Crepe Riad Luca Sabbatani
La crepa nella stanza del riad della famiglia Sabbatani

Durante quella prima scossa si trovava coricato in un “riad” nella Medina di Marrakech. La famiglia casolana ha poi trascorso la notte in strada, nella loro auto, parcheggiata lontana da edifici pericolanti. La loro stanza – come ci mostrano in un video – oggi ha una lunga crepa sui muri. Ma poteva naturalmente andare molto peggio.

«Questa notte – ci racconta stamattina (domenica 10 settembre) – l’abbiamo trascorsa nella parte del riad che non è stata danneggiata. E ora proviamo a partire in auto verso Casablanca, verso un altro “riad” che avevamo prenotato. Abbiamo chiamato e ci hanno detto che non hanno avuto problemi. L’incognita restano le strade ancora ostruite dalle macerie. Proseguiremo comunque il nostro viaggio regolarmente, abbiamo il volo di ritorno martedì da Casablanca».

La famiglia casolana non ha visto morti, ma feriti e macerie. «Mio figlio, a 6 anni, ha già vissuto una pandemia, un’alluvione (a Casola la sorella di Luca è rimasta sfollata per quindici giorni, ndr) e ora anche un tremendo terremoto…».

Famiglia Sabbatani Vacanza Marocco
La famiglia Sabbatani in vacanza in Marocco nei giorni precedenti il terremoto

Bonaccini e l’ex premier Conte: prove di alleanza alla festa nazionale dell’Unità

Cori da stadio per il Governatore Dem e il presidente del Movimento 5 Stelle

Prove di alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle alla festa nazionale dell’Unità in corso a Ravenna. Accolti da applausi e cori da stadio, sabato sera si sono confrontati il presidente dei 5 Stelle, l’ex premier Giuseppe Conte, e il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Il tema che ha caratterizzato in particolare la prima parte dell’incontro è stato appunto quello delle alleanze, con Bonaccini che in più di un’occasione ha fatto capire che a sinistra «divisi si perde» (invitando la Schlein a rendere il partito più popolare possibile, proprio in un momento in cui sta perdendo qualche pezzo – in Liguria – ed è accusato di essere “troppo di sinistra”) e Conte che ha risposto rifiutando alleanze «posticce», ma sperando di poter trovare progetti concreti in cui convergere.

Oggi (domenica 10 settembre) è attesa a chiudere la festa (che proseguirà però anche domani) la segretaria Elly Schlein.

Autunno di impegni per la giustizia climatica e la tutela del pianeta

«Anche il movimento ravennate “Per il Clima-Fuori dal Fossile” prepara una mobilitazione contro la crisi ambientale, in occasione di OMC»

Protesta Crisi Climatica

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Marina Mannucci, studiosa e attivista in campo ambientale, a nome del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

Le forme della mobilitazione sono movimenti sociali che propongono alternative possibili, in termini sia di politiche sociali (in questo caso ambientali) che di sviluppo di modelli di democrazia partecipativa, capaci di aprire a cittadine/i canali di accesso alle decisioni politiche. Le rivendicazioni di giustizia sociale e climatica si sono rafforzate anche a seguito del Movimento per una Giustizia Globale che, a partire dalle forti critiche sollevate all’Organizzazione Mondiale per il Commercio a Seattle nel 1999, ha sviluppato un nuovo pensiero per un’“altra globalizzazione” possibile. Come già in passato il movimento operaio, i movimenti contribuiscono ad allargare, difendere e consolidare i diritti di cittadine/i, resistendo a tendenze illiberali, agendo come strumenti di controllo esterno e permanente contestazione realizzando una modalità d’azione d’intervento politico che consiste nella «prise de parole della società, la manifestazione di un sentimento collettivo, la formulazione di un giudizio su chi governa e sulle loro azioni, o ancora la produzione di rivendicazione» (Pierre Rosanvallon, La contre-démocratie. La politique à l’âge de la défiance, 2006).

Azioni, come prendere posizione, non stare a guardare, protestare, rientrano nella così detta militanza e presuppongono uno sguardo attivo e politico nei confronti del vivere. La crisi climatica in corso è un’occasione stimolante per riflettere con modalità inedite sulle potenzialità che racchiudono il libero arbitro e le scelte legate al modo di vivere, avvicinando e confrontando pensieri ed esperienze anche fuori da percorsi forzatamente antropocentrici. Peter Sutoris, docente presso l’Università inglese di York, nel volume Educating for the Anthropocene. Schooling and Activism in the Face of Slow Violence (2022)  – recensito da Jennifer Bernstein sul Journal of Environmental Studies and Sciences (2023), s’interroga sulle potenzialità dell’attivismo e dell’educazione di sfuggire alla trappola della strumentalizzazione per contribuire alla trasformazione piuttosto che al mantenimento dello status quo (vedi Marco Petroni in “Artribune”, febbraio 2023).
Una lettura efficace per intendere il valore del formare generazioni di persone «le cui decisioni e azioni determineranno l’abitabilità del pianeta e la sopravvivenza degli esseri umani come specie».

Anche un’educazione permanente è fondamentale per rendere praticabile un necessario sforzo di immaginazione radicale. Mi capita spesso di essere interpellata in merito al senso della partecipazione alle dinamiche concrete del tessuto sociale sporcandosi le mani. A volte la domanda mi viene rivolta con sincero interesse, altre con malcelato senso di benevola presa in giro, altre ancora con esplicito senso critico. La richiesta alcune volte mi fa sorridere, altre volte lo scetticismo di chi rimane confinato nella torre d’avorio della sola critica mi irrita. Rispondere, esprimersi a parole comporta sviluppare pensieri e spiegare cosa significhi avere interesse nell’intrecciare identità sociali plurime che spesso permettono di scoperchiare tossici meccanismi di subalternità. Di fronte alla contraddittorietà e “sporcizia” delle crisi multiple prodotte dall’attuale sistema economico mi sembra quasi impossibile evitare di porre a critica l’esistente nel quale ci autoproduciamo e cercare una strada da costruire e perseguire che metta in conto la presa di distanza da agi intellettuali precostituiti. Si potrebbe riassumere come uno stato di serena disperazione in cui per pensare si ha bisogno di camminare e non di correre, un cammino che non può essere realizzato se non attraverso la militanza.

È grazie, anche, alla partecipazione attiva delle persone e delle realtà ravennati (tra queste l’Associazione Femminile Maschile Plurale e la Casa delle donne di Ravenna) che hanno aderito al Coordinamento Ravennate Per il Clima – Fuori dal Fossile se è possibile riempire, almeno in parte, il vuoto politico su tematiche ambientali e riguardanti la crisi climatica, massimizzando la pressione sulla politica e fornendo alle persone strumenti per esprimersi e agire con proteste, cortei, presidi… Il Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile sta crescendo; alle associazioni ambientaliste, si sono aggiunte associazioni femministe, docenti, realtà culturali, gallerie d’arte, collettivi studenteschi. Militanza e attivismo, modalità partecipative e free-spaces per la prefigurazione di altre visioni del mondo, sono al tempo stesso inizio e mezzo per un indispensabile cambio di sistema, nella consapevolezza che: system change, not climate change.

Inquinamento Globale

Nel corso dell’estate il Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile non si è fermato e ha lavorato per un autunno di impegno e di mobilitazione per la giustizia climatica e la salvaguardia del pianeta. Questo il testo che segnala la prima iniziativa in corso di preparazione.

Nel momento in cui anche il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assieme ad altri Capi di Stato, sente l’impellente necessità di lanciare un appello accorato affinché si agisca con urgenza per rallentare il più possibile e da subito l’ebollizione globale del pianeta (la definizione non è nostra, ma del Presidente delle Nazioni Unite António Guterres), a Ravenna e in altre parti del Paese il mondo economico e istituzionale procede, quasi compatto, come se nulla fosse e la crisi climatica non esistesse.
Così, dopo aver deliberato – proprio l’indomani della devastante alluvione – la cementificazione di svariate altre decine di migliaia di metri quadri di suolo e, dopo aver avviato i lavori propedeutici a ospitare e mettere in funzione il rigassificatore “BW Singapore” (che darà un valido contributo al peggioramento della qualità dell’aria, all’aggravamento del surriscaldamento globale e al rischio incidenti), i poteri locali rilanciano il vertice OMC Offshore Medenergy Conference and Exhibition, la “manifestazione dell’energia”; una kermesse che periodicamente porta a Ravenna i massimi esponenti del mondo dell’estrattivismo oil&gas.

Come ampiamente annunciato dai mezzi di comunicazione, il vertice OMC si propone per affrontare le tematiche della  transizione ecologica, decarbonizzazione e sostenibilità. Esprimiamo seri dubbi che persone e aziende, protagoniste dei lavori del vertice, abbiano intenzione:
– di ribadire quello che la scienza va dicendo ormai da decenni, e cioè che le emissioni climalteranti sono in grandissima parte correlate alle attività estrattive e a tutta la filiera dell’utilizzo delle fonti fossili, e che il metano è uno dei gas maggiormente climalteranti;
– di proporre lo stop ai sussidi che, con sperpero di denaro pubblico, garantiscono risorse, profitti e potenza alle aziende protagoniste dell’estrattivismo;
– di chiarire che il consumo del gas sta costantemente diminuendo da alcuni anni, e che, di conseguenza, gli ingenti investimenti in nuove strutture metanifere (non solo i rigassificatori, ma anche i nuovi enormi gasdotti, il potenziamento e l’estensione delle trivellazioni, i depositi di GNL e altro ancora) sono totalmente ingiustificati;
di sentir dire che le aziende e le competenze che si occupano dell’energia debbano essere trasferite dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni;
di ammettere che la contesa per il controllo delle risorse energetiche contribuisce enormemente ad aggravare le tensioni geopolitiche, e quindi l’insistenza a potenziare senza limite i flussi energetici legati alle fonti fossili non farà che mortificare le possibilità della Pace, in innumerevoli aree del Pianeta;
– di convergere in un grande piano per una produzione energetica decentrata diffusa, controllata democraticamente e governata anche dal basso, basata sul passaggio graduale ma deciso e irreversibile al sistema delle rinnovabili e in particolare delle comunità energetiche, sostenibili e solidali.

Nel prossimo mese di ottobre, contestualmente allo svolgimento del vertice  Omc-Med Energy, il movimento ambientalista e le realtà femministe del territorio saranno nelle strade e nelle sale  della città per manifestare la propria volontà di contrasto alla deriva fossile che in mille modi ci sta distruggendo. Oltre alla presenza fisica nei pressi della sede in cui si riunirà la fiera internazionale,  costruiremo occasioni di studio, approfondimento e discussione con tutte le persone interessate al futuro, con la presenza di esperti del mondo scientifico e rappresentanti di varie comunità territoriali anch’esse in lotta, per fare il punto della situazione, esaminare le correlazioni esistenti tra la catastrofe climatica e la generalità dei drammi ambientali (come le recenti alluvioni) e approfondire le possibilità già oggi esistenti delle alternative energetiche.

In centro a Ravenna apre un Ramen Bar giapponese. Si cercano cuochi e camerieri

Si tratta di un marchio già presente a Rimini, Cesena e Verona

Yuramen

Aprirà in autunno in centro a Ravenna un nuovo Yume Ramen, quello che viene definito come «il primo e unico Ramen Bar della Romagna». Si tratta di un marchio nato nel 2018 a Rimini e che poi è stato “esportato” nel 2020 a Cesena e lo scorso marzo anche a Verona.

Ora il Ramen Bar aprirà come detto anche a Ravenna, in via Ponte Marino, all’interno di quello che viene definito il quadrilatero del gusto della città, al posto della storica sede del negozio di abbigliamento “Verdiana”.

L’obiettivo dei promotori è quello di portare in Italia «la cultura del Ramen all’interno di locali ispirati allo Zen». Per questo si cercano dipendenti in linea con questa filosofia o pronti a essere formati seguendo questo principio.

In particolare per la nuova apertura di Ravenna si stanno cercando tre cuochi e tre camerieri. È possibile inviare la propria candidatura a questo link.

In seicento hanno firmato per chiedere lo stop alle bollette fino a fine anno

La petizione lanciata a Fornace per aiutare i cittadini alluvionati del comune di Ravenna

PetizionefotoIn più di 600 hanno firmato la petizione lanciata da una cittadina di Fornace Zarattini, Alessandra Musumeci, in cui si chiede di non far pagare a tutti i cittadini alluvionati del comune di Ravenna le utenze domestiche (luce, acqua, gas, rifiuti, canone Rai) relative al periodo giugno-dicembre 2023 e il tributo dovuto al Consorzio di Bonifica per i prossimi 10 anni.

Il periodo estivo e la diffusione della petizione solo in modalità cartacea non hanno impedito alla petizione di diffondersi rapidamente in tutto il territorio comunale.

Le oltre 600 firme verranno consegnate dalla promotrice in Comune la prossima settimana. che la stessa promotrice consegnerà agli uffici comunali preposti la prossima settimana.

La petizione – dice Musumeci – si sta inoltre «allargando a macchia d’olio su tutto il territorio romagnolo alluvionato, Lugo, Sant’Agata, Conselice e Lavezzola».

I promotori sottolineano come stiano arrivando le bollette dell’energia elettrica, dopo la sospensione, «che oltrepassano i mille euro solo per il periodo giugno-luglio a causa dell’utilizzo dei deumidificatori nelle abitazioni alluvionate da asciugare».

Sitting volley allo zoosafari di Ravenna: «Insieme per trasmettere valori»

SitvolleyContinua la collaborazione tra PianoterRA sitting volley e la Pietro Pezzi che insieme, sabato 2 settembre, sono stati ospiti del Safari Ravenna in un pomeriggio fatto di sport, inclusione e soprattutto volley.

Per l’occasione i giocatori di serie B della Pietro Pezzi, con il roster praticamente al completo, hanno “sfidato” la PianoterRa sitting volley dopo essere stati accompagnati da una guida esperta all’interno del Safari.

«Siamo estremamente orgogliosi di ospitare questi fantastici atleti e di dare continuità a un messaggio di passione, unione e condivisione che da subito abbiamo deciso di appoggiare. Anche quest’anno il Safari Ravenna affiancherà la PianoterRa Sitting Volley, nella certezza che insieme si possano raggiungere importanti traguardi ma soprattutto trasmettere valori fondamentali. Noi siamo pronti a tifare!», dichiara la proprietà del Parco.

La PianoterRA sitting volley, conta oltre venti affezionati atleti tra uomini, donne, disabili e normodotati.

Il Sitting Volley è una disciplina sportiva di squadra che oggi non ha eguali nel panorama dei para-sport. Si svolge senza ausili o strumenti particolari, perciò chiunque può sedersi e competere. «È un gioco molto rapido, in cui le dinamiche agonistiche richiedono capacità atletiche e tecniche di alto livello e spettacolarità – spiega Federico Blanc, ex capitano della nazionale italiana di sitting volley e fondatore della PianoterRa -. Il progetto PianoterRA è nato con l’impegno di introdurre all’interno della società sportiva Pietro Pezzi una disciplina sportiva dotata di tutte le qualità degli sport di squadra e portatrice di un messaggio “esplosivo”, di educazione all’uguaglianza e all’inclusione».

Bufera sulla Regione: «La valutazione dell’Agenzia per l’Ambiente non è più dovuta»

Associazioni ambientaliste contro la delibera del 7 agosto che depotenzia la Valutazione della Sostenibilità Ambientale

Ha fatto discutere in queste ultime settimane la notizia del depotenziamento di uno degli strumenti di valutazione principale dei piani urbanistici: la Valsat, la Valutazione preventiva della Sostenibilità Ambientale e Territoriale. Una delibera della giunta regionale dello scorso 7 agosto chiarisce infatti che l’istruttoria di Arpae, l’organo che istituzionalmente esprime le necessarie competenze nelle discipline ambientali, «ai fini del rilascio del parere motivato di Valsat da parte della Città metropolitana di Bologna e delle Province non è dovuta».

Un modo, di fatto, per togliere all’Agenzia ambientale regionale la competenza a pronunciarsi sui piani urbanistici comunali.

Sul tema, il direttivo regionale di Italia Nostra ha inviato una lettera al presidente della Regione Stefano Bonaccini, in cui l’associazione ambientalista si dice preoccupata, chiedendo di revocare la deliberazione agostana «per riaffermare la doverosa osservanza della legge che sfida quella di ogni altra regione nel perseguito intento di chiudere per sempre con il consumo di suolo».

«La valutazione ambientale e territoriale prevista per i piani urbanistici – si legge in una nota di Legambiente Emilia-Romagna – costituisce uno strumento assolutamente utile per comprendere gli impatti dei processi di trasformazione del territorio. Nonostante ciò, si tratta di uno strumento che finora è stato quasi sempre considerato una parte trascurabile dei piani. La scelta della Giunta regionale di indebolire – se non addirittura rendere facoltativa – l’espressione del parere di Arpae, inerente la dimensione degli impatti ambientali, appare sostanzialmente incomprensibile: occorrerebbe al contrario rafforzare lo strumento della Valsat, rendendolo realmente efficace nell’orientare la valutazione dei decisori politici». Uno strumento – sottolinea Legambiente – «che già allo stato attuale è tutt’altro che incisivo nella riduzione degli impatti ambientali della pianificazione del territorio: è difficile, infatti, trovare una Valsat che dia un giudizio negativo sui piani urbanistici proposti dai Comuni, giudizio che viene espresso in tale contesto dalla Provincia di riferimento, autorità competente per il rilascio del parere di Valsat. La difficoltà nell’esprimere pareri negativi sui piani urbanistici comunali è d’altra parte inevitabile se si considera che tale parere viene dato da un ente pubblico, la Provincia appunto, che è espressione degli stessi sindaci del territorio».

Legambiente ritiene comunque «sia necessario un chiarimento sui contenuti della delibera del 7 agosto».

Delibera che secondo Michele Bonforte, coordinatore regionale di Sinistra Italiana – che parla di colpo di mano – «è una scelta miope e incomprensibile.  Si vuole sminuire il giudizio tecnico dell’Arpae rispetto alle iniziative della politica sul governo del territorio, rendendo facoltativo un parere che fino ad oggi è obbligatorio. Il tutto per accontentare alcune amministrazioni che richiedono poca intromissione da parte dei tecnici. Così si toglie l’unico elemento di terzietà al processo di valutazione della sostenibilità ambientale e territoriale. Ora i sindaci giudicano se stessi.  Questa discussione che va fatta in Consiglio, attraverso una modifica di legge, non può essere l’interpretazione della legge da parte della Giunta.  Sembra che  l’alluvione non ci abbia insegnato niente. Se togliamo i controlli ambientali non abbiamo capito nulla di quello che è successo».

Torna il campionato al Benelli: vietati alcolici, vetro e lattine già dalle 13

In vigore anche le modifiche alla viabilità

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Parte domani, domenica 10 settembre, il campionato del Ravenna Fc, il terzo consecutivo di serie D dopo la retrocessione.

I giallorossi partiranno in casa contro una delle favorite alla vittoria finale del campionato, la Pistoiese.

L’appuntamento è alle 15 allo stadio Benelli e per l’occasione sono state disposte modifiche alla viabilità e il divieto di somministrare, vendere e consumare bevande in vetro e lattine.

«Si tratta di provvedimenti utili a favorire lo svolgimento sereno della partita e a tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, prevenendo episodi di intemperanza che potrebbero verificarsi da parte delle tifoserie», scrivono dal Comune.

Le modifiche alla viabilità

Divieto di transito e divieto di sosta con zona rimozione nella via Sighinolfi (tratto compreso fra via dei Bersaglieri e via Cassino), via dei Bersaglieri (tratto compreso fra via Sighinolfi e via Punta Stilo), via Punta Stilo (tratto compreso tra viale Berlinguer e via dei Bersaglieri e tratto compreso tra via dei Bersaglieri e via El Alamein/piazza Brigata Pavia); via Cassino (tratto compreso fra via Montanari e via Punta Stilo con transito ammesso ai soli residenti); via Stelvio (tratto compreso fra via Cassino e via Monte Nero eccetto residenti); nel parcheggio retrostante l’edificio posto al civico 8 (Confartigianato) di viale Berlinguer (limitatamente all’area pubblica) che verrà riservato alla tifoseria della squadra ospite.

Il divieto di somministrare, vendere o consumare bevande in vetro o in lattina

I provvedimenti legati al divieto di somministrare, vendere o consumare bevande in vetro o in lattina entreranno in vigore due ore prima dell’inizio e l’ora immediatamente successiva alla fine della partita.

È vietato per i titolari degli esercizi pubblici di somministrazione bevande, degli esercizi commerciali e dei chioschi artigianali di piadina, di somministrare e/o vendere per asporto, bevande alcoliche con gradazione superiore al 5% vol. nonché anche di altre bevande contenute in lattine e bottiglie di vetro e altri contenitori atti ad offendere ed è altresì vietato il consumo e la detenzione per il consumo, di bevande con contenuto alcolico superiore al 5% vol. così come anche di quelle con gradazione inferiore al 5% vol. e di bevande in generale se contenute in bottiglie di vetro, lattine e altri contenitori atti ad offendere nella zona ricompresa all’interno dell’area delimitata dalle vie San Mama nel tratto compreso tra viale Berlinguer e via Montenero; via Montenero; via Montanari – nel tratto compreso tra via Montenero e via Cassino; via Cassino – nel tratto compreso tra via Montanari e via Marconi; via Marconi – nel tratto compreso tra via Cassino e viale Berlinguer; viale Berlinguer – nel tratto compreso tra via Marconi e la rotonda Irlanda.

È vietato per i titolari degli esercizi pubblici di somministrazione bevande, per i titolari degli esercizi commerciali e per i titolari dei chioschi artigianali di piadina di vendere le bevande attraverso l’utilizzo di bottiglie e bicchieri di vetro, lattine e altri contenitori atti ad offendere all’interno dell’area delimitata da via San Mama – nel tratto compreso tra la rotonda Irlanda e via Lametta; via Lametta – nel tratto compreso tra via San Mama e via Podgora; via Podgora – nel tratto compreso tra via Lametta e via Montanari; via Monte San Michele; viale Randi – nel tratto compreso tra via Monte San Michele e via Pascoli; viale Berlinguer – nel tratto compreso tra via Marconi e la rotonda Irlanda e in via Ravegnana dal civico 151 al civico 357.

Le violazioni prevedono sanzioni tra i 200 e i 400 euro.

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