Il grande scrittore per la prima volta a Ravenna, in dialogo con Matteo Cavezzali
Cavezzali con Starnone a Scrittura Festival
«Magari un giorno torno per parlare di Cuore e di scuola». Il pubblico che ieri sera affollava la sala Dantesca della Classense per ascoltare Domenico Starnone, per la prima volta in città ospite di ScrittuRa festival, è sicuramente uscito augurandosi che quella frase dell’autore possa diventare realtà. Applausi scroscianti, che nemmeno a teatro, hanno infatti salutato la chiusura di un suo intervento indirizzato dalle domande del direttore del festival Matteo Cavezzali, che da dieci anni stava cercando di portare l’autore, oggi ottantenne, a Ravenna. E l’ha fatto nell’anno in cui Starnone ha pubblicato non un romanzo ma una raccolta di saggi (L’umanità è un tirocinio, Einaudi) cosa che gli dà occasioni per una riflessione sulla scrittura, ma soprattutto sulla lettura capace di divertire e stupire.
L’amore per la lettura che si forma dal fascino per la parola scritta, qualsiasi parola, qualsiasi scritta. Starnone parla di «urto» con la scrittura, con quei segni, quei ventuno segni, in grado di evocare interi mondi come una magia, molto più degli effetti speciali di qualsiasi film. L’effetto meraviglioso della lettura che ci modella («Costa sforzo e fatica – ha detto -, è un esercizio permanente di intelligenza e fantasia»), entra nel nostro corpo e ci offre una mappa per orientarci nel mondo. Anche quando questa letteratura è quella di un romanzo a puntate su una rivista per signore degli anni 40. «La protagonista si innamorava di un scrittore fallito con un braccio anchilosato e io a tredici anni quello decisi di diventare: uno scrittore fallito. E cominciai anche a camminare come fossi anchilosato». E quello – racconta con molta autoironia – «sono stato fino a 44 anni», per poi diventare uno «scrittore medio» (ovviamente sono parole sue, di certo non condivise in primis dal direttore Cavezzali che a inizio serata aveva dichiarato «Starnone è il mio scrittore preferito»).
E da scrittore ha raccontato come ogni racconto debba contenere una parte di “disonestà” per non essere resoconto e che proprio grazie a quella “disonestà” che trasforma una scheggia di verità in una storia spesso si arriva a capire meglio noi stessi e ciò che ci circonda. Perché ogni volta che leggete un libro «siete voi stessi che gli date vita a ciò che c’è dentro, noi ci mescoliamo a ciò che leggiamo e così troviamo noi stessi». Ecco perché ogni volta che rileggiamo un libro possiamo trovarlo diverso. Per Starnone è stato così per Lord Jim di Conrad, noioso agli occhi di un ragazzino in cerca solo di avventura, meraviglioso agli occhi di un adulto. E così è stato per Cuore, che ha amato, poi ne ha riso (nella rilettura proposta da Umbero Eco) e ora riscoperto. «In Cuore c’è il formarsi della scuola del Regno e c’è già uno degli elementi fondamentali: la disuguaglianza». Ecco, sì, l’auspicio è davvero quello di poter riavere presto Starnone a Ravenna e riprendere da qui, dall’indimenticabile Ex cattedra, primo della serie di libri che lo hanno portato a diventare uno dei più grandi autori italiani contemporanei.
Il presidente della Cab di Fusignano: «Siamo orgogliosi, ma sono andate distrutte intere colture annuali»
Nei giorni scorsi il sindaco di Fusignano Nicola Pasi ha incontrato Mauro Parisi, presidente della Cooperativa agricola braccianti di Fusignano, per cercare di capire quale possa essere, a una prima analisi, l’impatto dell’alluvione nei terreni della Cab e di altri proprietari.
Nei comuni di Alfonsine e Fusignano (dove si estendono i terreni della Cab di Fusignano) il Consorzio di bonifica della Romagna occidentale ha contribuito in modo decisivo a salvare i centri urbani.
«Solo nei terreni della Cab di Fusignano è arrivata una quantità d’acqua pari circa tre dighe di Ridracoli – spiega Mauro Parisi -. Il Canale dei mulini, il Tratturo ed il Canal Vela delimitano un cassetto che giustamente ha svolto il ruolo di cassa di espansione. Se quella enorme massa d’acqua non fosse arrivata lì, possiamo solo immaginare cosa sarebbe successo nei due comuni. Assieme con i tanti proprietari che hanno visto allagare i propri terreni, siamo orgogliosi di aver contribuito a salvare dalla possibile inondazione le nostre comunità, ma sarebbe opportuno inquadrare e regolamentare questa importante funzione. Sono andate distrutte intere colture annuali, e anche frutteti e vigneti. Ai danni economici, che ad oggi sono incalcolabili, si aggiungono anche le conseguenze sui livelli occupazionali».
«Preso atto – dichiarano congiuntamente i sindaci Nicola Pasi e Riccardo Graziani – che i nostri territori, benché decisamente meno provati rispetto ad altri, non sono rimasti indenni, riteniamo importante rendere consapevoli i nostri concittadini. Ringraziamo tutti coloro che hanno concesso di allagare i propri campi, anteponendo il bene comune a quello personale e confidiamo che i danni rendicontati possano essere rimborsati».
Fino al 15 giugno alla galleria Monogao di Ravenna la complessa opera concettuale dell’artista riminese
Torino, gennaio 1889: in una città in cui risiede da alcuni mesi, Nietzsche scrive le sue ultime lettere, prima del crollo psichico totale. Alcuni dei destinatari sono persone amate come Franz Camille Overbeck e Cosima Wagner; altri invece distanti o diventati tali nel tempo. Con alcuni non ha avuto nessun rapporto diretto – il re Umberto I –, con altri di lavoro o di stima a distanza. Si tratta comunque di testi inquietanti – scritti anche formalmente in modo del tutto diverso dalla solita grafia utilizzata dal filosofo – che una lettura razionale non riesce a penetrare sia che tenga conto dei nuclei del pensiero filosofico precedente, sia che semplicemente accolga i contenuti in un verosimile contesto quotidiano, in cui si parla di conti da pagare o di stivali rotti. Il problema di questi testi – ripubblicati da Adelphi nel 2008 – è costituito da un linguaggio frammentato, metaforico, in cui il tono profetico si alterna ad affermazioni deliranti, in cui il soggetto trapassa da incarnazioni repentine a dettagli di fatica quotidiana.
A lungo indagato, si è tentato di comprendere quanto di questo epistolario sia frutto di elaborazioni ancora ammantate da logica, magari criptate e da decodificare, o quanto sia testimonianza dell’esplosione della malattia mentale. La potenza delle ultime parole ha sempre un fascino inattaccabile e anche in questo caso – grazie anche alla statura dello scrittore – le 21 lettere da Torino incarnano un simbolo inconoscibile per quanto legittimamente soggetto a interpretazioni.
Il cavallo fustigato a sangue e abbracciato da un Nietzsche in lacrime è un avvenimento contestato da alcuni ricercatori ma è carico di un potere narrativo drammatico che per la vulgata comune – e la pura necessità umana di proiettare una concatenazione necessaria negli eventi – anticipa bene, giustificandolo, il crollo nervoso. È comunque il termine antequem di questa eredità, l’avvenimento fortuito che il filosofo avrebbe letto come destino e parte integrante della propria vita. O forse di tutte le vite, quando Nietzsche afferma «Io sono tutti i nomi della storia», scrivendo l’affermazione nella sua ultima lettera al maestro e storico Jacob Burckhardt.
Seguendo la lettura di Luca Lupo, più che di un delirio di onnipotenza, l’affermazione potrebbe essere interpretata come consapevolezza da parte dell’uomo-Nietzsche di essere una semplice somma di punti precedenti, un’onda in perpetuo movimento in cui trapassano le precedenti – vite e azioni, eventi e pensieri – e a cui seguiranno altre onde simili, incessantemente. In questa transinvidualità di cui Nietzsche appare consapevole, il linguaggio si arrende alla follia, lo stato per eccellenza disposto ad accogliere in modo totale la verità dell’assenza di senso. La razionalità supera le colonne d’Ercole dei propri territori e – anche a costo della vita – si abbandona all’innocenza del divenire rinunciando al centro, all’io. In questa dissoluzione quasi programmatica – se la follia potesse essere una scelta della ragione – diventa importante quel flusso continuo di vite che verranno, che prendono e prenderanno in mano i testi di Nietzsche, ben consapevole anche in queste ultime testimonianze del proprio eccezionale contributo.
Fra queste onde si inserisce il contributo di Giulia Marchi (Rimini, 1976), che nella Galleria Monogao di Ravenna allestisce la mostra dal titolo “Corrispondenze al Sig. F.”, composta da 21 moduli – quante le ultime lettere di Nietzsche – e una lettera autografa dell’artista a un anonimo destinatario. Il metodo di lavoro dell’artista ci ha abituato a un forte concettualismo in grado di utilizzare in modo quasi indifferente i materiali.
Quel che importa è il rigore del lavoro, operare con scientificità, evitare l’incidente e il caso tranne che non siano contemplati nella strategia del lavoro stesso. Unica eccezione è la possibilità di un caso che scelga la persona, preparata a riconoscerne il messaggio. Importante è quindi il backstage di questo lavoro: l’artista ha digitalizzato le ultime 21 lettere di Niezsche e le ha inserite nel computer, togliendo però dai testi l’alfabetizzazione.
Il risultato restituito è incongruente: il computer non riconosce i testi e rende un codice errore composto da lettere, segni grafici e numeri. In questa crittografia inventata – oppure semplicemente tradotta dalla macchina – l’artista inserisce gradualmente alcune parole, selezionate dalle lettere. I criteri di scelta di questi relitti di senso – circa un centinaio – si basano su un criterio oggettivo di reiterazione nelle lettere di alcune parole.
Il secondo criterio si basa su una personale rivelazione di senso all’artista, un incontro con parole che la mettono in posizione più prossima ad una possibile, irraggiungibile comprensione. Le 21 risultanti – tante quante le ultime testimonianze del filosofo – vengono impresse su matrici di zinco, a loro volta su carta cotone bianca: la restituzione dei moduli finali è impressionante nella sua adamantina purezza. Sui muri si snoda una candida crittografia in cui ogni segno – non solo le parole compiute – diventano muri di un labirinto mentale: da seguire, per arginare una sensazione di percorso. Ma senza via di uscita. A fianco, in galleria, si aggiunge un lavoro singolo che procede dalla stessa fonte: Marchi scrive a macchina quattro lettere private – una sola in mostra – ad altrettanti destinatari per lei importanti, utilizzando la selezione delle 100 parole dall’ultimo epistolario di Nietzsche. In queste Lettere alla follia, le parole galleggiano come residui di senso a cui lo spettatore non può accedere, a cui forse neanche l’artista può imprimere una verità univoca di senso. E in questo naufragio della ragione, in questo abbandono all’innocenza del divenire, riprendono forza le ultime visioni di Nietzsche.
“Corrispondenza dal signor F.”, di Giulia Marchi. Fino al 15 giugno, galleria Monogao21 (via Alberoni 5), Ravenna. Orari: ven-sab-dom, dalle ore 18 alle 21.
Visto l’imponente afflusso registrato per la somministrazione del vaccino anti tetano, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica di Ravenna ha organizzato per la giornata di lunedì 29 maggio nei tre ambiti della provincia (Ravenna, Faenza e Lugo) sedute straordinarie di vaccinazione antitetanica per adulti, rivolta in modo particolare alle persone che stanno svolgendo attività presso gli edifici alluvionati (residenti o volontari).
L’invito ad accedere è rivolto a coloro che non sono mai stati vaccinati per il tetano oppure hanno fatto l’ultima dose di richiamo da più di 10 anni.
L’accesso presso gli ambulatori avviene in modo diretto senza necessità di prenotazione, in queste sedi:
Ravenna (Cmp – via Fiume Abbandonato 134)
dalle ore 14 alle ore17.30
Lugo (viale Masi 18/20)
dalle 8,30 alle 12,30
Faenza ( Via Zaccagnini 22)
dalle ore 14 alle ore 17,30.
La ministra Marina Calderone in Regione per definire i dettagli del nuovo decreto del Governo
L’assessore Colla e la ministra Calderone
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha incontrato nella mattinata di oggi (sabato 27 maggio) l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro Vincenzo Colla per definire modalità e tempi del Decreto-legge sugli interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eventi alluvionali in Emilia-Romagna, che prevede un primo stanziamento di oltre 2 miliardi.
Di queste risorse 900 milioni sono per il lavoro di cui 600 destinati ai lavoratori dipendenti e 300 per mettere in copertura tutti gli autonomi.
Tra gli interventi previsti, la Cassa integrazione in deroga per tutti i dipendenti fino a 90 giorni (misura coperta fino a 580 milioni di euro) nonché l’una tantum fino a 3mila euro (mille al mese) per i lavoratori autonomi costretti a interrompere l’attività (con copertura fino a circa 250 milioni di euro).
A queste misure si affianca la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali, nonché la sospensione dei termini degli adempimenti, relativi ai rapporti di lavoro, verso le amministrazioni pubbliche previsti a carico di datori di lavoro, di professionisti, di consulenti e centri di assistenza fiscale che abbiano sede o operino nei territori coinvolti dagli eventi alluvionali.
«Per i dipendenti – ha dichiarato la ministra – introduciamo la possibilità di accedere alla Cassa integrazione emergenziale con uno strumento unico, che ci consentirà di essere più veloci nel ricevere le domande e quindi corrispondere quanto dovuto. I danni registrati, che riguardano oltre l’Emilia-Romagna anche alcuni comuni delle Marche e della Toscana, fanno pensare ad un grandissimo numero di lavoratori e imprese coinvolte e la tempestività nelle risposte da dare è un fronte su cui stiamo lavorando per far ripartire prima possibile le attività produttive. L’incontro di oggi è stato molto utile per prepararci, con tutti i soggetti coinvolti, ad emanare le circolari attuative nel minor tempo possibile, non appena il decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale».
L’ammortizzatore sociale emergenziale unico rappresenta una importante novità nel panorama delle misure volte a sostenere i lavoratori subordinati del settore privato. In particolare, è prevista un’indennità, con relativa contribuzione figurativa, a favore della generalità dei lavoratori, compresi quelli agricoli, impossibilitati a svolgere l’attività lavorativa a causa della situazione emergenziale, nonché a favore di quelli impossibilitati a recarsi al lavoro in ragione di tale situazione. Da un punto vista procedurale, la previsione di una sola gestione per tutte le tipologie di aziende, l’individuazione di un’unica causale di intervento, nonché una gestione più celere e diretta da parte dell’Inps, rappresentano uno strumento di semplificazione, anche in una prospettiva di accelerazione dell’iter autorizzatorio. Inoltre, un’allocazione delle risorse unitaria favorisce una migliore rendicontazione e un più veloce monitoraggio della spesa. L’ammortizzatore unico non trae la sua fonte di finanziamento dalle singole gestioni e, pertanto, le aziende ricevono un beneficio, senza la necessità di un finanziamento con propri contributi versati. Per tale misura, il Ministero del lavoro ha stanziato circa 600 milioni di euro.
La ministra Santanché a Rimini per presentare le nuove campagne di promozione
L’Emilia-Romagna, all’indomani dell’alluvione che ha colpito buona parte del territorio e soprattutto la Romagna, lancia un appello ai turisti, dicendosi pronta ad accoglierli.
E per raccontarlo ricorre a una serie di iniziative per raggiungere a tappeto i mercati interni e internazionali.
A partire dalla campagna di Ministero del Turismo ed Enit (Agenzia Nazionale del Turismo), presentata questa mattina (sabato 27 maggio) a Rimini dalla Ministra al Turismo, Daniela Santanchè.
“L’Emilia-Romagna ti aspetta” è lo slogan della campagna che verrà declinata all’interno di “Open to Meraviglia” con la Venere di Botticelli che, con le mani a forma di cuore, inviterà i turisti a venire in regione e sullo sfondo presenterà, nelle diverse versioni, la Biblioteca Malatestiana di Cesena, i mosaici bizantini di Ravenna, Piazza Saffi di Forlì, i Portici Unesco di Bologna e una spiaggia della Riviera.
Le immagini, di grande formato, saranno collocate da giugno, e a più riprese nel corso di tutto l’anno, nei principali aeroporti internazionali, negli hub ferroviari europei e nei cartelloni di grandi città italiane e straniere. La campagna sarà sostenuta anche grazie al coinvolgimento di influencer, attraverso loro contenuti sulla stampa, online e in radio.
Inoltre, sono previste campagne ad hoc sul mercato domestico, molto rilevante per la Regione Emilia- Romagna, anche in partnership con player di rilievo quale Trenitalia.
Si rivolge in particolare al mercato tedesco, uno dei più rilevanti per le vacanze balneari, l’azione della Regione messa a punto da Apt Servizi Emilia-Romagna, con la ripartenza, dal 29 maggio e fino al 18 giugno, della campagna “Niente di più vicino!” sulle tv nazionali, cui si affiancherà una campagna multimediale con le ferrovie tedesche Deutsche Bahn e austriache ÖBB.
E poi la nuova campagna #togetherinEmiliaRomagna pensata per i profili social della promozione turistica regionale, italiani e in lingua inglese e tedesca, che sarà indirizzata al mercato europeo e Usa. Altre iniziative sono inoltre previste in autunno.
Insieme a Visit Romagna sarà invece trasmesso a partire dal 6 giugno sulle principali emittenti nazionali, lo spot “Romagna, la vacanza degli Italiani”, che sarà oggetto anche di una campagna radiofonica, mentre coi principali parchi divertimento è previsto un messaggio indirizzato alle emittenti per bambini.
«Il Governo ha dato risposte immediate – commenta la ministra Santanchè -. Ci siamo mossi con una rapidità che non ha precedenti. Come Ministero del Turismo abbiamo stanziato un fondo di 10 milioni per le imprese turistiche colpite dal maltempo. E poi una campagna di promozione internazionale perché l’Emilia-Romagna riparta subito grazie al turismo e alla sua resilienza».
«L’industria delle vacanze dell’Emilia-Romagna è pronta e abbiamo bisogno che questo messaggio arrivi chiaro e forte a tutti – affermano il Presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore al Turismo Andrea Corsini -. Lo dobbiamo a questa terra, ai cittadini, ai sindaci e alle donne e agli uomini che da subito hanno lavorato, senza risparmiarsi, per superare gli effetti di un’alluvione che non ha riscontri, per portata, nel Paese. Certo, c’è e ci sarà ancora tanto da fare per ricostruire tutto, ma i luoghi di vacanza sono pronti».
«I turisti possono venire tranquilli e in sicurezza – proseguono – e ringraziamo il Governo, la Ministra ed Enit per averci da subito affiancato in questo grande lavoro di squadra, mettendo a disposizione strumenti importanti e significativi per portare questo messaggio ovunque».
L’elemento essenziale della vita deve essere valutato e gestito dalle comunità come bene comune: un diritto quale risorsa e dovere per alleviare siccità e alluvioni
La chiusa di San Marco sul fiume Montone (foto di Alberto Giorgio Cassani)
Ripubblichiamo integralmente un articolo a firma di Marina Mannucci, uscito sulla nostra rivista “Casa Premium” nell’ottobre 2015, quasi un decennio fa. Visto il dibattito (con implicazioni politiche e della pubblica amministrazione) appena aperto sulle cause del disatro alluvionale, crediamo – nonostante l’ampiezza documentale del testo – sia utile per comprendere come il fenomeno accaduto recentemente – e ancora tutto da valutare oltre l’emergenza – ha radici profonde e inascoltate. Il tema centrale è quello della percezione, sensibilità e prevenzione del rischio. Un rischio conclamato che purtroppo si è manifestato in tutta la sua immanenza catastrofica.
Il carattere «insostituibile» dell’acqua significa che l’insieme di una comunità umana, ed ogni suo membro, deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche. La Dichiarazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, del 2000, stabiliva, tra gli obiettivi, quello di dimezzare entro il 2015 la percentuale di popolazione mondiale che non ha accesso a un’acqua veramente potabile e ai servizi sanitari di base come la rete fognaria. Quando si parla di acqua, vi sono però profonde divergenze sulle strategie da adottare. Oltre alla questione della privatizzazione, e alla nascita delle grandi multinazionali dell’acqua, i pareri divergono anche sull’utilità delle grandi dighe per governare il corso dei fiumi e creare riserve da usare anche a fini energetici; come pure sui modi migliori per amministrare l’acqua per l’irrigazione. L’innovazione tecnologica sta fornendo nuove soluzioni. A mio avviso, l’acqua non può che appartenere all’economia dei beni comuni e della distribuzione della ricchezza e non all’economia privata. La politica ambientale comunitaria ha prodotto riguardo al tema dell’acqua una vasta legislazione e indica la realizzazione a breve di diversi obiettivi che si possono così riassumere:
– stabilire una politica integrata della gestione delle risorse idriche;
– proteggere e migliorare la qualità degli ecosistemi acquatici;
– promuovere un uso sostenibile dell’acqua basato su una gestione a lungo termine;
– garantire la disponibilità di una giusta quantità di acqua quando e dove è necessaria secondo criteri di solidarietà. Importante passo sarà anche la realizzazione del Sesto Pro gramma d’azione nel quale sono stati rilevati alcuni temi prioritari:
– combattere l’inquinamento;
– promuovere il razionale uso dell’acqua;
– combattere le deficienze idriche persistenti;
– prevenire e gestire le situazioni di crisi.
Fiume Montone oltre la Chiusa di San Marco (foto di Alberto Giorgio Cassani)
L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha recentemente reso disponibile il rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia nel 2014. Relativamente alle aree a pericolosità idraulica, i dati indicano che circa il 4% del territorio nazionale si trova nelle condizioni di pericolosità elevata (P3: alluvioni frequenti), l’8,1% in quelle di pericolosità media (P2: alluvioni poco frequenti), mentre le aree a pericolosità bassa (P1: scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi) sono circa il 10,4% del territorio nazionale. In Emilia-Romagna, la popolazione esposta a pericolosità media è di 2.759.962 abitanti (dato riferito alla popolazione residente al 2011). Si è inoltre verificato un notevole degrado degli ambienti rurali, in particolare nelle zone di collina e di bassa montagna, con frequente abbandono dell’attività agricola e delle connesse sistemazioni idrauliche con conseguente aumento dell’erosione del suolo. Non vanno inoltre dimenticati lo spopolamento della montagna, i disboscamenti e l’accumulo antropico sulle coste: elementi che incidono in un caso per la mancata presenza dell’uomo, nell’altro per l’eccessiva pressione su risorse quali acqua e suolo. A tali fattori si è poi unita la variabilità climatica con il conseguente regime di piogge intense e concentrate nello spazio e nel tempo. Luca Mercalli, metereologo e climatologo, in un’intervista di Sabrina Mechella pubblicata sul sito Megachip Democrazia nella comunicazione, Globalist syndacation http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79487, già nel 2013 affermava che «in Italia manca la conoscenza fondamentale della geografia del Paese, che non si studia neanche più a scuola. Non ci sono le basi per capire cosa sia una frana, un’alluvione, quali sono i tipi di territorio più o meno favorevoli. Questo si sovrappone a una contro cultura che è quella del fatalismo: meglio appendere il cornetto o pregare il santo devoto piuttosto che occuparsi di studiare un opuscolo di protezione civile. Il terzo punto che coopera questa situazione è la frammentazione di utenti. Anche il cittadino più informato e volenteroso poi si scontra con il fatto di non sapere chi sia il suo partner pubblico che gli deve dare l’informazione. Mentre in molti Paesi europei, negli Stati Uniti o in Canada c’è un unico servizio di cui ci si fida e che dà le informazioni di protezione civile, qui c’è il Comune, la Provincia, la Regione e spesso ognuno di questi settori dice cose diverse, non le dice proprio o sono poco chiare. Il cittadino non sa mai cosa fare e come comportarsi.
La Chusa di San Marco con un flusso d’acqua “normale”
È chiaro che in questa situazione gli atti di miglioramento sono evidentemente molti. A cominciare dall’educazione nelle scuole, la produzione di informazione per la gente comune: penso a normalissimi opuscoli o anche a trasmissioni televisive che spieghino alla gente come comportarsi in caso di calamità naturale. Nessuno sa cosa fare in questi casi. Se io adesso andassi per strada e gridassi “C’è l’alluvione!” la gente sarebbe sorpresa chiedendosi cosa fare. Basterebbe un decalogo delle cose da fare in questi casi, anche molto banali tra l’altro, tipo non andare nei sottopassi con l’auto: nell’arco di dieci anni sono morte dieci persone in questo modo. Ci vuole dunque informazione in tutti i settori: scuole, televisione, giornali, la classica bacheca comunale, il corso di formazione nei piccoli centri: tutte cose fattibili».
Luigi Zoja, intellettuale dalla formazione economica e psicanalitica junghiana, nel suo libro Utopie minimaliste. Un mondo più desiderabile anche senza eroi afferma che «L’uomo non deve smettere di pensare che la sua vita e il suo futuro siano nelle sue mani; non deve lasciarsi schiacciare dalla disperazione della sindrome T.I.N.A. (There Is No Alternative) propagandata da chi non ha a cuore il bene dell’umanità ma solo la preservazione dello status quo […] e deve fare i conti con se stesso, con quelle mentalità che costituiscono il maggior mistero del nostro secolo, quell’accumulo di insensibilità e crudeltà verso il mondo e se stessi che gli uomini, se non intenzionalmente programmano, certo tollerano […], il singolo dispera di poter incidere realmente sui fenomeni globali e confida illusoriamente nell’avvento di un “eroe” solitario, stereotipo la cui prassi fallimentare è tanto ben documentata dalle rivoluzioni storiche». Ed ancora l’autore precisa che se «da un lato è chiaro che anche il più piccolo dei comportamenti singoli può inserirsi in un movimento collettivo (o addirittura innescarlo) accrescendone la forza; dall’altro, questa forma di partecipazione anonima e invisibile richiede – da parte di chi la compie – una pazienza, un’umiltà e una fiducia che non sono tipiche delle personalità mediocri».
Il fiume Montone in piena per l’alluvione nel maggio 2023, presso la Chiusa di San Marco, a rischio di esondazione (foto aerea di Paride Pepoli)
Bene, partendo da questa lunga ma indispensabile premessa, è difficile informare-informarsi per spot. Sappiamo che la messa in sicurezza idrogeologica si attua attraverso: riduzione del rischio derivante dalle piogge intense; intervenendo per efficientare le aree utilizzate per agricoltura e attività forestali e agendo sulla gestione e regimazione delle acque. Si devono effettuare dunque opere per il drenaggio e la raccolta delle acque al fine di evitare alluvioni, realizzare canali scolmatori, adeguare le reti fognarie.
In un’intervista rilasciata a Federica Angelini (pubblicata il 15 febbraio 2015 sul settimanale “Ravenna&Dintorni”), Claudio Miccoli, dirigente della Regione per il Bacino della Romagna, stimava in 100 milioni il costo della messa in sicurezza del nostro territorio. In quell’occasione l’esperto di problemi idraulici sottolineava che, se pur i danni provocati dall’alluvione avvenuti la settimana precedente, fossero stati più contenuti rispetto a quello che successe nell’ottobre del 1996, nel territorio erano presenti situazioni di pericolo. «Istituzioni e mass media – spiegava – non vogliono parlare del rischio, mentre sarebbe bene non temere di impaurire la gente, dicendo la verità, per far capire quanto è necessario investire in sicurezza e quanto conviene, soprattutto in un bacino subsidente con molte zone al di sotto del livello del mare».
Nel corso dell’intervista, Claudio Miccoli rilevava anche che tra i fiumi critici del nostro territorio c’è il Montone con un punto di fragilità alla chiusa di San Marco. Dal 1985 si procede per stralci per provvedere alla messa in sicurezza ma al momento «le arginature non permettono di stare tranquilli per la confermazione»: occorrerebbero altri 15- 20 milioni di euro. Se il dottor Claudio Miccoli attraverso l’intervista ha voluto far presente alla cittadinanza che il nostro territorio, da un punto di vista idrogeologico, è bisognoso di particolari cure e che l’approccio politico e amministrativo al problema è insufficiente per prevenire possibili eventi catastrofici prevedibilissimi, è bene prenderne atto e riflettere sul cosa fare. Riguardo al rischio idraulico della nostra regione anche il Comitato ambiente e paesaggio di Castel Bolognese ha ripetutamente evidenziato l’urgenza di rifare gli studi e rivedere i piani della regione per la messa in sicurezza. Dati statistici alla mano, il semplice buon senso indicherebbe come prima strada la necessità di non rincorrere l’emergenza, spendendo molto di più per tamponare i danni di quanto sarebbe servito per evitarli.
Dal Piano A.N.B.I. per la Riduzione del Rischio Idrogeologico del febbraio 2015, ribattezzato report “Manutenzione Italia: Consorzi di bonifica in azione per #italiasicura”, si evince, infatti, che fra il 2010 e il 2012 il costo del dissesto idrogeologico è stato stimato in 7,5 miliardi di euro (in media 2,5 miliardi l’anno), mentre nei 65 anni precedenti era stato, in valore attuale, di 54 miliardi di euro (in media 0,83 miliardi l’anno). Nel 2008 il ministero dell’Ambiente calcolava che per mettere in sicurezza idrogeologica le zone a maggior rischio del territorio italiano sarebbero stati necessari almeno 40 miliardi di euro in 15 anni. In pratica con le somme spese in risarcimenti e riparazioni dei danni nelle sole località colpite si sarebbe potuta realizzare la difesa dell’intero territorio, abbattendo i costi futuri ed evitando le perdite umane. Ed ancora nel piano proposto per il 2015 dall’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI), ad una lista di interventi vengono affiancate una serie di raccomandazioni, tra cui limitare il consumo del suolo attraverso un’apposita norma e inserire la “invarianza idraulica” tra i presupposti della progettazione urbanistica. La prevenzione dei rischi è un tema chiave per azioni future anche in materia di politica comunitaria di coesione. In tale ambito rientrano i piani per l’attuazione della Direttiva Europea 2007/60: si tratta dei piani di gestione del rischio alluvioni a livello di distretto idrografico, che gli Stati membri erano tenuti a pubblicare entro il 22 giugno 2015. Per realizzare le proposte dell’ANBI, con la legge finanziaria 2010, si sarebbe dovuto iniziare a realizzare un programma di prevenzione finanziato da risorse, assegnate per il risanamento ambientale con delibera Cipe, pari a 1.000 milioni di euro. Tali risorse dovevano essere utilizzate attraverso accordi di programma tra ministero dell’Ambiente e Regioni, che contemplassero il cofinanziamento regionale, definendo la scala di priorità degli interventi. A suo tempo sono stati stipulati i succitati accordi di programma con l’individuazione degli specifici interventi e delle relative priorità, prevedendo un impegno complessivo di 2.097.771.266 di euro tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale. Per ogni accordo è stato nominato un Commissario con il compito di provvedere alla realizzazione degli interventi previsti. A luglio 2014, risulta però essere stato speso meno del 4% di quanto previsto. Praticamente solo il necessario per mandare avanti i regimi di commissariamento.
Veduta di Ravenna “attraversata” dall’acqua in una incisione di Giuseppe Maestri (“La tenda di Teodorico”)
Nel giugno 2014 è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio una “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche”, avente il compito specifico di accelerare l’attuazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio, di coordinare le azioni di tutte le strutture dello Stato e gli enti operanti nel settore, di supportare la nuova programmazione delle risorse per il ciclo 2014-2020. Per la stessa finalità il cosiddetto “decreto competitività” (decreto legge n. 91 del 2014) ha affidato la responsabilità della realizzazione degli interventi ai presidenti delle Regioni in qualità di “Commissari straordinari delegati”, attribuendo loro importanti poteri sostitutivi e di deroga. Un successivo decreto legge ha reso ordinaria l’attribuzione, ai presidenti di Regione, di funzioni per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico avviando contemporaneamente un procedimento di ricognizione sullo stato di attuazione di tutti gli interventi finanziati anche in data antecedente al 2009 per procedere alla revoca delle risorse economiche non ancora utilizzate e destinarle ad interventi altrettanto urgenti, ma immediatamente cantierabili. L’obiettivo è stato quello di trasformare in cantieri oltre 2 miliardi di euro non spesi dal 1998 per ridurre situazioni di emergenza territoriale. Le Regioni, con le Autorità di bacino e la Protezione civile, hanno indicato la necessità di circa 5.200 opere per un fabbisogno di 19 miliardi di euro. Contemporaneamente la Struttura di missione ha raccolto, insieme al ministero dell’Ambiente, le proposte regionali per due piani: il Piano nazionale per la difesa del suolo 2014-2020 (risorse tra i 7 ed i 9 miliardi di euro) e il Piano stralcio destinato alle aree metropolitane. Se qualcosa si sta muovendo almeno per quanto riguarda i miliardi già stanziati e mai spesi è evidente che un piano organico e concreto non si esaurisce con la conclusione degli interventi già previsti, ma solo se viene pensato come spesa strutturale per l’intero Paese.
Un’evocativa opera di Mariella De Logu intitolata “Ma dove stiamo andando”
Il rischio di dissesto idrogeologico in tutta l’Emilia Romagna è peggiorato notevolmente, aumentando complessivamente di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le opere da realizzare riguardano le manutenzioni “straordinarie” di bonifica, sistemazioni idrauliche, adeguamento e potenziamento delle opere di scolo delle acque, laminazione delle piene, realizzazione delle casse di espansione (fondamentali per la sicurezza anche dei centri urbani), consolidamento frane e ripristino dei versanti montani, realizzazione di briglie di contenimento del terreno. Tra le proposte di Legambiente riguardo al dissesto idrogeologico leggiamo la necessità di – delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni, se legali; – adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio presente sul territorio; – ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario per i corsi d’acqua, le aree per permettere un’esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le “fasce di pertinenza fluviale”, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo;
– sorvegliare in modo speciale torrenti e fiumare;
– attuare una manutenzione ordinaria del territorio che non sia sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali dei versanti o dei corsi d’acqua;
– prevenzione degli incendi. In molti casi il disboscamento dei versanti causato dagli incendi può aggravare maggiormente il rischio di frana di un versante, oltre che avere un notevole impatto ambientale;
– applicare una politica attiva di “convivenza con il rischio” con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione;
– rafforzare le attività di controllo e monitoraggio del territorio per contrastare illegalità come le captazioni abusive di acqua, l’estrazione illegale di inerti e l’abusivismo edilizio; – gestire le piogge in città.
Dal tetano all’epatite: le infezioni possibili, secondo il professore di Microbiologia
Un topo morto nell’acqua stagnante di Conselice in un video pubblicato sui social
Infezioni da batteri, virus e zanzare sono i pericoli dai quali difendersi in una situazione, come quella generata dall’alluvione in Emilia-Romagna, nella quale le acque stagnanti sono molto probabilmente contaminate dalla presenza di scarichi delle fognature, rifiuti e carcasse di animali.
«Ci sono rischi nell’immediato, come infezioni direttamente veicolate dall’acqua contaminata, e altri che si preparano con l’arrivo del caldo, in particolare il possibile aumento delle popolazioni di zanzare vettori di virus», dice all’AnsaFrancesco Broccolo, professore di Microbiologia clinica dell’Università del Salento e membro del comitato scientifico della Società italiana di medicina ambientale.
«Rispetto ad altre calamità naturali, l’alluvione ha un problema in più in termini di rischi igienico-sanitari perché nell’acqua contaminata da feci provenienti dalle fognature e da carcasse di animali possono trovarsi microrganismi in grado di favorire la trasmissione di infezioni», osserva l’esperto.
«Ci sono infezioni che possono avvenire nell’immediato, dovute al contatto dell’acqua contaminata con ferite o escoriazioni. In questi casi, i microrganismi, come il batterio Escherichia coli, possono penetrare nelle ferite, che di conseguenza possono infettarsi. Se questo dovesse accadere, per evitare che avvenga l’infezione sarebbe necessario lavarle subito con acqua pulita e sapone». Attraverso le ferite, prosegue Broccolo, «possono penetrare spore di clostridium tetani», il batterio portatore del tetano. È sufficiente una semplice lacerazione della cute, cosa che può avvenire stando molte ore nell’acqua, perché le spore possano penetrare e germinare nella ferita, producendo la tossina. Per questo motivo – rileva – «sono opportuni l’immunoprofilassi passiva antitetanica o il vaccino antitetanico».
Attenzione anche agli occhi, perché il contatto con l’acqua contaminata potrebbe infettare la congiuntiva, e alla bocca perché anche piccolissime quantità di acqua potrebbero causare gastroenteriti. Per questo, osserva, è consigliabile proteggere la bocca con una mascherina o un fazzoletto.
Un’altra infezione in agguato è l’epatite A e anche in questo caso «potrebbe essere suggerito il richiamo della vaccinazione».
Tra le altre cause delle gastroenteriti, nei bambini con meno di due anni uno dei rischi è il rotavirus, contro il quale esiste il vaccino. Per gli adulti invece una delle minacce è il norovirus, contro il quale il vaccino non è ancora disponibile.
Se questi sono i rischi nell’immediato, a medio termine una minaccia arriva dalle zanzare, in particolare le zanzare tigre che veicolano infezioni già presenti in Emilia-Romagna, come quelle dovute ai virus chikungunya, dengue e zika. «La presenza di acqua stagnante e il caldo potrebbero aumentare la presenza di uova e larve della zanzara tigre – osserva Broccolo -. Per questo è consigliabile fare controlli e campionamento delle larve per stabilire il reale rischio di queste infezioni, coprirsi il più possibile con indumenti chiari, non camminare scalzi, utilizzare repellenti per proteggersi dalle zanzare e insetticidi per uccidere le larve». (fonte Ansa.it)
La visita della direzione di Sabbioni alla Protezione Civile
La catena di profumerie Sabbioni di Ravenna, che ha festeggiato poche settimane fa i 70 anni, ha donato la consistente somma di 30mila euro alla Protezione Civile “Rc Mistral” di Ravenna.
Per confermare la donazione e portare i propri ringraziamenti per l’attività svolta durante i giorni più critici dell’alluvione, Maurizio Sabbioni e il figlio Matteo – in rappresentanza della direzione dell’azienda – si sono recati direttamente alla sede della Protezione Civile.
La sede centrale di Sabbioni, situata a Fornace Zarattini – dove l’alluvione ha prodotto i danni più ingenti – è uscita “miracolosamente” illesa dall’alluvione, mentre danni minori sono stati riportati solo nei due negozi di Lugo della storica catena.
Sabbioni ringrazia i partner che hanno contribuito alla donazione: Clarins, Sisley Paris, Collistar, Shiseido, Naj Oleari, Pupa, Beauty &Luxury e Nucleus Agency di Milano.
Dal 30 maggio torna operativa l’altra sede di San Zaccaria
Il logo aggiornato con l’ormai celebre slogan romagnolo post alluvione
Conase, azienda sementiera di Conselice, tra le più importanti del Paese, sta ancora stimando gli ingenti danni alla sede principale a seguito dell’alluvione ma annuncia la ripartenza immediata ottimizzando l’altro stabilimento di San Zaccaria che da martedì 30 maggio sarà operativo in tutti i suoi reparti.
L’azienda ha quasi terminato con le operazioni di deflusso dell’acqua grazie all’impresa specializzata in “post alluvioni” alla quale ha affidato l’incarico di ripristino dello stabilimento di Conselice.
«La precisa stima dei danni – dichiara Luca Bersanetti, direttore di Conase – sarà un’operazione che inizierà subito dopo la rimozione delle acque a cui stiamo già provvedendo, senza fermare la nostra attività. Da una primissima ricognizione possiamo dire che abbiamo avuto danni sia a livello delle produzioni di seme in campo, sia alle attrezzature di laboratorio, stabilimento e campo. Molto materiale genetico, vera ricchezza di Conase, lo abbiamo messo in salvo grazie alla lungimiranza e alla capacità di programmazione del nostro personale. Ripartiremo con le prossime semine con i materiali genetici, avremo un breve rallentamento ma, grazie alle diverse località di sperimentazione in campo utilizzate, contiamo di riuscire a contenere drasticamente le perdite».
Conase produce frumento tenero, duro, orzo e erba medica oltre che in Romagna anche in Emilia, Friuli, Marche, Puglia e Basilicata quindi la campagna commerciale 2023 sarà garantita.
Dal 28 maggio al 2 giugno “Il Verbo degli Uccelli” con un centinaio di persone in scena. «Alcuni dei protagonisti sono alluvionati e sono stati loro a chiederci di andare comunque in scena»
Quasi duecento persone – attori e musicisti, artisti e cantanti, bambini e adulti di varie nazionalità – da circa sei mesi sono al lavoro a Lido Adriano per dar vita a Mantiq At-Tayr – Il Verbo degli Uccelli, prima tappa di un progetto corale pluriennale, il Grande Teatro di Lido Adriano, che sarà in scena dal 28 maggio al 2 giugno come anteprima del Ravenna Festival 2023.
«Alcune di queste persone sono alluvionate e sono state loro a chiederci di andare comunque in scena», ci racconta con emozione il direttore artistico e regista Luigi Dadina del Teatro delle Albe.
Lo spettacolo itinerante, con musica dal vivo, inizierà ogni sera alle ore 20 con appuntamento al Cisim.
Punto di partenza il poema sapienziale Mantiq At-Tayr – Il Verbo degli Uccelli di Farid Ad Din Attar, autore persiano del XII secolo. Si tratta di un racconto che narra l’epopea mistica, iniziata e sostenuta dall’amore, di un gruppo di uccelli guidato dall’upupa, per trovare il loro re, il Simorgh.
Lo spettacolo sarà presentato in uno spazio scenico segnato da un’opera dell’artista visivo Nicola Montalbini: «È un’immagine delle Valli che gli uccelli dovranno oltrepassare per arrivare al Simorgh. Un paesaggio sospeso, uno strato di materia che non copre, ma rivela la natura di quel luogo. Avvicinandosi si possono scoprire alcuni uccellini incisi sulla parete».
Il centro culturale multidisciplinare Cisim è da sempre casa (anche) delle arti visive urbane: nei sui muri interni ed esterni sono presenti opere di molti importanti street artist italiani. Qui il celebre Eron realizzerà – con la curatela di Alessandra Carini- un’opera dedicata proprio al Grande Teatro di Lido Adriano.
Mantiq At-Tayr – Il Verbo degli Uccelli con Lorenzo Carpinelli, in scena un centinaio di persone tra attori e musicisti
direzione artistica Luigi Dadina, Lanfranco Moder Vicari
regia Luigi Dadina drammaturgia Tahar Lamri direzione organizzativa e costumi Federica Francesca Vicari creazione scena e supervisione costumi Alessandra Carini, Nicola Montalbini ideazione costumi Sartoria Natascia Ferrini, Stefania Pelloni, Simona Tartaull composizione musiche e arrangiamenti Francesco Giampaoli composizione testi dei brani musicali e direzione cori Lanfranco Moder Vicari coordinamento musicale Francesco Giampaoli, Enrico Bocchini narrazione e cura degli spazi scenici Massimiliano Benini.
L’iniziativa solidale di Coop Alleanza. Alla cassa bisognerà mostrare un documento d’identità
La promozione è attiva anche all’Extracoop del centro commerciale Esp
Coop Alleanza 3.0, dopo aver riaperto la quasi totalità dei negozi colpiti, ha scelto di proporre fino all’11 giugno piccoli e grandi elettrodomestici, tra cui le televisioni, a prezzi agevolati del 50 percento.
L’agevolazione vale su prodotti che non siano già in promozione, ed è destinata esclusivamente a soci e consumatori residenti nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, ai quali alle casse verrà chiesto di esibire un documento di identità comprovante la residenza per l’applicazione dello sconto.
Inoltre, per estendere al maggior numero di persone la possibilità di beneficiare della promozione, sarà possibile acquistare – solamente presso l’extracoop Centro Esp di Ravenna, l’ipercoop Centro Il Globo di Lugo, l’ipercoop Le Maioliche di Faenza e l’ipercoop I Malatesta di Rimini – solo un articolo per ogni tipologia di prodotto.