martedì
16 Giugno 2026

Tim ha riattivato 10mila linee fisse, restano ancora senza telefono alcuni cittadini

La centrale è stata allagata e senza corrente elettrica, l’intervento dell’esercito ha consentito di portare un generatore e avviare il ripristino

TimNel comune di Lugo sono diecimila le utenze telefoniche della rete fissa Tim che sono state riattivate dopo i problemi dovuti agli allagamenti. Rimangono ancora problemi sulla rete in rame che serve una parte residuale della clientela. Lo rende noto il Comune.

La centrale telefonica Tim di Lugo è stata una tra le più colpite in tutta l’Emilia-Romagna a seguito degli eventi alluvionali, riportando danni strutturali ingenti e di complessa risoluzione. Al momento dell’allagamento, come tutte le unità immobiliari della zona, la struttura ha subìto un distacco dell’alimentazione dal gestore dell’energia elettrica di zona, durato alcuni giorni.

Con l’aiuto dell’esercito, i tecnici Tim sono riusciti a portare, nonostante l’acqua alta, un generatore di corrente, posizionato in via Emaldi, con cui si è stato possibile fornire l’alimentazione agli apparati principali. Da questo momento il servizio radiomobile ha ricominciato a funzionare in tutta la zona, così come in tutta la Romagna, per consentire ai cittadini e al personale impegnato nei soccorsi di poter comunicare.

Sono ripartiti anche tutti i servizi telefonici di rete fissa per la clientela collegata con rete in fibra ottica (Ftth) e in larga parte anche per quelli che utilizzano i collegamenti fibra-rame (Fttc). Complessivamente, il servizio ad oggi è stato riattivato per circa diecimila cittadini.

Riguardo alla frazione di San Lorenzo, Tim ha fornito la piena disponibilità ad intervenire, appena saranno terminati i lavori di sistemazione dell’argine, lungo il quale passava il cavo in fibra ottica, strappato dall’esondazione.

Si invitano, comunque, tutti i cittadini, a segnalare i singoli guasti in corso, tramite le modalità stabilite dai loro gestori telefonici (per quanto riguarda Tim il 187 o il 191).

«Ringrazio Tim per l’impegno che è stato messo in campo già dalle prime ore dopo l’allagamento della città – spiega il vice sindaco Luigi Pezzi – . Un lavoro svolto in condizioni non semplici che ha permesso di dare già un primo riscontro importante in termini di riattivazioni. Proseguiamo nel lavoro con l’obiettivo di arrivare al completo ripristino».

“Libri d’artista” della scuola Tavelli in mostra nei negozi di Ravenna

Da sabato 3 giugno, in una decina di vetrine del centro, allestite le opere dei giovani studenti. Un’iniziativa a cura di Rosetta Berardi

Libri D'artista TavelliPrende il via sabato 3 giugno, nelle vetrine di una decina di negozi e attività del centro di Ravenna, la mostra “Libri d’artista – Studenti e maestri”: un progetto espositivo della Scuola Tavelli di Ravenna, da un’idea della professoressa Barbara Arveda.

La mostra – curata da Rosetta Berardi e aperta fino al 20 giugno – sarà ospitata dai seguenti esercizi commerciali: Black abbigliamento (via Cavour 100); Ca’ de Vên (via Corrado Ricci 24); Centro ottico Perris (via Cavour 86); Cortoni abbigliamento (via Corrado Ricci 31); Forlini Optical, (via Cairoli 17 /A); Gioielleria Benelli (via Salara14); Ottica Dieci Decimi (via Cairoli 23); Ottica Greco (via Cavour 9); Scooter (via Cavour 55); Tagiuri (via Cairoli 10); Tagiuri (via Cavour 26).

Il progetto si rivolge ai ragazzi delle classi terze della scuola Secondaria di Primo Grado, dell’Istituto Tavelli, e nasce dalla voglia di valorizzare l’arte dei ragazzi: i quali, studiando la storia dell’arte, si accorgono che alcuni dei grandi maestri avevano già iniziato a disegnare, dipingere, scolpire, anche durante il periodo della loro adolescenza, ottenendo ottimi risultati.

L’idea di questo progetto è la creazione di un libro d’artista: un oggetto d’arte a forma di libro. «La pratica del libro d’artista – spiega la professoressa Arveda – attraversa tutte le tendenze dell’arte a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Ora che viviamo in un’epoca altamente informatizzata, il “libro d’artista” acquisisce un fascino particolare in cui le valenze tecniche, culturali, estetiche del lavoro dell’artista si manifestano interamente. Attraverso questa forma definita, gli alunni iniziano un nuovo percorso multidisciplinare di forma mentis, che stimola la loro creatività diventando così, per un attimo, artisti che espongono le loro opere accanto ai libri di alcuni celebri maestri, grazie alla collaborazione di Rosetta Berardi (artista riconosciuta a livello nazionale e internazionale) che mette a disposizione alcuni dei libri in mosaico realizzati da maestri mosaicisti e che ha aderito a curare questo evento».

La Regione vuole usare droni su zone alluvionate per spargere larvicida anti zanzare

Chiesta la deroga al ministero della salute per distribuire il prodotto nelle zone difficili da raggiungere. Al momento le analisi sui campioni catturati di insetti adulti non mostra presenza di virus

Alluvione 2Da inizio maggio in Emilia-Romagna è partita l’attività di ricerca di eventuali virus patogeni nelle zanzare, attraverso la cattura e l’analisi di esemplari adulti, e i campioni raccolti non hanno rilevato la presenza di virus. «Al momento – scrive la Regione – l’impatto di questi insetti è limitato a un “effetto molestia”, senza un rischio sanitario accertato». Intanto l’assessorato regionale alle Politiche per la salute, con la collaborazione del gruppo tecnico regionale dedicato alla prevenzione delle arbovirosi, ha definito e inviato alle Ausl e ai Comuni una serie di indicazioni tecniche per rafforzare il controllo delle zanzare nelle zone alluvionate.

Tutti i Comuni delle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini sono richiamati a garantire una corretta e completa attuazione delle misure previste dal Piano regionale, per contribuire alla prevenzione della proliferazione delle zanzare: principalmente, quindi, distribuzione di larvicidi nella tombinatura pubblica e comunicazione alla cittadinanza per una corretta gestione delle aree private.

Devono essere sensibilizzate soprattutto le imprese e i responsabili di aree particolarmente critiche, come cantieri, aree dismesse, piazzali di deposito, parcheggi, vivai e altre attività produttive e commerciali che possano dar luogo anche a piccole raccolte di acqua e conseguenti focolai di sviluppo larvale.

Ai Comuni si chiede inoltre di verificare le condizioni di pulizia dei tombini e delle caditoie stradali, perché potrebbero essere ostruiti dal fango rimasto dopo il deflusso delle acque: in questo caso la diffusione in acqua del prodotto larvicida sarebbe ridotta, e quindi diminuirebbe anche l’efficacia.

Azioni aggiuntive sono invece richieste nelle aree del territorio comunale ancora interessate dalle alluvioni, proprio per fronteggiare lo sviluppo di zanzare collegato al mancato o ridotto deflusso delle acque nella rete idrica e al permanere di acque stagnanti. È stata richiesta al ministero della Salute un’autorizzazione in deroga per poter usare i droni per la distribuzione del prodotto larvicida date le difficoltà operative nel raggiungere da terra le porzioni allagate di ampie dimensioni.

Sempre per il controllo delle larve di zanzara, oltre al rafforzamento della pulizia di tombini e caditoie, le indicazioni sono quelle di prestare attenzione ai depositi temporanei di rifiuti stoccati in attesa della destinazione finale di trattamento, perché possono costituire potenziali siti di riproduzione delle zanzare e di altri insetti e animali, come mosche e topi.

Nonostante non ci siano evidenze di circolazione di virus patogeni che impongano il ricorso a trattamenti adulticidi, la presenza importante, anche al di fuori dell’habitat usuale, di zanzare Aedes spp. che arrecano un ulteriore disagio ad una popolazione già provata, giustifica questo tipo di intervento.

Per orientare in modo efficace questi trattamenti saranno posizionate trappole attrattive per valutare la densità di popolazione delle zanzare e agire solo dove serve.

I Comuni sono quindi invitati ad attivare le ditte titolari di contratto per il controllo e l’eventuale disinfestazione, e ad attuare gli interventi aggiuntivi indicati dettagliatamente nell’allegato.

Il Wwf smonta 10 fake news sull’alluvione: dalle nutrie all’altezza degli argini

La nota Ong internazionale lamenta un dibattito pubblico che si svolge senza conoscenze

Faenza (foto Marco Parollo)«Sul dissesto idrogeologico, e soprattutto sulla crisi climatica, il dibattito pubblico si svolge senza le necessarie conoscenze ed è purtroppo influenzato da vere e proprie fake news». Lo afferma il Wwf, la nota organizzazione internazionale non governativa (Ong) di protezione ambientale con sede in Svizzera. Il World Wide Fund for Nature ha individuato le principali bufale che stanno girando in questi giorni sulle alluvioni e le frane in Romagna e prova a smontarle per contribuire a identificare soluzioni efficaci «per salvare vite umane ed evitare miliardi di euro di danni».

  1. Per prevenire disastri serve dragare i fiumi e scavare in alveo: FALSO.
    In gran parte dei fiumi italiani l’alveo si sta progressivamente abbassando a causa del minor apporto di sedimenti dato dalle innumerevoli briglie e dighe che ne interrompono la continuità, oltre che per il massiccio prelievo di inerti avvenuto negli scorsi decenni. Dragare i fiumi, abbassandone la quota altimetrica, contribuisce a creare fenomeni franosi più a monte, peggiorando il dissesto complessivo e mettendo a rischio la stabilità dei ponti a valle.
  2. Per evitare inondazioni bisogna pulire gli alvei tagliando la vegetazione: FALSO.
    Mentre è corretto rimuovere tronchi e rami morti dall’alveo dei fiumi, in particolare in corrispondenza di ponti e restringimenti, o intervenire in modo mirato e con la consulenza di geologi e forestali in particolari situazioni dove la vegetazione può ridurre l’officiosità idraulica di alcuni manufatti , la vegetazione che cresce sulle rive è fondamentale per la loro stabilità, per rallentare la velocità dell’acqua durante le piene, garantire la capacità autodepurativa degli ecosistemi fluviali, mantenere l’ombreggiatura e contribuire all’attenuazione dei periodi di siccità rilasciando gradualmente parte dell’acqua immagazzinata negli habitat ripariali.
  3. Non si fa manutenzione dei fiumi: FALSO.
    Se ne fa anche troppa, ma male e soggetta a meccanismi perversi che non garantiscono un’azione mitrata. Infatti, gran parte delle Regioni, Emilia-Romagna compresa, appaltano a privati la rimozione dei sedimenti o il taglio della vegetazione e i lavori si sostengono con il valore del materiale estratto o tagliato: risultato si interviene prevalentemente dove e quando conviene ai privati e in genere con interventi grandemente sovradimensionati che distruggono la vegetazione riparia con, spesso, aumento del rischio (il Wwf ha documentato tutto questo in due dossier, nel 2016 e nel 2020)
  4. Per evitare inondazioni è necessario rettificare i fiumi: FALSO.
    Rettificare il corso dei fiumi ne riduce la lunghezza complessiva, aumentandone così la pendenza e la velocità di deflusso. Il risultato è che nei periodi di piena l’energia del fiume è maggiore e maggiori sono i danni, così come un incidente stradale a 90 km orari è molto più letale di uno a 30 km orari.
  5. La colpa delle inondazioni e del dissesto idrogeologico è delle nutrie ed altri animali: FALSO.
    Il 94% dei Comuni italiani è a rischio dissesto per frane e alluvioni, e in gran parte di essi nutrie ed altri animali fossori non sono presenti. Vero è che localmente le tane scavate negli argini di dimensioni minori possono intaccarne la solidità, per questo sono ben note soluzioni (come la modulazione della loro pendenza o l’apposizione di reti) che prevengono lo scavo. Alcuni degli argini o dei “muri” di contenimento hanno ceduto durante la tragedia dell’Emilia-Romagna per problemi strutturali dovuti a difetti di costruzione o alla mancanza di monitoraggio e manutenzione.
  6. Per evitare inondazioni serve innalzare gli argini lungo tutto il reticolo idrografico: FALSO.
    Gli argini artificiali sono essenziali per proteggere insediamenti urbani e centri storici (e la loro manutenzione deve essere effettuata con cura e periodicità), ma la loro altezza, come peraltro ha affermato il segretario dell’Autorità di bacino del Po, è già al limite e non si possono rialzare ulteriormente; ,è semmai necessario ampliare le aree di esondazione, prevedendo dove possibile di spostare gli argini, in modo da ridare spazio ai fiumi. È fondamentale garantire la continuità dei fiumi e delle fasce naturali riparie ripristinando e tutelando boschi e zone umide, che svolgono un essenziale ruolo di laminazione delle piene, ricarica delle falde, depurazione, assorbimento di CO2 e protezione della biodiversità che stiamo sempre più velocemente perdendo. Purtroppo, negli ultimi anni il consumo di suolo è proseguito con ritmi impressionanti (2 metri quadrati al secondo, sfiorando i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, ISPRA 2022) soprattutto nelle aree di pianura, lungo le coste e nelle principali aree metropolitane e in Emilia Romagna si registrano tra i peggiori trend negativi.
  7. Servono casse di espansione: VERO.
    Le casse di espansione possono ospitare parte dell’acqua in eccesso durante le piene e restituirla una volta che la piena è passata. Tuttavia, dovrebbero essere un’estrema ratio perché sono una soluzione meno efficace rispetto ad interventi diffusi basati sulla natura in un’ottica di adattamento al cambiamento climatico.Sant'Agata sul Santerno (foto Marco Parollo)
  8. Servono grandi dighe per evitare disastri come questi: FALSO.
    Le grandi dighe possono contenere le piene di un singolo fiume o di un singolo bacino a monte; sempre che nel momento del bisogno non siano già piene. La Romagna è dotata di una delle più grandi dighe d’Italia (quella di Ridracoli), ma questo non ha impedito la tragedia dei giorni scorsi. Inoltre, le dighe hanno l’effetto di limitare il trasporto di sedimenti al mare, aumentando così l’erosione costiera e richiedendo centinaia di milioni di euro ogni anno per il ripascimento artificiale delle spiagge. In ogni caso in Italia esistono molte dighe che non sono state né collaudate né finite e farne di nuove è irresponsabile. È invece fondamentale allargare e ripristinare le aree di esondazione naturale lungo i fiumi che nel loro insieme svolgono un’importante funzione di “spugna” trattenendo l’acqua durante le piene e rilasciandola gradualmente nel resto dell’anno contribuendo ad attenuare le siccità.  E’ il caso del progetto di rinaturazione del Po inserito nel PNRR, che oltretutto risponde alle direttive europee Acque e Alluvioni e alla Strategia europea per la Biodiversità che impegna a riqualificare e riconnettere 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030.
  9. Servono più infrastrutture: FALSO.
    Quasi il 10% del territorio italiano è già cementificato, incluse le aree a rischio inondazione. Questa situazione è particolarmente grave in Emilia-Romagna. L’impermeabilizzazione del suolo impedisce l’infiltrazione dell’acqua e la ricarica delle falde acquifere, mentre aumenta lo scorrimento superficiale riducendo il tempo impiegato dall’acqua per raggiungere i fiumi (“tempo di corrivazione”), pertanto le acque piovane giungeranno al fiume in un intervallo di tempo più ristretto, causando picchi di piena più alti e quindi maggiori rischi di esondazione. Inoltre, in gran parte dei fiumi italiani, le infrastrutture hanno sottratto spazio al naturale alveo dei fiumi, limitando lo spazio per le piene e aumentando così il rischio per le comunità. Ovviamente sono utili difese e infrastrutture ben pianificate nell’ambito dei centri urbani che, in molti casi possono essere anche ben inserite nel tessuto urbano come dimostrato in molte città europee anche con interventi di drenaggio urbano sostenibile.
  10. Il cambiamento climatico non c’entra nulla: FALSO.
    Il cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra da parte delle attività antropiche, sulle cui cause la comunità scientifica mondiale concorda ormai da anni (con l’eccezione di qualche singolo professore spesso legato al mondo dei combustibili fossili), che ha già portato ad un aumento medio di oltre 1°C delle temperature medie globali, sta avendo effetti particolarmente intensi sul bacino del Mediterraneo, alterando fortemente i cicli idrologici, allungando i periodi di aridità alternati da brevi periodi di piogge intense, sempre più frequenti e dove la quantità di precipitazioni che un tempo cadeva in mesi ora cade in pochi giorni. Sta a noi agire per limitare al più presto le emissioni ed evitare gli scenari peggiori e adattarci al cambiamento climatico in atto.

Il Wwf non risparmia critiche: «Chi, nel dibattito pubblico, continua a sostenere tesi in contrasto con la scienza e l’evidenza dei fatti, rimandando decisioni o investendo fondi pubblici in opere inutili o dannose, si assume una responsabilità enorme rispetto alle prossime tragedie che continueranno a trovare il nostro territorio non pronto agli effetti della crisi climatica».

Ai dieci punti dell’elenco, il Wwf aggiunge un’altra smentita: la retorica che vorrebbe addossare la colpa dell’alluvione agli ambientalisti che hanno vietato ogni opera. «Gli ambientalisti non hanno governato alcuna regione italiana, né tantomeno hanno avuto voce in capitolo nelle scelte dei governi nazionali e regionali. Inoltre, i Governatori regionali sono stati investiti del ruolo di Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico da parecchi anni e avrebbero potuto muoversi facilmente e spesso in deroga a molti vincoli.  Viceversa, da decenni gli ambientalisti segnalano il rischio derivante da una cattiva gestione dei corsi d’acqua italiani, dalla distruzione e riduzione delle aree di esondazione che spesso ha ridotti i corsi d’acqua in semplici canali, aumentando il rischio idraulico e causando un collasso della biodiversità dei fiumi italiani, quasi il 60% dei quali presenta uno stato ecologico non buono. Quindi siamo davvero ad una situazione paradossale: accusare chi da 30 anni lancia l’allarme su fiumi e territorio perché, semplicemente, quello che avevano annunciato si è avverato».

Qui potete trovare l’articolo sul sito ufficiale del WWF dal titolo “10 fake news sull’alluvione in emilia-romagna“.

Quelle montagne di rifiuti che assediano Fornace Zarattini

Nella zona artigianale alle porte di Ravenna la ripulitura ha generato enormi accumuli spazzatura che Hera deve smaltire

Nella zona artigianale in fondo a via Braille, in una Fornace Zarattini che si sta cercando di riprendere dall’alluvione, sono nate delle montagne. Sono quelle dei rifiuti prodotti dal fango e dall’acqua che hanno travolto la località. Hera coordina la raccolta e sistema i rifiuti il più lontano possibile, ma comunque inevitabilmente a ridosso delle aziende.
Decine di metri di una discarica a cielo aperto che rende bene l’idea dei danni subìti da aziende e famiglie di Fornace.

Due ditte con 12 mezzi per riparare un tratto di 80 metri dell’argine del Santerno

Saranno posizionate le palancole per consentire ai cittadini della frazione di riavere la disponibilità delle case

Proseguono i lavori a Ca’ di Lugo, in provincia di Ravenna, per impermeabilizzare e poi sistemare gli argini del fiume Santerno, dopo i danni causati dall’alluvione. Nei pressi dell’incrocio tra via Fiumazzo e via Leonelli ha ceduto l’argine il 16 maggio scorso, causando anche il crollo della casa di un 93enne.

A fare il punto sui lavori è stata la vicepresidente della Regione, Irene Priolo, impegnata il 2 giugno in un sopralluogo con il sindaco Davide Ranalli: «Quello a Ca’ di Lugo è uno dei cantieri più complessi, in cui il fondo alveo si è occluso a causa del cedimento interno delle sponde provocato dall’enorme quantità di acqua caduta».

Due ditte stanno lavorando con 12 mezzi tra escavatori, ruspe, rulli, dumper e mezzi per posizionare le palancole – in questa prima fase ne saranno posizionate per circa 80 metri – e permettere così ai cittadini di rientrare il prima possibile nella piena disponibilità delle proprie abitazioni.

L’acqua migliora: il divieto di fare il bagno resta solo nei lidi nord

Da Marina di Ravenna verso sud il mare torna balneabile

Mare Lido AdrianoL’esito degli ultimi controlli effettuati da Arpae in relazione alla balneabilità delle acque dei lidi ravennati e cervesi, temporaneamente vietata l’altro mercoledì 31 maggio, in diversi punti a causa delle conseguenze della recente alluvione, restituisce un quadro in miglioramento.

Da Marina di Ravenna (compresa) andando verso sud fino a Lido di Savio (compreso) e i lidi cervesi (compresi) le acque sono tutte balneabili.

Viene quindi revocato il divieto per Marina di Ravenna, Punta Marina, Lido Adriano, Lido di Dante. Quello per la Bassona era già stato revocato giovedì, mentre le acque prospicienti la spiaggia libera sud di Lido Adriano, Lido di Classe e Lido di Savio non erano state oggetto di divieto in quanto i valori erano risultati nella norma fin dal primo controllo.

Nella parte nord della costa permane il divieto a Porto Corsini, Marina Romea e Casal Borsetti (tratto cento metri a nord dalla foce del canale Destra Reno) mentre viene revocato nel tratto di mare 200 metri a sud del confine del poligono di tiro di Foce Reno.

«Continuano a migliorare le condizioni dell’acqua delle spiagge della riviera ravennate – dichiarano il sindaco Michele de Pascale e l’assessore al Turismo Giacomo Costantini – siamo fiduciosi che entro pochi giorni potremmo recuperare totalmente la balneabilità; Ravenna, le sue spiagge e i suoi operatori sono già pronti per la stagione estiva e per accogliere i turisti con un’altissima qualità dei servizi e con la proverbiale accoglienza.  Il quotidiano monitoraggio delle acque che stiamo effettuando è la dimostrazione di quanto ci stia a cuore la qualità della nostra offerta turistica e balneare».

Adolescenti napoletani in scena con la prima commedia di Aristofane

Il 3 giugno all’Alighieri “Acarnesi”, nuovo progetto (triennale) della non-scuola di Marco Martinelli. Un inno alla pace quanto mai attuale

Sabato 3 giugno, al Teatro Alighieri alle 21, va in scena, nell’ambito delle anteprime del Ravenna Festival lo spettacolo Acarnesi Stop the War!, una riscrittura da Aristofane per la drammaturgia e la regia di Marco Martinelli, con musiche di Ambrogio Sparagna e in scena adolescenti di Pompei, Torre del Greco e Castellammare di Stabia.

Si tratta infatti di un nuovo progetto della non-scuola che Marco Martinelli torna a praticare, a Napoli e dintorni ,dando inizio, dopo il prologo di Uccelli del 2022, a un nuovo triennio dedicato ad Aristofane.
Acarnesi è la prima commedia del commediografo greco, scritta in giovane età: Diceopoli, vecchio contadino ateniese, non sa convincere i concittadini a smetterla con la guerra, e decide per una “tregua separata” con gli Spartani. Così se ne torna nel suo podere a celebrare Dioniso mentre la città è in fiamme. Gli Acarnesi gli si oppongono, ma Diceopoli (“il giusto cittadino”) spiegherà loro che servire la patria significa cercare la Pace.
Un inno scenico quanto mai attuale, in questo millennio funestato come allora dall’incubo della guerra.

De Pascale: «Oggi cara Repubblica la Romagna ha tanto bisogno di te…»

Il discorso del Sindaco in occasione della festa istituzionale: «Ti vogliamo vicina come siamo stati noi vicini a te in questi 77 anni»

De Pascale Festa Repubblica 2023

Di seguito pubblichiamo il discorso del sindaco di Ravenna e presidente della Provincia, tutto incentrato sulla drammatica situazione dell’alluvione che ha colpito duramente il ravennate e tutta la Romagna.

«Cara Repubblica, auguri per i tuoi 77 anni, io credo non ci sia un’altra zona d’Italia come la Romagna, che ti ha voluto e ti ha amato così tanto.
Il contributo di queste terre durante l’esperienza della Repubblica romana, nell’Unità d’Italia, nella lotta al nazifascismo, e poi il contributo determinante il 2 giugno del 1946 per la vittoria della repubblica sulla monarchia; nei nostri municipi ci sono ancora i risultati di quel referendum, di quella scelta che ci ha donato la nostra Repubblica.

Ecco cara Repubblica, sono passati tanti anni, oggi la Romagna è ferita e piange le sue vittime, oggi la Romagna ringrazia gli uomini e le donne del nostro territorio e venuti da tutta Italia per salvare tante persone sopravvissute anche grazie a gesti eroici.
Oggi la Romagna ringrazia quanti stanno dando una mano a pulire, a risistemare, ad aggiustare, ma oggi cara Repubblica la Romagna ha tanto bisogno di te, che questa festa di oggi sia un segno di unità. Unità fra le forze politiche, perché questa emergenza sia affrontata a livello nazionale con grande spirito di coesione, unità fra i diversi livelli della Repubblica, costituita dai comuni – quelli grandi con una storia gloriosa come quella di Ravenna, quelli piccoli che in questo momento sono stati devastati e feriti o dalle frane in collina o dalle alluvioni in pianura – dalle province, dalle regioni, dallo Stato, e anche da tutti gli altri luoghi in cui la Repubblica vive: perché il cuore della Repubblica batte in chi in questi giorni ha fatto la propria parte da singolo cittadino, batte nelle associazioni di volontariato e in chiunque si sia messo a disposizione.

La Romagna chiede poco rispetto a quello che ha dato in tanti anni di vita della Repubblica, chiede che chi ha avuto danni, siano famiglie o imprese, possa ripartire e possa essere messo nella condizione di essere di nuovo in piedi con le proprie gambe, perché le famiglie e le imprese romagnole quando saranno nuovo in piedi cammineranno da sole con la forza e la determinazione di questa terra; poi la Romagna chiede di poter ricostruire come prima e meglio di prima, perché questa terra torni sia ad essere bella com’era fino a pochi giorni fa, ma anche più sicura e più forte per difendersi dall’acqua e dalle frane.

Cara Repubblica da 77 anni questa comunità ti sostiene ed è al tuo fianco nelle sfide, ora ti vogliamo vicina come siamo stati noi vicini a te in questi 77 anni».

Fornace Zarattini sommersa dall’esondazione del Lamone a 20km di distanza

Il Consorzio di bonifica spiega gli allagamenti della frazione alle porte di Ravenna con mille residenti e imprese che occupano migliaia di lavoratori: l’acqua convogliata dai canali Valtorto e Via Cupa

Alluvione Fornace Zarattini

Gli allagamenti per l’alluvione nel comune di Ravenna hanno riguardato una super­ficie di 60 km quadrati soprattutto a ovest e nord della città, un decimo dell’estensione totale del comune che è il secondo più grande d’Italia dopo Roma (60 kmq equivalgono, ad esempio, a un terzo del comune di Bologna e di Milano).

Nelle zone sommerse c’è la frazione di Fornace Zarattini: in soli tre kmq di asfalto e cemento, a cavallo di un tratto di 4 km di via Faentina (tra lo svincolo con l’A14 Dir e il cavalcaferrovia), hanno sede circa duecento attività e imprese con qualche migliaio di posti di lavoro, oltre a un insediamento residenziale con circa 1.600 abitanti. L’acqua ha raggiunto l’abitato nel pomeriggio del 18 maggio e in alcuni punti è rimasta anche più di una settimana. Cosa è successo a Fornace Zarattini? L’abbiamo chiesto all’uffi­cio tecnico del Consorzio di boni­fica della Romagna.

Qual è la provenienza delle acque che hanno causato gli allagamenti di Fornace Zarattini?
«Le acque che hanno invaso le aree ravennati sono arrivate dalla rotta dell’argine destro del fi­ume Lamone nel Faentino, fra Reda e Prada. Le acque si sono riversate nel territorio a monte del Canale emilia-romagnolo (Cer) invadendolo e sono arrivate alle porte di Ravenna passando per Russi, San Pancrazio, Godo, Villanova e si sono dirette a Fornace perché è l’abitato attraversato dai canali Valtorto e Via Cupa, posizionati nei punti più bassi del territorio proprio per poter drenare i terreni, che hanno raccolto e recepito le acque dell’esondazione. Il canale Via Cupa, pensile, ha fatto barriera e ha impedito che l’acqua arrivasse a Ravenna».

Quali sono i principali canali di scolo nel territorio di Fornace?
«Valtorto e i suoi affluenti da monte (Giannello, Canalette di Villanova e Manzone). Il Via Cupa, canale pensile, passa a latere dell’area di Fornace e scarica a gravità le acque di pioggia – non è dedicato a recepire acqua dei ­fiumi come successo nell’evento del 16-17-18 maggio – nella Pialassa della Baiona».

Qual è il profilo geografico e la funzione di questi canali?
«Il Valtorto nasce nelle campagne fra Godo e Russi, è lungo circa 14,5 km, con portata di 4.500 litri al secondo (l/sec) e ha la funzione di collettare a mare, tramite impianto idrovoro (Canale Valtorto) le acque di pioggia. Il Via Cupa parte dalla via Emilia (fra Faenza e Forlì) e arriva alla Pialassa Baiona percorrendo il territorio per circa 36 km (portata di circa 50mila l/sec stimati da calcoli in quanto, essendo a deflusso naturale non c’è un misuratore di portata). I nostri canali sono dimensionati per recepire le acque di pioggia con una distribuzione temporale e quantitativa “normale” (20/40 mm di pioggia nelle 24 ore e non 450 mm di pioggia nelle 48 ore più le acque di esondazione dei ­fiumi)».

Nel pomeriggio del 18 maggio, mentre gli allagamenti coprivano la campagna a sud della linea ferroviaria, nelle zone residenziali di Fornace l’acqua ha cominciato a uscire dai tombini in strada. C’è una spiegazione?
«Le fognature bianche che raccolgono le acque meteoriche gravitano sui canali Giannello e Valtorto già pieni di acqua di pioggia e di esondazione del Lamone, e questo ha provocato un rigurgito dai tombini».

Come mai il vicino abitato di San Michele è riuscito a evitare gli allagamenti?
«Sono terreni più alti e il percorso dell’acqua era diretto quindi verso la dorsale/direttiva fra il canale Via Cupa, a quote più alte, e il canale Valtorto. I terreni di Fornace sono a un livello inferiore, si trovano nell’ex valle del Manzone, terre “basse” di bonifi­ca».

Che cosa ha determinato lo scorrere delle acque da Fornace verso nord di Ravenna e non altrove?
«La direzione delle acque dipende dalle quote dei terreni; quindi, si sono dirette prima a Fornace, insediata nei pressi della valle del Manzone, a quote inferiori rispetto alle aree circostanti, e hanno proseguito il cammino fi­no alla chiusura del bacino di bonifi­ca, ossia l’impianto idrovoro Canala/Valtorto che scarica nella pialassa della Baiona».

Perché il defl­usso da Fornace ha avuto tempi così lunghi?
Il quantitativo di acqua riversata dai ­fiumi è stato enorme rispetto alla potenzialità dei nostri sistemi di boni­fica. L’idrovora Canala/Valtorto ha una capacità di sollevamento e smaltimento delle acque di monte di 12mila l/sec, adeguati alle normali piogge ma inadeguati a sollevare precipitazioni così abbondanti che hanno provocato l’alluvione e portato nel nostro sistema le acque del Lamone. Ne consegue che per asciugare i territori, nonostante l’aiuto di una cinquantina di pompe idrovore mobili (portata totale 26mila l/sec), i tempi diventano molto lunghi.

Se non si fosse rotto l’argine del Lamone, il reticolo di bonifica sarebbe riuscito a gestire le piogge ed evitare allagamenti?
«Diffi­cile dirlo. Forse avremmo avuto una situazione simile al 2015 con campagne allagate ma ripristinate in pochi giorni».

Quali interventi sono stati fatti per aiutare Fornace Zarattini?
«Il consorzio ha posizionato circa 50 motopompe provenienti da altri consorzi italiani, che ci sono venuti in soccorso, in punti strategici per poter riversare le acque nel Via Cupa alleggerendo il sistema Canala/Valtorto. Essendo il Via cupa pensile e a deflusso naturale, riusciva a scolare e avere un discreto franco di sicurezza, mentre non era possibile scaricare nello scolo Canala, già in piena e per non aumentare il carico dell’impianto idrovoro Canala/Valtorto in zona Bassette alla chiusura di bacino, che ha lavorato per giorni oltre le sue capacità di pompaggio».

Ci sarebbe stata la possibilità di evitare l’allagamento di Fornace intercettando le acque a monte e indirizzandole verso altri canali?
«No, i canali recettori sono quelli che abbiamo descritto prima e il percorso delle acque è condizionato dalle quote: i canali che le intercettano sono stati costruiti nelle quote più basse del territorio proprio per tale motivo. Qualsiasi altra strategia avrebbe aggravato e allargato le aree di allagamento già in atto».

Fornace Zarattini, una notte in barca per le vie diventate canali

Yuri Ghetti è il presidente del comitato cittadino, ha lasciato l’abitazione allagata per aiutare i residenti: «Cento persone soccorse nei primi giorni, poi acqua rimossa con i camion cisterna»

Fornace Zarattini Foto Adriano Zanni
Foto di Adriano Zanni

Quando l’acqua ha allagato Fornace Zarattini nella notte tra il 18 e il 19 di maggio, tra le vie diventate canali girava una barchetta da pesca con due persone a bordo per aiutare i residenti più in dif­ficoltà. Uno dei due in barca era il 24enne Yuri Ghetti, presidente del comitato cittadino nato lo scorso novembre. «Abito in via Giannello e al piano terra mi sono ritrovato un metro e mezzo di acqua. Con un amico ci siamo messi sulla barca: la prima persona aiutata è stata una donna di 104 anni».

Le strade dove l’acqua è arrivata alle altezze maggiori sono quelle tra via Faentina e la linea ferroviaria: «Nei punti a ridosso dei binari si misuravano due metri di acqua». Dalla notte dei primi allagamenti sono cominciate 48 ore di soccorsi senza sosta: «Nei primi due giorni ci siamo arrangiati fra cittadini perché non c’è stato molto aiuto dalle autorità. Poi sono arrivati i sommozzatori della polizia e li ho assistiti perché i residenti (circa 1.600 gli abitanti e 170- 180 le imprese della frazione, ndr) chiamavano sul mio cellulare che avevano tutti ed era più facile prendere la linea rispetto al 115. In totale abbiamo aiutato un centinaio di persone». Gente che aveva scelto di ignorare l’ordine di evacuazione disposto dal Comune e comunicato casa per casa anche dalle forze dell’ordine: «Non si aspettavano davvero una cosa di questa portata».

Per rivedere emergere l’asfalto c’è voluta una settimana: «Visto che il deflusso era lento, abbiamo organizzato un servizio di pompaggio con tre camion cisterna del Consar da 30mila litri ognuno che hanno fatto la spola continua tra Fornace e i canali di scolo alle Bassette».

I residenti hanno svuotato le case e tutto quello che era la quotidianità di tante famiglie è diventato una catasta di rifi­uti nella vicina via Ricci Curbastro. Per le strade stanno passando gli interventi di disinfestazione. Ora c’è da costruire la ripresa: «Consultando anche gli esperti del Comune o della protezione civile, ci è stato consigliato di non mettere mobili nelle case prima di un paio di mesi perché i muri sono inzuppati. Io sono fortunato perché ho un’altra casa a Ravenna dove vivo ora, ma c’è tanta gente che ha perso tutto. Cercheremo di aiutare il più possibile, anche grazie a un camion di arredamenti donati dalla Toscana che arriverà il 5 giugno».

Il Grande Teatro di Lido Adriano: in scena un paese e un’idea di comunità

Persone di ogni età, tante lingue, musica e collaborazioni sopra e dietro il palco per Mantiq At-Tayr-Il Verbo degli Uccelli

Gran Teatro Lido Adriano

Al suo debutto, Il Grande Teatro di Lido Adriano non tradisce le premesse del nome che si è dato: a essere in scena è infatti non è un semplice spettacolo, ma un intero paese e, anche meglio, la rappresentazione che una certa idea di paese o comunità che dir si voglia è possibile. Il Ravenna Festival ha preso il via quest’anno da una delle località decentrate della città, quel lido che negli anni ha assunto tante identità diverse e dove da anni opera con coraggio e successo il Cisim, in seno al quale è nato questo nuovo progetto pluriennale. La prima produzione è dunque Mantiq At-Tayr, il verbo degli uccelli (in scena ­fino al 2 giugno, alle 20). Un testo di Farid Ad Din Attar, autore persiano del XII secolo, la drammaturgia è dello scrittore da Tahar Lamri, per la regia dell’attore e autore fondatore delle Albe Luigi Dadina.

Un’apertura del Festival, dunque, senza grandi star internazionali, che celebra un’esperienza di coinvolgimento della cittadinanza “dal basso”. In scena, a impersonare gli uccelli, ci sono infatti bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne letteralmente di tutte le età, capaci di parlare una moltitudine di lingue, tutte rappresentate in scena (incluso il dialetto romagnolo in uno dei momenti sicuramente più divertenti e riusciti dello spettacolo).

Dopo un suggestivo prologo sulla spiaggia, il palcoscenico è quello ovviamente del centro culturale di via Parini 48 che offre una scenogra­a di grande impatto, grazie anche alle luci e a tappeti a terra che fanno pensare a magici tappeti volanti. Raccogliendo e rielaborando l’esperienza un po’ della non-scuola, un po’ della chiamata pubblica che avevamo visto per La Divina Commedia (con Marco Martinelli ed Ermanna Montanari), lo spettacolo dà spazio a tante voci guidate in scena da un attore professionista quale è Lorenzo Carpinelli, come sempre bravissimo.
Parte integrante dello spettacolo sono le musiche, suonate dal vivo (coordinamento di Francesco Giampaoli), e i brani rap dell’acclamato Moder (tra i fondatori peraltro dello stesso Cisim), e le magni­che interpreti femminili. Uno spettacolo capace di mescolare non solo gli attori più o meno protagonisti, ma anche il pubblico, fatto di appassionati di teatro, curiosi, famigliari degli attori e l’emozione di tutti è palpabile nel guardare i corpi in movimento, i gesti scenici, le parole di una storia che parla di ricerca, di coraggio, collettività e individualità, tensione verso il giusto, a tratti mistica, a tratti poetica, sempre fortemente simbolica e dal valore universale e popolare.

Come davvero universale del resto appare questo esperimento di comunità che mette insieme persone apparentemente così diverse in una periferia di provincia che si fa esempio e perché no modello di una possibile condivisione e convivenza nel nome dell’arte e dello scambio reciproco, dando vita a un linguaggio nuovo che racconta un’Italia nuova, capace di accogliere e per questo di rinnovarsi e dar vita all’inedito, senza timori di contaminazioni.

Del resto non è solo ciò che si vede sul palco a raccontare molto del Gran Teatro di Lido Adriano, ma anche tutto ciò che è ruotato attorno alla realizzazione dello spettacolo a cui hanno collaborato realtà artistiche e artigianali e associative di tutta la città, tutte insieme, mescolando saperi e competenze.
Che dire? Grazie, continuate così.

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